Coppa Davis: Australia, che rimonta! In semifinale c'è anche la Gran Bretagna

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Coppa Davis: Australia, che rimonta! In semifinale c’è anche la Gran Bretagna

Wally Masur cambia entrambi i singolaristi e l’Australia completa una fantastica rimonta. Groth batte in 4 set Kukushkin (che spreca set point nel secondo e quarto parziale), Hewitt annichilisce in 3 set Nedovyesov che non riesce a replicare le imprese contro Fognini e Kyrgios. “Aussie” attesi in Gran Bretagna per la semifinale. Murray in un incredibile match batte Simon in 4 set e riporta la Gran Bretagna tra le prime 4 dopo 31 anni.

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COPPA DAVIS, 1/4 di finale
AUSTRALIA-KAZAKHSTAN 3-2

Wally Masur indovina un doppio cambio nella giornata conclusiva della sfida con il Kazakhstan e l’Australia dopo 76 anni riesce di nuovo a rimontare dallo 0-2 in una sfida di Davis (nel 1939 era avvenuto in finale contro gli Usa). Il capitano non giocatore australiano sostituisce il supponente Kyrgios con Sam Groth e l’acerbo Kokkinakis con l’esperto Hewitt. Scelte quanto mai azzeccate, Kazakhstan rimontato. Bravissimo Groth contro un coriaceo Kukushkin, il kazako battuto in 4 set deve solo rimpiangere i set point non sfruttati nel secondo e nel quarto parziale (persi entrambi al tie break) che avrebbero sicuramente cambiato volto alla partita e chissà forse anche alla sfida. Ma ad onor del vero vanno fatti i complimenti al nr. 68 del mondo australiano che ha interpretato con gran coraggio il match odierno, giocando un match tipicamente da erba, votato all’attacco e condito dalla bellezza di 29 ace. Nessuna sorpresa invece nell’analizzare la vittoria del vecchio marpione Lleyton Hewitt. Nedovyesov ha resistito un solo set, il primo, ma una volta perso il tie break si è reso conto di quale impresa improba avrebbe dovuto centrare per riuscire a portare la sua squadra in semifinale ed è scomparso dal campo, perdendo progressivamente fiducia.
Complimenti all’Australia che torna in semifinale di Davis dopo 9 anni, onore comunque al Kazakhstan che anche in questa occasione ha dimostrato di essere uno scoglio sempre difficile da superare.

S. Groth b. M. Kukushkin 6-3 7-6(6) 4-6 7-6(6)

 

Il capitano australiano ha deciso di cambiare. Non lo ha convinto Nick Kyrgios nella 1° giornata e allora per provare a ribaltare l’1-2 contro i kazaki dentro Sam Groth, ottimo ieri in doppio e reduce da un buon Wimbledon dove è stato eliminato al 3° turno da Roger Federer al quale ha comunque tolto un set.
Groth inizia per primo a servire e nel terzo gioco deve fronteggiare subito una palla break, prontamente annullata. Nel game successivo è Kukushkin ad offrire una palla break, Groth al contrario del suo avversario la sfrutta e allunga sul 3-1. Kukushkin non ci sta, cerca subito il controbreak e si procura ben 3 palle per il 2-3. Ma Groth mostra il suo servizio dirompente, si salva e va sul 4-1. Non ci sono altri sussulti, il tennista di casa chiude il primo set 6-3 dopo 32 minuti con un incredibile 100% quando mette la prima (18/18).
Nel secondo set scende il livello di gioco dell’australiano, che forse psicologicamente inizia a credere di poter vincere ed accusa un po’ di pressione. Sta di fatto che mentre Kukushkin concede appena 4 punti alla risposta in tutto il set, Groth (che risponde male e non regge gli scambi da fondo campo, soprattutto sul rovescio) qualche piccola chance la da, anche perché il serve & volley continuo (giusto del resto metterlo in pratica sull’erba) lo espone comunque alle ottime risposte di Kukushkin. Così l’australiano sul 3-4 deve fronteggiare due palle break sul 15-40 (complici due doppi falli), ma prima un servizio vincente e poi un efficace serve & volley le annullano e rendono inutile il gesto scaramantico di Kukushkin che bacia la sua catenina per propiziare il break. Ma è sul finire del set che Groth rischia grosso. Sul 6-5 Kukushkin l’australiano va sul 30-0, il tie break sembra ad un passo ma accade l’imponderabile. Kukushkin prima trova un ottimo passante di diritto, poi centra una gran risposta di rovescio ed infine trova un nastro fortunoso che rende imprendibile una sua risposta di rovescio. Set point per il kazako, ma ancora una volta Groth trova un servizio vincente, annulla il set point e porta il set al tie break. Kukushkin meriterebbe ai punti la vittoria, ma l’inizio del tie break è poco confortante per il kazako. Risposta fortunosa di Groth e minibreak per l’australiano in apertura. Il tennista di casa però lo restituisce poco dopo con una stop volley in rete. Si seguono allora i servizi, si cambia campo sul 3 pari, tutto regolare sino al 5-4 Kukushkin. Il kazako trova poi una risposta perfetta, 6-4 e due set point che pareggerebbero i conti dei set (con annesso rituale del bacio della catenina). Groth salva il primo con un ace (siamo arrivati a 14 nel frattempo, di cui un paio ben oltre i 230 km/h), ma sul secondo è delittuoso il gratuito di diritto di Kukushkin che praticamente in tutto il secondo set non aveva mai sbagliato (appena 3 gratuiti in totale). Sul 6 pari Groth prende fiducia, cerca la rete, il passante del suo avversario finisce in rete, 7-6 per l’australiano che serve per chiudere il set e andare avanti 2-0. Serve & volley perfetto, 8-6 con Kukushkin che perde un set incredibile nel quale ha avuto 3 set point ed ha fatto 2 punti in più del suo avversario.
Ora il match sembra indirizzato sul fronte australiano, anche perché Kukushkin offre nel secondo game del terzo set una palla break (la seconda di tutto il match) all’avversario che se trasformata e visto il dirompente servizio di Groth sarebbe letale. Il kazako però trova un servizio vincente, si salva e tiene la battuta. Ora i servizi la fanno da padrona, ma è Groth a servire per primo e nella volata finale potrebbe mettere molta pressione a Kukushkin. Chi risponde raccoglie le briciole, tutto regolare fino al 4 pari. Nel nono game Groth piazza un ace a 235 km/h e va 40-15 con un altro ace, il ventitreesimo. Ma d’improvviso l’australiano si spegne, arrivano due doppi falli, Kukushkin recupera e si conquista un set point. Groth mette un altro ace e poi un servizio vincente, ma Kukushkin non muore mai. Annulla la palla del 4-5, trova un lob magnifico e con una risposta profonda centra il primo break del match. Nel game successivo Groth prova a stringere i denti, ma il kazako non trema e porta a casa il parziale con il punteggio di 6-4.
L’inerzia sembrerebbe pendere un po’ dalla parte di Kukushkin, anche perché si gioca da oltre due ore e Groth è un omone vicino ai 2 metri che porta a spasso oltre 90 kg. L’australiano parte con 3 ace nel primo game, ma nel terzo gioco sbaglia una voleé e subisce una gran risposta di diritto di Kukushkin che sul 30-40 ha una palla break importantissima. Ancora una volta bravo Groth che con l’aiuto del servizio si salva (sarà 1/10 il conto totale delle palle break per il tennista kazako) e tiene la battuta. Chi serve non concede più niente alla risposta, tutto regolare fino al 6 pari, si arriva al secondo tie break della partita. Groth con un doppio fallo concede un mini allungo a Kukushkin sull’1-3, ma il kazako spedisce un passante in rete e al cambio di campo si torna in parità sul 3-3. Si seguono ancora i servizi, sul 6-5 Kukushkin c’è il set point per il Kazakhstan, ma Groth mette prima un servizio vincente e poi effettua un esemplare serve & volley, 7-6 Australia e match point. Scambio da fondo campo, Groth una volta tanto trova un diritto profondo sul quale Kukushkin non riesce ad organizzare un buon rovescio, che finisce in corridoio. Esulta il pubblico australiano, impazzisce di gioia a giusta ragione Sam Groth, eroe per caso al momento della rimonta australiana.

 

L. Hewitt b. A. Nedovyesov 7-6(2) 6-2 6-3

Come previsto Masur manda in campo per il singolare decisivo Lleyton Hewitt, forte della sua esperienza di ben 40 convocazioni nella manifestazione, 39 sfide disputate, ben 76 incontri giocati tra singolare e doppio (57-19 il bilancio vittorie-sconfitte). Dall’altra parte della rete capitan Doskarayev non cambia il suo uomo, confermando Nedovyesov, vincitore venerdì di Kyrgios e giustiziere dell’Italia negli ottavi di finale.
Parte Hewitt al servizio, l’australiano intelligentemente gioca colpi mai definitivi ma profondi, facendo muovere l’avversario lungo la linea di fondo campo ed aspettandone l’errore. Nedovyesov pare avvertire un po’ l’importanza della posta in palio e soprattutto patire il carisma di Hewitt, qualche gratuito di troppo favoriscono il primo strappo del tennista australiano che centra il break nel quarto game. Ma Hewitt improvvisamente alza il numero dei suoi gratuiti e rimette in partita il suo avversario che opera il controbreak nel settimo gioco, 4-3 per l’ex nr.1 del mondo ed è tutto da rifare. Si seguono con regolarità i servizi, si arriva al tie break. Nedovyesov pare ora in partita e va subito avanti di un minbreak, ma Hewitt si riporta subito in parità sull’1-1 approfittando di un gratuito di diritto. Sul 2-2 la partita d’improvviso cambia registro. Nedovyesov perde completamente il campo con i suoi colpi, Hewitt non è che faccia chissà cosa ma si ritrova in un amen 7-2 e chiude così il primo set.
Il kazako pare aver perso la fiducia che gli aveva permesso di stare tranquillamente in partita nel primo set dopo un inizio balbettante, Hewitt sente l’odore della preda e mette la quarta. Nel game d’apertura del secondo set l’australiano sale subito 0-40 sul servizio di Nedovyesov, bravo ad annullare tutte e 3 le palle break ed a procurarsi una palla per l’1-0, ma rovina tutto con due gratuiti di fila ed alla fine cede la battuta. Nel game successivo Hewitt rischia il controbreak ma recupera dal 15-40, sempre grazie ad altri 3 gratuiti di fila del suo avversario che ormai è in rottura prolungata. Il set fila infatti via liscio per Hewitt che centra un altro break nel settimo game e chiude in quello successivo con un netto 6-2.
Recuperare due set a Hewitt in Davis in Australia sarebbe un vero e proprio miracolo e Nedovyesov lo sa. Il kazako non ci crede, lo si vede dal linguaggio del corpo e ad inizio terzo set cede di nuovo la battuta, consegnandosi praticamente all’avversario. Masur in panchina sorride sotto i baffi (che non ha), apprezza anche Pat Rafter, presente nel parterre. Dopo 76 anni all’Australia sta riuscendo la seconda rimonta dallo 0-2, dopo 9 anni gli “Aussie” stanno per tornare in semifinale. Il set segue la falsariga del secondo, Hewitt naviga tranquillo con il vento in poppa e chiude con un altro break nel nono gioco. Per il Kazakhstan è la seconda rimonta consecutiva in Davis nei quarti di finale.

 

GRAN BRETAGNA-FRANCIA 3-1 (Raffaello Esposito)
A. Murray b. G. Simon 4-6 7-6(5) 6-3 6-0 

Questa è l’ora e questo il momento. “Hic et nunc” come dicevano i latini, non contano nulla i precedenti, favorevoli a Murray per 12-2, non conta la differenza di talento o la posizione nel ranking, quello che conta è la vittoria. Dopo il punto di ieri nel doppio Andy ha contro Simon sulle corde della racchetta l’unico match point dei britannici poiché Ward avrebbe ben poche possibilità nell’ultimo singolare di giornata. Il team francese è con le spalle al muro e le polemiche innescate da un’intervista di Llodra all’Equipe non aiutano. Secondo il mancino francese infatti la sconfitta di ieri è dovuta allo scarso feeling della coppia messa in campo da Clément. In ogni modo l’avversario di oggi non è dei più comodi, Gilles ha testa e gambe e non si batte da solo.
Ma questa è la Coppa Davis, capace di creare e raccontare storie che sfuggono spesso alla normale comprensione. Accade così che quello che scende in campo alla testa di una nazione intera sia il peggior Murray della stagione, falloso oltremodo, lento e con i piedi tre metri dietro la riga di fondo. Lo scozzese appare schiacciato dalla tensione ma sottile si insinua il dubbio che risenta anche di un dolore inguinale dovuto alla caduta di ieri sul cinque pari del terzo set. Simon al contrario è carico, veloce, non sbaglia nulla e muove l’avversario colpendo con grande anticipo e fluidità la palla. Così arriva presto il break, che il francese conquista con un passante in corsa di rovescio e un dritto vincente lungo linea subito dopo. Incredibilmente non c’è partita, Gilles non concede nulla in battuta e contende ogni game di battuta allo scozzese fino al 4-3, 40-0. Qui in uscita dal servizio il nizzardo cade storcendosi il ginocchio destro e le immagini al rallentatore mostrano che il trauma c’è. Segue un lungo medical time out e alla ripresa del gioco Murray vince il punto con una smorzata, sonoramente fischiata dai francesi e non solo, ma perde il game e va sotto 3-5. Nel suo turno di battuta successivo il francese lotta con unghie e denti e approfittando degli ormai infiniti errori non forzati dello scozzese porta a casa il set. Il parziale conquistato così sembra essere un linimento miracoloso per il ginocchio di Simon che ora sembra soffrire meno.
Oltre il net Murray è in confusione totale, arriva male sulla palla ma vuole spingere lo stesso continuando così a commettere sbagli incredibili per lui. Andy perde subito il servizio ed è condannato alla rincorsa anche nel secondo set. Simon dal canto suo palleggia sereno al centro per poi aprire con improvvisi fendenti piatti di rovescio, se ha subìto qualche danno fisico forse i muscoli caldi e l’adrenalina gli stanno facendo da antidolorifico. A metà del secondo set Murray sembra crollare del tutto, gioca un settimo game di battuta orribile ma riesce a salvarlo e rimanere attaccato al set. A questo punto viene da pensare che lo scozzese sia limitato da qualcosa di fisico, stanchezza o infortunio non è dato sapere. L’ottavo game però scuote ancora lo status quo, Simon serve e va 30-15 con uno scambio di oltre trenta tiri concluso da un suo dritto incrociato con Murray in ginocchio. Ma lo scozzese risorge, spara due vincenti andando a palla break e pareggia, riuscendo poi a risalire da 0-30 nel game successivo quando un ace lo porta sul 5-4. Il tennis di Andy non c’è ancora ma perlomeno è tornato il suo spirito battagliero e per la prima volta nel match Simon appare intimidito. Andy ritrova la prima di servizio e i due vanno al tie break. I dodici punti che seguono non sfigurerebbero in un testo di psicologia. Nove mini-break, Simon va avanti 4-1 e ancora 5-4 con due servizi a disposizione ma tira indietro il braccio e si fa riagganciare e sorpassare sul filo di lana da Murray che chiude con una rara prima vincente. Un set pari e match per cuori forti come spesso la Davis sa regalare.
Come d’incanto, dopo due ore di martirio, il numero tre del mondo sembra ritrovare fiducia e parte del suo gioco, adesso spinge con convinzione la palla e Simon fa il tergicristallo. Due break immediati  portano Andy sul tre zero con il francese che forse mostra qualche segno di cedimento. Lo scozzese trova il modo di distrarsi ancora e restituire un break ma ne fa un altro sul 5-3.
Simon è in calo, le sue gambe non lo portano più a colpire con l’anticipo di prima e Andy ha ormai la forza e la convinzione di chi è riuscito ad uscire dalla buca. Il suo miglior tennis è ancora lontano ma quel che ne resta basta a fargli ottenere un break nel primo gioco, nel quale Simon cade  e ha ancora bisogno del medico. Il francese a questo punto ha reali problemi di mobilità e molla del tutto cedendo di schianto per 6-0. La Gran Bretagna è in semifinale, ora avrà in casa i pericolosi cugini australiani ma quest’anno le mura britanniche si sono dimostrate sempre molto solide.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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