Novak Djokovic fa cinquina ed è di nuovo re d'Australia

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Novak Djokovic fa cinquina ed è di nuovo re d’Australia

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Novak Djokovic vince il quinto Australian Open della sua carriera battendo in finale per la terza volta Andy Murray che dopo aver combattuto per oltre 3 ore cede di schianto. Djoker è così il più titolato in Australia nell’era Open

Novak Djokovic b. Andy Murray 7-6 6-7 6-3 6-0 (Da Melbourne, Roberto Cappuccio)

Djokovic: “Non voglio dire cose cattive su Andy Murray se dice che l’ho distratto ma…”

 

 

Djokovic: “Ho vinto la partita più sotto il profilo mentale, ho avuto 20 minuti di crisi ma mi sono ripreso e questo mi incoraggia”

 

Djokovic: “Ho giocato meglio stasera che contro Wawrinka, ecco perché sono più forte mentalmente”

 

Non c’è due senza tre: Novak Djokovic  batte per la terza volta in finale a Melbourne Andy Murray ed è di nuovo re d’Australia. E il quattro vien da se: quarta finale persa a Melbourne dallo scozzese – ricordo sempre che è britannico solo quando vince – che oltre alle 3 con Djokovic ne aveva persa una con Federer nel 2010.

Se quella tra Djokovic e Wawrinka è stata definita un incontro di box, questa finale tra Djokovic e Murray è stata una battaglia tra gladiatori. Purtroppo uno solo poteva vincere ed dopo una battaglia di 3 ore e 39 minuti in cui i due gladiatori si sono scambiati fendenti violentissimi, Djokovic è riuscito a mettere nell’angolo Murray e a tempestarlo di colpi fino a che lo scozzese è crollato di schianto. Sì tanti errori, sì tanti servizi strappati (9 per Djokovic, 5 per Murray), ma il numero di scambi incredibili in cui entrambi i giocatori hanno mostrato un’atleticità da centometrista, una potenza da canottiere e un tocco da fiorettista è altissimo.

Cronaca di una battaglia annunciata alla Rod Laver Arena, con spettatori che si portano cuscini e caffè per un match che si preannuncia lungo ma con qualche dubbio sulla possibile spettacolarità. Sebbene i numeri siano dalla parte del serbo (15-8 in totale, 13-6 sul duro, 4-0 nel 2014, 3-0 all’Australian Open ), l’incontro si prospetta come il più equilibrato degli ultimi due anni. Murray sembra uscito dai suoi problemi fisici e si presenta con due soli set persi finora nel torneo, entrambi al tie-break e in gran forma fisica e mentale. Gran difensore, in questo torneo ha giocato – specialmente nel match con Berdych – con un’aggressività raramente vista in precedenza. Djokovic, da parte sua, aveva perso un solo servizio e nessun set prima della semifinale, vinta in 5 set contro Wawrinka, ma mostrando degli insoliti alti e bassi. I due sono coetanei, amici e si conoscono bene. “Andy e io abbiamo iniziato ad affrontarci quando avevamo 12 anni”, dice Djokovic. “Ci conosciamo da tanto tempo. E’ bello che siamo qui a giocare un’altra finale del Grande Slam. Ne abbiamo giocate tante e speriamo che sia un bel match per tutti voi“.

Un’altra tipica giornata estiva stile Melbourne, buona ragione per indossare stivali antipioggia e maglione. La domenica della finale inizia con una pioggia fastidiosa, che non ha cessato dalla sera scorsa e una temperatura di 13 gradi. Il tetto della Rod Laver Arena rimane chiuso tutta la notte e anche nel pomeriggio mentre si svolge la finale di doppio misto, tanto per non rischiare nulla. Viene aperto pochi minuti prima della finale, con nuvoloni ancora in cielo, ma scarsa probabilità di pioggia.

Dopo le foto di rito Andy sceglie “croce” nel sorteggio. Esce “testa”  (un presagio) e Nole sceglie il servizio. Si parte alle 7:41. Va a Murray il primo punto della finale, poi Djokovic infila un ace, un vincente di rovescio lungo linea e un dritto a uscire per finire con una volè di rovescio a campo aperto. Al terzo gioco Murray si procura 3 palle break con delle grandi accelerazioni di dritto e rovescio incrociati e poi un vincente di dritto lungo linea. Djokovic risponde in uno scambio violentissimo attaccando, aprendosi il campo con il dritto a uscire e chiudendo con una volè bassa di rovescio. Dopo un ace ripete esattamente lo stesso schema e finisce per tenere il game. Nei soli primi tre giochi Djokovic ha collezionato 8 vincenti e Murray 5.

Sono due atleti formidabili,  con una velocità sui 10 m che lascerebbe fermo un centometrista. Djokovic gioca estremamente aggressivo e con un altro vincente di diritto a uscire si procura 3 palle break; converte al secondo tentativo con una risposta incredibile di rovescio incrociato che lascia Murray stordito. Con l’ennesimo dritto a uscire Djokovic si porta 4-1 e sembra padrone del campo. Invece di chiudere il set Djokovic si complica la vita con due errori non forzati e poi si avventura in un serve and volley seguendo a rete un kick serve a 150 km/h e viene punito da Murray che spara una risposta di rovescio incrociata che Nole puo’ solo toccare. L’intensità agonistica è incredibile. Una sublime difesa di Djokovic costringe Murray a forzare troppo, ma alla fine è il serbo a cedere il servizio, ma riprende subito il break, a scapito di un leggero infortunio alla mano destra durante una scivolata. Nole serve così per il set, ma questa sera il servizio vale quanto in un torneo WTA (Serena esclusa): sul primo servizio Djokovic, che finora aveva vinto l’81% dei punti, oggi ne realizza sol il 50%. Sul 15-15 i gladiatori (ho detto gladiatori?) giocano un punto incredibile: attacco di Nole, lob di Andy, smash di Nole, passante di Andy, volè di Nole, pallonettetto di Andy, veronica di Nole, attacco di Andy, lob di Nole e smash finale di Andy che si procura il contro break che converte riportandosi 5-4. I giocatori sono estremamente nervosi, la tensione si taglia col coltello, il ritmo sale ancora con scambi che superano spesso i 20 colpi. Vincendo il suo servizio a zero Murray raggiunge Djokovic sul 6 pari. Il tie break è tanto drammatico quanto il resto del match finora, e così come nel resto del set non vale la regola del servizio. Tra un mini break e l’altro si arriva sul 5 pari, quando un’altra difesa incredibile di Djokovic gli procura un set point. Su risposta in rete di Murray Djokovic si porta a casa il primo set in “soli” 73 minuti.

Il secondo set si gioca sempre punto a punto ma è caratterizzato dagli errori non forzati molto più del primo, con i giocatori continuano a strapparsi il servizio. Sul 4-3 Djokovic un’invasione di campo per protesta contro i centri di detenzione  dei richiedenti asilo politico fa sospendere il gioco per qualche minuto. Vestiti con T-shirt e mostrando una bandiera che chiede la chiusura del centro di dentenzione di Manus Island (#shutdownmanusislad), sono bloccati e “scortati” fuori dalla security. L’interruzione permette a Murray – che forse dava qualche piccolo segno di cedimento – di riorganizzare le idee e riprendere le energie. Il braccio di ferro da fondo campo continua, con bordate violente da entrambe le parti e scambi lunghi e intensi. Un errore non forzato è seguito da un vincente, un passante da un ace. Il secondo tie break vede Murray scappare sul 4-1 e poi sul  6-2 con spingendo Djokovic sempre più fuori dal campo, ma impiegando 20 scambi e oltre per prendersi il punto. Muzza spreca il primo mettendo lungo un facile rovescio da metà campo e poi subendo il sevizio di Nole, ma al terzo terzo tentativo trova una risposta tra le gambe di Djokovic e vince il set: sono passate 2 ore 32 minuti ed è tutto da rifare.

Murray fa subito il break in apertura con Djokovic che finisce  a terra un paio di volte a terra e sembra non avere più l’energia dei set precedenti. Si tocca anche la gamba e non si piega sulle gambe come sa, quando riceve il servizio. Murray invece infila un paio di ace (10 alla fine per lui nel match contro 8 di Djokovic) e si porta 2-0. E invece Djokovic si tira fuori dalle corde, o dalla rete del reziario, e si riporta 2 pari velocemente. Sul 3-3 Murray ha l’ennesima occasione – l’ultima. Nole questa volta tiene il servizio e da qua è un monologo. Novak fa l’ennesimo break ad Andy che a questo punto perde la sua flemma inglese per trovare la rabbia scozzese alla Braveheart e tira violentemente la racchetta a terra. Murray è ormai in difficoltà e non regge gli scambi da fondo. Djokovic è padrone del campo e chiude il set 6-3 in tre quarti d’ora.

Con le energie residue Murray  cerca di muovere Djokovic a fondo campo, ma Novak è ormai in trance agonistica e non cede un punto, mentre Murray finisce per commettere un errore dopo l’altro (49 errori non forzati per Andy nell’incontro contro i 40 di Novak, di cui solo 8 negli ultimi due set). In pochi minuti si porta sul 5-0 e servizio procurandosi due match point in meno di mezz’ora. Spreca il primo con un rovescio in rete, ma non il secondo, con un attacco di dritto. Cinquina!

Finisce con Djokovic che lancia la racchetta al pubblico e Murray che prende le racchette dal borsone e le demolisce metodicamente. Di Andy Murray lessi ultimamente su un forum di tennis “Io sostengo Andy Murray: nato per essere il quarto giocatore al mondo“, ed infatti con questa finale lo scozzese si riporta al n. 4.

Dopo aver congratulato Novak per la vittoria fa un bilancio del torneo “Penso sia stato il mio torneo del Grande Slam più solido dall’inizio alla fine. Non ce l’ho fatta oggi, ma sono più vicino di quanto lo fossi l’altr’anno. Tornerò l’anno prossimo spero con un risultato diverso.”

Poi in conferenza stampa dice, tra il deluso e frastornato. “Non penso di aver perso una battaglia dal punto di vista fisico […] Il terzo set è stato frustrante perché mi sono fatto distrarre quando lui è caduto a terra un paio di volte. Sembrava avesse i crampi e questo mi ha distratto. Questo è ciò di cui sono deluso, non tanto il quarto set perché a quel punto prendeva tutto e tutti i colpi gli entravano. Ma il terzo set è stato frustrante. Ma non so, devo riguardare il match e capire. Ora mi prenderò qualche giorno di riposo senza tennis”.

Djokovic è sempre più numero 1, con il maggior numero di Australian Open vinti nell’era Open, secondo solo a Roy Emerson, tra l’altro presente, assieme ad altre leggende del tennis quali Rod Laver, Evonne Goolagong Cawley.

Il commento di Ubaldo Scanagatta e Luca Baldissera:

Il commento di Ubaldo e Ben Rothenberg:

 

NoleMuzza

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 12 settembre 2022!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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