Coppa Davis: Australia, che rimonta! In semifinale c'è anche la Gran Bretagna

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Coppa Davis: Australia, che rimonta! In semifinale c’è anche la Gran Bretagna

Wally Masur cambia entrambi i singolaristi e l’Australia completa una fantastica rimonta. Groth batte in 4 set Kukushkin (che spreca set point nel secondo e quarto parziale), Hewitt annichilisce in 3 set Nedovyesov che non riesce a replicare le imprese contro Fognini e Kyrgios. “Aussie” attesi in Gran Bretagna per la semifinale. Murray in un incredibile match batte Simon in 4 set e riporta la Gran Bretagna tra le prime 4 dopo 31 anni.

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COPPA DAVIS, 1/4 di finale
AUSTRALIA-KAZAKHSTAN 3-2

Wally Masur indovina un doppio cambio nella giornata conclusiva della sfida con il Kazakhstan e l’Australia dopo 76 anni riesce di nuovo a rimontare dallo 0-2 in una sfida di Davis (nel 1939 era avvenuto in finale contro gli Usa). Il capitano non giocatore australiano sostituisce il supponente Kyrgios con Sam Groth e l’acerbo Kokkinakis con l’esperto Hewitt. Scelte quanto mai azzeccate, Kazakhstan rimontato. Bravissimo Groth contro un coriaceo Kukushkin, il kazako battuto in 4 set deve solo rimpiangere i set point non sfruttati nel secondo e nel quarto parziale (persi entrambi al tie break) che avrebbero sicuramente cambiato volto alla partita e chissà forse anche alla sfida. Ma ad onor del vero vanno fatti i complimenti al nr. 68 del mondo australiano che ha interpretato con gran coraggio il match odierno, giocando un match tipicamente da erba, votato all’attacco e condito dalla bellezza di 29 ace. Nessuna sorpresa invece nell’analizzare la vittoria del vecchio marpione Lleyton Hewitt. Nedovyesov ha resistito un solo set, il primo, ma una volta perso il tie break si è reso conto di quale impresa improba avrebbe dovuto centrare per riuscire a portare la sua squadra in semifinale ed è scomparso dal campo, perdendo progressivamente fiducia.
Complimenti all’Australia che torna in semifinale di Davis dopo 9 anni, onore comunque al Kazakhstan che anche in questa occasione ha dimostrato di essere uno scoglio sempre difficile da superare.

S. Groth b. M. Kukushkin 6-3 7-6(6) 4-6 7-6(6)

 

Il capitano australiano ha deciso di cambiare. Non lo ha convinto Nick Kyrgios nella 1° giornata e allora per provare a ribaltare l’1-2 contro i kazaki dentro Sam Groth, ottimo ieri in doppio e reduce da un buon Wimbledon dove è stato eliminato al 3° turno da Roger Federer al quale ha comunque tolto un set.
Groth inizia per primo a servire e nel terzo gioco deve fronteggiare subito una palla break, prontamente annullata. Nel game successivo è Kukushkin ad offrire una palla break, Groth al contrario del suo avversario la sfrutta e allunga sul 3-1. Kukushkin non ci sta, cerca subito il controbreak e si procura ben 3 palle per il 2-3. Ma Groth mostra il suo servizio dirompente, si salva e va sul 4-1. Non ci sono altri sussulti, il tennista di casa chiude il primo set 6-3 dopo 32 minuti con un incredibile 100% quando mette la prima (18/18).
Nel secondo set scende il livello di gioco dell’australiano, che forse psicologicamente inizia a credere di poter vincere ed accusa un po’ di pressione. Sta di fatto che mentre Kukushkin concede appena 4 punti alla risposta in tutto il set, Groth (che risponde male e non regge gli scambi da fondo campo, soprattutto sul rovescio) qualche piccola chance la da, anche perché il serve & volley continuo (giusto del resto metterlo in pratica sull’erba) lo espone comunque alle ottime risposte di Kukushkin. Così l’australiano sul 3-4 deve fronteggiare due palle break sul 15-40 (complici due doppi falli), ma prima un servizio vincente e poi un efficace serve & volley le annullano e rendono inutile il gesto scaramantico di Kukushkin che bacia la sua catenina per propiziare il break. Ma è sul finire del set che Groth rischia grosso. Sul 6-5 Kukushkin l’australiano va sul 30-0, il tie break sembra ad un passo ma accade l’imponderabile. Kukushkin prima trova un ottimo passante di diritto, poi centra una gran risposta di rovescio ed infine trova un nastro fortunoso che rende imprendibile una sua risposta di rovescio. Set point per il kazako, ma ancora una volta Groth trova un servizio vincente, annulla il set point e porta il set al tie break. Kukushkin meriterebbe ai punti la vittoria, ma l’inizio del tie break è poco confortante per il kazako. Risposta fortunosa di Groth e minibreak per l’australiano in apertura. Il tennista di casa però lo restituisce poco dopo con una stop volley in rete. Si seguono allora i servizi, si cambia campo sul 3 pari, tutto regolare sino al 5-4 Kukushkin. Il kazako trova poi una risposta perfetta, 6-4 e due set point che pareggerebbero i conti dei set (con annesso rituale del bacio della catenina). Groth salva il primo con un ace (siamo arrivati a 14 nel frattempo, di cui un paio ben oltre i 230 km/h), ma sul secondo è delittuoso il gratuito di diritto di Kukushkin che praticamente in tutto il secondo set non aveva mai sbagliato (appena 3 gratuiti in totale). Sul 6 pari Groth prende fiducia, cerca la rete, il passante del suo avversario finisce in rete, 7-6 per l’australiano che serve per chiudere il set e andare avanti 2-0. Serve & volley perfetto, 8-6 con Kukushkin che perde un set incredibile nel quale ha avuto 3 set point ed ha fatto 2 punti in più del suo avversario.
Ora il match sembra indirizzato sul fronte australiano, anche perché Kukushkin offre nel secondo game del terzo set una palla break (la seconda di tutto il match) all’avversario che se trasformata e visto il dirompente servizio di Groth sarebbe letale. Il kazako però trova un servizio vincente, si salva e tiene la battuta. Ora i servizi la fanno da padrona, ma è Groth a servire per primo e nella volata finale potrebbe mettere molta pressione a Kukushkin. Chi risponde raccoglie le briciole, tutto regolare fino al 4 pari. Nel nono game Groth piazza un ace a 235 km/h e va 40-15 con un altro ace, il ventitreesimo. Ma d’improvviso l’australiano si spegne, arrivano due doppi falli, Kukushkin recupera e si conquista un set point. Groth mette un altro ace e poi un servizio vincente, ma Kukushkin non muore mai. Annulla la palla del 4-5, trova un lob magnifico e con una risposta profonda centra il primo break del match. Nel game successivo Groth prova a stringere i denti, ma il kazako non trema e porta a casa il parziale con il punteggio di 6-4.
L’inerzia sembrerebbe pendere un po’ dalla parte di Kukushkin, anche perché si gioca da oltre due ore e Groth è un omone vicino ai 2 metri che porta a spasso oltre 90 kg. L’australiano parte con 3 ace nel primo game, ma nel terzo gioco sbaglia una voleé e subisce una gran risposta di diritto di Kukushkin che sul 30-40 ha una palla break importantissima. Ancora una volta bravo Groth che con l’aiuto del servizio si salva (sarà 1/10 il conto totale delle palle break per il tennista kazako) e tiene la battuta. Chi serve non concede più niente alla risposta, tutto regolare fino al 6 pari, si arriva al secondo tie break della partita. Groth con un doppio fallo concede un mini allungo a Kukushkin sull’1-3, ma il kazako spedisce un passante in rete e al cambio di campo si torna in parità sul 3-3. Si seguono ancora i servizi, sul 6-5 Kukushkin c’è il set point per il Kazakhstan, ma Groth mette prima un servizio vincente e poi effettua un esemplare serve & volley, 7-6 Australia e match point. Scambio da fondo campo, Groth una volta tanto trova un diritto profondo sul quale Kukushkin non riesce ad organizzare un buon rovescio, che finisce in corridoio. Esulta il pubblico australiano, impazzisce di gioia a giusta ragione Sam Groth, eroe per caso al momento della rimonta australiana.

 

L. Hewitt b. A. Nedovyesov 7-6(2) 6-2 6-3

Come previsto Masur manda in campo per il singolare decisivo Lleyton Hewitt, forte della sua esperienza di ben 40 convocazioni nella manifestazione, 39 sfide disputate, ben 76 incontri giocati tra singolare e doppio (57-19 il bilancio vittorie-sconfitte). Dall’altra parte della rete capitan Doskarayev non cambia il suo uomo, confermando Nedovyesov, vincitore venerdì di Kyrgios e giustiziere dell’Italia negli ottavi di finale.
Parte Hewitt al servizio, l’australiano intelligentemente gioca colpi mai definitivi ma profondi, facendo muovere l’avversario lungo la linea di fondo campo ed aspettandone l’errore. Nedovyesov pare avvertire un po’ l’importanza della posta in palio e soprattutto patire il carisma di Hewitt, qualche gratuito di troppo favoriscono il primo strappo del tennista australiano che centra il break nel quarto game. Ma Hewitt improvvisamente alza il numero dei suoi gratuiti e rimette in partita il suo avversario che opera il controbreak nel settimo gioco, 4-3 per l’ex nr.1 del mondo ed è tutto da rifare. Si seguono con regolarità i servizi, si arriva al tie break. Nedovyesov pare ora in partita e va subito avanti di un minbreak, ma Hewitt si riporta subito in parità sull’1-1 approfittando di un gratuito di diritto. Sul 2-2 la partita d’improvviso cambia registro. Nedovyesov perde completamente il campo con i suoi colpi, Hewitt non è che faccia chissà cosa ma si ritrova in un amen 7-2 e chiude così il primo set.
Il kazako pare aver perso la fiducia che gli aveva permesso di stare tranquillamente in partita nel primo set dopo un inizio balbettante, Hewitt sente l’odore della preda e mette la quarta. Nel game d’apertura del secondo set l’australiano sale subito 0-40 sul servizio di Nedovyesov, bravo ad annullare tutte e 3 le palle break ed a procurarsi una palla per l’1-0, ma rovina tutto con due gratuiti di fila ed alla fine cede la battuta. Nel game successivo Hewitt rischia il controbreak ma recupera dal 15-40, sempre grazie ad altri 3 gratuiti di fila del suo avversario che ormai è in rottura prolungata. Il set fila infatti via liscio per Hewitt che centra un altro break nel settimo game e chiude in quello successivo con un netto 6-2.
Recuperare due set a Hewitt in Davis in Australia sarebbe un vero e proprio miracolo e Nedovyesov lo sa. Il kazako non ci crede, lo si vede dal linguaggio del corpo e ad inizio terzo set cede di nuovo la battuta, consegnandosi praticamente all’avversario. Masur in panchina sorride sotto i baffi (che non ha), apprezza anche Pat Rafter, presente nel parterre. Dopo 76 anni all’Australia sta riuscendo la seconda rimonta dallo 0-2, dopo 9 anni gli “Aussie” stanno per tornare in semifinale. Il set segue la falsariga del secondo, Hewitt naviga tranquillo con il vento in poppa e chiude con un altro break nel nono gioco. Per il Kazakhstan è la seconda rimonta consecutiva in Davis nei quarti di finale.

 

GRAN BRETAGNA-FRANCIA 3-1 (Raffaello Esposito)
A. Murray b. G. Simon 4-6 7-6(5) 6-3 6-0 

Questa è l’ora e questo il momento. “Hic et nunc” come dicevano i latini, non contano nulla i precedenti, favorevoli a Murray per 12-2, non conta la differenza di talento o la posizione nel ranking, quello che conta è la vittoria. Dopo il punto di ieri nel doppio Andy ha contro Simon sulle corde della racchetta l’unico match point dei britannici poiché Ward avrebbe ben poche possibilità nell’ultimo singolare di giornata. Il team francese è con le spalle al muro e le polemiche innescate da un’intervista di Llodra all’Equipe non aiutano. Secondo il mancino francese infatti la sconfitta di ieri è dovuta allo scarso feeling della coppia messa in campo da Clément. In ogni modo l’avversario di oggi non è dei più comodi, Gilles ha testa e gambe e non si batte da solo.
Ma questa è la Coppa Davis, capace di creare e raccontare storie che sfuggono spesso alla normale comprensione. Accade così che quello che scende in campo alla testa di una nazione intera sia il peggior Murray della stagione, falloso oltremodo, lento e con i piedi tre metri dietro la riga di fondo. Lo scozzese appare schiacciato dalla tensione ma sottile si insinua il dubbio che risenta anche di un dolore inguinale dovuto alla caduta di ieri sul cinque pari del terzo set. Simon al contrario è carico, veloce, non sbaglia nulla e muove l’avversario colpendo con grande anticipo e fluidità la palla. Così arriva presto il break, che il francese conquista con un passante in corsa di rovescio e un dritto vincente lungo linea subito dopo. Incredibilmente non c’è partita, Gilles non concede nulla in battuta e contende ogni game di battuta allo scozzese fino al 4-3, 40-0. Qui in uscita dal servizio il nizzardo cade storcendosi il ginocchio destro e le immagini al rallentatore mostrano che il trauma c’è. Segue un lungo medical time out e alla ripresa del gioco Murray vince il punto con una smorzata, sonoramente fischiata dai francesi e non solo, ma perde il game e va sotto 3-5. Nel suo turno di battuta successivo il francese lotta con unghie e denti e approfittando degli ormai infiniti errori non forzati dello scozzese porta a casa il set. Il parziale conquistato così sembra essere un linimento miracoloso per il ginocchio di Simon che ora sembra soffrire meno.
Oltre il net Murray è in confusione totale, arriva male sulla palla ma vuole spingere lo stesso continuando così a commettere sbagli incredibili per lui. Andy perde subito il servizio ed è condannato alla rincorsa anche nel secondo set. Simon dal canto suo palleggia sereno al centro per poi aprire con improvvisi fendenti piatti di rovescio, se ha subìto qualche danno fisico forse i muscoli caldi e l’adrenalina gli stanno facendo da antidolorifico. A metà del secondo set Murray sembra crollare del tutto, gioca un settimo game di battuta orribile ma riesce a salvarlo e rimanere attaccato al set. A questo punto viene da pensare che lo scozzese sia limitato da qualcosa di fisico, stanchezza o infortunio non è dato sapere. L’ottavo game però scuote ancora lo status quo, Simon serve e va 30-15 con uno scambio di oltre trenta tiri concluso da un suo dritto incrociato con Murray in ginocchio. Ma lo scozzese risorge, spara due vincenti andando a palla break e pareggia, riuscendo poi a risalire da 0-30 nel game successivo quando un ace lo porta sul 5-4. Il tennis di Andy non c’è ancora ma perlomeno è tornato il suo spirito battagliero e per la prima volta nel match Simon appare intimidito. Andy ritrova la prima di servizio e i due vanno al tie break. I dodici punti che seguono non sfigurerebbero in un testo di psicologia. Nove mini-break, Simon va avanti 4-1 e ancora 5-4 con due servizi a disposizione ma tira indietro il braccio e si fa riagganciare e sorpassare sul filo di lana da Murray che chiude con una rara prima vincente. Un set pari e match per cuori forti come spesso la Davis sa regalare.
Come d’incanto, dopo due ore di martirio, il numero tre del mondo sembra ritrovare fiducia e parte del suo gioco, adesso spinge con convinzione la palla e Simon fa il tergicristallo. Due break immediati  portano Andy sul tre zero con il francese che forse mostra qualche segno di cedimento. Lo scozzese trova il modo di distrarsi ancora e restituire un break ma ne fa un altro sul 5-3.
Simon è in calo, le sue gambe non lo portano più a colpire con l’anticipo di prima e Andy ha ormai la forza e la convinzione di chi è riuscito ad uscire dalla buca. Il suo miglior tennis è ancora lontano ma quel che ne resta basta a fargli ottenere un break nel primo gioco, nel quale Simon cade  e ha ancora bisogno del medico. Il francese a questo punto ha reali problemi di mobilità e molla del tutto cedendo di schianto per 6-0. La Gran Bretagna è in semifinale, ora avrà in casa i pericolosi cugini australiani ma quest’anno le mura britanniche si sono dimostrate sempre molto solide.

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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