Wta Charleston: buon esordio per Sara Errani, fuori Eugenie Bouchard e Belinda Bencic

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Wta Charleston: buon esordio per Sara Errani, fuori Eugenie Bouchard e Belinda Bencic

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Il secondo turno del torneo WTA Premier Family Circle Cup di Charleston ha visto trionfare la nostra Sara Errani contro Jana Cepelova, finalista in questo torneo lo scorso anno. Vincono anche Madison Keys ed Ekaterina Makarova, costretta però ritirarsi subito dopo la vittoria. Restano fuori Stosur, Bencic e Bouchard, che, con questa sconfitta, conferma il suo momento di crisi

Buona la prima per Sara Errani che riesce ad imporsi meritatamente sulla slovacca Cepelova, attuale numero 122 del ranking mondiale. Non dimentichiamo, però, che la tennista slovacca ha raggiunto la finale sulla terra verde di Charleston proprio l’anno scorso, battendo giocatrici del calibro di Daniela Hantuchova, Vesnina e Serena Williams. Dunque prestazione convincente quella della romagnola che si sbarazza della sua avversaria in poco più di due ore, non lasciandosi intimorire dal tennis aggressivo della ventiduenne, che dopo aver combattuto tenacemente, specialmente nel secondo set, è costretta a chinare il capo di fronte alla superiorità tecnica e fisica dell’italiana. Dopo un primo parziale brillante, Sarita abbassa la guardia e la Cepelova ne approfitta, prevalendo nel secondo set, nonostante un lieve malore. Ma nel momento migliore della slovacca la Errani ritrova un discreto tennis, che la porterà a chiudere il match al tiebreak. La prossima avversaria dell’italiana sarà la qualificata Sorribes Tormo, che ha eliminato inaspettatamente la Rogers.

Avanzano anche la Keys e la Makarova, che a fatica porta a casa il match in tre set e poi decide di ritirarsi a causa di un problema gastrointestinale. Non si può parlare altrettanto bene della parte bassa del tabellone: escono di scena Stephens, Stosur e, con grande sorpresa, Belinda Bencic, che dopo un buon inizio di partita, conquistando il primo set, cede il passo alla qualificata Kovinic. Prosegue il periodo di crisi per Eugenie Bouchard, che, entrata nel tabellone grazie ad una wild card, esce di scena con un sonoro 6-3, 6-1 da parte della Davis, confermando così il momento di grande difficoltà che sta affrontando la canadese. Un inizio di stagione molto complicato per la numero 7 del mondo, costellato da sconfitte inaspettate e qualche problema fisico di troppo, sicuramente al di sotto delle aspettative. La nativa di Montreal ha avuto una lunga riunione post-match con il suo coach Sam Sumik, cercando di analizzare la situazione e di porre rimedio al più presto. Dura disamina della situazione da parte della stessa Bouchard nella conferenza stampa post-match, durante la quale ha dichiarato di sentire la mancanza di allenamento e di partite e che le sensazioni che ha sul campo sono molto negative“Oggi mi sono sentita lenta, dominata, sopraffatta dalla mia avversaria sotto il piano della potenza. Di solito sono io a dominare il gioco, quello che è successo oggi non va per niente bene. Sono un po’ arrabbiata ma anche confusa. So che c’è qualcosa che non va, adesso devo riuscire a capire di cosa si tratta” ha concluso la giocatrice canadese.

 

Risultati:

[2] E. Makarova b. S. Zhang 5-7 6-3 6-2
[Q] S. Sorribes Tormo b. S. Rogers 7-5 6-1
[4] S. Errani b. J. Cepelova 6-3 7-6(5)
L. Davis b. [1/WC] E. Bouchard 6-3 6-1
[7] M. Keys b. [Q] K. Bondarenko 6-2 6-1
[Q] D. Kovinic b. [12] B. Bencic 4-6 6-3 6-2
M. Brengle b. D. Vekic 6-1 6-3
L. Arruabarrena b. [9] S. Stosur 6-3 3-6 6-4
[15] M. Barthel b. S. Stephens 6-3 7-6(2)
[13] I. Begu b. Y. Shvedova 6-0 6-7(4) 6-4
A. Mitu b. A. Tomljanovic 6-2 6-2

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Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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Flash

Come ATP e WTA hanno gestito l’assenza di tornei in Cina

Dal successo delle licenze annuali a livello ATP con l’Italia protagonista, all’annosa questione delle WTA Finals ancora alla ricerca di una stabilità

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Nella memoria di tutti ormai è impossibile non classificare gli eventi in pre e post pandemia. Il Covid-19, con il suo impatto, ha lasciato il segno in tanti aspetti delle nostre vite e non poteva essere da meno il tennis. Sport globale e itinerante, negli ultimi anni il mondo del tennis ha dovuto fare i conti con la politica anti Covid messa in atto dal governo cinese, con le relative limitazioni riguardanti l’ingresso nel paese asiatico.

ATP e soprattutto WTA si sono dovuto ingegnare, reinventando anno dopo anno il calendario, spesso a stagione in corso e con esiti sicuramente diversi tra i due circuiti.

L’ultimo torneo del circuito ATP disputato sul suolo cinese è stato il Rolex Shanghai Masters 2019 vinto da Daniil Medvedev su Alexander Zverev. Da quella data i quattro tornei ATP che fanno parte del circuito non si sono mai più disputati. Oltre a Masters 1000 di Shanghai, il programma dei tornei cinesi includeva l’ATP 500 di Pechino e i due ATP 250 di Zhuhai e Chengdu. 

 

Sin dalla ripartenza l’ATP ha potuto contare sul supporto di alcuni paesi grazie alle licenze annuali concesse per completare gli slot rimasti vuoti nel calendario. Germania, Italia e Kazakistan furono le prime a farsi avanti. Infatti, nel 2020 si svolsero i tornei di Colonia (due eventi back-to-back), Santa Margherita di Pula e quello di Astana, che negli anni a venire è entrato a far parte nel circuito sostituendo definitivamente San Pietroburgo.

Nel 2021 a colmare il vuoto dei tornei cinesi nel mese di ottobre fu lo slittamento, dal consueto slot primaverile, del Masters 1000 di Indian Wells. Anche in questo caso l’ATP attraverso le licenze annuali è riuscita ad uscire indenne dalle difficoltà, rappresentate non solo dall’assenza dei tornei cinesi ma anche da altri spazi vuoti nel calendario derivanti da circostanze avverse, come ad esempio le due settimane di quarantena richieste in Australia all’ingresso nel paese. Turchia (Antalya), Singapore, Spagna (Marbella), Serbia (con il doppio appuntamento di Belgrado) e Italia (Cagliari e Parma) sono subite corse in supporto del circuito maschile offrendo soluzioni che riscossero un ottimo successo a livello organizzativo e di pubblico.

Anche nella stagione appena terminata l’Italia è stata tra le nazioni protagoniste con i due tornei di Firenze e Napoli.  La Spagna non è stata da meno, aggiungendo un nuovo torneo anche in questa stagione in Asturia a Gijon. Nella sezione nostalgia, vi è stato il ritorno nel circuito anche di Tel Aviv e Seul, dopo che l’ultimo torneo in entrambe le città si disputò nel lontano 1996.

L’assenza dei tornei cinesi ha decretato anche la fine dello swing asiatico di fine stagione, sebbene quest’anno sia ritornato in calendario dopo 3 anni l’ATP 500 di Tokyo. L’inserimento del torneo di Seul ha contributo a creare una sorta di mini trasferta in estremo oriente per supportare il torneo nipponico. Tuttavia se i tornei cinesi venissero nuovamente cancellati, il Japan Open rimarrebbe l’unico torneo asiatico previsto dal calendario nella parte finale della stagione.

Il calendario 2023 ad oggi comprende i quattro tornei cinesi. Chengdu e Zhuhai sono programmati in contemporanea, nella stessa settimana della Laver Cup. Le tre settimane successive vedrebbero la disputa del torneo di Pechino, seguito dal Masters 1000 “allargato” di Shanghai. I dubbi sull’effettiva disputa dei tornei è alta, basti pensare che è già stato comunicato l’annullamento del Gran Premio di Cina di Formula 1 previsto la prossima primavera. Nonostante ciò, si può dire senza alcun dubbio che L’ATP ha la certezza che non avrà molte difficoltà a trovare federazioni e sponsor pronti ad accettare una licenza annuale.

Se per l’ATP non vi sono stati molti grattacapi, non si può dire la medesima cosa per la WTA. Il problema cinese per l’associazione tennistica femminile, non riguarda solo con la tematica COVID. Infatti, vi è ancora un caso aperto legato alla richiesta di spiegazioni sul caso Peng Shuai, a cui il governo cinese non ha mai stata dato seguito.

Come detto l’ATP ha già reso noto il calendario per la prossima stagione includendo i tornei cinesi. Al contrario il calendario WTA 2023 è stato rilasciato con gli eventi in programma sino allo US Open, lasciando dubbi su quali saranno i tornei che animeranno l’ultima parte della stagione. Il quesito più grande che attanaglia il CEO Simon e di riflesso le giocatrice è quello relativo alla sede delle WTA Finals.

Rispetto a quanto previsto pre-pandemia, la WTA non ha potuto contare su diversi tornei. Nella prima parte di stagione, secondo il calendario in essere prima della pandemia, si sarebbe dovuto giocare il WTA 250 di Shenzhen (gennaio), che ha rappresentato l’ultimo evento giocato sul suolo cinese nel gennaio 2020. Tuttavia, l’impatto più grande è relativo alla parte finale della stagione, durante la quale la WTA si spostava massivamente in Asia per uno swing che comprendeva diverse tappe in terra cinese: le WTA Finals di Shenzhen, il WTA Elite Trophy di Zhuhai, due WTA 1000, di cui uno mandatory (China Open e Wuhan Open), un WTA 500 (Zhengzhou Open) e quattro WTA 250 (Jiangxi Open, Tianjin Open, Hong Kong Open, Guangzhou Open).

La nota più dolente per la WTA è relativa alla gestione delle WTA Finals. La WTA avevo puntato tutto sulla Cina con la scelta di Shenzhen effettuata nel 2018. Un accordo di lungo termine che puntava a fornire una certa stabilità economica al circuito femminile. Si trattava, infatti, di un contratto decennale firmato con la città cinese che garantiva alle partecipanti un montepremi da urlo pari a 14 milioni di dollari.

Dopo la ricca edizione del 2019, il torneo non si è più svolto sul suolo cinese. Cancellata l’edizione 2020, nel 2021 la scelta di Guadalajara ha registrato un ottimo riscontro dal pubblico messicano. Il lavoro svolto dagli organizzatori messicani è stato apprezzato dalla WTA e ha permesso alla città di ospitare, l’anno successivo, un WTA1000, colmando il posto vacante lasciato proprio da Wuhan (trattandosi di un 1000 non mandatory). Meno soddisfacente l’edizione di Fort Worth, con scarsa presenza di pubblico e tante critiche. Malcontento che ha riguardato anche le giocatrici, a partire dalla numero 1 Swiatek che ha chiesto stabilità alla WTA.

Per uscire dalle difficoltà, nel periodo 20-21 la WTA ha potuto contare su contributi dal vecchio continente (Italia, Repubblica Ceca e Romania su tutte) e dagli Stati Uniti con i tre eventi di Chicago e il WTA 250 di Cleveland.

Nel 2022 la situazione è stata la medesima. Tra le notizie positive, vi è stato il ritorno in Asia con i tornei di Seul, Osaka e Tokyo assenti dal 2019. Le novità, invece, sono rappresentate dal ritorno di un torneo a San Diego, a 19 anni di distanza dall’ultima volta, e dalle prime edizioni di Tallinn e Monastir. Eventi che hanno cavalcato l’onda dell’entusiasmo del pubblico locale per le prestazioni di due protagoniste del circuito femminile come Kontaveit e Jabeur. A questi eventi si aggiungono delle nuove certezze rappresentate dalla riconferma di Parma, Ostrava e Cluj. Tuttavia, a fine 2022 i tornei disputati (50 più le WTA Finals e i 4 slam) sono stati tre in meno di quelli del 2019.

La sensazione confrontando i due calendari è sempre quella che il circuito WTA offra meno opportunità di quello ATP (68 eventi più l’ATP Cup) e che l’associazione tennistica femminile sia sempre più in balia degli eventi. Per la WTA il punto cruciale è rappresentato dalla ricerca di una sede definitiva per le WTA Finals, una cosa fondamentale per la stabilità economica e per la programmazione di associazione e giocatrici.

L’ATP dal canto suo sembra uscire più forte da questa situazione avendo una rosa di alternative a disposizione sempre ampia non solo nel livello superiore ma anche a livello Challenger, se si pensa che nel 2022 il numero dei tornei organizzati (184) è stato maggiore di quello pre pandemia (158 nel 2019). La WTA sta puntando anno dopo anno a cercare nuovi lidi attratti dalla possibilità di ospitare tornei del circuito. Guardando il calendario 2023 non si può non notare un incremento dei tornei in USA e Messico (Austin e Merida). Tuttavia, solo una corretta programmazione a lungo termine potrebbe permettere al circuito femminile di uscire dalla situazione di stallo in cui si trova.

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evidenza

Una contro tutte: Martina Navratilova e Tracy Austin

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale. Ripercorriamo le storie di Martina Navratilova e Tracy Austin

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Martina Navratilova con il trofeo di Wimbledon (Credits: @usta on Twitter)

Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo la versione WTA a cura di Viola TamaniUNA CONTRO TUTTE. Qui trovate il primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong

La storia di Martina Navratilova sembra essere uscita da un romanzo. Quella sportiva non meno che quella personale, sempre strettamente intrecciate quando si parla di campioni di questo calibro. La nascita in un paese socialista nell’orbita dell’Unione Sovietica, la decisione di deferire la sua casa natale, il maggior numero di titoli vinti nella storia del tennis dell’Era Open. Ma andiamo con ordine.

Nata nel 1956 a Řevnice nella Cecoslovacchia governata da una dittatura di stampo comunista, iniziò a giocare a tennis a 7 anni utilizzando la vecchia racchetta di sua nonna; con il manico troppo grande per la sua piccola mano, Martina giocava il rovescio a due mani e si allenava palleggiando contro il muro. Lei stessa ha rintracciato nell’origine in questi suoi arbori tennistici giocati contro l’avversario che non sbaglia mai, uno dei suoi tratti caratteristici nel gioco: l’abilità di giocare al volo.

 

Il suo patrigno, Miroslav Navratil, fu il suo primo insegnante di tennis. Fu presto necessario spostarsi nella capitale Praga per permettere all’acerbo talento di sbocciare e vincere, a soli 15 anni, i Campionati nazionali cecoslovacchi. A sedici anni mosse i primi passi nel mondo professionistico, fino al primo titolo conquistato ad Orlando in Florida nel 1974.

L’anno seguente è uno spartiacque per la sua vita privata. Il regime comunista in Cecoslovacchia obbligava tutti i suoi cittadini a richiedere un permesso dal governo per lasciare il paese; un permesso che faticava ad arrivare alla giovane Martina, perché si trattava di recarsi nel paese nemico del blocco sovietico in piena Guerra Fredda, gli Stati Uniti. Oltremare si tenevano la maggior parte dei tornei, con un circuito a sé stante, e l’ambiziosa tennista dell’Est Europa era ben conscia della necessità di poter viaggiare e muoversi liberamente per raggiungere alti obiettivi nel tennis. Appena maggiorenne, Martina si recò presso gli uffici dell’Immigration and Naturalization Service di New York comunicando la sua intenzione di defezionare dal regime comunista del suo paese. Le venne concessa la Green Card e solo nel 1981 ottenne ufficialmente la cittadinanza americana.

Si trattò di una scelta coraggiosa perché, come ricorda lei stessa, andarsene ha significato abbandonare la propria famiglia e il proprio paese senza sapere se e quando avrebbe potuto rivedere i suoi affetti. Rivedrà la nonna, colei che le aveva trasmesso la passione per il tennis, 11 anni dopo per giocare. Ma su questo, torneremo più avanti.

 La nuova vita sul suolo statunitense le permise anche di fare coming-out, diventando la prima tennista a dichiarare il proprio orientamento sessuale e un’icona per il movimento LGBT.

Martina Navratilova e Chris Evert – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Al contrario della sua rivale Chris Evert, come raccontato nell’articolo a lei dedicato, la mancina Navratilova abbandonò il rovescio a due mani, omologandosi e imparando a giocare il rovescio a una mano. Il suo stile, in opposizione a Evert, era molto aggressivo con un frequente utilizzo del serve&volley che toglieva tempo alle proprie avversarie. Non a caso, il suo tennis si esprimeva al massimo sulle superfici veloci e in particolare l’erba: vinse 20 titoli, tra singolare (9, un record) e doppio a Wimbledon.

Sì, perché Navratilova era anche un’ottima doppista. Se nei primi anni di carriera, la partner cambiava spesso (Chris Evert, Billie Jean King, Betty Stove), fu il sodalizio con la connazionale Pam Shriver a decretare il suo dominio anche in questa specialità. Fu numero 1 del ranking di doppio per oltre tre anni a partire dal 1980. A fare l’elenco dei suoi record, si rischia di lasciare qualcosa indietro. È la giocatrice ad aver vinto più titoli nella storia del tennis dell’Era Open: 344 titoli (59 Slam, 18 in singolare e 31 in doppio) di cui 167 in singolare e 177 in doppio.

L’unica atleta ad aver completato il Super Slam – aver vinto tutte le prove del Grande Slam in tutte le categorie, insieme alle WTA Finals e alla Fed Cup. A livello femminile, ha conseguito il maggior numero di vittorie consecutive, 74 fino al novembre 1984. È anche la più anziana giocatrice ad aver vinto uno Slam: nel 2006 a quasi 50 anni, Martina in coppia con Bob Bryan si è aggiudicata il titolo nel doppio misto e ha dato l’addio al tennis giocato.

Dopo la pesante sconfitta incassata contro Chris Evert per 6-0 6-0 nella finale del torneo di Amelia Island nel 1981, Martina dovette scontrarsi con la dura realtà: per battere la rivale di sempre, era necessario lavorare sul potenziamento fisico. La perdita di peso ma soprattutto il duro lavoro per aumentare la resistenza e la potenza fisica le consentirono di ribaltare le sorti di questa rivalità, dominando gli scontri diretti nel biennio ’83-’84.

Raggiunge per la prima volta la posizione n. 1 del ranking nel luglio 1978 grazie alla vittoria su Evert a Wimbledon; ma è dal 1982 che Navratilova sovrasta le sue avversarie e mette fine al dominio della dolce Chrissy. Dal giugno 1982 resta in vetta alla classifica mondiale per 239 settimane: in tutto il 1983 Navratilova perse una sola partita, al Roland Garros contro Kathy Horvath e nel 1984, solamente due sconfitte nell’intera stagione. Dal novembre 1985 all’agosto 1987 le settimane furono 331. Seconda solo a Steffi Graf.

Piena di significati, politici e personali, fu la vittoria in Fed Cup nel 1986. La finale si giocava a Praga: Cecoslovacchia contro Stati Uniti. Da poco più di un anno Martina aveva ottenuto la cittadinanza americana e con essa, la possibilità di rappresentare il paese a stelle e strisce nella competizione a squadre. Da ben 11 anni non tornava nel suo paese d’origine. Nelle sue parole, ricordando questo avvenimento, si riesce a leggere tutta la sofferenza di una giovane donna costretta a lasciare il proprio paese per seguire il suo sogno. Rivide la nonna, quella che le aveva messo in mano la prima racchetta, che venne a mancare qualche mese più tardi, i suoi amici e i suoi affetti. Vinse due incontri: il singolare contro Hana Mandlikova e il doppio in coppia con Pam Shriver.

Tracy Austin

La quarta giocatrice a mettersi in vetta al ranking fu Tracy Austin. Classe ’62 di Palos Verdes, nel 1980 fu capace di conquistare 12 titoli che le consentirono di restare al n. 1 per un totale di 22 settimane (2 settimane in aprile e 20 da luglio a novembre). Vinse due titoli Slam, entrambi agli US Open. Il primo titolo, nel 1979, fu conquistato a soli 16 anni e 9 mesi battendo in due set Chris Evert. Nella finale del 1981 ebbe la meglio su Martina Navratilova in tre set durissimi (1-6 7-6 7-6).

È sicuramente una delle atlete più sfortunate della storia del tennis moderno. Numerosi guai fisici, specialmente alla schiena, non le permettono di avere continuità nel suo gioco. A soli 21 anni nel 1983 prese la difficilissima decisione di ritirarsi, consapevole che i problemi fisici non le permettevano più di mantenere il suo miglior livello di gioco.

A 26 anni, tornò a giocare solamente in doppio dove vinse 7 titoli, ma di nuovo la sua carriera venne interrotta a causa di un serio incidente stradale in cui rischiò di perdere la vita. Tra il 1993 e il 1994 tentò un nuovo ritorno, purtroppo senza successo. Si ritirò definitivamente con all’attivo 7 titoli del Grande Slam: 2 in singolare, 4 in doppio femminile e uno (Wimbledon) in doppio misto.


SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA MARTINA NAVRATILOVA

1978P. Shriver – NAVRATILOVA7-6 7-6US Open
1978C. Evert – NAVRATILOVA7-6 0-6 6-3Atlanta
1978R. Marsikova – NAVRATILOVA6-3 7-6Oldsmar
1978C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-3Palm Springs
1978C. Evert – NAVRATILOVA7-5 6-2Tokyo
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-3 6-2Washington
1979C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-4Los Angeles
1979W. Tumbull – NAVRATILOVA6-4 1-6 6-4Detroit
1979B.J. King – NAVRATILOVA6-1 6-2Chichester
1979C. Evert – NAVRATILOVA7-5 5-7 13-11Eastbourne
1979D. Fromholtz – NAVRATILOVA1-6 6-3 6-1Minneapolis
1979T. Austin – NAVRATILOVA7-5 rit.Minneapolis
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-2 6-0Filderstadt
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-2 6-1Tokyo
1980B.J. King – NAVRATILOVA6-1 6-3Houston
1980T. Austin – NAVRATILOVA6-2 2-6 6-2WTA Finals
1980B. Stove – NAVRATILOVA6-3 3-6 7-5Eastbourne
1980C. Evert – NAVRATILOVA4-6 6-4 6-2Wimbledon
1982P. Shriver – NAVRATILOVA1-6 7-6 6-2US Open
1982C. Evert – NAVRATILOVA6-3 2-6 6-3AUS Open
1983K. Horvath – NAVRATILOVA6-4 0-6 6-3Roland Garros
1984H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-6 3-6 6-4Oakland
1984H. Sukova – NAVRATILOVA1-6 6-3 7-5AUS Open
1985C. Evert – NAVRATILOVA6-2 6-4Key Biscayne
1985H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-6 6-0Princeton
1985C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-7 7-5Roland Garros
1986K. Jordan – NAVRATILOVA5-7 6-3 7-6Oakland
1986S. Graf – NAVRATILOVA6-2 6-3Berlino
1986C. Evert – NAVRATILOVA2-6 6-3 6-3Roland Garros
1987H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-5 7-6AUS Open
1987S. Graf – NAVRATILOVA6-3 6-2Key Biscayne
1987C. Evert – NAVRATILOVA3-6 6-1 7-6Houston
1987G. Sabatini – NAVRATILOVA7-6 6-1Roma
1987S. Graf – NAVRATILOVA6-4 4-6 8-6Roland Garros
1987H. Sukova – NAVRATILOVA7-6 6-3Eastbourne
1987C. Evert – NAVRATILOVA6-2 6-1Los Angeles

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