Coppa Davis: GB e Australia ai quarti. Goffin salva il Belgio, Pospisil chiude per il Canada

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Coppa Davis: GB e Australia ai quarti. Goffin salva il Belgio, Pospisil chiude per il Canada

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Il tennista scozzese nella sua Glasgow batte John Isner in tre set e per il secondo anno consecutivo manda gli Usa ai Play-off ed il suo team ai quarti (in casa contro la Francia, a Wimbledon?). L’australiano supera con due tie break Rosol e porta per la prima volta dal 2006 la sua squadra ai quarti, dove in casa affronterà il Kazakhstan dei miracoli. Laaksonen fa un altro miracolo a Liegi, ma Goffin vince il singolare decisivo. Non bastano le due vittorie di Nishikori al Giappone, che deve inchinarsi al Canada nonostante la vittoria del suo n.1 su Raonic

REP. CECA- AUSTRALIA 1-3 (Cesare Novazzi)

L’Australia torna ai quarti di finale per la prima volta dal 2006 e lo fa con due ottime prestazioni di Tomic ed una splendida rimonta di Kokkinakis. La Repubblica Ceca esce al primo turno da testa di serie numero 1 (come era successo alla Spagna nel 2013). Troppo pesanti le defezioni di Berdych e Stepanek.

 

B. Tomic b. L. Rosol 7-6(4) 6-3 7-6(5)

Lukas Rosol cerca di riscattarsi dopo la prestazione con Kokkinakis, mentre Bernard Tomic vuole confermare il buon stato di forma mostrato con Vesely. Nessun precedente tra i due.

Si inizia con Tomic al servizio, Rosol è molto concentrato ed aggressivo da fondo, in spinta continua. Manca solo un po’ di profondità. Tomic sembra sorpreso da questo atteggiamento, ma rimane saldamente in partita. Al quinto gioco però Tomic non trova la prima e Rosol ne approfitta portandosi 0-40. L’australiano annulla tutte le palle break con coraggio e con un pizzico di fortuna sulla terza, chiudendo poi il game a rete. Rosol tira sempre molto forte e attacca con il diritto, mentre Tomic riesce finalmente a trovare il suo ritmo tenendo il settimo gioco a zero. Si seguono i servizi fino al tie break. Qualche errore di troppo per Rosol con il rovescio porta Tomic a tre set point. L’australiano ci prova subito, ma la sua risposta finisce sul nastro. Ci pensa però Rosol sbagliando un rovescio che vale il 7 a 4 del tie break. Bravo Tomic ad attendere l’errore del suo avversario che perde un po’ di lucidità. L’impressione è che il ceco stia giocando al suo massimo livello, mentre Tomic abbia ancora un ampio margine di crescita.
Nel secondo set l’impressione diventa realtà perché sebbene i giocatori si scambino favori con break e controbreak al terzo e quarto gioco, causa errori di impostazione, al quinto gioco l’australiano inizia a mettere pressione al ceco. Tomic recupera una discreta palla corta di Rosol e con una contro smorzata si procura una palla break. Un doppio fallo del ceco regala il turno di battuta all’australiano che sale 3-2. Tomic conferma il break e al turno successivo Rosol è ancora in apnea, ma tiene il servizio con un po’ di fatica (ottimo il passante di rovescio di Tomic ad una mano per il 30 pari). Nel nono gioco Rosol manca di profondità e Tomic si procura una palla set, chiudendo poi anche il secondo parziale in suo favore con una risposta aggressiva.
Il terzo set si apre con Tomic alla battuta. I tennisti non concedono palle break, rimangono concentrati sui propri turni di servizio, anche se Rosol scende significativamente in aggressività. Al quarto gioco il ceco fatica per trovare il 2 a 2 dopo buona difesa di Tomic, ma chiude comunque con servizio e diritto. Tocca a Tomic soffrire il gioco avversario al nono game dove Rosol trova la parità, ma Tomic sistema tutto con il servizio. Sul 6 a 5 Tomic e servizio Rosol, il ceco con due errori si ritrova 0-30. Tomic cerca il punto a rete ma sbaglia la volée. Poi l’australiano ancora con un errore di diritto da metà campo regala il punto che vale il tie break all’avversario. I giocatori difendono bene i propri servizi man mano che la tensione sale. Il tifo supporta il padrone di casa che però non conferma un minibreak e cede la sua battuta due volte in due turni (la seconda volta con un errore forzato da un diritto australiano). Tomic ringrazia e dopo servizio e diritto chiude con lo smash consegnando alla sua squadra il punto che vale l’accesso ai quarti di finale con il Kazakhstan, in casa.

 

GBR-USA 3-1 (Giorgio Laurenti)

Dopo ottant’anni la Gran Bretagna torna a vincere in casa contro gli Stati Uniti e si qualifica ai quarti di finale di Coppa Davis contro la Francia. A tredici mesi di distanza da San Diego un’altra sconfitta per il tennis a stelle e strisce contro la Gran Bretagna ed è di nuovo costretta ai play-off per rimanere nel World Group. Il punto decisivo lo porta Andy Murray vittorioso contro John Isner in tre set davanti a un pubblico straordinario che ha fatto da cornice perfetta in questi tre giorni di bel tennis.

A. Murray b. J. Isner 7-6(4) 6-3 7-6(4)

Un Murray formato chirurgo quello che si è trovato di fronte Isner all’Emirates Arena di Glasgow: nessun break concesso e appena un punto sul suo servizio nei due tiebreak giocati.
Sul 5-4 nel primo set lo statunitense, reduce dalla maratona di venerdì contro James Ward, non sfrutta ben tre palle set (due delle quali consecutive). Al tiebreak il primo, e unico, doppio fallo di Isner del match, gli costa carissimo perché Murray non concede altre opportunità e chiude 7-4.
Abbattuto per il primo parziale perso, Isner perde lucidità e al sesto gioco concede una palla break a Murray, il quale la trasforma con un lob su cui Isner non può nulla. Al servizio sul 5-3 in suo favore lo scozzese tiene il servizio a zero.
Nel primo gioco del terzo set Murray ha tre palle break ma Isner grazie alla prima di servizio riesce a portarsi sull’1-0. Come nel primo set si arriva al tiebreak: Murray strappa un mini break e si porta sul 3-2, tiene i due successivi servizi e strappa un altro mini break allo statunitense. Sul 6-3 si concede un singolo passaggio a vuoto nel primo turno di battuta, per poi chiudere con un ace esterno ancora 7-4.

 

BELGIO-SVIZZERA 3-2 (Giovanni Vianello)

Alzi la mano chi avrebbe mai creduto che la Svizzera orfana di Federer e Wawrinka sarebbe arrivata a giocarsi l’accesso ai quarti di finale con il Belgio al quinto singolare. Onore al merito soprattutto ad Henri Laaksonen, che firma la seconda vittoria in 5 set (ed in rimonta) in due giorni. Ma purtroppo tutto ciò non basta ai campioni in carica. Il Belgio schiera Goffin nell’ultimo singolare che si impone facilmente su Bossel

H. Laaksonen b. S .Darcis 6-3 3-6 3-6 7-6(5) 6-1

Una rimonta insperata regala alla Svizzera la possibilità di giocarsi la qualificazione ai quarti fino all’ultimo match.
Il giovane Henri Laaksonen, tennista di sponda elvetica, ha infatti vinto al quinto set su Steve Darcis, partendo da uno svantaggio di due set a uno. La partita è stata molto equilibrata fino alla fine del quarto set.
Nel primo set entrambi i giocatori sono spesso andati in difficoltà al servizio ed è stato infine Laaksonen a spuntarla per 6-3 con due break di vantaggio.
Nel secondo set stesso risultato, questa volta a favore di Darcis.
Il belga si è aggiudicato con un break di vantaggio anche il terzo set e si è portato 3-1 nel quarto, ma da lì è partita la reazione di Laaksonen, che ha recuperato il divario ed è riuscito poi a portare il set al tie-break, che si è aggiudicato.
Nel quinto set Darcis, che fino al tie-break del quarto aveva mostrato un tennis spumeggiante fatto di un apprezzabile alternarsi di accelerazioni e palle corte, è calato mentalmente ed ha cominciato a commettere molti errori ed ha perso 6-1.


Goffin b. Bossel 6-4 6-0 6-4

Si infrange sullo scoglio di Goffin il sogno elvetico di raggiungere i quarti dell’edizione 2015 di Coppa Davis, ma va reso onore agli svizzeri, soprattutto a Laaksonen, che hanno avuto il merito di rendere appassionante un tie che sembrava scontato nell’esito.
La quinta partita ha visto la decisione del capitano belga di giocare la carta Goffin, che era stato risparmiato nella prima giornata. Per la Svizzera invece in campo Bossel.
Il primo set ha subito preso la via belga, il numero 21 al mondo Goffin, netto favorito della vigilia, ha immediatamente strappato la battuta a Bossel e ha mantenuto il vantaggio per tutto il parziale, vincendo per 6-4.
Il secondo set è stato poco più di un allenamento per il belga, che non ha concesso nemmeno un game all’avversario aggiudicandosi la frazione per 6-0.
Nel terzo ed ultimo set c’è stato più equilibrio e si è arrivati al 4 pari, ma nel nono gioco dopo alcuni tentativi Goffin è infine riuscito a brekkare Bossel, dotato peraltro di un ottimo servizio, ed ha poi portato a casa set e partita 6-4.

CANADA – GIAPPONE 3-2 (Fabio Gibertini)

Kei Nishikori svolge in pieno il suo dovere superando il n.1 canadese Raonic (che era imbattuto in 11 precedenti singolari di Davis disputati in casa) in una partita molto equilibrata finita 6-4 al quinto e decisa da pochi punti. Ma Go Soeda, scelto all’ultimo al posto di Tatsuma Ito per il match decisivo, rimane in gara solo tre quarti d’ora contro un concentratissimo Vasek Pospisil, ed il Canada può festeggiare dopo due anni il raggiungimento dei quarti di Davis, ove affronterà il Belgio.

K. Nishikori b. M. Raonic 3-6 6-3 6-4 2-6 6-4
Nel primo set i giochi si decidono nei 3 game a partire dall’1-1 servizio Raonic quando il giapponese non approfitta del 15-30 e commette un errore da fondo che consente poi a Raonic di tenere la battuta senza rischi. Pochi punti più tardi un “challenge” azzardato e ancora due errori di dritto consegnano il break a 30 che si rivelerà decisivo nel set, visto che il canadese non concederà più nulla al servizio fino al 6-3 finale in 33′.

Seconda partita quasi soporifera fino al 3-4 servizio Raonic quando il giapponese inizia a entrare in ritmo sulla risposta e costringe l’avversario ai vantaggi in cui si procura, in successione, 3 palle break. Se le prime due scompaiono sotto i colpi della sempre consistente prima di servizio del canadese, sulla terza la risposta lungolinea vincente regala il 5-3 a Nishikori che poi un perfetto game a 0 trasformerà in 6-3 per la parità momentanea. Se in questo set il nipponico è via via andato in crescendo Raonic al contrario non lo ha mai impensierito conquistando solo 3 miseri punti in risposta.

Nel terzo set, dopo un game iniziale a zero di Raonic iniziano i problemi per chi è al servizio: Nishikori deve annullare con merito 3 palle break (1 sull’1-0 e 2 sul 2-1) prima di andare in parità sul 2-2 quando con un game quasi perfetto strappa il servizio al canadese (nonostante due ace) mettendo in campo un paio di prodezze che qualcuno riterrebbe da circoletto rosso. Il combattuto parziale si chiude 6-4 in 44′ con due chance per il 6-3 sciupate malamente dal giapponese che poi chiude il game successivo senza problemi un set dal notevole livello di gioco.

La quarta partita fila via come un lampo e il calo che aveva iniziato ad affiorare in Nishikori a fine terzo set si concretizza nel quarto game quando, aiutato dalle risposte aggressive del canadese, commette due errori per lui insoliti e, sul 30-40, regala il break con il quarto doppio fallo. Nel game successivo, Raonic concede una palla del controbreak ma la annulla bene e si invola verso la conquista del set che otterrà con un secondo break sul 5-2, che, oltre a garantirgli il 6-2 definitivo in 30′, gli permetterà di cominciare al servizio il parziale decisivo. Il canadese ormai con le spalle al muro ha sfoderato un set da 75% di prime palle e 100% di punti sulla prima, numeri che combinati non hanno lasciato che le briciole al suo avversario nei sui game di servizio.

Nel quinto e decisivo set le prime emozioni arrivano sull’1-1 quando Nishikori costringe Raonic al break con una gran risposta di rovescio e un successivo scambio ben condotto da fondo. Il vantaggio così ottenuto che visti i set precedenti aveva l’aria di poter risultare decisivo, viene invece smarrito sul 3-2 quando il nipponico dal 40-15 si fa riprendere e concede il break incoraggiato dai sorprendenti recuperi di Raonic, che, tuttavia, è sembrato, in questa fase, incautamente sollecitato troppo sul dritto con cui ha ribaltato un paio di scambi decisivi. L’inerzia cambia così di mano e prende ancor più vigore quando Raonic tiene a 0 il game del 4-3. Ma il giapponese non si perde d’animo, tiene bene per il 4-4 e gela il padrone di casa con un break (regalato dal sesto doppio fallo) ottenuto grazie a un’ottima presenza in risposta e da fondo. Nishikori concentratissimo chiude alla grande il game successivo con 3 colpi vincenti per il 6-4 finale che gli consegna la partita in 3 ore e 4 minuti.

Nel complesso match piacevole dall’alto livello di gioco che, come nei precedenti incontri, si è deciso su una manciata di punti. Davvero notevole la prestazione del giapponese capace in diverse occasioni di disinnescare la devastante battuta di Raonic per iniziare lo scambio, cosa che ha consentito di avere una impronosticabile partita senza tiebreak giocati. Certamente, se sapranno proseguire per questa strada, ritroveremo presto questi protagonisti sui campi del grande tennis.

V. Pospisil b. G. Soeda 7-5 6-3 6-4

Un po’ un “anticlimax” il match decisivo tra Pospisil e Soeda, soprattutto se confrontato al pathos regalato da altri incontri disputatisi in questo weekend di Davis. Dopo un avvio incatenato alla regola dei servizi (una sola palla break nei primi 18 games, quella sfruttata da Pospisil sul 6-5 del primo parziale, che gli è valsa il set), il tennista di Vancouver ha lentamente ma inesorabilmente preso il sopravvento a partire dal 4-3 in suo favore nel secondo parziale, quando un doppio fallo di Soeda gli ha regalato il break decisivo per portarsi a condurre per 2 set a zero.
Da quel momento in poi tanta fatica per il nipponico, che deve affrontare palle break ad ogni turno di battuta o quasi, mentre sui game di servizio di Pospisil raccoglie solamente le briciole (costantemente sotto il 20% in questa statistica durante tutta la partita). Dal 3-3 nel secondo set, il canadese infila una serie di 6 giochi a uno (e nell’unico game vinto Soeda ha dovuto cancellare una palla break) che scava un solco incolmabile tra lui e l’avversario. Dopo 1 ora e 49 minuti l’ace numero 14 di Pospisil manda il Canada nei quarti di finale, dove il prossimo luglio dovrà affrontare una insidiosa ma non impossibile trasferta contro il Belgio.

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

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Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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