Il migliore Slam dell'ultimo periodo?

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Il migliore Slam dell’ultimo periodo?

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Tante giocatrici di vertice in fiducia, giovani in crescita e il ritorno ad alti livelli di protagoniste che sembravano perdute: queste le ragioni che potrebbero rendere i prossimi Australian Open uno degli Slam più interessanti degli ultimi anni.

Cosa aspettarsi dai prossimi Australian Open?
Con questa domanda non mi riferisco al classico pronostico sul nome della vincitrice, una questione che interessa soprattutto gli scommettitori. No, intendo piuttosto ragionare come un semplice spettatore: ci attende un torneo di buona qualità, divertente e interessante, o piuttosto un’edizione sottotono?

 

Certezze assolute non se ne possono avere, però per questo Australian Open sono ottimista.
Innanzitutto il primo Slam dell’anno di solito vede al via la maggior parte delle giocatrici cariche di energie mentali e senza il logorio delle partite che durante l’anno si accumulano sul fisico.
Ma in questo 2015 in particolare, mi pare che tante delle migliori giocatrici siano animate da una spinta positiva, che le fa avvicinare al Major quasi nelle condizioni ideali.

Rispetto al 2014 abbiamo una mancanza grave, quella di Li Na, che a Melbourne ha storicamente giocato il suo miglior tennis (è la campionessa uscente). Ma  in cambio direi che le attuali top ten stanno mediamente meglio di un anno fa; con forse una sola eccezione, quella di Serena, e qualche dubbio su Radwanska e Bouchard.
Procedo in ordine di classifica:

Serena Williams
Nel 2014 (e anche nel 2013) aveva vinto Brisbane, un torneo che per la qualità della partecipazione sembrava un mini Slam. Ma poi a Melbourne aveva sofferto di mal di schiena, venendo eliminata da Ana Ivanovic.
Quest’anno ha scelto un avvio più morbido, alla Hopman Cup. E’ difficile interpretare i risultati di una esibizione, anche se di prestigio; e confesso di aver seguito solo alcune parti dei suoi match. Ma di certo alcune situazioni sono apparse sconcertanti: lo 0-6 nel primo set contro Flavia Pennetta, la sconfitta nettissima contro Bouchard, la vittoria solo al tiebreak del terzo contro Safarova, e poi la sconfitta contro Radwanska. E’ apparsa una giocatrice che fatica a trovare un rendimento (o una motivazione?) convincente.
E’ un aspetto negativo? Mi scuseranno i suoi sostenitori, ma se Serena non è al meglio, non è detto che sia un male per il torneo. Il mio ragionamento è un riconoscimento al suo valore: quando è in versione schiacciasassi, finisce per mancare il pathos nelle partite, e troppi confronti diventano a senso unico; come è accaduto ad esempio agli ultimi US Open.
Se invece Serena mostra qualche incertezza il pronostico è più aperto, e il torneo più appassionante.

Sharapova
Ha vinto, come da ranking, il torneo di Brisbane, e rispetto al 2014 è in tutt’altra condizione: allora era reduce dallo stop dovuto ai problemi alla spalla, quest’anno sembra che la preparazione sia stata ideale.
E’ di sicuro una delle giocatrici candidate ad arrivare in fondo, perché è una vincente e sta giocando bene. Sicuramente un punto in più per il torneo 2015.

Halep
Il 2014 l’ha portata ai vertici della classifica. Simona ha confermato gli enormi progressi dell’ultimo anno e mezzo e comincia ad affrontare i grandi appuntamenti con più esperienza e maturità.
Ha vinto senza problemi a Shenzhen, dimostrando che ormai sta diventando una sicurezza ad alto livello. Come per Sharapova: di solito è molto affidabile e anche da lei mi aspetto un tennis di alta qualità e ottime partite.

Kvitova
Scommettere su Petra fuori dall’erba e con il caldo cocente dell’estate australiana sarebbe un azzardo; ma visto che l’anno scorso era uscita al primo turno, è impossibile che faccia peggio. Per cui anche nel suo caso abbiamo solo da guadagnare.

Ivanovic
Nel 2014 aveva cominciato la stagione vincendo ad Auckland e poi aveva sorpreso eliminando Serena nello Slam; a dimostrazione che il suo tennis poteva consentirle una classifica superiore a quella di allora (era tds 14 a Melbourne).
Oggi è reduce da una stagione molto positiva che dovrebbe averle aumentato la convinzione e l’autostima. E tecnicamente è da parecchio tempo che sta giocando bene.
Anche da lei mi aspetto tennis di alto livello.

Radwanska
Agnieszka è invece una top ten in convalescenza, reduce da un anno non brillante.
Però come si fa a non considerarla una delle maggiori attrazioni dei prossimi Australian Open, visto che nel suo team è entrata addirittura Martina Navratilova?
E’ chiaro che le sue partite saranno particolarmente interessanti, non fosse che per una questione di semplice curiosità. Dovremo abituarci a tanti stacchi della regia verso il suo angolo, e io di certo non voglio perdermi i suoi match.

Bouchard
L’anno scorso Eugenie era stata capace di arrivare addirittura in semifinale. Per lei non sarà facile ripetersi, ma anche se non dovesse giocare al livello del 2014, sarà comunque interessante vedere come interpreterà il gioco dopo il divorzio dal suo storico coach Nick Saviano.
E’ un po’ come per Radwanska: anche se non fosse in grado di rendere ai massimi livelli, ci sono comunque buone ragioni per seguirla con particolare interesse.

Wozniacki
Per diversi aspetti ricorda la situazione di Ana Ivanovic. Anche Caroline è una giocatrice rifiorita, fresca di finale slam (a New York) che certifica il ritorno al suo miglior tennis. E con in più qualche recente progresso: a rete oggi è molto meglio di quando era la numero uno del mondo.
In sintesi, credo di non essere il solo a pensare che la Wozniacki di oggi batterebbe quella di dodici mesi fa. Mi auguro che il ritiro di Sydney (problema al polso) sia precauzionale. Se il polso non le darà fastidio si presenta come una protagonista di calibro molto superiore allo scorso anno.

Kerber
Sconfitta da Svitolina a Brisbane, non sembra nel suo miglior momento, ma non lo era nemmeno nel 2014. Agli Australian Open non ha mai particolarmente brillato, per cui allo stato attuale direi che è sui livelli dell’anno scorso.

Makarova
Ha recentemente preso il posto tra le dieci di Dominika Cibulkova, che l’anno scorso era stata capace di arrivare sino in finale. Pare difficile che possa fare altrettanto, ma sino ad oggi lo Slam in cui Ekaterina si è dimostrata più costante ad alti livelli è stato proprio quello australiano (e nel 2012 aveva eliminato Serena Williams).

Fuori dalla top ten
La numero 11 è Cibulkova. Forse pretendere da lei un livello di gioco pari all’anno scorso sarebbe troppo, ma questa è almeno l’occasione per recuperare il buon rendimento che manca da molti mesi.
A ridosso delle migliori ci sono altre possibili protagoniste che possono giocare bene: Safarova, Suarez Navarro, Cornet, le giocatrici tedesche e russe (più o meno giovani). Di sicuro non tutte faranno strada, ma se qualcuna di loro arrivasse in fondo non sarebbe certo una sorpresa assoluta; a conferma che in questo momento il tennis femminile è piuttosto competitivo anche nelle posizioni di rincalzo.

Venus Williams
Ha vinto ad Auckland sconfiggendo in finale Caroline Wozniacki. Da una parte gli anni passano, ma dall’altra sembra che stia riuscendo a gestire sempre meglio la sua malattia. Il risultato è che nell’ultima stagione è tornata a salire in classifica, e pensare di vederla nelle fasi finali a Melbourne non è più impossibile. Un altro recupero importante per il torneo.

Azarenka
L’anno scorso a Melbourne non aveva giocato molto bene, perdendo da Radwanska. Ma sulla carta era uno dei punti di forza del tabellone: era reduce dalla finale di Brisbane, e in quanto bicampionessa in carica sembrava una sicurezza.
Dopo tutte le traversie fisiche incontrate nel 2014, quest’anno non è più nemmeno testa di serie.
Visto che stiamo ragionando sulla qualità del torneo, forse l’aspetto che mi preoccupa di più della prima settimana è proprio il fatto che Vika potrebbe essere sorteggiata contro chiunque, e quindi anche contro le primissime sin dal primo turno.
A mio avviso la Azarenka che ha perso a Brisbane da Pliskova non è ancora una giocatrice in grado di vincere Slam, e probabilmente avrebbe bisogno di  un avvio con partite abbordabili per migliorare ulteriormente  la condizione fisica e mentale. Per questo se pescasse subito una “big” il rischio di uscire sarebbe alto; e se invece riuscisse a spuntarla (mai sottovalutare le risorse di una campionessa) significherebbe perdere in ogni caso un’altra potenziale protagonista.

Le giovani e le giovanissime
Dopo un periodo in cui sembrava che nel tennis femminile fosse quasi impossibile avere risultati se non dopo diverse stagioni di esperienza sul circuito, sono arrivate alcune giovani che stanno bruciando le tappe. L’anno scorso si è affermata Bouchard, ma quest’anno magari qualcuna tra Konjuh, Bencic, Townsend, Siniakova, Keys potrebbe fare qualche exploit.
Poi ci sono quelle un po’ più esperte (con un maggior numero di partite tra le professioniste): Pliskova, Muguruza, Garcia, Svitolina, Diyas, che potrebbero finalmente trovare il momento giusto per emergere.
Ma i nomi sono davvero tanti; se ne potrebbero fare ancora altri, e secondo me anche sotto questo aspetto stiamo mediamente meglio dell’anno scorso.

Italiane
Concludo con le italiane. Qui sono più pessimista che ottimista; tutto sommato nel 2014 la situazione di partenza sembrava migliore.
Schiavone, Vinci e Pennetta hanno un anno in più, e dopo i trenta le stagioni pesano.
Flavia l’anno scorso aveva giocato molto bene (raggiungendo i quarti di finale), ma quest’anno potrebbe avere l’handicap del doppio. Mi spiego: quando si ha come compagna una fuoriclasse come Martina Hingis è impossibile prendere la cosa alla leggera; mentalmente il torneo di doppio potrebbe influire in modo particolare.
Errani ha passato un inverno difficile, con diversi acciacchi fisici e non è apparsa in condizione.
Se Pennetta non saprà ripetersi, forse bisognerà sperare in Giorgi o Knapp. Che però per il momento non si sono dimostrate affidabili quanto lo “storico” quartetto più anziano.

Come già accaduto l’anno scorso, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine degli Australian Open.
Buon torneo a tutti.

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Grande Slam 2021, la classifica femminile

Chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro tornei più importanti dell’anno? Un bilancio di fine stagione più una analisi sugli Slam di Serena Williams in occasione dei suoi 40 anni

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, basata esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Ho deciso di farlo perché, ancora più che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.

Tanto è vero che oggi, quasi in automatico, per misurare il valore di una tennista gli appassionati cominciano sempre valutando cosa ha saputo fare negli Slam: vittorie, finali, continuità nei “piazzamenti”, sono il riferimento che alla fine determina la categoria di chi viene analizzata.

Ma sappiamo che non è sempre stato così. In altre epoche i più forti tennisti, per esempio, hanno rinunciato a giocare l’Australian Open perché la trasferta presentava disagi logistici e il montepremi non era sufficientemente appetibile.

 

Ma ci sono state altre rinunce che oggi ci appaiono inconcepibili. Prendiamo il caso di Chris Evert, che negli anni ‘70 era di gran lunga la più forte giocatrice sulla terra rossa. Evert ha saltato alcuni Roland Garros perché impegnata in altri eventi organizzati negli USA. Parliamo di una giocatrice capace di vincere 125 partite consecutive sulla terra, dall’agosto 1973 al maggio 1979. Nemmeno Nadal è mai riuscito a dominare così tanto. Eppure Chris non ha disputato i Roland Garros del 1976, 1977, 1978, oltre che i sei Australian Open dal 1975 al 1980. Detto tra parentesi: quando si fanno i calcoli degli Slam vinti da Serena Williams o da Steffi Graf, spesso si dimentica quanto avrebbero potuto vincere tenniste come Evert o Navratilova se le priorità della loro epoca fossero state simili a quelle odierne.

Oggi le cose sono cambiate: gli Slam sono il fulcro del calendario di ogni tennista di vertice. Per questo possiamo dire senza alcun dubbio che Serena Williams continua a giocare con l’unico scopo di provare a vincere nuovi Slam, mentre utilizza come impegni di preparazione gli altri tornei del circuito, o non li affronta proprio.

Ecco le ragioni di una classifica basata esclusivamente sui quattro Major. Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo i valori stabiliti da WTA. Questa è la ripartizione dei punti prevista:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Veniamo dunque alla Classifica Slam del 2021. Classifica sino alla posizione numero 32, con in più le tre giocatrici che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale, ma che sono rimate staccate nei Major:

Un piccolo chiarimento per evitare equivoci. In questa tabella nelle prime tre colonne ci sono diverse graduatorie. La prima a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam. La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA (stabilito il 4 ottobre 2021). La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. Tenendo presenti questi numeri, si possono sviluppare alcuni ragionamenti di un certo interesse.

a pagina 2: Il livellamento al vertice. Delusioni e sorprese

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US Open 2021: Sakkari, Sabalenka, Barty e Osaka

Terzo e ultimo articolo dedicato allo US Open 2021: il percorso delle semifinaliste Sakkari e Sabalenka e la speciale condizione nella attuale WTA di Barty e Osaka

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Naomi Osaka - 2021 US Open (Garrett Ellwood/USTA)

La vittoria di Emma Raducanu allo US Open ha rappresentato per l’attuale tennis femminile contemporaneamente una sorpresa e una conferma. Sembra una affermazione inconciliabile, un ossimoro, ma in realtà non lo è. Vediamo come mai.

Perché una sorpresa. Nessuno poteva immaginarsi che una qualificata, che mai aveva giocato a New York e che in tutta la carriera aveva disputato un solo Slam (l’ultimo Wimbledon, grazie a una wild card), potesse arrivare a vincere il titolo. Il successo di Raducanu, numero 150 del ranking, costituisce un risultato non solo imprevedibile, ma anche senza precedenti.

Ma la vittoria di Raducanu ha anche rappresentato una conferma, dato che il suo successo rimane nel solco tracciato dai risultati Slam più recenti. Nelle ultime stagioni, infatti, i Major si sono trasformati in un obiettivo quasi sempre riservato alle nuove generazioni. Ad eccezione di Simona Halep a Wimbledon 2019, il successo è sempre andato a tenniste al massimo di 25 anni, spesso anche molto più giovani. Le giocatrici esperte, al dunque, hanno dovuto cedere il passo.

 

Non solo. Nelle ultime finali Slam, fra le due contendenti ha sempre vinto la giocatrice più giovane. Senza risalire alle quattro sconfitte di Serena Williams post maternità, nel biennio 2020-2021 abbiamo avuto: in Australia il successo di Kenin su Muguruza e di Osaka su Brady; in Francia quello di Swiatek su Kenin e di Krejcikova su Pavlyuchenkova. A Wimbledon quello di Barty su Pliskova (nel 2020 non si era giocato). Infine a New York la vittoria di Osaka su Azarenka e poi di Raducanu su Fernandez. Insomma, che sia per pochi mesi o per molti anni, chi è nata dopo ha sempre prevalso.

Però l’anagrafe non ci dice tutto: a mio avviso sarebbe sbagliato considerare i nomi delle ultime vincitrici come equivalenti. Nel ventaglio delle ultime campionesse Slam, due giocatrici spiccano perché sono state capaci di partire alla vigilia del torneo con lo scomodo ruolo di favorite, e poi di aggiudicarsi effettivamente il titolo.

Credo non sia una differenza da poco, perché più passano le edizioni dei Major, più ci accorgiamo di quanto stia diventando difficile, in un contesto di notevole equilibrio come la attuale WTA, scendere in campo da favorite. Le avversarie si ritrovano con la mente più leggera e con meno da perdere, e spesso questo si traduce in un vantaggio decisivo. Le due protagoniste di questa difficile impresa sono Ashleigh Barty e Naomi Osaka. Ecco perché le ritroveremo nella parte conclusiva dell’articolo.

Dunque, per chiudere con l’analisi dello US Open, dopo il pezzo dedicato alla vincitrice Emma Raducanu, e quello dedicato alla finalista Leylah Fernandez, cominciamo ragionando sulle altre due semifinaliste, Aryna Sabalenka e Maria Sakkari.

a pagina 2: Aryna Sabalenka

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Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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