Federer-Djokovic: ci sarà la semifinale migliore. Maria Sharapova: perché perde sempre con Serena

Editoriali del Direttore

Federer-Djokovic: ci sarà la semifinale migliore. Maria Sharapova: perché perde sempre con Serena

MELBOURNE-AUSTRALIAN OPEN – Quattro quarti di finale a senso Uni…qlo. Gli sconfitti non hanno conquistato un set. Novak Djokovic da 100 gratuiti a 27. Per Roger Federer la 12ma semifinale. I divorzi e le riconciliazioni delle tenniste

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MELBOURNE – Non voglio fare lo snob. Va quindi bene anche rivedere, in semifinale, una quarantacinquesima sfida fra Roger Federer e Novak Djokovic.

Per carità, dell’aragosta, delle ostriche e delle pernici i buongustai non si stancano mai, però anche qualche novità ogni tanto non guasterebbe. Tipo una finale Pennetta-Vinci al maschile. E’ anche vero, peraltro, che spogliandosi degli abiti e di lenti tricolori, magari per il resto del mondo la finale Pennetta-Vinci non è stata poi così epica. Così come non lo fu, salvo che per il Giappone e la Croazia, la finale maschile dell’US OPEN 2014 fra Marin Cilic e Kei Nishikori.

 

L’epos fu vissuto semmai il giorno delle semifinali, quando Djokovic perse da Nishikori e Federer da Cilic.

Esattamente come l’11 settembre 2015, con l’incredibile ed indescrivibile vittoria di Roberta Vinci su Serena Williams in semifinale, verrà ricordato molto di più del 12 settembre, giorno del trionfo di Flavia.
Non è il caso di lamentarsi, comunque, per aver avuto dal destino una semifinale fra Djokovic e Federer, perchè siamo certi che fra un paio d’anni la rimpiangeremo.
Potrebbe venirne fuori la miglior partita del torneo. Non mi stupirebbe. I loro confronti sono spesso stati bellissimi. Matchpoint annullati, battaglie paurose a Parigi, in America, a Wimbledon, perchè no anche in Australia dove Djokovic ha trionfato 5 volte e dove Federer c’è riuscito 4.
Djokovic, 9 volte di fila nei quarti qui, ha perso solo 6 volte qui a fronte di 53 vittorie. Federer sconta qui il…difetto di esserci venuto 17 volte e quindi avendo vinto “solo” 4 tornei…ha anche perso di più (lo avrebbe detto, da Arbore, anche il povero Catalano). Se ne sarà fatto una ragione.

Di sicuro Djokovic dovrebbe godere di un piccolo vantaggio man mano che il match si allungherà, però si giocherà di sera e anche se la temperatura dovrebbe salire rispetto ai giorni quasi invernali che ci hanno preceduto, giocare in notturna non dispiacerà a Roger. Certo è che erano in programma quattro quarti di finale, due per tabellone e nella metà alta, e gli sconfitti non sono stati capaci di racimolare un set.

Nishikori non è stato competitivo con Djokovic, che è passato dai 100 errori con Simon ai 27 (9 esatti set per set) con il giapponese dal quale aveva perso a New York 2014, Berdych è stato avanti di un break nel primo e nel terzo set ma per restituire subito il break di vantaggio conquistato e cedere il passo a Federer (contro il quale aveva vinto nei due Slam in cui l’aveva affrontato e anche alle Olimpiadi di Atene, insomma in appuntamenti davvero…Major), la Suarez Navarro è stata surclassata dalla “maga” Radwanska, e quindi alla fine forse la sola partita che ha vissuto un set di vera suspence è stata quella fra Serena Williams e Maria Sharapova.

Infatti la siberiana è stata avanti 2-0, ha avuto la palla del 5-4, dopo di che però è stata preda dei suoi fantasmi: da qual momento in poi ha fatto un solo game e perso così per la diciottesima volta di fila. Come a Gerulaitis non sarebbe mai successo. Davvero un gap quasi inspiegabile fra una n.1 del mondo ed una ex n.1, capace di vincere anche lei più Slam, cinque mica uno soltanto. Di certo c’è che lei soffre Serena, perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai non sia riuscita che a vincere 3 set contro 36 dell’americana, soltanto 121 games contro 233: appena un po’ più della metà. Come se avesse perso sempre 6-3 (circa…) ogni set che ha giocato, statisticamente.
Le differenze ci sono e nette. Serena nonostante la stazza e una mobilità non esemplare è capace anche di qualche recupero, di rovesciare una situazione in cui si trova costretta a difendersi. Maria invece non ci riesce. D’altra parte Maria è alta un metro e 88 cm, quindi evidentemente paga una mancanza di agilità che i longilinei scontano. Non dico che l’ 1,88 di Maria equivalga ai 2,10 di Karlovic o ai 2 e 06 di Isner, però non siamo poi così distanti. Non ricordo, per citare altre tenniste alte come lei, che la Davenport fosse molto più mobile, o Brenda Schultz, e nemmeno la Ivanovic, che non è così alta, è un fulmine di guerra.

Maria è forte quando comanda, è deboluccia – a questi livelli di eccellenza – quando deve difendere. Inoltre da quando si è operata alla spalla non ha più la sicurezza che aveva sulla seconda di servizio. Se entra la prima bene, altrimenti il rischio del doppio fallo è spesso presente. Contro Serena ne ha fatti 7 e quando ha servito più piano è stata bombardata dalle risposte aggressive dell’americana.

Semmai si dovrebbe capire anche il motiov per cui contro la Bencic era riuscita a mettre a segno 21 aces, il suo record, e contro Serena soltanto 3. Ok, la Bencic non è rapidissima con i piedi, non è troppo reattiva, e magari contro un’altra tennista invece di 21 aces ne avremmo visto 12/15, però niente mi toglie dalla testa che ormai Maria è così tesa quando gioca contro Serena che anche il servizio le fa cilecca. 3 aces soltanto sono una miseria. Mica aveva di fronte “Tiramolla” Djokovic! C’era Serenona eh…

Vabbè, insomma, come dicevo almeno quel set qualche emozione l’ha procurata. Per me però è stato quasi più interessante parlare con Hradecka e Havlackova, che hanno vissuto un’esperienza simile a quella che ha portato al divorzio fra Vinci e Errani …però fra le due ceche c’è stata una riconciliazione che per ora non si avverte fra le due azzurre: chissà che l’imminente confronto di Fed Cup contro la Francia a Marsiglia nel weekend successivo a questo finale dell’Australian Open non le …rimetta insieme. Andatavi a leggere, se avete un minuto, la …confessione della Havlackova. Prima presuntuosa, poi umile, quindi perdonata (dalla Hradecka) come il figliol prodigo.

Certo che però dopo la stesa che presero lo scorso anno a Genova da Garcia e Mladenovic magari Roberta e Sara di rigocarsi la rivincita -con il rischio di perderla – non ne avranno tanta voglia. Ma Barazzutti dovrebbe avere il coraggio di imporsi. Anche perchè la Giorgi in doppio non mi sembra proprio schierabile, e perdurando l’indisponibilità della Knapp grandi alternative non riesco a vederle. Mentre scrivo non so ancora da chi sia composto il quarttto azzurro. Ripeschiamo la Schiavone, che in doppio potrebbe rendersi più utile della Giorgi? Ma Francesca a fare da riserva ultimamente non c’è voluta andare in Fed Cup. E fu anche criticata per questo, anche se i suoi meriti passati la mettono al riparo da critiche troppo pesanti…salvo il fatto che ci sono sempre quei 400 mila euro regalateli dal presidente Binaghi all’epoca del trionfo parigino del 2010 che – teoricamente – dovrebbero farla sentire un po’ in debito. Altrimenti potrebbe essere convocata una giovane…per fare esperienza, la Caregaro n.246, la Gatto Monticone 289, la Matteucci 330 (e che è già stata aggregata alla squadra una volta). Certo che a constatare queste classifiche e a ricordare l’imminente ritiro della Vinci, mi dovete proprio dire se non sia un grande clamoroso bluff quello del presidente Binaghi quando sostiene che il tennis italiano gode di ottima salute. Ma a chi la dà da bere?
Datemi retta: o Errani e Vinci almeno quest’anno riprendono a giocare insieme oppure anche a Rio zero tituli, com direbbe Mourinho, zero medaglie.

Tornando all’Australian Open, dove purtroppo ho visto una prova super-deludente sotto il profilo dell’attenzione e della tattica da parte della Samsonova che invece mi era parsa del tutto diversa il giorno prima – nel secondo set in 5 games persi in un battibaleno ha esaurito tutto il campionario dei possibili errori, ha fatto soltanto 3 punti, è letteralmente affogata in un pozzo di sbagli (ho registrato un audio con Riccardo Piatti e un altro con il giovane coach della “scuola” Piatti, Andrea Volpini da Col Val d’Elsa) – sono contento di aver parlato con Riccardo Piatti anche di Milos Raonic e dei suoi progressi (ascoltate l’audio se potete) e con Carlos Moya, neo allenatore del canadese in sostituzione di Ivan Ljubicic.

Ljubo invece si è negato. Ordini di Roger Federer, di Mirka? Alcune sue parole, che lui ha negato di aver detto alla Gazzetta a proposito di un suo ipotetico progetto di portare Roger Federer a vincere uno Slam, lo ha forse condizionato…e spinto al silenzio. Strano, perchè è sempre stato molto disponibile e pure estroverso. Va detto che il nostro incontro è stato del tutto casuale e mentre sia lui che io stavao parlando con altre persone. Quindi il suo “non faccio dichiarazioni” è stato frettoloso e non susseguente ad un approccio programmato e professionale. Vedremo nei prossimi giorni se si tratta di un “silenzio” imposto da altri o di sua personale prudente presa di posizione per non esporsi troppo. Chissà, magari se Roger vincesse questo Slam, Ivan potrebbe anche riaprir bocca.

Il punto, mentre del quarantacinquesimo duello fra Djokovic e Federer avremo tempo e modo di riparlare, è che la giornata che ci aspetta è forse meno interessante di quella, assai poco esaltante, che abbiamo vissuto.

Kerber- Azarenka è interessante soltanto se vince la favorita, cioè la Azarenka, perchè sennò questo torneo – con Serena che conduce 8-0 sulla Radwanska – non ha proprio più la minima incertezza (ok lo si era detto anche all’US open…), del match fra Konta e Zhang beh non vi dico lo spasmodico interesse.

Murray e Ferrer potrebbe essere una discreta battaglia, ma anche una bella noia. Diciamolo francamente. Fra Raonic e Monfils potrebbe uscirne una partita più spettacolare, perchè La Monf è grande showman e una volta nei quarti per la seconda volta dal 2009 non si farà pregare per qualcuna delle sue gags. Da canto suo il canadese, che Riccardo Piatti racconta essere grandissimo lavoratore, è forse l’unico giocatore della generazione degli Anni Novanta a dare l’impressione di potersi inserire fra i più forti. Ha fatto grandi progressi,a rete e negli spostamenti, non fa solo aces, non tira solo bombe di dritto, è certamente ben allenato ed ha una discreta intelligenza. Figlio di due ingegneri è tipo che legge, che se ha tempo libero va a visitare anche i musei, l’ho visto anche visitare Firenze, e…questi ultimi sembrano dettaglio di poca importanza, ma invece ce l’hanno. Milos parla un bel po’ di lingue, il padre con il quale ho conversato piacevolmente l’altro giorno è persona molto ma molto civile. Un tennista con gli orizzonti più larghi del rettangolo di gioco, ha molte più chances di affermarsi di uno che sa parlare solo di palle…da tennis.

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Australian Open

Australian Open: Sabalenka sugli scudi. Ha vinto il miglior servizio o il miglior dritto? E l’assenza di inno e bandiere bielorusse ha senso?

Hanno vinto…gli studi biomeccanici della regina 2022 dei doppi falli. Ma fra dritto e rovescio, quale è il colpo da fondo di solito più decisivo? Il duello Djokovic-Tsitsipas suggerisce una risposta sbagliata

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La nuova campionessa dell’Australian Open, Aryna Sabalenka, è una ragazza che l’anno scorso aveva vinto…la classifica di chi aveva fatto più doppi falli fra tutte le prime 100 tenniste della WTA.

Roba da far arrossire Sascha Zverev. Aryna, che diventa la seconda bielorussa a vincere uno Slam in Australia dieci anni dopo Vika Azarenka, di doppi falli ne aveva commessi ben 427 nel 2022, a una media di 8 a match. Ma lo scorso anno, durante lo US Open, subito dopo aver perso dalla Swiatek, lei che ama farsi  chiamare “Tigre” –e che si è fatta fare un tatuaggio di una tigre sull’avambraccio sinistro “perché mi deve ricordare di lottare sempre come una tigre…”- aveva deciso di mettersi a studiare la tecnica della sua battuta con uno specialista di biomeccanica, con due obiettivi: 1) ritrovare percentuali migliori sulle prime palle di servizio 2) servire seconde palle meno aleatorie.

Prima della finale il coach della Rybakina Stefano Vukov aveva dato l’aria di mettere le mani avanti, quasi anche  a voler mettere maggior pressione su Aryna: “Il risultato dipenderà da chi servirà meglio”.

 

E quello della Sabalenka, Anton Dubrov: “Vincerà chi saprà controllare meglio le proprie emozioni”. Anche questo, per la verità, sembrava più un messaggio rivolto alla sua “assistita” piuttosto che a Elena Rybakova, ragazza piuttosto introversa che sembra spesso anche fin troppo in controllo dei suoi nervi. Almeno all’apparenza, perché oggi l’ho vista spesso parlare con se stessa dopo alcuni errori. 

Beh, in questa finale vinta 4-6,6-3,6-4, Aryna ha perso il primo set della finale e il primo dell’anno, ma dopo è riuscita abbastanza bene a controllare le proprie emozioni fino a quando – a seguito dell’ennesimo dritto lungo della Rybakina (decisamente il colpo più incerto della kazaka) sul suo quarto matchpoint e dopo che sul primo aveva commesso un doppio fallo – si è lasciata andare lungo distesa sul campo centrale della Rod Laver Arena coprendosi il volto e piangendo come un vitellino, con tutto il petto percorso da sussulti irrefrenabili.

 Direi che lo studio ha pagato – soprattutto in percentuale di prime palle, il 65% contro la Rybakina che si è fermata  al 59%; la seconda palla invece secondo me necessità di studi ulteriori: è troppo piatta, c’è poco lift –  perché durante tutto l’Australian Open di doppi falli Iryna ne ha fatti “soltanto” 29 in 7 partite. Quindi è scesa a 4 di media a match.

Vero, però, che le prime sei Aryna le ha vinte tutte in due set e sempre perdendo pochi game, così come aveva vinto in due set tutte le partite giocate al torneo di Adelaide. Oggi  che la partita è durata 2h e 29 minuti per 3 set, i doppi falli sono stati 7, non pochissimi, però sono stati bilanciati da 17 ace (mentre la Rybakina ne ha fatti 9 e un solo doppio fallo: insomma la forbice dice +10 per gli ace a favore della ragazza bielorussa, + 6 a favore per i doppi falli a favore della kazaka) e poi non so dirvi quanti siano stati i servizi immediatamente vincenti, ma in quelle 70 volte in cui ha messo direttamente la prima ha fatto 50 punti. Sospetto che i servizi vincenti che siano stati parecchi.

Quindi il servizio ha svolto un ruolo importante in un match caratterizzato da pochi break, cinque in tutto in 29 game, come vediamo di solito accadere più in un match di uomini piuttosto che di donne.

D’altra parte le due ragazze finaliste hanno un fisico non così comune per il tennis femminile: un metro e 84 centimetri la Rybakina, un metro e 82 la Sabalenka che ha anche due spalle e una potenza che non tanti tennisti di sesso maschili possono vantare e disporre.

I servizi della Sabalenka sfiorano i 200 km orari e fanno male. Se un numero sufficiente di battute le sta dentro, strapparle il servizio è tutt’altro che semplice. Infatti la Rybakina c’è riuscita solo due volte pur essendosi procurata 7 pallebreak, entrambe nel primo set. E poi più.

Con le sue possenti, fracassanti risposte, invece la Sabalenka di palle break ne ha conquistate 13 e dopo l’inutile break del primo set per risalire dal 2-4 al 4 pari, un break a set nei due set successivi le sono bastati per vincere il match e conquistare il suo primo Slam alla sua prima finale e dopo tre stop in tre precedenti semifinali Slam.

Di solito, se fra due giocatrici di simile livello (ma vale forse ancor più per i giocatori) una ha un grandissimo dritto e l’altra ha un grandissimo rovescio, dai tempi di Steffi Graf (anche se Chris Evert potrebbe aver argomenti validi per obiettare), vince quella con il miglior dritto.

Il dritto, in genere, procura più punti. Tant’è che salvo poche eccezioni se a un tennista si offre una palla a mezza altezza e a metà campo, è più normale che il tennista giri attorno alla palla per schiaffeggiarla con il dritto piuttosto che con il rovescio. Il dritto è un colpo più dirompente. E’ più normale schiacciarlo dando anche una spallata. Ma su questa tesi sono più che aperto ad aprire un fronte di discussione e contradditorio…

Ora ci sarà chi, alla vigilia della finale maschile fra Djokovic e Tsitsipas mi obietterà che Djokovic è il favorito anche se il greco ha il miglior dritto e il serbo il miglior rovescio, ma io a mia volta potrò controbattere che Nole fa comunque di solito più punti vincenti con il dritto che con il rovescio. Vedremo domani (ore 9,30 su Discovery-plus).

Intanto chiudo il discorso sulla finale femminile osservando che la bielorussa Sabalenka non ha potuto godere né dell’inno nazionale a celebrare il suo trionfo, né della bandiera bielorussia sul tabellone e sul palmares dell’Australian Open accanto al suo nome. Magari fra qualche anno ricomparirà al posto di una bandiera bianca. E chissà poi che cosa deciderà Wimbledon quest’anno. Molti auspicano un ripensamento. Non i tennisti ucraini. La Kostyuk, sconfitta in semifinale nel doppio femminile, ha chiesto agli inglesi di non fare marcia indietro.

Io ripenso con piacere a quando l’indiano Bopanna e il pakistano Qureshi si sono messi a giocare il doppio assieme.

 Ma fra Russia-Bielorussia e Ucraina la guerra è ancora purtroppo così terribilmente virulenta, orribile oggi perché possano essere dei tennisti i primi a soprassedervi, a non farci caso. Anche se potrebbe essere un gran bel messaggio.  

La newsletter Slalom.it di Angelo Carotenuto ha riportato un articolo del Sydney Morning Herald secondo cui “Sopprimendo le loro bandiere (di russi e bielorussi), i dirigenti maldestri offrono solo più fiato al loro vittimismo. Che si tratti di Australia, Parigi, Londra o New York, l’anno scorso ha dimostrato che più bandiere vengono bandite dagli eventi sportivi, maggiore è la sfida che producono. Quanto più il mondo condanna il nazionalismo, tanto più acquistano forza coloro che ci credono. Chiediamolo agli ucraini

Comunque sia quando hanno chiesto a Aryna Sabalenkaq, nuovamente n.2 del mondo “nel giorno più bello della mia vita”  (la Rybakina sarà top-ten, ma sarebbe stata top-five se avesse potuto contare anche i 2.000 punti di Wimbledon 2022) se non le sembrasse strano aver vinto uno Slam senza una sola bandiera bielorussa e neppure una menzione alla bielorussa, lei ha risposto con un sorriso: “Credo che tutto il mondo sappia che sono bielorussa, non vale la pena di aggiungerlo”.

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Australian Open

Australian Open: a quasi 36 anni un exploit di Rafa Nadal stupiva. Di Novak Djokovic no. Tre obiettivi per il serbo, due per Tsitsipas

Curiosità per il caso Srdjan Djokovic: autoconfinato in hotel, domiciliari imposti o nel box di Novak? Mi piace più Rybakina di Sabalenka

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Che dire dopo due semifinali scontate che non sono mai state incerte ma sono state più lunghe soltanto perché i due vincitori si sono distratti un po’?

Tsitsipas poteva vincere 7-6 6-4 6-4 quella che era stata preannunciata come la semifinale probabilmente più equilibrata (lo è stata) e invece nei momenti in cui poteva chiudere due set su tre – ha servito sul 5-3 nel primo, sul 5-4 nel terzo, quando poi ha avuto anche due matchpoint nel tiebreak – è stato meno deciso e così ha avuto bisogno del quarto set. Nel quale, a scanso di equivoci, è salito subito sul 3-0 e non si è fatto più riacchiappare.

 

Quanto a Djokovic beh… se avesse vinto 6-1 6-1 6-2 nessuno si sarebbe sorpreso, perché nel primo set vinto invece soltanto 7-5 Djokovic era avanti 5-1 con setpoint. Lo avesse trasformato, e non si fosse messo a discutere con l’arbitro che gli aveva inflitto un time-warning, avrebbe perso solo 5 game in tre set dopo averne persi 6 con de Minaur e 7 con Rublev.

Contando gli ultimi due punti del primo set Djokovic ha conquistato nei successivi 95 punti… la bellezza di 62 punti lasciandone appena 33 al suo malcapitato avversario che però, secondo me, era già stracontento di aver raggiunto una semifinale di uno Slam e non gli è detto che gli ricapiti.

Quello di Djokovic nelle fasi finali di questo torneo (con un unico set perso per colpa della gamba con il francesino Couacaud) è stato un dominio così schiacciante che impressiona noi e, forse, anche i suoi rivali.

Forse l’unico che non si lascia impressionare troppo è proprio Stefanos Tsitsipas, anche se con Djokovic ha perso 10 volte su 12.

Però c’è quella finale di Parigi che Djokovic aveva dimenticato (non credo l’avesse fatto apposta…) nella quale Tsitsipas aveva vinto i primi due set, a dare fiducia al tennista ateniese che oggi è certo più forte di allora.

Semmai viene da chiedersi se anche Djokovic col passare degli anni, anziché diventare più vulnerabile, non sia invece diventato più forte sulla soglia dei 36 anni. Per la verità io avrei quasi quest’ultima impressione. Oltre che gli avversari Nole sembra infatti in grado di sconfiggere l’anagrafe.

Per esser più chiari: la rimonta del quasi trentaseienne Rafa Nadal con Daniil Medvedev un anno fa ebbe del miracoloso, dell’assolutamente sorprendente. Tant’è che tutti sottolinearono quell’impresa come una straordinaria riprova del grande carattere del guerriero Nadal.

Per carità, quel Medvedev, che pochi mesi prima aveva stoppato Djokovic in finale all’US Open, impedendogli la conquista del Grande Slam, era un giocatore ben più forte di de Minaur, Rublev e Paul, tuttavia la vittoria di Nadal fu celebrata – certo anche per il modo in cui era avvenuta – come una clamorosa e sorprendente impresa.

Invece quel che sta facendo Djokovic, che ha perso una sola partita (con Rune a Bercy) da un pezzo a questa parte – e a prescindere dalle 27 vittorie consecutive all’open d’Australia – sembra perfettamente normale, tutt’altro che una impresa straordinaria.

Dei quasi 36 anni di Nadal un anno fa parlavano tutti, si preoccupavano i suoi fan. Dei quasi 36 anni di Djokovic nessuno ne parla, nessuno se ne preoccupa, tranne qualche volta lui stesso appena avverte un dolorino…perché è chiaramente un ipocondriaco cui se sente male a un dito pensa sia dolorante tutto il braccio.

Certamente Novak ha preso cura del proprio corpo come nessun altro, con una determinazione e una attenzione straordinaria, quasi ossessiva e assolutamente non comune.

Vedremo che cosa succederà domenica mattina con Tsitsipas. Che timori reverenziali non ne ha. E questa è la sua forza. I giocatori più… presuntuosi, e non solo ambiziosi, alla fine sono quelli che vincono più spesso degli altri. E Tsitsipas, che spesso appare quasi arrogantello e non sempre simpaticissimo, è uno che crede molto in se stesso. È una condizione ideale per vincere davvero.

E vedremo anche – sebbene ciò sia argomento molto più marginale – se Djokovic senior tornerà sul campo a seguire il figlio o resterà confinato davanti alla tv nella sua camera d’hotel. Autoconfinato o “fermato” come fosse incastrato in qualcosa di simile agli arresti domiciliari?

Non è ancora chiaro, qui UP-ABOVE, se sia stata una sua decisione (o di Novak) quella di non venire a vedere Nole contro Tommy Paul o se invece Tennis Australia, sollecitata dal sindaco di Melbourne e/o da altri politici Governativi, abbia ritirato l’accredito a papà Srdjan.

A Wimbledon – ho saputo -il finalista del torneo può disporre di 35 biglietti, 10 nel suo box, 25 in ottime posizioni, ma il giocatore è tenuto a dichiarare a chi vanno i biglietti.

Come funzioni a Melbourne non so. Papà Djokovic l’altro giorno è stato ingenuo protagonista di una gaffe e nelle risposte ad alcuni lettori, in calce all’articolo che riguardava la sua vicenda, ho cercato di spiegare perché non si trattava tanto di discutere del diritto a una libertà di pensiero, di espressione e di azione, ma semmai era – almeno secondo me – una questione di rispetto nei confronti di chi aveva invitato tutta una famiglia in un luogo dove erano state stabilite certe regole.

Non è questione di impedire a qualcuno la libertà di esprimere il proprio pensiero. È questione semmai di educazione, stile, rispetto nei confronti di chi ti ospita e – a torto o a ragione (non è il caso di discuterne quando si è ospiti) – desidera imporre certe regole, certi comportamenti.

Ripeto: magari sono regole e obblighi comportamentali sbagliati – sapeste quante volte mi sono trovato io stesso costretto in certi tornei a dover sopportare regole che non condividevo affatto, e talvolta mi sono trovato in buona fede a non rispettarle, tanto mi parevano inconcepibili e inimmaginabili – ma una volta che accetti di trovarti in certe situazioni non puoi permetterti di dire e fare quello che ti pare.

Clicca qui per leggere il seguito a pagina 2: “Srdjan in una specie di libertà condizionata per per non aver immaginato il casino che avrebbe sollevato? Il pensiero di Nole, le presunte responsabilità della sicurezza dell’Australian Open e le TV down under. E la finale femminile, con favorita…

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Editoriali del Direttore

Australian Open: due semifinali donne? No, una sola. Djokovic senior? Padrone di pensare, dire e fare ciò che vuole, ma inopportuno

Rybakina e Sabalenka gemelle anche nel modo di vincere. Mentre Srdjan Djokovic ha trovato modo di creare una difficoltà in più a Novak, che non ne aveva certo bisogno. Ma non è la prima volta

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Voglio dire quello che penso sulla vicenda di papà Djokovic che si lascia coinvolgere da un gruppetto di simpatizzanti di Putin. Lo farò qui subito dopo aver commentato il tennis giocato e da giocare.

Le due semifinali femminili mi sono sembrate…una sola, con la seconda copia carbone della prima. Quasi lo stesso punteggio, 7-6 6-3 per Rybakina su Azarenka, 7-6, 6-2 per Sabalenka su Linette, 1h e 43 m la prima, 1h e 42 m la seconda.

Due ragazzone sopra il metro e 82cm (tanto è alta la Sabalenka, la Rybakina è due cm di più), più massiccia e potente la bielorussa di 24 anni (80kg). Più longilinea (73 kg) ma con un servizio non meno efficace la kazaka che fino al 2017 era russa e che dal proprio forte servizio (già con i suoi 9 ace contro i 3 dell’Azarenka, e i suoi 3 doppi falli contro i 6 di Vika, ha ricavato 9 punti in più) ha colto altri frutti importanti.

 

Ha infatti raccolto il 76% di punti quando ha messo dentro la prima, mentre la Azarenka non è andata oltre al 63%. Ha ugualmente subito 3 break, ma la Azarenka ha fatto peggio perché anche a causa della sua debole seconda palla di break ne ha subiti 5. Insomma, ci sono stati 8 break su 21 game. Per il tennis femminile non sono neppure troppi. Semmai è curioso che a leggere i dati statistici sono tutti talmente a favore della Rybakina che il punteggio appare quasi troppo benevolo per la Azarenka: 30 vincenti contro 26 (+4), 21 errori gratuiti contro 27 (+6). E in effetti poi a contare i punti vinti sono 78 quelli di Elena contro i 62 di Vika: 16 punti non sono pochi per un match di 140 punti finito 7-6 (4),6-3.

Ma anche quelli che separano Sabalenka da Linette per il loro 7-6 (1) 6-2, non sono distanti: 71 a 58, 13 punti. Però 6 di quei 13 vengono dal tiebreak vinto 7-1.  E il match ha richiesto 129 punti, 11 meno di quell’altro.

C’è stata la metà dei break, 4 in tutto, perché la Sabalenka (6° ace contro 1, 2 doppi falli contro 1= +4) ha concesso un solo break su 4 palle break, salvandone quindi 3 e strappando 3 volte in 7bp la battuta alla ragazza polacca che comunque il suo torneo lo aveva già vinto battendo una testa di serie dopo l’altra, Kontaveit 16, Alexandrova 19, Garcia 4 e Pliskova 30, e potrà festeggiare questi exploit salendo da n.45 a n.22 quando il suo best ranking era stato 33. La Sabalenka, dal canto suo, ritorna al suo best ranking di n.2 scavalcando Jabeur e Pegula.  Ma era già stata n.2. Se anche vincesse il torneo resterebbe a distanza siderale dalla Swiatek, che ha 10.485 punti e Aryna non potrebbe guadagnarne di più che altri 700 arrampicandosi a 6.100. Quanto alla Rybakina, mai più su di n.12, è già top-ten comunque vada, e potrebbe diventare n.8 vincendo il secondo Slam in carriera dopo Wimbledon superando Bencic e Kasatkina. Sarebbe stata in realtà n.5 del mondo se avesse potuto aggiungere i 2.000 che non ha avuto a Wimbledon e n.2 vincendo il torneo. Ma quei 2.000 è meglio che li dimentichi. Nessuno glieli restituirà, né a lei né a Djokovic che però vincendo il torneo ridiventerebbe comunque n.1 ATP.

E vengo alla questione Djokovic senior. Papà Djokovic è libero di pensarla come vuole. E anche di esprimere i suoi pensieri come preferisce. Le sue azioni e i suoi pensieri non sono comportano alcuna responsabilità per Djokovic junior. I figli non sono responsabili per quello che dicono e fanno i genitori. E viceversa.

Ciò detto papà Djokovic talvolta dice e fa cose inopportune, in qualche modo creando evitabilissimi imbarazzi al figlio, quasi non si rendesse conto che suo figlio era arrivato in Australia quest’anno con qualche apprensione, portandosi inevitabilmente appresso una situazione complessa per quanto accaduto Down Under un anno fa.

Se anche Srdjan è un sostenitore palese di Putin poteva capire che non era opportuno unirsi a quel gruppetto di filorussi (come lui) in un momento in cui l’Australia e Tennis Australia hanno preso la decisione di riaprire le porte a suo figlio ma è stata presa anche la decisione (giusta o sbagliata che sia) di non consentire a bandiere russe e bielorusse di sventolare durante il torneo. Torneo nel quale tennisti russi e bielorussi giocano per sé stessi, senza bandiere e inni.

Papà Djokovic resta padronissimo di essere filoPutin, ci mancherebbe. Magari lo è pure Novak, sebbene lo scorso anno avesse preso una posizione piuttosto critica nei confronti dell’aggressione russa – così come successivamente sarebbe stato critico prima nei confronti di Wimbledon che aveva bandito la partecipazione di tennisti russi e bielorussi ai Championships e poi di ATP che aveva reagito togliendo i punti ATP a tutti i partecipanti al torneo di Church Road – ma considerando che tutti i Djokovic sono comunque ospiti di un Paese e di un’organizzazione che ha preso pubblicamente certe posizioni, beh con un minimo di sensibilità avrebbe potuto astenersi dal mischiarsi a quella manifestazione filo-Putin e filo-russa. Io sono quasi certo che Novak, a prescindere da come la pensa lui stesso (io non lo so), non è stato contento. Ma non è la prima volta che il padre gli combina qualche casino. Ormai, però, la frittata è stata fatta. Nole dovrà rispondere a qualche domanda in più, come è accaduto anche a Vika Azarenka. Ma di sicuro saprà come cavarsela.   

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