AO interviste, Raonic: "Sia io che Murray siamo migliorati, sarà una bella lotta" (ITA)

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AO interviste, Raonic: “Sia io che Murray siamo migliorati, sarà una bella lotta” (ITA)

Australian Open interviste, quarti di finale. M. Raonic b. G. Monfils 6-3 3-6 6-3 6-4. L’intervista del dopo partita a Milos Raonic

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Congratulazioni. Come ti sei sentito durante questo match?
Mi sono sentito bene. Ho fatto tutto nel modo giusto. Anche durante il secondo set, prima di perderlo, ho saputo creare delle opportunità. Lui ha servito molto bene. Non so se ho avuto due o tre buone opportunità. Ne ho avuta sicuramente una verso la fine del set. Ho creato una serie di chance. Ed alcune le ho sfruttate nel modo giusto. E ho continuato così per tenermi in vantaggio.

Come ti sei sentito a scendere per la seconda volta in campo sul Rod Laver, contro un ragazzo che forse ci si aspettava che battessi?
Mi sono sentito bene, in particolar modo ho prestato attenzione a determinate cose. Ho battuto bene. Sono stato abbastanza efficiente dal fondo. Quando ho avuto la possibilità di farlo, ho avanzato. Sono stato, forse, un po’ passivo durante il secondo set, ma nel terzo, in un certo senso, ho rimontato. Avrei potuto essere, forse, un po’ più reattivo anche nel quarto, ma in realtà sono felice di come sto affrontando tutto questo, di come ho giocato e di come ho sostenuto il match di due giorni fa.

Cosa significa per te tornare in semifinale durante un Grand Slam, dopo il duro anno che hai attraversato?
Beh, è molto positivo se si guarda il quadro generale. In questo momento, è una grande opportunità per me. Due anni fa ho avuto una semifinale un po’ deludente, oggi cerco di dare una svolta sfruttando la mia esperienza ed i punti in cui sono più forte rispetto a due anni fa.

 

C’è stato un match, a Brisbane o qui, nel quale hai percepito che stavi giocando ad un livello più alto e che ti ha dato sicurezza?
Probabilmente il secondo match che ho giocato a Brisbane. E’ stato una specie di scintilla. Nonostante contro Bernard mi sia sforzato molto durante il terzo match, ho sentito di avere il pieno controllo della situazione. Stavo giocando a modo mio. Mi sono messo nella posizione di poter passare in testa e creare sempre più opportunità. Prima bisogna arrivare fin lì, dopodiché bisogna vedere se puoi fare in modo che ciò che fai valga.

In una delle precedenti conferenze stampa hai affermato che Carlos Moya è una specie di organizzatore nella tua squadra. Parlacene un po’ di più.
Non penso che sia l’organizzatore della squadra. Penso che sia molto di più, a giudicare dal modo in cui gioco. Penso che sia Riccardo quello che si occupa del lavoro più pesante. Riccardo, a fine giornata, è più allenatore di chiunque altro ci sia in tour. Lo ha fatto per tutta la vita. Lo sta facendo con molti giocatori. A lui piace esserci anche durante le giornate più noiose, standosene seduto in campo anche per sei ore. Penso che Carlos si preoccupi più di migliorare le mie qualità e di come affrontare alcuni giocatori. Ha giocato con molti di questi ragazzi, soprattutto con quelli con cui si giocherà nelle ultime fasi dei tornei. Mi porta tranquillità, efficienza, e mi consiglia come affrontare i tornei. Penso che sia questo ciò che sto cercando di imparare da lui.

Dici che tutto ciò che vuoi fare è seguire il tuo piano, e ad ogni modo il tuo piano sembra sicuramente funzionare. Potresti condividere con noi qualcosina circa questo tuo piano?
In che senso?

Per la stagione. Hai detto di voler seguire il tuo piano.
Quando l’ho detto?

In una conferenza stampa precedente.
Probabilmente, e scusatemi se non riesco a ricordare il contesto esatto, mi riferivo ad obiettivi personali. Ci sono sei cose alle quali vorrei prestare molta attenzione quest’anno: quattro riguardano gli Slams, poi le Olimpiadi e Toronto. Penso di dover fare in modo che anche quelle settimane, quei tornei, vadano come sta andando ora e che migliori ogni giorno di più. Penso di aver fatto dei grandi passi in avanti, da quando sono tornato in salute e sono stato in grado di rimettermi in gioco. Si tratta di questo, di progressi costanti. Alcuni giorni può esserci un progresso di guarigione, altri potrebbero essere un lavoro nel miglioramento del mio rovescio. Ma chi può dire quali saranno esattamente? Il progresso costante per il quale ho lavorato molto dopo essermi ripreso dall’infortunio, è quello per il quale lavoro ogni giorno.

Parlando di rimbalzi e movimento, pensi ci sia stato un miglioramento?
Significante. Penso di saper utilizzare meglio i miei colpi di rimbalzo. Ma allo stesso tempo, è più semplice anche perché colpisco la palla in posizione migliore. Penso di saper neutralizzare um po’ meglio. A fine giornata, non conta essere quello che ha vinto una partita, ma fare tutto ciò che si può fare per acquisire più punti, essere più aggressivo e mostrarlo ai miei avversari.

Quali sono i migliori riferimenti del tuo precedente match con Murray?
Probabilmente, l’ultimo che abbiamo giocato a Londra. Penso che sia l’ultima volta che abbiamo giocato nel World Tour Finals. Anche gli US Open attireranno, sicuramente, molta attenzione. Per quanto possa ricorda, anche prima di entrare in campo oggi ho prestato attenzione a ciò che faceva. Sono passati 14 mesi dall’ultima volta, e credo che nel frattempo ci siano stati dei miglioramenti. Ci sono alcuni aspetti che vorrei poter manipolare a favore del mio gioco, ma sono sicuro che anche lui proverà a cambiare un sacco di cose. Penso che sarà una gara a chi saprà mettersi per primo a proprio agio.

L’altro giorno Carlos ha parlato di come tu abbia lavorato sul tuo gioco in attacco, andando a rete e di come tu lo stia facendo bene, ma anche del fatto che devi ancora trovare un equilibrio, un modo per non far capire al tuo avversario che stai per attaccare. Contro qualcuno, tipo Andy, bravo sia nel passare la palla che in difesa, quanta importanza assume quell’equilibrio?
Sicuramente molta. E anche oggi lo è stato. Non penso di aver servito e giocato delle volée tanto quanto l’ultima volta. Non è solo l’essere ostinato che ti fa andare avanti, ma soprattutto il continuo lavorare per migliorare di partita in partita. Sono 3 set su 5. Tutto può succedere. Si attraversano diversi livelli di tennis in un match 3 set su 5. E’ questione di saper andare in vantaggio, rimanere in testa e andare avanti.

Ho visto che qualche giorno fa sei andato in un museo. Quanto importante è stato per te poter usare quel giorno per staccare completamente e, allo stesso tempo, poterti anche concentrare sul match successivo?
E’ una cosa che mi fa stare un po’ meglio. A volte mi faccio veramente ossessionare da quello che verrà e quello che dovrò fare. E’ stata sicuramente una via di fuga per me, inoltre ho preso parte ad una cosa che mi piace molto e che, negli ultimi anni, è diventata una vera passione.

 

Traduzione di Gilda Dota

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Australian Open

Australian Open, Ivanisevic: “Novak ha ragione: questa è la sua vittoria Slam migliore”

“In campo può dirmi quello che vuole. L’importante è che vinca” così il coach di Djokovic, Goran Ivanisevic. Il 22-22 con Rafa? “Come un match di pallamano. Se Nadal gioca a Parigi è sempre favorito”

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Dopo la conferenza del vincitore Novak Djokovic, e quella dello sconfitto Stefanos Tsitsipas, ha parlato anche il coach del neo-numero 1 del mondo: Goran Ivanisevic.

D. Goran, in che posizione collochi questo successo nella classifica dei titoli vinti da Novak con la tua collaborazione?
IVANISEVIC: Credo che lui abbia ragione, e che questo sia proprio il migliore. Non solo per il suo ritorno dopo quello che è successo lo scorso anno, ma anche per le ultime tre settimane, che sono state oltremodo dure. Credevo di aver visto tutto nel 2021, quando vinse qui con uno strappo agli addominali. È stato incredibile, voglio dire, giocare ogni giorno sempre meglio. Impressionante.

D. Ha detto che temeva di non poter giocare più qui. Quanto c’era di vero in questo?
IVANISEVIC: Diciamo così: io non dico il 100% di lui, magari il 97%. Al sabato quando tu vedi il risultato della risonanza magnetica, vai e ti ritiri dal torneo. Ma non lui. È di un altro pianeta; il suo cervello lavora in maniera diversa. Sono con lui da cinque anni, e ogni cosa è legata al modo in cui pensa. Ha dato tutto; 77 terapie al giorno. Ha migliorato piano piano, non me l’aspettavo. Mi ha scioccato. Tutto bene per i primi due turni, ma poi contro Dimitrov è stato spaventoso. Alla fine, ne è uscito e ha vinto.

 

D. Quando abbiamo parlato con Novak l’altro giorno, ci ha confessato che il non avere suo padre sugli spalti lo ha influenzato. Puoi dirci quanto è stato difficile dal punto di vista emotivo per lui?
IVANISEVIC: È stata dura. Nel match contro Tommy Paul è stato più fragile: da 5-1 a 5 pari, in questi casi di solito lui chiude 6-1, non importa chi sia l’avversario. Cose che capitano, fortunatamente ha saputo vincere il torneo nonostante tutto. È un traguardo incredibile.

D: Tu lavori con Novak ormai da un po’. Hai imparato qualcosa di nuovo su di lui durante il torneo?
IVANISEVIC: Si impara sempre. Lui è ogni giorno più matto (ride). La sua follia non ha limite, in senso buono (sorride). Sul serio, è un tipo incredibile, indescrivibile. Di nuovo credevo di aver visto tutto, e poi è andata così. Probabilmente ne vedrò ancora delle belle. Sul campo ha emozioni, ci parliamo; anche oggi, come durante tutto il torneo, ha avuto momenti buoni e momenti meno buoni. Ma alla fine non importa, ha vinto 10 Australian Open. Spagna-Serbia sembra una sfida di pallamano: 22-22. Nel 2023 la questione si fa interessante.

D: Dopo questi match ti chiede sempre scusa, spiegando quanto sia difficile avere a che fare con lui. Davvero è così dura? A cosa si riferisce?
IVANISEVIC: Potrei andare avanti a parlarne per dieci giorni. Insomma, sono stato un tennista, anche piuttosto matto. Capisco come si sente, le sue emozioni. Siamo in una finale Slam, se parlarci lo aiuta, allora parliamo. Gliel’ho detto, dimmi quello che vuoi ma tu devi vincere, altrimenti avrai un problema. Finché vince, non ci sono problemi. L’anno scorso non è stato facile; niente è facile anche per un coach. Per esempio, il coach del Real Madrid ha bisogno di avere pressione; se non vinci uno o due incontri, ti fanno fuori. È bello fare le finali, ma le devi vincere. Contano solo gli Slam, ed è una grande sfida. E io ci sono abituato; ormai sono nella sua squadra da quattro anni.

D: Oggi ti ha ben impressionato il suo dritto?
IVANISEVIC: il suo diritto mi ha impressionato per tutto l’anno; ci abbiamo lavorato molto. Ha iniziato a giocarci così a Torino, ma abbiamo lavorato molto nella pre-season. Ad Adelaide è andato bene. Ma qui quando si è fatto male ha avuto bisogno di essere più aggressivo. Ha intensificato lo sforzo e ha iniziato a colpire di dritto in maniera incredibile; credo le migliori due settimane di dritti che io abbia mai visto nella sua vita. Non aveva mai colpito così bene prima d’ora. Forse oggi è stato un giorno in cui li ha colpiti meno bene; ma quando ne ha avuto bisogno, ha giocato un grande tennis.

D: Hai parlato del 22-22 tra Novak e Rafa. Nole ha 36 quasi anni. Ci sono alcuni ragazzi che ne hanno 19; quanto tempo pensi ancora lui possa stare a questi livelli?
IVANISEVIC: Due o tre anni ancora. È incredibile il modo in cui si prende cura del suo fisico, approccia ogni aspetto, il cibo. Incredibile. I giovani sono il futuro del tennis, ma ancora abbiamo questi due ragazzi che si danno battaglia. Melbourne è il campo di casa per Novak, e adesso andiamo a casa di Rafa, per continuare il match di pallamano. Alcaraz sta arrivando; è un grande. Ma secondo me se Rafa scende in campo a Parigi, per me è sempre il favorito. In diversi lo possono battere, anche Novak. Ma Rafa ha vinto 14 volte, pazzesco. Quei due si sono davvero spinti l’un l’altro a migliorarsi. È bello avere i giovani; Stefanos vincerà un gran Slam sicuramente, perché è un giocatore incredibile.

D: Puoi dirci qualcosa di quando Novak è venuto da voi subito dopo il match? Non l’avevamo mai visto così emozionato dopo una vittoria Slam. Ti ha colpito questo fatto?
IVANISEVIC: Sinceramente, sì e no. Lui si tiene tutto dentro, e a volte bisogna esplodere. Mi ha sorpreso vederlo tranquillo per un set e mezzo; alla fine ha lasciato emergere tutto. È stato emozionante per noi e per lui. Un grande risultato dopo tre settimane davvero dure. È riuscito a vincere su tutto.

D: Hai parlato del Roland Garros; quanto sarebbe speciale vincere il ventitreesimo titolo?
IVANISEVIC: Ho detto otto o nove anni fa che Novak e Rafa avrebbero superato Roger. Considerato quanto fossero indietro, la gente mi guardava come se fossi matto, e ora siamo 22-22. Due guerrieri incredibili, due tennisti incredibili, cosa hanno fatto per il tennis! Non vedo l’ora che entrambi stiano al meglio, e poi la battaglia sarà là, con i giovani che cercheranno la loro strada per fare qualcosa di buono. Ma saranno quei due ad avere l’ultima parola.

Danilo Gori

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Australian Open

Australian Open, Djokovic: “Non voglio fermarmi, posso vincere Slam contro chiunque”

“Un privilegio far parte della discussione sui più grandi tennisti di ogni tempo” commenta Novak Djokovic dopo il 22° trionfo Slam. “35 anni non sono 25, ma ho ancora tempo davanti a me”

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Novak Djokovic – Australian Open 2023 (foto via Twitter @rolandgarros)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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Battendo Stefanos Tsitsipas nella finale di domenica, Novak Djokovic ha vinto il suo decimo titolo all’Australian Open, raggiunto Rafa Nadal a quota 22 Slam e, lunedì, tornerà in vetta al ranking. Dopo le parole di Tsitsipas, tocca a Nole presentarsi davanti ai media, accolto dal direttore del torneo Craig Tiley che invita tutti a congratularsi con lui, sottolineando l’importanza del suo decimo successo, alla luce di tutto quanto è successo.

 

D: sul campo hai parlato delle tue ultime cinque settimane. Ce ne puoi accennare?

DJOKOVIC: ero pieno di orgoglio e soddisfazione in quel momento. Quando sono andato nel box della mia squadra sono crollato dal punto di vista emotivo e ho pianto, in special modo con mia madre e mio fratello quando li ho abbracciati. Anche perché fino a quel momento non mi ero concesso distrazioni extra tennistiche o anche di altro genere, come problemi fisici; ho voluto evitare che qualcosa disturbasse la mia concentrazione. Rimanere concentrato e prendere le cose giorno dopo giorno per vedere dove sarei potuto arrivare ha richiesto uno sforzo mentale enorme.

Due settimane e mezzo fa non ero affatto convinto delle mie chance di vincere questo torneo, soprattutto per via della gamba. Era un gioco di sopravvivenza ogni match.

La cosa che mi ha aiutato qui è che tra un match e l’altro c’è un giorno di riposo, quindi più tempo per recuperare mettendo in pratica ogni trattamento utile per farmi scendere in campo nell’incontro successivo e vincere alla fine.

L’ho visto (Tsitsipas) giocare, e dominare. Sapevo che sarebbe stata una grande sfida e che dovevo stare saldo. Ed è quanto ho fatto.

Penso di aver cominciato molto bene; il primo set è durato poco, 30 o 35 minuti. Nel secondo lui ha giocato meglio e ha avuto le sue possibilità. Ha mancato un set point; io ho tenuto saldi i nervi e ho vinto il secondo e il terzo al tie-break.

Alla fine, è stato un grande sollievo poter liberare le emozioni; difficile dire qualcosa in più. È stato un viaggio lungo, e speciale.

D: nel secondo set vi siete parlati e guardati spesso, credo tu e Goran. Cosa stava succedendo?

DJOKOVIC: Goran e un altro membro del mio team. Solo un normale scambio di idee quando non va come vorrei e cerco aiuto e consigli. Tutto qui.

Certo è difficile spiegare alle persone che non si sono trovate in queste situazioni cosa tu stia provando; è normale. Come ho detto durante il discorso finale, tollerano un sacco di cose che io faccio loro e dico loro; sono incredibilmente grato di avere la loro presenza e il loro supporto. Se fossi io nel box e qualcuno sì comportasse così con me risponderei in maniera diversa (ride).

D: hai parlato delle emozioni alla fine; quanto di queste riguardava quello che è successo l’anno scorso, il tuo ritorno, l’infortunio e tutto il resto al di fuori del campo da tennis? È stato un insieme di tutte queste cose?

DJOKOVIC: certo che sì. non vedevo l’ora di tornare qui; mi sento sempre alla grande in Australia. I miei risultati sono lì a dimostrarlo. Volevo tornare e giocare.

So di potercela fare, il mio record all’Australian Open me lo ricorda sempre. Ho terminato la scorsa stagione nella miglior maniera possibile, giocando alla grande. E mi sono preparato al meglio.

Ovviamente pensando allo scorso anno ero un po’ nervoso: non sapevo come sarei stato accolto qui, ma alla fine è stata un’esperienza molto positiva.

Ancora, non sarei stato in grado di fare quello che ho fatto ad Adelaide e qui se non avessi avuto ottime sensazioni, in campo e fuori. Sono anche successe alcune cose non facili da gestire, specie quando accadono verso la fine di un Grande Slam. Penso alla faccenda di mio padre. Ma ho tenuto tutto sotto controllo.

È questo quello che intendevo quando parlavo dello dell’enorme sforzo mentale per rimanere concentrato. E le persone intorno a me hanno fatto il massimo per aiutarmi a rimanere mentalmente nel torneo e a dare il massimo di me stesso.

D: hai detto in passato di essere motivato dalla storia. Guardiamo al tuo duello con Rafa, ora che siete entrambi a 22 Slam. Ti motiva l’obiettivo di vincere più Major di chiunque altro, considerando anche Serena e Margaret Court?

DJOKOVIC: ovviamente mi motiva vincere quanti più Slam possibile. A questo punto della carriera, questi trofei sono il fattore che mi motiva di più a competere, senza dubbio.

Non amo compararmi agli altri, ma è un privilegio far parte della discussione sui più grandi tennisti di ogni tempo. Se la gente mi vede così, è davvero lusinghiero, perché so di aver dato il meglio di me per vincere questi tornei, così come tutti gli altri.

Ho ancora tante motivazioni. Vediamo quanto lontano mi porteranno. Non voglio fermarmi qui; mi sento benissimo e so che quando sto bene fisicamente e sono mentalmente presente, posso vincere qualsiasi Slam, contro chiunque.

Adoro sfruttare le mie possibilità. Ma in ogni caso nulla è garantito, e nulla è scontato. So bene che ci sono molti tennisti che vogliono questi titoli o la posizione di numero 1 del mondo. Ho vissuto tante volte queste situazioni, e queste esperienze mi aiutano a tenere la mente fresca, sapendo bene cosa mi aspetta.

Non so per quanti anni giocherò ancora o quanti Slam mi vedranno protagonista. Dipende da più cose, e non solo dal mio fisico. È fondamentale avere il supporto e l’affetto delle persone più vicine, e mantenere il giusto equilibrio tra tennis e vita privata, ma allo stesso tempo conservare la lucidità mentale per sforzarsi di inseguire ancora i miei obiettivi.

Fisicamente sto bene; certo 35 anni non sono 25, sebbene io mi senta tale. Eppure sento di avere ancora tempo avanti a me; vediamo dove posso arrivare.

D: quando il match è terminato hai guardato al tuo angolo indicando più posti. Cosa stavi cercando di dire?

DJOKOVIC: cosa vuoi farmi dire? hai visto tutto (ride).

È un codice tra di noi, loro hanno capito. Ci vuole cuore, forza mentale, e la… terza cosa per farcela.

D: hai imparato qualcosa su di te negli ultimi 15 giorni, in campo o fuori? Il tuo livello è quello della semifinale del 2016 contro Federer?

DJOKOVIC: cerco sempre di ricavare qualcosa per migliorare il mio tennis, ma anche lezioni di vita sul mio carattere, sulle esperienze, su tutto quello che mi capita fuori e dentro il campo. Ho bisogno di tempo e di spazio per riflettere; difficile parlarne ora, così presto.

In termini di qualità del mio tennis, onestamente ho giocato il mio miglior tennis, proprio come nel 2011 2015 o 2016 quando ho avuto delle stagioni meravigliose e degli Australian Open meravigliosi. Sì, credo di essere stato a quei livelli, uno dei due o tre migliori Slam, in particolare qui.

D: tu hai scherzato su 35 e 25. che significato ha per te ancora adesso vincere ed essere il numero uno?

DJOKOVIC: è ancora meglio di 10 anni fa, perché non sai mai quanto tempo giocherai ancora. Così io festeggio questi momenti ancor più di una volta. Non li do mai per scontati.

Come detto è accaduto da troppo poco. Devo rifletterci e dormirci sopra alcune notti, per realizzare cosa abbiamo davvero fatto io e la mia squadra. Sono incredibilmente fiero perché non è stato un viaggio comodo nelle ultime 3/4 settimane. Tutto ciò rende questa vittoria ancora più speciale.

D: tu speravi che tuo padre fosse presente per la finale di stasera, ma questo ovviamente non è accaduto. come mai non si è fatto vedere fuori dagli spalti? quanto sarebbe stato speciale per te vederlo?

DJOKOVIC: ne abbiamo parlato; pensavo che le cose si sarebbero calmate, ma non è stato così. Abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che lui non venisse. Ci è dispiaciuto molto, sono momenti unici; chissà se si ripresenteranno. Non è stato facile per lui.

L’ho visto dopo il match; certo non è stato il massimo per lui, anche se era felice di abbracciarmi. È stato un po’ triste.

È andata così. Alla fine, mi ha detto che l’importante era che io mi fossi sentito bene sul campo. Ho vinto e lui era qui per me: questo è quanto ci siamo detti. comunque, è stato qui per tutta la durata del torneo e alla fine ho vinto.

D: hai detto che sia tu che Stefanos venite da paesi piccoli. 22 Slam dopo, cosa significano queste vittorie per le persone a casa?

DJOKOVIC: non lo so fino in fondo, ma credo sinceramente e spero che soprattutto i giovani in Serbia traggano ispirazione in quello che faccio, nei miei risultati; e che questi li motivino ad afferrare una racchetta o a fare qualsiasi altra cosa, nello sport o nella vita in generale.

Come ho detto sul campo, bisogna sognare in grande, e nutrire quei sogni. Lo abbiamo già detto, lo so, ma è così. Venire dalla Serbia o dalla Grecia come Stefanos, con tradizioni tennistiche quasi a zero, è un ostacolo in più da superare. Devi lastricare da solo la tua strada e diventare il primo in qualcosa, insieme con la tua famiglia e il tuo coach. Questo è quanto fa il tutto ancora più unico e gratificante; tutto è ancora più bello, perché sai come hai cominciato.

Serbia e Grecia hanno storicamente ottimi rapporti storicamente. così come io ho con Stefanos; siamo rivali certo, ma abbiamo avuto belle parole l’uno per l’altro sul campo.

Credo sia molto importante essere gentili e rispettoso in quei momenti, al di là del risultato; tu vuoi vincere chiaramente, tu competi fieramente, ma devi avere parole di rispetto per il tuo rivale, perché sai cosa ha passato per essere lì e cosa sta vivendo. E sai che è stata dura.

Danilo Gori

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Australian Open

Australian Open, Tsitsipas: “Punto al n.1, ce l’ho nel sangue. A volte è più facile perdere una semifinale che una finale”

Le parole del greco dopo la sconfitta: “Un avversario come Nole è una fortuna, mi aiuta a migliorare”

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tefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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La finale più attesa si è alla fine conclusa con il risultato più atteso: la vittoria, in tre set, di Novak Djokovic. Non si può dire che Stefanos Tsitsipas abbia giocato male, ma ha pagato la pressione in alcuni momenti e un pessimo primo set, e contro giocatori come il serbo non ci si può mai permettere di rallentare, neanche un minimo. Restano le grandi prestazioni in queste due settimane del greco, che certamente andrà via da Melbourne con nuove consapevolezze e maggiori convinzioni, come dimostra anche la conferenza post partita, gestita con lucidità e da cui si possono trarre vari spunti.

D: “Stefanos, risultato sfortunato oggi. Hai dato tutto durante questa partita e durante questo torneo. Qual è stata la differenza oggi?

Tsitsipas: “Ho avuto problemi a mettermi in ritmo con il mio servizio all’inizio, il che era evidente. Non direi che ero nervoso, ero davvero entusiasta di essere in campo, avendo l’opportunità di lottare per il n.1 stasera. Non vedevo l’ora che arrivasse la partita. Ci sono sicuramente cose che posso migliorare e fare meglio, date le circostanze odierne, ma non penso ci sia qualche motivo per cui debba essere influenzato dalla sconfitta di oggi. È un passo avanti. Non vedo l’ora di ottenere più punti durante questa stagione, risultati migliori, combattendo per trofei più importanti. Mi piace molto il modo in cui gioco, il mio atteggiamento in campo, la mia stabilità mentale, i miei livelli di concentrazione. C’è ancora qualcosa da aggiungere all’intera struttura del mio gioco, ma non potrei essere più entusiasta di essere diretto verso quel sentiero

D: “Mi chiedevo quale fosse il tuo piano tattico per la partita e quanto ti sia sentito in grado di eseguirlo stasera

Tsitsipas: “Ho fatto tutto il possibile per fare una buona partita contro di lui. La mia squadra ha lavorato eccezionalmente per darmi il miglior modo possibile di avvicinarmici, soprattutto oggi. Non c’è niente che non abbia usato a mio vantaggio, o da cui avrei potuto ricavare di più oggi. Ho fatto tutto il possibile. Novak è un giocatore che ti spinge ai limiti massimi, ma non la vedo come una maledizione o qualcosa di fastidioso. Questo è molto buono per lo sport, avere avversari come lui, campioni come lui. È molto importante per noi che vogliamo arrivare a quel punto un giorno. Mi ha reso un giocatore molto migliore. Rende il mio livello di concentrazione sempre più alto ogni singola volta che lo affronto. Devi essere focalizzato e dedicarti molto al gioco quando giochi contro di lui. Trovo che sia una parte molto importante della mia carriera avere un giocatore come lui che mi aiuti a crescere meglio e fare cose più importanti

D: “Parlaci di Novak

Tsitsipas: “I numeri parlano da soli. Sono 22, vero? Abbiamo anche altri grandi campioni, come Rafael Nadal e Roger Federer, secondo me, uno dei migliori che il nostro sport abbia mai visto, e non solo il nostro, ma lo sport in generale. Penso che siamo fortunati ad avere tre grandi campioni come loro. Non voglio dargli tutto il titolo, perché credo che ci siano altri giocatori che hanno contribuito molto e sono la ragione principale per cui sono qui oggi. Anche Novak è uno di loro. Lo guardavo da bambino, mi piaceva molto il modo in cui faceva le cose in campo con il suo gioco. E se l’è guadagnato con così tanta dedizione, con così tanta professionalità nella vita di tutti i giorni. È un campanello d’allarme per me onde fare lo stesso. Posso solo imparare da quello, usarlo a mio vantaggio. Sono fortunato ad avere l’opportunità di farlo. Nel mondo di oggi con i social media, con tutte le informazioni che puoi estrarre, la notizia è che in realtà è l’era migliore per giocare a tennis

D: “Ovviamente una grande delusione in questo momento, ma quando riguardi a questa partita, pensi che sarai in grado di prendere fiducia dal fatto di essere riuscito a riprenderti nel corso del match e ad avere reali possibilità nel secondo set per pareggiarla?

Tsitsipas: “Non sto pensando più alla partita. Sono contento di essere in un’altra finale del Grande Slam. Certatemente stavo sognando il trofeo, di sollevarlo, l’ho perfino sognato la scorsa notte. Lo voglio davvero, davvero tanto. Ma solo sognarlo non lo farà accadere. Tu devi attuarlo, devi fare qualcosa là fuori. Devi essere ancor più presente e fare meglio. Oggi mi sentivo come se ci fossero momenti in cui ero vicino, ma nei tiebreak non l’ho mostrato. È una lunga, estenuante stagione. Devo essere fisicamente pronto per le partite difficili che dovrò affrontare quest’anno contro i migliori giocatori del mondo. Sto solo pensando al futuro, sto guardando avanti e non indietro. Perdere le finali non è la migliore sensazione nel mondo, di sicuro. A volte potrebbe essere più facile in un certo senso assorbire una semifinale persa, perché non hai a che fare con i riflettori della finale. Ma è decisamente molto meglio giocare le finali che rimanere bloccati in semifinale. Ho solo bisogno di fare quel passo in più dove potrò sollevare costantemente trofei e vincere Slam e Masters 1000

D: “Sentendo ciò, la tua prospettiva sulla sconfitta in questo momento, puoi confrontare le emozioni di adesso con quelle provate dopo la finale di Parigi?

Tsitsipas: “A Parigi fu straziante. Avevo due set di vantaggio, ma non ci stavo davvero pensando. Voglio dire, ne ero consapevole, ma non occupava troppo i miei pensieri. Ho preso alcune decisioni tecniche lì che erano sbagliate, che sono abbastanza sicuro che non ripeterò più nella mia carriera. Fu solo pura testardaggine. Non riesco più a vedere o sentire la stessa cosa, perché quello era una finale diverso da quella di oggi. Accaddero un sacco di cose non belle per me quel giorno, avendo anche perso mia nonna il giorno della finale, senza saperlo ma scoprendolo più tardi. C’era qualcosa nell’aria quel giorno che faceva sentire ci fosse qualcosa di strano, ancora lo ricordo, e non è una bella sensazione. Sono emozioni contrastanti perché ho giocato la mia prima finale Slam e allo stesso tempo ho avuto quella circostanza. Quindi basta andare avanti

D: “Dopo New York l’anno scorso, hai parlato di come la possibilità di avvicinarti al numero 1 fosse stata nella tua mente quell’estate. L’hai detto, e forse ti ha colpito un po’. Ci hai pensato in queste due settimane, in cui sei arrivato a una vittoria dal n.1? Sarà o meno un punto focale?

Tsitsipas: “Voglio massimizzare quello che faccio nella mia professione. Il numero 1 è nella mia mente. Non sarà facile, lo so, devo lavorare di più per realizzarlo. Oggi è stata la mia opportunità di diventare numero 1 al mondo. Ho avuto un avversario migliore dall’altra parte della rete, che ha fatto le cose molto meglio di me e merita quel posto attualmente. Quello che posso dire è che sono in tour da alcuni anni ormai, ho molte esperienze diverse, molte che devo affrontare. È il mio momento di mirare a qualcosa del genere. Non vedo nessuno motivo per abbassare le mie aspettative o i miei obiettivi. Sono nato campione, lo sento nel sangue. Posso sentirlo da ragazzo competitivo che ero da giovane. È qualcosa che è dentro di me. Voglio raccoglierlo, farlo fiorire, renderlo più forte, lavorando sodo per raggiungere questi obiettivi. È quel bel numero, il numero ‘1’, che renderà le cose estremamente emozionanti quando lo raggiungerò.”

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