ATP Zagabria: Niente da fare per Seppi, vince Garcia-Lopez

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ATP Zagabria: Niente da fare per Seppi, vince Garcia-Lopez

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Andreas Seppi, US Open 2014 (foto LUIGI SERRA)
 
 

Un Andreas Seppi forse un po’ scarico perde il primo set al tiebreak subendo un parziale di 6 punti consecutivi. Nel secondo va avanti 3-2 e servizio ma crolla improvvisamente

Ultimo atto del torneo ATP 250 della capitale croata, che per la seconda volta in dieci anni, come hanno sottolineato i media locali, non vede un giocatore di casa in finale (era accaduto solo nel 2012, quando erano arrivati in finale con il russo Youzhny che aveva battuto lo slovacco Lacko). Parziale consolazione per i tifosi di casa la vittoria in doppio del croato Draganja in coppia con il finlandese Kontinen (vincitori in finale con un doppio 6-4 sulla coppia franco-indianada Martin/Raja).

La finale odierna è però sicuramente la migliore che poteva offrire il torneo zagabrese in questo momento, sebbene Garcia Lopez e Seppi fossero solo n.3 e n.5 del seeding.

 

Si tratta infatti di due dei giocatori più in forma nel circuito, entrambi reduci da un ottimo Australian Open, dove sono arrivati agli ottavi di finale (lo spagnolo sconfitto in 4 set lottati da Wawrinka, l’azzurro nella drammatica partita finita al quinto contro Kyrgios) .

Per Garcia-Lopez si tratta della quarta vittoria in tornei ATP – l’ultima volta a Casablanca lo scorso anno. Lo sarebbe stata anche per Seppi, che sperava di tornare a vincere un torneo dopo più di due anni (Mosca 2012, nell’ottobre 2012) .

Lo spagnolo si avvicina al suo best ranking (ora è diventato numero 27, era stato 23 nel 2011), mentre Andreas deve rinviare, speriamo di poco, la realizzazione dei suoi obiettivi, tra i quali quello di rientrare nei primi 30 (da cui era uscito poco più di un anno fa).

Primo set

Sull’1 pari primo momento di difficoltà per Seppi che deve annullare due palle break sul 15-40. Ma il tennista azzuro c’è, lo dimostra il fatto che indica al raccattapalle una pallina finita sotto il tabellone elettronico e subito dopo piazza l’ace per il 2-1.

I due giocatori propongono un gioco simile, spingono da fondo e sono in grado di accelerare con entrambi i fondamentali, con la differenza che Seppi che predilige traiettorie più tese (e la sensazione è che i colpi siano anche un filo più pesanti) rispetto ai colpi coperti del 31enne iberico.

La partita è piacevole, perché i due giocatori spingono, sono propositivi nel gioco da fondo, cercando il punto non appena si presenta l’occasione.

Sul 4 pari nuovo momento di difficoltà per il n. 41 del mondo, che si ritrova ad affrontare la terza palla break del parziale, dopo un paio di ottime punti giocati in difesa di Garcia-Lopez e un brutto errore dell’altoatesino sul 40 pari. Ma Seppi è comunque in fiducia e lo dimostra il modo con cui annulla la palla break: con la quarta smorzata vincente del match.

Fa però fatica a trovare il timing in risposta, come confermerà nel dopo partita (“Non sono mai riuscito a rispondere bene, non so perchè, ho fatto degli errori banali ”) e così Garcia Lopez non deve mai affrontare situazione di difficoltà al servizio.

Si arriva così al tie-break e come ieri in semifinale sembra che Seppi alzi il livello del suo gioco: ottiene subito il minibreak e sale 4-1. Ma proprio quando sembra che il set sia indirizzato verso il giocatore di Caldaro, c’è la svolta. Garcia-Lopez non molla di un centimetro e pareggia il conto dei minibreak, impattando sul 4 pari dopo lo scambio più lungo del match. È il punto che decide il primo set. Seppi accusa il colpo, come ammetterà anche in conferenza stampa:“sul 4-3 abbiamo giocato un punto molto lungo e ho avuto l’opportunità di cambiare l’inerzia del punto e non l’ho fatto”. Con un parziale di 6 punti a zero a favore dello spagnolo il tie break e gli scivola via con il punteggio di 7-4. E con lui il primo set.

Secondo set

Seppi prova a reagire e grazie anche alla quinta smorzata vincente del match ottiene il primo break dell’incontro e si porta sul 3-2. Ma quello che sembrava il segnale della rimonta è in realtà è l’ultimo sussulto dell’azzurro, che da quel momento si spegne, sia per merito dello spagnolo, sia perchè è lui scendere di livello, come ammetterà in conferenza stampa (“Lui ha giocato molto bene tatticamente, ha iniziato a variare di più il ritmo e io sono un po’ calato di concentrazione”). Il giustiziere di Federer a Melbourne gioca un game orribile (prima il primo doppio fallo, poi una smorzata che non arriva a metà rete) e subisce subito il controbreak. Il match ora è sceso di qualità, sono aumentati gli errori ed è anche fisiologico, dopo un’ora e mezza di tennis intenso. Ma dei due è sicuramente Garcia-Lopez quello con più benzina: forte del vantaggio di un set, appare più sciolto nell’esecuzione dei colpi, che ora sono anche più pesanti oltre che molto vari (soprattutto dal lato del rovescio varia molto bene tutte le rotazioni, non consentendo a Seppi di spingere con il suo colpo preferito, il rovescio).

Così, come nel tie-break, il n. 33 del mondo piazza un’altra striscia di punti consecutivi che si rileva decisiva (altro rimpianto di Seppi in conferenza stampa: “Gli ho regalato alcuni punti facili nella seconda metà del secondo”): questa volta sono dieci e dal 3 pari 0-30 il tennista di Albacete si porta a due punti dal match sul 5-3 30-0. Piccolo sussulto di orgoglio di Seppi che impatta sul 30 pari, ma lo spagnolo non vacilla: porta a casa i due punti successivi e chiude meritatamente il match a suo favore, prima di lasciarsi cadere al suolo per festeggiare la decima vittoria nel 2015, che gli vale il primo titolo ATP della stagione ed il rientro nei top30.

Per Andreas, comunque, la soddisfazione di un’altra settimana di ottimo tennis e l’ulteriore risalita in classifica (da domani sarà n.35).

 

Risultato:

[3] Garcia-Lopez b. [5] Seppi 7-6(4) 6-3

 

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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