Coppa Davis amarcord: la débâcle azzurra in Africa e la serie C

Coppa Davis

Coppa Davis amarcord: la débâcle azzurra in Africa e la serie C

Il tennis italiano, a livello maschile, vive un periodo di risultati discreti, soprattutto grazie al contributo di Fognini e Seppi che stazionano stabilmente nella top 30 da qualche anno. Eppure, non tanti anni fa, l’ItalDavis subì una debacle clamorosa contro lo Zimbabwe, che nell’immaginario degli appassionati di tennis rimane un ricordo, ancora, vivido

Pubblicato

il

 
 

Era il settembre del 2003, quando nell’esotica e lontana Harare , capitale dello Zimbabwe, già Rhodesia del Sud, andò in scena il punto più basso dell’Italtennis. La rappresentativa italiana fu sconfitta dalla compagine africana per 3-2 (3-0 dopo le prime due giornate) e subì, così, l’onta della retrocessione nel gruppo C di Coppa Davis. Da quel giorno lo Zimbabwe diventa per gli appassionati di tennis, quello che la Corea del Nord del 1966 rappresenta per la nazionale italiana di calcio, ovvero la sconfitta più clamorosa mai subita.
L’Italia, che ad aprile viene battuta a Casablanca dal Marocco, grazie a due vittorie nell’ultima giornata di Younes El Aynaoui e Hicham Arazi, si ritrova a dover centrare, assolutamente,  una vittoria contro lo Zimbabwe per evitare l’abisso della Coppa Davis, ovvero il raggruppamento II della zona euro-africana.
La squadra capitanata da Barazzutti (sì, sempre lui) e dal presidente FIT Binaghi (nei secoli presente) parte, ovviamente, con i favori del pronostico; nell’unico precedente  a Prato, nel ’98, fu un netto 5-0, ma la situazione precipita già nella prima giornata. Volandri, infatti, dopo aver vinto il primo set 6-4, si incarta e subisce la rimonta di Ullyett, che, con l’uso sfrenato  del serve&volley, mette in confusione il livornese, sempre poco a suo agio lontano dall’amato mattone tritato.
Davide Sanguinetti, allora impegnato come secondo singolarista, perde in tre set contro Wayne Black e manda lo Zimbabwe avanti 2-0 e con la chiara possibilità di chiudere i conti già il giorno successivo. Il tennista italiano lotta, praticamente, solo nel primo set, che perde al tiebreak, poi si spegne con il passare dei minuti e consegna il secondo punto al tennista africano. La grande occasione per lo Zimbabwe arriva con il doppio, infatti gli africani schierano la coppia Black-Ullyett, che allora stazionava nella top 10 e vantavano in bacheca anche un titolo Slam,  il Roland Garros del 2001 (ma i due vinceranno anche un secondo titolo in Australia nel 2005). In questo caso il pronostico non viene sovvertito, Black-Ullyett battono in tre set gli italiani Massimo Bertolini e Giorgio Galimberti e spingono l’Italia nel baratro. La clamorosa sconfitta viene mitigata dai due punti conquistati da Galimberti e Sanguinetti contro gli sconosciuti Chidzikwe e Bazda, ma il 3-2 non toglie la delusione e l’amaro in bocca a tutto l’ambiente italiano. Il capitano Barazzuti dichiarerà a caldo: ” È una sconfitta che fa male, non mi sarei mai aspettato che arrivasse già nella seconda giornata. Bisogna prendere atto, accettare con pazienza, tirare su le maniche e iniziare a lavorare per costruire una squadra che possa tornare in serie B e poi in serie A». Da questa incredibile Caporetto, la nazionale italiana di tennis, già, l’anno successivo torna nel gruppo B, dopo aver eliminato la Polonia solamente 3-2. Anche in questa occasione non manca il pathos, perché Potito Starace salva due match point a Fyrstenberg e conquista il punto decisivo.
La nazionale tornerà, finalmente, nel gruppo che conta solamente nel 2011, con la vittoria contro il Cile, dopo ben 7 anni di spareggi persi e sorteggi sfortunati, ma l’opera di costruzione di Barazzuti è iniziata, proprio, dal quel famoso settembre del 2003.
Lo Zimbabwe, da quella storica vittoria contro l’Italia, è praticamente scomparso dai radar del tennis che conta, non avendo, ormai da molti anni, rappresentati nella top 200.
Negli ultimi anni, soprattutto con i risultati di Fognini e Seppi, il tennis italiano al maschile sta ottenendo dei buoni risultati (anche se non paragonabili ai successi delle azzurre), questa ritrovata competitività si è riversata anche sulla Davis, in cui spicca la semifinale, poi persa, contro i futuri campioni della Svizzera di Federer nel 2014.
Con la vittoria nello spareggio contro la Russia, la nazionale italiana dell’eterno Barazzutti ha centrato, per settimo anno consecutivo, l’ingresso nel World Group di Coppa Davis, a dimostrazione che il momento che vive il tennis italiano maschile è positivo. 

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

Pubblicato

il

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

Continua a leggere

Coppa Davis

Canè: “Vincere la Davis quest’anno? Io ci credo. Mi chiedono ancora del match con Wilander”

L’ex tennista azzurro oggi commentatore tecnico: “Il tennis italiano è a posto per dieci anni”

Pubblicato

il

Paolo Canè (Instagram @paolocaneofficial)
Paolo Canè (Instagram @paolocaneofficial)

Il turbo rovescio, le urla di Galeazzi e quella vittoria in Davis su Wilander. Paolo Canè è rimasto nella memoria di molti appassionati di tennis per quell’epica vittoria del 1990, ma è stato un giocatore divertente e completo in grado di togliersi le sue soddisfazioni ed arrivare al n.26 ATP. Oggi è rimasto a stretto contatto col mondo del tennis e la sua voce accompagna le immagini dei tornei dello Slam in quanto commentatore di Eurosport. Canè è stato intervistato negli scorsi giorni da Repubblica Bologna, durante la settimana di Coppa Davis, e ha espresso il suo parere sulle chances della squadra capitanata da Filippo Volandri. “Questi ragaz zi se sono al completo già quest’anno possono vincere la Coppa – sono state le parole di Canè -. E comunque al di là di come finisce stavolta, per dieci anni il nostro tennis è a posto, questa è una generazione da favola. Non ci sono solo Berrettini e Sinner: Musetti è uno spettacolo, il suo tennis incanta, Fognini ancora oggi ha un talento unico, Bolelli avete visto come ha giocato contro la Croazia. Quei due si integrano alla perfezione, il genio di Fognini, le sue fiammate, e la solidità e la potenza di Bolelli”.


Canè rievoca il famoso match con Wilander: “Giocammo su due giorni, interrompemmo la sera che eravamo due set pari, non ci si vedeva più. Eravamo 2-2, era il punto decisivo. Chiesi a Panatta, che era il capitano, di cenare da solo, volevo restare concentrato, avevo in testa quel pensiero lì e basta, volevo batterlo, dicevo, Mats è stato numero uno, ha vinto tantissimo, stavolta deve toccare a me”. E spiega anche come interpreti la sua esperienza da seconda voce tv: “Mi piace molto, è un’esperienza che mi completa, ho capito che non bisogna parlare sempre, commentare ogni punto, perché si diventa noiosi. Su una partita di 5 set poi la gente si stufa. Bisogna spiegare, coi tempi giusti”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement