Coppa Davis: Italia favorita ma kazaki temibili in casa

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Coppa Davis: Italia favorita ma kazaki temibili in casa

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Team italiano di Coppa Davis, Ginevra 2014
 

Nel prossimo week-end la nostra nazionale maschile sarà impegnata ad Astana nel 1° turno della Coppa Davis contro il Kazakistan. Sulla carta non dovremmo avere problemi, ma i nostri avversari nella competizione si trasformano. Kukushkin mina vagante, Golubev pare fuori forma. Bolelli e Seppi in singolare?

Dopo la semifinale raggiunta nel 2014 (poi persa contro i futuri campioni svizzeri) la nostra nazionale maschile di tennis prova a ripetersi nel tabellone del World Group 2015 della Coppa Davis.
Il tabellone ci propone nel prossimo week-end l’insidiosa trasferta in terra kazaka. Ricordiamo che il fattore campo è stata deciso dal sorteggio in quanto non esistono precedenti tra le due nazionali.
La trasferta si profila ostica non tanto per il singolo valore dei nostri avversari (Mikhail Kukushkin è il tennista kazako con miglior classifica, nr. 58, ma comunque è indietro ai nostri primi 3 singolaristi, tutti nel ranking posizionati meglio di lui), quanto più per il fattore campo e per la capacità che i nostri avversari hanno mostrato nelle precedenti edizioni della Davis di sapersi trasformare nella competizione e soprattutto davanti al pubblico amico.
Ricordiamo infatti che il Kazakistan è dal 2011 nel tabellone principale della Davis (sonoro 5-0 alla Svizzera nei play-off del 2010 con gli elvetici che non avevano nell’occasione Federer ma solo Wawrinka) e che per ben 3 volte è riuscito a raggiungere i quarti, sfiorando in maniera clamorosa la semifinale proprio lo scorso anno, quando a Ginevra dopo il doppio si trovarono avanti 2-1 proprio contro quella Svizzera che poi avrebbe prima battuto l’Italia e poi vinto l’insalatiera a Lille.

Ad onor del vero ricordiamo anche in che modo il “miracolo” Kazakistan si sia realizzato negli ultimi anni. Il paese caucasico non ha alcuna tradizione tennistica, ma il suo presidente ha letteralmente “comprato” dalla Federazione tennistica russa tutti quei tennisti che per un motivo o per l’alto non avrebbero avuto alcuna possibilità di emergere in patria. Ecco spiegato come i vari Kukushkin, Golubev, ma anche Korolev e Schukin abbiano così abbracciato la bandiera kazaka, formando un team di tutto rispetto che si è tolto non poche soddisfazioni in Davis.
Se l’obiettivo del presidente della federazione kazaka era quello di attirare l’interesse sul tennis, possiamo dire che lo stesso è stato ampiamente raggiunto.

 

Ma, tornando alla sfida del prossimo week-end, l’avvio della stagione dei nostri tennisti ci rincuora. Bolelli sta giocando di nuovo il suo miglior tennis, Seppi sembra aver trovato una maturità ed una costanza invidiabile, Fognini alterna come al solito brillanti prestazioni a clamorosi scivoloni, ma comunque in doppio con Bolelli è una garanzia visto anche lo Slam conquistato in Australia. Inoltre ci facilita anche la superficie, perché seppur velocissima non dispiacerà sicuramente né a Seppi, né a Bolelli, che in partenza crediamo parta favorito come singolarista al posto di Fognini.

Ma vediamo con calma convocati e stato di forma dei protagonisti della sfida

 

KAZAKISTAN

Il capitano Doskarayev ha convocato per il match contro l’Italia 3 reduci dai quarti di finale persi lo scorso anno a Ginevra dai kazaki e cioè: Mikhail Kukushkin, Andrey Golubev e Aleksandr Nedovyesov. Al loro fianco è stato convocato per la prima volta il giovane Dmitry Popko, classe ’96 e nr. 605 del ranking Atp.

Il più in forma dei kazaki è Mikhail Kukushkin, come detto nr. 58 Atp e con una finale già disputata in questo inizio di stagione.
Il tennista nativo di Volgograd ma naturalizzato kazako è infatti approdato in finale a Sydney, sconfitto poi da Viktor Troicki, approdando in tabellone direttamente dalle qualificazioni, insomma un cammino di tutto rispetto. C’è però da dire che dopo quell’exploit Kukushkin ha inanellato ben 4 sconfitte consecutive al 1° turno, chissà che non sia stato un fuoco di paglia.
Kukushkin ha disputato in carriera 3 finali nel circuito, vincendo quella di S.Pietroburgo nel 2010 e perdendo oltre quella di Sydney di quest’anno anche quella di Mosca nel 2013 ed ha raggiunto come best ranking la posizione nr.48.
Il suo bilancio in Davis parla di 13 vittorie e 10 sconfitte (13-9 in singolare e 0-1 in doppio). Resta comunque il nostro avversario da tenere d’occhio anche perché come vedremo ha bilanci positivi nei precedenti contro i nostri tennisti. Atleta duttile che dà il meglio sul veloce, dove se in giornata può rendere la vita difficile a chiunque.

Andrey Golubev pare lontano dalla forma migliore, attualmente nr. 107 del ranking (ma 33 nel lontano 2010), quest’anno nel circuito ha raccolto appena una vittoria nelle qualificazioni di Sydney mentre nei tabelloni principali ha vinto il primo match proprio questa settimana nel torneo di Dubai battendo il qualificato francese Martin per poi essere facilmente liquidato al 2° turno da Novak Djokovic.
Anche per lui 3 finali giocate in carriera ed una sola vittoria, nel 2010 ad Amburgo, mentre è stato sconfitto a S.Pietroburgo nel 2008 ed a Kuala Lumpur nel 2010.
In Davis vanta un bilancio di tutto rispetto, 22 vittorie ed appena 8 sconfitte (16 vittorie e 6 sconfitte in singolare, 6-2 in doppio, dove si fa rispettare anche nel circuito Atp). Vanta scalpi di primo livello, come Jurgen Melzer, Tomas Berdych, Stan Wawrinka e David Goffin, in Davis è un guerriero, non molla mai e solo per questo va comunque rispettato.
Ricordiamo che Golubev di solito si allena in Italia, a Bra, quindi conosce benissimo il nostro paese e la nostra lingua.

Poco da dire sugli altri due convocati. Aleksandr Nedovyesov è nr.131 nel ranking, l’abbiamo conosciuto l’anno scorso nel doppio vinto a Ginevra in coppia con Golubev contro Federer e Wawrinka. Discreta la sua prova allora, sappiamo che il doppio kazako può essere temibile, se chiudessimo la prima giornata sul 2-0 in nostro favore non sarebbe male.
All’esordio assoluto il giovanissimo Popko, nr. 605.

Ricordiamo che fino ad un paio di anni fa al fianco di Kukushkin e Golubev, completavano una rosa di un certo rispetto Evgeny Korolev, dal braccio potentissimo ma la cui carriera è stata travagliata da numerosi incidenti che lo hanno costretto poi al ritiro da appena 28 anni, e Yuri Schukin, buon doppista.
Sicuramente oggi il Kazakistan fa meno paura di allora, starà poi alla nostra squadra disinnescare con autorità le insidie di questa trasferta

 

ITALIA

Barazzutti ha scelto secondo regola, intoccabile al momento il quartetto convocato: Fabio Fognini, Andreas Seppi, Simone Bolelli e Paolo Lorenzi. Premio per le ultime prestazioni a Luca Vanni, convocato come 5° uomo ad Astana.

Bolelli e Seppi ci hanno davvero impressionato in questo inizio 2015 e crediamo che partano favoriti per scendere in campo nei singolari.
Andreas ha giocato alla grande, l’exploit contro Federer agli Australian Open è la ciliegina sulla torta di due mesi dove l’atleta altoatesino ha anche raggiungo la semifinale a Doha e la finale a Zagabria. Dopo essere scivolato oltre la 50° posizione nel ranking, Andreas ora occupa la nr. 36 e se continuasse a giocare così avrebbe grandi margini di miglioramento, visto anche che il 2014 per lui è stato un anno avaro di soddisfazioni.

Simone Bolelli, attualmente nr. 52, sta coronando quel ritorno nelle alte sfere del ranking che lui stesso si era posto come obiettivo dopo l’operazione al polso di qualche anno fa che ne aveva interrotto una prima rincorsa ai piani alti della classifica.
Simone ha raggiunto i quarti a Sydney e a Marsiglia, dove per la prima volta ha battuto in carriera un Top10 (Milos Raonic), ma ha fatto piacere soprattutto rivedere con costanza ed autorità quelle accelerazioni che tanto avevano impressionato agli inizi della sua carriera e ne avevano fatto pronosticare un futuro roseo.

Fabio Fognini fa fatica a ritrovare i fasti e gli splendori di un paio di anni fa, troppo alterne ed incostanti le sue prove (vedi la finale a Rio de Janeiro e poi la brutta scoppola rimediata a Buenos Aires la settimana dopo contro Carlos Berlocq), ancora troppo incontrollabile da un punto di vista nervoso durante i suoi match.
Che poi sia capace di qualsiasi impresa, questo ormai lo sappiamo.
Certo, per quanto visto sin qui, il suo impiego ci appare sicuro solo in doppio, dove con Bolelli forma una coppia affiatata e di tutto rispetto, capace come ben sappiamo di vincere uno Slam in Australia a gennaio.

Per i singolari ci appaiono più affidabili al momento Bolelli e Seppi, vediamo cosa deciderà Barazzutti.

 

PRECEDENTI TRA I GIOCATORI

Come abbiamo scritto in apertura di questo pezzo non ci sono precedenti tra le due nazionali, mentre quelli tra i giocatori ci confermano che il nostro avversario da tenere d’occhio e Mikhail Kukushkin, in vantaggio negli scontri diretti contro Fognini ed in parità con Seppi.
In netto svantaggio invece il nr.1 kazako contro Bolelli, ma questo ci pare anche ovvio. Se Simone è in giornata, le sue accelerazioni si rivelano letali per uno come Kukushkin che si difende bene sul veloce, ma non ha il ritmo per tenere a bada i colpi del bolognese.

Non sembra invece un problema Golubev, sia per i precedenti sia per quanto ci ha fatto vedere ultimamente nel circuito.

 

Kukushkin-Fognini 2-1

2009 Roland Garros, Qual., clay, Fognini 63 76(4)
2009 Mosca, R32, hard, Kukushkin 64 57 64
2014 Mosca, R16, hard, Kukushkin 64 62

Kukushkin-Seppi 1-1

2012 Roland Garros, R64, clay, Seppi 67(5) 62 26 61 62
2013 Mosca, S, hard, Kukushkin 61 16 64

Kukushkin-Bolelli 0-3

2010 Napoli, R32, clay, Bolelli 64 62
2010 Barcellona, Qual., clay, Bolelli 63 36 75
2011 Montecarlo, Qual., clay, Bolelli 63 63

Non ci sono precedenti tra Kukushkin e Lorenzi

Golubev-Fognini 0-4

2009 Australian Open, R128, hard, Fognini 36 76(7) 64 62
2010 Cincinnati, Qual., hard, Fognini 63 31rit
2014 Stoccarda, R16, clay, Fognini 64 64
2014 US Open, R128, hard, Fognini 64 64 62

Golubev-Lorenzi 1-1

2007 Cordenons, R32, clay, Lorenzi 63 67(5) 64
2009 Recanati, Q, hard, Golubev 64 60

Non ci sono precedenti né tra Golubev e Seppi né tra Golubev e Bolelli

 

PRONOSTICO

Sulla carta non ci dovrebbero essere problemi, abbiamo una squadra più forte per potenzialità, valori tecnici e per quanto ci dice il ranking ATP.
Bisognerà solo vedere quanto saremo capaci di superare le insidie derivanti dal fattore campo e dalla superficie che ci aspettiamo velocissima, ma non è detto che ciò sia poi così negativo (soprattutto se Bolelli dovesse scendere in campo in singolare).
Se i nostri tennisti giocheranno come sanno i quarti saranno ampiamente alla nostra portata, sperando di non dover recarci poi a luglio in Australia, ma questo è un altro discorso, speriamo di poterne parlare da lunedì 9 marzo.

Kazakhstan 30% – Italia 70%

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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