AO: Verdasco si vendica, fuori Nadal! Ubaldo ricorda il match del 2009

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AO: Verdasco si vendica, fuori Nadal! Ubaldo ricorda il match del 2009

Prima grande sorpresa a Melbourne, uno splendido Fernando Verdasco recupera da due set ad uno e da 0-2 nel quinto, con una serie di sei game di fila, ed estromette uno dei favoriti al titolo. Per Rafael Nadal si apre malissimo quella che doveva essere la stagione del riscatto. Nel 2009 il nostro direttore raccontava così un’epica partita

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F. Verdasco b. [5] R. Nadal 7-6(8) 4-6 3-6 7-6(4) 6-2 (Riccardo Sozzi)

Se la vendetta è un piatto che si mangia freddo, doveva essere gelido quello di Fernando Verdasco, che ha atteso per ben sette anni da quell’incredibile match del 2009, ceduto con un doppio fallo. Hanno giocato mezzora in meno i due ma l’intensità è stata la stessa. Rafael Nadal era avanti 13 a 2 nei confronti diretti, ma Nando ha vinto adesso tre degli ultimi quattro.

L’esordio di Rafael Nadal al primo Slam stagionale è portatore di suggestivi ricordi per i tanti fan del maiorchino che non possono certo dimenticare la semifinale del 2009 terminata al quinto set, una delle più belle partite mai giocate a Melbourne Park.
Oggi i due protagonisti di allora si ritrovano al primo turno, ed è Verdasco a destare un’impressione migliore tra i due. Gioca molto aggressivo sfornando tanti vincenti e riuscendo a limitare gli errori, mentre il maiorchino cerca più che altro di far giocare il suo avversario portandolo all’errore, ma il madrileno è fin troppo attento nel primo set che chiude al tiebreak dopo un funesto doppio fallo di Nadal sul sei pari.
Così come era cominciato il primo set, anche nel secondo c’è grande equilibrio, ora Nadal prova ad essere più propositivo, il pubblico della Rod Laver Arena dimostra di apprezzare il gioco dei due protagonisti in campo che ora realizzano numerosi bei punti; il culmine si raggiunge nel terzo gioco, il più lungo del match, con Nadal che conquista un break molto sofferto. Ora però Verdasco paga il suo gioco aggressivo commettendo tanti errori che lo portano a restituire immediatamente il contro-break conquistato sul 4-3, con Nadal che chiude sul successivo turno di servizio.
La frustrazione per aver gettato via il secondo parziale si fa sentire ora sul tennista madrileno che nel terzo set sembra giocare seguendo più l’istinto che un piano logico, dall’altra parte della rete Nadal non si fa certo pregare e sfrutta al massimo i buchi dell’avversario conquistando un importantissimo terzo set.
Il quarto parziale risveglia il braccio di Verdasco che di fronte all’ombra della sconfitta torna ad essere aggressivo brekkando subito il maiorchino. Ora il match torna ad essere godibile; ma al momento di chiudere per andare al quinto set è Nadal ad essere aggressivo sorprendendo Verdasco che cede la battuta. La frustrazione torna a far visita al madrileno che sul 6-5 va sotto 0-30, ma l’orgoglio tiene ancora a galla il numero 45 del mondo che raggiunge il suo connazionale al tiebreak. Verdasco gioca un tiebreak perfetto, cede pochissimo mantenendo i propri colpi potenti e profondi e portando la partita al quinto set, proprio come sette anni fa.
Ora ci si aspetterebbe un Verdasco sull’onda dell’entusiasmo, ma il quinto set si apre invece con un break in favore di Nadal. Il maiorchino si porta sul 2 a 0 sfruttando la poca reattività in risposta del suo avversario nel game successivo e ha addirittura la palla che gli consentirebbe di portarsi sul 3 a 0 “pesante” e andare sicuro verso la vittoria. Ma qui Verdasco tira fuori un orgoglio che solo qui e lì ha fatto intravedere in carriera e scaglia tre clamorosi ace di pura rabbia. La partita cambia ancora e stavolta definitivamente. Verdasco prima recupera il break di svantaggio tornando ad avere il in mano il pallino del gioco con un Nadal ai limiti della frustrazione incapace di riuscire ad arginare l’esplosività del suo avversario. Verdasco aggredisce ogni palla  e come dirà subito dopo “mi stava dentro tutto”. Il break del madrileno è realizzato grazie a un vincente dopo l’altro. Nadal invece perde del tutto la risposta, ma anche quando la trova non riesce ad essere incisivo. A questo punto Rafa non sa più cosa opporre all’avversario che di forza strappa l’ultimo servizio e la partita.

 

Ottima prova di Fernando Verdasco che dimostra una grande tenuta mentale nei momenti più importanti del match non abbattendosi all’inizio del quinto set dopo aver subito il break ma continuando a giocare il suo tennis aggressivo di fatto annichilendo la resistenza di Nadal. Ora per lui un secondo turno decisamente abbordabile contro l’israeliano Dudi Sela.
Non eccellente al contrario la prova di Rafael Nadal, che fatica molto a trovare una vera contromisura al gioco dell’avversario. Rafa è stato troppo passivo affidandosi più che altro agli errori del madrileno e risultando poco propositivo. Eppure doveva ricordarsi che ogni tanto, con uno come Nando, può finir male a giocare così…

 

Stat NadalVerdasco

Abbiamo accennato alla grande partita che i due giocarono il 30 Gennaio 2009 a Melbourne. Il nostro direttore, Ubaldo Scanagatta, aveva presentato Verdasco parlando di un “un altro [Nadal] che si batterà proprio contro il modello originale, Nadal, per un posto in finale all’Open d’Australia.” Vi riproponiamo quei pezzi di allora, cercando di consolare un po’ i tifosi del maiorchino. Partiamo però dal ritratto di Verdasco nel pre-match.

Verdasco: il playboy che gira in Lamborghini e ringrazia Agassi e diventa un top10

Nadal ha regolato il francese Simon (6-2,7-5,7-5) e Fernando Verdasco, madrileno d.o.c., non si è accontentato del k.o. inflitto a Andy Murray –  il chairman di Wimbledon Tim Phillips era appena atterrato sul suolo australiano quando ha ricevuto la ferale notizia ed è subito risalito sull’aereo di ritorno! – ma ha superato in quattro set (7-6,3-6,6-3,6-2) anche il sosia franco congolese di Cassius Clay, Jo Wilfried Tsonga, e da lunedì prossimo sarà anche lui un top-ten, comunque vada a finire la sua brillante avventura nella terra dei canguri che lo vede per la prima volta in semifinale ad uno Slam. Insomma, Spagna b.Francia 2-0.
Il playboy che a Madrid gira in Lamborghini arancione ha “svoltato” come tennista vincendo la Coppa Davis, ma soprattutto quando ha avuto l’umiltà di mettersi in discussione, accettando le proposte del suo sponsor, l’Adidas, che lo ha persuaso a recarsi a Las Vegas ad allenarsi con l’ex fisioterapista di Agassi, Gil Reyes.
Non molti giocatori – soprattutto italiani – avrebbero accettato l’idea di trascorrere in una palestra del Nevada le vacanze di Natale pur di acquisire una condizione fisica capace di resistere all’estate australiana.
[…]  Verdasco ha rilasciato grande impressione. Picchia forte come Nadal, ma certo non sarà favorito contro l’amico-rivale: ci ha giocato sei volte ed è riuscito a strappargli un solo set (e sull’erba del Queen’s). E’ vero che questo è un altro Verdasco, ma lui stesso per primo dice: “Quando dovevo affrontare Murray e tanti dicevano che era il favorito n.1 io replicavo che Rafa su cinque set è il più forte di tutti. Certo ora io credo in me stesso come non ho mai creduto…ma non per questo penso di vincere sempre. Sto competendo con i migliori del mondo. Agassi sarà contento per me. Era il mio idolo ed è stato gentilissimo con me, mi ha dato tanti consigli, dove giocare, quali settimane, che tipo di tattica dovrei utilizzare…abbiamo parlato per due ore alla vigilia di Natale”.
Basterà per battere il “gemello” Nadal? Non credo. Ma intanto, 11 anni dopo Carlos Moya (perse da Sampras), la Spagna ha un altro finalista all’open d’Australia. E tenterà di vincere il suo Slam n.16, dopo averne vinti 2 l’anno scorso (più altri 15 tornei). L’Italia di Slam ne ha vinti solo due. Quanta invidia.

 

Dopo la semifinale un Ubaldo ancora eccitato dalla strepitosa partita dei due raccontò nel suo inconfondibile stile il match che aveva appena visto

Una semifinale record 5h e 14 minuti (che batte Camporese Becker del ’91, 5 h e 12 m, 14-12 al quinto): Nadal supera l’amico Verdasco

Dall’inviato
Ubaldo Scanagatta
MELBOURNE – Incendi in tutta l’Australia, 20 morti per il caldo a Adelaide, 45 gradi a Melbourne alle 4 del pomeriggio e tre giorni con temperature qui mai registrate dal 1835. Tre ore di black-out elettrico in tutta la città per i condizionatori d’aria sprigionati a tutta forza, 400 treni sospesi, e il Governo dello Stato del Victoria costretto ad intervenire onde assicurare trasporti gratuiti a tutta la popolazione. Far 500 metri al sole era rischiare di lasciarci la pelle.
Insomma poche ore prima che, nella semifinale fortunatamente programmata per la sera, i due amici mancini spagnoli Rafa Nadal e Fernando Verdasco giocassero inaspettatamente la partita più straordinaria, avvincente oltre che più lunga della storia dell’Aussie Open (5h e 14 minuti!)_ nonchè una delle più equilibrate e migliori mai viste negli ultimi anni, con il quinto set cominciato dopo 4 ore e 21 minuti di lotta pazzesca: i due amigos dopo 5h e 11m avevano vinto 190 punti ciascuno _ l’Australia intera era stata messa in ginocchio da un caldo bestiale assolutamente inconsueto.
Così come a Melbourne Park nessuno si aspettava lontanamente un derby così combattuto e di questa qualità dopo che Nadal in sei duelli aveva ceduto un solo set a Verdasco. Rafa stesso, peraltro, si…era messo in guardia: “Non ho mai giocato contro questo nuovo Verdasco”.
Come abbiano fatto Nadal e, soprattutto, il nuovo Verdasco a giocare al livello stratosferico di cui sono stati capaci, con rincorse disumane, scambi infiniti giocati a ritmi spaventosi e un tennis altamente spettacolare (Verdasco è venuto a rete 53 volte), è un mistero, anche se alle 20 la temperatura era calata d’una dozzina di gradi.
Chi ha detto che solo Federer è capace di offrire un grande spettacolo tennistico?
Beato comunque lo svizzero che, pur costretto a lasciare la sua suite extraluxe nell’Hotel del Crown Casino evacuato per mancanza di elettricità, poteva rilassarsi con Mirka nella Rod Laver Arena per un po’, mentre i due spagnoli si menavano botte così memorabili da lasciare _ per la gioia dello svizzero _ inevitabili strascichi per la finale di domani. Perfino un mostro di resistenza e recupero come Nadal dovrà pagare lo scotto di simil maratona.
Becker e il nostro Camporese (7-6,7-6,0-6,4-6,14-12) detenevano il record di durata da 18 anni: nel 1991 lottarono per 5 h ore e 11 minuti, tre minuti meno. Il tedesco, che avrebbe poi vinto il torneo battendo Lendl in finale, vinse 14-12 al quinto con il bolognese che arrivò a due punti dal match. Insomma l’Italia ha perso anche l’unico record che deteneva!
Nadal ha meritato di vincere perché al quinto set era meno stanco pur avendo corso il doppio: lui stava due metri dietro la riga di fondo. Per lui il campo era più lungo rispetto a Verdasco che giocava con i piedi sulla riga. Ha avuto cinque palle break lui e nessuna Verdasco _ che sul 4-5 ha commesso due doppi falli (quanti in tutto il resto del match) ma sul 4 pari era stato 0-30 sul servizio di Nadal. Verdasco ha giocato al massimo, Nadal forse no, ma ha dimostrato la solita incredibile tigna nel non mollare mai anche dopo aver perso il primo e poi il secondo set dell’intero torneo contro un rivale scatenato.
Gli spagnoli in finale all’open d’Australia erano stati solo tre: Juan Gisbert nel ’68, Andres Gimeno nel ’69, Carlos Moya nel ’97. Nessun giocatore di 25 anni ha mai compiuto nella storia del tennis il salto di qualità effettuato da Verdasco. Adesso, con questo n.2 iberico (sarà n.9 lunedì nelle classifiche mondiali), la Coppa Davis dovrebbe diventare una formalità.
Nadal, alla sua prima finale qui ha detto sul campo: “Sono più felice che stanco. Sei volte: 95 sono troppe. Il suo servizio incredibile. Il suo miglior torneo della carriera: meritava di vincere anche lui”. E Verdasco, orgoglioso “della miglior partita della mia carriera”
Nadal in 18 sfide conduce 12 a 6 su Federer. Nella notte serena Williams cerca lo Slam n.10 contro Dinara Safina. Chi vince diventa n.1 del mondo.

Nadal b.Verdasco 6-7,6-4,7-6,6-7,6-4 (5h e 14m: record all’Australian Open).

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Australian Open: i giocatori vaccinati potrebbero essere esentati dalla quarantena

Una lettera inviata alle giocatrici WTA confermerebbe che la quarantena in Australia sarà richiesta solo ai non vaccinati. Le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Melbourne Park - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Buone notizie per i giocatori e i membri del loro staff che dovranno recarsi in Australia il prossimo gennaio per disputare l’Australian Open. Secondo una lettera confidenziale inviata dalla WTA alle giocatrici, il cui contenuto è comunque trapelato ben presto alla stampa specializzata, le informazioni che sono circolate nei giorni scorsi secondo cui agli atleti non vaccinati non sarebbe permesso di entrare in Australia non sono veritiere.

Il Governo dello Stato di Victoria, dove si trova Melbourne, non ha ancora approvato il piano messo a punto da Tennis Australia e dalle associazioni dei giocatori, ma secondo quando comunicato alle atlete tutti coloro che saranno completamente vaccinati (quindi due dosi, assunte da almeno 14 giorni) potranno entrare in Australia a partire dal 1° dicembre previo un test negativo effettuato 72 ore prima della partenza. Ci sarà un test all’arrivo entro 24 ore dallo sbarco in Australia, ma a parte questa incombenza non ci saranno altre restrizioni: nessuna quarantena, nessuna limitazione ai movimenti, insomma una trasferta normale.

Per coloro che invece non sono vaccinati, le condizioni previste al momento sono le seguenti: la data d’arrivo possibile sarà sempre quella del 1° dicembre, ma sarà previsto l’obbligo di due settimane di quarantena in un albergo deciso dal governo; rimarrà l’obbligo di avere un test negativo entro 72 ore dalla partenza, e durante la quarantena i soggetti saranno sottoposti a frequenti test. Nessuna concessione a possibilità di allenarsi come era successo lo scorso anno per coloro che non avevano avuto contatti stretti con soggetti positivi: chi non sarà vaccinato dovrà passare 14 giorni chiuso in una camera d’albergo senza poter giocare a tennis.

La lettera conferma la presenza di voli charter che saranno organizzati da vari aeroporti di partenza per facilitare l’arrivo degli atleti in Australia, ma non sarà obbligatorio utilizzarli. L’Australia ha infatti deciso di riaprire progressivamente i confini a partire dal mese di novembre (per il momento solamente per cittadini e residenti) e le compagnie aeree stanno adeguando la loro offerta per consentire a chi vuole recarsi nel nuovissimo continente di poterlo raggiungere.

Ovviamente la situazione è ben lungi dall’essere definita: si tratta della proposta su cui si sta lavorando al momento, ma che comunque non ha ancora ottenuto il nulla osta da parte delle autorità competenti. Mancano anche informazioni su quel che riguarda il trattamento dei cosiddetti “close contacts”, ovvero coloro che sono stati a contatto di un individuo poi risultato positivo, siano questi vaccinati o meno.

Quello che sembra confermato, e che contraddice comunicazioni che erano state date in precedenza, è che le qualificazioni dell’Australian Open 2022 si disputeranno a Melbourne Park, e non in Medio Oriente come precedentemente dato a intendere. Ciò significa che l’Australia si prepara ad accogliere una quantità di giocatori, allenatori e staff molto superiore a quella che ha effettuato il viaggio verso Melbourne lo scorso febbraio, e che molto probabilmente viene dato per scontato che la maggior parte di queste persone sarà vaccinata. In caso contrario, infatti, sarebbe necessario mettere a loro disposizione un numero molto elevato di camere d’albergo per la quarantena, in un periodo in cui ci sono ancora decine di migliaia di australiani che attendono da oltre un anno di poter rientrare in patria dalle loro famiglie.

Se si danno per valide queste indicazioni, quindi, si può dedurre che la vaccinazione non sarà un prerequisito per arrivare in Australia, ma fornirà un vantaggio enorme a chi vorrà giocarsi le proprie chance di far bene al primo Slam stagionale, o anche soltanto poter vivere una vita normale durante il soggiorno australiano. È necessario infatti ricordare che, oltre alla quarantena iniziale in albergo senza la possibilità di allenarsi sul campo o in palestra, la non-vaccinazione metterebbe gli individui in condizione di non poter fare praticamente nulla in Australia, dal momento che per qualunque attività pubblica (ristoranti, bar, cinema, etc…) è necessario il pass vaccinale, ed è fortemente improbabile che questo requisito venga abolito prima della metà del prossimo anno.

Il trattamento dei tennisti verrebbe quindi equiparato a quello degli australiani che tornano in patria: da qualche settimana infatti prima il New South Wales (lo stato di Sydney) e poi il Victoria hanno iniziato a consentire agli australiani vaccinati di evitare la quarantena in albergo, mantenendo comunque la necessità per tutti coloro che non sono vaccinati. Certo i tennisti sarebbero esonerati dalle quote di arrivi attualmente stabilite, e sarebbe possibile l’ingresso in Australia anche ai non australiani, cosa invece non permessa per tutti i comuni mortali non collegati all’Australian Open, ma il trattamento una volta giunti nella terra dei canguri dovrebbe essere similare a quello riservato ai cittadini.

Sicuramente ci saranno parecchi aggiornamenti sulla questione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma è auspicabile che si arrivi a definire i dettagli piuttosto rapidamente perché non manca molto a dicembre ed è necessario dare ai tennisti la possibilità di pianificare la loro preparazione ed eventualmente la loro vaccinazione con sufficiente preavviso.

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Adesso è ufficiale: obbligo vaccinale per partecipare all’Australian Open 2022

A dichiararlo è stato Daniel Andrews governatore dello stato del Victoria. Tsitsipas, Rublev e Thiem si vaccineranno, mentre è in dubbio la presenza di Djokovic

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tanto tuonò che piovve. Lo stato australiano del Victoria non concederà deroghe o permetterà accordi speciali ad atleti non vaccinati per consentire loro di competere in eventi importanti. Lo ha dichiarato il premier dello stato Daniel Andrews, mettendo così in serio dubbio la difesa del titolo dell’Australian Open da parte di Novak Djokovic (che nei giorni scorsi si era espresso così tema dichiarando che non rivelerà il suo status vaccinale e che non ha ancora deciso se volare a Melbourne o meno) e di conseguenza la possibilità di riprovare a competere per il Grande Slam.

“Sulla questione della vaccinazione, abbiamo deciso di adottare la linea dura e coerente dello stato”, ha detto a un briefing con i media. “(Al virus) non importa quale sia la tua classifica tennistica o quanti Slam hai vinto. È completamente irrilevante. Devi essere vaccinato per proteggerti e per proteggere gli altri”.

Tennis Australia, che organizza il Grande Slam, ha rifiutato di commentare.

 

Lo stato del Victoria, che nelle prossime settimane dovrebbe uscire da un blocco di quasi tre mesi, ha dunque equiparato gli atleti professionisti agli altri milioni di “lavoratori autorizzati. Lo sport professionale non è un mondo a parte e quindi come tutti gli altri devono essere autorizzati e devono essere vaccinati con doppia dose”, ha affermato in conclusione Andrews.

Una notizia che non può cogliere di sorpresa nessuno, tennisti e addetti ai lavori in primis, tant’è che nei giorni scorsi stelle del circuito come Andrey Rublev, Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas hanno dichiarato che procederanno a ricevere l’inoculazione durante la off-season per non mancare l’appuntamento Down Under. Allo stesso tempo, però, qualche opacità legislativa era rimasta, tant’è che nei giorni scorsi Djokovic aveva dichiarato: “Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non”.

Questa regola invece non lascia spazio a troppi dubbi interpretativi, e rappresenta una prima volta che potrebbe lasciare il proprio segno sulla storia del tennis, visto che attualmente (ancorché in via ufficiosa) si stima una percentuale di vaccinati del 50% circa fra i tennisti, anche se l’ATP e la WTA hanno riportato cifre superiori, rispettivamente del 65% e 60% circa.

In questo momento, pertanto, è possibile che l’Australian Open 2022 si disputi con un parco giocatori a dir poco rimaneggiato.   

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Obbligo vaccinale per l’Australian Open? Parte il dibattito

Lo Stato di Victoria obbliga i lavoratori a vaccinarsi. Per ora gli sportivi provenienti da fuori dello Stato ne sono esclusi, ma con ogni probabilità non lo saranno a lungo: cosa faranno i tennisti scettici nei confronti del vaccino come Djokovic, Tsitsipas e Sabalenka?

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

La strada verso il ventunesimo Slam per Novak Djokovic potrebbe trovare il suo primo ostacolo ancor prima che l’Australian Open inizi, e a porglielo davanti non sembra essere un collega tennista ma bensì il governo dello Stato di Victoria. Dal primo ottobre infatti è entrato in vigore un decreto che obbliga i lavoratori a dimostrare di aver ricevuto almeno una dose di vaccinazione contro il COVID-19 entro quindici giorni o verranno banditi dai luoghi di lavoro, in base alle nuove regole applicate dal governo statale. Quest’obbligo sul vaccino, come riporta il quotidiano australiano The Age, “è ritenuto uno dei più severi al mondo ed è stato accolto con favore da gruppi imprenditoriali ma messo in discussione da alcuni esperti di salute” e andrà a toccare ben oltre un milione di lavoratori, inclusi preti, personal trainer, giudici, e atleti che risiedono nello Stato. Inoltre si legge che “i lavoratori agricoli che sono nella lista hanno criticato la decisione, avvertendo che potrebbe portare a carenze di cibo e costringere gli agricoltori a lasciare il settore”. Ma cosa c’entra tutto questo col tennis e in particolare con un torneo previsto dal 17 al 30 gennaio 2022?

C’entra perché, seppur al momento gli atleti provenienti da fuori del Victoria siano esenti da questo mandato, ci sono voci consistenti su un ulteriore mandato ad hoc per gli sportivi che dunque potrebbe aver effetto sull’estate australiana e su tutti gli eventi che essa porta con sé. A seguire la vicenda con vivo interesse c’è ovviamente il direttore dell’Australian Open e CEO di Tennis Australia Craig Tiley, il quale, stando a quanto riportano i media locali, sta portando avanti negoziazioni confidenziali con il governo per trovare una soluzione che accontenti entrambe le parti. Il timore principale di Tiley è che un obbligo vaccinale possa portare all’esclusione di un numero troppo elevato di top player, ma a questa campana il governo dello Stato di Victoria non sembra voler dare molto ascolto.

Il Brisbane Times ha infatti riportato queste parole del Premier locale, Daniel Andrews: “Al virus non importa che lavoro una persona faccia. Che tu sia un membro del Parlamento o un giudice della Corte Suprema, se non ti vaccini correrai sempre lo stesso rischio di contrarre il virus e diffonderlo”. Riferendosi poi ai tennisti, ha dichiarato: “I titoli dello Slam non ti proteggono dal coronavirus”. Sembra dunque probabile che non ci saranno marce indietro sul tema, e che l’obbligo vaccinale per recarsi a Melbourne sia solo una questione di tempo.

 

Né il circuito maschile ATP né quello femminile WTA hanno esplicitamente espresso sostegno all’obbligatorietà vaccinale, ma entrambi gli organi incoraggiano fortemente i giocatori a farsi vaccinare. Il mese scorso l’ATP ha stimato che il 50% dei suoi giocatori fosse vaccinato, mentre la stima della WTA è di circa il 60%; alcuni report di giornalisti comunque rivedono al ribasso queste cifre portandole attorno al 30%. Quel che è certo è che parecchi tennisti, soprattutto negli ultimi tempi, hanno espresso il loro scetticismo sui vaccini, e tra tutti spiccano le parole del numero uno Djokovic, del numero tre Tsitsipas, e della neo-contagiata Sabalenka. Fortemente a favore invece c’è Victoria Azarenka, la quale durante lo US Open si auspicava al più presto un dialogo franco e aperto sul tema per risolvere il problema il prima possibile, e questa sembra proprio l’occasione giusta per intavolare la discussione. Di Slam ce ne sono quattro all’anno e per parecchi giocatori anche solo disputare il primo turno di uno di essi rappresenta una delle principali entrate economiche; fino a che punto dunque si è disposti a rinunciarci?

Al momento però l’obbligo vaccinale nel sud-est dell’Australia non si estende a questa categoria di lavoratori. Un portavoce del governo ha affermato che il governo nazionale e il Commonwealth stabiliranno regole per i viaggiatori vaccinati e non vaccinati, ma le regole per i partecipanti agli Australian Open sono ancora in fase di decisione. “Altri requisiti di vaccinazione per l’Australian Open e altri eventi saranno presi in considerazione da [l’unità di sanità pubblica del Victoria] come richiesto”, ha affermato il portavoce. Dunque nulla è stato deciso e c’è persino chi parla di quarantena per coloro che decideranno di presentarsi a Melbourne senza vaccino. Se non altro l’esperienza di quest’anno e dell’estenuante periodo passato in hotel per molti tennisti potrà esser un memento per prendere la decisione giusta prima di salire in aereo a dicembre.

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