La realtà supera il sogno: Roberta Vinci elimina Serena e raggiunge Flavia Pennetta in finale!

US Open

La realtà supera il sogno: Roberta Vinci elimina Serena e raggiunge Flavia Pennetta in finale!

Sembra incredibile ma Roberta Vinci ha compiuto il capolavoro della sua carriera rimontando un set a Serena Williams. Si spegne il sogno del Grande Slam, oggi – per la prima volta nella storia del tennis – una finale Slam tra due giocatori italiani. Roberta perfetta nelle scelte di gioco con il suo gioco a tutto campo

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Il commento di Ubaldo Scanagatta

NON CI CREDO. Una tennista italiana vincerà l’US Open. La finale è tutta italiana!!! Qualcuno mi svegli, non è possibile!!!
Prima Flavia Pennetta lascia quattro games alla n.2 del mondo. Poi Roberta Vinci batte Serena Williams, dopo 32 vittorie consecutive di Serena negli Slam, interrompendo l’impresa di una carriera e permettendosi addirittura di rimontarla due volte. Forse il Grande Slam di Steffi Graf resterà l’ultimo per anni ancora.
– Quando ti hanno detto stamani che avresti potuto vincere, cosa hai pensato? –
Mi sono detta no! Nono posso vincere ma cerca di mettere la palla dall’altra parte e corri. Non ci pensare, e corri! Sorry for you guys, Today is my day, sorry guys!” ESPN ha continuato a dire che pagavano una vittoria di Roberta Vinci 300 a 1! Non credo sia vero, perché anche se nel tennis i giornalisti non possono scommettere, avrei fatto in modo che a quella quota… Un infortunio può capitare, un miracolo può avvenire… Ovviamente scherzo, ma il miracolo è avvenuto!
“È il miglior momento della mia vita!”, ha gridato Roberta Vinci.
Beh, nella mia vita di giornalista che segue il tennis di certo uno dei più memorabili di sempre.

 

Parlando con Steve Flink, nel nostro video riassuntivo, lui ha definito questa vittoria di Roberta Vinci come forse la più clamorosa sorpresa nella storia del tennis WTA.
Poco prima che andassimo… in onda, avevamo ricordato insieme sia la vittoria di Cathy Horvath al Roland Garros (unica sconfitta di Martina nel 1983: 86 vittorie a 1) sia soprattutto quella di Helena Sukova su Martina Navratilova nel 1984, semifinali dell’Australian Open…
Quest’ultima partita impedì a Martina di realizzare il Grande Slam. E anche quella volta, come oggi per Serena, fu la semifinale dell’ultimo Slam a impedire il Grande Slam alla grande Martina che, come .
Ma Steve ha aggiunto: “Well, but… Sukova era una top-ten abituale. La Vinci meritava una soddisfazione così, ma non aveva fin qui lo stesso palmare di Helena”. Steve ha ragione ma… io sono felice come una Pasqua. Chissà perché in tanti qui in sala stampa vengono a congratularsi con me, quasi che avessi vinto io che non c’entro proprio nulla. Perfino Chris Widmaier, il direttore della comunicazione USTA e primo responsabile della concessione degli accrediti, incrociando Vanni Gibertini ed il sottoscritto mentre giravamo il video in italiano per la home, scherzava: “Mi avete rovinato il torneo e la finale, l’anno prossimo a voi italiani niente accredito, sorry!”
In effetti, mentre noi gioiamo, mi rendo conto che per gli americani, e soprattutto per le audiences televisive,  una finale tutta italiana è un vero disastro. Pensate che la CNN quando ha annunciato fra le breaking news che la corsa di Serena al Grande Slam si era interrotta, non ha neppure citato il nome dell’italiana che l’ha battuta!
Per la prima volta nella storia dell’US Open i biglietti per la finale femminile erano andati “sold out” prima di quella maschile. Ma è possibile che questo sabato ci siano anche diversi posti vuoti… a meno che Little Italy si rovesci qui.

Fra le più grandi sorprese della storia del tennis io ricordo la vittoria della diciassettenne Arantxa Sanchez nella finale dell’89 a Parigi, nello stesso anno in cui Chang sorprese prima Lendl, in ottavi, e poi Edberg in finale. Poi di certo ci fu anche quella di Lori McNeil che sconfisse Steffi Graf a Wimbledon ma era un primo turno. Non è la stessa cosa. E chi ricorda Linda Ferrando battere Monica Seles qui a Flushing Meadows nel 1990 giocando un incredibile match tutto d’attacco? Poi Linda perse dalla georgiana Leila Meshki (che sarebbe diventata presidente della federazione georgiana) che aveva annullato matchpoint a Katia Piccolini. Ricordo quel match perché non era coperto dalle telecamere ed andai con un cameraman ed una telecamera mobile di Tele+ a raccontare quella partita come – così mi davano la linea Rino e Gianni dal campo centrale del vecchio Armstrong – “il nostro inviato all’Avana!”.

Questa vittoria di Roberta le consente di risalire da n.43 a n.16 e…se dovesse vincere di nuovo a n.11! Un numero quasi maledetto per lei, come ha ricordato oggi Francesco Cinà – ribattezzato ormai “Chinatoglou!” da Francesco “Ciccio” Vinci, il fratello di Roberta che ama prenderlo in giro – nella doppia intervista che ho registrato con lui che allena da 8 anni Roberta Vinci, dopo aver prima allenato Aldi (“L’ho portato da 750 a 120”) È stato il nostro più anno brutto, dopo la delusione del mancato ingresso fra le top-ten, la delusione della sconfitta in Fed Cup con la Francia, la separazione da Sara Errani dopo le gioie di cinque Slam vinti, le tante voci distraenti che hanno seguito quel periodo, tre sconfitte al primo turno in Inghilterra (Birmingham, Eastbourne e Wimbledon dopo che aveva perso al primo turno anche al Roland Garros; n.d.r) …Roberta ha anche giocato un paio di tornei da sola senza di me prima dell’US Open…”. Insomma, non dico che ci fosse aria di crisi, ma quasi. Ora tutto è svanito, la realtà è diventata più bella del sogno.
Nessun italiano aveva mai vinto uno Slam fuori dal Roland Garros. Ora il vuoto è colmato. Se penso che all’inizio del torneo si pensava che la tennista italiana con il maggiore potenziale fosse Camila Giorgi, beh davvero mai dare nulla per scontato nello sport.
Una finale di Slam fra due italiane, una di 32 anni e l’altra di 33, non era davvero minimamente prevedibile. E la cosa curiosa è che non solo non ce n’era ovviamente mai stata una tutta italiana… ma, nonostante Roger Federer e Stan Wawrinka, nonostante Martina Hingis e Patty Schnyder, non ce n’è mai stata neppure una tutta svizzera. Per una volta abbiamo fatto meglio di loro. Siamo arrivati prima. Chiunque vinca fra Roger e Stan uno solo di loro due disputerà la finale dell’US Open 2015.

 

La cronaca del match:

 

R. Vinci b. [1] S. Williams 2-6 6-4 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Con ancora negli occhi la meravigliosa cavalcata di Flavia Pennetta, mi accomodo a bordocampo (oltre alle indimenticabili emozioni regalate a tutti noi in questo US Open, un’altra cosa di cui ringraziare le nostra ragazze sono i posti ultrariservati per i media del paese delle giocatrici), per assistere alla seconda semifinale tra Serena Williams e la nostra Roberta Vinci.Le ragazze sembrano entrambe abbastanza tese, per opposti motivi: Serena gioca per la storia del tennis mondiale, Roberta per quella del tennis italiano e la sua personale. Al via la Williams con il servizio, subito ace, poi rovescio affondato sotto la rete. Anche la Vinci commette un paio di errori tipici del “braccio contratto”. 1-0 Serena, anche Roberta tiene bene, 1-1. La Williams sbaglia ancora qualche rovescio di troppo, e si fa trascinare ai vantaggi da una Roberta che sembra ora essere entrata meglio in partita. Sono i servizi vincenti l’arma in più di Serena, e la tengono a galla in questo avvio, perchè sullo scambio Roberta è decisamente più incisiva, affettando bene lo slice per poi chiudere con ottimi dritti. E così, dopo due parità, è break point Vinci, che Serena annulla con una bastonata di servizio accompagnata da un “Come on!” tanto urlato da sembrare quasi di paura. Infatti subito altro errore gratuito, secondo break point Vinci, e questo è quello buono, ennesimo gratuito della Williams e si va al cambio campo sul 2-1 per l’azzurra. Serena, seduta a tre metri da me, fruga nervosamente nel borsone Wilson, forse non soddisfatta della racchetta.

Roberta va al servizio, e subisce la reazione della Williams, con tre vincenti diretti (e altrettanti urli da battaglia), cede la battuta a 15, e siamo 2-2. Ace Williams in apertura del quinto game, poi servizio-dritto e servizio-schiaffo, poi ancora servizio vincente, è chiaro che Serena ora si è sbloccata, 3-2 per lei. Il pubblico tifa come fosse una partita di NFL, anche dal box-media: non il massimo della professionalità (Gianni Clerici soleva ammonire i colleghi troppo chiassosi con un bel “no cheers in the press box!”), ma tant’è. A Roberta, che continua a giocare molto bene, esce un dritto lungolinea di pochi centimetri, concede ancora palla break, e Serena affonda per portarsi sul 4-2. Si fa davvero durissima per l’azzurra, vedere gli scambi – e soprattutto i servizi – da così in basso e vicino fa veramente capire la differenza di peso della palla tra le due, ma Roberta non molla e si concede anche tocchi di gran classe, come un drop shot fintato che lascia la Williams ferma ad applaudire l’avversaria. Ma a forza di botte tremende Serena va 5-2, purtroppo un cambio di marcia simile Roberta lo regge con difficoltà: due set point per Serena, annullati, poi un  terzo, e qui è fatale alla Vinci un attacco in slice che le va lungo di poco. 6-2 Williams, è chiaro che in questo match dipende praticamente tutto dall’americana.

Inizia il secondo, Serena va alla battuta un minimo distratta, ed è 0-40: Roberta sceglie di attaccare, ma viene ripetutamente passata (notevole il cross di rovescio con cui l’americana annulla la terza palla break). Poi due legnate delle sue con il servizio, e la Williams tiene il primo game. Bene la  Vinci nel gioco successivo (splendido pallonetto liftato in contropiede sul 30-15, ancora sportivo l’applauso di Serena), vantaggi e poi 1-1. Il pubblico, passata la preoccupazione iniziale, e con Serena avanti, si calma un po’, e incita entrambe applaudendo con entusiasmo. Due ace consecutivi della Williams la mandano 2-1, poi ancora due gratuiti da fondo per l’americana, un buon dritto di Roberta, un terzo errore di Serena, e siamo 2 pari. Finchè ci riesce, la Vinci è bravissima a tenere, il problema è che a Serena la palla va trenta all’ora in più.

Gran volée di Roberta nel primo punto del quinto game, errore Serena, poi ancora ottima risposta e chiusura a rete dell’azzurra, e siamo di nuovo 0-40, tre break point. La reazione di Serena è l’ennesima accoppiata di ace, ma sul 30-40 le scappa lunga la palla nello scambio, e la Vinci brekka per la seconda volta, 3-2 per lei. Gli spettatori dell’Arthur Ashe la prendono bene, ballando in allegria durante il cambio campo per farsi inquadrare dai maxischermi. L’intervistatrice di ESPN Pam Shriver seduta di fianco a me mi dice, guardando gli improvvisati sketch sugli spalti sopra di noi: “I’ve seen this a thousand times, but I keep finding it hilarious”, e io sono d’accordo con lei. Insieme alla sua assistente, sta programmando un’altra intervista in campo, a Serena, e dice “not now, she’s still down a break”, evidentemente attendendo una per lei certa rimonta immediata della Williams. Io spero che non abbia la possibilità di farla per nulla, ma me lo tengo per me.

Roberta, tra una musichetta e l’altra, nel frattempo tiene il servizio e si porta 4-2, Serena che ha davvero l’aria di una che non vuole complicarsi troppo la vita mette giù quattro bombe, va 3-4 in un attimo, e poi arriva a palla del contro-break: splendida palla corta di Roberta che la annulla, ora il pubblico esplode di nuovo nel tifo, zittito dalla Vinci con l’ace e il gran dritto che la portano 5-3. L’intervista in campo mid-match si allontana, penso soddisfatto. Adesso la Williams strilla come un’aquila ogni singolo punto che fa, tiene la battuta andando 4 a 5, e il momento della verità arriva per Roberta, chiamata a servire per portare il match al terzo. Comunque vada, e sto scrivendo in diretta col pc sulle ginocchia, splendida Vinci. 

Drittone in cross Serena, poi rovescio orribile (almeno il quarto-quinto tirato sulla base della rete), poi ancora vincente ed errore Serena, 30 pari. Qui a Roberta esce di pochissimo un dritto che sarebbe stato vincente, break point Williams, ma con grandissima personalità la Vinci tira di nuovo nello stesso angolo e fa punto, poi errore Williams ed è set point Roberta, che con altri due dritti splendidi alla fine di uno scambio tirato chiude 6-4. Incredibile ma vero, siamo al terzo, ed è tutta da giocare.

Va Serena alla battuta all’inizio del set decisivo, e sbaglia subito uno smash, segno evidente che un po’ di ansia la sente, ma come sempre risolve tutto con il suo grande servizio, 1-0. Onestamente il match non è memorabile dal punto di vista tecnico, ma non importa, se la Williams commette diversi errori non saremo noi a lamentarcene. Sul servizio di Roberta però un paio di drittoni le entrano bene, si conquista il 15-40, e alla seconda opportunità con uno schiaffo al volo di rovescio sale 2-0 e va alla battuta di nuovo. Ovazione del centrale come avesse già vinto, e il timore è che non abbiano tutti i torti. Ace, ancora rovescio in rete, sono moltissimi ormai (sto pensando, in diretta, che dovesse andare male questa, su quella diagonale sinistra Flavia potrebbe darle un bel fastidio con il suo super-rovescio diagonale in finale), solita botta di servizio, poi discesa a rete incerta, ancora errore stavolta col dritto, ed è palla del contro-break Vinci. Doppio fallo dopo che Hawk-Eye toglie quello che pareva un ace a Serena, e Roberta brekka per la terza volta, riportandosi sotto nel punteggio. 1-2, magari sarò da solo insieme a qualche collega italiano contro tutto lo stadio, ma io ci credo ancora. L’importante è che ci creda Roberta.

Pare proprio che sia così, perchè con un buonissimo game di servizio la Vinci tiene a 15 ed è 2-2. Gli spettatori mormorano con l’aria di chi si chiede “ma cosa sta succedendo?”, l’intervistatrice di ESPN ha messo via il microfono. Esplode il centrale, con grida ovunque, per ogni punto fatto da Serena, Roberta adesso sta facendo molta paura a tutti. Quando la Williams tiene la battuta e va 3-2 devo tapparmi le orecchie. Chi sia la più forte è chiaro, ma è chiaro anche chi sia la più tranquilla, e non è Serena. Speriamo che basti a fare partita pari fino in fondo, intanto la Vinci pareggia 3-3 con autorità. E nel game successivo, doppio fallo Williams, 15-30, Roberta sbaglia una volée di rovescio non impossibile, poi un passante di dritto anch’esso fattibile, Serena a sua volta non va abbastanza giù su un colpo al volo, è 40 pari. Ace Williams, poi scambio pazzesco chiuso al volo da Roberta, viene giù l’Arthur Ashe, tutto magnifico, ancora parità. Ennesimo rovescio in rete di Serena, ed è palla break per Roberta: dritto lungo della Williams, siamo 4-3 e servizio avanti nel set decisivo, e stavolta sono io a chiedermi se quello che sto vedendo è tutto vero. Mamma mia che match indimenticabile.

La Vinci adesso sta dando tutto in attacco e in difesa, e Serena deve giocare alla grandissima per conquistarsi il 15-40 e due palle per pareggiare, sulla prima le scappa un rovescio lungo (malissimo con quel colpo oggi l’americana), poi un dritto largo, è parità, Roberta mostra il pugno al suo angolo con tutta la grinta del mondo. Con altrettanta intelligenza tattica continua ad andare sulla sinistra di Serena, incassa ancora un gratuito di rovescio. Palla del 5-3. Qui forse per la tensione commette doppio fallo, ma poi va ancora  in vantaggio (manco a dirlo, rovescio lungo di Serena): risposta di rovescio larga della Williams, è 5-3. Giuro, mi tremano le mani. 0-15. Meno tre all’avvenimento più clamoroso della storia del tennis italiano, 15 pari con smash tremebondo Williams, poi ace, 30-15, ace, 40-15, altro smash, 4-5. Ma adesso sarà Roberta Vinci ad andare al servizio per chiudere, il game di battuta più importante della sua vita.
Risposta in rete Williams, 15-0. Demi-volée Vinci, 30-0. Cuore in gola. Schiaffo in rete Serena, 40-0, tre match point. Dio mio. Ancora gran demi-volée di dritto Roberta, e la storia del tennis viene riscritta qui a New York, e parla italiano. Pelle d’oca alta due dita, che bello esserci stati, e che bello sarà esserci domani. Grazie, grazie ragazze.

 

Serena-Vinci stats

Guarda il videocommento di Ubaldo Scanagatta

Il videocommento di Ubaldo Scanagatta e Steve Flink (in inglese)

 

 

 

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Flash

Kerber, Svitolina, Bertens: quanti dubbi su questo US Open

In WTA si accende il dibattito su New York. Gavrilova punzecchia: “Alcuni tennisti sarebbero sollevati se il torneo venisse annullato”. Dopo Halep, altre giocatrici importanti rischiano di dare forfait

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Elina Svitolina - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Le pessime notizie che arrivano dagli Stati Uniti sul numero dei contagi hanno un risvolto anche nel mondo del tennis. Dal 14 agosto infatti si ripartirà (in teoria) con il torneo di Washington seguito a ruota dal duo newyorkese Cincinnati-US Open, ma al momento sono molti i dubbi che circolano su questi eventi. Qualche settimana fa alcuni giocatori si lamentavano delle condizioni troppo restrittive imposte dagli organizzatori dello US Open, mentre adesso la situazione sembra essersi ribaltata e in molti considerano un viaggio in America troppo rischioso. Soprattutto dalle protagoniste del tennis femminile giungono voci che indicano esplicitamente la volontà di non prendervi parte. Voci che si aggiungono alle intenzioni della numero 2 del mondo Simona Halep, che ripartirà da Palermo senza troppe intenzioni di recarsi poi negli States.

Angelique Kerber, parlando all’agenzia di stampa tedesca DPA ha detto chead oggi onestamente non riesco a immaginare che i tornei negli Stati Uniti si svolgeranno. Non penso che nessuno voglia prendere un aereo e volare a New York. Al momento nessuno sa bene cosa sta succedendo e come si evolverà la situazione”. La 32enne tedesca, che a Flushing Meadows vinse il suo secondo titolo Slam nel 2016, ha aggiunto: “Tengo fortemente in considerazione la possibilità di un contagio, mio o di un membro del team, e in quel caso saremmo bloccati senza sapere come procedere”. L’incertezza comunque la fa da padrona e lo ricorda ancora una volta: “Non sappiamo cosa succederà, potremmo non giocare per due anni o forse potremmo giocare fra tre settimane. Sarebbe meglio aspettare una settimana o due anziché iniziare troppo presto”.

Non è di un parere troppo diverso Elina Svitolina, impegnata al momento in Germania nel torneo di esibizione Bett1Aces. L’ucraina già qualche giorno fa aveva espresso i suoi dubbi: “Continuo a guardare la situazione negli Stati Uniti e ipotizzare quali rischi potrebbero esserci. Quando vedi il numero di infetti lì, è un po’ spaventoso. La situazione potrebbe essersi stabilizzata a New York, ma è molto diverso negli altri stati”. Nel frattempo, indiscrezioni provenienti da Berlino danno quasi per certo il suo rientro sulla terra madrilena.

 

Ancora incerto è invece il destino di Kiki Bertens, anche lei impegnata sull’erba di Berlino. “Penso che mi iscriverò allo US Open e a Cincinnati ma deciderò all’ultimo momento ha detto l’olandese. Al momento non vorrei andarci, francamente. Ma molto può ancora cambiare. Se è abbastanza sicuro andremo, altrimenti resteremo a casa e ci prepareremo per la stagione sulla terra battuta”. Resta poi il forte dubbio sull’eventuale quarantena da fare una volta rientrata in Europa dalla trasferta nordamericana, che la costringerebbe a saltare i tornei di Madrid e Roma. Se così fosse, Kiki non ha dubbi: “Non ci andrei. Comunque, questo può cambiare in una o due settimane. Quindi aspetto comunicati ufficiali e poi deciderò se è abbastanza sicuro andare o no, e se penso che valga la pena andarci”.

In mezzo a tante voci che esprimono incertezza sulla loro partecipazione, c’è tuttavia anche chi giudica eccessivo, persino sbagliato questo tentennamento. L’australiana Daria Gavrilova si è espressa così sull’argomento rispondendo alla sua collega Priscilla Hon: “Abbiamo la possibilità di scegliere. Personalmente mi piace sapere che ho l’opportunità di giocare e guadagnare. Ma sembra che i giocatori non vogliano prendere una decisione difficile e forse sarebbero sollevati se il torneo venisse annullato“.

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evidenza

US “Closed”: uno Slam senza stampa

Lo US Open in regime di pandemia sarà uno Slam insolito per diversi motivi. Uno di questi ci tocca da vicino, ed è l’assenza di media sul posto. Ubitennis seguirà questo Slam… da casa, come tutti

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L'Arthur Ashe Stadium visto dall'alto - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

La notizia era nell’aria, ma quando è arrivata la conferma ufficiale da parte della USTA durante la conferenza stampa di presentazione via Zoom, è stato comunque un colpo per tutto il contingente media che di solito segue il tennis: il prossimo US Open 2020 si disputerà senza alcuna presenza media nell’impianto, con la sola eccezione dello staff della ESPN, il network televisivo responsabile per la produzione delle immagini.

Si tratta di un’altra “prima” storica imposta dall’epidemia di COVID-19, dato che mai era capitato che ai rappresentanti della stampa non fosse permesso accedere a un torneo. Si tratta di una decisione abbastanza insolita, anche nella nuova realtà del 2020 sconvolto dalla pandemia, anche se non totalmente inedita: gli organizzatori del campionato mondiale di Formula 1 e della Moto GP hanno anche loro preferito disputare le gare a porte chiuse con la sola presenza delle televisioni. Ma si tratta di eventi molto diversi: i circuiti sono lunghi diversi chilometri e i giornalisti accreditati sono costretti a guardare le gare attraverso il video in ogni modo, e si disputa sempre solo un evento alla volta. Nei tornei di tennis, invece, possono esserci più di una dozzina di partite in corso contemporaneamente, e chi è presente sul posto può tranquillamente osservare dal vivo un match di tennis semplicemente recandosi sul campo.

Tutto ciò non sarà possibile nello US Open 2020: anche noi della stampa dovremo guardare le partite in televisione da casa, e ogni contatto con i giocatori avverrà solamente attraverso teleconferenza.

 

Per Ubitennis che solitamente riesce ad avere diversi rappresentanti sul posto in occasione dei tornei più importanti si tratterà di un cambiamento piuttosto radicale della copertura del torneo. Se non dovrebbe essere un problema aver accesso alle immagini delle partite, che in Italia saranno trasmesse da Eurosport ed Eurosport Player, probabilmente mancheranno tutti quei contenuti esclusivi che vengono prodotti grazie alla presenza on-site: dalle interviste volanti con allenatori, campioni del passato e personalità varie presenti al torneo agli spunti tecnici di Luca Baldissera che possono essere confezionati solamente osservando gli allenamenti da bordo campo.

La USTA ha deciso di fornire ai giornalisti “accreditati virtualmente” una password individuale per accedere alle conferenze stampa post-match dei giocatori. Il meccanismo per richiedere l’incontro con i giocatori sarà lo stesso che viene utilizzato di solito: all’inizio della giornata i giornalisti interessati a parlare con alcuni giocatori devono riempire un modulo segnalando i nomi dei giocatori richiesti, e se si vuole parlare con loro qualunque sia il risultato del loro match oppure solamente in caso di vittoria. Alla fine della partita, quindi, gli atleti vengono informati delle richieste e forniscono un orario al quale assolveranno a questo loro dovere, che è in generale obbligatorio e può portare a multe non trascurabili se rinnegato.

Mancheranno le impressioni dal luogo, l’atmosfera (che non ci sarà visto che il pubblico sarà assente anche lui) e sarà più complicato avere i giornalisti nel fuso orario giusto per seguire gli incontri serali, ma Ubitennis si sta organizzando per fornire la consueta copertura dalla prima all’ultima palla cui i lettori sono abituati.

Ci saranno le interviste dei big tradotte, che ci arriveranno attraverso i soliti canali e che potremo pubblicare grazie all’impegno dei nostri traduttori. Come al solito ci impegneremo a coprire con grande attenzione tutti i tennisti italiani presenti, di cui proporremo le dichiarazioni post-match in formato scritto o audio quando possibile.

L’impegno sarà di quelli mai affrontati prima: in sette settimane ci saranno tre Masters 1000 e due tornei dello Slam, in una concentrazione di tennis mai vista nella storia. Ma almeno, con un po’ di fortuna, ci sarà tennis, e questa sarà una buona notizia per tutti noi.

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Focus

US Open, c’è il protocollo di sicurezza. Niente limitazioni al team degli atleti

Il ‘Cincinnati newyorchese’ si giocherà dal 22 al 28 agosto. Chi vorrà potrà affittare una casa fuori Manhattan (a 40.000 dollari). Le teste di serie avranno una suite a testa. US Open più vicino per Djokovic, Thiem e Nadal?

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Secondo il primo protocollo, se Nole deciderà di partecipare, potrà contare su entrambi i suoi coach

Qualche ora dopo la conferma della disputa dello US Open e del “torneo di Cincinnati” traslocato a Flushing Meadows, hanno iniziato a circolare sui social media copie del protocollo che è stato messo in atto dalla USTA per proteggere i giocatori e il loro staff durante gli eventi.

Innanzitutto le date sono leggermente diverse da quelle che erano trapelate nei giorni precedenti: il Western & Southern Open si svolgerà da sabato 22 a venerdì 28 agosto, con le qualificazioni che invece si terranno giovedì 20 e venerdì 21. Ci sarà poi il weekend di pausa e lo US Open inizierà il 31 agosto per concludersi il 13 settembre.

Tutti i giocatori potranno arrivare a New York a partire da sabato 15 agosto ed avranno accesso al National Tennis Center di Flushing Meadows il giorno seguente.

Saltata l’idea di organizzare voli charter per far arrivare i giocatori dalle parti più disparate del globo: i tennisti dovranno raggiungere New York con i mezzi propri, e verranno rimborsati del prezzo del volo nel caso in cui il torneo dovesse essere cancellato all’ultimo minuto.

Ogni tennista avrà diritto a due camere, nelle quali potranno soggiornare fino a due persone. La prima camera sarà a carico dell’organizzazione, la seconda a carico del giocatore. Di conseguenze ogni partecipante al torneo potrà portare con sé fino a tre persone, a patto che condividano le due camere a disposizione.

Nessuna menzione nemmeno per il limite di una persona che può accompagnare i tennisti all’impianto per allenamenti e match. Da quello che si era capito, la limitazione sembrava legata più a una questione di camere disponibili nell’albergo ufficiale (che sarà il TWA Hotel all’aeroporto JFK, nel quale soggiorneranno solamente giocatori e loro accompagnatori): sembra quindi che il costo degli extra test per gli altri accompagnatori sia stato valutato come affrontabile dalla USTA, che proprio su questo punto aveva ricevuto le maggiori critiche da parte dei giocatori ATP durante la teleconferenza di mercoledì scorso. D’altronde la disponibilità dei kit per effettuare i test, nonostante fosse un problema durante i primi mesi della pandemia, sembra non sia più una questione rilevante, dal momento che anche la NBA, in preparazione dei prossimi mesi di stagione a porte chiuse nell’impianto Disney di Orlando, ha già fatto sapere di aver provveduto all’approvvigionamento di tutti i test kit necessari fino a metà ottobre.

Ci sarà anche la possibilità, per chi volesse, di affittare una casa privata fuori Manhattan, nel caso in cui non si volesse stare in albergo. In questo caso sembra che si potrebbero avere anche più dei tre accompagnatori previsti dalla soluzione al TWA Hotel, ma la cosa non è precisata nel documento. Il costo per l’alloggio, che sarebbe interamente a carico del giocatore, sarebbe di circa 40.000 dollari per l’intero periodo dei due tornei.

La transportation dall’hotel a Flushing Meadows sarà effettuata con autobus da 55 passeggeri a una capacità che non eccederà mai il 50%. Tre pasti al giorno saranno forniti ai giocatori, con opzioni per spuntini a metà giornata e la possibilità di pre-ordinare il cibo attraverso un’apposita app e di farselo consegnare all’interno dell’impianto. Tutti i ristoranti normalmente disponibili per il pubblico saranno aperti esclusivamente per giocatori e personale di servizio. Si tratta davvero di parecchie opzioni, tutte di buona qualità.

Ci saranno spogliatoi supplementari, si potranno utilizzare le docce, a patto di mantenere una distanza minima tra un giocatore e l’altro. Le teste di serie potranno richiedere una delle corporate suite dell’Arthur Ashe Stadium a loro uso esclusivo. Man mano che i giocatori vengono eliminati, le suite saranno redistribuite agli altri giocatori in ordine di classifica.

Ogni membro del team dovrà essere testato per il COVID-19 prima di arrivare negli USA e comunque all’albergo. Si prevedono un minimo di 1-2 test la settimana, con l’utilizzo di tamponi nasali o attraverso l’analisi della saliva. Ogni giorno verrà controllata la temperatura di tutti gli individui e sarà richiesta la compilazione di un questionario di auto-valutazione dei sintomi.

Se un giocatore viene trovato positivo al test verrà isolato e trattato secondo i protocolli del Center For Disease Control statunitense (il Centro per il Controllo delle Malattie).

Verrà richiesto l’uso della mascherina durante la permanenza a Flushing Meadows ad eccezione dei periodi di allenamento, competizione e di esercizio in palestra. Presumiamo che si consideri anche la doccia esente dall’uso della maschera, ma non è segnalato sul protocollo.

LA REAZIONE DI DABROWSKI – Questo è quanto descritto nelle due pagine fatte avere ai giocatori dalla USTA. Bisognerà vedere quanti dei Top 100 (o forse più, dati i forfait) delle classifiche ATP e WTA saranno disposti a sottostare a queste regole per giocarsi lo US Open 2020.

La prima reazione ad arrivare è stata quella della doppista canadese Gabriela Dabrowski, attualmente n.7 del ranking WTA di doppio, che in un suo tweet ha criticato aspramente le condizioni imposte, la riduzione dei tabelloni di doppio oltre che l’eliminazione del torneo di doppio misto. Inoltre si lamenta il rischio di essere confinati in una stanza d’albergo in caso di positività a uno dei test, senza la possibilità di lasciarla fino a quando il test non risulti negativo.

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