WTA Player of the Month: gennaio è il mese di Angelique Kerber

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WTA Player of the Month: gennaio è il mese di Angelique Kerber

Grazie alla sorprendente vittoria negli ultimi Australian Open, la miglior giocatrice del mese di gennaio per i lettori del sito ufficiale della WTA è la tedesca Angelique Kerber

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Primo verdetto del 2016 in casa WTA per quanto concerne il riconoscimento del titolo di “WTA Player of the month”. Le papabili candidate scelte dall’associazione delle tenniste professioniste in relazione ai risultati conseguiti nel mese di gennaio e sottoposte al giudizio popolare erano questa volta Serena Williams, Agnieszka Radwanska, Angelique Kerber e Victoria Azarenka.

Gennaio, per il mondo del tennis, fa rima con ‘Happy Slam’ e pertanto le preferenze dei lettori non potevano che premiare la vincitrice dell’edizione 2016 degli ultimi Australian Open, Angelique Kerber. Per la tedesca, infatti, ha espresso la propria preferenza ben il 41% dei votanti. Seguono piuttosto staccate la numero uno del mondo Serena Williams (28%) e la polacca Aga Radwanska (21%). Giù dal podio, infine, la bielorussa Vika Azarenka con i favori di un solo lettore su dieci.

Angelique a Melbourne ha disputato un torneo straordinario. Prima respingendo l’assalto della ex numero uno al mondo Azarenka, contro la quale non aveva mai vinto in sei tentativi, che in questo primo scorcio di stagione era apparsa quasi imbattibile e poi sconfiggendo nella finale la 21 volte vincitrice Slam, Williams. “Credo che la vittoria su Azarenka abbia un po’ cambiato la storia delle due settimane di torneo. Mi sono detta ‘ok, ora posso credere in me stessa’. Questa è stata la chiave per vincere uno Slam”, ha spiegato la nuova numero due del ranking mondiale a WTA Insider.

 

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La federazione britannica e i fratelli Murray pensano al ritorno in campo

Prove di ripartenza anche per il tennis britannico, con tante opzioni sul tavolo

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Il mondo intero sta faticosamente uscendo dal lockdown e il tennis non è da meno, con l’organizzazione dei primi tornei locali in giro per il mondo. Si è mosso anche Novak Djokovic, che ha in messo in piedi l’Adria Tour. La Lawn Tennis Association, ente governativo del tennis britannico, ha confermato che sta pensando di organizzare quattro tornei “British Tour” da disputarsi tra il 3 e il 26 luglio a Londra, presso la LTA National Arena di Roehampton – località in cui si svolgono le qualificazioni di Wimbledon. La superficie scelta è il cemento in modo da favorire una buona preparazione nel caso in cui lo US Open dovesse essere confermato nelle date previste.

Ad ogni torneo dovrebbero partecipare 32 tennisti, 16 uomini e 16 donne, e sarà aperto ai giocatori tesserati alla LTA con la classifica migliore. Il British Tour solitamente è un circuito di tornei aperto a giocatori non di alto livello e il prize money sarà più alto del 50% rispetto alle precedenti edizioni; questo aiuterà gli organizzatori ad attrarre i top player britannici ora fermi per l’emergenza coronavirus. Tutte le partite si disputeranno a porte chiuse ma con la possibilità di vederle in streaming.

La federazione britannica non è però l’unica ad aver pensato a un torneo. Come riportato dal The Times, Jamie Murray, sette volte campione Slam di doppio, sta pensando di organizzare un torneo locale in stile ATP Finals. I migliori otto giocatori britannici per ranking saranno infatti divisi in due gironi, un’idea che ricalca il format del torneo di fine stagione targato ATP. Il numero 28 del ranking – nonché numero 1 britannico – Daniel Evans si è detto entusiasta dell’idea di Murray. “È incredibile quello che sta facendo […] da vero uomo squadra (Davis, ndr) sta provando ad aiutare i giocatori britannici in questo momento“.

 

Dovrebbe essere possibile anche la presenza di Andy Murray, che sta continuando ad allenarsi e pare aver recuperato dall’infortunio all’inguine che lo tormenta da fine 2019. Il torneo dovrebbe avere luogo a Londra, verso la fine di giugno, sempre in ossequio alle norme igienico-sanitarie che verranno stabilite da LTA.

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Parlano gli avvocati di Basilashvili: “Le accuse di violenza domestica sono false”

Primo comunicato degli avvocati del georgiano: “Dalla sua ex coniuge accuse infondate, le riprese video dimostrano la sua innocenza”

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Nikoloz Basilashvili - US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

Pochi giorni fa, dopo l’accusa di violenza domestica da parte della ex moglie, Nikoloz Basilashvili era stato arrestato e poi rilasciato su cauzione. Come aveva già anticipato il tennista georgiano, ad intervenire adesso sono i suoi avvocati. Di seguito è riportato integralmente il comunicato da loro rilasciato.

“In qualità di avvocati di Nikoloz Basilashvili, confermiamo che le accuse di violenza domestica presentate contro il nostro cliente dalla sua ex coniuge il 23 maggio 2020 sono false e totalmente prive di fondamento. Al momento, non siamo in grado di divulgare pubblicamente tutto il materiale di indagine in quanto il caso include un minore. Tuttavia, vorremmo assicurare ai fan di Nikoloz Basilashvili che le riprese video già presentate alla corte dimostrano la posizione del nostro cliente e lo sollevano completamente dalle summenzionate affermazioni false. Confidiamo che il giudice riconoscerà tutte le prove presentate e Nikoloz Basilashvili sarà assolto da tutte le accuse”.

“Nikoloz ha divorziato da Neli Dorokashvili dal 2019. L’ex coppia ha un figlio di 5 anni, Lukas. Nell’interesse del minore, Nikoloz Basilashvili desidera astenersi dal denunciare le deliberate azioni provocatorie commesse da Neli Dorokashvili il 22 maggio 2020. Per lo stesso motivo di proteggere suo figlio, il tennista non risponderà pubblicamente alle accuse infondate della sua ex coniuge. Nikoloz Basilashvili è profondamente rattristato dalle false accuse e dal calvario che ha dovuto affrontare negli ultimi giorni; si rammarica anche dell’inconveniente per tutti gli amici e familiari che sono stati coinvolti. Allo stesso tempo, vorrebbe esprimere la sua gratitudine nei confronti del pubblico per il supporto incondizionato, e dimostrerà la sua completa innocenza permettendo a tutta la verità di prevalere”.

I media georgiani nei giorni scorsi, nel tentativo di ricostruire la vicenda, avevano riportato come motivo scatenante della lite la richiesta dell’ex moglie di un aumento dell’assegno mensile che il numero 27 del mondo le versa come alimenti: da 100.000 Leri georgiani (circa 29.000 euro) a 300.000.

 

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Per Marion Bartoli i doppisti guadagnano troppo: “Diamo quei soldi ai qualificati”

L’ex tennista francese attacca i doppisti: “Possono permettersi di pagare sei persone e giocano solo in doppio! Non fanno lo stesso sforzo di un singolarista”

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Marion Bartoli - Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

In un talk show dedicato al tennis presentato dal coach Josh Cohen e proposto sul sito Tennis Majors, a Marion Bartoli è stato chiesto quale potrebbe essere un modo per aiutare i tennisti che al momento stanno avendo problemi economici a causa del coronavirus. La campionessa di Wimbledon del 2013 ha colto l’occasione per togliersi un sassolino della scarpa, e si è lasciata andare a dei commenti tutt’altro che amichevoli nei confronti di una categoria di suoi ex colleghi: i doppisti.

“Lo so che non mi farò delle amicizie, ma penso che dobbiamo dirlo: non capisco tutte queste competizioni in doppio durante tutto l’anno. Capisco durante gli Slam e le Olimpiadi perché il doppio fan parte della storia del tennis (ma) sono stata ad alcuni tornei con la mia giocatrice (Lucie Wargnier ndr) e vedo questi giocatori di doppio che hanno un team, fino anche a sei persone con loro. Quando ero una tennista di singolare non potevamo permetterci di pagare sei persone per viaggiare con noi a tempo pieno. Loro possono permettersi di pagare sei persone e giocano solo in doppio!

La cosa che la 35enne francese trova più incomprensibile è il fatto che questi ricevano più compensi di quanto si meritino. Ed è su questa base che Bartoli ha poi esposto un suo piano per aiutare chi è in difficoltà, che non prevede finanziamenti esterni o raccolta fondi, ma anzi suggerisce di togliere i soldi ai doppisti per darli ai singolaristi.“Perché non dare un po’ di quei soldi ai qualificati, o a qualcuno che gioca solo Challenger? Io la cosa non la capisco, perché in doppio non fai lo stesso sforzo di un singolarista. Non ti alleni altrettanto… continuano, settimana dopo settimana, a ottenere quei soldi”.

 

“Non so se si dovrebbe fermare completamente il doppio, ma una soluzione sarebbe dargli meno soldi e dare quei soldi ai qualificati e ad altri“. Il motto di Robin Hood, personaggio di fantasia, era ‘togliere ai ricchi per dare ai poveri’, mentre per Bartoli sembra esser diventato ‘togliere ai poveri per dare ai meno poveri’. Ci si augura solo che, come nel caso di Robin Hood, l’idea resti solo nel mondo della fantasia.

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