Il meraviglioso mondo di Roberta Vinci: a 32 anni n. 1 e Career Grand Slam

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Il meraviglioso mondo di Roberta Vinci: a 32 anni n. 1 e Career Grand Slam

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Oggi, 18 febbraio 2015, la nostra Roberta Vinci compie 32 anni. Ripercorriamone la splendida carriera, impreziosita, finora, da 9 titoli in singolare, dal Career Grand Slam in coppia con la Errani e dalla prima posizione mondiale in doppio

Possiede uno dei rovesci ad una mano più belli del circuito Wta, una delle volèe di dritto migliori. Ma, soprattutto, a 32 anni, è una n. 1 del mondo. E non è da tutti essere n. 1, una “cichi” n. 1 e, per giunta, dopo i 30 anni. Ebbene, Roberta Vinci è tutto questo. Un’eccellenza italiana che da anni contribuisce a far brillare il tennis tricolore nel mondo. A volte lo fa da sola, altre volte in compagnia di un’altra maestra della racchetta, l’altra “Cichi” n. 1 Sara Errani. Roby infatti condivide con la romagnola la prima posizione mondiale di doppio, disciplina nella quale brillano insieme ormai da 5 anni.

 

Una lunga e splendida carriera quella di Roberta Vinci, cominciata 16 anni fa quando, nel 1999, la pugliese approda al professionismo. Una carriera che, nonostante l’età non più verdissima per una tennista, è ben lontana dal terminarsi. Anzi. Roberta è ancora lì, pronta a lottare in campo, in singolare e in doppio. Oggi, sempre più frequentemente, sembra che l’età dei tennisti attivi nel circuito si sia ulteriormente allungata, permettendo a molti giocatori e giocatrici di rivivere una seconda giovinezza sul campo o, addirittura, dare il meglio di sé proprio nella fase matura del proprio percorso sportivo. Esempio di punta, in questo senso, nel tennis di casa nostra è certamente Francesca Schiavone, vincitrice di uno slam a quasi 30 anni; così come Flavia Pennetta, trionfatrice nel suo primo Master 1000 a 32; e Luca Vanni che, proprio tre giorni fa, ha raggiunto la sua prima finale Atp a 29 anni. E poi Na Li, Tommy Haas e la sempreverde Kimiko Date-Krumm… e potremmo citarne altri ancora.

In fondo anche la stessa Roberta è “esplosa” in una fase già avanzata della propria carriera. Vincitrice in singolare di 9 titoli Wta (2013 Katowice, Palermo; 2012 Dallas; 2011 Barcelona, ‘s-Hertogenbosch, Budapest; 2010 Luxembourg; 2009 Barcelona; 2007 Bogotá) e altre 4 volte finalista, Roberta comincia a perfezionare ulteriormente il proprio gioco nel 2011, anno in cui approda nella Top 30. Nel 2012 fa ancora meglio entrando in Top 20.

Ma non è finita.

La Vinci estrae dal cilindro un tennis ancora più efficace e maturo, tanto da consentirle di raggungere il suo best ranking nel 2013, issandosi alla posizione n. 11.

Dotata di una mano sensibilissima, di un tennis vario e brillante, Roby è una tennista completa, capace di spezzare continuamente le geometrie dell’avversaria, propinando, grazie soprattutto al suo elegante ma efficace rovescio ad una mano in back, una palla “sibillina”, tagliata e che, rasoterra, schizza via imprendibile.

E poi il gioco di volo.

Grande giocatrice d’attacco, la Vinci ha dimostrato, da sempre, di saperci davvero fare nei pressi della rete, abilissima con le stop volley e con la volé, in particolare di dritto. Senza parlare delle smorzate, piazzate ad hoc, quasi sempre precise e letali. Insomma, Roberta sa fare davvero tutto, tant’è che è la prima italiana di sempre (uomini e donne) a vincere su tutte le superfici (terra, cemento ed erba).

La grande abilità nel gioco di volo le permette infatti di essere soprattutto una grandissima doppista. E non è un caso se, da tre anni, Roberta Vinci e Sara Errani sono le n. 1 del mondo in doppio. Tuttavia, la capacità di variare il gioco e il potenziamento del tennis da fondo le hanno consentito di far male alle migliori anche in singolare. Insieme, le Cichis fanno davvero faville e, parallelamente alle rispettive carriere di singolariste, si sono costruite una carriera da doppiste a dir poco straordinaria, entrata ormai nella storia del tennis italiano e internazionale.

Il fiore all’occhiello di un palmeres ormai ricchissimo è senza dubbio il Career Grand Slam. Nel 2014 La Vinci e la Errani trionfano sull’erba dell’All England Club e realizzano un’impresa difficilissima e unica, coronando il sogno di una vita e di una carriera: aggiudicarsi i 4 major. Ho avuto la gioia di poter assistere, quel 5 luglio 2014, alla loro memorabile vittoria sull’erba di Wimbledon e, con tutta sincerità, devo ammettere che quel successo italiana – così come le parole di Roberta e Sara in conferenza stampa – sono stati uno dei ricordi più belli tra quelli vissuti finora nella mia ancora breve esperienza di inviata.

Incredibile, incredibile” dicevano Sarita e Roby davanti ai giornalisti dopo aver conquistato la finale di Wimbledon “non ci sono parole per descrivere che cosa significhi questa vittoria per noi. È vero. Oggi abbiamo giocato in modo perfetto […] Riusciamo ad avere questi risultati perché, oltre ad essere un solido team in doppio, siamo anche grandissime amiche, ci conosciamo benissimo e ci aiutiamo e sosteniamo sempre, anche durante i tornei di singolare“.

La grande e solida amicizia tra Roberta e Sara è certamente una delle chiavi del grande successo del team Errani/Vinci, vittorioso di ben 25 titoli Wta, tra cui 5 tornei dello slam (2 Australian Open, 2013-2014; 1 Roland Garros, 2012; 1 Wimbledon, 2014; e 1 US Open, 2012). Roby vanta inoltre 18 finali in doppio, 12 disputate in coppia con la Errani, tra cui 2 al Roland Garros (2013-2014) e una agli Australian Open (2012). Ero presente anche a Melbourne nel 2012 e ricordo il match delle ragazze perso contro Kuznetsova e Zvonareva, così come ricordo il velo di tristezza sul volto di Sara Errani, che quasi non riusciva a parlare durante le premiazioni dopo la bruciante delusione per aver fallito la loro prima finale slam. Tuttavia, quattro mesi dopo, sulla terra di Porte d’Auteuil, quella delusione è stata compensata dal primo di 5 trionfi slam.

Ma i successi di Roberta Vinci non finiscono qui. La tarantina ha un palmares tra i più esclusivi anche per quanto riguarda le vittorie in Fed Cup. Con le sue compagne di squadra, ha infatti potuto alzare la tanto ambita coppa ben 4 volte: nel 2006 in finale contro il Belgio; nel 2009 e nel 2010 contro gli Stati Uniti e nel 2013 contro la Russia. Inoltre, sempre in Fed Cup, Roberta vanta ben 18 match di doppio vinti consecutivamente. Fino all’8 febbraio 2015 quando, purtroppo, Roby e Sara vengono sconfitte dalla coppia formata da Kiki Mladenovic e Caroline Garcia, match che consegna alla Francia il punto del 3-2 del tie contro l’Italia a Genova, nel primo turno di Fed Cup. Per le Cichis è una giornata storta. Succede, a tutti, anche ai migliori. Lo sport è così.

Nonostante il 2015 cominci con il 25esimo titolo in doppio a Auckland, in singolare, per Roberta, le cose si rivelano un po’ più complicate (eliminazione al 1° turno a Auckland e al 2° turno a Melbourne Park). Attualmente la Vinci è n. 38 del ranking Wta e, proprio ieri,  ha superato, seppure con un po’ di fatica, il primo turno del Wta International di Rio de Janeiro. Ma lo sappiamo, lo sport è fatto di sofferenza e di tanti alti e bassi. E lo sa bene anche Roberta, che ha sempre dimostrato di saper associare alle capacità tecniche e al talento, anche grande sacrificio e rigore, consapevole che i periodi negativi si possono superare eccome, ricavandone chiavi vincenti per il futuro. Va’ inoltre ricordato, a tal proposito, il grande lavoro svolto dall’allenatore della Vinci, il palermitano Francesco Cinà, coach dalla grande serietà e competenza che segue Roberta ormai da anni e che, insieme a Pablo Lozano, allenatore di Sara Errani, ha creato un team solido e vincente.

Due mesi fa, la tarantina riceveva l’ennesimo riconoscimento per i grandi meriti sportivi. Il 15 dicembre 2014, infatti, Roberta, è stata insignita del Collare d’oro al merito sportivo da parte del CONI così come dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al merito da parte del Presidente della Repubblica. E, nel 2007, le si attribuiva invece l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Insomma, Roberta Vinci è un’eccellenza italiana dello sport che ha regalato, regala e certamente regalerà ancora lustro al tennis azzurro nel circuito mondiale. E non solo grazie ai risultati – siano essi in doppio o in singolare – e al suo bellissimo tennis, ma anche grazie alla sua indefessa abnegazione nel prepararsi, allenarsi, nella costante ricerca di migliorarsi e superarsi ancora. E, non ultimo, grazie al suo modo di porsi in campo, mai sopra le righe, con grande professionalità e con tanta, tanta voglia di giocare a tennis.

Buon compleanno Roberta !

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Pete Sampras spegne 51 candeline. I nati ad agosto e il tennis nel destino

Nato nello stesse mese di Federer e Laver, pochi giorni dopo entrambi, Pistol Pete aggiunge un altro anno, quasi vent’anni dopo l’ultimo trionfo

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Pete Sampras - US Open 2002 (foto @Gianni Ciaccia)

Di recente abbiamo festeggiato il compleanno di Roger Federer con l’emozionante video del piccolo Zizou, l’8 agosto; il giorno dopo quello del leggendario Rod Laver, con l’annuncio di Tsitsipas e Ruud presenti all’esibizione che porta il suo nome. E oggi, che è il compleanno di “Pistol” Pete Sampras, cosa accadrà di speciale per farcelo ricordare? Qualche altra sorpresa in campo nell’Open del Canada, o qualche annuncio speciale, o nulla di tutto questo? Chissà, l’unica certezza è che l’ex n.1 al mondo raggiunge il traguardo dei 51 anni, poco meno di 20 anni dopo quell’ultimo, romantico trionfo, contro l’amico rivale Agassi allo US Open del 2002 (tra l’altro giusto due settimane dopo aver compiuto 31 anni, il 26 agosto).

Pete dominò la sua era, dimostrandosi di un altro livello, soprattutto nei mesi estivi, nel periodo che va da Wimbledon fino ad arrivare allo US Open, tornei vinti rispettivamente 7 e 5 volte, per un totale di 14 Slam con i due Australian Open conquistati. Numeri apparentemente irraggiungibili al tempo, e pensare che ora Sampras non è neanche nella top 3 dei più vincenti…eppure non basta questo a scalfire il mito di colui che ha segnato un’epoca insieme ad Agassi, lui con i suoi servizi che erano proiettili (veniva soprannominato Pistol Pete non a caso) e le dolci volée, Andre con le schermaglie da fondo, in duelli che hanno tracciato un’era per chi l’ha vissuta.

Introdotto nella Hall of Fame nel 2007, si parla poco di Pete Sampras, lo si vede poco, ha “limitato” la sua carriera tennistica ai trofei e alle vittorie sul campo, senza lanciarsi in esperienze da allenatore o commentatore, che mal si sarebbero accoppiate con la persona taciturna e riservata che l’americano di origini greche è sempre stata. Ma resta una leggenda, l’ideale predecessore di Roger Federer, il giusto successore di Bjorn Borg e John McEnroe, insieme ad Agassi, per scrivere l’ennesimo capitolo di quel libro infinito che è la storia delle rivalità nel tennis, e oggi compie 51 anni, giusto a ricordare che il tempo, in fondo, passa per tutti.

 

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evidenza

41 candeline per Federer! Ma è lui a regalare a Zizou il giorno più bello della sua vita. Un video commovente

Nel video “The Promise” Roger Federer realizza il sogno del giovane talento giocando con lui a Zurigo

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(Ha collaborato alla scrittura dell’articolo Andrea Mastronuzzi)

Chi da bambino, al momento di spegnere le candeline nel giorno del proprio compleanno, non ha mai espresso un desiderio ingenuo, apparentemente irrealizzabile e lontano dalla seriosità della vita quotidiana degli adulti? Chissà quanti aspiranti tennisti pensano al sogno di incontrare il loro idolo mentre chiudono gli occhi e soffiano sulla torta. Roger Federer è stato ed è il protagonista di tanti di quei desideri che prendono forma nell’immaginazione fanciullesca. Oggi è il suo di compleanno, il 41esimo. Anche lui soffierà sulle candeline e magari nei suoi pensieri ci sarà spazio anche per qualche sogno ingenuo e apparentemente irrealizzabile (vincere un altro torneo, magari uno Slam?), espressione del fanciullino che, secondo Pascoli, rimane sempre in noi.

Nel frattempo, lo svizzero ha esaudito un desiderio di questo genere di un bambino che si avvia a diventare grande. Si chiama Izyan Ahmad, ma per tutti è Zizou. È il numero 1 negli Stati Uniti tra gli under 12. Cinque anni fa Zizou decise di non tenere più per sé il suo piccolo grande sogno perché aveva di fronte proprio la persona in grado di realizzarlo. In una conferenza stampa allo US Open tra i giornalisti c’era anche lui grazie a un’iniziativa della USTA. Il piccolo Zizou, calmo e sicuro di sé, rivolse al suo idolo Federer questa domanda: “Potresti giocare altri 8 o 9 anni così posso sfidarti quando sarò un professionista?”. Più imbarazzato del giovane intervistatore, Roger rispose che sarebbe tornato a giocare appositamente per incontrarlo su un campo da tennis e, incalzato da Zizou, assicurò che quella era una promessa.

 

Grazie a Barilla e alla simpatia – nel senso etimologico di ‘condividere emozioni’ – dello svizzero, Izyan ha realizzato il suo sogno sfidando Re Roger a Zurigo. L’accoglienza riservata al ragazzo in Svizzera, la sua sorpresa per le attenzioni ricevute, l’incredulità nel veder arrivare Federer– e infine gli scambi tra l’ex numero uno del mondo e il giovane talento sono alcuni dei passaggi del nuovo cortometraggio per Barilla. Quelli che più spingono ad immedesimarsi in Zizou. “The Promise” è il titolo del film che, secondo il Chief Marketing Officer di Barilla, Gianluca Di Tondo, rappresenta “un altro bellissimo esempio di cosa significhi per Barilla ‘Un Gesto d’Amore’”. Il fulcro attorno a cui ruota l’opera dell’azienda italiana sta infatti proprio nel tentativo di arricchire la quotidianità unendo le persone attraverso atti gratuiti, di affetto sincero e disinteressato.

Qualsiasi cosa Roger Federer faccia quando si relaziona con gli altri sembra venirgli naturale, senza sforzo, ed è questo che continua a stupire tutte le persone che incontra” – ha sottolineato ancora Di Tondo. Non è la prima volta, infatti, che il campione svizzero si rende protagonista di azioni semplici ma così potenti da rendere la giornata dei fortunati di turno la migliore della loro vita. Sempre in collaborazione con Barilla (un piatto di pasta è sempre facilitatore di incontri e parole), in passato Re Roger ha esaudito il sogno di due ragazze liguri diventate famose per aver provato a giocare a tennis sul tetto di un palazzo durante il lockdown e di una signora sarda che aveva “invitato” a cena lo svizzero attraverso un cartello messo in mostra durante una partita del 20 volte campione Slam a Madrid nel 2019. Gesti che rappresentano segni visibili di quei valori tanto cari a Italo Calvino e applicati da Federer anche con la racchetta in mano: leggerezza (nel senso di semplicità armoniosa), esattezza, rapidità, molteplicità, coerenza e, per l’appunto, visibilità (mai ostentata).

Così umano, Roger. Eppure, allo stesso tempo, divino. Tanto che Gianni Clerici qualche anno fa disse di aver visto in lui la reincarnazione della Divinità tennistica che segretamente sovrintende al gioco. Quello di oggi è il primo compleanno di Roger, arrivato a 41 anni, in cui lo Scriba non potrà dedicargli un pensiero da questo pianeta. Chissà, però, che non possa fare gli auguri direttamente a quella “Divinità tennistica” da cui lo svizzero è sempre sembrato aver tratto origine. Per proseguire sul filo della nostalgia, è anche la prima volta dopo 24 anni in cui Federer festeggerà senza avere una classifica ATP.

D’altra parte, c’è spazio anche per sentimenti che non guardano indietro, ma anzi si proiettano nel futuro, come i desideri che si esprimono quando si soffia sulle candeline. È infatti il compleanno che precede il ritorno in campo dello svizzero, dopo un anno e spiccioli in cui è mancato al suo sport e agli appassionati di questa forma di divertissement probabilmente anche più di quanto a lui sia mancato giocare un match ufficiale. Tornerà a farlo prima nella ‘sua’ Laver Cup e poi nella ‘sua’ Basilea. Se sarà un rientro solo per salutare o se invece Federer alimenterà ancora una volta le speranze di chiunque ami l’eleganza declinata nello sport (o l’eleganza e basta), sarà in ogni caso una festa. Tra nostalgia e gioia, tra sogni realizzati e desideri ingenui e apparentemente irrealizzabili. Proprio come in ogni compleanno.

Auguri Roger!!

Ubitennis ha fatto gli auguri a Federer nel…

2012Federer, un destino nel nome (Mastroluca)

2013Oggi non è solo il compleanno di Federer ma… (Scanagatta)

2014Roger Federer: When I was young… (De Gasperi)

2015Roger Federer, 34 anni e numeri senza fine (Guidobaldi)

2016 Nato l’8 agosto. Tu chiedi chi era Roger Federer (Salerno)

2017Roger Federer compie 36 anni, ma adesso viene il bello (Serrapede)

2018Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere (Guidobaldi)

2019Roger Federer compie 38 anni, ma non è ancora finita (Ortu)

2020 39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer (Verda)

2021I 40 anni da paradosso di Roger Federer (Stella)

41 SOSTANTIVI PER FEDERER – Eleganza, vittoria, sportività, disinvoltura, serenità, spigliatezza, talento, regalità, stile, fluidità, varietà, raffinatezza, umanità, empatia, simpatia, umiltà, paternità, fraternità, fragilità, costanza, misura, agilità, originalità, freschezza, pacatezza, ambizione, naturalezza, correttezza, disponibilità, gentilezza, amore, emotività, sorpresa, carisma, entusiasmo, leggerezza, coerenza, molteplicità, visibilità, rapidità, esattezza.

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Flash

Emma Raducanu, il coach russo e le preoccupazioni della politica

Forti perplessità di due membri del parlamento britannico sulla scelta di Emma di assumere Tursunov: “Un colpo propagandistico per il Cremlino”. E le suggeriscono di ripensarci

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Emma Raducanu - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Non c’è pace nel Regno. Il Regno è quello Unito e la pace manca a Emma Raducanu (vittoriosa ieri su Osorio dopo una lotta insensata). Oppure ella ce l’ha, la pace (glielo auguriamo), se riesce a farsi scivolare di dosso molte delle cose che scrivono su di lei. Perché la campionessa in carica dello US Open è costantemente sotto i riflettori – leggasi esposta a critiche continue – ormai da quasi un anno. Anzi, qualcosa di più, visto che era stata oggetto del duro commento di John McEnroe per essere stata colta dai crampi nel suo match di ottavi a Wimbledon 2021, raggiunti da n. 338 della classifica.

Lungi dal mettere a tacere la parte deteriore della stampa britannica e degli appestatori dei social media, l’incredibile cavalcata newyorchese ha invece elevato Emma su un piedistallo con un bel bersaglio dipinto addosso, ponendola in bella vista senza possibilità di riparo alcuno – della serie, “ora tutti sanno chi sei, goditi questo momento perché alla prima sconfitta…”.

I mesi successivi al vittorioso Slam non le hanno giovato da questo punto di vista, quando, conti alla mano, Emma vantava più accordi con nuovi sponsor (e che sponsor) che incontri vinti. Due fatti per i quali è fin troppo facile suggerire una relazione diretta, esistente o meno, di cui ci dovesse importare o meno. Parallelamente, c’è poi la questione dei continui cambi di coach, a cominciare da quell’Andrew Richardson nel suo angolo a Flushing Meadows (in realtà si partiva da prima, da Nigel-suocero-di-Andy-Murray, ma lì abbiamo avuto le prime perplessità e non solo per il luogo comune “squadra che vince non si cambia”).

 

A questo proposito, proprio in questi giorni Raducanu sarà seguita da un nuovo allenatore, Dmitry Tursunov, attualmente in prova con vista sul prosieguo della campagna nordamericana. E qui la notizia prende due strade diverse. La prima travalica l’ormai stantia storia della ragazza sciupa-coach per assumere un qualche connotato “politico”, nel senso che questa volta il commento sulla sua carriera arriva da un politico – il parlamentare laburista Chris Bryant, presidente dell’All-Party Parliamentary Group on Russia, un gruppo informale della Camera dei Comuni aperto a tutti i partiti che si propone di “promuovere buone relazioni tra i parlamenti e i popoli di UK e Russia”.

“Il Cremlino lo rappresenterebbe come un colpo propagandistico e un’indicazione che al Regno Unito non interessa veramente la guerra in Ucraina” ha detto Bryant al quotidiano The Telegraph. “Sarebbe un vero peccato [real shame, in inglese] se Emma continuasse”. E ha aggiunto: La incoraggio a ripensarci e come minimo a condannare la barbarica guerra di Putin”.

Non ci sono stati commenti da parte dei portavoce di Emma e della LTA, la federtennis britannica che continua a fornire supporto a Raducanu, così come da parte di Tursunov. Si è invece espresso un altro membro del parlamento, il tory Julian Knight, presidente della commissione Digital, Culture, Media & Sport: “Fa impressione vedere un russo allenare la stella nascente numero uno della Gran Bretagna”. Knight vorrebbe capire dove stia Tursunov rispetto all’invasione (e qui si ricade nel discorso già fatto quando si parlava delle dichiarazioni per poter partecipare a Wimbledon) e aggiunge di sperare che “la LTA sia capace di consigliare Emma per il meglio”.

Tornando al presunto “colpo propagandistico”, spostiamoci su Shamil Tarpischev, il presidente della federtennis russa che si era fatto (ri)conoscere già diversi anni addietro quando, riferendosi a Serena e Venus, le aveva chiamate i fratelli Williams. Dopo la finale di Wimbledon, Tarpischev ha rivendicato Elena Rybakina come un “prodotto” russo, in quella che pareva un’uscita da bambino delle elementari che butta via un giocattolo che non gli piace, salvo poi cambiare idea quando vede un compagno giocarci felice. Anche Yevgeny Kafelnikov usava lo stesso termine: “Comprare un prodotto pronto all’uso da una fabbrica di alto livello è qualcosa che sanno fare tutti...”.

Persone come oggetti, forse questo permette loro di sopportare meglio le barbarie del proprio Paese sulla popolazione ucraina. Dichiarazioni, in ogni caso, che da un lato quasi giustificano ex post (o almeno fanno riconsiderare) la controversa decisione di Wimbledon di escludere gli atleti che rappresentano la Russia (e non i “russi”), mentre dall’altro, trattandosi di una giocatrice che hanno palesemente e colpevolmente snobbato, non possono essere prese sul serio. Oppure possono? Perché, solo per fare un esempio dell’assurdo, anche giornalisti di nome (e cognome) hanno rilanciato il video dei “falsi morti ucraini che invece si muovevano”. Per dire che c’è gente sempre pronta ad abdicare al minimo sinaptico per credere alle stupidaggini che preferisce a dispetto dell’evidenza.

Allora, se non possiamo non essere d’accordo con Tumaini Carayol quando sul quotidiano The Guardian scrive che si tratta semplicemente di “un privato cittadino che si avvale dei servizi di un professionista indipendente, che è russo, con la semplice speranza di migliorare la propria carriera”, quello che segue, vale a dire che ciò “non dovrebbe costituire motivo per tale indignazione o polemica”, è altrettanto giusto, tranne però per il fatto che, lo abbiamo appena visto, non funziona davvero così. Perché, per quanto goffi, i tentativi di una narrazione russa totalmente avulsa dalla realtà fanno comunque proseliti. In questo senso, dunque, vanno intese le esternazioni dei due politici e inserite in un contesto di interferenze russe nella politica britannica.

La seconda strada verso cui ci porta la notizia del nuovo coach è per fortuna ben più leggera – sebbene anche questa lastricata di apprensioni – e origina da un’intervista di Tursunov dello scorso novembre in cui aveva avuto modo di citare Emma parlando delle perplessità sulla conclusione del rapporto con Sabalenka. “Emma Raducanu, che ha vinto gli US Open, sta licenziando le persone con cui ha lavorato” diceva Dmitry. “Naturalmente, tutti sono scioccati. Se qualcuno della sua squadra mi chiamasse ora e mi chiedesse se voglio allenarla, tremerei di paura, perché non sai quando verrai licenziato”. Una paura che speriamo abbia vinto, perché sarebbe dura trasmettere sicurezza dall’angolo quando sembra che il tuo seggiolino sia l’epicentro di un terremoto…

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