Le grandi partite dell'anno. Settembre: l'incredibile vittoria di Roberta Vinci manda in fumo il sogno di Serena Williams

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Le grandi partite dell’anno. Settembre: l’incredibile vittoria di Roberta Vinci manda in fumo il sogno di Serena Williams

Il 2015 è ormai agli sgoccioli, ma è stato un anno di tennis molto intenso e pieno di grandi partite. La partita di settembre è ormai storica e a firmarla, incredibilmente, è un’italiana: Roberta Vinci supera in 3 set Serena Williams, che sprofonda nel dramma

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Roberta Vinci - SF US Open 2015 (foto di Bob Straus)

R. Vinci b. [1] S. Williams 2-6 6-4 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Con ancora negli occhi la meravigliosa cavalcata di Flavia Pennetta, mi accomodo a bordocampo (oltre alle indimenticabili emozioni regalate a tutti noi in questo US Open, un’altra cosa di cui ringraziare le nostra ragazze sono i posti ultrariservati per i media del paese delle giocatrici), per assistere alla seconda semifinale tra Serena Williams e la nostra Roberta Vinci.Le ragazze sembrano entrambe abbastanza tese, per opposti motivi: Serena gioca per la storia del tennis mondiale, Roberta per quella del tennis italiano e la sua personale. Al via la Williams con il servizio, subito ace, poi rovescio affondato sotto la rete. Anche la Vinci commette un paio di errori tipici del “braccio contratto”. 1-0 Serena, anche Roberta tiene bene, 1-1. La Williams sbaglia ancora qualche rovescio di troppo, e si fa trascinare ai vantaggi da una Roberta che sembra ora essere entrata meglio in partita. Sono i servizi vincenti l’arma in più di Serena, e la tengono a galla in questo avvio, perchè sullo scambio Roberta è decisamente più incisiva, affettando bene lo slice per poi chiudere con ottimi dritti. E così, dopo due parità, è break point Vinci, che Serena annulla con una bastonata di servizio accompagnata da un “Come on!” tanto urlato da sembrare quasi di paura. Infatti subito altro errore gratuito, secondo break point Vinci, e questo è quello buono, ennesimo gratuito della Williams e si va al cambio campo sul 2-1 per l’azzurra. Serena, seduta a tre metri da me, fruga nervosamente nel borsone Wilson, forse non soddisfatta della racchetta.

Roberta va al servizio, e subisce la reazione della Williams, con tre vincenti diretti (e altrettanti urli da battaglia), cede la battuta a 15, e siamo 2-2. Ace Williams in apertura del quinto game, poi servizio-dritto e servizio-schiaffo, poi ancora servizio vincente, è chiaro che Serena ora si è sbloccata, 3-2 per lei. Il pubblico tifa come fosse una partita di NFL, anche dal box-media: non il massimo della professionalità (Gianni Clerici soleva ammonire i colleghi troppo chiassosi con un bel “no cheers in the press box!”), ma tant’è. A Roberta, che continua a giocare molto bene, esce un dritto lungolinea di pochi centimetri, concede ancora palla break, e Serena affonda per portarsi sul 4-2. Si fa davvero durissima per l’azzurra, vedere gli scambi – e soprattutto i servizi – da così in basso e vicino fa veramente capire la differenza di peso della palla tra le due, ma Roberta non molla e si concede anche tocchi di gran classe, come un drop shot fintato che lascia la Williams ferma ad applaudire l’avversaria. Ma a forza di botte tremende Serena va 5-2, purtroppo un cambio di marcia simile Roberta lo regge con difficoltà: due set point per Serena, annullati, poi un  terzo, e qui è fatale alla Vinci un attacco in slice che le va lungo di poco. 6-2 Williams, è chiaro che in questo match dipende praticamente tutto dall’americana.

 

Inizia il secondo, Serena va alla battuta un minimo distratta, ed è 0-40: Roberta sceglie di attaccare, ma viene ripetutamente passata (notevole il cross di rovescio con cui l’americana annulla la terza palla break). Poi due legnate delle sue con il servizio, e la Williams tiene il primo game. Bene la  Vinci nel gioco successivo (splendido pallonetto liftato in contropiede sul 30-15, ancora sportivo l’applauso di Serena), vantaggi e poi 1-1. Il pubblico, passata la preoccupazione iniziale, e con Serena avanti, si calma un po’, e incita entrambe applaudendo con entusiasmo. Due ace consecutivi della Williams la mandano 2-1, poi ancora due gratuiti da fondo per l’americana, un buon dritto di Roberta, un terzo errore di Serena, e siamo 2 pari. Finchè ci riesce, la Vinci è bravissima a tenere, il problema è che a Serena la palla va trenta all’ora in più.

Gran volée di Roberta nel primo punto del quinto game, errore Serena, poi ancora ottima risposta e chiusura a rete dell’azzurra, e siamo di nuovo 0-40, tre break point. La reazione di Serena è l’ennesima accoppiata di ace, ma sul 30-40 le scappa lunga la palla nello scambio, e la Vinci brekka per la seconda volta, 3-2 per lei. Gli spettatori dell’Arthur Ashe la prendono bene, ballando in allegria durante il cambio campo per farsi inquadrare dai maxischermi. L’intervistatrice di ESPN Pam Shriver seduta di fianco a me mi dice, guardando gli improvvisati sketch sugli spalti sopra di noi: “I’ve seen this a thousand times, but I keep finding it hilarious”, e io sono d’accordo con lei. Insieme alla sua assistente, sta programmando un’altra intervista in campo, a Serena, e dice “not now, she’s still down a break”, evidentemente attendendo una per lei certa rimonta immediata della Williams. Io spero che non abbia la possibilità di farla per nulla, ma me lo tengo per me.

Roberta, tra una musichetta e l’altra, nel frattempo tiene il servizio e si porta 4-2, Serena che ha davvero l’aria di una che non vuole complicarsi troppo la vita mette giù quattro bombe, va 3-4 in un attimo, e poi arriva a palla del contro-break: splendida palla corta di Roberta che la annulla, ora il pubblico esplode di nuovo nel tifo, zittito dalla Vinci con l’ace e il gran dritto che la portano 5-3. L’intervista in campo mid-match si allontana, penso soddisfatto. Adesso la Williams strilla come un’aquila ogni singolo punto che fa, tiene la battuta andando 4 a 5, e il momento della verità arriva per Roberta, chiamata a servire per portare il match al terzo. Comunque vada, e sto scrivendo in diretta col pc sulle ginocchia, splendida Vinci. 

Drittone in cross Serena, poi rovescio orribile (almeno il quarto-quinto tirato sulla base della rete), poi ancora vincente ed errore Serena, 30 pari. Qui a Roberta esce di pochissimo un dritto che sarebbe stato vincente, break point Williams, ma con grandissima personalità la Vinci tira di nuovo nello stesso angolo e fa punto, poi errore Williams ed è set point Roberta, che con altri due dritti splendidi alla fine di uno scambio tirato chiude 6-4. Incredibile ma vero, siamo al terzo, ed è tutta da giocare.

Va Serena alla battuta all’inizio del set decisivo, e sbaglia subito uno smash, segno evidente che un po’ di ansia la sente, ma come sempre risolve tutto con il suo grande servizio, 1-0. Onestamente il match non è memorabile dal punto di vista tecnico, ma non importa, se la Williams commette diversi errori non saremo noi a lamentarcene. Sul servizio di Roberta però un paio di drittoni le entrano bene, si conquista il 15-40, e alla seconda opportunità con uno schiaffo al volo di rovescio sale 2-0 e va alla battuta di nuovo. Ovazione del centrale come avesse già vinto, e il timore è che non abbiano tutti i torti. Ace, ancora rovescio in rete, sono moltissimi ormai (sto pensando, in diretta, che dovesse andare male questa, su quella diagonale sinistra Flavia potrebbe darle un bel fastidio con il suo super-rovescio diagonale in finale), solita botta di servizio, poi discesa a rete incerta, ancora errore stavolta col dritto, ed è palla del contro-break Vinci. Doppio fallo dopo che Hawk-Eye toglie quello che pareva un ace a Serena, e Roberta brekka per la terza volta, riportandosi sotto nel punteggio. 1-2, magari sarò da solo insieme a qualche collega italiano contro tutto lo stadio, ma io ci credo ancora. L’importante è che ci creda Roberta.

Pare proprio che sia così, perchè con un buonissimo game di servizio la Vinci tiene a 15 ed è 2-2. Gli spettatori mormorano con l’aria di chi si chiede “ma cosa sta succedendo?”, l’intervistatrice di ESPN ha messo via il microfono. Esplode il centrale, con grida ovunque, per ogni punto fatto da Serena, Roberta adesso sta facendo molta paura a tutti. Quando la Williams tiene la battuta e va 3-2 devo tapparmi le orecchie. Chi sia la più forte è chiaro, ma è chiaro anche chi sia la più tranquilla, e non è Serena. Speriamo che basti a fare partita pari fino in fondo, intanto la Vinci pareggia 3-3 con autorità. E nel game successivo, doppio fallo Williams, 15-30, Roberta sbaglia una volée di rovescio non impossibile, poi un passante di dritto anch’esso fattibile, Serena a sua volta non va abbastanza giù su un colpo al volo, è 40 pari. Ace Williams, poi scambio pazzesco chiuso al volo da Roberta, viene giù l’Arthur Ashe, tutto magnifico, ancora parità. Ennesimo rovescio in rete di Serena, ed è palla break per Roberta: dritto lungo della Williams, siamo 4-3 e servizio avanti nel set decisivo, e stavolta sono io a chiedermi se quello che sto vedendo è tutto vero. Mamma mia che match indimenticabile.

La Vinci adesso sta dando tutto in attacco e in difesa, e Serena deve giocare alla grandissima per conquistarsi il 15-40 e due palle per pareggiare, sulla prima le scappa un rovescio lungo (malissimo con quel colpo oggi l’americana), poi un dritto largo, è parità, Roberta mostra il pugno al suo angolo con tutta la grinta del mondo. Con altrettanta intelligenza tattica continua ad andare sulla sinistra di Serena, incassa ancora un gratuito di rovescio. Palla del 5-3. Qui forse per la tensione commette doppio fallo, ma poi va ancora  in vantaggio (manco a dirlo, rovescio lungo di Serena): risposta di rovescio larga della Williams, è 5-3. Giuro, mi tremano le mani. 0-15. Meno tre all’avvenimento più clamoroso della storia del tennis italiano, 15 pari con smash tremebondo Williams, poi ace, 30-15, ace, 40-15, altro smash, 4-5. Ma adesso sarà Roberta Vinci ad andare al servizio per chiudere, il game di battuta più importante della sua vita.
Risposta in rete Williams, 15-0. Demi-volée Vinci, 30-0. Cuore in gola. Schiaffo in rete Serena, 40-0, tre match point. Dio mio. Ancora gran demi-volée di dritto Roberta, e la storia del tennis viene riscritta qui a New York, e parla italiano. Pelle d’oca alta due dita, che bello esserci stati, e che bello sarà esserci domani. Grazie, grazie ragazze.

 

Serena-Vinci stats

Guarda il videocommento di Ubaldo Scanagatta

Il videocommento di Ubaldo Scanagatta e Steve Flink (in inglese)

 

 

 

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Editoriali del Direttore

Australian Open- L’Italtennis ha scoperto un campione che tutto il mondo ci invidia: Berrettinner!

A Melbourne nella Rod Laver Arena l’Italia sarà rappresentata alla grande, prima nei quarti di finale e poi – io credo – anche in semifinale. Monfils e Tsitsipas non fanno paura al nostro n.1

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Jannik Sinner - Matteo Berrettini (foto Facebook/Twitter @atpcup)

Era l’ora. L’Italia ha finalmente il più forte tennista del mondo. Si chiama Mattjannik Berrettinner. Di nickname, o diminutivi, ne ha due, Matt e Jann. Berrettinner ha una personalità complessa. Ha decisamente qualcosa del tennista robot. Con lui dall’altra parte della rete gli avversari subiscono il carisma, restano disorientati, non sanno come affrontarlo perché non ha alcun punto debole. Che attacchi o si difenda, il risultato non cambia, lui ne esce vincente. E’ come se in sé Berrettinner avesse meccanicamente concentrato ed assemblato almeno le carratteristiche di due essere umano. Diversissimi tra loro, ma vincenti, irresistibili.

Il suo cognome tradisce in evidenza le origini internazionali, i genitori si sono adeguati ai costumi angloamericani al momento di battezzarlo, Matteo sarebbe in realtà il primo name e Jannick il middle name, ma lui non se ne dà per inteso, è comunque italiano purosangue anche se parla il tedesco e l’inglese come l’italiano, tanto da sembrare quasi… trimadrelingua.

Dall’Alto-Alto Adige alla capitale del Lazio, scendendo giù fino al più profondo Sud, dalle nostre parti non era proprio mai nato un simile fenomeno con una racchetta in pugno. L’Italia ne è entusiasta, i tricolori sventolano ovunque, perfino sui giornali color rosa il tennis spazza via il calcio… dalle ultime pagine.

 

Il destino è segnato, il futuro è suo e Angelo Binaghi, fortunato presidente della nostra Federtennis gode come un picchio, sognando di restare su quella amata poltrona per almeno un altro ventennio, in modo da organizzare le finali ATP e di Coppa Davis – via via – in tutte le città della Sardegna. Ma, in alternativa ove mancassero sedi sufficientemente attrezzate nell’isola, anche nel resto della Penisola.

Il nostro fenomeno ce lo stanno già invidiando in tanti. Ne parlano tutti da Melbourne a Sydney e non solo. Perché dal ’73, 49 anni fa quando a Parigi ci fece far bella figura Panattucci non avevamo più vissuto questi stessi momenti di gloria, chariots of fire, che stiamo provando in questi giorni. Quarti di finale per ora, ma tutti parlano già di semifinali. E ne hanno più d’un motivo. Se lo dicono i bookmakers…

Oggi come oggi c’è un solo rivale che può temere il nostro Berrettinner. E’ nato in Canada, è più o meno un coetaneo in progresso come lo è lui, ma è un cittadino del mondo: si chiama Shapolassime e non teme di competere con il nostro supercampione. Forse perché è il solo tennista capace di impugnare con successo la racchetta sia con la mano destra che con la mancina. Quelle non sono doti che hanno tutti, anche se si è sempre saputo che Toni Nadal si piccò di impostare il nipotino da mancino sebbene Rafa fosse destro. Aveva visto lungo zio Toni. Era come se avesse immaginato che un campione svizzero del futuro quel dritto mancino non lo avrebbe mai digerito e assorbito.

Ma, torniamo a noi e  state tranquilli cari lettori di tennis e Ubitennis: per 8/10 anni sentiremo parlare di lui, di Berrettinner, dei suoi trionfi, un’infinità di volte, fin dai primi quarti di finale aussies del 2022…Vedrete se il mondo non lo vedrà protagonista anche delle prime semifinali, tramite Discovery (e dove altro sennò?) con le immagini provenienti live dalla terra dei canguri, laggiù Down Under. Io mi sento di scommetterci, anche se non potrei. L’ho detto anche nel mio quotidiano lancio d’ogni pomeriggio su Instagram …A proposito, volete decidervi a diventare Ubitennis follower se vorrete saperne di più su Berrettinner? Ne parlerò quasi ogni giorno. Per anni.

Berrettinner è il tennista più completo che sia mai esistito, tant’è che si è proposto di allenarlo perfino John McEnroe insieme a Boris Becker – mica male come accoppiata! –  e sembra assolutamente in grado di oscurare la fama e i risultati di Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Non c’è mai stato tennista più completo di lui.

Roger Federer ha sempre servito bene, ma insomma di rovesci ne abbiamo visti anche di migliori. Tant’è che riconoscevi le sue grandi giornate proprio da quanto fosse centrato il suo colpo decisamente più debole.

Se non fosse mai arrivato coach Ljubicic a insegnargli il rovescio coperto anziché quello pervicacemente bloccato con il taglio sotto alla palla su cui andava nozze quel terribile mancinaccio maiorchino, Roger avrebbe smesso di vincere poco dopo i 30 anni, con Wimbledon 2012.

Rafa Nadal come serviva e come volleava prima di diventare un over 30 pure lui? Per carità bravo, anzi bravissimo sulla terra rossa – e chi lo discute? – ma insomma gli altri suoi Slam around the world in bacheca sono stati solo 7, proprio come un McEnroe qualsiasi. Bravo Rafa a centrare 14 quarti di finale in Australia, certo, ma un solo Slam a Melbourne dice che ‘sto gran fenomeno ovunque e dovunque non è poi stato’.

Novak Djokovic? Mah,  insomma, di partite, tornei, Slam, ne ha vinti anche lui – mi pare 20 come gli altri due – ma uno che abbraccia gli alberi per farsi forza dove vuoi che vada, soprattutto se è così testone da non vaccinarsi quando il 97% degli altri tennisti lo fa e finisce per pagar cara la sua gran testardaggine? Contento lui…

In attesa che Luca Baldissera proponga qui la sua celeberrima rubrica lanciata da Ubitennis e felicemente intitolata gli “Spunti Tecnici”, ecco che da International Coach quale sono e mi onoro d’essere, mi accingo a spiegare quelle caratteristiche tecniche, atletiche e mentali di Berrettinner che ne fanno un assoluto fenomeno.

Berrettinner è un tipo molto particolare, estroso, parrebbe quasi che avesse due personalità, anche nel modo di vestire, di acconciarsi, di truccarsi. Un giorno si tinge i capelli di rosso, si veste con i completini orribili della Nike e si fa chiamare Jann. Un altro giorno se li tinge di nero, si mette la roba più classica tutta bianca oppure tutta nera della Boss e preferisce che lo si chiami Matt, quasi che gli desse fastidio quel nome assai più originale, meno banale con cui lo battezzarono i genitori: Mattjannick. Un nome che sa di matto…o di extraterrestre?

Rispetterò, senza capire ma adeguandomi, questa debolezza del nostro SuperEroe Berrettinner, per addentrarmi nell’analisi tecnica del suo tennis assolutamente irresistibile.

A pagina 2 Berrettinner al microscopio, colpo per colpo

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ATP

Australian Open: Berrettini ritrova Monfils, il compasso per chiudere il primo grande cerchio

Per i bookmakers favorito l’azzurro: il suo successo quotato a 1.55 contro il 2.45 che premia la vittoria del francese E anche Sinner con Tsitsipas è dato per favorito

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Matteo Berrettini all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Matteo Berrettini è chiamato all’appuntamento con la storia. C’è da dire, a onor del vero, che in questi ultimi tempi il telefono del venticinquenne romano ha metaforicamente squillato diverse volte, al punto che la “storia” sembra quasi diventata routine.

Al raggiungimento del suo quinto quarto di finale in uno Slam, infatti, Berrettini è diventato il primo italiano nella storia a tagliare questo traguardo nei quattro major: nessuno prima di lui c’era riuscito. Nel suo primo quarto di finale slam, ironia della sorte, il romano aveva di fronte proprio Gaël Monfils. Erano gli US Open 2019: fu una partita con diverse storie da raccontare al suo interno, emozione contro esperienza, potenza contro talento. Vinse Matteo, che si impose al tiebreak del quinto set con lo score di 3/6, 6/3, 6/2, 3/6, 7/6 (5).

Da quella partita si aprì un cerchio, che allora nessuno sapeva quanto grande potesse rivelarsi e di cui oggi, certamente, abbiamo una forma più nitida. L’eventuale terza semifinale slam in carriera rappresenterebbe per Berrettini la chiusura dello stesso cerchio, che ha probabilmente iniziato a farsi più stretto e limitato. Andrà tracciata una nuova prima curva, quella di un nuovo cerchio delle ambizioni, che si fa sempre più grande.

 

Una vittoria domattina (l’inizio del match è previsto per le 11 circa) sarebbe ancora più soddisfacente per Berrettini, che diventerebbe il primo italiano di sempre a raggiungere una semifinale agli Australian Open. Per lui sarebbe la terza in totale, dopo quella gli US Open 2019 e Wimbledon 2021: andrebbe ad eguagliare Adriano Panatta (che le ha raggiunte tutte al Roland Garros), issandosi dietro solo a Nicola Pietrangeli (5 semifinali slam).

Oltre al già citato successo nei quarti dello US Open 2019, Berrettini ha vinto un’altra volta contro Monfils, nella fase a gironi dell’ATP Cup 2021 (6/4, 6/2 il punteggio). I quarti di finale nel primo slam dell’anno sono il miglior risultato ottenuto da entrambi, con il francese che va alla ricerca della sua prima semifinale in Australia. Inoltre, il transalpino non ha mai battuto un top10 agli Australian Open (e arriva da nove sconfitte consecutive nei major contro i primi dieci giocatori del mondo), motivo per cui sarà certamente un match imperdibile.

Per Monflis si tratta del decimo quarto di finale in carriera a livello slam (quattro al Roland Garros e quattro agli US Open completano il quadro). Tuttavia, il francese ha raggiunto le semifinali solo in due occasioni (Roland Garros 2008 e US Open 2016).

Berrettini stando ai bookmakers parte favorito: i betting analyst di Snai vedono un suo successo a 1,55, mentre il passaggio in semifinale del francese è visto a 2,45. Tuttavia, potrebbero avere un peso le dodici ore e venti trascorse sul campo nei primi quattro turni. Rispetto all’allievo di Vincenzo Santopadre, Monfils è stato impegnato più di cinque ore in meno (per la precisione sette ore e trentanove minuti). Ma il trentacinquenne francese ha dieci anni in più rispetto a Matteo (è il secondo giocatore più anziano tra gli otto rimasti in tabellone dopo Rafael Nadal). Tra l’altro, l’unico match vinto in tre set da Berrettini è poi proprio l’ultimo disputato (7/5, 7/6, 6/4 a Carreño Busta), in cui è rimasto in battaglia meno di due ore e mezza.

Il numero uno italiano dovrà necessariamente affidarsi al suo gran servizio: emblematici, da questo punto di vista, gli 80 ace messi a segno in quattro match, il numero più alto di ace messi a segno tra i tennisti rimasti (Berrettini è terzo in questa speciale classifica, dietro ai 95 di Cressy e gli 85 di Cilic, ma entrambi sono già stati eliminati). Monfils non spicca in questa speciale classifica, posizionandosi in undicesima posizione (53 ace realizzati).

Attualmente numero sette del mondo, Berrettini potrebbe arrivare al best ranking di numero sei a fine torneo, a meno che Sinner o Auger-Aliassime vincano il titolo. Il francese, invece, ha iniziato la rassegna australiana da ventesima forza della classifica mondiale (peggior classificato tra i tennisti ancora in corsa), ma anche lui può vantare un best ranking di numero sei. La scorsa stagione, inoltre, il romano ha messo in bacheca due titoli – Belgrado 1 e Queen’s – mentre Monfils si è spinto al massimo fino alla finale di Sofia, sconfitto da Jannik Sinner. Ma quest’anno ha iniziato molto bene il 2022 vincendo il titolo ATP ad Adelaide 1.

Proprio l’altoatesino, come Berrettini, può ambire a raggiungere la semifinale. E anche lui è ritenuto favorito contro Tsitsipas: un successo del giovane altoatesino paga 1,72 su Planetwin365, mentre la vittoria del classe 1998 greco è in quota a 2,09. Se entrambi dovessero riuscire nel loro intento rappresenterebbero la quinta “coppia italiana” nella storia a centrare un simile traguardo, dopo Gianni Cucelli e Rolando Del Bello (Roland Garros 1948), Beppe Merlo e Nicola Pietrangeli (Roland Garros 1956), Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola (Roland Garros 1960) e Paolo Bertolucci e Adriano Panatta (Roland Garros 1973). Berrettini e Sinner, eventualmente, sarebbero dunque i primi a raggiungere le semifinali “in coppia” al di fuori del major parigino.

Tra le altre cose, il duello tra Monfils e Berrettini mette di fronte due tennisti le cui compagne sono di nazionalità diversa. Il francese, infatti, è sposato dal 16 luglio 2021 con l’ucraina Elina Svitolina, mentre l’italiano è innamorato di Ajla Tomljanovic – nata a Zagabria ma cittadina australiana – dal 2019.

Sarà una partita tutt’altro che facile per Berrettini. Monfils è un avversario ostico per chiunque e ha, tra le sue caratteristiche, alcuni momenti di lucida follia in cui gli riesce qualunque cosa. Matteo dovrà essere bravo ad arginare queste situazioni e a prendere il sopravvento nelle poche occasioni che avrà a disposizione. Difficile, infatti, che si verifichi una pioggia di palle break: fondamentale sarà la concretezza. E, perché no, anche la voglia di chiudere finalmente un cerchio per tracciarne uno nuovo, iniziando a guardare verso nuovi orizzonti.

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Australian Open

Australian Open, l’entusiasmo di Kanepi: “Negli Slam mi trasformo, ecco perchè”

L’estone (N.115 Wta) dopo il colpaccio contro Sabalenka: “Sono riuscita a vincere nonostante la tensione”. Delusione per la numero due del mondo: “Non ho gestito le emozioni”

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Kaia Kanepi - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Aryna Sabalenka, dopo due semifinali consecutive a livello Slam (Wimbledon e Us Open 2021), si arrende al quarto turno dell’Australian Open dinanzi a Kaia Kanepi con il punteggio di 5-7 6-2 7-6 (7) in due ore e 19 minuti di partita. La bielorussa si ferma al long tie-break chiudendo un pessimo torneo, costellato da una quantità industriale di doppi falli. Per un posto in semifinale la 36enne Kanepi affronterà Iga Swiatek (N.9 Wta), al loro primo confronto. Ecco i passaggi salienti delle conferenze stampa delle due protagoniste, partendo dalle dichiarazioni della vincitrice, Kaia Kanepi.

D: Cosa è successo su quei primi match point? Ti sei irrigidita?

Kanepi: “Si, mi ero irrigidita. La mano tremava quando ho iniziato a servire. Non ho messo in campo neanche una prima di servizio, e questo ha aumentato la pressione”.

 

D: Cosa significa per te questo quarto di finale agli Australian Open? Stavi dicendo in campo che pensavi che non avresti mai completato il raggiungimento dei quattro quarti di finale dei 4 tornei del Grande Slam, e ora l’hai fatto. Che cosa significa questo per te, questo risultato?

Kanepi: “Non lo so. È fantastico (sorridendo) aver raggiunto anche i quarti di finale degli Australian Open. Inoltre non pensavo che avrei giocato bene in Australia, perché durante la mia carriera ho sempre sentito dire che l’Australia non fosse adatta a tutti, e ho pensato che io fossi tra quelle a cui non piace molto giocare qui. Ma negli ultimi due anni ho giocato davvero bene”.

D: Cosa c’è nei tornei del Grandi Slam, in generale, che ti fa giocare così bene? Hai avuto molti percorsi positivi negli Slam, in tornei nei quali non eri tra le teste di serie e nonostante ciò, sei stata in grado di arrivare in fondo.

Kanepi: “Forse sono più concentrata nei tornei del Grande Slam perché mi piacciono i grandi tornei, e gli Slam sono i tornei più importanti. Inoltre, mi piace che abbiamo dei giorni liberi dopo le partite. Gli Slam si disputano nelle grandi città e c’è una bella atmosfera. Penso che sia dovuto a questo”.

La numero 2 Wta, Sabalenka, si è così espressa, invece, in merito al proseguo della stagione.

D: Cosa pensi del match e di come hai giocato?

Sabalenka: “Ovviamente sono molto delusa dalla mia prestazione. Ho avuto diverse opportunità e non le ho sfruttate. Direi che ho iniziato bene, ma poi ho perso concentrazione, mi sono fatta prendere dalle emozioni e non sono più riuscita ad aggiustare le cose”.

 D: So che non ci stai pensando adesso, dopo la sconfitta e l’uscita di scena dal torneo, ma quali sono i tuoi piani per il futuro? Qual è il tuo prossimo torneo all’orizzonte?

R: “Non lo so. Parlerò con il mio Team, ma penso Dubai e Doha”.

Cipriano Colonna

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