ATP e WTA Miami, statistiche: se vuol vincere il Roland Garros meglio che Djokovic perda a Key Biscayne!

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ATP e WTA Miami, statistiche: se vuol vincere il Roland Garros meglio che Djokovic perda a Key Biscayne!

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Novak Djokovic, Miami 2014 (foto Art Seitz)
 

Da 24 anni non riesce la doppietta Miami-Roland Garros, riuscita solo in tre occasioni nella storia del tennis: a Lendl, Wilander e Courier. Lo sapevate che Djokovic ha una media punti più elevata di Agassi, nonostante l’americano abbia vinto due edizioni in più? E che la Graf ha una media superiore rispetto a Serena Williams? Tutte, ma proprio tutte, le statistiche di cui non siete a conoscenza sul combined di Miami

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Si sono giocate 29 finali, nelle 30 edizioni del torneo della Florida, di cui 27 completate. Nel 1989 Lendl si aggiudicò il suo secondo alloro a Key Biscayne usufruendo del Walkover di Thomas Muster, mentre nel ’96 e nel 2004 Agassi (contro Ivanisevic) e Roddick (contro Coria) hanno alzato il trofeo in seguito al ritiro del loro avversario a partita in corso. Escludendo quindi queste tre finali viziate da ritiri/walkover, delle restanti 27 per 14 volte si sono avuti incontri al meglio dei 3 set su 5, per 13 sul 2 set su 3. Sulla lunga distanza, l’ultimo atto si è risolto in 3 set per 6 volte, e sempre per 6 volte in 4 sets. Al set decisivo si sono disputate 2 sole partite. Negli incontri terminati 3 set a 1, per 2 volte si è verificata una rimonta da un parziale di svantaggio. Nei due match decisi nel set decisivo, in entrambi i casi si sono avute rimonte da due set di svantaggio: Tim Mayotte su Scott Davis nel 1985 e Roger Federer su Rafael Nadal nel 2005. Nelle finali 2 set su 3, per 8 volte le partite si sono chiuse in “straight sets” e per 5 in tre parziali. Curioso notare come, in questi ultimi casi, in tutti e 5 gli incontri sia avvenuta una rimonta da un set di svantaggio.

 

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Delle 30 finali disputate nel torneo di Key Biscayne (tutte al meglio dei 2 set su 3), per 20 volte la vincitrice ha portato a casa la partita in due set, nei restanti 10 al terzo parziale. Di queste ultime, 6 sono stati i casi in cui la vincente del primo set ha poi perso la partita. L’atto finale con meno game disputati è stato quello del 2004, con Serena Williams che ha avuto la meglio di Elena Dementieva 6-1 6-1; mentre quello con il maggior numero di giochi disputati è quello del 2001 fra Venus Williams e Jennifer Capriati, con la maggiore delle sorelle che è stata in grado di imporsi 4-6 6-1 7-6 (30 games complessivi).

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Chi ha vinto il titolo è stato in grado di ripetersi almeno una volta nei 4 Slams o nelle Finals, nella stessa annata, in 16 casi (55%). Il giocatore che ha portato a casa più volte Miami ed almeno uno Slam/Finals, sempre nello stesso anno, è Andre Agassi, il quale è riuscito nell’impresa 4 volte, seguito a ruota da Novak Djokovic e Pete Sampras a 3. Lo Slam che presenta la maggior correlazione con Miami è l’Australian Open, dove si ha lo stesso vincitore per 9 volte nella stessa stagione (31%): Andre Agassi (1995, 2001, 2003) è stato in grado di fare doppietta per 3 volte (record), seguito da Mats Wilander, Pete Sampras, Roger Federer e Novak Djokovic a quota 2. A ruota c’è Wimbledon, che ha avuto lo stesso vincitore in 8 casi (27%): Sampras è davanti a tutti con 3 double erba-cemento (1993, ’94, 2000); dietro di lui Federer e Djokovic con 2. Altre 6 doppiette si sono verificate fra Miami e lo US Open: hanno trionfato nello stesso anno, in entrambi i tornei americani, Roger Federer (2 volte, 2005 e 2006, record) e 5 giocatori differenti. Lo Slam che risulta avere la minore correlazione è il Roland Garros; soltanto 3 doppiette (Ivan Lendl 1986, Wilander ’88 e Jim Courier ’91) e comunque non si vede uno stesso giocatore vincere i due tornei da 24 anni. Per quanto riguarda il Masters/ATP Finals, i casi sono 6: Djokovic è stato l’unico a portarne a casa 2 in coppia con Miami. Sono stati 5 i giocatori in grado di fare almeno tripletta, vincendo quindi il secondo Masters 1000 della stagione e almeno due Slam/Finals: Lendl (1986), Wilander (1988), Sampras (’93 e ’94), Federer (2005 e ’06) e Djokovic (2011). La tripletta più “frequente” è Miami+W+USO, accaduta 4 volte. Mentre sono stati in 4 grado di fare “poker”, ossia portando a casa Miami insieme a 3 Slam/Finals: Lendl (’86) Wilander (’88), Federer (2006) e Djokovic (2011, ’12, ’14). C’è stato un giocatore solo in grado di centrare almeno un “pokerissimo”, ossia di incidere il proprio nome sull’albo d’oro a Miami, in 3 tornei dello Slam e al Master/Finals, ed è stato Roger Federer nel 2006, dove ha conquistato Miami+AO+W+USO+Finals (con finale al RG).

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Per 21 volte, la vincitrice del torneo di Miami e poi riuscita a trionfare, nella stessa stagione, anche in almeno uno fra Slams & WTA Finals (con una percentuale, quindi, del 72%). Fra i 5 tornei sopra citati, il torneo che ha avuto il maggior numero di doppiette con Miami è lo Us Open, fatto accaduto 12 volte (40%): la giocatrice che vanta il maggior numero di double è Serena Williams, che è riuscita a ripetersi 4 volte (2002, ’08, ’13, ’14), seguita da Steffi Graf con 3 (1988, ’95, ’96). A ruota di Flushing Meadows ci sono le WTA Finals, con 10: la regina qui è Steffi Graf con 3 accoppiate (1987, ’95, ’96), dopo di lei Monica Seles (’90, ’91) e Serena Williams (2013, ’14) con 2. Il torneo con meno correlazione è l’Australian Open, che ha avuto 7 vincitrici in comune con il torneo della Florida (Wimbledon ne ha 8): anche su questa “coppia” regnano le solite due: 2 Miami+AO sia per Steffi Graf (1988, ’94) che per Serena Williams (2003, ’07). Le triplette realizzate (Miami ed almeno due tornei dello Slam o WTA Finals) sono state 14, compiute da 7 giocatrici diverse: coloro che ne hanno realizzate di più sono Steffi Graf e Serena Williams, entrambe 4 volte (’87, 88, ’95, 96 la tedesca e 2002, ’03, ’13, ’14 l’americana). Le combinazioni di tris più volte completate sono stati Miami+W+USO, Miami+RG+USO e Miami+RG+WTA Finals, tutti per 6 volte. I poker (Miami e almeno tre Slam WTA Finals) fin qui completati sono stati 8 da 5 giocatrici diverse; il record spetta a Steffi Graf, con 3 quadrupli successi (1988, ’95, ’96). I pokerissimi (Miami e almeno altri 4 tornei fra Slam e WTA Finals) ammontano a 4, compiuti da due giocatrici: la solita Steffi Graff, in grado di completare il Grande Slam nel 1988 con Miami e a portare a casa RG, W, USO e Master, oltre a Miami, nel ’95 e nel ’96. Monica Seles è l’unica altra giocatrice ad essere riuscita a portare a casa, con il torneo della Florida, AO+RG+USO+Master nel corso di una stessa stagione.

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Nella tabella sono riportati il numero delle edizioni giocate a Miami (terza colonna a partire da destra) ed i piazzamenti conseguiti da ciascun giocatore nelle varie edizioni del torneo. Abbiamo stabilito di assegnare ad ogni tennista 8 punti per ogni torneo conquistato, 4 punti per ciascuna finale perduta, 2 punti per ogni semifinale raggiunta ed un punto per ciascun quarto di finale giocato. Per le eliminazioni subite nei turni che precedono i quarti di finali abbiamo assegnato un punteggio pari a zero.

In campo maschile, in termini assoluti (valori riportati nella seconda colonna a partire da destra) e cioè sommando semplicemente i punteggi senza tenere conto del numero di edizioni disputate, vediamo primeggiare Agassi, il quale totalizza ben 60 punti. Dopo di lui, ben distanziato, troviamo Djokovic, a quota 36, quindi Sampras a 35. I dati più significativi però si evincono dalla media punti (prima colonna a partire da destra), ottenuta in questo modo: per ogni giocatore si divide il numero punti conquistati per il numero di edizioni disputate, ottenendo una cifra che è tanto più elevata quante più volte il soggetto ha raggiunto le fasi finali del torneo. Notiamo allora che balza in testa alla classifica Djokovic con una media pari a 4 (36 punti / 9 edizioni), tallonato da Lendl, a quota 3,33 e da Agassi a 3,16. Per essere precisi, a quota 4 vi sono anche Gorman e Stockton, ma il dato è poco significativo in quanto hanno partecipato ad una sola edizione del torneo. In campo femminile, in termini assoluti, il punteggio più alto è totalizzato da Serena Williams (68), seguita dalla Graf (56) e da Venus (37). Le cose cambiano quando si esamina la media punti: Graf al primo posto a quota 5,09, poi Navratilova (5) e Serena (4,86).

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E’ Novak Djokovic il più giovane vincitore di Miami: nel 2007 a meno di vent’anni. Segue Agassi – il solo con Nole a trionfare da under 20. Andre – il vero re di Miami – è contemporaneamente anche il più anziano ad imporsi a quasi 33 anni nel 2004. Sono 10 le edizioni vinte da teen-agers: la primatista assoluta è Monica Seles capace di vincere nel 1990 a 16 anni e 3 mesi. La stessa Seles, Venus Williams, Graf ed Hingis hanno nel proprio palmares due titoli di Miami prima di aver compiuto 20 anni. Serena Williams è invece la più anziana ad essersi imposta: nel 2014 solleva il trofeo a 32 anni e 6 mesi, a ben 12 anni dal suo primo successo colto nel 2002.

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Tra gli uomini, solamente Lendl (una volta) e Djokovic (tre volte!) hanno portato a casa il titolo senza perdere neppure un set. Tra i due giocatori, Lendl primeggia in quanto a percentuale di games vinti, con il 71,24%. Ben otto donne sono riuscite a “dominare” il torneo della east coast vincendo tutti i set giocati, ma solo la Graf è stata capace di ripetersi per più di una volta (quattro per la precisione). La tedesca è prima in classifica anche come percentuale di games vinti (80%).

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Roger Federer ha vinto il maggior numero di TB sul cemento di Miami: 16. Seguono Sampras e Pavel a quota 13. Se invece consideriamo la percentuale di vittorie, sorprendentemente è Kiefer a guidare la classifica con 9 successi su 10. Ottime anche le performance di Pavel e Gomez entrambi sopra quota 85%. Tra le donne, Venus Williams conduce a quota 9, seguita da Tauziat e Capriati entrambe con 8 TB vinti. La stessa Tauziat prevale nella classifica per percentuale di vittorie.

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Ancora Agassi a primeggiare con 10  set vinti senza perdere un game. Courier è secondo in questa speciale classifica a quota 7. Steffi e Serena guidano invece in campo femminile: per l’americana 18 set vinti a zero contro i 16 della tedesca. Anche Hingis, Evert e Sabatini in doppia cifra.

 

Guido Tirone, Marco Zara e Michele Gasperini

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ATP

ATP Finals, preview finale: Djokovic e l’aggancio a Federer, Ruud per sfatare il tabù dei grandi eventi

Novak Djokovic per tornare Maestro dal 2015. Casper Ruud alla riconquista del suo best ranking e per essere il più giovane da Federer a chiudere l’anno al n. 2

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Casper Ruud e Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito-FIT)

Alle ore 19:00 scatterà la finale della cinquantatreesima edizione delle Nitto ATP Finals, la seconda che si disputa nella cornice del PalaAlpitour di Torino. A contendersi il titolo saranno il n. 4 della classifica mondiale Casper Ruud, e il n. 8 ATP Novak Djokovic. Entrambi, grazie al forfait del n. 1 Alcaraz, hanno potuto godere in questa settimana di una testa di serie più alta rispetto alla loro attuale posizione nella Top Ten. Netto il divario negli H2H, Nole conduce 3-0: per due volte si sono affrontati in semifinale agli Internazionali d’Italia, nel 2020 e nel 2022 e in entrambe le occasioni il serbo ha poi vinto il titolo romano; il terzo risale alla scorsa edizione delle Finals torinesi quando nel Round Robin il norvegese fu sconfitto 7-6(4) 6-2. Nel complesso, gli scontri diretti parlano di 6 set conquistati contro zero.

IL PIU’ ANZIANO DI SEMPRE A CONQUISTARE IL TITOLO

Il 35enne di Belgrado, il cui ranking ovviamente risente della mancata partecipazione all’Australian Open e ai quattro Masters 1000 nordamericani presenti nel calendario – il Sunshine Double con Indian Wells e Miami, Montreal e Cincinnati – oltre che della ferma risposta da parte dell’ATP di non assegnare punti all’edizione 2022 di Wimbledon dopo la decisione dell’All England Club di escludere gli atleti russi e bielorussi, andrà a caccia del sesto titolo della carriera nel torneo dei Maestri; un risultato che gli permetterebbe di agganciare il primatista di sempre per numero di affermazioni alle Finals: Roger Federer. Inoltre un trionfo del giocatore serbo farebbe sì che diventasse con i suoi 35 anni, anche il più anziano vincitore dell’evento battendo l’attuale record, detenuto sempre dalla leggenda svizzera che nel 2011 a Londra alzò il trofeo quando la propria carta d’identità recitava 30 anni e quattro mesi, e il secondo in assoluto a laurearsi campione del Master di fine anno dopo aver festeggiato il trentesimo compleanno: infatti al momento, in questa speciale classifica, dopo “il Re” figura Andy Murray che vinse nel 2016 quando aveva 29 anni e sei mesi.

 

DJOKOVIC PER ENTRARE NELL’ESLUSIVO CLUB DEI MAESTRI ITINERANTI

Per il 21 volte campione Slam si tratta della terza finale nel torneo da quando ha messo in bacheca il suo quinto alloro, alla O2 Arena nel 2015 venendo successivamente sconfitto da Murray nel 2016 e da Zverev nel 2018. Il primo sigillo è arrivato addirittura nel 2008 a Shanghai, e qualora dovesse riuscire a trionfare per la sesta volta entrerebbe nell’esclusivo club di coloro che sono riusciti a vincere le Finals in città differenti unendosi a Federer (Houston, Shanghai e Londra) e Ilie Nastase, il quale può vantare il successo in ben quattro diverse location (Parigi, Barcellona, Boston e Stoccolma). Nole proverà anche a ripetere l’impresa che fu in grado di compiere già in tre edizioni consecutive della manifestazione, dal 2012 al 2014, ovvero sia mettersi in saccoccia il titolo con un record immacolato di 5-0; il che significherebbe contestualmente staccare l’assegno più corposo di sempre della storia di un evento tennistico: un montepremi storico che mette in palio per il vincitore imbattuto $ 4.740.300.

RUUD PER UNIRSI AD ALCARAZ E RICERARE UN BINOMIO CHE MANCA DA FEDERER E RODDICK

Casper Ruud, invece, se riuscisse a sovvertire i pronostici scavalcherebbe in classifica Rafa Nadal ritornato ad occupare la seconda piazza mondiale nonché suo Best Ranking, e raggiungerebbe cifra tonda per quanto riguarda gli allori ottenuti in carriera: infatti farebbe suo il decimo titolo, dopo nove eventi di categoria ‘250’. Una sua vittoria, dunque, porterebbe anche a riscrivere una nuova pagina del primato di precocità nel diventare il più giovane tennista a chiudere l’anno da n. 2 ATP dai tempi di Roger Federer nel 2003. Ma i giochi del destino quando ci si mettono sono veramente difficili da contrastare, perché è proprio da 19 anni – quindi dallo stesso anno – che non vi è un n. 1 così giovincello, Alcaraz, a terminare in cima al ranking: allora fu Andy Roddick. Il fantasmino norvegese, però, sicuramente sarà maggiormente interessato a sfatare il tabù che lo vede “perdente di lusso” nei grandi appuntamenti del Tour considerando che il suo record in tali finali di prestigio, che recita 9-2 negli ATP 250, parla di un secco 0-3: KO tutti arrivati nel 2022, a Miami e allo US Open contro Alcaraz, al Roland Garros contro Nadal. L’affermazione del 23enne di Oslo, farebbe sì che venisse finalmente frantumato il muro della “prima volta” della Norvegia: sarebbe difatti il primo giocatore norvegese a vincere il titolo, dopo essere già stato il primo a parteciparvi, ed il primo scandinavo a laurearsi campione di fine anno dal trionfo di Stefan Edberg a New York nel 1989.

I PERCORSI

Nel suo percorso di avvicinamento all’ultimo atto della competizione, Casper ha battuto il n. 6 Auger-Alissime, il n. 9 Fritz ed in semifinale il n. 7 Rublev; raccogliendo una sola sconfitta ininfluente contro il n. 2 Nadal quando oramai era già certo non solo della qualificazione ma anche del primo posto nel Gruppo Verde. Un passaggio del raggruppamento, che gli ha permesso di divenire il primo tennista a centrare la semifinale nelle sue prime due apparizioni all’evento dalla doppietta di Stan Wawrinka nel biennio 2013-2014. Certamente invece, molto più complesso il cammino di Djokovic, inserito in quello che alla vigilia era stato definito come il girone di ferro con ben tre vincitori del torneo al suo interno (oltre a Nole, Tsitsipas e Medvedev). Il tennista balcanico ha messo in fila le vittorie ai danni del greco – n. 3 – del n. 7 Rublev, dell’orso Daniil – n. 5 – ed infine del n. 9 Fritz centrando così l’ottava finale alle Finals: è diventato il terzo all-time a pari merito con il suo ex coach Becker per numero di finali conquistate dietro le nove di Lendl e le dieci di Federer. Mentre già detiene, in solitaria, l’ultimo gradino del podio, avendo posto fine alla contumacia con il proprio idolo Pete Sampras, per presenze in semifinale (11); davanti a lui ora ci sono solo Lendl con 12 e Federer con 16.

LA DIFFRENZA SOSTANZIALE NEL RENDIMENTO SUL CEMENTO

Ma spulciando in profondità, forse i dati che lasciano più esterrefatti e che fanno capire compiutamente come mai comunque, al di là di tutto, Djokovic sia largamente favorito in questa finale; sono quelli riguardanti i titoli ottenuti in carriera dai due giocatori sul cemento, in particolar modo su quello indoor, e il numero di vittorie complessive agguantate contro Top 10. E’ vero, c’è una differenza sostanziale in termini anagrafici con ben 12 anni a dividere i due – uno classe ’87, l’altro ’98 ma curiosamente nati lo stesso giorno: il 22, il serbo a Maggio, il norvegese a Dicembre -. Tuttavia vedere come Novak, solamente con i suo trionfi stagionali – Tel Aviv e Astana – sia davanti all’avversario per trofei conquistati sul veloce (Ruud ha vinto unicamente il titolo di San Diego lo scorso anno) fa impressione: il computo totale dice 64-1. Qualcuno però potrebbe comunque muovere una mozione di sfiducia, nei confronti dell’enfatizzazione di questa statistiche affermando che Casper sia uno specialista della terra battuta. Certo, ma come dimostrano le finali di Miami e dello US Open di quest’anno, ed in generale i suoi bottini stagionali nel 2021 e nel 2022, il figlio d’arte è cresciuto notevolmente: nel 2020 aveva chiuso con un bilancio di 5-7 tra vittorie e sconfitte, dà lì in poi la musica è decisamente cambiata; a fine della passata annata il suo score recitava 27-10, nel 2022 con una partita al termine della stagione è 25-12. Le finali raggiunte quest’anno, però, nonostante vanti più sconfitte danno molto più prestigio al proprio anno sul veloce.

NOVAK ALLA RICERCA DELLA CIFRA TONDA, NEI SUCCESSI OTTENUTI IN CARRIERA CONTRO TOP 1O

Purtroppo, se si parla di cemento al chiuso, non c’è minimamente contesa per Ruud: 16 titoli contro la casella di Casperino che dice ancora 0. Un affamato di record come Djokovic, infine non avrà potuto fare a meno di prendere coscienza che un’eventuale trionfo, lo porterebbe ad ottenere la 240esima vittoria contro un Top 10 (10 finora nel 2022), anche qui non c’è storia: il suo avversario è a 9 (cinque quest’anno).

Perciò tutta lascia pensare al ritorno del Maestro Novak, dopo sei anni di digiuno, però chissà se Casper non voglia ancora una volta sorprendere il mondo del tennis.

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ATP

ATP Parigi-Bercy, la finale: Djokovic per il settimo sigillo come a Wimbledon, Rune per diventare il primo danese in Top 10

Novak Djokovic per agganciare Carlos Alcaraz a quota cinque successi nel 2022, Holger Rune per portare a cinque il numero dei nuovi campioni ‘1000’ della stagione

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Novak Djokovic – ATP Masters 1000 Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il sipario della stagione 2022 è ormai prossimo ad abbassarsi, con l’ultimo atto della Regular Season che andrà in scena in questa domenica novembrina in pieno periodo autunnale: la finale del Rolex Paris Masters, ultimo torneo dell’anno prima di tuffarsi nei Playoff del Tennis con le Next Gen ATP Finals di Milano e le Nitto ATP Finlas di Torino. A contendersi il match che assegnerà il trofeo del ‘1000’ parigino saranno l’eterno cannibale serbo Novak Djokovic e il rampante giovincello danese Holger Rune.

Una sfida dagli innumerevoli significati, e che soprattutto pone sul piatto della contesa alcuni traguardi imponenti per la carriera di entrambi i protagonisti. Chiaramente c’è un abisso in termini di esperienza, sedici anni di differenza, e impatto avuto nella storia del gioco – come d’altra parte qualsiasi altro giocatore si trovi al cospetto del campione di Belgrado, ad eccezione di rari casi – ma il 19enne di Copenaghen sfodera con la sua personalità – a volte sopra le righe – e con il suo tennis argomenti a sostegno della tesi di chi afferma che il classe 2003 scandinavo abbia quei tratti speciali e tipici di chi è destinato a grandi risultati – lo stesso Novak ha detto di rivedersi -. Prima dell’incontro che si terrà, a partire dalle 15:00 nella Parigi cementosa, i due si erano affrontati soltanto in un’altra circostanza. Era il primo turno dello US Open 2021, Novak era il n. 1 del ranking mondiale e iniziava la sua campagna newyorchese con l’obbiettivo di conquistare la cima più ripida di sempre: completare il Grande Slam dopo aver fatto man bassa di prove Major in quella annata. Dall’altro lato Holger, invece, era semplicemente un giovane di belle speranze che da qualificato – e classificato al n. 145 – giocava il primo tabellone principale Slam della carriera nonché il primo incontro contro un avversario classificato tra i primi dieci del mondo. Dunque come è facile desumere, ne sono cambiate di cosa d’allora: Rune dal prossimo lunedì sarà certamente n. 12 ATP, a dimostrazione della straripante crescita avuta in questa stagione, tuttavia qualora dovesse ottenere il successo finale farebbe il proprio ingresso trionfale nella Top Ten assestandosi alla piazza n. 10.

RUNE PER SUCCEDERE A BECKER COME CAMPIONE DI PRECOCITA’

 

Un tale traguardo rappresenterebbe un primato storico per l’intero movimento tennistico della Danimarca, visto che si tratterebbe del primo giocatore danese ad entrare nei primi dieci della classifica ATP da quando è nato il sistema computerizzato (1973). Inoltre la vittoria del titolo gli permetterebbe di diventare con i suoi 19 anni il più giovane campione del Masters 1000 di Parigi-Bercy dal 1986, anno in cui ad alzare le braccia al cielo fu il 18enne Boris Becker. E come se non bastasse, l’affermazione nella prima finale ‘1000’ della carriera lo porterebbe dritto alle Finals sabaude dalla porta laterale, facendo sì che diventi la prima riserva – dopo il forfait di Alcaraz, è entrato nel club dei magnifici otto Taylor Fritz che in caso di titolo di Rune chiuderebbe con un vantaggio sul danese di soli 40 punti -. La prima volta di “Holgerino” in Top 10, significherebbe anche ritornare ad avere una Top Ten con due tennisti con meno di vent’anni: era il lontano 2007 quando accadde l’ultima volta, con i diciannovenni Djokovic (all’epoca n. 6) e Murray (n. 10).

DJOKOVIC “L’ANZIANO”, UN SUCCESSO PER ESSERE COME FEDERER

Anche il 21 volte campione Slam, però, non è da meno dal punto di vista dei record e dei primati che ha in ballo in questa finale. E sapendo come è affamato di nuovi numeri da scolpire nella sua imperiosa Era tennistica, Nole avrà certamente grandissima voglia di fare suo l’ennesimo titolo della Parigi “Blu” considerando che ha già vinto questo torneo per ben sei edizioni. Ma ciò che è in gioco non si limita unicamente al settimo sigillo nell’albo d’oro (2009, 2013, 2014, 2015, 2019, 2021), settimo alloro che quest’anno il tennista balcanico ha raggiunto anche sui prati londinesi di Wimbledon poiché che Djokovic ha la possibilità di estendere la sua striscia di vittorie consecutive a quattordici sia in stagione che per quanto riguarda il torneo di Bercy – non perde dalla finale del 2018, sconfitto da Khachanov – e di migliorare ulteriormente il proprio bottino che lo ha visto trionfare nello scorcio di stagione che va dai Championships a Bercy 22 volte su 23 match disputati, con l’unica battuta d’arresto per mano di Auger-Aliassime in Laver Cup. Un trionfo, inoltre, consentirebbe all’attuale n. 7 ATP di mettere in bacheca il suo 39° titolo ‘mille’ – record all-time – e d’intascarsi il quinto trofeo della stagione – dopo Roma, Wimbledon, Tel Aviv e Astana – andando così ad agganciare nella personale classifica dei più vincenti dell’anno il n. 1 Carlos Alcaraz, l’unico al momento ad aver completato la cinquina di tornei vinti nel 2022, e realizzando così almeno un pokerissimo per l’undicesima volta in carriera. Nonostante poi l’eccezionale tenuta fisica d’acciaio di Robo Nole, che continua a mostrare un fisico elastico e tirato a lucido come i tempi migliori, le primavere non sono più quelle di una volta e dunque non essendo più di primo pelo ma mantenendo intatta la sua sete di successi; i record raggiunti in questa parte conclusiva della sua vita da atleta vanno di diritto nella sfera di quelli per anzianità: diventerebbe il secondo giocatore della storia, dopo Federer, a vincere un Masters 1000 alla veneranda età di 35 anni.

IL QUINTO SCALPO DI FILA CONTRO UN TOP TEN PER SCRIVERE LA STORIA

La leggenda serba però è avvisata, l’ultimo passo verso la storia è pronto a scriverlo anche il terribile biondo del Nord Europa: nel suo immaginifico e strabiliante percorso nel torneo, ha messo in fila la bellezza di quattro vittorie di fila contro Top 10 – il n. 10 Hurkacz al 2°T, il n. 9 Rublev al 3°T, il n. 1 Alcaraz nei quarti e il n. 8 Auger-Aliassime in semifinale – ed ora vuole diventare il primo giocatore a vincere cinque partite una in fila all’altra contro un Top Ten in un singolo torneo. Un’impresa riuscita solamente nelle ATP Finals, che però con il suo formato a gironi e le proprie particolari regole “d’ingaggio” esula dai normali appuntamenti del Tour. Riuscisse a portare a compimento un tale eroico cammino, il suo traguardo assumerebbe ancora più connotati epici dal momento che avendo salvato ben tre match point all’esordio con Wawrinka diventerebbe il nono tennista del 2022 ad aver trionfato in un torneo dopo aver sventato almeno un match point lungo il tabellone (anche il nostro Musetti, in quel di Amburgo, ha iscritto il proprio nome in questo speciale raggruppamento). Infine un’affermazione finale di Rune porterebbe il danese ad essere il quinto atleta della racchetta ad aver raggiunto in questa stagione il suo primo alloro ‘1000’ dopo Fritz, Alcaraz, Carreno Busta e Coric; mentre al contrario Djokovic con un successo in finale diverrebbe il secondo assieme a Carlitos ad aver fatto doppietta di mille.

NOVAK PER RIDURRE TERRENO DA CHI LO PRECEDE, CONNORS E’ ANCORA LONTANO

Chiudiamo ricordando che Novak ha un bilancio di sei vittorie ed un unico KO nell’atto conclusivo di Parigi Bercy, 4-1 invece recita il resoconto delle sue finali del 2022 – unica sconfitta contro Rublev nella sua Belgrado – (90-38 il record in carriera) e che andrà alla ricerca del 91° titolo per portarsi a meno uno da Rafa Nadal e a meno due da Ivan Lendl, rispettivamente quarto e quinto della classifica all-time dei più vincenti di sempre in termini di titoli inseriti nel proprio palmares. Djokovic dunque accorcerebbe le distanza da chi lo precede, fermo restando che anche in caso di vittoria non si smuoverebbe dal suo quinto posto con la prima posizione ancora ben distante: Jimmy Connors a quota 109.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI PARIGI-BERCY 2022

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ATP

Auger-Aliassime si ferma a 16 vittorie di fila. Ecco le strisce di imbattibilità più lunghe tra i tennisti attivi

Dopo 3 tornei vinti e una semifinale, anche il canadese deve cedere, ma forte della quinta striscia più vincente può guardare ai mostri sacri

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Felix Auger-Aliassime – ATP Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @atptour)

3 ottobre 2022, primo turno dell’ATP 500 di Nur-Sultan, Kazakistan, contro Bautista Agut ; 5 novembre 2022, semifinale del Master 1000 di Parigi-Bercy, Francia, contro Rune. Queste le ultime due sconfitte subite da Felix Auger-Aliassime, che nel mese trascorso non è che non abbia giocato, tutt’altro: ha preso parte ai tornei 250 di Firenze e Anversa, e al 500 di Basilea, vincendoli tutti a 3 e portandosi a casa 13 vittorie di fila, a cui si sono aggiunte le tre (tra cui la pazzesca rimonta su Ymer) ottenute a Parigi, prima di arrendersi oggi ad un fantastico Rune, che tra l’altro aveva perso dal canadese la scorsa settimana nella finale in a Svizzera. Dunque 16 vittorie consecutive per il classe 2000, che da lunedì salirà al n.6 del mondo, e pone alla quinta posizione ex aequo con Sascha Zverev la propria striscia di vittorie, tra quelle dei giocatori ancora in attività.

Davanti a lui ci sono giocatori di una certa caratura quali Novak Djokovic (43, dalla Davis 2010 al Roland Garros 2011), Rafael Nadal (32, da Amburgo a Cincinnati 2008), Andy Murray (28, tra la Davis 2016 e Doha 2017) e Daniil Medvedev (20, dalle Finals 2020 all’AO 2021). Subito dopo c’è Auger-Aliassime, a pari merito con Zverev, e dietro a quattro giocatori che sono stati tutti numeri 1.

Va appuntato che le strisce considerate prendono però in considerazione solo le migliori di ogni giocatore, dato che altrimenti nei primi 50 posti della classifica ci sarebbero per la maggior parte solo Djokovic e Nadal, dato che entrambi, chi nella stagione sul cemento, chi sulla terra, spesso in passato hanno vinto tante partite di fila (basti pensare che Nole ha un’altra serie impressionante di 29 e 28 vittorie). In ogni caso, però, questi numeri certificano la presenza ormai consolidata, e la crescita esponenziale di Auger-Aliassime, che ha vinto il primo titolo nel 2022, si è spinto fino a due passi dal quarto, e per la prima volta in carriera giocherà anche le ATP Finals. Che il futuro fosse suo, lo credevano in molti. Ma, se questi sono i risultati, è giusto pensare che già da ora possa ben figurare al fianco dei grandissimi.

 

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