Serena Williams, numeri di una stagione da record

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Serena Williams, numeri di una stagione da record

Le sarà anche sfuggito il Grande Slam, ma per Serena Williams questo 2015 rimane un anno davvero eccezionale. Per la campionessa americana, tra le statistiche che ne sanciscono il dominio, anche un record assoluto

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Non ci è dato sapere se l’arrabbiatura maturata in seguito al mancato Grande Slam sia stata completamente smaltita, in ogni caso Serena Williams potrà provare a consolarsi leggendo alcune statistiche che ne hanno caratterizzato questa straordinaria stagione.

Intanto con i tre titoli Slam vinti quest’anno sale a quota 21 avvicinandosi a Steffi Graf (22) e Margaret Court (24) che ancora la precedono nella classifica all-time, con la possibilità teorica di balzare in prima posizione già alla fine del 2016. Poi, grazie ad un bilancio complessivo di 53 vittorie su 56 incontri, Serena firma la seconda miglior percentuale dal 1990 ad oggi, sfiorando il suo precedente primato fatto registrare nel 2013.

A rendere l’idea del dominio assoluto di questo 2015 c’è un altro eloquente dato. Novità assoluta nella storia della WTA, la prima della classifica mondiale ha avuto più del doppio dei punti rispetto alla seconda: è successo per ben 6 settimane, dal 13 luglio al 2 agosto su Maria Sharapova e dal 24 agosto al 13 settembre su Simona Halep. Un abisso. E sempre a proposito di ranking WTA, Serena per la quinta volta in carriera ha terminato l’anno in vetta. Di fatto lo si sapeva già dal termine degli ultimi US Open ma da questo lunedì c’è anche l’ufficialità. Le era già successo nel 2002, 2009, 2013 e 2014. Raggiunta quindi Chris Evert in questa speciale classifica, meglio di lei solo Martina Navratilova (7 volte) e Steffi Graf (8 volte). Negli ultimi 25 anni, però, non era mai capitato che un’atleta rimanesse al n.1 ininterrottamente per due anni di fila. In passato la stessa impresa era riuscita a Martina Navratilova (1983-1984; 156 settimane) e Steffi Graf (1988-1990; 186 settimane). Alla ripresa della stagione agonistica Serena raggiungerà quota 150 settimane portandosi così a ridosso dell’ex campionessa di origine cecoslovacca.

 

“Mi piace essere la n.1, molto, così cerco di fare il meglio in modo da rimanere in vetta” ha dichiarato la Williams. Non si può certo dire che non sia stata di parola.

Matteo Parini

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Laver Cup: Tiafoe compie una miracolosa rimonta e regala la prima Laver Cup al Team World

Una partita che Tsitsipas più volte sembrava avere in mano alla fine è vinta dall’americano, che aggiorna la storia della competizione

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Frances Tiafoe - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

F. Tiafoe (Team World) b. S. Tsitsipas (Team Europe) 1-6 7-6(11) 10-8

Si tratterà pure di un’esibizione, per quanto evento ATP (dato che comunque non assegna punti), ma la gioia e l’emozione di Frances Tiafoe, dopo che il disperato passante di dritto di Stefanos Tsitsipas si è spento in rete sul match point, erano più che veritiere. Già, perché l’americano, proseguendo la sua gran seconda parte di 2022, dopo la prima semifinale Slam, va a regalare anche il primo successo al Resto del Mondo in Laver Cup, con una squadra bella, giovane, fatta da amici che volevano giocare un brutto scherzo alle leggende, i big, presenti dall’altra parte. E se Auger-Aliassime aveva preparato la pista, per come si erano messe le cose dopo il primo set devastante giocato dal greco, sembrava dovesse provarci Fritz a chiudere la pratica. Invece, la resilienza e la speranza di Tiafoe hanno avuto la meglio sull’esperienza di Tsitsipas, dopo quasi 2 ore di tennis andato via via sempre in crescendo, regalando una partita non solo emozionante per il risultato, ma soprattutto di gran qualità.

IL MATCH – proseguono i problemi di Tiafoe, sia alla battuta che nei colpi da metà campo (soprattutto, ma anche da fondo) che gli impediscono di tenere testa a un ottimo Tsitsipas, incisivo da fondo e con un atteggiamento molto propositivo. Già nel quarto game il greco riesce a strappare il servizio al suo avversario, che sembra avere troppi giri in meno nel proprio motore per sperare di tirare su un degno match. E infatti non ha poi lunga vita il primo set, che il membro del Team Europe va a chiudere con un pesante 6-1 (dopo ieri con Djokovic, ancora in singolare l’americano perde il primo parziale in sette game) in 21 minuti, giocando a braccio sciolto e trovando così giocate da highlights, anche con il rovescio, impedendo qualsivoglia reazione a un Tiafoe già di per sé spento.

Tiafoe entra in campo nel secondo set in maniera decisamente più tranquilla, e con un gioco più spigliato e propositivo, forte di qualche prima in più, ma soprattutto di una più generale incisività al servizio. Ciò, nonostante non ci siano cali da parte di Stefanos (praticamente perfetto al servizio), permette all’americano di veleggiare tranquillo nei suoi game e fare partita quantomeno pari. La serenità emerge nel quinto game, dove è costretto a risalire da 0-30, e prontamente riesce con maggiore reattività da fondo e stabilità in battuta. Il set prosegue su un generale equilibrio, senza che nessuno dei due riesca in uno strappo, ma un gioco molto più godibile, grazie alle variazioni e alle accelerazioni di Tiafoe, ora pienamente in partita e in ottima condizione anche, e alla qualità di Tsitispas. E alla fine, dopo un tie.break incredibile, emozionante, da più di 20 minuti, è l’americano a portare a casa il parziale, vincendo 12 punti a 10, con anche quattro match point annullati nella rotta. Certo, va segnalata una bella mano di Tsitsipas, ma gran merito a Tiafoe di cambiare approccio quando la palla pesa, rispondendo più aggressivo e allungando gli scambi, impedendo al greco di affondare il colpo, e imponendo il suo ritmo e il suo tipo di gioco, anche pizzicando l’avversario sul dritto.

Si va al secondo cambio di campo del match tie-break sull’8-4 a favore di Tiafoe, risalito più e più volte in questa partita, e di nuovo in questo frangente, dallo 0-2 e vincendo 8 punti dei successivi 10, un paio dei quali con scatti felini in avanti e passanti delicati in bilico tra pittore e centometrista, che instillano qualche dubbio in uno Tsitsipas ora più titubante nei colpi. E l’incertezza, la poca lucidità dovuta anche al rammarico delle occasioni sprecate, emerge negli ultimi punti, con la vittoria di Tiafoe per 10 punti a 8 in questo decisivo match tie-break, equamente divisa tra il dritto praticamente assente del greco e la voglia, l’estro dell’americano, che alla lunga hanno la meglio, regalando una vittoria che sembrava pura utopia dopo il primo set. Ma soprattutto, la vittoria di Frances regala il primo, storico successo al Team World nella Laver Cup, dopo quattro edizioni di fila appannaggio del Team Europe. Nell’edizione con la squadra probabilmente più forte di sempre per gli europei, con tutti i Fab 4 più il n.2 al mondo Ruud, nell’ultimo torneo di Roger Federer, è una banda di pestiferi americani, più un trottolino australiano e uno argentino, a portare a casa la posta massima.

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ATP San Diego: derby californiano in finale, Giron contro Nakashima

Marcos Giron supera Evans per centrare la sua prima finale ATP. Brandon Nakashima batte O’Connell e cercherà il primo acuto al terzo tentativo

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Marcos Giron - ATP Sofia 2021 (ph. Ivan Mrankov)

Il San Diego Open è stato per ben 35 anni un tradizionale ed immancabile appuntamento del circuito professionistico femminile: la prima edizione in assoluto si tenne nel 1971, e vide trionfare uno dei nomi più iconici della storia del tennis come Billie Jean King. Nel 2015 il torneo venne però rimosso dal calendario annuale della WTA, prima di fare ritorno ai piani alti della racchetta mondiale nella scorsa stagione tra gli eventi del Tour maschile. Il Barnes Tennis Center, infatti, ha ospitato nel 2021 l’ultima appendice della stagione sul cemento americano, a laurearsi campione fu quel Casper Ruud che proprio con la vittoria in terra californiana su Norrie mise in bacheca il suo primo alloro sul veloce. Un successo, che fu solo il prologo di quello che sarebbe accaduto dodici mesi più tardi; con la finale raggiunta al Masters 1000 di Miami e quella conquistata allo US Open che hanno lanciato il 23enne norvegese alla piazza n. 2 del ranking mondiale.

Gli organizzatori si augurano che la storia possa ripetersi, e che il ‘250’ di San Diego – California meridionale, si estende lungo la costa dell’Oceano Pacifico – rappresenti ancora una volta il trampolino di lancio verso mete e traguardi più prestigiosi. La speranza, in questo caso, è ancora più vigorosa perché non solo i due finalisti che si contenderanno il titolo sono statunitensi, ma addirittura entrambi californiani. Da un lato Marcos Giron, ventinovenne di Thousand Oaks – centro abitato della parte nord-ovest dell’area metropolitana di Los Angeles -, alla sua prima finale in assoluto nel circuito ATP; dall’altro un 21enne cresciuto proprio nel circolo in cui si svolge il torneo, poiché nativo della città di San Diego: Brandon Nakashima, alla sua quarta semifinale ATP ha ottenuto il pass per la terza finale nel circuito maggiore – lo scorso anno perse a Los Cabos e ad Atlanta da Norrie e Isner. Dunque un derby californiano, con un ragazzo di casa protagonista: finale migliore non poteva esserci per gli spettatori.

[3] M. Giron b. [1] D. Evans 6-3 7-5

 

Marcos, testa di serie numero tre del tabellone, è attualmente n. 58 del mondo ma è già sicuro – virtualmente – di salire alla posizione n. 52 indipendentemente dal risultato dell’atto conclusivo del torneo. In semifinale si è sbarazzato, mettendo a segno un discreto scalpo, del principale favorito alla vittoria finale Daniel Evans. Il britannico, quest’anno capace di spingersi sino al penultimo atto dell’Open del Canada, si è dovuto arrendere per 6-3 7-5 in quasi due ore di partita. Nel primo set decisivo il passaggio cruciale materializzatosi tra quinto e sesto game, dove il n. 9 degli Stati Uniti ha prima frantumato con coraggio tre palle break, risalendo indenne dall’insidia dei vantaggi, per poi operare l’allungo fondamentale ai fini del parziale, nel successivo gioco alla terza chance utile. Il break è stato conservato perfettamente da Giron fino alla fine, incamerando la frazione inaugurale dopo 57 minuti.

Il secondo set è stato invece nettamente più equilibrato, con i servizi a far la voce grossa: nessun break point avuto a disposizione da chi rispondeva sino all’undicesimo game, quando sul 5-5 lo statunitense ha piazzato l’accelerazione finale per andare a chiudere l’incontro dopo 1h47‘. Straordinaria prestazione alla battuta per il californiano, autore di 11 ace – doppia cifra – e di un ottimo 80% di conversione con la prima, senza dimenticare il comunque buon 66% di trasformazione con la seconda. La qualità e il livello del tennis espresso dal 29enne a stelle e strisce, si riescono a comprendere in tutta la loro eccezionalità grazie ad altre due statistiche: le freddezza nel cancellare al n. 25 ATP le sole tre palle break concesse, e il formidabile bilancio tra vincenti e non forzati che testimonia come il nordamericano abbia disputato un match di altissimo profilo spingendo, rischiando e prendendo in mano la partita, senza però commettere un numero importanti di errori. Il saldo infatti recita 40 winners e soltanto 13 gratuiti, dall’altra parte un più che dignitoso 25-9 per il tennista di Sua Maestà che tuttavia non basta contro il bottino da capogiro di Giron.

[5] B. Nakashima b. C. O’Connell 6-4 7-6(3)

Nella parte bassa del main-draw, a differenza del primo spicchio dove sono arrivati coloro che ci si aspettava all’inizio della settimana, si è venuto a creare un duello per certi versi sorprendente. In realtà la grande meraviglia deriva tutta dall’approdo a questo punto del torneo di Christopher O’Connell, tennista australiano n. 130 al mondo, che nei quarti ha eliminato la tds n. 2 Jenson Brooksby. Un successo decisamente significativo per il 28enne di Sydney dato che gli ha garantito la qualificazione per la sua prima semifinale nel Tour principale. La sua corsa però non è andata oltre, visto che Brandon si è imposto per 6-4 7-6(3) in oltre un’ora e cinquanta di gioco. Christopher pur uscendo di scena ha lottato mettendo in mostra tutte le armi a sua disposizione, e questo ha dato vita ad un incontro sicuramente superiore per il gioco ammirato da parte dei due protagonisti in campo, rispetto alla prima semifinale. Come Giron, anche Nakashima ha disputato una prestazione solidissima con il fondamentale d’inizio gioco: 7 ace, il 60% di prime in campo e l’83% di realizzazione. Anche lui ha salvato le due uniche chance di strappo offerte, infatti nel primo set l’unico momento da segnalare è stato l’avvio della partita. La quinta testa di serie ha breakkato subito portandosi sul 2-0. Tuttavia per confermare il vantaggio acquisito, il semifinalista delle Next Gen ATP Finals 2021 ha avuto bisogno della bellezza di 18 punti, riuscendo a consolidare il break solamente alla sesta possibilità e non prima di aver fronteggiato due palle per l’immediato ricambio di favore. Un game, dunque, che pareva il viaggio di Ulisse con una miriade di peripezie e che inevitabilmente ha segnato l’intero parziale: i servizi sono diventanti inaccessibili, non concedendo neanche le briciole, confezionando così il 6-4 in 50 minuti. Secondo set che ha seguito uno sviluppo similare, battute impenetrabili: l’unico che ha rischiato qualcosina in più è stato O’Connell, che ha salvato quattro break point nell’intero parziale due nel quinto gioco e altrettante nel nono -. Arrivati al tie-break, però, non ce ne stato più per nessuno: Nakashima è volato rapidamente sul 4-0, salvo distrarsi un attimo e far rientrare a contatto l’avversario, prima di dare l’ultima sgasata al match. L’ultima fuga verso la vittoria, che garantisce al giovane e solido americano di salire quantomeno – nel ranking virtuale – al n. 54 con una guadagno complessivo di ben 15 posizioni rispetto alla sua attuale classifica di n. 69.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SAN DIEGO

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evidenza

Scanagatta: “Laver Cup, Tiafoe e Sock hanno onorato il tennis giocando così contro Federer e Nadal”

Il direttore commenta le critiche al doppio statunitense: “Chi ha inventato la Laver cup è stato un genio. Oggi si può dirlo. È invece populista, anche Adriano Panatta, che dà di trogloditi a Tiafoe e Sock per aver sparato a tutta forza su Federer e Nadal. Ci pensate se qualcuno avesse loro chiesto di giocare più piano e di perdere? Federer non lo avrebbe mai chiesto

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Rafa Nadal e Roger Federer - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

0.29: “Non sono d’accordo con Adriano Panatta e chi come lui sostiene che Tiafoe non avrebbe dovuto tirare forte su Federer.”

1.40: “La posizione di Federer sulla Laver Cup è sempre stata che ci si impegna come in vero torneo.”

3.24: “Adriano Panatta ha detto che Sock e Tiafoe sono dei trogloditi, tirano solo forte, ma sono affermazioni populiste.”

 

4.50 : “Federer ha chiuso da vincente tutta la sua vita, anche per le partite che ha perso.”

Qui sotto il video-commento completo:

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