La nuova Carla Suárez Navarro

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La nuova Carla Suárez Navarro

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Carla Suárez Navarro è entrata per la prima volta in top ten: un progresso frutto di profonde novità, soprattutto tecniche.

Se c’è una giocatrice che in questo momento merita una riflessione, questa è Carla Suárez Navarro. E non tanto perché ha saputo raggiungere risultati superiori agli anni scorsi , ma per come ha saputo farlo. Credo che molto raramente si possa trovare una trasformazione tanto profonda come quella mostrata da Suarez nel 2015.

Ma prima di entrare nel merito, penso vada brevemente affrontata la questione del 6-2, 6-0 subito da Serena Williams nella finale di Miami. E’ stato un modo amaro di festeggiare l’ingresso in top ten, ma non posso dire che mi abbia sorpreso, perché secondo me troppi fattori hanno finito per sfavorirla.
Innanzitutto, è chiaro, c’era la forza di Serena; in più i precedenti disastrosi indicavano quanto per Carla fosse particolarmente difficile giocarci contro.
Ma a questo secondo me vanno aggiunti almeno altri due aspetti.

 

Il primo è la cronica difficoltà di Suárez in finale: a partire dal 2009 ha avuto bisogno di cinque tentativi falliti prima di riuscire a sfatare il tabù, vincendo a Oeiras l’anno scorso.
Aggiungo che quest’anno era arrivata in finale ad Anversa ma non l’aveva disputata per un problema al collo. Un problema strano: sorto improvvisamente la mattina della partita, non le aveva impedito di giocare (e vincere) due giorni dopo i primi turni di singolo e doppio di Dubai. Tenendo presenti i precedenti negativi e il rapidissimo recupero, mi viene il dubbio che si fosse trattato di un malanno in cui potrebbe avere avuto un ruolo la componente psicologica.

Il secondo è che la partita contro Serena è arrivata dopo che nel match precedente Carla aveva raggiunto un traguardo storico: l’ingresso in top ten a distanza di quindici anni per una giocatrice spagnola. La terza dell’era Open dopo Arantxa Sánchez e Conchita Martinez. Un obiettivo particolarmente stressante, perché si sa che quando il decimo posto si avvicina un po’ tutto l’ambiente che circonda il giocatore (giornalisti, tifosi, il team) comincia a fare calcoli di classifica, trasformando le partite che mancano alla meta in un logorante conto alla rovescia. E quando finalmente l’obiettivo è raggiunto, non è facile ricaricare le pile per esprimersi immediatamente al meglio; figuriamoci in una finale contro Serena.

Detto questo, vorrei entrare nel tema centrale dell’articolo: la trasformazione del tennis di Suárez.
Sostenevo sopra quanto sia stata profondo il cambiamento dell’impostazione di gioco, quasi uno stravolgimento. A tal punto che se qualcuno avesse la voglia di andare a rileggersi l’articolo che le avevo dedicato nel dicembre 2013, troverebbe molte parti del tutto superate.
Prima che cominciasse la stagione, il giornale spagnolo Marca aveva pubblicato un articolo su di lei, intitolandolo “Carla, versión 2.0”. Tra l’altro si raccontava che in quel periodo Suárez stava cambiando racchetta, passando da una di 97 pollici a una di 102. Le specifiche tecniche non erano indicate in dettaglio (profilo, peso etc), ma il coach spiegava che avrebbe dovuto consentire più potenza a discapito di una leggera perdita di controllo.

Probabilmente grazie alla nuova racchetta quest’anno è migliorata nell’incisività al servizio. Non che sia diventata una giocatrice da ace a ripetizione (ricordo che è alta 1,62), ma adesso la prima le permette di prendere quasi sempre il comando del palleggio; e la seconda è cresciuta quanto occorre per subire meno risposte aggressive rispetto agli anni passati.

Ma la nuova racchetta diventa perfino una componente secondaria se la si paragona alla nuova posizione di gioco.
Da una stagione all’altra è riuscita ad avanzare la posizione in modo sbalorditivo. Fra le prime trenta del mondo era quella che si manteneva più arretrata, a volte oltre due metri dalla linea di fondo: oggi si piazza a ridosso della riga e non indietreggia quasi mai.

Per riuscire a farlo non è stato sufficiente attingere semplicemente al grande talento di cui dispone; sono state necessarie modifiche al movimento del dritto, velocizzando la preparazione: perché evidentemente più ci si porta in avanti, più i tempi diventano incalzanti.
La nuova posizione non ha solo influito sulla rapidità dello scambio, rendendo il palleggio più incisivo, ma ha prodotto altri effetti. Ne cito due fondamentali a partire dal dritto:

1) Un fatto puramente geometrico: colpendo più in avanti sono diventati possibili angoli più stretti, sia da destra che con l’inside-out, che prima erano preclusi. Vuol dire avere a disposizioni soluzioni differenti, sia in fase di attacco che nell’esecuzione del passante. E così il dritto incrociato stretto è diventato un colpo estremamente efficace, che le procura molti vincenti.

2) E’ emersa una caratteristica del dritto di Carla che prima era molto meno importante: la capacità di mascherare la direzione di palla fino all’ultimo.
Mi spiego: se si colpisce da molto lontano, l’avversaria avrà sempre il tempo per ribattere; ma se invece l’impatto avviene qualche metro più avanti, allora la difficoltà di intuire la traiettoria diventa un serio problema per chi deve replicare. Anche così si spiegano i tanti vincenti di dritto; vincenti che spesso lasciano immobili le avversarie, che proprio non riescono a capire per tempo dove andrà a finire la palla.

C’è poi un terzo aspetto del dritto che è progredito. Gli anni scorsi raramente giocava il colpo lungolinea; era un timore secondo me più psicologico che tecnico, visto che già nella “versione” precedente il dritto era eseguito con un notevole topspin (che favorisce il superamento della maggior altezza di rete del colpo in parallelo). Ma forse proprio perché lo scambio più rapido concede meno tempo per farsi prendere dalle incertezze, quest’anno utilizza di più il lungolinea: un altro elemento che ha ampliato le soluzioni di gioco.

Se paragonato al dritto, direi che il rovescio è rimasto quasi uguale al passato: un bellissimo colpo coperto e un solido slice. In ogni caso l’avanzamento della posizione di impatto ha, evidentemente, agevolato l’ottenimento di angoli più stretti anche quando colpisce dalla parte sinistra.

La conseguenza di questa vera e propria rivoluzione tecnica è che la giocatrice con il più bel rovescio ad una mano del circuito, il “panda” del tennis classico, ricordata soprattutto per questa caratteristica, è diventata più pericolosa con il colpo meno naturale e più costruito, cioè il dritto.
Bastano due scambi (qui sotto, consecutivi) per ritrovare gran parte di quanto detto:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=zyt6aF96ZWo#t=317

Ma non è finita qui.
La velocizzazione della preparazione dei colpi le ha consentito di crescere molto in risposta. Prima tra le giocatrici di vertice era quella che stava più lontana dalla linea di fondo, e mai riusciva a rispondere aggressivamente (nemmeno contro Sara Errani).
Come per il resto del gioco, nel 2015 ha spostato in avanti il punto di impatto anche in risposta e così ha fatto enormi progressi pure sotto questo aspetto. Che aiuta a capire le ripetute vittorie contro tenniste dai servizi potenti, sofferte moltissimo in passato, proprio perché faticava troppo con i colpi di inizio gioco.
Oggi alterna risposte in top a soluzioni bloccate, che però impattate da più avanti le consentono maggior efficacia: ne escono palle profonde, complesse da ribattere perché ricadono senza peso a ridosso della linea di fondo.

A proposito di colpi bloccati: anche la difesa con i chop è migliorata, perché stando più avanti ha “tagliato” le traiettorie di chi la attacca e, così come con la risposta, riesce più facilmente a trovare profondità nel contenimento.

Per concludere l’aspetto tecnico, esprimo una curiosità: sarà interessante vedere se sarà capace di mantenere la stessa posizione di gioco sulla terra battuta. Suarez è cresciuta sul rosso, ma non è detto che riesca ad affrontare con la stessa aggressività i rimbalzi della terra.
Faccio qualche nome: Sharapova ci riesce, ma per esempio Pennetta no. Flavia (malgrado sia come Carla cresciuta sul rosso) gioca più avanzata sul cemento, e infatti i migliori risultati li ha raccolti sul duro. E non è certo l’unica: penso per esempio a Radwanska o Azarenka. Se invece Suarez riuscirà a non arretrare, aggiungendo poi la sua specifica cultura di mobilità ed esecuzione dei colpi sulla terra, allora nei prossimi tornei avrebbe ancora meno concorrenti all’altezza.

Messe uno in fila all’altra tutte le novità tecniche, ci si rende conto di quanto straordinario sia il cambiamento. E tutto questo è avvenuto per una precisa scelta presa insieme al suo allenatore, che da molti anni è lo stesso, Xavier Budo, della accademia di Barcellona Pro-AB. Se poi si pensa che è accaduto a 26 anni compiuti (è nata nel settembre 1988) la cosa risulta davvero eccezionale.

Ma non ci sono solo le questioni tecniche.
Non vanno dimenticate le componenti fisiche e mentali: Suarez sta diventando una giocatrice “tosta”. In questa stagione ha affrontato tante partite al terzo set (15 su 28), e il più delle volte è riuscita a vincerle (12 su 15). Magari nel primo set le giocatrici più potenti (come Kvitova o Venus) la mettono sotto, ma basta che il loro gioco si appanni un po’ che Suárez è prontissima a risalire la china, ribaltando i match.
La ragazza con l’animo troppo gentile, timidissima e introversa, si è irrobustita caratterialmente, ed è diventata più espansiva in campo. Forse in questo non è estranea la partnership in doppio con Garbiñe Muguruza, con cui ha formato una coppia molto affiatata; insieme nel 2014 hanno ottenuto ottimi risultati, arrivando in fondo a diversi tornei (tre finali, una vinta) e guadagnando le Finals al Masters di doppio a Singapore.

Ormai fisicamente è molto preparata e grazie a questo esce alla distanza. Sembra essere riuscita a tenere a bada i problemi al gomito destro (operato alcuni anni fa), e per il quale in passato aveva fatto ricorso agli stessi trattamenti con le staminali utilizzati da Nadal (ma non di recente, in caso qualcuno pensasse di associare i suoi ultimi miglioramenti a forme di doping).

Insomma una giocatrice davvero completamente nuova, che forse ha mantenuto solo due aspetti quasi intatti rispetto agli anni scorsi.
Il primo è il gioco di rete, ancora decisamente migliorabile.
Il secondo la straordinaria correttezza in campo. L’ho scritto nell’articolo del 2013 e lo confermo oggi: per quante partite mi sia capitato di seguire, non riesco a ricordare un solo episodio in cui mi abbia dato l’impressione di cercare di infastidire l’avversaria con quei piccoli accorgimenti che molti professionisti adottano (ritardi in battuta, manfrine in risposta, esultanze sugli errori altrui, asciugamano etc etc).
La nuova Carla è sempre una giocatrice dalla correttezza esemplare; e credo che le sue colleghe glielo riconoscano, e la stimino particolarmente per questo.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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