La realtà supera il sogno: Roberta Vinci elimina Serena e raggiunge Flavia Pennetta in finale!

US Open

La realtà supera il sogno: Roberta Vinci elimina Serena e raggiunge Flavia Pennetta in finale!

Sembra incredibile ma Roberta Vinci ha compiuto il capolavoro della sua carriera rimontando un set a Serena Williams. Si spegne il sogno del Grande Slam, oggi – per la prima volta nella storia del tennis – una finale Slam tra due giocatori italiani. Roberta perfetta nelle scelte di gioco con il suo gioco a tutto campo

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Il commento di Ubaldo Scanagatta

NON CI CREDO. Una tennista italiana vincerà l’US Open. La finale è tutta italiana!!! Qualcuno mi svegli, non è possibile!!!
Prima Flavia Pennetta lascia quattro games alla n.2 del mondo. Poi Roberta Vinci batte Serena Williams, dopo 32 vittorie consecutive di Serena negli Slam, interrompendo l’impresa di una carriera e permettendosi addirittura di rimontarla due volte. Forse il Grande Slam di Steffi Graf resterà l’ultimo per anni ancora.
– Quando ti hanno detto stamani che avresti potuto vincere, cosa hai pensato? –
Mi sono detta no! Nono posso vincere ma cerca di mettere la palla dall’altra parte e corri. Non ci pensare, e corri! Sorry for you guys, Today is my day, sorry guys!” ESPN ha continuato a dire che pagavano una vittoria di Roberta Vinci 300 a 1! Non credo sia vero, perché anche se nel tennis i giornalisti non possono scommettere, avrei fatto in modo che a quella quota… Un infortunio può capitare, un miracolo può avvenire… Ovviamente scherzo, ma il miracolo è avvenuto!
“È il miglior momento della mia vita!”, ha gridato Roberta Vinci.
Beh, nella mia vita di giornalista che segue il tennis di certo uno dei più memorabili di sempre.

 

Parlando con Steve Flink, nel nostro video riassuntivo, lui ha definito questa vittoria di Roberta Vinci come forse la più clamorosa sorpresa nella storia del tennis WTA.
Poco prima che andassimo… in onda, avevamo ricordato insieme sia la vittoria di Cathy Horvath al Roland Garros (unica sconfitta di Martina nel 1983: 86 vittorie a 1) sia soprattutto quella di Helena Sukova su Martina Navratilova nel 1984, semifinali dell’Australian Open…
Quest’ultima partita impedì a Martina di realizzare il Grande Slam. E anche quella volta, come oggi per Serena, fu la semifinale dell’ultimo Slam a impedire il Grande Slam alla grande Martina che, come .
Ma Steve ha aggiunto: “Well, but… Sukova era una top-ten abituale. La Vinci meritava una soddisfazione così, ma non aveva fin qui lo stesso palmare di Helena”. Steve ha ragione ma… io sono felice come una Pasqua. Chissà perché in tanti qui in sala stampa vengono a congratularsi con me, quasi che avessi vinto io che non c’entro proprio nulla. Perfino Chris Widmaier, il direttore della comunicazione USTA e primo responsabile della concessione degli accrediti, incrociando Vanni Gibertini ed il sottoscritto mentre giravamo il video in italiano per la home, scherzava: “Mi avete rovinato il torneo e la finale, l’anno prossimo a voi italiani niente accredito, sorry!”
In effetti, mentre noi gioiamo, mi rendo conto che per gli americani, e soprattutto per le audiences televisive,  una finale tutta italiana è un vero disastro. Pensate che la CNN quando ha annunciato fra le breaking news che la corsa di Serena al Grande Slam si era interrotta, non ha neppure citato il nome dell’italiana che l’ha battuta!
Per la prima volta nella storia dell’US Open i biglietti per la finale femminile erano andati “sold out” prima di quella maschile. Ma è possibile che questo sabato ci siano anche diversi posti vuoti… a meno che Little Italy si rovesci qui.

Fra le più grandi sorprese della storia del tennis io ricordo la vittoria della diciassettenne Arantxa Sanchez nella finale dell’89 a Parigi, nello stesso anno in cui Chang sorprese prima Lendl, in ottavi, e poi Edberg in finale. Poi di certo ci fu anche quella di Lori McNeil che sconfisse Steffi Graf a Wimbledon ma era un primo turno. Non è la stessa cosa. E chi ricorda Linda Ferrando battere Monica Seles qui a Flushing Meadows nel 1990 giocando un incredibile match tutto d’attacco? Poi Linda perse dalla georgiana Leila Meshki (che sarebbe diventata presidente della federazione georgiana) che aveva annullato matchpoint a Katia Piccolini. Ricordo quel match perché non era coperto dalle telecamere ed andai con un cameraman ed una telecamera mobile di Tele+ a raccontare quella partita come – così mi davano la linea Rino e Gianni dal campo centrale del vecchio Armstrong – “il nostro inviato all’Avana!”.

Questa vittoria di Roberta le consente di risalire da n.43 a n.16 e…se dovesse vincere di nuovo a n.11! Un numero quasi maledetto per lei, come ha ricordato oggi Francesco Cinà – ribattezzato ormai “Chinatoglou!” da Francesco “Ciccio” Vinci, il fratello di Roberta che ama prenderlo in giro – nella doppia intervista che ho registrato con lui che allena da 8 anni Roberta Vinci, dopo aver prima allenato Aldi (“L’ho portato da 750 a 120”) È stato il nostro più anno brutto, dopo la delusione del mancato ingresso fra le top-ten, la delusione della sconfitta in Fed Cup con la Francia, la separazione da Sara Errani dopo le gioie di cinque Slam vinti, le tante voci distraenti che hanno seguito quel periodo, tre sconfitte al primo turno in Inghilterra (Birmingham, Eastbourne e Wimbledon dopo che aveva perso al primo turno anche al Roland Garros; n.d.r) …Roberta ha anche giocato un paio di tornei da sola senza di me prima dell’US Open…”. Insomma, non dico che ci fosse aria di crisi, ma quasi. Ora tutto è svanito, la realtà è diventata più bella del sogno.
Nessun italiano aveva mai vinto uno Slam fuori dal Roland Garros. Ora il vuoto è colmato. Se penso che all’inizio del torneo si pensava che la tennista italiana con il maggiore potenziale fosse Camila Giorgi, beh davvero mai dare nulla per scontato nello sport.
Una finale di Slam fra due italiane, una di 32 anni e l’altra di 33, non era davvero minimamente prevedibile. E la cosa curiosa è che non solo non ce n’era ovviamente mai stata una tutta italiana… ma, nonostante Roger Federer e Stan Wawrinka, nonostante Martina Hingis e Patty Schnyder, non ce n’è mai stata neppure una tutta svizzera. Per una volta abbiamo fatto meglio di loro. Siamo arrivati prima. Chiunque vinca fra Roger e Stan uno solo di loro due disputerà la finale dell’US Open 2015.

 

La cronaca del match:

 

R. Vinci b. [1] S. Williams 2-6 6-4 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Con ancora negli occhi la meravigliosa cavalcata di Flavia Pennetta, mi accomodo a bordocampo (oltre alle indimenticabili emozioni regalate a tutti noi in questo US Open, un’altra cosa di cui ringraziare le nostra ragazze sono i posti ultrariservati per i media del paese delle giocatrici), per assistere alla seconda semifinale tra Serena Williams e la nostra Roberta Vinci.Le ragazze sembrano entrambe abbastanza tese, per opposti motivi: Serena gioca per la storia del tennis mondiale, Roberta per quella del tennis italiano e la sua personale. Al via la Williams con il servizio, subito ace, poi rovescio affondato sotto la rete. Anche la Vinci commette un paio di errori tipici del “braccio contratto”. 1-0 Serena, anche Roberta tiene bene, 1-1. La Williams sbaglia ancora qualche rovescio di troppo, e si fa trascinare ai vantaggi da una Roberta che sembra ora essere entrata meglio in partita. Sono i servizi vincenti l’arma in più di Serena, e la tengono a galla in questo avvio, perchè sullo scambio Roberta è decisamente più incisiva, affettando bene lo slice per poi chiudere con ottimi dritti. E così, dopo due parità, è break point Vinci, che Serena annulla con una bastonata di servizio accompagnata da un “Come on!” tanto urlato da sembrare quasi di paura. Infatti subito altro errore gratuito, secondo break point Vinci, e questo è quello buono, ennesimo gratuito della Williams e si va al cambio campo sul 2-1 per l’azzurra. Serena, seduta a tre metri da me, fruga nervosamente nel borsone Wilson, forse non soddisfatta della racchetta.

Roberta va al servizio, e subisce la reazione della Williams, con tre vincenti diretti (e altrettanti urli da battaglia), cede la battuta a 15, e siamo 2-2. Ace Williams in apertura del quinto game, poi servizio-dritto e servizio-schiaffo, poi ancora servizio vincente, è chiaro che Serena ora si è sbloccata, 3-2 per lei. Il pubblico tifa come fosse una partita di NFL, anche dal box-media: non il massimo della professionalità (Gianni Clerici soleva ammonire i colleghi troppo chiassosi con un bel “no cheers in the press box!”), ma tant’è. A Roberta, che continua a giocare molto bene, esce un dritto lungolinea di pochi centimetri, concede ancora palla break, e Serena affonda per portarsi sul 4-2. Si fa davvero durissima per l’azzurra, vedere gli scambi – e soprattutto i servizi – da così in basso e vicino fa veramente capire la differenza di peso della palla tra le due, ma Roberta non molla e si concede anche tocchi di gran classe, come un drop shot fintato che lascia la Williams ferma ad applaudire l’avversaria. Ma a forza di botte tremende Serena va 5-2, purtroppo un cambio di marcia simile Roberta lo regge con difficoltà: due set point per Serena, annullati, poi un  terzo, e qui è fatale alla Vinci un attacco in slice che le va lungo di poco. 6-2 Williams, è chiaro che in questo match dipende praticamente tutto dall’americana.

Inizia il secondo, Serena va alla battuta un minimo distratta, ed è 0-40: Roberta sceglie di attaccare, ma viene ripetutamente passata (notevole il cross di rovescio con cui l’americana annulla la terza palla break). Poi due legnate delle sue con il servizio, e la Williams tiene il primo game. Bene la  Vinci nel gioco successivo (splendido pallonetto liftato in contropiede sul 30-15, ancora sportivo l’applauso di Serena), vantaggi e poi 1-1. Il pubblico, passata la preoccupazione iniziale, e con Serena avanti, si calma un po’, e incita entrambe applaudendo con entusiasmo. Due ace consecutivi della Williams la mandano 2-1, poi ancora due gratuiti da fondo per l’americana, un buon dritto di Roberta, un terzo errore di Serena, e siamo 2 pari. Finchè ci riesce, la Vinci è bravissima a tenere, il problema è che a Serena la palla va trenta all’ora in più.

Gran volée di Roberta nel primo punto del quinto game, errore Serena, poi ancora ottima risposta e chiusura a rete dell’azzurra, e siamo di nuovo 0-40, tre break point. La reazione di Serena è l’ennesima accoppiata di ace, ma sul 30-40 le scappa lunga la palla nello scambio, e la Vinci brekka per la seconda volta, 3-2 per lei. Gli spettatori dell’Arthur Ashe la prendono bene, ballando in allegria durante il cambio campo per farsi inquadrare dai maxischermi. L’intervistatrice di ESPN Pam Shriver seduta di fianco a me mi dice, guardando gli improvvisati sketch sugli spalti sopra di noi: “I’ve seen this a thousand times, but I keep finding it hilarious”, e io sono d’accordo con lei. Insieme alla sua assistente, sta programmando un’altra intervista in campo, a Serena, e dice “not now, she’s still down a break”, evidentemente attendendo una per lei certa rimonta immediata della Williams. Io spero che non abbia la possibilità di farla per nulla, ma me lo tengo per me.

Roberta, tra una musichetta e l’altra, nel frattempo tiene il servizio e si porta 4-2, Serena che ha davvero l’aria di una che non vuole complicarsi troppo la vita mette giù quattro bombe, va 3-4 in un attimo, e poi arriva a palla del contro-break: splendida palla corta di Roberta che la annulla, ora il pubblico esplode di nuovo nel tifo, zittito dalla Vinci con l’ace e il gran dritto che la portano 5-3. L’intervista in campo mid-match si allontana, penso soddisfatto. Adesso la Williams strilla come un’aquila ogni singolo punto che fa, tiene la battuta andando 4 a 5, e il momento della verità arriva per Roberta, chiamata a servire per portare il match al terzo. Comunque vada, e sto scrivendo in diretta col pc sulle ginocchia, splendida Vinci. 

Drittone in cross Serena, poi rovescio orribile (almeno il quarto-quinto tirato sulla base della rete), poi ancora vincente ed errore Serena, 30 pari. Qui a Roberta esce di pochissimo un dritto che sarebbe stato vincente, break point Williams, ma con grandissima personalità la Vinci tira di nuovo nello stesso angolo e fa punto, poi errore Williams ed è set point Roberta, che con altri due dritti splendidi alla fine di uno scambio tirato chiude 6-4. Incredibile ma vero, siamo al terzo, ed è tutta da giocare.

Va Serena alla battuta all’inizio del set decisivo, e sbaglia subito uno smash, segno evidente che un po’ di ansia la sente, ma come sempre risolve tutto con il suo grande servizio, 1-0. Onestamente il match non è memorabile dal punto di vista tecnico, ma non importa, se la Williams commette diversi errori non saremo noi a lamentarcene. Sul servizio di Roberta però un paio di drittoni le entrano bene, si conquista il 15-40, e alla seconda opportunità con uno schiaffo al volo di rovescio sale 2-0 e va alla battuta di nuovo. Ovazione del centrale come avesse già vinto, e il timore è che non abbiano tutti i torti. Ace, ancora rovescio in rete, sono moltissimi ormai (sto pensando, in diretta, che dovesse andare male questa, su quella diagonale sinistra Flavia potrebbe darle un bel fastidio con il suo super-rovescio diagonale in finale), solita botta di servizio, poi discesa a rete incerta, ancora errore stavolta col dritto, ed è palla del contro-break Vinci. Doppio fallo dopo che Hawk-Eye toglie quello che pareva un ace a Serena, e Roberta brekka per la terza volta, riportandosi sotto nel punteggio. 1-2, magari sarò da solo insieme a qualche collega italiano contro tutto lo stadio, ma io ci credo ancora. L’importante è che ci creda Roberta.

Pare proprio che sia così, perchè con un buonissimo game di servizio la Vinci tiene a 15 ed è 2-2. Gli spettatori mormorano con l’aria di chi si chiede “ma cosa sta succedendo?”, l’intervistatrice di ESPN ha messo via il microfono. Esplode il centrale, con grida ovunque, per ogni punto fatto da Serena, Roberta adesso sta facendo molta paura a tutti. Quando la Williams tiene la battuta e va 3-2 devo tapparmi le orecchie. Chi sia la più forte è chiaro, ma è chiaro anche chi sia la più tranquilla, e non è Serena. Speriamo che basti a fare partita pari fino in fondo, intanto la Vinci pareggia 3-3 con autorità. E nel game successivo, doppio fallo Williams, 15-30, Roberta sbaglia una volée di rovescio non impossibile, poi un passante di dritto anch’esso fattibile, Serena a sua volta non va abbastanza giù su un colpo al volo, è 40 pari. Ace Williams, poi scambio pazzesco chiuso al volo da Roberta, viene giù l’Arthur Ashe, tutto magnifico, ancora parità. Ennesimo rovescio in rete di Serena, ed è palla break per Roberta: dritto lungo della Williams, siamo 4-3 e servizio avanti nel set decisivo, e stavolta sono io a chiedermi se quello che sto vedendo è tutto vero. Mamma mia che match indimenticabile.

La Vinci adesso sta dando tutto in attacco e in difesa, e Serena deve giocare alla grandissima per conquistarsi il 15-40 e due palle per pareggiare, sulla prima le scappa un rovescio lungo (malissimo con quel colpo oggi l’americana), poi un dritto largo, è parità, Roberta mostra il pugno al suo angolo con tutta la grinta del mondo. Con altrettanta intelligenza tattica continua ad andare sulla sinistra di Serena, incassa ancora un gratuito di rovescio. Palla del 5-3. Qui forse per la tensione commette doppio fallo, ma poi va ancora  in vantaggio (manco a dirlo, rovescio lungo di Serena): risposta di rovescio larga della Williams, è 5-3. Giuro, mi tremano le mani. 0-15. Meno tre all’avvenimento più clamoroso della storia del tennis italiano, 15 pari con smash tremebondo Williams, poi ace, 30-15, ace, 40-15, altro smash, 4-5. Ma adesso sarà Roberta Vinci ad andare al servizio per chiudere, il game di battuta più importante della sua vita.
Risposta in rete Williams, 15-0. Demi-volée Vinci, 30-0. Cuore in gola. Schiaffo in rete Serena, 40-0, tre match point. Dio mio. Ancora gran demi-volée di dritto Roberta, e la storia del tennis viene riscritta qui a New York, e parla italiano. Pelle d’oca alta due dita, che bello esserci stati, e che bello sarà esserci domani. Grazie, grazie ragazze.

 

Serena-Vinci stats

Guarda il videocommento di Ubaldo Scanagatta

Il videocommento di Ubaldo Scanagatta e Steve Flink (in inglese)

 

 

 

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ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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ATP

US Open: la legge di Nadal non ammette ignoranza. Berrettini esce con onore

NEW YORK – Per un set e mezzo è un Berrettini splendido, che fallisce anche due set point nel primo tie-break. Poi, Nadal è il solito campione

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

[2] R. Nadal vs [24] M. Berrettini 7-6(6) 6-4 6-1

Solo applausi per Matteo. Qualche rammarico, piccolo piccolo alla luce dello sviluppo del secondo e del terzo set, per aver fallito le due palle che avrebbero potuto mandarlo avanti uno a zero. Ma alla fine Berrettini ha giocato per un set e mezzo la partita che doveva giocare, aggressivo e presente con la testa e con i colpi, senza scoraggiarsi per i turni di servizio sempre complicati e per quelli di risposta invece mai vicini a concedergli una speranza. Poi ha cominciato a concedere qualcosina, e Rafa l’ha addentato senza lasciare più la presa. Restano le sensazioni di uno splendido torneo per Matteo, che ha regalato all’Italia la prima semifinale Slam (maschile) sul cemento in Era Open. Nadal guadagna invece per la 27esima volta l’accesso a una finale Slam. E la possibilità, battendo Medvedev domenica, di portarsi a una sola lunghezza di distacco dai venti Slam di Federer.

 

PRIMO SET – La serata nell’Arthur Ashe è di quelle da grande occasione; stadio pieno, atmosfera elettrica fin dall’inizio. La grande occasione è anche quella di Matteo Berrettini, che affronta la leggenda Rafa Nadal in una semifinale Slam storica per il tennis italiano. La tensione è tanta, inevitabilmente, e Matteo la accusa andando in difficoltà già nel secondo game, quando annulla due palle break, e ci mette 14 punti a tenere il primo turno di battuta della sua partita. Berrettini tira fortissimo servizio e dritto, non ha alternative, e fa bene perché così si scioglie il braccio più rapidamente. Nadal difende da par suo, e contrattacca con le sue uncinate mancine sia in cross a incidere sul rovescio dell’azzurro, sia a sventaglio verso l’esterno.

Il sesto game, che porta Matteo al 3-3, è quello della definitiva svolta agonistica: tre dritti vincenti spaventosi, che provocano l'”Oooh” stupito e ammirato dei 24.000 spettatori, lasciano Rafa immobile a guardare la palla schiantarsi sui teloni alle sue spalle. Berrettini continua a soffrire, uscire dalla micidiale diagonale sinistra è durissima, però quando ci riesce l’esplosività delle sue fucilate di dritto è straordinaria. Altre tre palle break annullate sul 3-4, quando risale da 15-40 sparando due servizi vincenti, e poi si salva ancora grazie a un errore di Nadal (che non sta sbagliando quasi nulla), poi sul 4-5 ne arriva una sesta, che è anche un set point: botta a 200kmh esterna, 5-5, e pochi minuti dopo è tie-break.

“Mi è piaciuto come ho giocato, certo ho affrontato tante palle break, ma le ho giocate con decisione, mi sentivo bene”

Matteo sta anche giustamente punendo a più riprese con la palla corta (cinque su cinque vincenti) la tendenza di Rafa a rispondere e palleggiare da metri dietro la riga di fondo. Al di fuori dello scambio in cross dritto mancino contro rovescio, lo spagnolo appare in difficoltà quasi costante. L’italiano vola subito 4-0, poi 5-2, infine arriva al 6-4: due set-point per lui, il primo da giocare al servizio. Una volée difficile messa in rete fa svanire il primo, poi al termine di uno scambio tiratissimo, in cui Rafa difende alla disperata, è il dropshot a tradire Berrettini per la prima volta nel match. Scampato il pericolo, Nadal incassa altri due errori di uno scosso Matteo e chiude 8-6. Bravo, ma gli è andata di lusso. 22 vincenti, 20 errori Berrettini, 13/8 Rafa: la partita la sta facendo l’italiano, ma contro un fenomeno del genere il minimo calo è fatale.

“Quel dritto sul 6-4, che ha sfiorato il nastro e gli ha dato tempo di arrivare meglio, quello è stato il momento che rigiocherei se potessi”

SECONDO SET – Il problema è in risposta, dove Matteo non riesce mai a essere pericoloso. In ribattuta siamo 20 punti a 8 per Nadal nel primo set, questa è la statistica più preoccupante. L’azzurro accusa il colpo, nel primo game del secondo set affronta subito palla break ma la annulla attaccando con coraggio. Ne arriva un’altra, e qui è il drittone a sventaglio a cavarlo d’impaccio. Altro dritto a salvare il servizio nel terzo game: Berrettini sta rischiando davvero quasi a ogni turno di battuta, mentre Nadal concede poco e nulla. Sul 3-3, inevitabilmente, la costanza e la pressione dello spagnolo finalmente pagano, e arriva il primo break del match in suo favore. In questa fase, Matteo è un poco calato di intensità, e il campione che ha davanti lo azzanna immediatamente.

Tanti applausi del pubblico per l’azzurro, ma sta di fatto che ha concesso 10 palle break (pur salvandosi 9 volte), mentre Rafa sulla sua battuta ha uno score immacolato, nemmeno un’opportunità lasciata all’avversario. Senza rischiare, come sempre finora, Nadal sale 5-3, e poco dopo va alla battuta sul 5-4 per chiudere il parziale. Con autorità, un serve&volley astuto compreso, Rafa si prende il 6-4 e il vantaggio di due set a zero. Numeri del secondo parziale: Berrettini 8 vincenti e 13 errori, Nadal 7/7. Ma il problema in risposta rimane ed è grosso: Matteo ha fatto 4 punti sul servizio avversario, Rafa 14, la differenza è tutta lì.

“Si, devo migliorare in risposta, non è un segreto. Lui ha un servizio sottovalutato, dà molto fastidio, e poi con il primo colpo fa sempre molto male”

TERZO SETOra Berrettini è sotto il proverbiale treno: ha giocato bene, ha spinto a tutta, eppure di là ha una roccia apparentemente inscalfibile, che incassa i suoi vincentoni senza fare una piega, difende alla perfezione i suoi turni di battuta, e prima o poi, come è puntualmente successo, ti fa pagare qualsiasi passaggio a vuoto. Nel primo game Matteo perde uno scambio ravvicinato a rete e purtroppo anche il servizio; Nadal tiene il suo senza problemi e sale 2-0. In questo momento, siamo 40 punti a 12 in risposta per lo spagnolo, non se ne esce. Rafa ha l’89% di punti fatti con la prima, il 74% con la seconda, Berrettini semplicemente non riesce a entrare nello scambio quando è in ribattuta. Sul 3-1, arriva la mazzata conclusiva, con il terzo break della partita, secondo del set, piazzato da Nadal ai danni di un Matteo ormai in disarmo. 4-1, poi subito 5-1.

Rafa si diverte ora, bello un dritto vincente in giravolta dopo aver rincorso un pallonetto. Allo scoccare delle 2 ore e 35 minuti di contesa, il drittone a sventaglio di Nadal strappa per la quarta volta il servizio a Berrettini, consegnando il 6-1 e la 27esima finale Slam allo spagnolo, quinta qui a New York e terza in stagione dopo quella persa a Melbourne e quella vinta a Parigi. Contro Medvedev, domenica, difficile che sia una passeggiata simile a quella della finale di Montreal, ma questo Rafa è sempre più favorito per arrivare al 19esimo trofeo Major. Solo complimenti a Matteo per lo splendido torneo.

NADAL A FINE PARTITA –Grazie a tutti, il primo set è stato frustrante, tante occasioni sfumate, e poi il tie-break, che contro uno come Matteo è pericoloso. Lì sono stato fortunato a risalire e salvarmi, poi finalmente ho brekkato e la partita è cambiata completamente. Quando ho affrontato i set point mi sono concentrato sul mio servizio e ho cercato di non sbagliare. Congratulazioni a Matteo, è giovane, diventerà grande, è già uno dei migliori del mondo. Daniil è uno dei giocatori più solidi del tour, gioca sempre meglio, durante questa estate è stato incredibile. Ma in finale Slam non trovi mai avversari facili. Il segreto del rimanere competitivo è semplicemente la passione per quello che fai, non puoi avere carriere lunghe e di successo se non ami quello che fai, come per Serena. Per me significa molto essere qui, ci vediamo domenica!“.

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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