Per 20 dollari in meno: il giornalismo nei tempi di Binaghi

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Per 20 dollari in meno: il giornalismo nei tempi di Binaghi

La questione dei buoni pasto e il giornalismo ai tempi di internet. Tra federazioni autoreferenziali e testate in crisi perenne, a chi importa come vive un cronista?

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Ha destato un certo stupore una domanda che il nostro direttore ha rivolto, nella conferenza stampa conclusiva del torneo di Roma, al Presidente della Federazione Italiana Tennis, Angelo Binaghi. La domanda riguardava una questione che a molti lettori è sembrata forse inelegante, quando non addirittura “da poveracci”. Questa domanda, legata ad alcuni pezzi soprattutto del Direttore, e ad alcune sottolineature di disfunzioni (i bagni sporchi, le cartacce, la mancanza d’acqua, i posti non assegnati alla stampa del Pietrangeli ecc. il cahier de doleance è davvero lungo) da parte dei nostri inviati a Roma (non ultimo quello di Antonio Garofalo, col suo impietoso 2 alle toilettes del Foro) hanno rilanciato una vecchia questione: Ubitennis è pregiudizialmente contro la Federazione e non sarà mai in grado di riconoscerne i pregi. Lasciando da parte il fatto che Giuliani una volta al giorno ha raccontato quello che di bello c’era al Foro, è forse il caso di mettere il lettore medio in grado di comprendere meglio alcuni aspetti della professione di “raccontatore di tennis” dell’anno di grazia 2015.

1. Cominciamo dall’autocritica: i giornalisti hanno fatto carne da macello del loro lavoro. È una generalizzazione ovviamente e le eccezioni esistono. Ma generalmente parlando la situazione è catastrofica. Se si leggono i quotidiani nazionali con un briciolo di spirito critico ci si accorge di quanto non raccontino nulla, non spieghino mai, siano proni al potere di turno. La situazione non riguarda solo il tennis e non riguarda solo lo sport. Dall’incerta sintassi all’inesistente competenza, dalla limitatissima cultura all’abuso di luoghi comuni, la cattiva televisione è penetrata profondamente nelle redazioni e nelle teste dei giornalisti provocando sconquassi.

2. In questa situazione è scomparsa la selezione. Chiunque abbia voglia di scrivere finisce con lo scrivere. Borges (chi?) diceva che fare della buona letteratura non è poi così complicato. Chissà se lo ripeterebbe anche oggi. Questo significa che anche in questo campo esiste la “selezione avversa”. Se pensi di avere spirito critico, di scrivere decentemente, in genere non fai carriera e devi trovarti un altro lavoro per vivere. Attenzione: uno dei luoghi comuni imperanti è che questo sia uno specifico italiano. Non è così purtroppo.

 

3. Chi è che vive della propria scrittura? Semplicemente quelli che non disturbano il manovratore. Sia esso il direttore della grande testata o il presidente di federazione. Rientrando nel nostro orticello è sintomatico che la storia dei due mandati o dell’incredibile meccanismo elettorale delle varie federazioni (tennis, ovviamente, compreso) sia del tutto sparita da un qualsiasi dibattito. E così come ci si rifugia nell’astensionismo perché “non è possibile cambiare le cose” allo stesso modo, se si ritiene di avere un minimo di decenza, si lascia fare rifugiandosi nel “tennis”. Le belle partite, Federer, Nadal, il glamour. Non c’è neanche da criticare troppo i “colleghi”: c’è chi ha la fortuna di essere ricco (stupirebbe la citazione) e di scrivere libero e chi ha la fortuna di non volerlo diventare e di prenderlo come un passatempo. Poi ci sono gli altri, appassionati non tanto bravi che devono portare lo stipendio a casa. Siamo solidali, figuriamoci: “colleghi cantautori fate bene ad avere le tasche piene e non solo i coglioni”, se passate la citazione dotta. Ma non crediate sia chissà che lavoro, se fatto così fra l’altro è solo noioso e continuando la citazione non si è mai detto che con gli articoli si fanno le rivoluzioni.

4. In questo deserto, esistono le conferenze stampa fiume. Funziona così, a meno di non avere tempi contingentati dalla televisione. Le conferenze sono semplicemente uno dei momenti di autopromozione, non ha senso dargli troppo peso. Sappiamo tutti che ai lettori interessano le dichiarazioni di Binaghi o di Federer, salvo lamentarsi quando si accorgono che non dicono niente. Ci vuole molta malizia per far “scoprire” qualcuno abituato a leggersi l’indomani sui giornali; molta malizia e poco da perdere, ed è un miracolo quando ci si riesce. Il resto sono, appunto, autopromozioni.

5. Arriviamo ai 20 dollari in meno. Se siete arrivati sin qui avrete capito a chi serve la diaria e a chi no. Siamo contenti quando alcuni pezzi piacciono perché riescono a far vivere ai lettori l’atmosfera del luogo ma ogni volta rischia di essere l’ultima. Ma, onestamente, a chi importa? Seguirete lo stesso il torneo e neanche ve ne ricorderete. Giusto così. Così come è giusto però dire che anche il Roland Garros tratta in questo modo i giornalisti.

6. Al grosso pubblico (o al pubblico tout court) interessa poco tutto questo. Su supertennis siamo ancora a “mi va bene perché vedo il tennis” o – “costa troppo”. Lo scempio invece è quello che molti sottolineano: un po’ Istituto Luce, un po’ fiera strapaesana, competenze prossime allo zero. Può divertire raccontare questo ambiente che gira il mondo rimanendo di un provincialismo che ha persino un suo fascino demodè per cui se uno ha giocato a tennis ah beh allora sì che ne capisce. Come se il saper raccontare fosse una cosa secondaria, come se il mestiere fosse quello, come se ci fosse una qualche riflessione.

7. Uscendo dalle questioni generali, l’impressione è che queste discussioni siano semplicemente grottesche. I “1000” sono come la “Coppa Italia”, nessuno si prepara per vincerli, sono tornei di preparazione, sia che si parli di Indian Wells, che di Shanghai che di Roma o Madrid. Ci vado se si incastrano nella mia preparazione per Parigi, se ho accordi con lo sponsor, se mi serve qualche punto. Se riesco a giocar bene meglio ma anche chi se ne frega. Djokovic preferisce Roma, Federer preferisce Madrid sono sciocchezze. Sono giocatori che hanno altro per la testa, al massimo cercano di capire quanto devono lavorare, come diceva Edberg “cartellino timbrato per oggi”. Solo gli slam contano in questi anni di grazia. Il resto conta per i tifosi e suscita qualche curiosità quando ad un certo punto emerge qualcuno (come Nadal sulla terra, come Djokovic ovunque) che vince sempre.

8. In tutto questo il torneo di Roma vale quello che vale cioè poco, come IW e Miami, come Madrid e Montecarlo, come Shanghai e Bercy. Sono come il circo, le persone vanno a vedere il grande fuoriclasse e sono pronti a dire “ooohhh”. Ma che vincano o perdano cambia poco. Certo, preferiscono vincere ci mancherebbe, ma quello che forse in questo periodo è il più forte (si parla di Murray) ha tranquillamente lasciato perdere. Forse che non l’avrebbe fatto se invece di Roma fosse stata Madrid? Figuriamoci.

9. Quanto sia ridicola la posizione di un satrapo di periferia, ridotto a sproloquiare di “giornalisti importanti” o “di testate che non contano niente” ognuno può rilevarlo da sé. Purtroppo da questo punto di vista il tennis è molto peggio del calcio, perché l’ambiente è estremamente piccolo, decisamente meno colto (vi ricordate che le eccezioni non contano vero?) e politicamente e socialmente del tutto irrilevante. Il che lo pone al riparo da riflettori pericolosi. Una specie di paesello centrafricano al quale le grandi potenze hanno lasciato ampia autonomia sfruttata per perpetuare i gruppi dirigenti (nihil sub sole novum).

10. In tutto questo – anomalia, questa sì, tutta nazionale – Ubitennis cerca di fare un lavoro che sembra persino anacronistico: c’è gente che ha qualcosa da dire e la dice. Alcuni bene, altri male, condividendo o meno tra noi. Al di là di tutto – lo abbiamo detto molte volte – a Ubaldo si possono fare centinaia di critiche (provateci voi a fare gli inviati…) ma un pregio gli deve essere riconosciuto: se noi vogliamo scrivere qualcosa su cui lui non è d’accordo la possiamo scrivere tranquillamente. E capita molto più spesso di quanto non crediate. Se trovassimo un modo, uno qualsiasi, per parlare bene delle Federazione, possiamo pubblicare il pezzo su Ubitennis senza problemi. Forse si sa – spero di non svelare segreti – che tra le varie opinioni su Fognini ad esempio la mia è una di quelle più accondiscendenti. Non è mai esistita una linea contro Fognini, se capita a me di scriverne ne scrivo, se capita a Garofalo (che è un po’ più severo di me) lo scrive e così Giuliani o Vallotto o chi volete voi. Poi va bene, non siamo importanti, e ci accomoderemo volentieri in terza fila, ma intanto abbiamo creato una comunità di cui siamo orgogliosi e che non censura MAi in base ai contenuti e raramente persino in base alla forma.

Mi permetto, in questo pezzo così anomalo, di sottolineare un’ultima cosa: gli articoli che leggete qui – e molti anche di siti nostri concorrenti che vivacchiano come noi – hanno un livello medio di competenza, di ricercatezza, di stile, che i giornalisti di professione (sempre generalizzando eh?) – e non parliamo di quelli che scrivono sui giornali nazionali o in siti istituzionali – si sognano. Questi sono strettamente legati a quei dannati 20 dollari. Per quanto possa interessarvi poco – ci sono ben altri problemi, lo sappiamo persino noi – almeno siatene consapevoli.
L’editoriale di Ubaldo Scanagatta: Il grido di dolore: “Qui non ci stiamo”. La contraddizione: “Vogliamo avere il tetto”

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Roland Garros: i set decisivi da ricordare insieme a Nadal, Djokovic, Schiavone, Graf, Capriati…

Dal più lungo in assoluto all’invasione di Nole, dall’appena maggiorenne Clijsters contro Hingis alla sfida tra Steffi e Arantxa, una carrellata di match decisi a oltranza

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Che siano o meno i più pazzi come suggerisce l’Equipe, si tratta senza dubbio di incontri che hanno scritto una pagina importante nella storia dell’ultimo quarto di secolo del Roland Garros. Sfide caratterizzate da partite finali che non vedremo più nemmeno a Parigi, ultimo baluardo dell’oltranza, dopo la decisione di uniformare i quattro Slam adottando il “metodo Melbourne”. Partiamo allora con questa breve ma succulenta carrellata.

1996, finale: S. Graf b. A. Sanchez 6-3 6-7(4) 10-8

Arantxa Sanchez gira l’inerzia della 35a e penultima sfida (otto vinte) contro una Steffi Graf avanti di un set e 4-1 nel secondo, andando poi due volte a servire per chiudere nel corso della partita finale, ma alla fine vince Steffi.

 

2001, finale: J. Capriati b. K. Clijsters 1-6 6-4 12-10

Con il trofeo dell’Australian fresco in bacheca, le vittorie su Serena Williams e Martina Hingis nei due turni precedenti, Jennifer Capriati incassa subito un 6-1 da una Kim Clijsters che solo il giorno prima ha soffiato sulle diciotto candeline. Il punteggio parziale non prelude a un match che va via in un soffio, anzi, il terzo set sarà il più lungo nella storia delle finali femminili.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

2004, 1° turno: F. Santoro b. A. Clement 6-4 6-3 6-7 3-6 16-14

Con sei ore e 33 minuti, il derby tra Fabrice Santoro e Arnaud Clement è l’incontro più lungo della storia del torneo, con ottime probabilità di rimanere tale. Interrotto sul 5 pari al quinto dopo che Santoro aveva salvato un match point, l’incontro ha richiesto un altro paio d’ore e un secondo match point annullato prima di finire nelle mani di Fabrice “The Magician“.

2012, 2° turno: P-H. Mathieu b. J. Isner 6-7 6-4 6-4 3-6 18-16P

oteva forse mancare John Isner? Due anni dopo lo storico match Nico Mahut a Wimbledon, il lungo statunitense esce stavolta sconfitto da Paul-Henri Mathieu, sceso al n. 261 ATP dopo l’intero 2011 lontano dai campi in seguito all’intervento chirurgico di osteotomia tibiale per limitare la progressione dell’artrosi al ginocchio sinistro. Con il vantaggio non di poco conto di servire per primo nella frazione decisiva, sul 7 pari salva due palle break. Isner salva invece match point a ripetizione, ma si arrende al settimo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

2013, semifinale: R. Nadal b. N. Djokovic 6-4 3-6 6-1 6-7 (3) 9-7

La semifinale del “tocco”, non nel senso di mano delicata – almeno nell’episodio in questione – bensì di Novak Djokovic che tocca la rete quando la palla colpita (che sarebbe stata vincente) è ancora in gioco. È 4-3 al quinto e servizio, e il vantaggio sfuma definitivamente al punto successivo e alla fine vince Rafa Nadal.

2015, 2° turno: F. Schiavone b. S. Kuznetsova 6-7 7-5 10-8

Le due campionesse del Roland Garros – Francesca Schiavone nel 2010, Svetlana Kuznetsova l’anno precedente avevano già dato vita a una maratona a Melbourne: 4 ore e 44 minuti per l’incontro femminile più lungo dell’Happy Slam. Vinse l’azzurra 16-14 al terzo. Si ripete, Francesca, annullando un match point al dodicesimo gioco per poi chiudere dopo 3 ore e 50.


2020, 1° turno: L. Giustino b. C. Moutet 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16

Non sarà una finale, anzi, è il primo turno, e al momento di entrare in campo i due non possono nemmeno immaginare che stanno per dare vita a un incontro che resterà nella storia dell’Open di Francia. Lorenzo Giustino, proveniente dalle qualificazioni, batte Corentin Moutet che ha inutilemente servito per chiudere. Tre volte. Sei ore e cinque minuti su due giorni. Un azzurro che batte un francese in un duello epico a Parigi non ha prezzo. Non ce l’ha per chi si è limitato a guardare, mentre Lorenzo paga la fatica sulla pesante terra ottobrina al turno successivo contro Schwartzman. Ma la sua pagina Slam l’ha già scritta.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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WTA Rabat: Trevisan, la prima volta (e che prima volta!) non si scorda mai

La prima finale WTA coincide anche con il primo titolo per Martina Trevisan, sconfitta nettamente Claire Liu

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Martina Trevisan (foto twitter @LadiesOpenPA)

M. Trevisan b. C. Liu 6-2 6-1

Il torneo di Rabat, WTA 250 in terra marocchina, è intitolato alla principessa Meryem, sorella dell’attuale re, e non a caso si chiama Grand Prix SAR La Princesse Lalla Meryem. Ma oggi, 21 maggio 2022, ha incoronato una nuova regina, una ragazza di Firenze che sognava fin da troppo questo giorno: Martina Trevisan. La n.66 al mondo, dopo un torneo entusiasmante, in cui ha battuto tra le altre Garbine Muguruza, mette la ciliegina sulla torta, conquistando nell’ordine prima semifinale, prima finale e primo titolo WTA, tenendo in balia un’altra esordiente in un atto conclusivo, la statunitense Claire Liu, che ha lottato con le unghie e con i denti nel primo set, a tratti mettendo anche paura, ma nel secondo non ha potuto arginare la voglia dell’azzurra. Martina è la ventesima italiana della storia a vincere un trofeo WTA, la quarta in terra marocchina, e da lunedì avrà anche il suo best ranking, potendo entrare nelle prime 60 al mondo, e andando anche con una vena di ottimismo al Roland Garros. Il primo titolo del tennis italiano in questo 2022 è proprio suo, e allora godiamoci tutti questo sorprendente, e così netto, trionfo, con la cronaca della partita.

Il tabellone completo del WTA 250 di Rabat

IL MATCH – Inizio sprint per Martina Trevisan, che gestisce meglio la pressione tra le due esordienti: break a 15, tirando anche due vincenti con il dritto, subito pesante, mentre Liu accusa già un po’ di tensione ed è troppo tenera. Peccato che sia una gioia alquanto effimera per l’azzurra, dato che l’americana, anche sfruttando un leggero calo della nostra, rientra e porta a casa il contro-break: necessarie ben 5 palle break, ma trova meglio il campo e soprattutto tanti errori di Trevisan, un po’ lenta alle volte, altre troppo frettolosa per cercare il vincente. Ancora rischia la n.66 al mondo, che se non mette la prima ha serie difficoltà, causa di una seconda tenera che Liu puntualmente attacca e sfrutta per entrare in campo; Martina però si fa trovare pronta e con coraggio annulla due palle break, variando sia la spinta che l’altezza della palla. E la resistenza al servizio è fondamentale nel quinto game, dove Trevisan riesce a tornare avanti di un break, senza osare neanche più di tanto ma tessendo una rete di accelerazioni e di variazioni e contando anche su un aiuto di Liu, di nuovo un po’ troppo tesa. Ancora una volta, la paura del break subito si trasforma in gioia per quello ottenuto nel settimo gioco, che sa tanto di ipoteca sul primo set. Da dire, sinceramente, che l’americana ha regalato la maggior parte dei punti, quasi un errore su uno e un vincente o simili sull’altro, con Trevisan che approfitta facendo il minimo, accelerando quando deve. Chiude dopo un game lungo, 4 set point e una palla break, 6-2 un primo set che dal risultato sembrerà essere stato netto, quando è stato un duro braccio di ferro, con Liu che in ogni game di risposta ha avuto palla break. Brava Martina a tenere mentalmente ed essere perfetta nel gioco, variando al momento giusto e pazientando quando serviva.

 

Il secondo set nel terzo game subisce un cambiamento di ritmo importante, con il break di Trevisan, addirittura a 0. Il gioco procede sempre sugli attacchi di Liu, appena può, e le variazioni pericolose di Martina, che qui fa perdere i giri ai colpi della n.92 al mondo, in un game gonfio di errori. Sembra ripetersi il copione del primo set: Trevisan annulla palla break nel quarto game e mette la freccia da un punto di vista emotivo, dove invece Liu ha un calo drastico che la fa giocare con nervosismo e troppa fretta, due ingredienti fondamentali per il doppio break di una Martina incisiva e concreta, a tratti anche spettacolare. Chiude un secondo parziale dominato dall’inizio alla fine Trevisan, addirittura per 6-1, senza concedere nulla al servizio e tenendo un ritmo pressoché perfetto, sia nelle scelte che poi nei colpi. Il tutto va a coincidere con un netto calo di Liu, che a un certo punto sembra proprio arrendersi e non credere neanche più di poter ribaltare le debordanti ondate della toscana. Conclude quasi in lacrime Martina, sinceramente emozionata, lei che è stata costretta a un lungo stop dai campi, e che aveva iniziato una nuova vita tennistica annunciandolo via Facebook, il 25 febbraio del 2014. Sono passati più di 8 anni da allora, tante cose sono cambiate, ma una cosa è certa: Martina Trevisan è una guerriera come ben poche abbiamo visto, e oggi ha finalmente avuto il coronamento del sogno di una vita, perché, come diceva Nelson Mandela: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

Il tabellone completo del WTA 250 di Rabat

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Sinner mette la freccia per sorpassare Berrettini: nuovo n.1 d’Italia già dopo Parigi?

L’assenza di Matteo Berrettini dal Roland Garros e la perdita dei punti di Wimbledon, spingono Jannik Sinner sempre più vicino alla vetta del tennis italiano

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Con la decisione da parte dell’ATP di non assegnare punti per il prossimo torneo di Wimbledon, il sorpasso di Jannik Sinner su Matteo Berrettini sembra sempre più vicino e inevitabile. Il tennista romano, attuale n.10 del mondo, non avrà modo di difendere i 1200 punti ottenuti con la finale giocata lo scorso anno sui prati londinesi, e questo tesoretto che gli verrà scalato al termine dello Slam corrisponde a quasi un terzo del suo attuale patrimonio, 3805 punti. Ma l’avvento di un nuovo numero 1 d’Italia potrebbe avvenire anche prima, e per la precisione al termine dell’imminente Roland Garros. Berrettini infatti a causa dell’infortunio e dell’operazione alla mano destra ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa e, come da lui stesso annunciato, non potrà difendere i 360 punti dei quarti di finale raggiunti nell’ultima edizione a Bois de Boulogne; Sinner dunque, che lo scorso anno a Parigi si fermò agli ottavi, ha la chance di diventare il 33° numero 1 italiano.

Prima di capire cosa deve fare il giocatore altoatesino per riuscirci, vediamo quali sono i suoi colleghi ed ex colleghi che lo hanno preceduto. Ecco dunque l’elenco di tutti i precedenti numero uno azzurri, con l’indicazione di quante volte lo sono stati e in quali anni.

Nicola Pietrangeli111959, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1966, 1967, 1968, 1969 e 1970
Gianni Cucelli91944, 1945, 1946, 1947, 1948, 1949, 1950, 1951 e 1952
Adriano Panatta91971, 1972, 1973, 1974,1975, 1976, 1977, 1980 e 1982
Uberto De Morpurgo81925, 1926, 1927, 1928, 1929, 1930, 1931 e 1932
Fabio Fognini62012, 2014, 2015, 2017, 2018 e 2019
Fausto Gardini61952, 1953, 1954, 1955, 1956 e 1963
Andrea Gaudenzi61994, 1995, 1996, 1998, 1999 e 2002
Martin Mulligan61966, 1967, 1968, 1969, 1970 e 1971
Corrado Barazzutti51978, 1979, 1981, 1983 e 1984
Giorgio De Stefani51933, 1934, 1935, 1936 e 1938
Andreas Seppi52009, 2010, 2011, 2013 e 2017
Paolo Canè41987, 1988, 1989 e 1990
Filippo Volandri42004, 2005, 2006 e 2007
Omar Camporese31991, 1992 e 1993
Giovanni Palmieri31936, 1937 e 1938
Francesco Romanoni31941, 1942 e 1943
Mino Balbi di Robecco21922 e 1924
Francesco Cancellotti21985 e 1986
Vanni Canepele21939 e 1940
Cesare Colombo21923 e 1924
Giuseppe Merlo21957 e 1958
Marco Cecchinato12019
Renzo Furlan11997
Paolo Lorenzi12016
Gianluca Pozzi12001
Riccardo Sabbadini11924
Davide Sanguinetti12003
Orlando Sirola11959
Potito Starace12008
Laurence Tieleman12000
Simone Bolelli12009
Matteo Berrettini12019

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Come detto l’allievo di Vincenzo Santopadre al momento è a quota 3805 punti, mentre Jannik a 3185: la differenza è di 620 punti. Sinner, che a sua volta difenderà gli ottavi a Parigi, dovrà centrare la semifinale (720 punti) per completare il sorpasso e diventare il nuovo n° 1 italiano. Un obiettivo tutt’altro che agevole, ma non impossibile, soprattutto se si considera il fatto che sia atterrato nella parte più tranquilla di tabellone: la crescita graduale di risultati e forma nel 2022, e la partenza da testa di serie n° 11 possono far ben sperare il ragazzo di Sexten, che esordirà nel torneo contro lo statunitense qualificato Fratangelo.

 

A giugno il testa a testa tra i due italiani si sposterà sull’erba, dove Sinner ha ben poco da difendere, mentre Berrettini proverà a eguagliare, condizioni fisiche permettendo, il trionfo al Queen’s (dove ancora verranno assegnati punti ATP), ma si presenterà su questa superficie con l’ultimo match giocato il 16 marzo a Indian Wells (sconfitto al terzo turno da Kecmanovic). Considerando il grande rapporto di amicizia che c’è tra i due tennisti – certificato anche dalle buone prestazioni uno a fianco all’altro in doppio nell’ultima edizione dell’ATP Cup – siamo sicuri che questa rivalità sarà vissuta con serenità da entrambi. Quando il sorpasso avverrà, Berrettini perderà la leadership del tennis italiano che ha mantenuto ininterrottamente da ottobre 2019, quando superò Fognini grazie alla semifinale nel Masters 1000 di Shanghai.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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