Pagelle: Williams che va Williams che viene

Pagelle

Pagelle: Williams che va Williams che viene

Nella settimana in cui Venus Williams vendica la sorella messa ko non solo in campo da Roberta Vinci, Giorgi e Bolelli perdono le solite occasioni. Donna Vekic torna a far parlare di sè, il ritorno di Ferrer fa felici tutti e la Wta fa una figuraccia mondiale

Pubblicato

il

 
 

Donna Vekic 9
Finalmente dopo tante inutili chiacchiere, tanti ridicoli pettegolezzi, un’infinità di pagine scritte sulle sue frequentazioni, tra i litigi trai suoi presunti fidanzati e gli amici degli amici dei suoi amici, le scuse, la pace, l’amore, il tradimento e la guerra…finalmente, dicevamo, si torna a parlare di Donna Vekic per la cosa che sa fare meglio di tutte, l’unica che veramente conta nella sua vita e che costituisce il suo obiettivo. Illuminante a proposito quanto dichiarato subito dopo la premiazione post sconfitta in finale: “Voglio dedicare questo trofeo a Stan, a Tanasi, a Nick, a Paolo, a Mattew, a Leonard, a Shai, a Yao, a Kevin, a Joao, a Bruce, a Roberto, a Carl, a Edin, a Christian, a George, a David, a Jorge, a Stephan, a Mario, a Martin, a Angel, a Andy, a Fabian, a Niko e mi dispiace se dimentico qualcuno…”

Serena Wlliams S.V.
Dove S.V. sta per Senza Vinci. Senza Vinci avrebbe allegramente trotterellato per il finale di stagione e invece la botta è stata troppo dura anche per lei. In fondo questo epilogo a sorpresa ci regala un’immagine più umana e vulnerabile di Serena. Ma statene certi, quando tornerà in campo sarà feroce più di prima. Se tornerà…

Roberta Vinci 7,5
Insomma maleducata questa Venus che non si è fatta offrire nemmeno un thè o un caffè, e tutto per colpa della sorella! Roby però ha perso una grande chance per avvicinarsi sensibilmente al master.

 

Nao Hibino 8
Purtroppo non ho fatto in tempo. Avrei voluto chiedere l’accredito per Tashkent ma mi sono mosso troppo tardi. Eppure me l’avevano detto tutti che li sarebbe nata una stella. Tempo perfetto sulla palla, servizio importante, diritto fulminante e rovescio sublime. E che tocco a rete. Per fortuna non mi sono perso una palla del torneo in tv…

Tomas Berdych 7
Maledetto! Non si fa in tempo a chiamarlo Perdych che ti va a vincere il torneo la settimana successiva…

Venus Williams 9
Chi di Williams ferisce di Williams perisce. Chapeau a Venere però che ha l’età che ha (non si dice delle signore), ha i suoi bei guai di salute ed è ancora li a lottare e vincere. E le perdoniamo anche qualche atteggiamento tipico della sorella minore…

Simone Bolelli 5,5
Ok i quarti di finale, ma quand’è che sfrutterà fino in fondo le occasioni?

Camila Giorgi 4,5
Le ho sempre voluto bene. E stavolta ancora di più perché perdendo due partite in una settimana mi fa fare la metà del lavoro nel darle il voto.

David Ferrer 8
È tornato per la gioia dei miei tre lettori. E minaccia di essere il più fresco di tutti nel finale di stagione.

WTA 1
Un Lussemburgo non val bene un Master. Ma d’altra parte mica si poteva prevedere che se il Master inizia di domenica ci può essere qualche torneo che finisce lo stesso giorno.

Continua a leggere
Commenti

evidenza

Pagelle Wimbledon: Nole save the Queen

Il settimo trionfo di Djokovic che evita la profanazione del tempio da parte del ribelle Kyrgios. Ribakyna beffa Jabeur, i progressi di Sinner. E Nadal che per non dare ragione a Fognini rinuncia al Grande Slam

Pubblicato

il

Clicca qui per guardare il video intero!

Il Centre Court non è un tribunale, checchè ne dica google traslate, ma in ogni caso con sei mesi di ritardo Novak Djokovic (10) si è preso la soddisfazione di avere la meglio su un australiano. Che poi sia il meno amato dagli stessi down under, anzi l’unico che, seppur detestandolo amabilmente (“sei un idiota”, gli disse ai tempi del mitologico Adria Tour”), lo difese a Melbourne, probabilmente più per il gusto di andare contro i suoi connazionali,  è un altro discorso.

È stata un’edizione dei Championship’s anomala, senza giocatori russi e bielorussi per decisione degli organizzatori (0), senza punti per decisione di ATP e WTA (0), senza Roger Federer (10 per l’eleganza) per gli acciacchi dell’età e, ahinoi, senza Matteo Berrettini (per via del Covid anche se qualche genio ha pure avuto il coraggio di suggerirgli di fare finta di nulla e giocare lo stesso…), e dunque capirete se stavolta abbiamo seguito il torneo senza…genio (per i non partenopei, “senza voglia”).

Abbiamo anche dovuto sorbirci le battutone di quelli che ci hanno raccontato del destino cinico e baro che ha voluto punire gli inglesi, nell’anno dell’esclusione dei russi, con la vittoria del torneo da parte di una giocatrice nata a Mosca, dimenticando che la brava Ribakyna (10) è diventata kazaka da anni non per amore ma per soldi e dunque tutto è tranne che un baluardo da ergere contro i cattivoni sudditi della regina.

 

Per fortuna ci sono stati Bertolucci e Panatta (10) a farci sorridere con i loro tweet, decisamente più interessanti dell’intero torneo.

Alla fine usciamo dai Championship’s anche con qualche rimpianto perché Jannik Sinner (8) si è scoperto all’improvviso a suo agio sui prati, ha rispedito al mittente le velleità dei futuro vincitore di qualsiasi cosa, nonché futuro primatista slam etc etc e per due set aveva anche tenuto la testa sott’acqua a Novak. Che purtroppo però si è ricordato di dover fare pipì, si è guardato allo specchio, ha visto con chi avrebbe dovuto fare i conti la mattina dopo, e dunque è tornato in campo e fine dei nostri sogni di gloria.

Che poi diciamola tutta, meno male che la finale l’abbia vinta Nole: non ce l’avremmo fatta ad ascoltare i canti di giubilo dei sostenitori del “più grande di tutti quando ha voglia” Nick Kyrgios (8), bravo a sfruttare l’occasione di un tabellone da challenger e a vincere la battaglia dei cafoni con Tsitsipas, che noi avremmo fatto giocare sul campo 38.

Ci avrebbe pensato Rafa Nadal (7 come i millimetri del suo stiramento) a rispedire il buon Nick a casa, ma purtroppo pur di non dare ragione a Fabio Fognini (2) che non perde mai l’occasione di dire una cosa sensata, soprattutto a Wimbledon, ha preferito ritirarsi e rinunciare al Grande Slam anche se stava benissimo.

Sarebbe stata una bella storia quella di Ons Jabeur (8) ma purtroppo la tunisina, dopo il ko di Iga Swiatek (4, ma prima o poi doveva perdere una partita…) non ha saputo reggere la pressione della favorita fino in fondo.

È stato un torneo in cui hanno trovato gloria e soldi anche Norrie (7,5) e Garin (7), mentre  l’amico Fritz (4) ha dimostrato ancora una volta di essere vittima della sindrome di Stendhal davanti agli addominali altrui: dopo Melbourne 2021 con Djokovic, stavolta l’addominale di Rafa è stato fatale per l’americano, il quale evidentemente quando vede una tartaruga sofferente, fa prevalere la sua indole animalista e si arrende.

Svelato infine il vero motivo del battibecco tra Nadal e Sonego nel finale di partita trai due. A Rafa avevano dato fastidio le urla di Lorenzo, in particolare un “Forza Toro” del granata. Da lì l’equivoco: “il Toro di Manacor sono io”, “No Rafa, di Toro ce n’è uno solo “. Insomma una faccenda di corna, risolta alla fine con un invito di Sonego  a Rafa a comparire nel video del prossimo successo musicale dell’azzurro. “Porta anche Shakira, come in Gypsy, tanto oramai Piquè  pensa ad altro e non alla Davis”. Ecco, sempre faccende di corna…

Continua a leggere

evidenza

Pagelle Roland Garros: Rafa Nadal, un piede e mezzo nella leggenda

PARIGI – Il quattordicesimo titolo di uno zoppo Nadal e il finto scoop del suo ritiro. Swiatek padrona, fantastica Trevisan. Il caso Sinner e ed le sessioni notturne che più notturne non si può

Pubblicato

il

Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Parigi

Eh no, non si ritira. Rafa XIV è il Re Sole del tennis e il suo regno è il più lungo della storia come quello del suo gemello numerico Luigi. Lo speravano in tanti eh, in trepidante attesa. Ora si sbarazza rapidamente del norvegese e poi farà il discorso al mondo del tennis in lacrime annunciando l’addio. Un bel “Well”, una lacrimuccia e via: “è stato bellissimo, ma non ci rivedremo più”.

Ma dove? Ma perché? Uno che a trentasei anni corre e zompa più di un ragazzino, mentre i suoi presunti avversari si arenano, scompaiono o si fanno male. E perché mai dovrebbe ritirarsi? Rafael Nadal (10 e lode, 11, 12, 13 e 14, pure il voto dobbiamo dargli?) continuerà, anche se erano stati convocati d’urgenza a Parigi il Re di Spagna, Roger Federer, tutto il Real Madrid, tutti gli abitanti di Manacor  e tutti gli avversari battuti nel corso delle 14 cavalcate vincenti (più o meno lo stesso numero di persone) per tributargli il dovuto omaggio. Non se n’è fatto più nulla e allora sono andati tutti a Disney capitanati dai 4 gemelli Federer.

 

A proposito di Roger, ma cosa si pretendeva da Casper Ruud (9)? Davvero si poteva pensare che il buon norvegese, che quasi perdeva con Sonego (6,5), potesse riuscire dove avevano fallito Federer (4 volte), Djokovic (3 volte), Thiem (2 volte), Wawrinka, Ferrer, Soderling e Puerta?

Ad inizio torneo in ogni caso l’auspicio di tutti era stato che il torneo maschile diventasse avvincente e incerto come quello femminile. Ecco, ci ha pensato Iga Swiatek (10) che senza trucco (se ne farà una ragione il Direttore) e senza inganno ha allungato la sua serie vincente e una concreta minaccia di dominio.

È stato in ogni caso il torneo di Martina Trevisan (10) che ha deciso di farsi eliminare in semifinale perché non avrebbe retto la settima conferenza stampa nella quale rispondere per la settima volta a domande sul suo passato. Comunque Martina è ufficialmente il nostro idolo: quando ha confessato di lavare i panni sporchi solo nei giorni in cui non gioca, di mangiare sempre la stessa portata la sera prima della partita nello stesso ristorante, ci siamo sentiti meno folli quando diamo di matto nel non trovare il nostro polsino preferito la sera prima della partita del torneo sociale. La sconfitta con Coco Gauff (9) è solo un punto di partenza verso mete sempre più ambiziose e Martina ha tutto il diritto (che colpo!) di guardare al futuro con grandi speranze.

Anche Camila Giorgi (7,5) ha giocato un gran torneo, le sua prestazioni con Zhang, Putintseva e soprattutto  Sabalenka sono state da sballo, un po’ meno con Kasatkina (8) ma non si può pretendere che cambi gioco all’improvviso. Più che altro, sempre dal basso del nostro tennis di quarta categoria dove lottiamo con infortuni muscolari e acciacchi vari, saremmo grati a Sergio se ci fornisse qualche chilo di quel carbone miracoloso che ha fatto guarire Camila dallo strappo rimediato a Roma.

Resta intanto il mistero sul significato della scritta apparsa sulla maglietta della giovane invaditrice (pare si dica così) di campo durante la semifinale tra Ruud e Cilic. Ci restano 1028 giorni per:
– il ritorno di Tsitsipas dal toilette break?
– digerire quella cosa informe definita “pasta alla bolognese” propinata in mensa al Roland Garros?
– Comprendere il motivo degli infortuni di tutti i nostri?

A tal proposito a Parigi si è consumato  l’affaire Jannik Sinner (7) che, poveretto, il suo buon torneo l’aveva giocato prima che il fisico gli chiedesse il conto. E via con le accuse del vecchio entourage al nuovo, accuse al preparatore, e non c’ha il fisico, e ha giocato troppo l’anno scorso, e ha giocato poco adesso, e si è allenato poco, e deve fermarsi 2-3 mesi senza giocare e fare preparazione, etc. etc. Un vero e proprio caso politico, nel senso che è sembrato assistere alle scene del nuovo governo che accusa il vecchio (“Questa è la situazione disastrata che ci hanno lasciato”) e il vecchio che deride il nuovo (“Quando c’eravamo noi…”).
 Il ragazzo si farà anche se ha le gambe secche, diamo tempo al tempo.

Intanto Lorenzo Musetti (6) ha confermato di poter giocare due set sublimi ad un anno di distanza, ma poi Rune (8), oltre a far rasserenare i rapporti tra Danimarca e Norvegia, ha fatto capire che in fondo in fondo Tsitsipas (4,5) non era proprio imbattibile.

E Novak Djokovic (5,5)? Sembrava dovesse far un sol boccone di Rafa e invece nell’unico Slam che gli dava punti nel 2022 ha raggiunto solo i quarti. Bravo comunque a riconoscere i meriti dello spagnolo e a proiettarsi sulla stagione sull’erba, a meno che il vaiolo delle scimmie…

Che dire poi di Sascha Zverev? Voto difficile perché il terribile infortunio ha lasciato tutti amareggiati e sconvolti, ma non si può dimenticare che sin lì doveva essere (quasi) comodamente due set a zero su Nadal e invece era nei pasticci. Ma il tedesco non deve deprimersi anche se l’infortunio alla caviglia pare molto brutto. In fondo il suo avversario in semifinale gioca con un piede rotto da 15 anni e ha vinto 22 slam quindi, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Marin Cilic (8) in semifinale a Parigi viene classificato come l’undicesimo mistero di Medjugorje, ma intanto a Wimbledon il vecchio Marin potrebbe anche fare lo scherzetto. Daniil Medvedev (4,5) ha invece confermato che la terra non fa per lui mentre sulla terra è un po’ tornato Carlos Alcaraz (7) che doveva vincere il primo dei suoi quindici Roland Garros e invece si è fermato ai quarti. Felix Auger Aliassime (7,5) ha portato Nadal al quinto e Zio Toni al manicomio, mentre la delusione del tabellone femminile è sicuramente Ons Jabeur (4) che però ringraziamo perché ha aperto uno spiraglio in cui si è infilata la nostra Martina.

Le sessioni serali, anzi notturne del Roland Garros (3) hanno emozionato talmente il pubblico che per i brividi si è rannicchiato sotto le coperte, per l’entusiasmo di tutti gli addetti ai lavori ritrovatisi alle 02.00 alla disperata ricerca di un taxi. Ma i francesi hanno classe, solo loro potevano ricavare un campo – il Simonne Mathieu (9) – da una serra, anche se il caffè non è arte loro, soprattutto se propongono quella brodaglia a € 3,80, promettendo di restituirti un euro in cambio della restituzione del bicchierino.

Ma insomma il tempo vola e, punti o non punti, russi o non russi, si sente già il profumo delle fragole. A Parigi era attesa ogni giorno una riunione “decisiva” sulle sorti di Wimbledon, così come era attesa la tanto famigerata conferenza stampa “di addio” di Nadal.

Chi vivrà vedrà, tra fake news a volontà.

Continua a leggere

evidenza

Pagelle: Mille e una Nole, Swiatek m…Iga male!

Sesto trionfo romano di Djokovic che sfonda il tetto delle mille vittorie. Swiatek padrona, Sinner unico sorriso azzurro

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Più che Foro italico, è stato il forno italico, tra colpi di calore, folla oceanica, malori e canicola garantita. Di ombra neanche a parlarne e i poveri spettatori hanno dovuto arrangiarsi spiaggiandosi sui pochi metri di prato nei pressi dei campi di padel. A proposito di prati e di padel, è vero che gli Internazionali viaggiano verso l’upgrade di super1000 ma ad Angelino VI oramai non interessa più nemmeno l’appellativo di quinto slam. “Roma sarà la Wimbledon del Padel”: avvertite la Regina che il prossimo anno dovrà organizzarsi un fine settimana a Roma, in alternativa dovremo declinare su Papa Francesco per la premiazione.

C’è poco da scherzare comunque, Roma resta il migliore torneo del mondo, figuriamoci quando non piove, al punto che anche il tetto sul centrale sembra stia per assumere la stessa utilità e lo stesso numero di progetti poi scartati del ponte sullo stretto di Messina. Il fascino delle statue, l’atmosfera della Dolce  vita, il profumo della porchetta andata a male, sono cose che nessuno al mondo può offrire, così come il parcheggio in divieto di sosta sul lungotevere o le file di 2 ore per una bottiglia d’acqua.
Che poi oramai il pubblico romano è diventato raffinato: sì, qualcuno che ancora fischia gli avversari dei gladiatori azzurri c’è (bazzecole rispetto ai tempi di Panatta), ma la maggior parte oramai ha il palato fine. “No, non prendo i biglietti sul centrale, che devo fare con Djokovic e Nadal? Meglio il Grandstand, si vede più vicino e i match sono più interessanti”. “Ti dirò, il ground è meglio i primi giorni, che puoi vedere come colpisce Brooksby e le rotazioni di Jabeur”.

Ma veniamo a temi relativi allo sport minore che più ci interessa (quando dovremo interessarci di padel, ci daremo all’ippica). Jannik Sinner (7) ha finalmente capito qual è la sua più grande colpa: non essere Alcaraz e soprattutto essere più “anziano” di lui. Le imprese del fenomeno di tutti i mari e monti, oramai prossimo a superare il record di 21 slam e di stracciare ogni altro primato hanno dunque offuscato le gesta di Jannik, oramai relegato al ruolo di comprimario. Dodici sconfitte su dodici contro i top5 sono la prova provata che il nostro è un bluff, che non vincerà mai niente, che sarà un comprimario, ma in fondo Jannik mica è un italiano vincente, è il solito tedesco perdente. 

 

Novak Djokovic (9) è tornato a vincere, ha sciorinato il suo italiano eccellente, è tornato a lanciare urla belluine e Parigi ha il suo naturale favorito. La brutta notizia per le nuove generazioni è che Stefan Djokovic ha iniziato a seguire le orme del papà, giocando il primo torneo a 7 anni: le cronache raccontano che abbia vinto, superando in semifinale e poi  in finale due gemelli svizzeri, tali Leo e Lennart, annullando  ad entrambi due match point.
In assenza del futuro dominatore di tutti i terreni di gioco, il vecchio Re di Roma Rafa Nadal (6) si è dovuto arrendere agli acciacchi dell’età: chissà se il sole e il caldo di Porte d’Auteuil riusciranno in un nuovo miracolo. Intanto il povero Stefanos Tsitsipas (8) sognava di fare di Roma una colonia greca e invece   è stato tramortito per un set in finale e poi non è riuscito ad allungare il match al terzo.

Tra le donne oramai il regno di Iga Swiatek (10) non conosce più confini: 5 tornei di fila, 28 vittorie consecutive e una superiorità tecnica imbarazzante. Il bis a Parigi sembra prenotato, ma chissà, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Roma comunque ha scoperto la classe e la gentilezza di Ons Jabeur (9), giunta un po’ cotta in finale, dopo maratone e il trionfo di Madrid, ms sempre sorridente e disponibile con i bambini a bordo campo.

Sinner a parte, non è stato un torneo indimenticabile per i colori azzurri. Con Berrettini e Musetti fermi ai box, il plotone di wildcard proveniente dalle prequali è stato irrimediabilmente spazzato via ai primi contatti con il tennis di un certo livello, tra le ragazze non abbiamo raccattato nemmeno un set. Per fortuna i “Chicchi” Fognini e Bolelli hanno ben figurato in doppio, arrendendosi in semifinale ma gettando le basi per una tappa torinese a fine stagione. Ma non c’è da disperarsi, il tennis oramai è alle spalle, il futuro è il padel ed è alle porte, Roma caput mundi, la Wimbledon del Padel vi aspetta…

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement