Coppa Davis: GB e Australia ai quarti. Goffin salva il Belgio, Pospisil chiude per il Canada

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Coppa Davis: GB e Australia ai quarti. Goffin salva il Belgio, Pospisil chiude per il Canada

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Il tennista scozzese nella sua Glasgow batte John Isner in tre set e per il secondo anno consecutivo manda gli Usa ai Play-off ed il suo team ai quarti (in casa contro la Francia, a Wimbledon?). L’australiano supera con due tie break Rosol e porta per la prima volta dal 2006 la sua squadra ai quarti, dove in casa affronterà il Kazakhstan dei miracoli. Laaksonen fa un altro miracolo a Liegi, ma Goffin vince il singolare decisivo. Non bastano le due vittorie di Nishikori al Giappone, che deve inchinarsi al Canada nonostante la vittoria del suo n.1 su Raonic

REP. CECA- AUSTRALIA 1-3 (Cesare Novazzi)

L’Australia torna ai quarti di finale per la prima volta dal 2006 e lo fa con due ottime prestazioni di Tomic ed una splendida rimonta di Kokkinakis. La Repubblica Ceca esce al primo turno da testa di serie numero 1 (come era successo alla Spagna nel 2013). Troppo pesanti le defezioni di Berdych e Stepanek.

 

B. Tomic b. L. Rosol 7-6(4) 6-3 7-6(5)

Lukas Rosol cerca di riscattarsi dopo la prestazione con Kokkinakis, mentre Bernard Tomic vuole confermare il buon stato di forma mostrato con Vesely. Nessun precedente tra i due.

Si inizia con Tomic al servizio, Rosol è molto concentrato ed aggressivo da fondo, in spinta continua. Manca solo un po’ di profondità. Tomic sembra sorpreso da questo atteggiamento, ma rimane saldamente in partita. Al quinto gioco però Tomic non trova la prima e Rosol ne approfitta portandosi 0-40. L’australiano annulla tutte le palle break con coraggio e con un pizzico di fortuna sulla terza, chiudendo poi il game a rete. Rosol tira sempre molto forte e attacca con il diritto, mentre Tomic riesce finalmente a trovare il suo ritmo tenendo il settimo gioco a zero. Si seguono i servizi fino al tie break. Qualche errore di troppo per Rosol con il rovescio porta Tomic a tre set point. L’australiano ci prova subito, ma la sua risposta finisce sul nastro. Ci pensa però Rosol sbagliando un rovescio che vale il 7 a 4 del tie break. Bravo Tomic ad attendere l’errore del suo avversario che perde un po’ di lucidità. L’impressione è che il ceco stia giocando al suo massimo livello, mentre Tomic abbia ancora un ampio margine di crescita.
Nel secondo set l’impressione diventa realtà perché sebbene i giocatori si scambino favori con break e controbreak al terzo e quarto gioco, causa errori di impostazione, al quinto gioco l’australiano inizia a mettere pressione al ceco. Tomic recupera una discreta palla corta di Rosol e con una contro smorzata si procura una palla break. Un doppio fallo del ceco regala il turno di battuta all’australiano che sale 3-2. Tomic conferma il break e al turno successivo Rosol è ancora in apnea, ma tiene il servizio con un po’ di fatica (ottimo il passante di rovescio di Tomic ad una mano per il 30 pari). Nel nono gioco Rosol manca di profondità e Tomic si procura una palla set, chiudendo poi anche il secondo parziale in suo favore con una risposta aggressiva.
Il terzo set si apre con Tomic alla battuta. I tennisti non concedono palle break, rimangono concentrati sui propri turni di servizio, anche se Rosol scende significativamente in aggressività. Al quarto gioco il ceco fatica per trovare il 2 a 2 dopo buona difesa di Tomic, ma chiude comunque con servizio e diritto. Tocca a Tomic soffrire il gioco avversario al nono game dove Rosol trova la parità, ma Tomic sistema tutto con il servizio. Sul 6 a 5 Tomic e servizio Rosol, il ceco con due errori si ritrova 0-30. Tomic cerca il punto a rete ma sbaglia la volée. Poi l’australiano ancora con un errore di diritto da metà campo regala il punto che vale il tie break all’avversario. I giocatori difendono bene i propri servizi man mano che la tensione sale. Il tifo supporta il padrone di casa che però non conferma un minibreak e cede la sua battuta due volte in due turni (la seconda volta con un errore forzato da un diritto australiano). Tomic ringrazia e dopo servizio e diritto chiude con lo smash consegnando alla sua squadra il punto che vale l’accesso ai quarti di finale con il Kazakhstan, in casa.

 

GBR-USA 3-1 (Giorgio Laurenti)

Dopo ottant’anni la Gran Bretagna torna a vincere in casa contro gli Stati Uniti e si qualifica ai quarti di finale di Coppa Davis contro la Francia. A tredici mesi di distanza da San Diego un’altra sconfitta per il tennis a stelle e strisce contro la Gran Bretagna ed è di nuovo costretta ai play-off per rimanere nel World Group. Il punto decisivo lo porta Andy Murray vittorioso contro John Isner in tre set davanti a un pubblico straordinario che ha fatto da cornice perfetta in questi tre giorni di bel tennis.

A. Murray b. J. Isner 7-6(4) 6-3 7-6(4)

Un Murray formato chirurgo quello che si è trovato di fronte Isner all’Emirates Arena di Glasgow: nessun break concesso e appena un punto sul suo servizio nei due tiebreak giocati.
Sul 5-4 nel primo set lo statunitense, reduce dalla maratona di venerdì contro James Ward, non sfrutta ben tre palle set (due delle quali consecutive). Al tiebreak il primo, e unico, doppio fallo di Isner del match, gli costa carissimo perché Murray non concede altre opportunità e chiude 7-4.
Abbattuto per il primo parziale perso, Isner perde lucidità e al sesto gioco concede una palla break a Murray, il quale la trasforma con un lob su cui Isner non può nulla. Al servizio sul 5-3 in suo favore lo scozzese tiene il servizio a zero.
Nel primo gioco del terzo set Murray ha tre palle break ma Isner grazie alla prima di servizio riesce a portarsi sull’1-0. Come nel primo set si arriva al tiebreak: Murray strappa un mini break e si porta sul 3-2, tiene i due successivi servizi e strappa un altro mini break allo statunitense. Sul 6-3 si concede un singolo passaggio a vuoto nel primo turno di battuta, per poi chiudere con un ace esterno ancora 7-4.

 

BELGIO-SVIZZERA 3-2 (Giovanni Vianello)

Alzi la mano chi avrebbe mai creduto che la Svizzera orfana di Federer e Wawrinka sarebbe arrivata a giocarsi l’accesso ai quarti di finale con il Belgio al quinto singolare. Onore al merito soprattutto ad Henri Laaksonen, che firma la seconda vittoria in 5 set (ed in rimonta) in due giorni. Ma purtroppo tutto ciò non basta ai campioni in carica. Il Belgio schiera Goffin nell’ultimo singolare che si impone facilmente su Bossel

H. Laaksonen b. S .Darcis 6-3 3-6 3-6 7-6(5) 6-1

Una rimonta insperata regala alla Svizzera la possibilità di giocarsi la qualificazione ai quarti fino all’ultimo match.
Il giovane Henri Laaksonen, tennista di sponda elvetica, ha infatti vinto al quinto set su Steve Darcis, partendo da uno svantaggio di due set a uno. La partita è stata molto equilibrata fino alla fine del quarto set.
Nel primo set entrambi i giocatori sono spesso andati in difficoltà al servizio ed è stato infine Laaksonen a spuntarla per 6-3 con due break di vantaggio.
Nel secondo set stesso risultato, questa volta a favore di Darcis.
Il belga si è aggiudicato con un break di vantaggio anche il terzo set e si è portato 3-1 nel quarto, ma da lì è partita la reazione di Laaksonen, che ha recuperato il divario ed è riuscito poi a portare il set al tie-break, che si è aggiudicato.
Nel quinto set Darcis, che fino al tie-break del quarto aveva mostrato un tennis spumeggiante fatto di un apprezzabile alternarsi di accelerazioni e palle corte, è calato mentalmente ed ha cominciato a commettere molti errori ed ha perso 6-1.


Goffin b. Bossel 6-4 6-0 6-4

Si infrange sullo scoglio di Goffin il sogno elvetico di raggiungere i quarti dell’edizione 2015 di Coppa Davis, ma va reso onore agli svizzeri, soprattutto a Laaksonen, che hanno avuto il merito di rendere appassionante un tie che sembrava scontato nell’esito.
La quinta partita ha visto la decisione del capitano belga di giocare la carta Goffin, che era stato risparmiato nella prima giornata. Per la Svizzera invece in campo Bossel.
Il primo set ha subito preso la via belga, il numero 21 al mondo Goffin, netto favorito della vigilia, ha immediatamente strappato la battuta a Bossel e ha mantenuto il vantaggio per tutto il parziale, vincendo per 6-4.
Il secondo set è stato poco più di un allenamento per il belga, che non ha concesso nemmeno un game all’avversario aggiudicandosi la frazione per 6-0.
Nel terzo ed ultimo set c’è stato più equilibrio e si è arrivati al 4 pari, ma nel nono gioco dopo alcuni tentativi Goffin è infine riuscito a brekkare Bossel, dotato peraltro di un ottimo servizio, ed ha poi portato a casa set e partita 6-4.

CANADA – GIAPPONE 3-2 (Fabio Gibertini)

Kei Nishikori svolge in pieno il suo dovere superando il n.1 canadese Raonic (che era imbattuto in 11 precedenti singolari di Davis disputati in casa) in una partita molto equilibrata finita 6-4 al quinto e decisa da pochi punti. Ma Go Soeda, scelto all’ultimo al posto di Tatsuma Ito per il match decisivo, rimane in gara solo tre quarti d’ora contro un concentratissimo Vasek Pospisil, ed il Canada può festeggiare dopo due anni il raggiungimento dei quarti di Davis, ove affronterà il Belgio.

K. Nishikori b. M. Raonic 3-6 6-3 6-4 2-6 6-4
Nel primo set i giochi si decidono nei 3 game a partire dall’1-1 servizio Raonic quando il giapponese non approfitta del 15-30 e commette un errore da fondo che consente poi a Raonic di tenere la battuta senza rischi. Pochi punti più tardi un “challenge” azzardato e ancora due errori di dritto consegnano il break a 30 che si rivelerà decisivo nel set, visto che il canadese non concederà più nulla al servizio fino al 6-3 finale in 33′.

Seconda partita quasi soporifera fino al 3-4 servizio Raonic quando il giapponese inizia a entrare in ritmo sulla risposta e costringe l’avversario ai vantaggi in cui si procura, in successione, 3 palle break. Se le prime due scompaiono sotto i colpi della sempre consistente prima di servizio del canadese, sulla terza la risposta lungolinea vincente regala il 5-3 a Nishikori che poi un perfetto game a 0 trasformerà in 6-3 per la parità momentanea. Se in questo set il nipponico è via via andato in crescendo Raonic al contrario non lo ha mai impensierito conquistando solo 3 miseri punti in risposta.

Nel terzo set, dopo un game iniziale a zero di Raonic iniziano i problemi per chi è al servizio: Nishikori deve annullare con merito 3 palle break (1 sull’1-0 e 2 sul 2-1) prima di andare in parità sul 2-2 quando con un game quasi perfetto strappa il servizio al canadese (nonostante due ace) mettendo in campo un paio di prodezze che qualcuno riterrebbe da circoletto rosso. Il combattuto parziale si chiude 6-4 in 44′ con due chance per il 6-3 sciupate malamente dal giapponese che poi chiude il game successivo senza problemi un set dal notevole livello di gioco.

La quarta partita fila via come un lampo e il calo che aveva iniziato ad affiorare in Nishikori a fine terzo set si concretizza nel quarto game quando, aiutato dalle risposte aggressive del canadese, commette due errori per lui insoliti e, sul 30-40, regala il break con il quarto doppio fallo. Nel game successivo, Raonic concede una palla del controbreak ma la annulla bene e si invola verso la conquista del set che otterrà con un secondo break sul 5-2, che, oltre a garantirgli il 6-2 definitivo in 30′, gli permetterà di cominciare al servizio il parziale decisivo. Il canadese ormai con le spalle al muro ha sfoderato un set da 75% di prime palle e 100% di punti sulla prima, numeri che combinati non hanno lasciato che le briciole al suo avversario nei sui game di servizio.

Nel quinto e decisivo set le prime emozioni arrivano sull’1-1 quando Nishikori costringe Raonic al break con una gran risposta di rovescio e un successivo scambio ben condotto da fondo. Il vantaggio così ottenuto che visti i set precedenti aveva l’aria di poter risultare decisivo, viene invece smarrito sul 3-2 quando il nipponico dal 40-15 si fa riprendere e concede il break incoraggiato dai sorprendenti recuperi di Raonic, che, tuttavia, è sembrato, in questa fase, incautamente sollecitato troppo sul dritto con cui ha ribaltato un paio di scambi decisivi. L’inerzia cambia così di mano e prende ancor più vigore quando Raonic tiene a 0 il game del 4-3. Ma il giapponese non si perde d’animo, tiene bene per il 4-4 e gela il padrone di casa con un break (regalato dal sesto doppio fallo) ottenuto grazie a un’ottima presenza in risposta e da fondo. Nishikori concentratissimo chiude alla grande il game successivo con 3 colpi vincenti per il 6-4 finale che gli consegna la partita in 3 ore e 4 minuti.

Nel complesso match piacevole dall’alto livello di gioco che, come nei precedenti incontri, si è deciso su una manciata di punti. Davvero notevole la prestazione del giapponese capace in diverse occasioni di disinnescare la devastante battuta di Raonic per iniziare lo scambio, cosa che ha consentito di avere una impronosticabile partita senza tiebreak giocati. Certamente, se sapranno proseguire per questa strada, ritroveremo presto questi protagonisti sui campi del grande tennis.

V. Pospisil b. G. Soeda 7-5 6-3 6-4

Un po’ un “anticlimax” il match decisivo tra Pospisil e Soeda, soprattutto se confrontato al pathos regalato da altri incontri disputatisi in questo weekend di Davis. Dopo un avvio incatenato alla regola dei servizi (una sola palla break nei primi 18 games, quella sfruttata da Pospisil sul 6-5 del primo parziale, che gli è valsa il set), il tennista di Vancouver ha lentamente ma inesorabilmente preso il sopravvento a partire dal 4-3 in suo favore nel secondo parziale, quando un doppio fallo di Soeda gli ha regalato il break decisivo per portarsi a condurre per 2 set a zero.
Da quel momento in poi tanta fatica per il nipponico, che deve affrontare palle break ad ogni turno di battuta o quasi, mentre sui game di servizio di Pospisil raccoglie solamente le briciole (costantemente sotto il 20% in questa statistica durante tutta la partita). Dal 3-3 nel secondo set, il canadese infila una serie di 6 giochi a uno (e nell’unico game vinto Soeda ha dovuto cancellare una palla break) che scava un solco incolmabile tra lui e l’avversario. Dopo 1 ora e 49 minuti l’ace numero 14 di Pospisil manda il Canada nei quarti di finale, dove il prossimo luglio dovrà affrontare una insidiosa ma non impossibile trasferta contro il Belgio.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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