AO, italiani: vincono Seppi e Vinci, niente da fare per Errani, Lorenzi e Giorgi

Australian Open

AO, italiani: vincono Seppi e Vinci, niente da fare per Errani, Lorenzi e Giorgi

Roberta Vinci sarà l’unica italiana al secondo turno dell’Australian Open. Camila Giorgi lotta ma deve arrendersi all’esperienza di Serena Williams mentre Sara Errani crolla nel terzo setcontro Margarita Gasparyan. Spreca molto Lorenzi contro Dimitrov, solita lotta di Andreas Seppi

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[28] A. Seppi b. T. Gabashvili 3-6 7-6(4) 6-4 7-6(10) (Gabriele Ferrara)

Stats Seppi

Accede al secondo turno Andreas Seppi che, dopo un brutto avvio (come spesso gli accade), riesce ad avere la meglio sul gioco muscolare di Gabashvili in quattro set.

 

Come nel match disputatosi agli scorsi Us Open, si inizia con Seppi che cede il primo set per 6-3, con il tennista di Caldaro che sbaglia molti dritti sia in risposta sia durante lo scambio, mentre Gabashvili tira vincenti da tutte le posizioni (sopratutto con il dritto), centrando il break nel terzo e nel nono gioco. La palla dell’azzurro sembra non far male al numero 50 del mondo, che riesce quasi sempre a sfondare con le sue accelerazioni. Dopo essersi salvato un paio di volte in avvio di secondo set, Andreas non sfrutta un passaggio a vuoto del russo nel nono game, mancando così due break point, con l’italiano che continua a non trovare soluzioni per contrastare i colpi potenti di Gabashvili. L’azzurro, nonostante la bassa percentuale di prime palle in campo, in questo set riesce però ad ottenere più punti gratuiti con il servizio, issandosi così al tiebreak senza patemi. Qui l’azzurro riesce ad avere la meglio per 7-4, riuscendo finalmente  ad imporsi con continuità nel braccio di ferro da fondocampo. Nel terzo set si prosegue senza squilli fino al decimo game, quando Seppi si procura tre set point grazie a un doppio fallo del russo ( molto nervoso con l’arbitro), che consegna poi il parziale all’italiano con il terzo errore non forzato di dritto del game. Andreas adesso sembra soffrire di meno la potenza dei colpi del nativo di Tblisi, che perde il servizio anche all’inizio del quarto set con un brutto errore di rovescio, con Seppi che si porta così sul 3 a 0 (con il russo che dopo aver perso il secondo game si fa medicare la parte superiore dell’alluce destro). Si prosegue senza sussulti fino al 5-3, quando l’azzurro spreca un match point sul proprio servizio, facendosi poi strappare il servizio dal rivale. Si arriva nuovamente al “jeu decisif”, con l’italiano che, grazie all’ennesimo doppio fallo dell’avversario, chiude il tiebreak per 12-10 al quinto match point complessivo, dopo aver anche annullato due set point al russo ( sfortunato sul primo Gabashvili con un dritto finito out di poco), accedendo così al secondo turno dopo 3 ore e 40 minuti di partita.

Non una gran prestazione da parte del tennista di Caldaro, che però è riuscito a rimanere aggrappato al secondo set disputando un ottimo tiebreak, giocando poi in maniera piuttosto consistente (anche se un po’ passivamente in alcune fasi) nella seconda parte del match, approfittando anche dell’incostanza dell’avversario, che ha alternato tanti colpi vincenti a numerosi errori gratuiti. Adesso al secondo turno Seppi affronterà Denis Kudla (numero 69 del mondo), vincitore lo scorso novembre del premio “Young Guns”, contest sponsorizzato dall’azienda Technifibre.

Queste le parole di Andreas al termine dell’incontro: Qualche anno fa non so se avrei vinto questa partita, è stato un bene chiuderla in 4 set per risparmiare energie. Non so nemmeno chi ho al secondo turno. Kudla? Ha giocato bene a Wimbledon, è uno dal tennis dritto e lineare, sarà di nuovo un match con tanti scambi lunghi. Sullo scandalo scommesse non ho un’opinione, non ho tempo per pensare a queste cose, sto concentrato sul torneo”.

[1] S. Williams b. C. Giorgi 6-4 7-5 (da Melbourne, Ubaldo Scanagatta)

Stats Giorgi-Williams

Due di meno gli ace, sette contro nove, ma ha naturalmente fatto più doppi falli, 12 contro 2, e il n.12, quello che le è costato il break sul 5 pari del secondo set, naturalmente è stato il più importante. E se Serena ha servito anche a 201 km orari, 10 km più veloce del servizio più veloce di Camila (201 contro 191), però la velocità media sia sulle prime sia sulle seconde è stata sorprendentemente simile: 176 km orari Serena, 175 Camila, 153 Serena e 157 Camila. La differenza sta, al di là dei 12 punti immediatamente vincenti e perdenti nel conto complessivo ace e doppi falli, che per giocare la seconda a 153 km orari Serena ci mette un po’ di lift e non corre quindi il rischio del doppio fallo, mentre Camila, che oltretutto è più bassa di 7/8 centimetri (anche se attenua il gap saltando), tira una seconda piatta e quindi inevitabilmente più fallosa. Come spesso le capita Camila ha giocato anche scambi spettacolari, applauditi quindi a scena aperta.
Brad Gilbert commentava la sua partita su Twitter dicendo: “Camila gioca sempre uguale, primo punto, ultimo punto, breakpoint, lei tira e tira…”. Al che un follower di Gilbert, che ricorderete autore del libro “Winning ugly”, traducibile con “Vinci di brutto” anche adottando qualche strategia non proprio ricca di fairplay, gli ha risposto: “Certo se la allenassi tu…farebbe un salto di qualità”.
Tutto sommato la partita è stata abbastanza equilibrata, anche nel numero degli errori gratuiti, e il punteggio, 6-4 7-5 sembrerebbe sottolinearlo, però, a ben vedere, chi era sul campo si rendeva conto che Serena ha ceduto una sola volta il servizio quando era già avanti di due break, cioè sul 4-1, ma poi non solo non ha mai concesso altre palle break ma ha tenuto sempre agevolmente il proprio servizio, nel secondo set cedendo soltanto 4 punti in 6 turni di servizio.
Insomma, quando batteva lei faceva quello che voleva. Più o meno. Mentre Camila, che aveva subito due break nel primo set, ha salvato 4 pallebreak nel primo game del secondo set – 4 doppi falli in quel game, un miracolo che l’abbia vinto! – un’altra sul 4 pari, prima di cedere il servizio sul 5 pari.
Insomma come mi ha detto in esclusiva Patrick Mouratoglou, il coach di Serena – ascoltate l’audio –noi sappiamo che se le diamo palle diverse Camila sbaglia prima di Serena. Farà qualche bel punto, ma alla fine su 100 volte vince 100 volte Serena…”, mentre stava dicendo 100 si è quasi corretto, per dire “quasi sempre”, ma insomma loro sapevano che prima o poi Camila avrebbe sbagliato. E Camila avrebbe detto: “Ho sbagliato i punti importanti”.

M. Gasparyan b. [17] S. Errani 1-6 7-5 6-1 (da Melbourne, Luca Baldissera)

stats errani

Esordio Slam 2016 sul campo 6 di Melbourne Park per Sara Errani, opposta alla russa Margarita Gasparyan, in una giornata torrida, che fa registrare una temperatura ben oltre i 35 gradi già alle 11 del mattino. La cornice di pubblico è buona, con tanto di gruppo in maglia azzurra che intona cori di incitamento per sostenere l’italiana. Un minimo contratta in avvio, Sara concede subito tre palle break consecutive, poi una quarta, ma l’avversaria non riesce ad affondare consentendo all’azzurra di portarsi sull’1-0. Nel secondo game è la Errani che si conquista il 15-40, e alla prima occasione brekka la russa, che tira spesso a chiudere il suo splendido rovescio a una mano ma incorre in numerosi errori. Ancora due palle break non consecutive nel gioco successivo, annullate grazie ad altretanti gratuiti da fondo di Margarita, ed è 3-0 per Sara. Per ora, l’italiana tiene di esperienza, accellerando con attenzione nei momenti giusti, la russa continua a sbagliare, va ancora sotto 15-40, si salva con due begli attacchi, subisce un gran dritto inside-in di Sara ma annulla nuovamente lo svantaggio, poi affonda in rete un rovescio colpito malissimo e infine cede per la seconda volta la battuta sparando il proverbiale dritto “sulle siepi”.

4-0 Errani, match bruttino ma in un primo turno così è il risultato che conta. In particolare, Sara sembra davvero centrata con il dritto, che chiude efficacemente e ripetutamente dall’angolo sinistro, arrivando al 5-0 senza problemi. La Gasparyan, che è bella da veder giocare ma – quantomeno oggi – è discontinua a dire poco, finalmente mette in campo quattro buone accelerazioni e tiene a zero il suo primo turno di battuta, sbloccando il punteggio. Da parte sua, la Errani mostra una ottima continuità al servizio, che rimane carente in potenza ma grazie a profondità e rotazioni non consente facili risposte aggressive alla russa, e arriva così un meritato 6-1.

Mentre Margarita tiene il servizio nel primo game del secondo set, personalmente rivolgo un sentitissimo ringraziamento agli organizzatori di questi Australian Open, per aver dotato di copertura le tribune di numerosi campi secondari tra cui questo. L’afa è soffocante perfino all’ombra sugli spalti, il campo dev’essere un autentico forno. Delle due, quella che sembra soffrire di più le difficili condizioni ambientali è decisamente la Gasparyan, che praticamente in ogni occasione in cui prova a spingere perde il controllo della traiettoria, ed è spesso in ritardo negli spostamenti laterali. Si arriva al 2-2 senza particolari sussulti, per Sara è sufficiente tenere un buon palleggio solido, Margarita alterna vincenti (pochi) ed errori (una marea), ma riesce a portarsi avanti 3-2 anche con un po’ di fortuna. Sto pensando che sarebbe ora di piazzare un allungo decisivo per l’italiana, perchè fa sempre più caldo, si è alzato un vento fastidioso, e la potenzialità per diventare pericolosa anche all’improvviso la Gasparyan ce l’ha senz’altro. Manco a farlo apposta, ecco il 15-40 e due delicate palle break concesse da Errani, che per fortuna si salva bene e impatta, siamo 3-3.

Nel game successivo, dopo due parità, arriva la palla break per Sara, Margherita tira un rovescio a metà rete, e l’italiana passa avanti 4-3. Perso per perso, la russa lascia andare un paio di botte sulle righe, trova il 15-40 e due possibilità di rientrare, le spreca, se ne conquista una terza (gratuito Errani, uno dei pochi), e impatta sul 4 pari. Gran punto chiuso a rete da Gasparyan per tenere nel game successivo, siamo sotto 4-5 e bisogna stare davvero attenti adesso. Cosa che con esperienza e personalità la Errani fa, 5 pari. La russa va al servizio contro sole, che ora – è mezzogiorno e 35 in questo momento – picchia fortissimo, quasi dallo zenit, mettendoci pure il riverbero del cemento il calore in campo deve essere durissimo da sopportare per le ragazze. Nonostante questo, il livello tecnico è salito, Margherita mette dentro un paio di vincenti molto buoni, e va 6-5 assicurandosi almeno il tie-break. Dal punto di vista di Sara è un peccato che questo set sia diventato una lotta, ma onestamente la russa, più volte in bilico sul proverbiale cornicione, è stata brava a non mollare. E come spesso avviene in questi casi, poco dopo un errore dell’italiana manda la Gasparyan a set-point, subito trasformato: 7-5 per lei, si va al terzo, è l’una meno 10, non sarà facile purtroppo. Durante la pausa di fine set Margherita si allontana dal campo, Sara si passa il ghiaccio sul collo e sulle spalle.

Sara Errani alla risposta nel solleone del campo 5 di melbourne Park

Sara Errani alla risposta nel solleone del campo 5 di Melbourne Park

Brava Errani a superare la delusione all’inizio del parziale decisivo, aggredendo da subito l’avversaria, e trovando il break alla prima occasione, ma altrettanto fa Gasparyan, per poi tenere la battuta a 30 con ottimi servizi e chiudendo bene a rete, 2-1 per lei, Sara sembra davvero seccata, e ne ha certamente motivo. I ragazzi in maglia azzurra sono silenziosi, mentre al contrario dalla tribuna partono i “davai!” ad accompagnare diversi vincenti di ottima fattura della russa, che brekka e va 3-1 apparendo sempre più convinta. Il rovescio le viaggia che è un piacere, così come il servizio: l’italiana è decisamente nei guai, trova un’occasione per il contro-break, sprecata, poi un’altra (ottimo dropshot), ma a suon di lungolinea di rovescio vincenti Margarita si porta 4-1, e sinceramente se lo merita anche. Almeno il cielo si è velato smorzando un minimo il solleone, siamo a due ore abbondanti di match, Sara chiama la fisioterapista in campo e scuote la testa, il problema sembra essere ai muscoli della parte bassa della schiena. In ogni caso, la partita è ormai diventata rognosissima, sarà dura uscirne. Trattamento in campo per l’italiana, che si fa massaggiare, nel frattempo anche la russa si fa dare una bustina di sali minerali da sciogliere nella bottiglietta d’acqua.

Errani va al servizio nel sesto game, Gasparyan pizzica tre righe, brekka a zero, e va a servire per il match sul 5-1. Temo che si sia arrivati alla fine, l’italiana ha la testa bassa, Margarita continua a tirare forte, va subito 40-0, tre match point, e il primo è quello buono: gran vittoria per lei, altrettanto grande la delusione per Sara, sperando almeno che il problema fisico non sia nulla di grave.

[13] R. Vinci b. T. Paszek 6-4 6-2 (Giovanni Vianello)

vinci Paszek

Un match che ha rischiato di complicarsi solo nel primo set per Roberta Vinci, t.d.s. 13 e n. 15 del mondo, contro Tamira Paszek, n.126 del mondo. Nella prima frazione, Roberta è andata immediatamente sotto di un break, sbagliando in particolare una voleè facile a campo aperto; fortunatamente nel game successivo la nostra compatriota ha saputo immediatamente operare il contro-break, così il punteggio ha raggiunto l’1-1. Il gioco ha poi seguito i servizi fino al 5-4, con la Vinci che è andata sotto 0-40 sul proprio servizio sul 4-4 ma ha saputo salvarsi. A questo punto si è fatta valere la maggiore esperienza della Vinci, che ha saputo sfruttare il momento di pressione dell’avversaria che serviva per difendere il set. La tarantina ha infatti operato un break a 15, aggiudicandosi così il primo set. Nel secondo parziale cammino in discesa per la nostra connazionale, che questa volta ha saputo portarsi avanti presto di un break grazie anche ad una Paszek via via più lenta sul campo. La seconda frazione si è conclusa con un secondo break della Vinci, in un game in cui si è visto un mirabile rovescio lungolinea della Vinci in controbalzo. Prestazione non priva di lacune quella della tarantina,ma comunque sufficiente per un’avversaria non di alto livello. Positivo l’aver salvato energie in vista del prossimo (speriamo prossimi) turno.
La Vinci, ampiamente in corsa per un posto tra le top 10, attende la statunitense Irina Falconi (74 Wta), che ha battuto la connazionale Anna Tatishvili 6-4 3-6 8-6.

[27] G. Dimitrov b. P. Lorenzi 6-3 7-6(8) 6-3 (Raoul Ruberti)

Stats Dimitrov-Lorenzi

Ancora un’eliminazione al primo turno di uno Slam per Paolo Lorenzi, ma è un’ottima prova di tennis e di coraggio. Il fresco campione del challenger di Canberra oppone una tenace resistenza a un Dimitrov a corrente alternata, per due set poco propositivo in risposta e incline alla steccata. L’intelligente palleggio di Lorenzi, a tratti molto aggressivo, gli consente di portare a casa tutti gli scambi lunghi fino ai quattro tiratissimi set point del secondo set, dove purtroppo il bulgaro trova un momento di continuità con i vincenti e annulla.

Col passare dei minuti e il sostegno del pubblico Dimitrov si scioglie, iniziando a mostrare il suo più vasto repertorio di effetti e traiettorie, mentre il trentaquattrenne di Siena inizia ad accusare la stanchezza. I dieci punti su undici in apertura di terzo set non bastano a Lorenzi e l’occasione per il doppio break di vantaggio sfuma. Da lì in poi la sua prima di servizio, fondamentale durante la prima ora di gioco, inizia ad incidere di meno e Dimitrov prosegue a suon di dritti, rovesci e palle corte da highlights la sua difesa del terzo turno della scorsa edizione. Qualche piccola falla e un risultato severo in termini di set non devono però lasciar passare inosservata una dimostrazione di tattica davvero buona da parte di Lorenzi, che quando necessario ha alzato la traiettoria dei colpi per ricaricare le batterie ma non ha negato agli spettatori più di un punto da applausi.

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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