ATP e WTA Miami, statistiche: se vuol vincere il Roland Garros meglio che Djokovic perda a Key Biscayne!

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ATP e WTA Miami, statistiche: se vuol vincere il Roland Garros meglio che Djokovic perda a Key Biscayne!

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Novak Djokovic, Miami 2014 (foto Art Seitz)

Da 24 anni non riesce la doppietta Miami-Roland Garros, riuscita solo in tre occasioni nella storia del tennis: a Lendl, Wilander e Courier. Lo sapevate che Djokovic ha una media punti più elevata di Agassi, nonostante l’americano abbia vinto due edizioni in più? E che la Graf ha una media superiore rispetto a Serena Williams? Tutte, ma proprio tutte, le statistiche di cui non siete a conoscenza sul combined di Miami

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Si sono giocate 29 finali, nelle 30 edizioni del torneo della Florida, di cui 27 completate. Nel 1989 Lendl si aggiudicò il suo secondo alloro a Key Biscayne usufruendo del Walkover di Thomas Muster, mentre nel ’96 e nel 2004 Agassi (contro Ivanisevic) e Roddick (contro Coria) hanno alzato il trofeo in seguito al ritiro del loro avversario a partita in corso. Escludendo quindi queste tre finali viziate da ritiri/walkover, delle restanti 27 per 14 volte si sono avuti incontri al meglio dei 3 set su 5, per 13 sul 2 set su 3. Sulla lunga distanza, l’ultimo atto si è risolto in 3 set per 6 volte, e sempre per 6 volte in 4 sets. Al set decisivo si sono disputate 2 sole partite. Negli incontri terminati 3 set a 1, per 2 volte si è verificata una rimonta da un parziale di svantaggio. Nei due match decisi nel set decisivo, in entrambi i casi si sono avute rimonte da due set di svantaggio: Tim Mayotte su Scott Davis nel 1985 e Roger Federer su Rafael Nadal nel 2005. Nelle finali 2 set su 3, per 8 volte le partite si sono chiuse in “straight sets” e per 5 in tre parziali. Curioso notare come, in questi ultimi casi, in tutti e 5 gli incontri sia avvenuta una rimonta da un set di svantaggio.

 

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Delle 30 finali disputate nel torneo di Key Biscayne (tutte al meglio dei 2 set su 3), per 20 volte la vincitrice ha portato a casa la partita in due set, nei restanti 10 al terzo parziale. Di queste ultime, 6 sono stati i casi in cui la vincente del primo set ha poi perso la partita. L’atto finale con meno game disputati è stato quello del 2004, con Serena Williams che ha avuto la meglio di Elena Dementieva 6-1 6-1; mentre quello con il maggior numero di giochi disputati è quello del 2001 fra Venus Williams e Jennifer Capriati, con la maggiore delle sorelle che è stata in grado di imporsi 4-6 6-1 7-6 (30 games complessivi).

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Chi ha vinto il titolo è stato in grado di ripetersi almeno una volta nei 4 Slams o nelle Finals, nella stessa annata, in 16 casi (55%). Il giocatore che ha portato a casa più volte Miami ed almeno uno Slam/Finals, sempre nello stesso anno, è Andre Agassi, il quale è riuscito nell’impresa 4 volte, seguito a ruota da Novak Djokovic e Pete Sampras a 3. Lo Slam che presenta la maggior correlazione con Miami è l’Australian Open, dove si ha lo stesso vincitore per 9 volte nella stessa stagione (31%): Andre Agassi (1995, 2001, 2003) è stato in grado di fare doppietta per 3 volte (record), seguito da Mats Wilander, Pete Sampras, Roger Federer e Novak Djokovic a quota 2. A ruota c’è Wimbledon, che ha avuto lo stesso vincitore in 8 casi (27%): Sampras è davanti a tutti con 3 double erba-cemento (1993, ’94, 2000); dietro di lui Federer e Djokovic con 2. Altre 6 doppiette si sono verificate fra Miami e lo US Open: hanno trionfato nello stesso anno, in entrambi i tornei americani, Roger Federer (2 volte, 2005 e 2006, record) e 5 giocatori differenti. Lo Slam che risulta avere la minore correlazione è il Roland Garros; soltanto 3 doppiette (Ivan Lendl 1986, Wilander ’88 e Jim Courier ’91) e comunque non si vede uno stesso giocatore vincere i due tornei da 24 anni. Per quanto riguarda il Masters/ATP Finals, i casi sono 6: Djokovic è stato l’unico a portarne a casa 2 in coppia con Miami. Sono stati 5 i giocatori in grado di fare almeno tripletta, vincendo quindi il secondo Masters 1000 della stagione e almeno due Slam/Finals: Lendl (1986), Wilander (1988), Sampras (’93 e ’94), Federer (2005 e ’06) e Djokovic (2011). La tripletta più “frequente” è Miami+W+USO, accaduta 4 volte. Mentre sono stati in 4 grado di fare “poker”, ossia portando a casa Miami insieme a 3 Slam/Finals: Lendl (’86) Wilander (’88), Federer (2006) e Djokovic (2011, ’12, ’14). C’è stato un giocatore solo in grado di centrare almeno un “pokerissimo”, ossia di incidere il proprio nome sull’albo d’oro a Miami, in 3 tornei dello Slam e al Master/Finals, ed è stato Roger Federer nel 2006, dove ha conquistato Miami+AO+W+USO+Finals (con finale al RG).

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Per 21 volte, la vincitrice del torneo di Miami e poi riuscita a trionfare, nella stessa stagione, anche in almeno uno fra Slams & WTA Finals (con una percentuale, quindi, del 72%). Fra i 5 tornei sopra citati, il torneo che ha avuto il maggior numero di doppiette con Miami è lo Us Open, fatto accaduto 12 volte (40%): la giocatrice che vanta il maggior numero di double è Serena Williams, che è riuscita a ripetersi 4 volte (2002, ’08, ’13, ’14), seguita da Steffi Graf con 3 (1988, ’95, ’96). A ruota di Flushing Meadows ci sono le WTA Finals, con 10: la regina qui è Steffi Graf con 3 accoppiate (1987, ’95, ’96), dopo di lei Monica Seles (’90, ’91) e Serena Williams (2013, ’14) con 2. Il torneo con meno correlazione è l’Australian Open, che ha avuto 7 vincitrici in comune con il torneo della Florida (Wimbledon ne ha 8): anche su questa “coppia” regnano le solite due: 2 Miami+AO sia per Steffi Graf (1988, ’94) che per Serena Williams (2003, ’07). Le triplette realizzate (Miami ed almeno due tornei dello Slam o WTA Finals) sono state 14, compiute da 7 giocatrici diverse: coloro che ne hanno realizzate di più sono Steffi Graf e Serena Williams, entrambe 4 volte (’87, 88, ’95, 96 la tedesca e 2002, ’03, ’13, ’14 l’americana). Le combinazioni di tris più volte completate sono stati Miami+W+USO, Miami+RG+USO e Miami+RG+WTA Finals, tutti per 6 volte. I poker (Miami e almeno tre Slam WTA Finals) fin qui completati sono stati 8 da 5 giocatrici diverse; il record spetta a Steffi Graf, con 3 quadrupli successi (1988, ’95, ’96). I pokerissimi (Miami e almeno altri 4 tornei fra Slam e WTA Finals) ammontano a 4, compiuti da due giocatrici: la solita Steffi Graff, in grado di completare il Grande Slam nel 1988 con Miami e a portare a casa RG, W, USO e Master, oltre a Miami, nel ’95 e nel ’96. Monica Seles è l’unica altra giocatrice ad essere riuscita a portare a casa, con il torneo della Florida, AO+RG+USO+Master nel corso di una stessa stagione.

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Nella tabella sono riportati il numero delle edizioni giocate a Miami (terza colonna a partire da destra) ed i piazzamenti conseguiti da ciascun giocatore nelle varie edizioni del torneo. Abbiamo stabilito di assegnare ad ogni tennista 8 punti per ogni torneo conquistato, 4 punti per ciascuna finale perduta, 2 punti per ogni semifinale raggiunta ed un punto per ciascun quarto di finale giocato. Per le eliminazioni subite nei turni che precedono i quarti di finali abbiamo assegnato un punteggio pari a zero.

In campo maschile, in termini assoluti (valori riportati nella seconda colonna a partire da destra) e cioè sommando semplicemente i punteggi senza tenere conto del numero di edizioni disputate, vediamo primeggiare Agassi, il quale totalizza ben 60 punti. Dopo di lui, ben distanziato, troviamo Djokovic, a quota 36, quindi Sampras a 35. I dati più significativi però si evincono dalla media punti (prima colonna a partire da destra), ottenuta in questo modo: per ogni giocatore si divide il numero punti conquistati per il numero di edizioni disputate, ottenendo una cifra che è tanto più elevata quante più volte il soggetto ha raggiunto le fasi finali del torneo. Notiamo allora che balza in testa alla classifica Djokovic con una media pari a 4 (36 punti / 9 edizioni), tallonato da Lendl, a quota 3,33 e da Agassi a 3,16. Per essere precisi, a quota 4 vi sono anche Gorman e Stockton, ma il dato è poco significativo in quanto hanno partecipato ad una sola edizione del torneo. In campo femminile, in termini assoluti, il punteggio più alto è totalizzato da Serena Williams (68), seguita dalla Graf (56) e da Venus (37). Le cose cambiano quando si esamina la media punti: Graf al primo posto a quota 5,09, poi Navratilova (5) e Serena (4,86).

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E’ Novak Djokovic il più giovane vincitore di Miami: nel 2007 a meno di vent’anni. Segue Agassi – il solo con Nole a trionfare da under 20. Andre – il vero re di Miami – è contemporaneamente anche il più anziano ad imporsi a quasi 33 anni nel 2004. Sono 10 le edizioni vinte da teen-agers: la primatista assoluta è Monica Seles capace di vincere nel 1990 a 16 anni e 3 mesi. La stessa Seles, Venus Williams, Graf ed Hingis hanno nel proprio palmares due titoli di Miami prima di aver compiuto 20 anni. Serena Williams è invece la più anziana ad essersi imposta: nel 2014 solleva il trofeo a 32 anni e 6 mesi, a ben 12 anni dal suo primo successo colto nel 2002.

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Tra gli uomini, solamente Lendl (una volta) e Djokovic (tre volte!) hanno portato a casa il titolo senza perdere neppure un set. Tra i due giocatori, Lendl primeggia in quanto a percentuale di games vinti, con il 71,24%. Ben otto donne sono riuscite a “dominare” il torneo della east coast vincendo tutti i set giocati, ma solo la Graf è stata capace di ripetersi per più di una volta (quattro per la precisione). La tedesca è prima in classifica anche come percentuale di games vinti (80%).

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Roger Federer ha vinto il maggior numero di TB sul cemento di Miami: 16. Seguono Sampras e Pavel a quota 13. Se invece consideriamo la percentuale di vittorie, sorprendentemente è Kiefer a guidare la classifica con 9 successi su 10. Ottime anche le performance di Pavel e Gomez entrambi sopra quota 85%. Tra le donne, Venus Williams conduce a quota 9, seguita da Tauziat e Capriati entrambe con 8 TB vinti. La stessa Tauziat prevale nella classifica per percentuale di vittorie.

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Ancora Agassi a primeggiare con 10  set vinti senza perdere un game. Courier è secondo in questa speciale classifica a quota 7. Steffi e Serena guidano invece in campo femminile: per l’americana 18 set vinti a zero contro i 16 della tedesca. Anche Hingis, Evert e Sabatini in doppia cifra.

 

Guido Tirone, Marco Zara e Michele Gasperini

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Dove non tirare il primo servizio contro Djokovic, Nadal e Federer

I dati raccolti dall’ATP svelano a quale battuta i Big 3 rispondono più profondo

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Con la vittoria al turno precedente, ti sei guadagnato il campo centrale contro il tuo Big 3 preferito, quello del poster che avevi in camera fino a un paio di anni fa, mentre i tuoi amici appendevano fotomodelle presumibilmente allergiche agli indumenti. Esattamente come uno di quegli amici che chissà come ha strappato un appuntamento con la pin-up che lo guardava ammiccante dalla parete, essere lì è già un grande risultato ma, visto che ci sei e stai anche domando l’emozione nonché la paura che il tutto si concluda troppo rapidamente con relativa figuraccia, tenti almeno di arrivare a giocarti un tie-break. Sperando che ti rimanga in campo e non sulle corde, dove indirizzi la prima palla di ogni punto per ottenere una risposta da poter attaccare o che, per lo meno, non atterri negli ultimi due e mezzo di campo? Esterna o alla T?

La pressione aumenta, c’è poco spazio per l’improvvisazione e la cosa saggia da fare è affidarsi ai numeri – ovviamente forniti dall’ATP. L’analisi in questione riguarda la profondità delle ribattute di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Roger Federer negli ATP Masters 1000 dal 2011 al 2019 rispetto alla direzione del primo servizio avversario. I dati sono classificati secondo tre diverse profondità: corta (nei rettangoli di battuta), media (dalla linea del servizio fino a metà strada verso la linea di base) e profonda.

Se la tua idea è di battere a uscire affinché la maggior distanza che la palla avversaria deve percorrere provochi una risposta corta, hai pensato male. Sia da destra sia dal lato del vantaggio, è quando uno dei Big 3 si trova a rispondere a un servizio alla T che con più probabilità risponderà corto; ed è anche la direzione che ti farà gestire meno risposte profonde. Il motivo può essere che proprio la maggiore quantità di campo a disposizione liberi il braccio di Nole, Rafa e Roger.

Direzione del primo servizio Risposta corta Risposta media Risposta profonda
Alla T (lato parità e vantaggio) 27% 50% 23%
A uscire (lato parità e vantaggio) 25% 49% 26%


L’idea generale ti è chiara, ma non li stai affrontando tutti in una volta. Vediamo allora nel dettaglio quando ognuno di questi tre campioni dà il suo meglio, sempre in termini di profondità della risposta a un primo servizio.

NOVAK DJOKOVIC

Per quanto riguarda Nole, i suoi dati non sorprendono veramente avendo a che fare con la migliore risposta in circolazione (su erba e duro, secondo il sistema di valutazione adottato dall’ATP) e con il numero uno del mondo. Il serbo colpisce più profondo quando gli battono a uscire da sinistra; quel 29% di risposte con il rovescio nell’ultima zona del campo è una percentuale che non viene uguagliata da alcuna risposta di Roger e Rafa. Ciò significa non solo che è maggiormente pericoloso dal lato del vantaggio (dove i punti pesano di più), ma che lo è sul servizio solitamente più incisivo degli avversari. Insomma, da sinistra avrai anche una botta piatta che incendia l’aria o un kick che decolla, ma tieni a mente che vai a stimolare la risposta che ti darà meno tempo per reagire.

 
Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 18% 54% 28%
Alla T (lato parità) 24% 52% 24%
A uscire (lato vantaggio) 22% 49% 29%
Alla T (lato vantaggio) 25% 51% 24%


RAFAEL NADAL

Non c’è bisogno di misurazioni digitali né di entrare in campo con un righello per rendersi conto che, dei tre, Rafa è quello che si posiziona più distante dalla linea di fondo. Come intuibile conseguenza, risulta essere quello che risponde corto con maggiore frequenza rispetto agli altri due. Curiosamente, la sua migliore percentuale (24%) arriva con la stessa risposta di Nole, di rovescio quando gli servono esterno; essendo mancino, ovviamente, per lui ciò avviene dal lato della parità – proprio dove tu, destrorso, vorresti pareggiare il conto con i servizi slice da sinistra del maiorchino.

Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 30% 46% 24%
Alla T (lato parità) 31% 47% 22%
A uscire (lato vantaggio) 36% 42% 22%
Alla T (lato vantaggio) 33% 48% 18%


ROGER FEDERER

Stai pensando di sorprendere Roger servendogli esterno da destra? Magari il 20 volte campione Slam si starà anche aspettando che tu vada alla T, ma ciò non toglie che la sua risposta più profonda arrivi da quella posizione con il dritto. Parliamo del 28% delle volte. Sono invece in equilibrio gli altri numeri relativi alle ribattute svizzere nell’ultima zona del campo.

Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 20% 52% 28%
Alla T (lato parità) 26% 51% 23%
A uscire (lato vantaggio) 26% 50% 24%
Alla T (lato vantaggio) 22% 54% 24%


Tutto ti è perfettamente chiaro quando lasci la panchina appena udito il “time” annunciato con voce profonda dall’arbitro che, un minuto prima, aveva certificato il gioco e il vantaggio di 6-5 per il tuo avversario. Fai cenno al ragazzino in divisa di lanciarti le palline che tiene nelle mani. I tuoi servizi esterni sono il tuo punto di forza e hanno più margine; tuttavia, anche se questo fenomeno – come del resto gli altri due – non sempre riesce a rispondere con profondità a quelle battute precise, sono proprio quelle contro cui dà il meglio.

Chiudi gli occhi per richiamare un’altra volta la tabella, proprio come il tuo amico ripassa mentalmente la scheda – gentilmente pubblicata dalla rivista in cui ha trovato il poster – dove è riportato nei minimi dettagli tutto ciò che piace e non piace alla fotomodella. Entrambi sapete cosa fare… probabilmente. L’unico problema è che, con questi dati che vi affollano i pensieri, rischiate di perdervi tutto il divertimento.

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Verso il Masters 1000 di Montreal: torneo di qualità anche senza il n.1

Inusuale forfait di Djokovic, che qui ha sempre giocato benissimo. Mancheranno quattro top 20, ma non dovrebbe mancare lo spettacolo (e forse anche le sorprese)

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Rafa Nadal e Stefanos Tsitsipas - Rogers Cup 2018, Toronto (foto via Twitter, @rogerscup)

Dopo la stagione sulla terra e soprattutto dopo la sbornia di Wimbledon, il grande tennis riaccende i motori con il primo Masters 1000 dell’estate americana sul cemento. Per chi ha festeggiato, il tempo del meritato riposo è ormai scaduto, e viceversa per chi ha subito batoste più o meno gravi è arrivato il tempo delle rivincite. E lo stesso vale per gli appassionati, che probabilmente si pongono questa domanda: “Cosa possiamo aspettarci da questo Open del Canada? Che tipo di torneo ci attende?“.

Un buon modo per rispondere a questi interrogativi ex ante, è quello di andare a vedere quali tennisti saranno al via (qui il tabellone completo). L’alternativa, un po’ più indaginosa, è quella di analizzare la storia di questo torneo nel passato più o meno recente, esaminando il profilo e le tendenze delle teste di serie che hanno partecipato.

PRIMO GRAFICO E SECONDO GRAFICO: DISTRIBUZIONE E CLASSIFICA MEDIA TESTE DI SERIE

Una prima rilevazione, volta a mostrare il profilo delle teste di serie partecipanti (ovvero il ranking ATP associato alle stesse), ci dice che nel corso degli anni, a parte qualche occasionale caduta come nel 2016 e nel 2005, il livello è stato all’altezza di un Masters 1000. Negli ultimi 20 anni circa, in media, almeno 8 delle 16 teste di serie sono state ricoperte da giocatori in top ten: significa che l’80% dei top ten storicamente ha preso parte al torneo. L’anno d’oro è stato sicuramente il 2009, quando tutti i primi 20 giocatori del mondo erano presenti. Anche la scorsa edizione è stata di buon livello, anche migliore della media in termini di partecipanti presenti in top 10. Tale sensazione è confermata anche dalla distribuzione della classifica media ATP delle 16 teste di serie: in questo caso ovviamente più è basso il valore, più è significativa la platea dei partecipanti.

Considerando anche il forfait a tabellone compilato di Kevin Anderson, testa di serie numero 9, quest’anno mancheranno quattro top 20: due top 10, Djokovic e Federer, oltre a Juan Martin del Potro.

 

TERZO GRAFICO: I BIG 3

Passando poi a valutare la partecipazione dei 3 giocatori di riferimento, ovvero Djokovic, Federer e Nadal, emerge come nel corso degli anni questo torneo itinerante, che ricordiamo si svolge ad anni alterni a Montreal e Toronto, è uno dei preferiti del serbo (quest’anno assente) che qua ha marcato visita solo nel 2017 e ha alzato il trofeo ben cinque volte. L’Open del Canada è però terreno di caccia anche per il toro di Manacor, visto che qua è riuscito ad imporsi in quattro occasioni, l’ultima proprio l’anno scorso contro il giovane Tsitsipas. All’opposto abbiamo Federer, che in Canada invece è tornato solo nel 2017 (quando si era lasciato ingolosire dall’idea di riconquistare il numero 1 del mondo), e che anche quest’anno non sarà ai nastri di partenza.

QUARTO GRAFICO: ETÀ MEDIA FINALISTI

Infine, visto che il tema sempre più d’attualità per via di un ricambio generazionale che fatica a concretizzarsi, diamo uno sguardo all’età media dei finalisti della Rogers Cup. A differenza di quanto succede altrove, specie sull’erba, in Canada l’età media non è così elevata: infatti solo una volta negli ultimi 20 anni ha superato i 30 anni. Ciò è in parte dovuto al fatto che, un tempo, anche i tre cannibali sono stati giovani (incredibile a dirsi!), e avevano allora al loro fianco giocatori come Murray e Del Potro che nel 2009 si contesero il titolo: due giovani di belle speranze, poco più che ventenni.

Anche in epoca recente, nel 2017 e nel 2018, Sascha Zverev e Stefanos Tsitsipas sono riusciti a spingersi fino alla finale. Il primo ha vinto anche il titolo approfittando di un Federer un po’ claudicante. Speriamo quindi che anche quest’anno possa venire fuori qualche sorpresa, magari proprio ad opera degli idoli di casa Shapovalov e Auger-Aliassime. Denis, in fondo, ‘si è fatto uomo’ proprio qui a Montreal due anni fa.

A cura di Federico Bertelli


IL TABELLONE COMPLETO CON TUTTI I QUALIFICATI

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È più facile rimontare da 0-40 al servizio o da 30-15 in risposta?

Analizziamo questi due scenari soffermandoci sui dati dei primi 10 giocatori del mondo. La risposta, forse, non è quella che vi aspettate

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Nel tennis i dettagli fanno la differenza. Spesso un game vinto in rimonta oppure un break conquistato in maniera inaspettata possono cambiare l’inerzia di un match e risultare decisivi sul risultato finale. Pochi punti, conquistati nel momento giusto, possono quindi avere un’importanza fondamentale sull’esito dell’incontro. In questa sede proveremo ad analizzare due differenti scenari. Ci soffermeremo su due diverse situazioni di svantaggio in cui un tennista può trovarsi all’interno di un match. L’obiettivo è quello di verificare, attraverso l’utilizzo di dati reali, la percentuale di possibilità di vittoria del game dei primi 10 giocatori del mondo in situazioni estremamente complicate. C’è da premettere che tutti i dati presenti si riferiscono ai soli tornei ATP Masters 1000 e alle ATP World Tour Finals dall’inizio della stagione 2015 ad oggi. Appare in ogni caso plausibile che a livello di tornei dello Slam i dati non dovrebbero più di tanto discostarsi da quelli qui analizzati.

Scenario 1: giocatore al servizio in svantaggio 0-40

Il primo scenario che prendiamo in considerazione è quello peggiore per il giocatore al servizio, cioè lo 0-40. In questa situazione, chi serve, per potersi aggiudicare il game, deve mettere a segno cinque punti. Un’impresa certamente non facile soprattutto per quei giocatori che non hanno grande sicurezza nel servizio e nei colpi di inizio gioco. Il giocatore in risposta, infatti, ha tre possibilità consecutive di aggiudicarsi il game e conquistare il break. È fondamentale, quindi, per chi serve tenere un alto livello di concentrazione e mettere un’alta la percentuale di prime in campo.

Dai dati analizzati emerge che Roger Federer è il giocatore che ha la maggiore percentuale di game vinti al servizio quando è in svantaggio 0-40. Il campione di Basilea ne vince in media 3 su 10 (30,4%). Dal 2015, infatti, considerando i soli tornei ATP Masters 1000 e le ATP Finals, se ne è aggiudicati 24 su un totale di 79. Al secondo posto di questa speciale classifica troviamo Rafael Nadal, distanziato di sette punti, con una percentuale del 23,2%, seguito da Dominic Thiem (22,2%). Il tennista austriaco precede a sorpresa il numero 1 del mondo Novak Djokovic fermo al 21%. Il serbo complessivamente si è trovato 119 volte sullo 0-40 e ha vinto il game in 25 occasioni. Al nono posto con il 15,4% di game vinti su un totale di 162 disputati si posiziona Fabio Fognini che precede il russo Daniil Medvedev. In realtà la percentuale di Fabio Fognini non sorprende più di tanto, dato che comunque il tennista ligure non ha nel servizio la sua arma principale.

Nel complesso considerando gli attuali primi 10 giocatori della classifica ATP il bilancio è di 236 game vinti su un totale di 1240, con una percentuale media del 19%. Sopra questa soglia, neanche a dirlo, ci sono i soliti tre dominatori con l’aggiunta del già citato Thiem.

 

Questa tabella analizza la percentuale di game vinti al servizio dai giocatori top 10 tutte le volte in cui si sono trovati sullo 0-40 dal 2015 ad oggi nei tornei ATP Masters 1000 e ATP Finals

Ranking Giocatore Game vinti da 0-40 Totali game giocati con punteggio di 0-40 Percentuale game vinti
3 Federer 24 79 30,4%
2 Nadal 32 138 23,2%
4 Thiem 38 171 22,2%
1 Djokovic 25 119 21%
7 Nishikori 25 137 18,2%
8 Kachanov 16 93 17,2%
6 Tsitsipas 12 70 17,1%
5 A. Zverev 28 177 15,8%
9 Fognini 25 162 15,4%
10 Medvedev 11 94 11,7%
TOT236124019%

Scenario 2: giocatore in risposta in svantaggio 30-15

Il secondo scenario che prendiamo in considerazione è quello del giocatore in risposta che deve rimontare un 30-15 per conquistare il break. Sebbene, rispetto allo scenario precedente, questa sia una situazione di maggiore equilibrio, statisticamente parlando non è così semplice strappare il servizio all’avversario quando ci si trova con tale punteggio. Analizzando i dati emerge, infatti, che nessun tennista della top 10 riesce ad avere una percentuale superiore al 20% di break conquistati partendo da uno svantaggio di 30-15.

Coloro che possono vantare le percentuali migliori sono Rafael Nadal e Novak Djokovic, rispettivamente al 19,8% e al 19,5%. Lo spagnolo, partendo da una tale situazione di punteggio in risposta, ha vinto il game 280 volte su un totale di 1417. Il serbo, invece, si è imposto in 300 occasioni su un totale di 1538. Comunque percentuali inferiori rispetto a quelle che entrambi hanno quando devono rimontare sul proprio servizio uno svantaggio di 0-40. Stesso discorso vale per Roger Federer il quale, addirittura, quando serve in svantaggio di 0-40, vince il game il 30,4% delle volte, mentre quando deve rispondere sotto 30-15, riesce a fare il break solo il 16,3% delle volte.

Gli unici due tennisti che si discostano da questa tendenza sono Fabio Fognini e Daniil Medvedev. Il tennista azzurro, infatti, quando deve rispondere sotto 30-15 vince il game il 16,1% delle volte, mentre quando serve dallo 0-40 riesce ad imporsi solo il 15,4% delle volte. Stesso discorso vale per Daniil Medvedev, il quale nel primo caso si aggiudica il game il 13% delle volte, mentre nel secondo caso solo l’11,7% delle volte.

Considerando complessivamente i dati dei primi 10 giocatori del mondo il bilancio di break conquistati dal 30-15 è di 2008 su un totale di 12715 game disputati, con una percentuale del 15,8%.

Questa tabella analizza la percentuale di game vinti in risposta dai giocatori top 10 tutte le volte in cui si sono trovati sul 30-15 dal 2015 ad oggi nei tornei ATP Masters 1000 e ATP Finals

Ranking Giocatore Break conquistati da 30-15 Totale game in risposta con punteggio di 30-15 Percentuale di break
2 Nadal 280 1417 19,8%
1 Djokovic 300 1538 19,5%
7 Nishikori 247 1429 17,3%
3 Federer 227 1396 16,3%
9 Fognini 198 1231 16,1%
5 Zverev 226 1525 14,8%
4 Thiem 245 1721 14,2%
10 Medvedev 101 779 13%
6 Tsitsipas 85 725 11,7%
8 Khachanov 99 954 10,4%
TOT20081271515,8%

Dall’analisi dei due scenari si evince chiaramente come nel tennis attuale il servizio continua a rivestire servizio un’importanza fondamentale per la maggior parte dei giocatori. Rimontare uno svantaggio di 0-40 al servizio, per quanto sembri paradossale, risulta essere statisticamente più probabile rispetto alla conquista del break su un punteggio di 30-15, nonostante in quest’ultimo caso vi sia maggiore equilibrio.

In sintesi, i dati medi rilevati analizzando le performance degli attuali primi 10 giocatori del mondo nei tornei ATP Masters 1000 e ATP Finals dal 2015 ad oggi, sono i seguenti:

  Media attuale di vittoria del game dei giocatori in top 10
Al servizio: da uno svantaggio di 0-40 19% (236/1240)
In risposta: da uno svantaggio di 30-15 15,8% (2008/12715)

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