ATP Finals: il quarto fab è sempre Rafael Nadal

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ATP Finals: il quarto fab è sempre Rafael Nadal

Rafael Nadal batte nettamente Stan Wawrinka nel secondo incontro del gruppo “Ilie Nastase”. Lo svizzero, nervoso e rinunciatario, racimola appena 5 giochi contro un solido Nadal. Il maiorchino sfiderà Andy Murray nella giornata di mercoledì per il primato nel girone

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[5] R. Nadal b. [4] S. Wawrinka 6-3 6-2 (da Londra, Cesare Alfieri)

Ci sono un sacco di buone ragioni per cui ad un purista del british tennis lo stile della O2 Arena può non piacere. C’è poco o nulla di britannico: non banalmente l’erba di tutti gli altri tornei del Regno, non quell’atmosfera retrò ma insieme posh del Queen’s Club, non la grandeur ed i Pimm’s di Wimbledon e neppure, nientemeno, i gabbiani di Eastbourne. E però questo torneo, in questa location, rimane affascinante. Saranno le luci che accendono le righe del campo nell’Arena al buio prima dei match, o la partecipazione incredibile del pubblico tanto nei singolari quanto nei doppi (!), o risalire il Tamigi in barca dal centro della capitale inglese fino ai Docks, chissà. Di certo, e spiace dirlo perchè le premesse e le aspettative erano molto diverse, non per il livello delle partite viste quest’oggi e, in particolare, non per lo spettacolo prodotto dall’incolpevole Rafa Nadal, e dall’almeno distratto Stan Wawrinka. Quest’ultimo, arrivando alla partita conclusiva di domenica, avrebbe addirittura la possibilità di essere lo svizzero numero uno del ranking – per la prima volta – a fine stagione. Dall’atteggiamento in campo, però, questo non parrebbe un grande incentivo.

Il primo set si è aperto con due break, ed il primo 15 ottenuto al servizio nel terzo game, dopo nove punti consecutivi del giocatore in risposta. Nel primo game Wawrinka appare tanto centrato col rovescio, quanto Rafa col dritto nel secondo. Due vincenti coi rispettivi trademark chiudono i due game di apertura: il pubblico, e non solo il fin troppo caloroso pubblico svizzero, si attende equilibrio. Fino all’ottavo game, in effetti, i turni di battuta sono tenuti facilmente da entrambi. Un Nadal aggressivo come, forse, non si vedeva da un po’ costringe, però, Wawrinka a remare dal fondo, chiudendo nel quinto gioco tutti i punti fuorché uno con uno smash rabbioso. Lo svizzero gioca molto dietro la linea di fondo, e Nadal lo spinge ancora più in fondo col suo diritto uncinato. Il mio vicino di sedia commenta: “Nadal sembra Nadal stasera”. Certo, un buon Nadal, con l’apprezzato aiuto di Wawrinka però: nell’ottavo gioco lo svizzero commette due doppi falli, concendendo tre palle break, e salvandone due soltanto. Dopo 37 minuti, Rafa chiude il set con un ace.

 

L’inizio del secondo set è la nemesi dei game di apertura del primo set. Nel primo, infinito parziale Wawrinka deve salvare sette palle break – ma ci riesce: un po’ servendo bene, in particolare da sinistra, un po’ riscoprendo delle soluzioni vincenti. Tiene il servizio, e pare ritornato sul campo, soprattutto mentalmente. Nel secondo gioco ottiene lui due palle break, dove però Nadal gioca al suo meglio, finendo a celebrare con salto e pugnetto. Il post-mortem di Wawrinka è solo rimandato. Nel terzo gioco concede altre due palle break – per un totale di nove in due game – e perde il servizio con un doppio fallo. Dopo un’ora di gioco Rafa è tre a uno, e l’ultima timida resistenza dello svizzero viene archiviata quando il maiorchino trasforma l’undicesima (sic) palla break nel sesto gioco. La partita, in verità, era già finita da un pezzo, con i punti di Wawrinka che apparivano più il frutto del caso che non una scelta razionale. I 29 errori non forzati – di cui 21 nel secondo set – ci dicono di un partita in cui allo svizzero “tutto è andato storto. Oggi non c’ero proprio”. Curiosamente, come nell’edizione 2014 delle Finals, dopo quattro match nessun match si è ancora allungato al terzo set, e il totale dei set dei ‘perdenti’ è molto simile (19 nel 2014, 21 nel 2015). Così come lo spettacolo, che ancora non c’è stato. Domani è un altro giorno, però. Ed è il giorno di Federer vs Djokovic.

Stat Nadal-Wawrinka

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Federer torna a Wimbledon per la prima volta da ex giocatore

La leggenda svizzera, ritiratasi definitivamente alla Laver Cup di settembre, ha fatto il suo ritorno sui campi dell’All England Club

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Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer
Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer

Non è passato molto tempo dall’ultima volta in cui Roger Federer aveva messo piede sul centrale di Wimbledon. Erano i Championships di quest’anno, e già lo svizzero presenziava ad una fastosa cerimonia apparendo ormai pensionato: l’annuncio e il match conclusivo sono arrivati qualche mese dopo, ma il sentore di ritiro aleggiava già nell’aria.

È per questo che dalla sua nuova visita di venerdì, da giocatore ormai ufficialmente ritirato, deriva soltanto un senso di allegria mista a nostalgia.

Il venti volte campione slam ha testimoniato la visita attraverso delle fotografie pubblicate sul suo profilo Instagram, che hanno fatto il giro del mondo diventando ben presto virali, come d’altronde per ogni segno di presenza di Roger, ovunque e con chiunque. 

 

Federer ha vinto Wimbledon otto volte (record), la prima partecipazione risale al 1998 (vittoria nel torneo Junior), l’ultima al 2021 (sconfitta ai quarti subita da Hubert Hurkacz, che si è rivelata essere anche l’ultimo suo match sul circuito).

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Nadal parla dal Sudamerica: “Aver trovato un trattamento efficace per il piede ha cambiato tutto”

Rafa Nadal si trova ora in Cile dove affronterà Alejandro Tabilo: “Ho bei ricordi di quando sono stato qui nel 2013”

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Rafael Nadal - Tour sudamericano 2022 (foto via Twitter @rnadalacademy)

La prima tappa del tour in America Latina di Rafa Nadal si è conclusa con due vittorie: in singolo contro Ruud e in doppio insieme a Gabriela Sabatini (e contro lo stesso Casper e Gisela Dulko). Dopo l’Argentina, ora tocca al Cile, dove lo spagnolo è arrivato nella giornata di giovedì in vista del match di esibizione che giocherà contro il beniamino di casa Alejandro Tabilo, numero 86 del mondo. La trasferta è comunque ancora agli inizi: sabato Rafa si sposterà in Brasile, a Belo Horizonte; da qui a Quito in Ecuador e poi Bogotà (Colombia) e l’ultima esibizione giovedì prossimo a Città del Messico. Un modo per tenersi in forma, aveva detto il maiorchino che da Santiago già guarda alla prossima stagione: “Ho intenzione di partire per l’Australia (dove è in programma anche la sua partecipazione alla United Cup al fianco di Paula Badosa, ndr) tra tre settimane, poi vedremo cosa succederà”.

Di sicuro, il ritiro a stretto giro non è più un’opzione, a differenza di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa. Il problema cronico al piede, manifestatosi in maniera particolarmente severa nell’ultima edizione degli Internazionali d’Italia, aveva tutta l’impressione di poter essere fatale per la carriera di Nadal. Ma il tentativo fatto dopo il Roland Garros con un nuovo trattamento (la radiofrequenza a impulsi) è andato a buon fine scongiurando l’intervento chirurgico: “La stagione ha avuto diverse fasi ed è stata segnata dai miei problemi fisici. Tutto è cambiato quando abbiamo trovato un trattamento efficace per il mio piede, che mi ha aiutato molto. Questo ha cambiato le mie prospettive in modo radicale”.

Per Rafa non si tratta di una prima volta in Cile, ma di un ritorno dopo il torneo disputato nel 2013 a Viña del Mar, dove arrivò in finale perdendo da Zeballos. Nonostante la sconfitta, in quella trasferta cilena Nadal, di rientro da un infortunio al ginocchio, pose le basi per una delle stagioni migliori della sua carriera, chiusa al vertice del ranking dopo le vittorie al Roland Garros e allo US Open: “Sono molto felice di tornare in un Paese che mi ha sempre dato tanto affetto. Ho grandi ricordi di quando sono stato qui nel 2013 e non dimenticherò mai le mie battaglie contro Fernando Gonzalez. La partita più importante della mia carriera contro un cileno è stata la finale di Pechino 2008 contro di lui” – ha ricordato lo spagnolo. Stanotte l’avversario sarà invece Tabilo che non ha nascosto l’emozione, dichiarando che per lui “è stato un onore essere scelto per giocare contro il mio idolo”.

 

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Jannik Sinner, il 2023 parte da Adelaide

L’altoatesino inizierà la prossima stagione partecipando all’ATP 250 di Adelaide 1, dove sarà impegnato dall’1 all’8 gennaio. Niente United Cup per lui

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Jannik Sinner - sessione autografi - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Archiviata una stagione 2022 alquanto sfortunata per Jannik Sinner è il momento di preparare la stagione 2023. Lo aspetta un grande lavoro di preparazione in questa off-season insieme al suo team per scongiurare i frequenti infortuni che l’hanno attanagliato in questa stagione: anche perché, nonostante alcuni ritiri di una certa importanza – Indian Wells e Roland Garros su tutti -, Sinner rimane tra i migliori.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

L’ultima partita del 2022 risale allo scorso 31 ottobre con la sconfitta al primo turno del Master 1000 di Parigi-Bercy patita contro lo svizzero Huesler con il severo punteggio 6-2 6-3. Qualche settimana dopo l’annuncio di un infortunio -legamento dell’indice – e il conseguente forfait dall’impegno con la nazionale guidata da Filippo Volandri in Coppa Davis. Un’assenza che, sommata a quella di Matteo Berrettini, costringe i nostri portacolori a compiere una sorta di miracolo.

 

La off-season di Sinner è già iniziata: da qualche giorno si trova a Montecarlo ad allenarsi insieme al giovane Massimo Giunta (1287 ATP) che sta disputando la Serie A2 con la maglia dello Sporting Club EUR di Roma.

Partirò da Adelaide. Con il mio team abbiamo deciso di partire da lì, anche perché Darren Cahill (coach insieme a Simone Vagnozzi, ndr) è di Adelaide e quindi abbiamo deciso di iniziare così, non andrò alla United Cup” ha fatto sapere il 21enne, che disputerà questo torneo per la prima volta. Un programma già anticipato nell’intervista concessa a Torino durante le Nitto ATP Finals in cui aveva già comunicato che non avrebbe giocato la United Cup e anzi, di avere la necessità di giocare un torneo tradizionale per preparare al meglio il primo Grande Slam dell’anno in terra australiana.

Viola Tamani

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