Stefano Baraldo, coach italiano all’estero dietro al nuovo exploit di Diyas

Ubaldo Scanagatta intervista Stefano Baraldo, preparatore atletico di Zarina Diyas, tennista kazaka che ha raggiunto gli ottavi di finale a Wimbledon sconfiggento Petkovic. Baraldo, che non ha mai giocato a tennis, è l'ennesimo esempio di italiano che trova fortuna all'estero

Di Ubaldo Scanagatta
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Zarina Diya (foto Fabrizio Maccani)
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Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

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Stefano, sei uno degli italiani che si è creato una professione all’estero, come tanti prima di te, penso a Castellani, Pistolesi o Piatti, i quali lavorano con tennisti stranieri. Evidentemente è più facile lavorare con gli stranieri che non con la FIT: è così?
Sì, è probabile.

Come sei capitato con Zarina Diyas?
Quattro anni fa decisi di fare una esperienza all’estero, per spostarmi su livelli internazionale e aprire la mente ad altri metodi e sistemi. Mi sono fatto conoscere in Asia e questa giocatrice è approdata alla nostra struttura. Abbiamo iniziato a lavorare assieme e sono arrivati i primi risultati.

Che tipo è Zarina Diyas?
Lei è una gran lavoratrice, che ci mette passione. Ha dato priorità al tennis fin da bambina. Anche senza avere grandi mezzi economici, fisici o tecnici, ma solamente affidandosi al lavoro e credendoci, è riuscita ad arrivare a Wimbledon, che è il tempio, il top. Questo è un sogno per lei, e io sono contento per la sua famiglia.

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