US Open italiani: delude molto Fabio Fognini, ma Feliciano Lopez è un signor giocatore

Editoriali del Direttore

US Open italiani: delude molto Fabio Fognini, ma Feliciano Lopez è un signor giocatore

Fabio Fognini può rimpiangere soltanto di essersi mangiato il secondo set. Era avanti 4-1. Un doppio fallo e due errori hanno restituito il break. Sul rovescio mancino di Feliciano Lopez il nostro non ci ha capito nulla

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[18]F.Lopez b. [32]F.Fognini 6-3 7-6(5) 6-1 (da New York, Ubaldo Scanagatta)

Stats fognini lopez

Lo temevo. Lo temevo fortemente perchè Feliciano Lopez è un giocatore atipico. Attacca quando gli altri si difendono, ha quel rovescio tagliato con la palla che non si alza che non ti consente di giocare d’incontro né di tirare troppo forte. Inoltre ti spezza continuamente il ritmo e Fabio Fognini proprio di ritmo ha invece sempre bisogno così come il tempo per “calmarsi”, prendere le misure, lasciar esplodere i suoi colpi.
Chissà, forse se fosse riuscito a strappare la battuta a Lopez nel primissimo game, quando ha avuto tre palle break, favorite dal doppio fallo iniziale di Feliciano.
Purtroppo Fabio non ha capito nemmeno che contro Feliciano che dal lato sinistro è capace di fare qualunque cosa, gli attacchi in controtempo, le palle tagliatissime, le smorzate, avrebbe dovuto giocare molto più sul dritto.

 

Mats Wilander ha completamente ciccato il suo pronostico, mi viene quasi il dubbio che lo abbia fatto a quel modo perchè parlava con me italiano…, mentre Fabio Fognini aveva ragione di “toccarsi” l’altro giorno quando si è ricordato che dopo aver battuto Rafa Nadal aveva sempre perso poi al match successivo.
Io pensavo che Fabio avrebbe incontrato molte dfficoltà nel primo set, ma contavo sul fatto che anziché innervosirsi (più interiormente stavolta che visibilmente all’esterno) si abituasse alla situazione inedita. E quando, subito il break nel primo set al  quarto gioco e mai più rimontato, con Feliciano Lopez che ha ceduto dall’1 pari in poi soltanto 6 punti in 4 turni di servizio per conquistare il primo set 6-3 in 31 minuti, Fabio è però salito 4-1 nel secondo, facendo 12 punti su 13 dall’1 pari 0-30, mi sono detto: “Vai, forse Fabio ora ha capito come deve giocare e il match può prendere una svolta”.
Purtroppo non l’ha presa nel senso che avrei voluto. Feliciano, che soltanto a Wimbledon è riuscito nella sua lunga carriera – avrà 34 anni fra due settimane – a raggiungere i quarti di finale in uno Slam (peraltro tre volte), ha recuperato quel break con il grande contributo di Fabio che sul 4-2 ha esordito con un doppio fallo, poi un errore, quindi ha messo a segno uno smash, ma poi lo ha fatto seguire da un dritto regalato e poi da una volée sbagliata.

Non girava nulla bene per Fabio. Ad un certo punto girandosi dopo un errore ha colpito con un minimo cenno di rabbia la palla con le spalle rivolte alla rete e quella palla, steccata, è finita su uno spettatore, peraltro a velocità limitatissima. L’arbitro a termini di regolamento poteva aver ragione a dargli un warning, ma se avesse avuto un po’ di buon senso poteva anche evitarlo. Fognini ha preso il warning senza nemmeno poter capire il perchè. Ma non ha protestato. Forse ha immaginato, o qualcuno dal suo angolo gli ha spiegato.
Senza che ci fossero più games  di particolare suspence si è così arrivati al tiebreak. Era trascorsa soltanto un’ora e 10 minuti, e niente era ancora compromesso.

Ma il tiebreak è cominciato subito male per Fabio che ha perso il primo punto sul proprio servizio: 0-1, poi 0-2 con un regalo di Fabio che avrebbe dovuto da pochi passi tirare addosso a Feliciano e invece ha giocato un rovescio lungo inspiegabile, 0-3, quindi 2-3,2-4,2-5, poi lì da 2-5 a 4-5 con Fabio che fa un miracolo colpendo di istinto su una volee di Feliciano con un gioco di prestigio sottogamba (su Twitter c’è) .
Feliciano sale a 6-4, e finalmente Fabio indovina una gran risposta di dritto che finisce nei piedi dello spagnolo: primo setpoint annullato e Fabio serve. Ma serve male. Il secondo setpoint per Lopez Fognini se lo è giocato proprio male: sbaglia un dritto gratuito di metri.

E così dopo un’ora e 19 Lopez è avanti due set a zero, 6-3,7-6. Ma il terzo set è ancora peggio. 12 punti a 1 per Lopez e 3-0, con lo spagnolo che ha 3 mini-matchpoint nel quarto game. Fognini li annulla, si ritrova sotto 3-1 nel terzo. Non c’è chi non ripensi al match con Rafa Nadal. Anche lì era sotto due set a zero e 3-1 nel terzo. Ma i miracoli accadono una volta, non si ripetono facilmente. E difatti in pochi minuti Lopez porta a casa il match, con un 6-1 inequivocabile. Un’ora e 50 e il sogno di Fabio nei quarti svanisce. Con grandi rimpianti per noi ed apparente rassegnazione per lui.  Era un’occasione, perchè trovare un giocatore trentaquattrenne e  n.19 del mondo negli ottavi va considerata tale. Ma ciò detto però Feliciano Lopez mi ha oggi fortemente impressionato, perchè non ha sbagliato nulla, ha giocato quei rovescini senza peso che non si alzavano dal cemento sul dritto di Fabio che non riusciva a dar forza e profondità ai suoi colpi, ha giocato talvolta passanti lenti  e calanti (che mi hanno ricordata una frase abituale di Rino Tommasi in tante telecronache, “palla calante, punto vincente!”), è stato attentissimo e implacabile quando è arrivato a rete. Spesso vi ci si appiccicava proprio e in quelle occasioni Fabio avrebbe dovuto tentare il pallonetto – ma non gliene è riuscito uno! – oppure cercare di passare dalla parte dove Feliciano ha minor allungo, cioè quella del rovescio.

Invece la maggior parte dei passanti Fabio li ha tentati dalla parte del dritto, dove il lungo Lopez, un metro e 88, si stendeva per quasi quattro metri e diventava impossibile da superare. Certo non gli mancavano i grandi riflessi per riuscire ad agganciare ogni palla, che non erano nemmeno le sassate che Fabio aveva lasciato partire contro Rafa Nadal, perchè gli attacchi di Lopez, nella maggior parte dei casi, erano su palle con poco peso e da tirar su.

Alla fine 40 errori di Fabio in soli 3 set e in un 1h50 minuti erano più di quelli, in proporzione, che aveva fatto contro Nadal. E i vincenti sono stati soltanto 28 (di 7 aces e 19 servizi non risposti…) : quindi non ci sono quasi stati! Altro che i 70 messi a segno contro Nadal. E’ certo più facile schiacciare una palla che rimbalaza bella alta piuttosto che una che non si alza. Mentre Lopez ha fatto 40 punti su 49 quando ha messo la prima (l’82 per cento) Fognini ne ha fatti soltanto 30 su 51 (il 59%). Il secondo dato era abbastanza prevedibile, Fabio non ha mai avuto un gran servizio. Ma si pensava, o sperava, che potesse rispondere di più e meglio a quello di Feliciano Lopez e invece così non è stato. E’ sì riuscito a rispondere 54 volte su 86, ma quasi mai mettendo in difficoltà Feliciano, oggi più Deliciano che mai (almeno agli occhi di Judy Murray).

Contro Nadal Fabio aveva avuto un’eccellente percentuale di punti fatto quando era arrivato a rete, oggi doveva attaccare in modo diverso e ha fatto soltanto 13 punti su 25, pur essendo lui uno che, non essendo un attaccante naturale e puro, di solito sceglie il momento per attaccare. Il 52% di punti a rete è un pessimo risultato.

La conclusione di quest’articolo è che sì, certamente Fabio ha deluso, avrebbe potuto giocare meglio e quando dice di avere avuto delle chances nei primi due set in realtà le ha avute solo nel secondo, perchè considerare chances di vittoria in un set le palle break avute nel primissimo game mi pare esagerato, tanto più che dopo Lopez ha dominato tutti i suoi turni di servizio e quindi tutt’al più si sarebbe potuto ritrovare al tiebreak. Nel secondo le ha effettivamente avute perchè è stato avanti, come detto, 4-1. Ma se sul 4-2 regala un game e nel tiebreak regala due punti sul proprio servizio, il primo e l’ultimo dopo aver annullato un setpoint, , beh insomma non è che sia stato vicino a vincere quel set. Si può dire che poteva non perderlo, e non è la stessa cosa. Poi questo non giustifica l’aver mollato nel terzo, il 6-1 che poteva essere un 6-0 visto che l’unico game che ha fatto lo ha ripreso annullando 3 palle break. Quanto a Lopez, invece, ha giocato con intelligenza sopraffina, con esperienza ed equilibrio. Non sbagliando mai una scelta tattica. Il divario, alla fine, è risultato così netto, che viene da chiedersi – come sempre o quasi – se sia dipeso soltanto da una sua eccellente prestazione o da una performance sottotono di Fabio. Io credo l’una e l’altra cosa, sinceramente. Anche perchè altrimenti non ci si spiegherebbe come mai Feliciano Lopez fino ad oggi negli Slam sul cemento non fosse mai arrivato, in tanti anni, che una sola volta al quarto turno in Australia e due volte al quarto turno allo US Open, ma mai prima di stasera nei quarti di finale. Mentre ben nove volte fra Australian Open e Us Open era stato eliminato nei primi due turni.

In conferenza stampa, Fognini ha detto: “Sapevo che era un avversario atipico. Nei primi due set non c’è stata molta differenza, nel terzo sì ma credo di aver giocato una partita alla pari”. Alla domanda sui momenti decisivi della partita, ha risposto: “Il primo set l’ho regalato coi due dritti sbagliati sul 2-1 che mi sono costati il break, poi nel secondo, nel tie-break, ho fatto un errore stupido sul suo set-point, in questo modo mi sono ritrovato sotto 2 set a 0”.
Sulla preparazione di un match contro un avversario che gioca un tennis atipico come quello di Lopez: “Per preparare il match mi sono fatto aiutare da un ragazzo destro che era lo stesso col quale mi sono preparato come Nadal, posso trovare un mancino in allenamento ma uno che giochi come Feliciano è quasi impossibile da trovare!”.

Ascolta la conferenza stampa di Fognini per sentire le risposte più polemiche del tennista ligure

Feliciano Lopez in conferenza stampa ha invece rilasciato queste dichiarazioni: “Temevo Fabio dopo averlo visto con Rafa, ma sapevo anche che oggi sarebbe stata una partita diversa. Ho guardato la partita nella mia stanza d’albergo, non potevo credere a come stavano giocando, specialmente Fabio, con tutti i vincenti che ha messo a segno nel quinto set. Battere Fabio tre set a zero è un grande risultato per me

Nel secondo set quando sono andato sotto sono rimasto tranquillo, sapevo che oggi avrei perso il servizio prima o poi, perchè lui risponde alla grande, ma d’altro canto il suo servizio non è il colpo migliore che ha, e sapevo che avrei avuto le mie chance anch’io per brekkarlo

Le dichiarazioni di Lopez alla stampa spagnola

Venerdì sera ho visto in televisione tutto il quinto set del match tra Fabio e Nadal, e Fabio ha giocato in maniera straordinaria. Tuttavia in quel match Fabio aveva l’iniziativa nell’80% dei punti, mentre nell’incontro che abbiamo giocato oggi ero io ad avere l’iniziativa del gioco nella maggior parte dei casi. La miglior cosa che credo di aver fatto oggi è stato seguire la strategia che sapevo mi avrebbe permesso di vincere: servire bene, cercare la rete, essere sempre aggressivo ed essere rapido nei movimenti. Ho sempre continuato a credere nella mia strategia ed alla fine ha pagato”.

“Sono stato molto bravo a non permettere a Fabio di non giocare come ha fatto contro Rafa, e sicuramente lui oggi può aver pagato dazio per quella vittoria, sia dal punto di vista fisico, perché il match è finito molto tardi e può essere difficile recuperare in quei casi, sia dal punto di vista mentale, perché sconfiggere un giocatore della grandezza di Nadal in un torneo dello Slam ti può togliere molto a livello mentale”.

 

 

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Editoriali del Direttore

Osaka ultima tedofora alle Olimpiadi di Tokyo, con qualche dubbio che si insinua prepotente

TOKYO – Non posso credere che due mesi fa non fosse stato già deciso che lo avrebbe fatto. E allora, anche ammessa la sua innocenza sulla discussa presa di posizione pre-Roland Garros, non sarà stata IMG a preparare quella strategia? Vorrei chiederle…

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Naomi Osaka accende il braciere olimpico - Tokyo 2020 (via Twitter, @usopen)

Non ho la presunzione di aver già individuato, neppur generalizzando, le caratteristiche di un popolo, il giapponese, con cui sono entrato in contatto per la prima volta soltanto da mercoledì sera, quando dopo aver riempito una decina di moduli, cinque in aereo e cinque all’aeroporto, mi ci sono volute quattro ore per uscire dall’ultimo controllo.

Ho pensato a quanto noi italiani ci lamentiamo dell’eccesso di burocrazia che affligge il nostro Paese, ma dopo questa esperienza non credo che – per quanto mi riguarda – mi lamenterò più.

Ho sempre sentito dire, e mi pare di averne avuto continua riprova in queste 48 ore, che la flessibilità non rientri nelle attitudini più precipue del popolo giapponese. Così come quasi maniacale mi è parsa la propensione – in parte apprezzabile quando non diventi eccessiva – a organizzare tutto nei minimi particolari… dai quali però poi non si deflette, caschi il mondo.

 

Arrivo al nocciolo: che due mesi fa, il 24 maggio, gli organizzatori giapponesi non sapessero e non avessero almeno preavvertito Naomi Osaka del fatto che sarebbe stata la più probabile – o anche soltanto una possibile –ultima tedofora per accendere il braciere olimpico e dare il via ai Giochi di Tokyo, scusatemi ma io proprio non ci credo.

Secondo me – che non ho il dono dell’onniscienza – lei era stata preavvertita. E con lei, direttamente o indirettamente, anche la sua società di management, l’IMG, che non è in mano a degli sprovveduti. Tutt’altro. Le Olimpiadi per Tokyo, più di 50 anni dopo quelle ospitate nel ‘64 , erano un’occasione importante, importantissima, dieci anni dopo quel terribile terremoto che l’aveva flagellata. Il Giappone ama lo sport, ha avuto grandi campioni fra i lottatori, i motociclisti, qualche giocatore di baseball, ma al momento nessun atleta gode della popolarità internazionale di Naomi, la tennista più pagata del mondo e le cui dichiarazioni – dall’epoca di Black Lives Matter – sono diventate celebri anche al di fuori del microcosmo tennis.

Ora a me sta umanamente simpatica Naomi. Mi è sempre sembrata anche un tipo genuino, sebbene IMG abbia certamente offuscato un po’ tanta naturalezza creando e facendole indossare quelle mascherine dedicate a vittime del razzismo che Naomi ha mostrato turno dopo turno all’ultimo US Open, certamente frutto di un’operazione di marketing tutt’altro che casuale. Se oggi, avendo pur vinto infinitamente di meno, Naomi guadagna quanto e più di Serena Williams, questo significa che dietro a lei c’è un team che le pensa e le sfrutta tutte. Quest’ultimo colpo di ieri sera non ha prezzo. Farà impennare ancora più le sue azioni.

Ebbene tutto ciò – e scusate se vi apparirò maligno (e ripeterò qui la solita frase Andreottiana che a pensare male si fa peccato ma… a volte ci si azzecca) – mi fa riflettere sulla presa di posizione di Naomi alla vigilia di Parigi. Quando cioè ha detto che non avrebbe più voluto sentirsi obbligata, ed eventualmente multata, a rispondere presente alle rituali conferenze stampa post match.

Con ciò chiedendo una chiara eccezione e un privilegio, capace di suscitare una discriminazione nei confronti di tutti gli altri campioni, uomini e donne, che invece si sottopongono a quelle… forche caudine che poi – a dire il vero – non sono nemmeno tali e per solito si esauriscono in 15 minuti dei quali le domande ne occupano sì e no tre o quattro.

Dapprima Naomi aveva motivato la sua richiesta attribuendola in parte a giornalisti poco preparati che le chiedevano cose cui aveva già risposto tante altre volte, poi li aveva anche accusati di scarsa sensibilità riferendo a quando alcuni colleghi avevano messo un po’ troppo il dito sulla piaga nei confronti di tenniste appena sconfitte. E forse si riferiva anche a se stessa per quelle volte in cui qualcuno l’aveva messa un po’ alla strette chiedendole conto dei suoi risultati piuttosto deludenti conseguiti sulla terra rossa e sull’erba.

In un secondo momento poi Naomi ha tirato fuori l’inedita storia di una sua depressione ricorrente e risalente a un paio d’anni fa. E su questo secondo argomento, mai prima manifestato e soprattutto non palesato a Guy Forget direttore del torneo del Roland Garros e al presidente della federtennis francese Gilles Moretton, le opinioni si erano divise. Chi le credeva e chi no. Chi citava, a mio avviso sbagliando nei modi, ai suoi enormi guadagni dando per scontato che i ricchi… non piangano (anche se è forse vero che i poveri avrebbero qualche motivo serio in più per farlo), chi aveva sposato la tesi che il management di Naomi avesse architettato tutto (un boomerang mediatico?) e quasi senza preavvertirla delle possibili conseguenze, per fare un altro colpo sensazionale (quasi quanto, a suo tempo, le sue foto in bikini sul famoso numero speciale di Sports Illustrated).

Io non mi permetto davvero di dubitare sulla malattia depressiva di Naomi, ci mancherebbe. Quella ante-Parigi è stata comunque un’uscita infelice, perché nella migliore delle ipotesi ha avuto come conseguenza quella di farle saltare sia Parigi sia Wimbledon (tornei cui obiettivamente sarebbe diventato difficile, se non imbarazzante, partecipare a seguito di quanto aveva dichiarato e delle polemiche che ne erano seguite).

Ora è vero che Naomi su quelle due superfici non era considerata una delle primissime favorite, ma è anche vero che in campo femminile può capitare che a Parigi vadano in semifinale quattro giocatrici che mai avevano fatto tanta strada e che in finale Kreijcikova si trovi a vincere la finale su Pavlyuchenkova. Insomma, chi può dire che Naomi non avrebbe potuto fare altrettanta strada?

Dopo aver visto stanotte Naomi accendere la fiamma olimpica mi sono chiesto se il suo team non avesse spinto sull’acceleratore di una mossa magari sentita ma forse non così determinata, pensando di ampliare la risonanza di ciò che ruota attorno a Naomi. Tanti sponsor, tanti soldi.

E qui in Giappone, sarà forse perchè Djokovic viene considerato superfavorito nel torneo maschile e sarà certo perché Naomi è giapponese, e ora più giapponese che mai (ricorderete che quando per legge ha dovuto scegliere un solo passaporto, quello giapponese, c’erano state grandi incertezze per lei cresciuta negli Stati Uniti e poco a suo agio con il giapponese al punto da preferire rispondere in inglese), fatto sta che ancora prima della cerimonia olimpica, le copertine sui magazine e i servizi sulle varie TV, erano molto di più su lei che su Novak.

Ripeto, per non dare adito a dubbi. Forse lei ha sempre detto il vero, ma i suoi agenti hanno cercato di cavalcare l’onda e a giudicare dai risultati di notorietà, dopo che forse all’inizio sembravano aver fatto una topica, forse oggi possono pensare di averla azzeccata. Naomi è magari criticata da qualcuno che non le crede, ma in termini di popolarità è diventata ancora più famosa.

Per quanto mi riguarda, proverò a chiederle questo – anche se dubito che avrò una risposta diretta (più facile che mi dica “Voglio concentrarmi su questa Olimpiade…”): “Ma ti senti meglio, se non guarita, dopo i problemi che ci hai denunciato due mesi fa? Perché, sai, qui la pressione mentale su te mi sembra molto più forte di quanto avrebbe potuto essere a Parigi…”. Figuriamoci se non trova modo di svicolare. IMG l’avrà certo istruita.

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Editoriali del Direttore

Berrettini non è arrivato alla finale di Wimbledon per caso. Si ripeterà in altri Slam, su erba e cemento

LONDRA – Matteo Berrettini ha dato l’impressione di poter fare ancora meglio e di più. Ma Djokovic è il miglior tennista del mondo: 20 Slam che potrebbero diventare 25 o più. Matteo sarà protagonista di altre finali

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Capisco che possa apparire banale, ma secondo me Matteo Berrettini va soprattutto ringraziato. Oggettivamente raggiungere una finale di Wimbledon è una grossa impresa. E averla compiuta dopo aver vinto anche il torneo del Queen’s ne incrementa il valore. Undici partite vinte sull’erba di fila prima di una sconfitta finale assai dignitosa al termine di una partita durata 3 ore e 24 minuti – non un’oretta e mezzo – con un fenomeno come Djokovic che negli ultimi 10 anni ha vinto 6 Wimbledon. Non per caso.

Come detto in altre occasioni, nessuno può battere chi non gli si presenta di fronte. Berrettini ha battuto tutti quelli che ha incontrato, undici avversari fra Queen’s e Wimbledon, salvo il n.1 del mondo. Qui a Wimbledon come a Parigi, E quando aveva perso la semifinale dello US Open l’aveva persa con Rafa Nadal che poi vinse il torneo.

Poteva battere anche Djokovic? Nessuno è sempre imbattibile, ma Djokovic vince più di tutti e se è vero che Matteo ha manifestato qualche rimpianto riguardo alla propria prestazione, e forse ha ragione (e diremo poi il perché), anche Djokovic non ha forse giocato al meglio delle sue possibilità, era stranamente nervoso all’inizio (due doppi falli nel primo game, subito palla break) e ha perso il l’unico set, il primo, nel quale era stato avanti 5-2. Nessuno può sapere se Djokovic non avrebbe alzato la propria asticella se Berrettini avesse giocato ancora meglio di quel che ha fatto. Ma a Djokovic è accaduto spesso di elevare il proprio livello se l’avversario faceva crescere il suo.

 

La finale non è stata sempre bellissima, ma nel complesso è stata godibile. Si poteva temere alla vigilia che Berrettini pagasse lo scotto dell’esordio in una finale a Wimbledon e oggi si può dire che così non è stato anche se non abbiamo visto il miglior Berrettini e lui non si è piaciuto. Però come si fa a sapere se non sia stato proprio Djokovic a condizionarlo, al di là del discorso legato alla sua inesperienza, all’inevitabile emozione. Wimbledon, il Centre Court, la gente che grida Matteo, Matteo sul campo più leggendario fra tutti.

Sai che l’avversario è il miglior ribattitore del mondo, che un servizio qualsiasi può non bastare, viene fatto di strafare, di esagerare. E così la percentuale di primi servizi, di solito superiore al 70%, contro Djokovic scende al 59%. E tutti allora a dire: Berrettini oggi, a dispetto dei 16 ace, ha servito male. O non come al solito. I dati nudi e crudi dicono questo, ma non tengono conto di tanti altri fattori, primo fra tutti…chi hai davanti! La prima di servizio è mancata, certo, ma probabilmente per i motivi che ho appena accennato. E se non entra la prima è più facile per il più grande ribattitore che dovendo rispondere alla seconda si giochino più scambi.

E chi è favorito se si giocano più scambi? Djokovic perché si muove meglio, è più rapido, recupera tutto e di più perché ha gambe e agilità assolutamente uniche. E soprattutto ha un rovescio (in particolare lungolinea) che Berrettini si sogna, anche se il suo slice è enormemente migliorato. Ma non al punto, ad esempio, di fare una decina di punti con i passanti, quando l’astuto stratega serbo si ricorda che la miglior difesa è l’attacco e decide di venire a rete più spesso del solito. A prendersi un discreto bottino di punti. Ovviamente lo fa sul rovescio di Matteo. Che di passanti vincenti di rovescio ne ha giocati meno delle dita di una mano.

Matteo non poteva che cercare di tenere il pallino del gioco in mano. Quindi rischiando. Se rischi tanto, e fai 55 vincenti, fai anche tanti errori: 44. E allora coloro che hanno osservato come la percentuale di prime palle di Matteo fosse inferiore al solito (per i motivi di cui sopra però…), sosterranno anche che Matteo ha sbagliato troppi dritti. Ma chi lo sostiene non sembra tenere conto del fatto che dall’altra parte della rete c’è un certo Djokovic che più scambia, più palleggia e più punti ti farà. Chiaro che tirando a tutta randa per accorciare gli scambi sbagli di più e sembrano errori gratuiti. Ma non lo sono.

Quanto dico non è un alibi per tutto. Il secondo break subito nel secondo set, per esempio, è frutto di una mancanza di concentrazione ancora perfettibile. Avevo lodato Matteo l’altro giorno per il break imposto a Hurkacz nel primo game del quarto set, quando avrebbe potuto risentire psicologicamente della perdita del terzo. Stavolta è stato meno solido mentalmente. Avevo lodato la gran mano mostrata da Matteo contro Ivashka, questa volta contro una situazione e un avversario che gli mettevano più pressione, i tocchi sono stati più rozzi e imprecisi. Palle corte meno assassine, recuperi su dropshot meno vincenti.

Ha commesso, come già una volta contro Hurkacz, l’errore di chiedere il Falco dopo una prima di servizio perdendo ritmo e concentrazione e commettendo il quasi inevitabile doppio fallo che ha contribuito in partenza al break subito sull’1 pari del terzo set. In quel game peraltro Djokovic ha però giocato sul 30 pari un rovescio passante in cross straordinario su un missile di Matteo, che avrebbe poi cacciato in rete un rovescio slice. E nel game successivo Matteo ha avuto due palle break non impossibile da trasformare, soprattutto la prima quando un passante di dritto avrebbe potuto garantirgli il contro-break per il 2 pari, anziché il 3-1. Sul mio bloc notes ho trovato questo appunto: la folla che ha cominciato a far echeggiare le grida “Matteo, Matteo!” ha fatto allungare i tempi fra un punto e l’altro, ha consentito a Djokovic di concentrarsi maggiormente, di caricarsi, e ne sono venuti fuori due bei punti per il serbo.

Ecco, io credo che già alla seconda finale di Slam – cui credo Matteo approderà in tempi non lontani (la penso come Wilander, anche se un lettore superstizioso vorrebbe attribuirci poteri capaci di scacciare queste ipotesi futuribili) – queste ingenuità non si ripeteranno più. Questi episodi hanno spinto qualcuno a credere che il Djokovic di ieri non fosse il miglior Djokovic, ma quando c’era bisogno Novak era subito migliore.

Insomma onore ai meriti di Matteo che ha fatto conquistare al tennis spazi inusuali sui media, perfino in tempi di febbre collettiva per l’EuroCalcio e i ragazzi di Mancini campioni d’Europa. Matteo, terzo nella Race verso le finali di Torino, ha fatto un grandissimo spot per quell’evento che ci attende a metà novembre nel capoluogo piemontese. E a Tokyo penso che potrà farne un altro, soprattutto se alle assenze di Federer e Nadal si dovesse aggiungere anche quella di Novak che ieri ha definito la sua partecipazione ai Giochi molto incerta, “al 50%”.

Novak è combattuto, per la recrudescenza della pandemia in Oriente, per il Golden Slam (come Steffi Graf nel 1988 a Seul) che sfumerebbe pur essendo certamente alla sua portata. Ma è indubbio che questo possa essere l’anno buono per il Grande Slam, se Novak eviterà di colpire un altro giudice di linea con una pallata.  Eh, già Novak ha raggiunto i rivali di sempre, Roger e Rafa, a quota 20 Major – un cammino accelerato intrapreso non tanto fa, 3 anni e mezzo direi – e se non avesse avuto la sfortuna di centrare la giudice di linea allo US open sarebbe probabilmente già a quota 21.

Mi stupirebbe, visti i chiari di luna, se Novak non vincesse 25 Slam, tanti insomma da dissipare ogni dubbio su chi sia stato il tennista più forte di questa epoca. Che poi non sia il più bello da vedere… quello è tutto un altro paio di maniche. Ci hanno viziati Federer per un verso, Nadal dall’altro. Due marziani che, come ha ricordato Novak, sono stati uno stimolo perenne a migliorarsi. Novak potrebbe fare altrettanto nei confronti di Matteo che certamente misurandosi in occasioni e con avversari del genere, non potrà che migliorarsi.

Ma intanto, ribadisco quanto detto all’inizio, gli appassionati di tennis gli devono tutti un grande, grandissimo grazie. Augurandogli di restare fra i primi 3/5 della race fino a Torino. E oltre.

Il tabellone maschile di Wimbledon con tutti i risultati aggiornati


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Editoriali del Direttore

Wimbledon: la finale e le caratteristiche di Berrettini e Djokovic al microscopio. Le pagelle dei colpi

LONDRA – Quali sono gli “argomenti” a favore di Djokovic e quali quelli a favore di Berrettini. Si va in campo alle 15

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Novak Djokovic a Wimbledon 2021 (Credit: @ATPTour on Twitter)

È l’immediata vigilia della prima finale di Wimbledon mai giocata da un tennista italiano. A dispetto della partita giocata da Matteo Berrettini contro Hurkacz, nessuno break subito, appena due palle break concesse e salvate con un servizio vincente e un ace, 8 punti persi in 14 dei 18 turni di servizio, il pronostico è tutto a favore di Novak Djokovic che gioca la sua trentesima finale di Slam contro il romano che si trova ad affrontare la sua primissima.

Nel mio prediletto ristorante Thai del Wimbledon Village incrocio Brad Gilbert, ex n.4 del mondo e “bestia nera” di Boris Becker, opinionista di Tennis Channel nonché autore del libro Winning Ugly (“Vinci giocando sporco”) che ha venduto un milione di copie “perché è stato tradotto in una quindicina di lingue”, spiega lui. Quando gli chiedo cosa pensa della finale Djokovic-Berrettini, ride ed esclama: “Good Luck!” (Buona fortuna!). Insomma, alle chance del nostro proprio non mostra di credere. Poi concede: “Speriamo sia una buona partita, tutto dipende da come servirà Berrettini, magari quattro set?”. Come mai così severo? “Djokovic è Djokovic”.

Così parlò Zarathustra. E allora io mi chiedo a che cosa ci possiamo attaccare, oltre che al servizio devastante di “Berretto” che anche nel migliore dei casi dovrà comunque vedersela con il miglior ribattitore del mondo. “Finora Matteo non ha incontrato grandi ribattitori” dice Gilbert quando gli sciorino i dati al servizio di cui sopra, le percentuali impressionanti di punti vinti quando gli entra la prima, quasi sempre vicinissime al 90%. Contro Hurkacz, l’86%.

 

Prima di addentrarsi nel giochino delle pagelle, colpo su colpo, premettiamo cosa gioca a favore di Djokovic. E poi a favore di Berrettini. Per il serbo: l’esperienza. Per “Berretto”: il poter giocare tranquillo, non ha nulla da perdere. A favore di Djokovic: la consapevolezza di essere il più forte tennista del mondo. Di Berrettini: la fiducia derivante dall’imbattibilità negli ultimi 11 incontri sull’erba.

A sfavore di Djokovic: aver goduto del tabellone più fortunato di sempre negli Slam, non aver fronteggiato né alcun top-ten, né alcun test sufficientemente severo. A sfavore di Berrettini: aver già perso due partite con Djokovic, una nettissima alle finali ATP 2019 (3 game in tutto), l’altra a Parigi poche settimane fa, in quattro set. Bilancio set: 5-1 per Djokovic. A sfavore di Djokovic: la tensione derivante dal grande obiettivo dei 20 Slam e di un possibile Grande Slam, soprattutto se il match cominciasse in salita, magari un set perso a innervosire il serbo che finora ha compiuto solo passeggiate e non è più tanto abituato a soffrire.

A sfavore di Berrettini: la conoscenza della forza di Djokovic se l’avvio fosse invece favorevole al serbo che è tennista quasi impossibile da rimontare. Un primo set concluso al tie-break, e magari preceduto da opportunità importanti per l’uno o per l’altro finalista, potrebbe avere strascichi piuttosto pesanti nel prosieguo della partita anche se entrambi hanno carattere e qualità per reagire. Ma Djokovic potrebbe innervosirsi, Berrettini potrebbe demoralizzarsi. E non il contrario.

A favore di Djokovicsottolinea il telecronista serbo Nebojsa Viskovic che ha raccontato fra i 500 e i 600 match di Nole – “c’è che mai come questa volta è arrivato fresco alla finale. Nessun problema, nessuno stress”. A favore di Berrettini: il clima di generale entusiasmo che circonda il suo clan, la sensazione che tutto gira talmente bene che… niente potrà girare male. A sfavore di Djokovic: il difficile rapporto che ha con il pubblico inglese, e non solo se gioca contro Federer. A favore di Berrettini: un pubblico che, a prescindere dalla simpatia o dalla antipatia che nutre per Djokovic, tende a tifare per l’Underdog, lo sfavorito nella speranza di assistere a una bella lotta e non a una mattanza (che pure non si può escludere) per poter sfruttare al meglio il biglietto in proprio possesso.  A favore di Berrettini: un campo, il Centre Court, piuttosto veloce se non piove e non subentra il tetto. Anche così si spiegano 22 ace.

Matteo Berrettini – ATP Queen’s 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

PAGELLE

La Superfice: erba

  • Djokovic 9
  • Berrettini 9

Forse, sebbene Djokovic abbia vinto cinque volte questo torneo, l’erba è la superfice sulla quale Berrettini ha le maggior possibilità di disputare un match equilibrato, grazie al servizio e a quel rovescio slice che sulla terra rossa camminerebbe di meno e rimbalzerebbe più alto. Come spiega nell’intervista pubblicata ieri Mats Wilander.

E veniamo alle pagelle dei singoli colpi e/o attitudini.

Servizio

  • Berrettini 10
  • Djokovic 8

Non vedo nessuno servire meglio di Berretto, soprattutto come varietà di angoli. Come potenza ci sono i vari giganti, Isner, Opelka, Karlovic che possono rivaleggiare con Berrettini, ma come continuità di rendimento e tenuta mentale, giorno dopo giorno, Berrettini è di un’altra categoria rispetto a quei giocatori che sparano missili. Anche a Djokovic non è facile strappare il servizio, ma sia la prima sia la seconda non sono al livello di quelle di Matteo.

Risposta

  • Djokovic 10
  • Berrettini 6

Nole è il miglior ribattitore del mondo, Berrettini uno dei meno forti in risposta, anche se recentemente – come ha osservato anche Mats Wilander – di rovescio ha preso a rispondere “coperto” piuttosto bene. Ma mai risposte immediatamente vincenti. Semmai preparatorie al colpo successivo, quasi sempre un diritto devastante.

Voléè

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

Matteo è otto centimetri più alto di Novak, ha una maggior apertura… alare. Passarlo a rete è più difficile che passare Djokovic, anche perché Novak non si assesta sempre nella migliore posizione.

Smash

  • Berrettini 9
  • Djokovic 5

Novak soffre terribilmente i pallonetti che scendono giù a candela. Non gli piace star lì ad aspettare che la palla gli venga giù mentre magari la gente sugli spalti mormora. Vorrebbe non avere il tempo di pensare che si tratta di un colpo… senza ritorno. In generale, il numero uno del mondo soffre tutti i colpi giocati sopra la testa.

Dritto

  • Berrettini 10
  • Djokovic 7

Quello di Matteo è il più terrificante del circuito, ora che non gioca del Potro, che è in pensione Mano de Pedra Gonzales. Per Djokovic non è un colpo naturale come il rovescio.

Rovescio

Novak Djokovic (SRB) playing against Kevin Anderson (RSA) in the second round of the Gentlemen’s Singles on Centre Court at The Championships 2021. Held at The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 3 Wednesday 30/06/2021. Credit: AELTC/Ian Walton
  • Djokovic 10
  • Berrettini 5

Il serbo lo mette dove vuole, costantemente. Forse un pochino meno incisivo di quello di Zverev, è però più continuo. Quello di Berrettini, ancorché in progresso – soprattutto nello sliceè il punto più debole dell’azzurro. Chi è capace di attaccarlo sul rovescio, in modo sufficientemente frequente, difficilmente verrà passato.

Palla corta

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

È diventata un’arma letale e fondamentale per entrambi. Ed entrambi la giocano con coraggio anche quando il punteggio è delicato. Nel corso del torneo ne hanno entrambi giocato alcune importanti.

Tocco di palla

  • Berrettini 9
  • Djokovic 8

Faccio fatica a individuare un tennista che abbia miglior tocco di palla, al rimbalzo come in volée, di Matteo Berrettini. Un titolo a un mio editoriale in cui associavo la delicatezza del tocco di Berrettini a quella di John McEnroe (quasi eh…), ha fatto scalpore su chi non aveva poi letto l’articolo. Nole ha un buon controllo ma meno tocco.

Cambi di direzione e agilità

  • Djokovic 10
  • Berrettini 6

Nessuno al mondo è più agile dell’uomo di caucciù serbo. I suoi recuperi sono fenomenali. Contro Djokovic non basterà un solo missile di dritto, oppure due, per fare il punto. Se Sonego è stato ribattezzato “Polpo”, Djokovic sarebbe “Piovra regina”. Per fargli punto scaricando tutti i suoi dritti bisogna tirarne una sequela. Matteo con il suo metro e 96 è certo agile per la sua altezza, ma in questo settore il divario fra DjokerNole e lui è pesante.

Aggressività 

  • Berrettini 8
  • Djokovic 7

L’unica possibilità che ha Matteo per sottrarsi agli scambi che a lungo andare finirebbero sul suo rovescio e li vincerebbe quasi tutti Novak, è fare un gioco d’attacco e mantenere costantemente l’iniziativa, tenere sempre lui il pallino del gioco.

Resistenza

  • Djokovic 9
  • Berrettini 7

Credo che nonostante i quasi 10 anni in più, Novak ancora oggi abbia più “fisico” di Matteo. In un match che andasse per le lunghe crederei più in Djokovic che in Berrettini.

Il tabellone maschile di Wimbledon con tutti i risultati aggiornati

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