Djokovic e Federer, una sfida tra papà (Semeraro); Federer alla prova verità (Valenti, Martucci); AO - Le curiosità statistiche (Mariantoni)

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Djokovic e Federer, una sfida tra papà (Semeraro); Federer alla prova verità (Valenti, Martucci); AO – Le curiosità statistiche (Mariantoni)

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A cura di Davide Uccella

Djokovic e Federer, una sfida tra papà (Stefano Semeraro, La Stampa, 18-01-2015)

Il 2015 ci dirà se il tennis è ancora uno sport per vecchi campioni, di sicuro l’Australia, dove fra qualche ora inizia il primo Slam della stagione, è sicuramente un paese da patriarchi. Novak Djokovic, il numero 1 del mondo e grande favorito dei bookmaker che a Melbourne insegue il quinto titolo, è diventato genitore a ottobre. A togliergli il sonno per il momento però, più che il piccolo Stefan, è il tormento di non essere ancora riuscito a vincere il Roland Garros. Il mio problema a Parigi è che un certo Rafa Nadal è sempre in circolazione», ha scherzato su Twitter. «La nascita di mio figlio non ha compromesso per nulla la mia preparazione», ha spiegato nelle interviste pre-tomeo. «Anzi, sono contentissimo di essere diventato padre, anche se è una grande responsabilità. La presenza di Stefan aumenta le mie motivazioni: spero che un giorno mi veda giocare e sia orgoglioso di me, è questo il mio più grande desiderio adesso». Un modello Nole del resto ce l’ha davanti (anche se appena dietro in classifica): Roger FedereE « Lui è l’esempio di come si posa conciliare sport e famiglia. Non solo ha quattro figli, ma dopo una  carriera incredibile sta conoscendo una seconda giovinezza». Vero, tanto che in Australia – dove è già a quota cinque vittorie – Roger si è portato per la prima volta dietro la seconda coppia di gemelli, i maschietti Leo e Lenny, di appena otto mesi, dopo che a Lille aveva fatto il giro del mondo la foto delle gemellane Myla e Charlene entusiaste in tribuna del loro Papi trionfatore nella finale di Coppa Davis. Alla vigilia del torneo il Genio, 34 anni il prossimo agosto, ha spiegato chiaramente di non considerarsi certo un matusa. Anzi. «Nel corso degli anni sono migliorato sempre, e penso di non aver mai servito meglio di adesso. La nuova racchetta mi ha aiutato un po’, e anche il rovescio è più sicuro che in passato. Si tratta di vedere come va con la fiducia, con il dritto, con i miei movimenti in campo. Non so se sto giocando ilio miglior tennis in assoluto, ma sono molto felice di come sono andati gli ultimi sei mesi». II suo obiettivo è vincere almeno uno Slam – diventerebbe così il quinto a por-tame a casa almeno da ultra 30enne dopo Laver, Con-nors (4), Agassi e Connors (2) – mentre il progetto di Comare n. t è più complicato (per farcela a Melbourne dovrebbe vincere il torneo e sperare che Djokovic perda prima degli ottavi). Un papà è anche il n.4 del mondo e campione in carica degli Australian Open, Stan Wawrinka, uno dei 26 “One Slam Wonder” dell’Era Open, ovvero i tennisti che in carriera negli Slam hanno ballato una volta sola. «Non che escluda di ripetermi – ha riconosciuto con scaramantico tafazzismo – ma se penso ai dieci anni in cui Federer, Nadal e Djokovic si sono presi tutto, mi sembra quasi impossibile… ». Chissà cosa ne pensa sua figlia Alexia, nata nel 2010, che l’anno scorso restò a casa con mamma Ilham. La paternità è anche nei progetti di Andy Murray, che quest’anno impalmerà la fidanzata storica Kun Sears, e si è appena trasformata in realtà per Lutkas Rosol, il ceco n. 30 Atp, volato di corsa in Australia dopo la nascita del primogenito Andre. NADAL Rafa Nadal, che vincendo in Australia diventerebbe il terzo nella storia (dopo i due “canguri” Laver ed Emerson) a vincere tutti gli Slam almeno due volte in carriera, ha sempre detto che sogna una famiglia allargata: ma solo a fine carriera. La rottura con la girl-friend Francesca Perellò era una bufala, l’utilizzo nel torneo della avveniristica racchetta-computer e lo stato di forma purtroppo non eccezionale invece sono realtà. «Non sono il favorito – ha mugugnato il n. 3 del mondo – mentirei se dicessi che mi sento pronto a vincere il torneo». 11 polso destro che lo ha costretto a saltare gli US Open va meglio, schiena e ginocchio ogni tanto fanno male. Mi manca un po’ di rapidità sul campo, e di fiducia», ammette il Cannibale, che dopo il nono trofeo a Parigi non è mai andato oltre i quarti «Il problema è che per ritrovarla bisogna vincere dei match». l:ozio (forzato), si sa, è il padre di tutti i vizi. Anche di quelli tennistici.

 

Federer alla prova verità (Gianni Valenti, La Gazzetta dello Sport, 18-01-2015)

Sarà l’anno di Roger Federer? Buona parte del pianeta tennis coltiva questa speranza perché lo svizzero è ancora di gran lunga il campione più amato. Gli Australian Open che si aprono a Melbourne ci daranno una prima, importante risposta. Se Roger tornerà a vincere uno Slam dopo due stagioni di astinenza (l’ultimo trionfo è datato Wimbledon 2012) l’incredibile rincorsa verso una nuova giovinezza agonistica sarà stata completata. E allo stesso tempo potrà essere foriera di altri record, come la riconquista del trono di n 1 al mondo. Il millesimo successo in carriera festeggiato a Brisbane una settimana fa è un bel viatico per affrontare un torneo massacrante che riserva sempre delle sorprese. All’inizio della stagione con pochi set nelle gambe molti tennisti infatti sono ancora imballati e non al 100% della condizione. Federer, invece, pare già pimpante e soprattutto voglioso di stupire gli altri e forse se stesso. Battere anche i limiti che gli pone l’età pensiamo sia la fiammella che tiene viva la motivazione in un fuoriclasse che altrimenti non avrebbe più nulla da chiedere al proprio sport. Per un giocatore di 33 anni, i cinque set dello Slam assieme a un tabellone insidioso che potrebbe riservargli Murray nei quarti e Nadal in semifinale costituiscono un test davvero probante. A guardare lo scenario odierno l’unico avversario resta Novak Djokovic. La finale tra i due sarebbe l’epilogo più bello.

Federer come Serena «Vogliamo vincere» (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 18-01-2015)

Nadal è giustamente preoccupato dopo i guai a polso-append ice-schiena e altri 6 mesi di assenza: «I favoriti degli Australian Open sono altri, direi una bugia se mi considerassi fra quelli che possono vincere». Murray teme il tabellone dopo il sorteggio che l’ha costretto nello stesso spicchio, con Rafa e Federer. Roger, a 33 anni, scala una marcia via l’altra. E cerca la quinta dopo i quattro urrà a Melbourne, l’ultimo nel 2010: «Il mio servizio è più continuo e forte che mai, anche con l’aiuto della nuova racchetta. Il rovescio funziona meglio che in passato. La concentrazione c’è, fortissima, perché sento che voglio sempre migliorare. Il problema sta nella fiducia, nel dritto e negli spostamenti». Gioca anche meglio di sempre, ma non vuole ammetterlo: «Sento che gioco molto bene, non sono sicuro che sia davvero il meglio di sempre. Durante il mio momento d’oro, nessuno metteva in discussione niente, magari con altri avversari sarebbe cambiato, ma all’epoca giocavo esattamente come avevo bisogno. Di certo, allora sento di avere ancora una possibilità di vincere Melbourne, altrimenti tornerei a casa». Con il suo sosia, «Baby Fed», in arte Grigor Dimitrov, che negli ultimi 7 anni continua a migliorare in classifica e a 23 anni vuole più del numero 11: «Ho più esperienza, ho migliorato molto il gioco, sono più forte, ho fiducia e non ho pressioni. Voglio proprio vedere quanto posso vincere».

Tunnel La fidanzata, Maria Sharapova, che a Melbourne ha messo la firma «solo» nel 2008, punta grosso: «Finalmente, sento che posso spingermi ancor di più fisicamente. Sono una di quelle da battere, sono la numero 2 del mondo, vengo da un’ottima stagione, posso e voglio vincere Melbourne». Per tornare magari numero 1 fra due settimane, visto che è ad appena 681 punti nella classifica mondiale da Serena Williams: «Ma la mia priorità è vincere gli Slam». Con la regina che già ringhia: «Sto meglio di due settimane fa, c’è una piccola luce alla fine del tunnel… E’ dal 2010 che non riesco ad arrivare al sesto successo a Melbourne. Per me sarebbe davvero speciale. Lo voglio più di qualunque altro, qui». Con la piccola Simona Halep che prepara le sue trappole: «Non ho pressioni, e ho più esperienza, ho migliorato gioco e fisico, sono più completa… Devo solo andare in campo, giocare i match».

Intervista a Rafa Nadal – All’Open d’Australia è caccia a Djokovic – Il nuovo Nadal? Un outsider (Daniele Azzolini, Tuttosport, 18-01-2015)

L’ultima gragnola pubblicitaria lo dipinge come connesso, anzi, connesso con se stesso, e conoscendo il tipo, viene quasi da sorrider. Rafael Nadal appartiene alle generazioni nate con il wifi incorporato e gli ultimi mesi, se possibile, l’hanno reso ancora più attento a quanto vada capitando al suo fisico, non più bestiale come un tempo, e nemmeno tanto esplosivo. Non dev’essere facile abituarsi a considerare come un bicchiere ricolmo a metà, le risicate stagioni cui da qualche tempo è costretto. Ginocchia, schiena, polso, e in più un’appendicectomia, tanto per non farsi mancare nulla. Vale la pena starlo a sentire, dunque, quando si esclude dal settore favoriti di questi Open australiani che vanno a cominciare, per proporsi nei cenci più ordinari dell’outsider Non cl si aspettava dl annotare uno zero nella casella del match vinti, in queste tre settimane dl vigilia degli Open. E forse nemmeno lei. «Prendo quello che viene, e faccio tutto quello che devo fare e che so essere utile al mio completo recupero. Non tutti gli anni sono uguali e non tutte le condizioni si somigliano. Nel 2013 ripartii dai tornei sulla terra rossa, e questo rese tutto più facile. Le prime vittorie mi restituirono subito la fiducia che andavo cercando. Questa volta non è successo, ma mi sto misurando con una delle superfici per me più difficili.». A che punto sente di essere, in questo momento? «Non lo so. Ma non credo abbia molto senso metterla in questi termini Davvero volete che vi dica che sono al 50 per cento, o al 55, o magari al venti .. E di che cosa poi? Di quello di dovrei essere? O di quello che sono stato? Credetemi, non ho neanche io un metro di paragone per esprimer un giudizio. Sono alle prese con un ritorno differente dagli altri, ne prendo atto e cerco di risolver i problemi che di volta in volta si evidenziano. Mentirei se dicessi che mi sento pronto a vincer. L’allenamento mi fa bene ma so da me che niente di quello che faccio potrebbe sostituire esattamente gli stimoli e le indicazioni che vengono da un match di torneo. Posso solo augurarmi di giocarne il più possibile». Ogni volta che si torna si hanno dei dubbi. «Assolutamente. La sensazione di esser lontano da ciò che posso fare, e die so fare, è netta, ma la conosco bene, la vivo oggi nello stesso modo in cui l’ho vissuta altre volte, anche nel 2013. Li finì tutto rapidamente, oggi non è così…». C’è una parte del suo gioco che sente di aver già recuperato a pieno? «No, direi di no. II servizio non va male, ma devo ritrovare un po’ di dinamismo. Sono un giocatore che prende fiducia quando sento di potermi difendere al meglio, quando sono in grado di colpire la palla sapendo dove la voglio spedire. Il mio tennis è sempre buono quando i movimenti sono buoni, quando sono in grado di avere il controllo del punto con il mio dritto. Ma il dritto per essere davvero buono deve tomare più aggressivo».  E degli infortuni che ha subito, qual è quello che lo lascia più tranquillo? «Non saprei esattamente. Le ginocchia, forse. Ecco, tutto può succedere, ma i problemi al ginocchio li avverto più lontani, insomma, non d penso più». ) E la scelta della racchetta “connessa”? «È una tecnologia molto interessante. Un microchip nel manica.. La racchetta è sempre la mia, ovvio. Ma la possibilità di poter immagazzinare in un computer un mare di dati può aiutare a crescere».

Boomerang – L’incubo ricorrente di Rafa (Piero Valesio, Tuttosport, 18-01-2015)

L’incubo ricorrente di Rafa Non ha pace ‘sto ragazzo C’è un incubo ricorrente che lo segue come un’ombra. In un’intervista rilasciata al giornale spagnolo «El Mundo» Rafa Nadal avrebbe raccontato, con una certa dose di candore che gli è propria, che per tornare ad alti livelli in tempi accettabili si sta sottoponendo a delle cure al confine quasi sperimentali secondo lui legali che però, secondo molti, rientrerebbero nell’alveo dell’autoemotrasfesione la quale ormai lo sanno anche i muri, è severamente vietata dai protocolli Wada. Del caso si è occupato diffusamente e con grande attenzione ai particolari il sito specialistico ubitennis.com; e la marea di verbi al condizionale che avete letto fino a qui è doverosa visto che Rafa è un atleta straordinario e per I appunto un ragazzo anche candido; ma non è un rnediaol non è uno specialista e alle tempie si sottopone, non le studia lui in prima persona. Dunque nel suo racconto (non per nulla successivamente ha rifiutato di commentare e ulteriormente le sue parole consigliando agli interlocutori di chiedere chiarimenti al dottor Ruiz Cotorro, suo nume tutelare di fiducia) potrebbero anche esserci imprecisioni o inesattezze del tutto comprensibili. Detto ciò però il fatto è che Rafa è ricorso da questo incubo del doping , una sorta di Freddy Krueger che gli si palesa innanzi non giù quando donne come nella saga di Nightmare ma quando si allena, pensa, concede interviste, soprattutto quando virus Rafa è prima di tutto vittima, va detto, della coltre di nebbia che pesa sul mondo del tennis quando si pronuncia la parola doping sostantivo davanti al quale i più si girano da un’altra parte, infastiditi. Una coltre di nebbia che composta di passaporto biologico annunciati e mai resi operativi (dovrebbe essere operativo da settembre), di finanziamenti incerti per i controlli, di controlli effettuati Su qualcuno si e su qualcun altro mai, su squalifiche comminate in silenzio (silent ban) con durata modulare in modo che durino il meno possibile Ecco: se nel tennis la nebbia su questo gibboso terreno scomparisse uno come Rafa potrebbe vivere serenamente la sua super carriera di supertennista dicendo a chiare lettere e gli albi con lui, mai mi sono sottoposto ad una cura dopante o qualificabile come tale. Una frasetta semplice che tutti gli aficionados del tennis e tutti quelli che gli vogliono bene (cioè noi) smaniano data voglia di ascoltare.

Intervista a Stan Wawrinka – Wawrinka «Melbourne ricomincio da re» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport, 18-01-2015)

Un anno fa, era soltanto lo svizzero numero due, quello destinato a passare una vita (grama) all’ombra del più grande di tutti. Ma Stan Wawrinka, fiera razza contadina, uno che fino a 14 anni ha aiutato i genitori in fattoria e quindi conosce il valore del sacrificio, quando si è presentata l’occasione non l’ha lasciata sfuggire. E così approda a Melbourne da campione in carica, finalmente affrancato dall’ingombrante paragone con Federer che lo ha accompagnato ad ogni passo. Ora è lui, «Stanimal», l’uomo da battere, il punto di riferimento.

Stan, come cambia la vita dopo uno Slam vinto? «Beh, dopo una vittoria del genere affronti ogni situazione, anche nella quotidianità, con una diversa fiducia in te stesso. Tutto ti sembra più facile».

Anche rivincere il torneo? «Quando metti il tuo nome su uno Slam, tutto cambia, senti di cominciare a far parte della storia del tennis. Ti senti felice di ripartire dal punto in cui hai raggiunto il massimo, ma in Australia tutto si azzera, il primo Slam dell’anno è un’incognita. Un torneo al meglio dei 5 e che dura due settimane non ti dà mai il tempo di respirare».

Però il 2015 non poteva cominciare meglio, vincendo Chennai. «Sto giocando bene, mi sento a mio agio con il mio tennis. E’ una bella sensazione, ma quando ti trovi di fronte avversari come Federer, Djokovic, Nadal non ti puoi rilassare, devi continuare a lavorare per spremere sempre il meglio da te stesso».

E bisogna anche gestire la pressione del favorito. «Non credo sia un problema. La lezione che ti dà la , vittoria di uno Slam è apDunto quella che non ba- sta più accontentarsi, devi sforzarti ogni giorno di essere il migliore. Magnus (l’allenatore Norman, n.d.r.) me lo ripete in continuazione. Non è facile riuscirci settimana dopo settimana, ma deve diventare l’obiettivo».

C’è stato un momento in cui ha capito che stava sbocciando un altro Wawrinka? «La vittoria dell’anno scorso contro Djokovic nei quarti mi ha dato una marcia in più. C’ero andato vicino l’anno prima, finalmente mi ero liberato dei fantasmi del passato. Forse per la prima volta quella sera mi sono reso conto di poter vincere uno Slam».

Dalla vittoria 2014 sono cambiati i rapporti con Federer? «E perché mai? Lui resta un grande amico e il più forte tennista di sempre, affrontarlo non è mai facile proprio perché c’è qualcosa in più che ci lega, oltre al fatto che resta un fenomeno. Ecco, forse ora non avrà più voglia di darmi consigli».

C’è qualcosa che l’ha colpita tornando a Melbourne? «Vedere la mia foto ad altezza naturale nel corridoio che porta agli spogliatoi, quella dedicata ai vincitori dell’anno prima. Emozionante». L’ultima battuta dopo il successo del 2014 era stata: «Spero che la mia foto venga bene».

E’ soddisfatto? «Quando ti vedi lì, con il trofeo degli Australian Open in mano, da vincitore Slam, non ha davvero importanza come sei venuto. Resterà per sempre una grande fotografia».

Giorgi-Pennetta ed è subito derby. Enigma Fognini (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport, 18-01-2015)

La tattica e l’esperienza di Flavia contro l’aggressività della giovane Camila Federica Cocchi Uno non fa in tempo a pensare che Camila Giorgi e Flavia Pennetta potrebbero ingolosirci nel primo Slam di stagione, che subito il sorteggio le mette una contro l’altra. E così, già dopo il primo turno ci troveremo a fare a meno o della numero uno italiana (12 del mondo e testa di serie numero 12) o della bionda marchigiana, numero 35 del ranking, plasmata dalle mani di papà Sergio.

INCOGNITA L’esordio stagionale della Pennetta, reduce da un grande 2014 in cui ha ritrovato classifica, vittorie e amore con Fabio Fognini, non è stato brillantissimo. Flavia ha perso tre match su tre alla Hop-man Cup, in cui rappresentava l’Italia con il fidanzato Fabio, e a Sydney è stata subito eliminata. La bella Camila a Hobart ha raggiunto i quarti, ma questa fresca 23enne (li ha compiuti il 30 dicembre) ci ha abituato a dimostrazioni di coraggio e aggressività come a momenti di vuoto pneumatico. Per la Giorgi, forza esplosiva fuori dal comune e servizio altalenante, questa sarà la terza apparizione nel major australiano in cui non è mai andata oltre il secondo turno. La Pennetta invece difende i quarti di finale dello scorso anno e l’esperienza dei suoi 32 anni si farà sentire sul veloce (ma non velocissimo) di Melbourne contro la più giovane connazionale.

CONSACRAZIONE Per la Giorgi, talento da top ten forgiato dai duri allenamenti ispirati a boxe e ginnastica artistica ideati per lei dal papà coach, è arrivato il momento di spiccare il volo. In tanti si augurano che le potenzialità intraviste nel tempo possano finalmente maturare e portarla lassù dove merita. Del resto, Camila ha già dimostrato di saperci fare negli slam con due ottavi di finale, sempre su superfici molto veloci. Il primo a Wimbledon nel 2012 e il secondo a Flushing Meadows nel 2013. In entrambi i casi, partendo dalle qualificazioni: sull’erba londinese aveva perso da Agnieszka Radwanska, mentre a New York era stata eliminata da Roberta Vinci dopo aver superato Caroline Wozniacki, allora numero 8 al mondo. Questa per Camila potrebbe essere una stagione chiave.

SUPERPOTERI Restando in campo femminile, il sorteggio è stato benevolo per Saretta Errani che, nonostante la vittoria in doppio a Auckland con l’altra metà delle Cichi Roberta Vinci, vive un momento complicato. La romagnola è stata sorteggiata al primo turno contro la statunitense Grace Min, numero 105, ma alla fine della scorsa stagione è stata tormentata prima dalla pertosse (sì, proprio la malattia dei bambini), poi dall’infiammazione alle cartilagini costali, assoluta iattura per chi vive di racchetta e pallina. La finalista di Parigi 2012 ha avuto un esordio in singolare molto difficile con le sconfitte di Auckland e Sydney. Chissà se con Roberta Vinci ritroverà i superpoteri e riuscirà ad avanzare anche in doppio dove difende il titolo. La pugliese, con cui divide il numero uno della classifica, ha pescato al primo turno la serba Bojana Jovanovski, numero 58 al mondo, mentre la regina di Parigi 2010 Francesca Schiavo-ne, che per la quindicesima volta partecipa all’Open, troverà la statunitense Coco Vandeveghe, numero 37. In tema di sorteggi, sfortunatissima Karin Knapp, che salvo miracoli down-under, ha scarse speranze di cavarsela contro la Halep. Fabio nel 2014 ha portato a casa da Melbourne il risultato migliore degli azzurri e il suo massimo negli Slam, approdando al quarto turno prima di essere strapazzato da Djokovic, ma sappiamo che, quando c’è di mezzo il talento folle di Fogna, tutto può accadere. Alla Hopman Cup di quest’anno ha collezionato tre sconfitte, ma dalla sua ha come giustificazione un problema alla caviglia sinistra. In più, Fabio non ha mai perso la testa nonostante la striscia negativa e questa è una prima buona notizia. Il ligure, testa di serie, ha pescato nel sorteggio un abbordabile Alejandro Gonzalez, numero 109, e il tabellone gli riserva un percorso non impossibile.

SEPPI E BOLELLI Andreas Seppi arriva da un 2014 che lui stesso ha definito «sabbatico», pochi risultati e poca voglia di andare in giro per il mondo a menar palline, ma da gennaio qualcosa potrebbe essere cambiato e la semifinale a Doha della settimana scorsa ne è la prova. Solidità mentale e colpi ritrovati, Andreas in Qatar si è fermato solo contro Thomas Berdych, anche se a Sydney questa settimana ha frenato al primo turno con Pospisil. Paolo Lorenzi ha avuto un sorteggio proibitivo contro Dolgopolov che però si è infortunato a un ginocchio e potrebbe decidere di non giocare. Simone Bolelli lo scorso anno a Melbourne non c’era, l’operazione al polso destro nell’estate del 2013 lo ha fatto precipitare in classifica, ma durante la stagione il bolognese è riuscito a risollevarsi fino alla soglia dei top 50. A Doha si è fermato al secondo turno contro Gasquet ma il dritto è tornato a sostenerlo a Sydney dove solo Troicki gli ha impedito l’accesso in semifinale. A Melbourne Simone, che affronta Juan Monaco, un giocatore esperto ma non impossibile, numero 59 al mondo, non è mai andato oltre il secondo turno. E’ l’occasione giusta per migliorare le statistiche.

AO – Le curiosità statistiche (Luca Mariantoni, La Gazzetta dello Sport, 18-01-2015)

Quella che parte domani è la 103esima edizione degli Australian Open, un torneo nato nel 1905. Si è giocato sull’erba fino al 1987, poi dal 1988 in avanti sul cemento di Melbourne Park. Il campo centrale è stato intitolato al grande campione locale, Rod Laver, l’unica che ha realizzato due Slam.

Federer Questa è e la 16esima partecipazioni di Roger Federer, con 11 semifinali consecutive. L’ultima a batterlo prima è stato Nalbandian negli ottavi 2003. Da allora 4 vittorie, una finale perduta e 6 semifinali.

Giovane vecchio L’australiana Ken Rosewall è il più giovane e anche il più anziano campione: vinse il primo titolo nel 1953 a 18 anni e 2 mesi e poi il quarto nel 1972 a 37 anni e 2 mesi.

Che donne Martina Hingis (Svi) è la più giovane vincitrice, nel 1997 a 16 anni e 4 mesi; Thelma Coyne Long (Aus) la più anziana, nel 1954.

Che record Roy Emerson ha il record di 6 trionfi, 5 consecutivi dal 1963 al 1967. Jack Crawford, Ken Rosewall, Andre Agassi, Roger Federer e Novak Djokovic hanno 4 successi.Margaret Court Smith ha più titoli: 11. La più vincente era Open è Serena Williams con 5 successi.

Maratone I match più lunghi: 4 ore e 44 minuti per la vittoria di Francesca Schiavone su Svetlana Kuznetsova negli ottavi 2011 (6-4 1-6 16-14 con 6 match point annullati); 5 ore e 53′ quelli del successo di Novak Djokovic contro Rafael Nadal nella finale 2012 (5-7 6-4 2-6 6-7 7-5).

Outsider Negli ultimi 30 anni sono 3 gli outsider campioni: Petr Korda nel 1998, Thomas Johansson nel 2002 e Stanislas Wawrinka nel 2014.

Italiani Sono 7 gli italiani ad aver raggiunto i quarti: Giorgio de Stefani nel 1935, Nicola Pietrangeli nel 1957, Cristiano Caratti nel 1991, Adriana Serra Zanetti nel 2002, Francesca Schiavone nel 2011, Sara Errani nel 2012 e Flavia Pennetta nel 2014.

Albo d’oro (recente) Uomini: 2004 Federer (Svi), 2005 Safin (Rus), 2006-07 Federer (Svi), 2008 Djokovic (Ser), 2009 Nadal (Spa), 2010 Federer (Svi), 2011-12-13 Djokovic (Ser), 2014 Wawrika (Svi); donne: 2004 Henin (Bel), 2005 S. Williams (Usa), 2006 Mauresmo (Fra), 2007 S. Williams (Usa), 2008 Sharapova (Rus), 2009-10 S. Williams (Usa), 2011 Clusters (Bel), 2012-13 Azarenka (Bie), 2014 Li (Cina).

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Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

[…]

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Rassegna stampa

Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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