Al via l'esibizione di Kooyong con Nishikori, Dolgopolov, Lopez e Gasquet

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Al via l’esibizione di Kooyong con Nishikori, Dolgopolov, Lopez e Gasquet

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Parte stanotte il 2015 Priceline Pharmacy Classic di Kooyong, l’eisibizione che si svolge ogni anno al Kooyong Lawn Tennis Club. Tra i partecipanti ci sono Kei Nishikori, Feliciano Lopez, Alexander Dolgopolov e Richard Gasquet

 

Da stanotte fino al 16 gennaio si giocherà a Kooyong, un sobborgo di Melbourne, il classico torneo di esibizione che molti tennisti utilizzano per la preparazione verso gli Australian Open. La sede prestigiosa del Kooyong Lawn Tennis, che ha ospitato lo Slam australiano dal 1928 al 1987, ha richiamato anche quest’anno diversi tennisti: su tutti, Kei Nishikori (il campione in carica), Feliciano Lopez, Alexander Dolgopolov e Richard Gasquet. La prima edizione risale al 1988, quando l’Australian Open si trasferì a Flinders Park (ora Melbourne Park). Tra i vincitori ci sono sei ex-numero uno del mondo: Lleyton Hewitt, Andy Roddick, Roger Federer, Andre Agassi, Pete Sampras e Thomas Muster.

 

Questo il programma di oggi (si parte a mezzanotte):

1) Gilles Simon (FRA) v Fernando Verdasco (ESP)

2) Alexandr Dolgopolov (UKR) v Filip Krajinovic (SRB)

3) Kei Nishikori (JPN) v Jordan Thompson (AUS)

4) Feliciano Lopez (ESP) v Richard Gasquet (FRA)

 

 

 

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Djokovic presenta l’Adria Cup: big in campo senza Federer e (probabilmente) Nadal

Confermata la partecipazione di Thiem, Zverev e Dimitrov, si parte il 13 giugno a Belgrado. E Nole svela: “In quarantena avevo il campo in casa, mi sono potuto allenare”

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Novak Djokovic - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Jose Manuel Alvarez / Kosmos Tennis)

Si arricchisce di dettagli l’organizzazione dell’Adria Cup, il torneo itinerante ideato da Novak Djokovic che riavvierà il tennis in area balcanica. Quattro le tappe, la prima a Belgrado sulla terra della sua Academy, a partire dal 13 giugno fino al 5 luglio. “Ogni introito da sponsorizzazioni e diritti tv andrà alle organizzazioni umanitarie, tra queste anche la mia Fondazione“, ha spiegato nella conferenza stampa tenuta sul posto il numero uno ATP. Si giocheranno set da quattro game, otto tennisti divisi in due gironi con la finale tra i due primi classificati.

Per ogni tappa sono quindi previsti 13 brevi match (al meglio dei tre set) e la entry list – tutti a titolo gratuito – è più che interessante, di questi tempi: Zverev, Thiem e Dimitrov hanno già detto sì, altre partecipazioni sono in attesa di conferma mentre Djokovic si sente di escludere la possibilità che possano partecipare anche Federer e Nadal: “Federer dopo l’operazione al ginocchio è fuori allenamento, quindi non gliel’ho nemmeno chiesto – le sue parole -, Rafa ha ripreso ad allenarsi solo di recente. Forse glielo chiederò, ma non mi aspetto che venga“.

QUARANTENA ATTIVA – Oltre all’apertura, seguiranno gli appuntamenti di Zara (Croazia), Montenegro e Banja-Luka (questi ultimi due da confermare), con la Bosnia che dovrebbe ospitare anche l’esibizione finale (5 luglio a Sarajevo) tra Djokovic e l’idolo locale Dzumhur. “Sono contento di poter viaggiare in quelle che sono le mie zone e sarebbe bello poter aprire l’evento al pubblico – ha spiegato Nole – ma su questo aspetto dovremo aspettare le indicazioni da parte dei governi“. Zverev, Thiem e Dimitrov ci saranno tutti a Belgrado, per poi alternarsi nelle altre tappe.

Congelata, per il momento, l’idea di allargare l’evento anche alla partecipazione femminile e ai doppi (“non sono ancora consentiti dall’ITF”), Djokovic ha anche esplicitato le sue buone sensazioni per il lavoro svolto nella quarantena, ospite del fratello a Marbella: “Ho avuto l’opportunità di allenarmi ogni giorno avendo un campo in cemento nel cortile dell’abitazione, non ho caricato testimonianze sui social per non infastidire gli altri giocatori. Sono nel momento migliore della mia carriera e mi fa piacere organizzare qualcosa del genere, lavoriamo tutti per un nobile obiettivo“.

 

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Anche Rafael Nadal è tornato in campo

E ha condiviso con i suoi tifosi un video, in cui lo si vede colpire cinque rovesci, tre dritti e una volée. E la nostalgia incalza

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Quattro giorni fa, dopo settimane di cucina, tapis roulant e dirette su Instagram, di cui non si è dimostrato troppo pratico, Rafael Nadal è ritornato in campo nella sua accademia. Lo annunciava con un post sui social venerdì 22 maggio, come parte della ‘Babolat Family’, nel quale invitava tutti gli appassionati a ‘dimostrare al mondo di essere pronti per giocare‘.

Ieri Rafa ha condiviso anche un video dei suoi primi allenamenti sul campo, o per meglio dire un montato di alcuni colpi scagliati sul cemento dei campi di Manacor: cinque rovesci, tre dritti e una volée di rovescio è tutto quello che ci è dato vedere del campione in carica del Roland Garros, che proprio un anno fa (era esattamente il 26 maggio) esordiva sul Philippe Chatrier contro il tedesco Hanfmann e coglieva la prima delle sette vittorie che gli avrebbero consegnato il dodicesimo Roland Garros della sua carriera.

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Torneo UTR in Florida, cancellate le finali ma l’idea ha un futuro

Il torneo in Florida non si è concluso per colpa della pioggia, ma potrebbe diventare un modello (nel bene e nel male) per il prosieguo della stagione

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UTR Pro Match Series 2020 (via Twitter, @AnisimovaAmanda)

Ieri si sarebbe dovuto concludere l’edizione femminile dello UTR Pro Match Series di West Palm Beach, in Florida, le cui finali non si sono però potute disputare per via dell’acquazzone tropicale (in senso etimologico per una volta) che ha colpito il Sunshine State. La pioggia non si è praticamente mai fermata da sabato, impedendo che si concludesse persino il round robin – l’ultimo match avrebbe visto in campo Ajla Tomljanovic e Danielle Collins. Per dovere di cronaca, riportiamo i risultati del sequel della vittoria di Reilly Opelka di due settimane fa. Il gironcino si è dunque arrestato con Alison Riske già qualificata per la finale con un record di 2-1, mentre Amanda Anisimova era già eliminata sull’1-2 – l’ultimo match fra l’australiana e l’americana, entrambe 1-1, avrebbe determinato la seconda finalista.

Mentre il risultato finale ha un valore men che relativo, è interessante riflettere su ciò che l’esperimento potrebbe comportare in futuro. Il torneo è organizzato by UTR (Universal Tennis Rating) ed è stato trasmesso negli Stati Uniti da Tennis Channel, partner dell’azienda da due anni, che ha ribattezzato il torneo (Re)Open. Ora, i due eventi, che hanno prize money e quindi non sono esibizioni, non hanno offerto grandissimo spettacolo, anzi, e il finale inglorioso del più recente sembra quasi una punizione divina. Allo stesso tempo, però, ci sono due modi di leggere l’evento, e non sono necessariamente in contrasto.

Da un lato, due aziende (Tennis Channel e UTR, partner da due anni) che cercano di salvare il salvabile, offrendoci un simulacro dello sport che conosciamo e veneriamo; dall’altro, un tentativo di mostrarci con un po’ di anticipo a cosa somiglierà il prodotto-tennis nel futuro a medio termine, e.g. fra quando si potrà tornare a giocare e quando saranno nuovamente autorizzati eventi di massa come partite e concerti in full capacity.

 

Per quanto riguarda la prima lettura, le cifre parlano chiaro. Se guardiamo a Tennis Channel, la proprietà sarà stata discretamente attapirata per il blocco della stagione, visto che nel 2019 la rete è stata la più cresciuta nel panorama televisivo americano secondo le analisi Nielsen, un Auditel appena appena più sofisticato. In particolare, gli spettatori sono cresciuti del 67% nella fascia demografica più rilevante, la 18-49, accompagnata da robusti 44% nella fascia 25-44 e 40% fra i nuclei familiari. In tre anni, il canale vanta 17.7 milioni di iscrizioni in più fra satellite e streaming, con quest’ultimo che ha visto una crescita del 25% in iscrizioni e del 51% in rinnovi.

Allo stesso modo, UTR è cresciuta esponenzialmente da quando si è alleata con Tennis Channel, passando da 600.000 a 1.7 milioni di iscritti in due anni, e annovera fra i propri investitori Ken Solomon (CEO dell’emittente TV), Novak Djokovic e Larry Ellison, billionaire e CEO di Indian Wells.

Sarebbe dunque pleonastico sottolineare gli interessi in ballo nella questione per giustificare il magro show offerto agli spettatori (anche per via di regole che non verranno implementate, almeno a breve e si spera mai, nei tour, come i set a quattro, su cui si potrebbe anche dibattere, o il punto secco sul 40 pari, che è invece un’offesa alla meritocrazia del gioco), così come sarebbe pleonastico riportare i numeri che stanno premiando la scaltra operazione – 7.5 milioni di interazioni settimanali da marzo fra Facebook, Instagram e Twitter, +13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e +7.6% dall’inizio dell’anno.

Ci sono però degli aspetti che invece potrebbero tornare utili in futuro, e il primo è proprio lo UTR. Cosa sia è già stato spiegato nel primo articolo sulla manifestazione, perciò la si può far breve: è un algoritmo che attribuisce un punteggio a ogni giocatore sulla base degli ultimi 30 match giocati, prendendo in considerazione il rendimento nel match in relazione alle aspettative (in sostanza il proprio livello rispetto a quello dell’avversario), il format dell’incontro, la competitività (un match contro un avversario di valore simile al proprio vale più di uno contro un avversario nettamente inferiore o superiore, a meno che ovviamente non si vinca il match nella seconda ipotesi) e la quantità di match giocati all’interno del sistema, il tutto dando più peso ai match recenti.

Inoltre, non dà peso a fattori anagrafici o di genere, produce classificazioni per i vari livelli agonistici (anche se è possibile sfidare giocatori di categorie diverse dalla propria) e mette anche a disposizione una valutazione differente fra match “Verified” (quelli giocati in tornei partner del sistema, quindi non quelli della FIT) e la totalità degli incontri disputati – il paragone più frequente è quello con l’handicap del golf.

Tralasciando l’evidente conflitto d’interessi di un prodotto pubblicizzato da un canale amico, che ci rammenta del perché il pubblico non si fidi granché della stampa disposta a fare PR come fuori dall’Alcatraz, Stephen Amritraj, tournament director dell’UTR nonché marito di Alison Riske, ha sottolineato l’importanza dell’algoritmo per “dare un valore globale a tornei locali”.

Certo, Amritraj non ha menzionato il fatto che se i giocatori non possono più viaggiare gli avversari sono sempre gli stessi, e quindi il valore comparativo del sistema si perde quasi del tutto alla lunga, ma allo stesso tempo lo UTR potrebbe dare ai giocatori informazioni importanti in relazione al proprio rendimento rispetto a quello degli avversari affrontati in passato (potenzialmente ampliando il raggio delle 30 partite qualora non fosse possibile viaggiare per tanto tempo), e in qualche modo restringerebbe le distanze fra competitors situati in diverse parti del globo.

In secondo luogo, le partecipanti hanno sottolineato un bisogno quasi atavico di tornare a competere, fin dalla “conferenza stampa” pre-torneo su Zoom (altro possibile adattamento per il resto della stagione). Collins, mai stata pacifista, ha trainato le avversarie con la consueta combo di improperi, urla e oggetti scagliati, e avendola vista giocare in passato è difficile pensare che si sia trattato di una boutade.

In particolare, Tennis Channel ha implementato due Louma (gru snodate per le riprese video) alte oltre sette metri, che, secondo Tennis Channel, hanno creato una nuova e “più intima” angolazione da cui vedere i giocatori sul campo (e.g. la lunghezza del campo è resa meglio, a scapito dell’inquadratura degli spalti vuoti). In più, sono state usate video-camera robotiche per inquadrare i giocatori dal centro del campo, e un drone per seguire l’ingresso dei giocatori e riprendere i punti-chiave, tutte soluzioni che la rete stava preparando da tempo per dover muovere meno persone, e che si sono trasformate in una potenziale serendipity per il tennis post-pandemia.

E chissà che forse, nel mezzo di questa pletora di inquadrature, non potremo abituarci a vederli più umani, senza corpi infiammati dalla partigianeria intorno a loro, a chiamarsi le palle fuori (qui malissimo, speriamo che il sistema Hawk-Eye di Milano venga implementato ovunque!) e a raccogliersi le palline da mettere nel cesto, che è in fondo il percorso da cui siamo partiti tutti. Sarebbe un ritorno alle origini che potrà sembrare strano per chi, a differenza di noi solo aspiranti campioni, era riuscito ad abbandonare le componenti più umili del gioco – non è assolutamente schadenfreude, anzi, vederli raccogliere le palle ci ricorda che se sono arrivati lì non è perché hanno avuto più comfort sul campo.

Ci abitueremo noi? Improbabile, ma per tornare a vedere del vero tennis qualche sacrificio si può fare, se così si può chiamare un cambiamento di abitudini in un’attività da divano. Soprattutto, però, si abitueranno loro? Decisamente più plausibile, anche perché sarebbero i primi a riconoscere che avere questa conversazione è già un grande passo avanti rispetto a dove ci trovavamo poche settimane fa. Soprattutto, però, la UTR Pro Match Series ha restituito un’idea dell’adattamento tecnologico che verrà dispiegato per cambiare l’esperienza degli spettatori, che non si differenziano più dagli spettatori paganti perché questi non esisteranno per parecchio tempo.

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