AO, donne: fuori Halep, Venus Williams e Garcia. Bene Ivanovic e Muguruza, rullo Azarenka, rischia la Kerber

Australian Open

AO, donne: fuori Halep, Venus Williams e Garcia. Bene Ivanovic e Muguruza, rullo Azarenka, rischia la Kerber

Venus Williams perde male contro Konta mentre la Kerber annulla un match point alla Doi e si salva al terzo. Facile per Muguruza, Ivanovic e Keys. Strycova elimina in due set Caroline Garcia, Azarenka vince 12-0. Fuori anche Simona Halep

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[14] V. Azarenka b. A. Van Uytvanck 6-0 6-0 (Giovanni Vianello)

Si è dimostrata senza pietà nei confronti della sua avversaria Vika Azarenka, n.14 del seed e 16 del mondo, contro la belga Alison Van Uytvanck, n. 43 del ranking. Superiore in tutto la bielorussa, principalmente sotto il punto di vista atletico, ma anche nella potenza dei colpi e persino nelle percentuali di resa del servizio, nonostante la notevole altezza della belga. In perenne difficoltà quest’ultima, che ha vinto un solo punto con la seconda ed ha sofferto moltissimo negli spostamenti laterali. La Azarenka è stata aggressiva dal primo all’ultimo punto, probabilmente a causa dell’ora tarda a cui è stata costretta per la sua partita, ora tarda che potrebbe averla spinta ad accelerare i ritmi.

 

S. Zhang b. [2] S. Halep 6-4 6-3 (Carlo Soldati)

Simona Halep e Shuai Zhang si sfidano per la seconda volta dopo Indian Weels 2012 dove vinse la romena molto nettamente. Halep è numero 2 del ranking Wta, Zhang 133 perciò i favori del pronostico sono tutti dalla parte della seconda favorita del seeding, ma incredibilmente Shuai Zhang si rende autrice della più clamorosa eliminazione del torneo femminile. Zhang parte subito forte issandosi sul 4 a 0 aprendosi gli angoli e costringendo la romena a giocare in movimento impedendole di avere in mano il pallino del gioco. Il quarto gioco appunto è fondamentale per l’economia del set in quanto Zhang sbaglia due dritti e mette in corsa la Halep che riuscirà a entrare finalmente nel match. Ma oggi è decisamente la giornata della cinese che con coraggio dopo aver perso un set point sul suo servizio sul 5 a 3, riesce a breakkare la romena vincendo il primo parziale per 6 giochi a 4. Ora la Halep prova a restare aggrappata al secondo set facendo vedere di essere lei la numero 2 del mondo ed issandosi subito sul 3 a 1 con un break, ma la Zhang non demorde sorprendentemente ricomincia a macinare punti spingendo con entrambi i fondamentali costringendo all’errore una spaesata Halep. Non concederà più nulla alla sua nervosa avversaria conquistando i successivi 5 giochi. Punteggio finale 6-4 6-3 per Shuai Zhang.

[7] A. Kerber b. M. Doi 6-7(4) 7-6(6) 6-3 (Roberto Pepe)

La testa di serie n. 7 Angelique Kerber, classe 1988, salva match point e batte la giovane giapponese dal nome impronunciabile Misaki Doi, classe 1991 e n. 64 del ranking wta. I valori delle giocatrici sono diversi, la tedesca in Australia vanta due 4i turni, nel 2013 e 2014, due semifinali e due quarti negli altri slam, ed è in vantaggio per 3-0 nei confronti dell’avverasaria.

I primi game del match confermano tali valori, infatti la Kerber si porta rapidamente sul 4-0 e si guadagna una palla break per portarsi sul 5-0. La giapponesina non ci sta a lasciare le calde terre australiane, si ispira ai suoi avi samurai e recupera i break subiti. Si va sul 6-5 a suo favore. Con un atto d’orgoglio, affidandosi al servizio, la Kerber si issa sul 6-6. Il tie break è altalenante, ma sul 3-2, servizio Doi, i giudici di linea non vedono una palla fuori della giapponsina, la Kerber perde calma e parziale: 6-7 (4.)

Il secondo set segue la logica del 1o con la tedesca che si porta al set point sul 5-2 in suo favore servizio Doi. Nulla da fare, ritornano le katane, ed è nuovamente tie break. Il punteggio è serrato e si arriva, dopo la spaccata in caduta della Doi sul 5-6 servizio Kerber, a match point per la giapponesina che arriva ad un passo dal successo. Buon servizio della Kerber sul lato sinistro e la palla esce di un niente, un attimo di distrazione e si arriva sul 8-6 per la tedesca. Tutto da rifare: 1 set pari.

La Kerber al terzo set, nonostante i fastidi alla schiena e nonostante la Doi continui ad esprimere un tennis convincente (sembra un Marcelo Rios con la gonnella), riesce a far valere la sua maggior esperienza e strappa il sevizio all’avversaria sul 3-2. Sul 4-3 salva ben 3 palle break e vince il set ed il match per 6-3 con nuovo break a zero sulla brava e delusa Doi. La tedesca incontrerà Alexandra Dulgheru (ROU), vincente su Storm Sanders (AUS) per 6-4 6-2.

J. Konta b. [8] V. Williams 6-4 6-2 (Daniele Maialetti)

Quando Venus Williams ha letto di essere stata sorteggiata contro Johanna Konta probabilmente non sarà rimasta molto contenta, vuoi per il loro unico precedente, che aveva visto trionfare l’americana al terzo set dopo una lunga battaglia sul cemento di Wuhan solo qualche mese fa, vuoi per il fatto che la britannica con la sua pesantezza di palla è una delle giocatrici più scomode da incontrare tra le non teste di serie.

La sensazione che sarà una giornata molto dura per l’americana viene confermata in pieno sin dall’ inizio della partita, che vede partire subito forte la Konta, che va avanti 3-1 per poi ottenere un doppio break di vantaggio nel settimo gioco; a quel punto la Williams non ci sta e conquista due giochi di fila, prima togliendo il servizio per la prima volta nel match all’avversaria e poi mantenendo il proprio. La britannica però non trema e conclude il set per 6-4. Il secondo parziale si apre subito con la Konta sempre più aggressiva, tanto da portarsi sul 5-0 e servizio per concludere la partita: qui la statunitense 7 volte campionessa di una prova dello Slam trova l’orgoglio per rendere la resa meno amara, conquista due giochi di fila e si porta sotto 5-2. Nel game successivo la Konta serve per il match, annulla due palle break ed al primo match point chiude la partita, batte per la quarta volta una top ten e passa al secondo turno.
Venus, testa di serie numero 8 del torneo saluta Melbourne, che le ha regalato il 69° slam di presenza nella carriera a sole due partecipazioni da Amy Frazier che ne detiene il record assoluto.

[20] A. Ivanovic b. [WC] T. Patterson 6-2 6-3 (Giovanni Vianello)

Si preannunciava un esordio agevole nel torneo per Ana Ivanovic, n.23 del ranking e t.d.s. 20, contro la wild card locale Tammi Patterson, n.459 del mondo, e cosi è stato. Troppa la differenza di palla col diritto tra le due, nonché l’efficacia del servizio, visto il notevole divario di statura tra le giocatrici. L’australiana ha messo in difficoltà la serba solamente quando è riuscita a spostare lo scambio sulla diagonale del rovescio, colpo meno sicuro della Ivanovic, tuttavia ogni volta che si è reso necessario la vincitrice del Roland Garros 2008 ha saputo risolvere lo scambio, soprattutto spostandosi sul dritto.

A. Cornet b. B. Jovanovski 6-1 6-0 (Federico Carducci)

Alize Cornet accede al secondo turno degli Australian Open e lo fa con autorità, spazzando via la serba Bojana Jovanovski in 48 minuti con un punteggio che lascia poco spazio alle discussioni. La partita è il riflesso dell’inizio di stagione delle due giocatrici: Cornet sulle ali dell’entusiasmo dopo il titolo ad Hobart, Jovanovski in grandissima difficoltà con questa che è la terza sconfitta al primo turno in altrettanti tornei giocati. Sono i numeri a dare il senso dello strapotere odierno della francese: 14 vincenti contro 8, 12 errori contro 24, 1 doppio fallo a fronte dei 3 della serba, 2 aces contro 1 e 57 punti contro 25. Davvero difficile raccontare una partita che partita non è stata se non nei primissimi game, quando in entrambe le giocatrici ha prevalso la tensione, e dove la Cornet è stata più brava a non sbagliare. Superata l’impasse iniziale la 25 transalpina ha messo in mostra un bel gioco, delle ottime trame sopratutto con il dritto e si è concessa il lusso di provare qualche ricamo. Adesso per lei si prospetta lo scontro con la vincente del match tra la Zhang e la Halep, con la numero 2 del mondo che, in caso di successo, dovrà prepararsi ad una sfida non facile.

 

B. Strycova b. [32] C. Garcia 6-2 6-4 (Diego Serra)

Barbora Strycova, numero 48 della WTA, vince e passa il turno contro Caroline Garcia. La giovane tennista francese imbatte in una giornata no, soprattutto col proprio turno di battuta. Primo set che procede regolare con poche possibilità per chi risponde fino al quinto game, dove la Strycova approfitta della prima palla break per portare a casa il game. Si disunisce la Garcia che riperde il servizio nel settimo game e si chiude per 6 a 2. Secondo set più equilibrato ma Caroline Garcia perde già il servizio nel terzo game, dopo che nel game precedente non aveva sfruttato le prime due palle break del set. Da quel momento la Strycova è inattaccabile al servizio ed anzi nel nono game ha già un match point su battuta della Garcia, che però la francese riesce a ribattere. Chiude comunque Barbora Strycova con la battuta nel game successivo. Ora per lei l’americana Vania King.

 

[15] M. Keys b. Z. Diyas 7-6(5) 6-1 (Domenico Giugliano)

Pronostico rispettato nel primo incontro della seconda giornata sulla Margaret Court Arena. Madison Keys batte la kazaka Zarina Diyas dopo un complicatissimo primo set. Le due giocatrici aprono il match tenendo il servizio fino al 4-3 Diyas. Nel gioco successivo la numero 57 del mondo strappa il servizio alla Keys ma non sfrutta l’occasione per chiudere il parziale. Si va al tie break, molto equilibrato e vinto dalla Keys per 7 punti a 5. La partita termina qui. La Diyas, reduce da due sole vittorie negli ultimi 6 mesi, crolla, sbagliando tantissimi colpi e non reggendo la pressione da fondo campo della statunitense. La Keys chiude facilmente per 6 giochi ad 1 ed accede al secondo turno dove affronterà Yaroslava Shvedova, e non dovrà ripetere i troppi errori commessi nel primo set.

[3] G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-0 6-4 (Aris Alpi)

Esordio comodo per la spagnola dalle grandi speranze Garbine Muguruza: contro la No.85 del mondo, la estone Anett Kontaveit, non fa in tempo nemmeno a sudare che si ritrova avanti di un set per 6-0. La Kontaveit non gioca, è decisamente fallosa, la Muguruza dal canto suo ha una gran voglia di colpire la palla e non risparmia anche qualche scatto a rete completato con volèe di diritto vincenti. Tuttavia, il match rimane poco più che un allenamento per la spagnola, che però non evita di mostrarci le lacune evidenziate nel 2015: “servizietti” non all’altezza e una difesa non non ancora come ci si aspetterebbe. Mentalmente non è Azarenka o Halep, ma se si mette in testa definitivamente il potenziale che possiede, può impensierire la testa della classifica quando vuole.

(in aggiornamento)

Risultati:

[3] G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-0 6-4
J. Konta b. [8] V. Williams 6-4 6-2
[14] V. Azarenka vs A. Van Uytvanck
[15] M. Keys b. Z. Diyas 7-6(5) 6-1
[Q] A. Sevastova b. J. Wolfe 6-0 4-2 rit.
[Q] S. Zhang b. [2] S. Halep 6-4 6-3
[9] K. Pliskova b. [WC] K. Birrell 6-4 6-4
[20] A. Ivanovic b. T. Patterson 6-2 6-3
[19] J. Jankovic b. P. Hercog 6-3 6-3
[7] A. Kerber vs M. Doi 6-7(4) 7-6(8) 6-3
[21] E. Makarova b. [WC] M. Inglis 6-3 6-0
[30] S. Lisicki b. P. Cetkovska 6-4 6-4
K. Flipkens b. M. Lucic-Baroni 5-7 6-2 7-5
B. Strycova b. [32] C. Garcia 6-2 6-4
A. Cornet b. Jovanovski 6-1 6-0
A. Beck b. [WC] P. Hon 6-0 6-3
A. Dulgheru b. [WC] S. Sanders 6-4 6-2
[Q] N. Osaka b. D. Vekic 6-3 6-2
S. Zheng b. C. Witthoeft 6-1 6-2
L. Siegemund b. K. Bertens 6-4 7-5
[11] T. Bacsinszky b. K. Siniakova 6-3 7-5
D. Allertova b. B. Mattek-Sands 6-4 6-7(5) 6-3
V. King b. M. Barthel 3-6 7-5 6-4
M. Brengle b. C. Vandeweghe 6-3 6-4
[18] E. Svitolina b. V. Duval 6-2 6-3
D. Kovinic b. [WC] S. Crawford 6-2 6-4
J. Goerges b. A. Mitu 6-3 6-4
J. Larsson b. [29] I.C. Begu  6-3 6-2
T. Maria b. O. Govortsova 6-4 6-3
V. Lepchenko b. [31] L. Tsurenko 6-7(5) 6-2 6-3
Y. Shvedova b. T. Pironkova 6-4 6-4
L. Arruabarrena b. [Q] M. Zanevska 6-7(4) 6-3 6-3

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Wozniacki, Raducanu, Osaka, Kerber… Quali wild card all’Australian Open 2024?

Decisione difficile per Tennis Australia: tante giocatrici di grande richiamo non avranno la classifica per entrare in main draw

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Caroline Wozniacki - US Open 2023 (Twitter @usopen)
Caroline Wozniacki - US Open 2023 (Twitter @usopen)

L’Australian Open 2024 si preannuncia essere uno Slam di grandi rientri per il tennis femminile: diverse giocatrici sono state fuori per tempo dal circuito e sono “nobili decadute” della classifica, di conseguenza non hanno il ranking per partecipare al primo Slam della stagione. Su tutte c’è Caroline Wozniacki, che ha già annunciato di aver terminato la stagione 2023 dopo l’ottavo raggiunto allo US Open perdendo in tre set contro Coco Gauff. La danese è rientrata alla grande dopo la doppia maternità ed è risalita al numero 242 del ranking. In conferenza stampa ha annunciato che Melbourne sarà un grande obiettivo all’inizio del prossimo anno: verosimilmente un invito andrà alla campionessa dell’edizione 2018.

Non solo la 33enne di Odense: proverà a rientrare anche un’altra neo-mamma come Naomi Osaka. La giapponese, due volte campionessa in Australia, aveva dichiarato ancora prima di Wozniacki di voler tornare in campo appena dopo aver concluso la prima maternità.

Stesso discorso per Angelique Kerber, vincitrice del primo Major dell’anno nel 2016: la tedesca ha espresso più volte la volontà di rientrare. La tedesca potrebbe usufruire però del ranking protetto. Chi non si vuole arrendere è Venus Williams che ha ottenuto qualche buon risultato in questo 2023 e cerca di continuare per togliersi qualche altra soddisfazione.

 

La prossima stagione vedrà anche il rientro di Emma Raducanu dopo tre interventi chirurgici, a entrambi i polsi e alla caviglia: anche la britannica può utilizzare il ranking protetto.

Capitolo a parte riguarda invece Garbine Muguruza e Simona Halep. La spagnola si è presa quest’anno una pausa di riflessione dal tennis, ma nel 2024 vuole tornare a competere. L’iberica è stata finalista degli Open d’Australia nel 2020. Finalista nel 2018 in Australia la rumena, che vedrà scadere la sua sospensione per doping. Tantissime giocatrici in lizza per le sei wild card disponibili: vedremo quali saranno le scelte di Tennis Australia.

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Wimbledon: Sonego-Berrettini il ventunesimo derby azzurro negli Slam, Fognini l’italiano ad averne disputati di più

11 Roland Garros, 5 Wimbledon, 3 US Open, un solta volta a Melbourne: così suddivisi i derby italiani nei Majors

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Berrettini Sonego Stoccarda 2023

A distanza di poco più di tre settimane dal loro incrocio sull’erba di Stoccarda, Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini daranno vita, nel primo turno dell’edizione 2023 di Wimbledon, al ventunesimo derby italico che si consumerà nella prestigiosa cornice dei tornei del Grande Slam.

I derby di Wimbledon

Se poi si vuole limitare il campo di analisi al “solo” Church Road, quello tra il torinese ed il romano, sarà il sesto incontro con protagonisti due tennisti azzurri ad affrontarsi nella storia dello Slam londinese che va in scena sul suolo di Sua Maestà. Il capostipite, in tal senso, dei Championships è stato il match di 43 anni fa, correva quindi il 1980, fra Adriano Panatta e Corrado Barazzutti: una partita di secondo turno che vide l’Adriano Nazionale aggiudicarsi la sfida con Barazza, compagno di squadra in Davis, solamente al quinto set per 1-6 6-3 6-4 3-6 6-1. Piccola curiosità relativa al contorno, o se preferite all’antipasto, di quello scontro “nostrano” è rappresentata dal fatto che Corrado al round precedente superando lo statunitense Scott Davis ottenne il primo ed unico successo della carriera sui sacri prati.

Da quella partita fratricida in salsa tricolore sul perfetto manto erboso di SW19, trascorrono 11 lunghi anni prima di poter riammirare – con annesso plotone emotivo che ne consegue – un altro derby italiano nella medesima prova Major: il teatro che ospita lo spettacolo infatti è sempre lo stesso, ancora Wimbledon, ma nel 1991 i “nuovi” volti sono quelli di Omar Camporese e Claudio Pistolesi. Da annotare anche una piccola differenza a livello di momento nel tabellone in cui il duello prende vita, non i trentaduesimi bensì i sessantaquattresimi: alla fine della fiera, però, cambia poco. Vince il bolognese con lo score di 6-1 6-3 2-6 6-3.

 

Il terzo derby azzurro consumatosi nel torneo più famoso del Pianeta è decisamente più recente, rintracciabile nel primo quinquennio del ventunesimo secolo: era il 2005, e tra un giovane Andreas Seppi ed un esperto Davide Sanguinetti – i 21 anni del bolzanino contro le 33 candeline del viareggino – ad avere la meglio fu il maggiore chilometraggio del tennista toscano che si impose nettamente in scala discendente 6-3 6-2 6-1. Esattamente un anno dopo, dunque con il ritmo dei sorteggi malandrini che accoppia uno contro l’altro esponenti della racchetta del Bel Paese in considerevole aumento rispetto al passato, al 2°T e nel quarto derby verde-bianco-rosso di sempre sull’erba più sublime che esista Daniele Bracciali trionfava in quatto parziali sul padovano Stefano Galvani.

L’ultimo, prima di Sonny-Berretto, è datato 2018 con gli amici “Chicchi” di mille avventure in doppio Simone Bolelli e Fabio Fognini a doversi misurare con le ripercussioni psicologiche che un tale faccia a faccia poteva portare in dote: a spuntarla fu il più forte in quel preciso frame storico delle loro carriere sulle superfici rapide, il ligure staccò il pass per i sedicesimi in virtù del 6-3 6-4 6-1 finale.

Negli altri tre appuntamenti Slam del calendario, l’Italia tennistica nella storia di questo sport ha così distribuito i suoi 20 derby: 11 al Roland Garros, 5 a Wimbledon, 3 allo US Open, 1 all’Australian Open.

Fognini il tennista azzurro ad aver giocato, e vinto, più derby tricolore

Il tennista azzurro che in assoluto ha disputato più volte un derby Slam è il taggiasco Fabio Fognini, la bellezza di 5 scontri con connazionali a tentare di contrastarlo dall’altra parte delle rete sulla lunga distanza: a Melbourne ha sconfitto Salvatore Caruso nel 2021, nella Parigi terrosa ha superato sempre Andy Seppi sia nel 2017 che nel 2019, cinque stagioni orsono all’All England Club la già menzionata vittoria di Fogna si è materializzata a discapito del fido Bolelli. Infine, a completamento del proprio personale Career Grand Slam a livello di derby giocati c’è l’unico KO con Stefano Travaglia a New York nel 2017.

A quota tre derby nei Majors ci sono invece Barazzutti e Seppi; a 2 Bolelli, Bracciali e Sanguinetti.

Vale la pena anche ricordare come nessun derby azzurro Slam sia andato in scena oltre il 3°T, non abbiamo mai assistito ad un ottavo di finale tutto italiano per capirsi. I sedicesimi nella storia – in assoluto, non soltanto nell’Era Open – Majors sono stati 3: De Morpurgo-Bonzi all’Open di Francia del lontanissimo 1929, Paolo Lorenzi – Thomas Fabbiano nel 2017 a Flushing Meadows e dulcis in fundo Lorenzo Musetti contro Marco Cecchinato al RG del 2021, l’ultimo tutt’ora.

Ma adesso siamo pronti per scrivere un altro capitolo, il ventunesimo: Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini fateci divertire.

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ATP

Numeri: il dominio di Djokovic nel tennis maschile dal 2011 ad oggi

Dalle settimane trascorse al numero uno al confronto contro gli altri grandi: Ferruccio Roberti raccoglie alcuni dati che testimoniano chi sia stato il più grande di quest’era tennistica

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

62 – Il numero percentuale delle settimane trascorse come 1 ATP da Novak Djokovic dal 4 luglio 2011 -giorno successivo alla prima vittoria di Wimbledon che lo proiettò sulla cima del ranking – a oggi. Una cifra di per sé impressionante che probabilmente sarebbe potuta essere ancora più significativa se il serbo non avesse saltato la seconda parte del 2017 e se l’anno scorso non avesse scelto di mettersi nelle condizioni di non poter partecipare a due Slam e quattro Masters 1000 (e a Wimbledon i punti fossero stati assegnati).

Altri numeri aiutano a comprendere meglio quanto fatto dal serbo dalla seconda metà del 2011 ad oggi: dal luglio di dodici anni fa ha vinto 19 dei 42 Slam (il 45,2%) e 29 dei 75 (38,6%) Masters 1000 a cui ha preso parte. In questo stesso periodo ha vinto 190 dei 245 (77.6%) match disputati contro colleghi nella top ten e, più in generale, si è imposto in 670 dei 768 incontri disputati (l’87,2%, una percentuale che sale al 89.3 considerando solo le partite non giocate sulla terra rossa). Della prima top 20 che lo vide al numero 1 sono rimasti sul circuito Nadal, Murray, Monfils, Gasquet e Wawrinka, mentre in quella attuale solo l’immenso campione maiorchino e Carreno Busta erano già tennisti professionisti nel momento in cui Djokovic salì per la prima volta al numero 1 del mondo. 

Non per fare inutili paragoni tra campioni che hanno avuto ciascuno la loro fantastica parabola, ma per comprendere meglio questo approfondimento sul periodo che parte da quando Nole è diventato numero 1, si può osservare come solo Nadal, di un anno più grande di Djokovic, ha avuto numeri in qualche modo paragonabili al serbo. In questo lasso temporale Rafa ha comunque vinto dodici Slam e diciassette Masters 1000, occupando la prima posizione del ranking ATP per 107 settimane, ma perdendo 18 dei 31 scontri diretti giocati con Novak  e sconfiggendolo solo 2 delle 14 volte in cui lo ha affrontato lontano dalla terra battuta. Ancora più pesante lo score con l’altro leggendario “big three”, Roger Federer: nato quasi sei anni prima di Djokovic, compiva di lì a un mese 30 anni la prima volta che Nole diventava numero 1 e ha inevitabilmente pagato la differenza d’età. Ad ogni modo, l’immenso campione svizzero nel periodo che stiamo analizzando ha vinto 4 Slam e 11 Masters 1000, è stato numero 1 ATP per 25 settimane complessive e contro Nole ha vinto 9 delle 27 volte in cui si sono confrontati. 

 

Quando domenica scorsa ha sconfitto in finale degli Australian Open Stefanos Tsitsipas il serbo aveva 35 anni 8 mesi e 6 giorni, ma non è un record: sei volte è accaduto che tennisti più anziani del serbo vincessero uno Slam (il primato assoluto è di Ken Rosewall, che vinse gli Australian Open del 1972 avendo compiuto da poco più di un mese i 37 anni). Così come non è un record di longevità il ritorno al numero 1 del ranking ATP da parte di Djokovic: Roger Federer nel giugno 2018 lo è stato a meno di due mesi dal compiere 37 anni. Quel che impressiona di Nole è piuttosto come a quasi 36 anni riesca ad avere non solo elevatissimi picchi di rendimento -non impossibili ai campioni come lui- ma anche di continuità, una caratteristica molto più rara per gli over 35 negli sport professionistici. A tal riguardo basti pensare che sconfiggendo Tsitsipas pochi giorni fa il serbo ha vinto 38 degli ultimi 40 incontri giocati (e tutti gli 11 match nei quali ha sfidato colleghi nella top 10).

 ParTit.Fin.Part. Gioc.Part. Vin.Part. Per.% Vitt.  % set vinti% game vinti% t.b. vinti
Australian Open18109789891.882.962.363.8
Roland Garros182 4101851684.277.160.255.9
Wimbledon17 7 196861089.678.758.667.2
US Open16 394811386.276.060.061.4
Indian Wells145950984.776.359.769.6
Miami135144786.382.161.683.3
Monte Carlo15 2 48351372.967.058.080.0
Madrid 12 3 0 3930976.969.656.050.0
Roma16  6 74641086.576.059.663.2
Montreal/ Toronto11 44 37784.179.458.073.3
Cincinnati14  52401276.971.156.361.1
Shanghai 4 0 3934587.281.461.471.4
Parigi Bercy 16 6 3 5445983.374.258.370
O2 Arena (ATP Finals)11  46341273.968.356.570.6
Dubai12  150 43786.078.459.869.2

Non c’è un centrale che ha fatto la storia recente del tennis a non aver conosciuto le vittorie di Novak Djokovic, unico tennista ad aver conquistato almeno due volte tutti gli Slam, tutti i Masters 1000 (e le ATP Finals). Il decimo successo agli Australian Open, torneo che in assoluto ha vinto più di tutti, fa supporre che con ogni probabilità la Rod Laver Arena sia il campo dove si giocherebbe la sua partita della vita. Più per ricapitolare qualche numero della sua carriera a beneficio dei lettori che per ricavare un dato oggettivo (nel susseguirsi delle edizioni di uno stesso torneo cambiano in parte le condizioni di gioco, basti pensare ad esempio alle modifiche apportate alla superficie e/o alle palline), sono andato a recuperare alcune sue statistiche nei tornei più importanti del circuito e in quelli nei quali ha giocato un elevato numero di match, come Dubai. Dalla tabella in cui sono raccolti i dati arriva la conferma che in effetti gli Australian Open sono il torneo in cui Djokovic ha il più alto rendimento e non solo perché è quello a cui ha preso parte più volte (18, così come al Roland Garros). A Melbourne il serbo vanta la miglior percentuale di vittorie rispetto ai match giocati (91.8%) e di set vinti rispetto a quelli disputati (82.9%). Ovviamente, non sorprende che un sette volte vincitore di Wimbledon abbia numeri eccellenti anche sui campi di Church Road, mentre un pochino stupisce che gli Internazionali d’Italia – dove vanta un ottimo score con sei successi e altrettante finali – siano il torneo sul rosso dove si esprime meglio e in assoluto uno dei migliori per il suo rendimento. In ogni caso numeri incredibili: solo a Monte Carlo, Madrid e Cincinnati (la O2 Arena dove si giocavano le Finals è un discorso a parte, vista l’altissima caratura degli avversari) non ha vinto almeno l’80% delle partite. Not too bad…

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