Sharapova e Kvitova si sfidano in finale di Fed Cup

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Sharapova e Kvitova si sfidano in finale di Fed Cup

Il conto alla rovescia è iniziato. Alla O2 Arena di Praga è tutto pronto per ospitare la 53esima finale della Fed Cup che, quest’anno, vedrà di fronte le prime due nazioni del ranking, ovvero Repubblica Ceca e Russia

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STORIA L’attuale Fed Cup nacque nel 1919 da un’idea della tennista californiana Hazel Hotchkiss (coniugata Wightman) che volle organizzare una sfida tra le rappresentative delle due nazioni tennisticamente all’avanguardia in quegli anni, ovvero Stati Uniti e Gran Bretagna. La Wightman Cup (questo il nome competizione) fu disputata la prima volta nel 1923 e continuò fino al 1989 con un bilancio conclusivo di 51 vittorie americane e appena 10 britanniche, ben oltre la nascita della Federation Cup (come si chiamò alla nascita e fino al 1994 compreso). Quest’ultima fu la naturale conseguenza dell’esigenza di allargare la sfida al crescente numero di federazioni affiliate all’ITF e nel 1963 venne inaugurata la prima edizione a cui parteciparono 16 nazioni. Tra il 17 e il 20 giugno sull’erba del Queen’s Club si affrontarono quasi tutte le migliori giocatrici del tempo e gli Stati Uniti alzarono il trofeo dopo aver sconfitto in finale l’Australia per 2-1. L’ultimo atto si giocò sul parquet indoor a causa delle cattive condizioni del tempo e venne deciso dal doppio dopo che Margaret Court aveva esordito travolgendo 6-3 6-0 Darlene Hard e Billie Jean King aveva pareggiato sconfiggendo Lesley Turner in rimonta con lo score di 5-7 6-0 6-3. Davanti a circa 500 spettatori, le statunitensi si imposero nel doppio per 6-3 11-13 6-3 e quello fu il primo dei 17 titoli complessivi conquistati dalla nazionale a stelle e strisce.

Fino al 1995, le squadre si affrontavano sulla distanza di tre incontri (due singolari e il doppio conclusivo) e l’intero torneo si svolgeva nell’arco di una settimana in sede unica e con tabellone ad eliminazione diretta. Da quell’anno invece, insieme al nome (abbreviato in Fed Cup) venne modificato pure il format: incontri al meglio delle cinque partite (quattro singolari e un doppio finale) da svolgersi nell’arco di due giorni in casa di una delle due contendenti e struttura della manifestazione completamente cambiata con tanto di raggruppamenti mondiali e di zona, play-off e play-out, promozioni e retrocessioni. In realtà, per un lustro (2000-2004) vennero messe in atto modifiche a tale formula come ad esempio nel 2001 quando le otto finaliste vennero suddivise in due gironi da quattro e le vincitrici si affrontarono in finale sulla corta distanza dei tre match. Dal 2005 si è definitivamente passati al formato attuale, ovvero otto squadre nel gruppo mondiale che partono dai quarti con eliminazione diretta e le sconfitte al primo turno costrette a disputare i play-off/play-out per rimanere nell’elite. Le restanti quattro vanno in semifinale e le vincenti delle stesse si sfidano per l’assegnazione della coppa.

Come detto, gli Stati Uniti sono di gran lunga la nazione con il maggior numero di titoli (17) anche se l’ultimo risale al 2000. Dietro a loro c’è l’Australia con 7 (ultima vittoria nel lontano 1974) seguita dalla Cecoslovacchia (5) e dalla Spagna (4). Se ai titoli della ex-Cecoslovacchia aggiungiamo pure quelli di Rep.Ceca (3) e Slovacchia (1) il totale arriva a nove. Gli Stati Uniti detengono pure il primato di vittorie consecutive (ben 7 dal 1976 al 1982) anche se non hanno raggiunto l’Australia in fatto di finali consecutive (furono 8 dal 1973 al 1980). Repubblica Ceca e Russia sono, insieme all’Italia, le nazioni che hanno monopolizzato l’albo d’oro recente della manifestazione: le padrone di casa hanno conquistato tre degli ultimi quattro trofei mentre le ospiti hanno giocato ben sei finali dal 2004 aggiudicandosene quattro. Quanto ai record individuali, la spagnola Arantxa Sanchez-Vicario è la giocatrice con il maggior numero di match disputati (100) e vinti sia complessivamente (72) che in singolare (50). La miglior doppista è invece Larissa Neiland Savchenko con 38 successi. Infine, due israeliane si dividono il primato in fatto di sfide disputate con 61 a testa: Anna Smashnova e Tzipora Obziler.

 

Dal 1995, cinque volte la finale è stata decisa dal doppio, come di seguito:

1998 Ginevra Martinez/Sanchez b. Hingis/Schnyder 6-0 6-2 Svizzera-Spagna
2004 Mosca Myskina/Zvonareva b. Bartoli/Loit 7-6 7-5 Russia-Francia
2005 Parigi Dementieva/Safina b. Mauresmo/Pierce 6-4 1-6 6-3 Francia-Russia
2006 Charleroi Schiavone/Vinci b. Flipkens/Henin 3-6 6-2 2-0 rit. Belgio-Italia
2011 Mosca Hradecka/Peschke b. Kirilenko/Vesnina 6-4 6-2 Russia-Rep.Ceca.

Non è invece mai successo che una squadra abbia vinto la coppa dopo aver perso i primi due singolari.

PRECEDENTI – In quanto tali, Repubblica Ceca e Russia si sono affrontate in passato due volte con una vittoria per parte. Nel 2001, sulla terra indoor del Parque Ferial Juan Carlos I di Madrid, la Russia di Dementieva, Bovina, Likhovtseva e Petrova sconfisse 2-1 nel round robin del gruppo A la Repubblica Ceca di Chladkova, Hrdlickova, Cetkovska e Vaskova. Dieci anni più tardi invece le due nazionali si affrontarono allo Stadio Olimpico di Mosca per la finale dell’edizione 2011 e vinsero le ceche per 3-2. Chiusa in parità la prima giornata per effetto delle vittorie Kvitova su Kirilenko (6-2 6-2) e di Kuznetsova su Safarova (6-2 6-3), la seconda giornata iniziò con il secondo successo di Petra (4-6 6-2 6-3 a Kuznetsova) e il pareggio russo grazie ad Anastasia Pavlyuchenkova (6-2 6-4 a Safarova). Come ricordato in precedenza, determinante l’esito del doppio con le specialiste Hradecka-Peschke che ebbero nettamente la meglio su Kirilenko-Vesnina per 6-4 6-2. In precedenza, quando si chiamavano Cecoslovacchia e URSS, si registrarono tre sfide tutte in campo neutro. Nel 1981 a Tokyo vinse l’Unione Sovietica per 2-1 mentre sia a Melbourne nel 1988 che a Nottingham in Gran Bretagna nel 1991 si impose la Cecoslovacchia con lo stesso risultato.

Per quanto riguarda invece le singole atlete, questi i confronti diretti tra loro: Sharapova-Kvitova 6-4, Sharapova-Safarova 4-2, Sharapova-Strycova 2-1, Pliskova-Pavlyuchenkova 1-0, Makarova-Pliskova 2-0, Kvitova-Pavlyuchenkova 6-3, Kvitova-Makarova 4-2, Strycova-Vesnina 3-0, Strycova-Makarova 2-1, Pavlyuchenkova-Strycova 2-0.

PRONOSTICO – Il capitano della squadra di casa, Petr Pala, avrà l’imbarazzo della scelta al momento di decidere le due singolariste in quanto Kvitova, Safarova e Karolina Pliskova hanno chiuso il 2015 in ottima posizione di classifica WTA (rispettivamente 6, 9 e 11) e in buonissima condizione di forma. Petra e Lucie hanno partecipato al Master di Singapore e, grazie anche al “gioco di squadra” (battendo la Kerber per 2-0, la Safarova ha consentito alla Kvitova di qualificarsi per le semifinali), la due volte campionessa di Wimbledon ha raggiunto la finale poi persa al terzo set contro Radwanska; Karolina invece è stata relegata al “Masterino” di Zhuhai e pure lei ha disputato la finale, sconfitta solo da una super Venus Williams. Più indietro la quarta convocata, Barbora Strycova (41), che però avrà presumibilmente il compito di dare una mano consistente nel caso in cui il doppio dovesse diventare decisivo.

Dal canto suo la Russia di Anastasia Myskina potrà schierare per la prima volta in una finale la sua rappresentante di punta, ovvero Maria Sharapova. La siberiana dovrebbe provare a garantire due punti nei suoi singolari con la speranza, per le ospiti, che la ritrovata Pavlyuchenkova di fine stagione possa conquistare il terzo. Difficile ma non impossibile, anche perché l’atmosfera della Fed Cup in più di un’occasione ha lasciato spazio a sorprese. E comunque, in caso di parità dopo i singolari, la Russia potrà schierare una coppia consolidata come Makarova-Vesnina nonostante la mancina non giochi una partita ufficiale dagli US Open.

Per chiudere, la sensazione è che Pala e le sue ragazze partano favoriti e non solo per il sostegno del pubblico amico. Anche se non le difettano certo esperienza e temperamento, Maria Sharapova potrebbe avvertire il peso dell’evento a differenza di Petra Kvitova che, invece, è alla sua quarta finale e ha vinto le tre precedenti. La n°1 ceca è parsa in crescita di condizione e aver sconfitto proprio Masha nella recente semifinale di Singapore le avrà dato ulteriore fiducia. E quanto a fiducia, pure Lucie Safarova non scherza dopo aver battuto la Sharapova al Roland Garros. Insomma, mentre le ceche vorrebbero imitare la Russia (che vinse le sue quattro Fed Cup nell’arco di cinque anni a coppie di due dal 2004 al 2008), quest’ultima proverà a tornare sul trono della Davis al femminile sette anni dopo Madrid. Ma servirà un’impresa.

ALBO D’ORO

1963 Stati Uniti b. Australia 2-1
1964 Australia b. Stati Uniti 2-1
1965 Australia b. Stati Uniti 2-1
1966 Stati Uniti b. Germania Ovest 3-0
1967 Stati Uniti b. Gran Bretagna 2-0
1968 Australia b. Olanda 3-0
1969 Stati Uniti b. Australia 2-1
1970 Australia b. Germania Ovest 3-0
1971 Australia b. Gran Bretagna 3-0
1972 Sudafrica b. Gran Bretagna 2-1
1973 Australia b. Sudafrica 3-0
1974 Australia b. Stati Uniti 2-1
1975 Cecoslovacchia b. Australia 3-0
1976 Stati Uniti b. Australia 2-1
1977 Stati Uniti b. Australia 2-1
1978 Stati Uniti b. Australia 2-1
1979 Stati Uniti b. Australia 3-0
1980 Stati Uniti b. Australia 3-0
1981 Stati Uniti b. Gran Bretagna 3-0
1982 Stati Uniti b. Germania Ovest 3-0
1983 Cecoslovacchia b. Germania Ovest 2-1
1984 Cecoslovacchia b. Australia 2-1
1985 Cecoslovacchia b. Stati Uniti 2-1
1986 Stati Uniti b. Cecoslovacchia 3-0
1987 Germania Ovest b. Stati Uniti 2-1
1988 Cecoslovacchia b. URSS 2-1
1989 Stati Uniti b. Spagna 3-0
1990 Stati Uniti b. URSS 2-1
1991 Spagna b. Stati Uniti 2-1
1992 Germania b. Spagna 2-1
1993 Spagna b. Australia 3-0
1994 Spagna b. Stati Uniti 3-0
1995 Spagna b. Stati Uniti 3-2
1996 Stati Uniti b. Spagna 5-0
1997 Francia b. Olanda 4-1
1998 Spagna b. Svizzera 3-2
1999 Stati Uniti b. Russia 4-1
2000 Stati Uniti b. Spagna 5-0
2001 Belgio b. Russia 2-1
2002 Slovacchia b. Spagna 3-1
2003 Francia b. Stati Uniti 4-1
2004 Russia b. Francia 3-2
2005 Russia b. Francia 3-2
2006 Italia b. Belgio 3-2
2007 Russia b. Italia 4-0
2008 Russia b. Spagna 4-0
2009 Italia b. Stati Uniti 4-0
2010 Italia b. Stati Uniti 3-1
2011 Repubblica Ceca b. Russia 3-2
2012 Repubblica Ceca b. Serbia 3-1
2013 Italia b. Russia 4-0
2014 Repubblica Ceca b. Germania 3-1

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Roland Garros: primi ottavi parigini per Pegula, ritiro Badosa per un infortunio al polpaccio. 17esima seconda settimana nei Major per Keys

Avanti Kasatkina prossima avversaria di Camila Giorgi. Fuori per ritiro la spagnola Badosa, a casa anche Cornet per problemi fisici. Agli ottavi si affronteranno Keys e Kudermetova, rispettivamente al quarto e al secondo ottavo di finale nello Slam francese

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Continua l’ecatombe delle teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros 2022, delle 32 presentatesi ai nastri di partenza del torneo ne sono rimaste in gara solamente 11. Ma ciò che sorprende maggiormente non è tanto il numero in sé, seppur assolutamente rilevante, bensì la qualità delle regine che depongono la corona. Sabato, infatti, con l’allineamento del torneo agli ottavi di finale sono uscite di scena anche le forze numero 3 e 7 del seeding: Badosa e Sabalenka. Dopo l’eliminazione della bielorussa per mano di una scintillante Camila Giorgi, il ritiro a partita in corso della spagnola – che non riuscirà dunque ad eguagliare i quarti raggiunti la scorsa edizione – ha sancito che nel quarto round dello Slam parigino saranno presenti solamente due delle prime 11 teste di serie.

PEGULA LA PIU ALTA CLASSIFICATA NEL RANKING, RIMASTA IN CORSA, PER FRONTEGGIARE SWIATEK – Questo perché, oltre all’inarrestabile marcia della n. 1 Swiatek, – anche se nel suo terzo turno ha faticato più del previsto con la montenegrina Kovinic – Jessica Pegula (tds n. 11) ha superato la slovena e tds n. 24 Tamara Zidansek, (nel secondo incontro sul Campo 14, dopo il successo in quattro set di Rublev su Garin) che nel turno precedente ha potuto usufruire del walkover dell’egiziana Sherif, con lo score di 6-1 7-6(2) in quasi un’ora e mezza di gioco (1h29 per l’esattezza). La 28enne di Buffalo conferma, con l’ennesima ottima prestazione, la sua stagione positiva sulla terra battuta, che ha visto la statunitense centrare il traguardo più importante della sua carriera con l’ultimo atto conquistato nell’altura madrilena – che ha rappresentato per lei, la prima finale in un WTA 1000. La n. 11 del mondo si è qualificata per la prima volta al quarto turno del Major di Porte d’Auteuil, portandosi a casa un incontro dai risvolti diametralmente opposti nei due set. Il primo parziale è stato a senso unico in favore della figlia dell’imprenditore Terry Pegula, – proprietario delle franchigie dei Buffalo Bills della National Football League e dei Buffalo Sabres della National Hockey League, con un patrimonio stimato di circa 5 miliardi – che ha lasciato per strada un solo game, indirizzando inesorabilmente la frazione con uno sprint alla partenza da cinque giochi consecutivi. Il set sarebbe potuto essere ancora più rotondo, ma nel sesto game un calo di concentrazione di Jessica ha contribuito a mandare in frantumi tre set point permettendo così alla semifinalista dello scorso Open di Francia di evitare il bagel e di sbloccarsi in una sfida che fino ad allora l’aveva vista totalmente in balia dell’avversaria.

L’esito del parziale, però, non poteva essere messo in discussione viste le enormi difficoltà palesate dalla 24enne di Postumia e difatti Tamara nel game che segue si fa strappare il servizio per la quarta volta in altrettanti turni di battuta. Decretando così un 6-1 in mezz’ora, spaccata come un orologio svizzero, senza la minima discussione. Alla ripresa della contesa, il copione sembrava essere il medesimo del set inaugurale dopo il 3-0 di Pegula ad aprire le danze in men che non si dica. Invece, sul 3-1 la tennista newyorkese si distrae nuovamente come gli era già capitato quando aveva avuto la chance d’infliggere il bagel alla sua più giovane contendente. A questo punto il set prosegue sul sottile filo dell’equilibrio, con una sola palla break (per Zidansek) nei successivi 8 game. Si arriva così al tiebreak e anche nel jeu décisif, la n. 10 del seeding getta alle ortiche un vantaggio di 3-0 perdendo il servizio due volte di fila. Dopodiché però si scuote e vince i successivi quattro punti, ponendo fine al match. Tra le statistiche più rilevanti, da evidenziare il computo tra i vincenti e gli errori non forzati, nettamente favorevole all’americana (25/18 contro 16/31) con un +7 per lei ed un pesante -16 per la numero 25 del ranking. Un altro dato significativo è il rendimento del servizio, con il 63% di punti vinti con la prima per la tennista nordamericana e solo il 56% per la slovena, ma la vera differenza si è riscontrata sulla seconda: un perentorio 68% di trasformazione (17/25) a fronte di un misero 31%.

 

KUDERMETOVA APPROFITTA DEL PROBLEMA FISICO DI BADOSA – E’ invece durato soltanto un’ora e due minuti il terzo incontro di giornata sul Suzanne Lenglen tra la n. 4 delle classifiche, nonché n. 3 del tabellone Paula Badosa e la russa Veronika Kudermetova. Il primo set vinto 6-3 dalla tennista senza bandiera, a discapito di quello che potrebbe far pensare il punteggio c’è stata lotta vera con l’iberica che era partita meglio issandosi sul 2-0 e addirittura avendo a disposizione due break point per il 3-0 “pesante” in un game da 15 punti. La n. 29 WTA, salvatasi dallo spettro del 4-0, ha assestato una striscia, durissima da digerire per la spagnola, di 5 giochi a 1 con la quale ha messo le mani sul primo parziale. Sostanzialmente il match si è concluso qui, poiché dopo aver subito il break sull’1-1 del secondo set la campionessa dell’edizione ottombrina d’Indian Wells ha dovuto alzare bandiera bianca per via di un infortunio al polpaccio destro. Ricordiamo che con questo successo la 25enne di Kazan, si porta sul 4-2 nel bilancio degli scontri diretti. La russa infatti ha trionfato nei primi tre confronti diretti con l’ex n. 2 del mondo nativa di Manhattan; nel 2019 in California a livello di semifinale e replicando un anno dopo ad Abu Dhabi e in un altro penultimo atto sulla terra verde di Charleston. Poi però Badosa ha accorciato le distanze vincendo gli ultimi due H2H; (prima di oggi) prendendosi prima la rivincita nei quarti di finale del primo appuntamento del Sunshine Double del 2021 – dove Paula ha ottenuto il risultato più prestigioso della sua attività da professionista – e successivamente superandola nettamente qualche settimana fa in casa in quel di Madrid.

KEYS IN RIMONTA PER LA QUARTA VOLTA AGLI OTTAVI DI PARIGI – Ultimo terzo turno femminile di questa 126esima edizione del secondo Slam dell’anno, la sfida conclusiva del Day 7 sul Simonne Mathieu tra la tds n. 22 Madison Keys e la numero 16 Elena Rybakina. Scontro inedito tra le due giocatrici, che curiosamente hanno una classifica WTA che corrisponde al loro seed in questo torneo. Da una parte l’ex finalista dello Us Open 2017, che con il successo all’esordio su Kalinskaya ha posto fine ad una serie di cinque sconfitte consecutive contro Top 100 ed ha centrato la sua prima vittoria stagionale sul rosso. Dall’altra la kazaka, che proprio a Parigi lo scorso anno raggiunse il suo primo ottavo di finale in un torneo del Grande Slam e battendo Serena Williams divenne soltanto la terza tennista del suo Paese a qualificarsi per i quarti del Roland Garros. La 22enne di Mosca, naturalizzata kazaka, si è arresa per 3-6 6-1 7-6(3) in 2h11 e con il ko odierno ha purtroppo per lei confermato una certa tendenza negativa, che l’ha vista perdere 11 delle ultime 15 partite contro Top 50, di cui 7 delle ultime 8 sfide. L’ex n. 7 del mondo si è vista scippare il primo set, grazie al break maturato nell’ottavo gioco, nel quale si sono materializzate le prime opportunità in risposta del match. Al momento di chiudere il parziale in favore della n. 16 del tabellone, abbiamo assistito al game più combattuto del set, (15 punti giocati) dopo un’intera frazione nel segno dell’equilibrio e dei servizi, dove Elena ha dovuto fronteggiare tre palle del contro-break.

Annullate tutte e tre le occasioni, è riuscita a vincere il parziale al terzo set point. A questo punto parte la rimonta di Keys che annichilisce l’asiatica 6-1, ma poteva anche essere 6-0 – set ball cancellato da Rybakina nel sesto game – e trascina il duello alla frazione finale. Un terzo set bellissimo, molto emozionante con nessuna delle due protagoniste che vuole scoprirsi troppo per non commettere l’errore fatale. Una sola palla break sul 4-4 per l’ex n. 12 del mondo, che convertita l’avrebbe portata servire per il match. Non colta la chance, si giunge al tiebreak; l’esito finale più giusto di un match ricco di pathos. Al super tiebreak conclusivo s’impone Madison per 10 punti a 3, un dominio frutto del 6-0 di apertura del gioco decisivo che ha reso sostanzialmente vano l’equilibrio perdurato nel set. Con questa affermazione per la 17esima volta nella carriera Keys si guadagna la seconda settimana nei Major, in un bilancio complessivo dal 2015 che a questo punto degli Slam recita 17-5. A Parigi è riuscita a sfondare il muro del terzo turno in tre occasioni – esclusa quella odierna; le ultime nel 2018 quando giunse in semifinale e un anno più tardi quando invece si fermò nei quarti. A livello di numeri, meglio l’americana per prime scagliate in campo (74% contro 45%), speculare invece la percentuale sull’efficacia della prima palla: 76. Ma l’ex top ten a stelle e strisce ha delineato come fattore realmente differenziale della sfida; la capacità di fare la partita: 44 winners e 38 non forzati per lei a fronte di un -7 della n. 1 del Kazakistan (20/27).

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Q. Zheng b. A. Cornet 6-0 3-0 rit. (Pellegrino Dell’Anno)

Qinwen Zheng non si ferma: dopo la sorprendente vittoria con Simona Halep (di mezzo anche l’attacco di panico della rumena), avanza al quarto turno superando la padrona di casa Alizè Cornet, costretta però al ritiro a inizio del secondo set. Il risultato finale è di 6-0 3-0, prima del forfait della francese, che aveva fatto sperare il pubblico dopo la bella vittoria al secondo turno contro Ostapenko, n.13 del seeding. I problemi della n.40 al mondo erano chiari già nel primo, non avendo vinto neanche un punto sulla prima della cinese, da parte sua brava tatticamente a usare ben 10 volte la smorzata per stancare la sua avversaria, che purtroppo nulla ha potuto contro i problemi fisici. E allora strada spianata ai giovani, verrebbe da dire: Zheng, classe 2002, all’esordio nello Slam rosso centra il quarto turno, prenotando soprattutto il posto dell’avversaria di Iga Swiatekla cannibale n.1 al mondo. Miracoli suoi e un po’ di fortuna finora per la n.77 al mondo, che se vorrà avere una flebile speranza contro la polacca dovrà attingere a piene mani da entrambi questi calderoni.

[20] D. Kasatkina b. S. Rogers 6-3 6-2

Non serve il ritiro dell’avversario invece a Daria Kasatkina, che prosegue l’ottimo momento di forma battendo senza neanche troppo sforzo 6-3 6-2 Shelby Rogers, giocatrice certo meno adatta alla superficie della russa. L’ex n.10 al mondo(qui già tra le migliori 8 quattro anni fa) fa la differenza sul servizio e sulla solidità. 72% di punti vinti con la prima e solo due palle break concesse a fronte di 11 (5 concretizzate), e soprattutto solo 7 errori non forzati, una miseria. Certo pochi i suoi 15 vincenti rispetto ai 28 dell’americana, che ha anche però regalato ben 41 punti, gettando lì la partita in pratica. Dunque vince e convince Daria Kasatkina, che al prossimo turno affronterà Camila Giorgi vittoriosa su Aryna Sabalenka, in una partita molto aperta, dove la russa, se aggiungerà un po’ di vincenti e qualche variazione alla solidità odierna, potrebbe anche essere leggermente favorita.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ITF Grado, Cocciaretto in semifinale: “Sono venuta qui con l’obiettivo di migliorarmi” [ESCLUSIVA]

Semifinale raggiunta in Friuli con l’obiettivo Top100: “Devo ripartire da zero. Obiettivo fare più partite possibili”. In campo anche Errani

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Elisabetta Cocciaretto a Grado
Elisabetta Cocciaretto - Guadalajara 2021 (Foto Facebook Abierto Zapopan 2021)

L’attenzione degli appassionati di tennis è tutta concentrata su Parigi, dove il gotha del tennis femminile sta dando spettacolo, con molti colpi di scena, diverse teste di serie cadute e nomi nuovi che si stanno facendo luce. Tuttavia, per coloro che non sono rientrate tra le 128 elette del main draw dello slam parigino, il circuito ITF ha offerto una vasta possibilità di scelta con ben 12 tornei in contemporanea. I più importanti sono i due W60 in corso di svolgimento ad Orlando in Florida e il torneo italiano di Grado.

E proprio nel comune dell’Alto Adriatico, situato tra Trieste e Venezia brillano i colori italiani, con ben due nostre rappresentanti che hanno raggiunte le semifinali. Sara Errani, testa di serie numero 5 del tabellone, che ha sconfitta l’austriaca Haas ed Elisabetta Cocciaretto, testa di serie numero 4, che ha sconfitto la svizzera Waltert.

Al termine della sfida contro la numero 211 al mondo durata quasi due ore giocata in condizioni abbastanza complicate, Cocciaretto è stata intervistata dal nostro Massimo Gaiba: “C’era abbastanza vento, lei comunque è una giocatrice forte, serve bene, risponde bene, ha una palla abbastanza pesante quindi diciamo che ho avuto molti alti e bassi, però sono contento di aver vinto e di giocare un’altra partita”.

 

Cocciaretto, che ha abbandonato prematuramente Parigi dopo la sconfitta nel secondo turno di qualificazione contro la russa Selekhmeteva, ha scelto di giocare a Grado per trovare la giusta condizione: “Io sono venuta qui con l’obiettivo di migliorarmi, di fare più partite possibili e giocarne un’altra mi da l’opportunità di migliorare e giocare ancora, cosa che mi serve molto quest’anno”.

L’ultimo successo permetterà all’italiana, al momento numero 157 delle classifiche mondiali, di riprendere la cavalcata verso la top 100, fortemente penalizzata da una tendinopatia al ginocchio sinistro: “Sono stata ferma sette mesi, mi sono operata quindi devo ripartire da zero, per questo l’obiettivo è di fare più partite possibili.

Nella strada verso la finale Cocciaretto affronterà la slovena Jakupovic, numero 311 WTA ma con un best ranking al numero 69 datato novembre 2018. Nell’altra semifinale Errani affronterà la testa di serie numero 1 del torneo Ylena In-Albon.

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ATP

C’è Holger Rune in Danimarca (e questa sera anche a Parigi)

Il giovane danese, che stasera giocherà il terzo turno del Roland Garros contro Gaston, sarà in futuro il grande rivale di Alcaraz? Nell’attesa, una digressione sul tennis danese

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Holger Rune - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Secondo Shakespeare c’è del marcio in Danimarca, o almeno c’era quando scrisse “Amleto”.

A oltre 400 anni di distanza da quei giorni possiamo dire che nel presente e soprattutto nel futuro del regno di Danimarca c’è anche il tennis grazie a un ragazzo di 19 anni che fisicamente assomiglia così tanto al protagonista di Titanic, che se non avessimo visto più volte il film saremmo inclini a credere che Jack Crawford sia riemerso incolume dai fondali dell’Atlantico.

Ci riferiamo a Holger Vitus Nodskov Rune, numero 40 della classifica mondiale che questa sera scenderà in campo a Parigi per affrontare al terzo turno Hugo Gaston.

 

Sarà Rune il giocatore in grado di lanciare il guanto della sfida a Carlos Alcaraz e a dare vita nei prossimi lustri – magari in compagnia di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti – a una saga all’altezza di quella a cui hanno dato vita Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli ultimi 15 anni?

Ce lo auguriamo per il bene del tennis, ma per il momento a suo proposito ci sentiamo solo di dire che ci sembra un buon giocatore, dotato di notevole temperamento, che studia per diventare un campione.

E dove studia il giovane Holger? Studia nella piccola, civilissima nazione citata in apertura di articolo e abitata da sei milioni di anime, che nei secoli scorsi ha dato i natali a illustri letterati e filosofi, ma che è sempre stata parca di tennisti. 

Caroline Wozniacki – numero 1 del tennis femminile tra il 2010 e il 2012 – rappresenta la classica eccezione alla regola.

Ma cosa risponderebbe Rune a un novello Farinata degli Uberti che gli chiedesse: “chi fuor li maggiori tuoi?” o, per dirla in prosa, “chi furono i tuoi predecessori?”

Nonostante Rune non ce lo abbia chiesto ci prendiamo la libertà di rispondere in sua vece.

Holger Rune è il giocatore danese arrivato più in alto nella classifica del singolare da quando l’ATP la introdusse nel 1973.

Scorrendo a ritroso l’album di famiglia del tennis danese, subito dietro di lui ci imbattiamo in un nome che non ci suona nuovo, ovvero quello di Kenneth Carlsen (ma forse ci confondiamo con il Diavolo, al secolo Kent Carlsson) che nel giugno del 1993 sull’onda degli ottavi di finale raggiunti in Australia toccò la posizione numero 41.

Carlsen è il solo danese insieme a Rune –  a maggio vincitore a Monaco del suo primo torneo –  ad avere vinto tornei ATP e quello che sino ad oggi ne ha conquistati di più: 3.

Oltre a Rune e Carlsen gli unici tennisti danesi ad essere riusciti ad entrare tra le prime 100 posizioni mondiali in singolare sono stati Kristian Pless (65), Frederik Fetterlein (75) e un giocatore di cui parleremo in chiusura di articolo.

La Danimarca vanta però un giocatore che nella specialità del doppio nel 2012 vinse il torneo di Wimbledon, ovvero Frederick Nielsen.

Al trionfo di Frederick non poté assistere suo zio Kurt poiché era  morto l’anno precedente. E chissà quante emozioni e quanti ricordi avrebbero attraversato quel giorno il cuore di Kurt Nielsen nel vedere il nipote giocare sullo stesso campo in cui aveva disputato e perduto la finale del singolare nel 1953 e nel 1955, prima contro Vic Seixas e poi contro Tony Trabert.

Kurt Nielsen alla luce dei risultati è il tennista più forte che la Danimarca abbia mai avuto. Per restare ai quattro major, oltre alle finali di Wimbledon già citate, Nielsen arrivò una volta ai quarti dello US Open e 5 volte agli ottavi del Roland Garros.

Non disputò mai l’Australian Open e non volle mai unirsi al circuito dei professionisti.

Quasi altrettanto forte fu il mancino Jan Leschly che nel 1967 fu sconfitto da Clark Graebner nella semifinale dello US Open .

Avevamo promesso di citare in chiusura di articolo il nome del quinto danese capace di raggiungere la top 100 nell’era Open.

Fedeli alla promessa  sveliamo il suo nome: Torben Ulrich, che insieme al fratello Jorgen nei ricordi del nostro Direttore costituiva una coppia di hippy ante litteram.

Ulrich fu un campione di longevità tennistica; nel 1968 a 40 anni arrivò sino agli ottavi di finale degli US Open e a 45 suonati al numero 96 della classifica ATP.

Non è però questa la ragione per la quale lo abbiamo tenuto a guisa di dulcis in fundo, bensì perché è il padre di Lars Ulrich; Lars Ulrich è il fondatore e batterista di uno dei più importanti gruppi della scena rock mondiale degli ultimi 40 anni,  i “Metallica” e concittadino di Holger Rune: entrambi sono infatti nativi di Gentofte. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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