Belinda Bencic e le altre: luci e ombre in questo inizio 2016 per le teen-ager della WTA

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Belinda Bencic e le altre: luci e ombre in questo inizio 2016 per le teen-ager della WTA

Belinda Bencic è la prima teen-ager ad entrare tra le prime 10 in classifica dal 2009. Ma in questo inizio d’anno altre giovani giocatrici si stanno mettendo in mostra e potrebbero a breve insidiare le posizioni che contano della classifica WTA. Andiamo a scoprirle

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Sono state due settimane straordinarie per il tennis femminile italiano. Quattro tornei WTA giocati, tre vinti: Roberta Vinci ha fatto suo il torneo di San Pietroburgo, Sara Errani quello di Dubai e Francesca Schiavone è tornata alla vittoria dopo quasi 3 anni a Rio de Janeiro. Grazie a questi risultati, Vinci entra per la prima volta tra le Top 10 a 33 anni, Errani rientra tra le prime 20 e Schiavone, a quasi 36 anni, tra le prime 100. Ma, se volessimo vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo vuoto, non potremmo non rimarcare come la più giovane di queste giocatrici abbia quasi 29 anni e la meno giovane quasi 36. Se il tennis del presente parla (anche) italiano, quello del futuro difficilmente lo farà. Tra le Under 21, la prima italiana è Alice Matteucci, n° 319 WTA. E tra le teen-ager (Under 20) la prima è Bianca Turati, n° 466 WTA. Ma se le giovani italiane sono in ritardo, non altrettanto si può dire per le loro coetanee straniere. Questo inizio di 2016, ha sì visto la vittoria in quasi tutti i tornei di tenniste mature o addirittura sportivamente anziane, ma ha anche messo in mostra diverse giovani e ha riproposto, per la prima volta dal 2009, una teen-ager tra le prime 10 della classifica WTA. È stata la svizzera Belinda Bencic a centrare questo obiettivo che mancava dal 18 maggio 2009, quando a riuscirci fu Caroline Wozniacki. E sono numerose le giovani giocatrici che hanno raggiunto il loro best ranking in questa prima parte di stagione.

Questi buoni risultati delle teen-ager o di altre tenniste solo poco meno giovani, sono stati favoriti dal fatto che il circuito WTA sembra non avere più una gerarchia ben definita, Serena Williams a parte. L’impressione è che in ogni torneo chiunque possa battere chiunque. Due esempi su tutti: agli Australian Open la futura vincitrice Kerber è andata ad un passo dal perdere al primo turno contro un’onesta giocatrice e nulla più; al recente torneo di Dubai tutte le teste di serie sono state sconfitte al loro primo incontro. E in questa confusione gerarchica ecco che potrebbero aprirsi spazi interessanti per le nuove leve, e in parte, come vedremo, si sono già aperti. Vediamo allora come è composta la Top 10 di queste ragazzine terribili che potrebbero diventare le campionesse di un futuro piuttosto prossimo.

Belinda Bencic è la capofila di questa nuova generazione. Pur giovanissima, compirà 19 anni il 10 marzo prossimo, nel 2015 è stata già grande protagonista del circuito vincendo due tornei e battendo diverse Top 10 tra cui Serena Williams. Quest’anno non ha ancora vinto tornei ma grazie alla semifinale di Sydney, al 4° turno agli Australian Open e alla finale di San Pietroburgo, si è issata tra le prime 10 raggiungendo la 7° posizione nella classifica del 22 febbraio. Più che una speranza è una certezza. Potrebbe già essere pronta per grandissimi traguardi.

 

Daria Kasatkina, russa, è l’altra teen-ager ad essersi messa in grande evidenza. Ancora 18enne, compirà 19 anni a maggio, è arrivata fino alla 45° posizione della classifica WTA (questa settimana si trova alla 47°). A Auckland ha sconfitto Venus Williams, prima di perdere contro un’altra giovane interessante, la giapponese Hibino. Agli Australian Open ha battuto Anna Karolina Schmiedlova e la coetanea Ana Konjuh, prima di essere travolta da Serena Williams. A San Pietroburgo ha raggiunto la semifinale, sconfitta da Belinda Bencic in una partita che con un po’ più di esperienza avrebbe anche potuto vincere (o almeno avrebbe potuto vincere il primo set). Potrebbe essere stato il primo match (a livello WTA perché si sono già incontrate a livello giovanile) di una rivalità che potrebbe caratterizzare il tennis femminile del prossimo futuro. Ha già giocato il primo turno a Doha sconfiggendo la cinese Qiang Wang.

Ana Konjuh, croata, è la terza diciottenne tra le prime 100 in classifica e compirà 19 anni in dicembre. Dopo aver vinto il torneo di Nottingham nel 2015 ad appena 17 anni e mezzo ed essere arrivata alla posizione 55 del ranking, di lei si erano un po’ perse le tracce. In questo inizio 2016 ha raggiunto il secondo turno agli Australian Open (sconfitta da Kasatkina) e ha appena centrato la qualificazione al Premier 5 di Doha. Attualmente è numero 81 WTA.

Elizaveta Kulichkova, russa, 20 anni ad aprile, n° 87 del mondo (suo best ranking), sta progredendo lentamente ma in maniera costante. Il suo miglior risultato dell’anno l’ha ottenuto agli Australian Open, dove è arrivata al terzo turno sconfiggendo ottime giocatrici come Andrea Petkovic e Monica Niculescu, prima di essere costretta al ritiro contro Carla Suarez Navarro ma dopo aver giocato un buon primo set. È una ragazzona di 1 metro e 80 con un’impostazione del gioco moderna, senza grande fantasia e varietà di colpi ma di grande spinta da fondo. Ha meno talento della sua connazionale Kasatkina.

Jelena Ostapenko, lettone, è la quarta e ultima diciottenne tra le prime 100 (e la quinta tra le teen-ager), compirà 19 anni a giugno e si trova al n° 88 WTA, 11 in meno del suo best ranking. Non ha avuto un inizio 2016 molto brillante. Dopo la lite con Naomi Broady a Auckland, nei tornei successivi è sempre stata sconfitta al primo turno o non è riuscita a qualificarsi per il tabellone principale. Finalmente è riuscita a superare il primo turno a Doha, sconfiggendo nettamente la kazaka Zarina Diyas, altra giocatrice in difficoltà in questo inizio di anno. Come Daria Kasatkina, sembra non aver del tutto completato lo sviluppo fisico, potrebbe quindi avere ancora ampi margini di miglioramento non solo dal punto di vista tecnico.

Le altre cinque giocatrici che mancano per completare la Top 10 delle Under 20 si trovano tutte tra la 100° e la 150° posizione della classifica WTA e nell’ordine sono: Donna Vekic, Katerina Siniakova, Naomi Osaka, Louisa Chirico e Jana Fett.

Donna Vekic, croata, compirà 20 anni a giugno e nel 2015 invece che progredire è regredita. Non è un nuovo fenomeno Bouchard solo perché non ha raggiunto nemmeno in passato livelli di eccellenza (ha un best ranking al n° 62), ma già nel 2013, ad appena 17 anni, era entrata in Top 100 e nel 2014 si era aggiudicata il torneo di Kuala Lumpur. Nel 2015 si è parlato di lei più per motivi di gossip che di risultati sportivi. Il 2016 non è iniziato meglio, ma a Doha ha superato il torneo di qualificazione, e grazie a un sorteggio molto favorevole, anche il primo turno del tabellone principale. Attualmente è numero 104 WTA. Anche Katerina Siniakova, ceca, 20 anni a maggio, sta facendo fatica a confermare i risultati ottenuti nel 2014, quando entrò tra le prime 100 giocatrici al mondo (best ranking n° 65). In questo inizio 2016 ha collezionato solo due vittorie nei tabelloni principali dei tornei, entrambe a Shenzhen. Ha fallito la qualificazione sia a Dubai che a Doha. In classifica si trova al 110° posto.

È invece in grande ascesa la giapponese, mezza haitiana, Naomi Osaka. 18 anni compiuti a ottobre, si è messa in grande evidenza agli Australian Open, dove, dopo aver superato le qualificazioni, ha sconfitto al secondo turno la testa di serie n° 18 Elina Svitolina, prima di perdere nettamente da Victoria Azarenka. Buonissimo anche il risultato ottenuto a Hobart, dove ha superato le qualificazioni ed è stata sconfitta al secondo turno da Mona Barthel. A fine 2015 era numero 203 del mondo, quest’anno è già arrivata al 108 e si trova questa settimana al 114. Quasi 100 posizioni guadagnate in un mese testimoniano dei grandi passi avanti fatti da questa giovane giapponese. Su Louisa Chirico, 19 enne statunitense (compirà 20 anni in maggio) sospendiamo il giudizio, perché è rientrata da poco alle gare. Questa settimana la vedremo impegnata nel torneo di Acapulco in quanto è riuscita a superare lo scoglio delle qualificazioni. Si trova attualmente al n° 123 del mondo ed ha un best ranking al n° 109. L’ultima delle Top10 tra le teen-ager è la diciannovenne croata Jana Fett. Questa settimana ha raggiunto il suo best ranking al n° 145 WTA, pur non giocando da oltre un mese a causa di un infortunio. Ha ottenuto molti punti a fine 2015 in tornei ITF. Nel 2016 nei tornei australiani a cui ha partecipato (Brisbane, Hobart e Melbourne) non è riuscita a superare le qualificazioni. Solo negli ultimi mesi sta tentando il salto dai tornei ITF a quelli WTA e per il momento non ha ancora vinto un match nel tabellone principale di un torneo WTA.

In questo inizio 2016 si sono messe in mostra però altre tenniste, non più teen-ager ma ancora molto giovani, soprattutto considerando l’innalzamento di età media che costraddistingue quest’epoca del tennis. Tra le Under 21 sono da notare i progressi della greca Maria Sakkari, 21 anni a luglio, che ha raggiunto il secondo turno agli Australian Open e che vedremo questa settimana impegnata ad Acapulco dopo aver superato il torneo di qualificazione. Ha raggiunto questa settimana la posizione 132 nella classifica WTA, suo best ranking. L’ascesa di Samantha Crawford, statunitense che ha compiuto pochi giorni fa 21 anni, è rallentata dopo il grande risultato ottenuto a Brisbane, quando si issò fino alla semifinale per cedere soltanto a Victoria Azarenka. Ma è riuscita anche lei a qualificarsi per il main draw di Acapulco. Altre 21 enni stanno raggiungendo il loro best ranking in carriera. La russa Margarita Gasparyan, una delle ultime esponenti del rovescio a una mano, è salita fino alla 41° posizione in classifica e l’abbiamo vista giocare un ottimo Australian Open, dove ha sconfitto al primo turno Sara Errani, ha superato altri due turni, prima di terminare la corsa contro il ciclone Serena Williams. A Doha ha già passato il primo turno, sconfiggendo nettamente una sempre più in crisi Karolina Pliskova. La montenegrina Danka Kovinic ha raggiunto questa settimana il suo best ranking al numero 46 WTA, pur con un parziale non certo eccezionale quest’anno di 3 vittorie e 4 sconfitte. Questa settimana sarà impegnata ad Acapulco. La kazaka (russa di nascita) Yulia Putinsteva ha raggiunto questa settimana la 56° posizione in classifica. Agli Australian Open ha sconfitto Caroline Wozniacki, a Taiwan ha raggiunto la semifinale (sconfitta da V. Williams) ed ha un parziale quest’anno di 6 vittorie e 4 sconfitte. Le tedesche Annika Beck e Anna Lena Friedsam hanno compiuto proprio questo mese 22 anni. Entrambe si sono messe in mostra agli Australian Open dove sono state sconfitte agli ottavi rispettivamente da Kerber e A. Radwanska, raggiungendo il proprio best ranking a inizio febbraio al n° 39 e al n° 52 WTA. E poi c’è la giapponese Nao Hibino, n° 60 in classifica (best ranking il 56° posto a gennaio), che dopo un buon inizio di stagione (quarti a Auckland) si è un po’ persa per strada. Come la estone Anett Kontaveit, che nonostante un inizio di stagione tutt’altro che esaltante, ha raggiunto il suo best ranking (n° 85) a gennaio. Il miglior risultato dell’anno sono i quarti di Shenzhen.

Non tutte le giovani giocatrici di cui vi abbiamo parlato sembrano avere le stimmate delle campionesse. Non è da escludere che tra qualche anno di alcune di esse rimarranno poche tracce. Ma val la pena seguirle perché nei piani alti della classifica, vuoi per il raggiungimento del limite di età di alcune (tra le prime 30 vi sono 7 giocatrici con 30 o più anni), vuoi per la scarsa consistenza di altre (disastroso l’inizio di stagione di Halep, Muguruza, Kvitova, Ka. Pliskova, Wozniacki, Bacsinszky, A. K. Schmiedlova) sembrano potersi aprire le giuste opportunità per imporsi a chi dimostrerà di meritarselo.

Massimo Aceti

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I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche

Undicesima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede gli ‘overhead’ più efficaci del circuito?

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Ashley Barty - Roland Garros 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il quarto e ultimo tema relativo al gioco di rete: gli overhead. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo uscito martedì 5 maggio. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
Overhead

 

Gli overhead
Come ho spiegato nell’articolo del 5 maggio, ho deciso di riunire nella classifica di questa settimana i colpi di volo eseguiti al di sopra della testa (appunto, over head in inglese). Mi riferisco agli smash, alle veroniche (volée alte dorsali di rovescio), ai ganci, e a tutto questo genere di soluzioni affini.

La decisione di riunire tali colpi in una sola classifica è basata su diversi motivi. Il primo è che, pur essendo esecuzioni anche molto lontane tra loro, possono presentarsi come alternative differenti su parabole simili. Il secondo motivo è che tutti questi colpi richiedono alcune doti comuni che di solito non sono richieste dalle altre esecuzioni, a partire dalla capacità di muoversi per il campo guardando verso l’alto. Potrebbe sembrare una cosa banale, ma in realtà significa riuscire a spostarsi senza perdere l’equilibrio atletico e il senso della posizione.

Ci sono giocatrici capaci di discrete volée che faticano sugli smash perché tendono a perdere il senso dello spazio una volta che sono obbligate a guardare verso l’alto, senza avere più sott’occhio gli abituali riferimenti del campo. Per esempio Peng Shuai (che in doppio è stata anche numero 1 del mondo) in singolare ha dato prova di cavarsela sulle volée classiche, ma di combinare disastri sui lob da colpire in movimento, proprio per la sua difficoltà nel mantenere la corretta percezione dello spazio mentre si sposta guardando verso l’alto.

Ma questa è appena una parte del problema. Giocare bene uno smash non significa solo eseguire il gesto nel modo corretto; è qualcosa di più complesso, perché richiede innanzitutto una valutazione tattica, e solamente in seguito la sua realizzazione tecnica. Per prima cosa significa infatti stabilire se colpire quella specifica palla a parabola alta con uno smash al volo oppure in altri modi. Perché ci sono strade alternative per rimandare oltre la rete un pallonetto. Una opzione è lo smash, un’altra lo smash al rimbalzo, un’altra ancora lasciare scendere un po’ di più la parabola per colpirla con una volée o con uno schiaffo al volo. Ma si può perfino decidere di lasciar perdere, e attendere il rimbalzo e la successiva ricaduta della palla per gestirla con un “normale” dritto o rovescio al rimbalzo.

Le variabili da considerare sono molte: la profondità del lob, il tipo di curva che propone, la sua velocità, la posizione di chi deve colpire e quella di chi deve difendere. Sono decisioni tecnico-tattiche complesse da prendere però in una frazione di secondo. E tantissimo dipende anche dalla sicurezza che un tennista sente di avere nei confronti del colpo.

Di recente per esempio si è discusso sulla solidità esecutiva di Novak Djokovic negli smash. Ecco cosa ha detto Boris Becker durante la telecronaca della semifinale di Wimbledon 2018, poi vinta da Nole contro Nadal: “Ogni giocatore ha una debolezza. Posso dirti che la debolezza di Djokovic è il suo smash. Se tu prendi i primi 100 del mondo, lui è il peggiore. E te lo dico io (che l’ho allenato)”. “Niente ha funzionato (per migliorarlo). Abbiamo provato di tutto”.

Evidentemente da telecronista Becker ama le iperboli, ma forse avere delle incertezze nei confronti degli smash è un tratto dei grandissimi campioni, visto che un grosso rimpianto legato a questo colpo deve averlo avuto Venus Williams. Lo dico perché probabilmente l’ultimo treno in carriera per vincere uno Slam, Venus se l’è visto sfuggire in occasione della semifinale dello US Open 2017, persa in volata contro Sloane Stephens (6-1, 0-6, 7-5). Ricordo che in finale Stephens avrebbe facilmente vinto il titolo contro Madison Keys, una Keys bloccata dalle paure e forse anche da problemi fisici a una gamba.

Ebbene, nella semifinale Williams – Stephens, uno dei punti fondamentali era stato determinato anche da un mancato smash di Venus, che decidendo di colpire un lob con un più prudente dritto al volo aveva contribuito a mantenere in gioco la sua avversaria; a fine scambio Sloane l’avrebbe addirittura scavalcata con un secondo lob. Ecco lo scambio in questione:

Un pallonetto interpretato male, costato carissimo a Venus. Perché perdere scambi del genere pur trovandosi in chiara situazione di vantaggio può pesare molto sull’equilibrio di un match, visto che si possono innescare dinamiche psicologiche che incidono anche sui punti successivi. Dal 5-5 terzo set, Venus perse quel punto e poi anche il game (di battuta) e infine il match, con un parziale di 8 punti a 1. E lo Slam lo vinse Sloane Stephens.

Forse non c’è nessun altro colpo che pesa tanto sul piano mentale quanto lo smash, perché nasconde una insidia profonda. Mi spiego. Visto che quasi sempre è un colpo che si esegue in condizioni di vantaggio, chiuderlo a proprio favore sembra quasi obbligatorio. Ecco perché quando lo si sbaglia rimane nella mente del giocatore (e anche degli spettatori) come una specie di fallimento. La logica dovrebbe suggerirci che si tratta solo di un quindici, e invece sbagliare uno smash suona quasi come una piccola, pubblica umiliazione. Anche se non esiste tennista che non l’abbia provata almeno una volta, dal più scarso dei dilettanti al più forte dei professionisti.

Insomma, smashare non è poi così facile, e anche per questo sono stati adottati colpi alternativi, con l’obiettivo di trovare la soluzione più efficace ai diversi tipi di traiettoria. Il gancio, per esempio, è un modo di gestire le palle alte che stanno per scavalcare il giocatore, ed è una “invenzione” attribuita a Jimmy Connors, probabilmente il primo a utilizzarlo con regolarità. Quando poi si è passati a utilizzare con regolarità anche lo schiaffo al volo, logicamente si è sviluppata anche la versione alta.

Infine va considerata un’ultima variabile. Sui colpi sopra la testa influiscono più che mai le condizioni atmosferiche. Smashare contro sole, per esempio, può diventare improbo, così come tenere sotto controllo la traiettoria di un lob nelle giornate di forte vento, o peggio ancora quando il vento soffia incostante, a folate. In questi casi il coefficiente esecutivo sale in modo esponenziale, probabilmente più che per qualsiasi altro colpo.

Ecco per esempio una terribile situazione di luce (si tratta della nuova sede del torneo di Miami) nella quale anche una giocatrice super-esperta come Serena Williams ha di fatto dovuto rinunciare allo smash, finendo poi per perdere il punto:

Veniamo alla classifica di questa settimana. Per stabilirla in piccola parte mi sono basato su uno studio di Jeff Sackmann della fine 2017 pubblicato da TennisAbstract, che proponeva un interessante approccio per valutare l’efficacia delle diverse giocatrici di fronte alle opportunità di smash. Vale a dire: quando decidevano di colpire con uno smash e quando no, e con quale percentuale di riuscita. Rimando alla traduzione italiana (vedi QUI) per chi fosse interessato ad approfondire la questione.

Ma visto che la nostra classifica è stabilita sul rendimento 2019-20, ho in gran parte dovuto fare ricorso alle mie sensazioni, perché non dispongo di numeri aggiornati. Per questo suggerisco di interpretare la classifica senza dare troppa importanza alla sua graduatoria interna. Ritengo tutto sommato più attendibile la scelta dei dieci nomi, consapevole che sono comunque rimaste fuori alcune giocatrici che potrebbero a buona ragione reclamare un posto.

Questa volta però il nome che più mi spiace sia rimasto escluso è quello di Anna Lena Friedsam, non eleggibile perché attualmente è fuori dalle prime 100 (numero 106 per l’ultimo ranking). Friedsam (finalista in marzo a Lione) è stata a lungo ferma per problemi fisici, ma rimane a mio avviso una delle più efficaci nel colpire sopra la testa, grazie al superiore controllo del corpo in questi frangenti. Ecco comunque quali sono i 10 nomi scelti:

a pagina 2: La posizioni dalla 10 alla 6

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Jamie Hampton era speciale

Si è definitivamente conclusa la carriera di una giocatrice tanto talentuosa quanto sfortunata. Una tennista difficile da dimenticare malgrado abbia giocato ad alti livelli per pochi mesi

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Jame Hampton - Australian Open 2013

La scorsa settimana Jamie Hampton ha chiuso con il tennis professionistico: ha annunciato il ritiro con un tweet pubblicato martedì 19 maggio. A prima vista sembrerebbe una modalità consueta per i nostri tempi, se non fosse per un “dettaglio” che rende il tutto quasi incredibile: la fine ufficiale è arrivata a distanza di oltre sei anni dall’ultima partita disputata.

Dobbiamo risalire al 3 gennaio 2014, ad Auckland, torneo di apertura del circuito WTA. Hampton è reduce da uno stop di tre mesi (ultimo match allo US Open 2013), ma sembra avere recuperato la condizione. Jamie sta per compiere 24 anni (è nata l’8 gennaio 1990) ed è diventata stabile Top 30. In Nuova Zelanda sconfigge Tamira Paszek, Kristyna Pliskova e infine Lauren Davis; in questo modo raggiunge la semifinale dove la aspetta Venus Williams.

È un incoraggiante avvio di stagione, ma il primo confronto della sua carriera contro Venus non si svolgerà mai: un problema all’anca la costringe a dare forfait. Spiega in conferenza stampa: “Stamattina stavo facendo il riscaldamento, e sul finire ho deciso di tirare ancora un paio di colpi; e semplicemente mi si è bloccata l’anca. Ho parlato con il fisioterapista e il dottore: se fossi scesa in campo ci sarebbe stata la possibilità di aggravare la situazione.
È incredibilmente deludente. Mi sarebbe piaciuto poter affrontare una campionessa come Venus, e magari avere l’opportunità di giocare una finale e vincere il mio primo titolo. Ma così vanno le cose, fa parte del gioco e dell’essere un’atleta. Fosse accaduto lo scorso anno, sarei stata devastata, ma ho fatto molta strada per quanto riguarda la maturità e ho intenzione di fare i passi giusti in vista dell’Australian Open”.

 

Lo Slam è alle porte, occorre essere prudenti per non comprometterlo. Il forfait sembra una scelta precauzionale, invece la situazione non migliora. Hampton deve prima rinunciare allo Slam, e poi affrontare non uno, ma addirittura due interventi all’anca. Lo svela Chris Evert con un tweet del 9 febbraio. L’anca è uno dei punti più critici per chi gioca a tennis, e una doppia operazione cambia la prospettiva sul rientro: non più qualche settimana, ma parecchi mesi.

Di rinvio in rinvio, termina il 2014. E non basta un secondo tweet di Chris Evert del gennaio 2015 (che annuncia la ripresa degli allenamenti nella sua Academy) a cambiare davvero la situazione: anche la prima metà del 2015 passa senza che Hampton torni a competere. Ci si chiede cosa stia succedendo, fino a quando, nel mese di agosto, Jamie rilascia una intervista al sito WTA che racconta dettagli medici preoccupanti: “Ho avuto un totale di sei interventi chirurgici. All’anca destra, all’anca sinistra, al tendine di Achille sinistro, al gomito destro, al tendine di Achille destro, e di nuovo all’anca destra. Il problema al tendine di Achille destro è emerso quando ero in stampelle dopo l’operazione al tendine sinistro. La terza operazione all’anca (la seconda a destra) si è resa necessaria perché avevo accumulato un sacco di tessuto cicatriziale. La parte sinistra ora va bene, i principali problemi sono stati a destra: anca e tendine di Achille”.

Si scopre così che l’anno e mezzo trascorso lontano dai campi non è stato un “normale” periodo di operazione e convalescenza, quanto un autentico calvario chirurgico. L’unico piccolo segnale di speranza si ritrova nella frase “It’s definitely not over”. È la frase che conclude la risposta alla domanda su cosa dire ai tifosi che si preoccupano per lei: “Ai tifosi dico che li amo, e che se avessi risposte certe sul mio futuro sarei felice di dargliele. Ma purtroppo non ne ho. Ma sono ancora concentrata sul tennis, ci sto ancora provando, e quindi di sicuro non è finita.

L’intervista dell’agosto 2015 lascia tutti sospesi, incerti su cosa pensare per il suo futuro, anche perché non si avranno più novità per molto tempo. Tanto per dare una idea: nel luglio 2016 (in pratica un anno dopo) a Wimbledon, dove ero presente come inviato, avevo provato a chiedere di lei a qualche giornalista americano, senza avere notizie. Allora ho chiesto aiuto a Ubaldo Scanagatta, confidando sulla sua sterminata rete di conoscenze internazionali. Niente anche dai suoi contatti; tutto fermo all’intervista del 2015.

Un minimo aggiornamento arriva finalmente da un’altra intervista del maggio 2017, rilasciata per un podcast del giornalista del New York Times Ben Rothenberg. Su 50 minuti di colloquio, Jamie dedica pochi secondi per spiegare la sua situazione medica. La sensazione è che non abbia molta voglia di parlarne. Rettifica alcune voci sbagliate e spiega in estrema sintesi: “Non è vero che ho avuto sei interventi chirurgici all’anca. In realtà ho avuto più di sei interventi, in diverse parti del corpo, ma non tutti all’anca. E anche se una operazione è sempre una operazione, alcune sono state operazioni “minori”, di facile recupero. Non voglio dire quante ne ho avute in totale, ma sono state più di sei”.

Significa quindi che fra il 2015 e il 2017 Jamie è tornata ancora sotto i ferri. Mentre per quanto riguarda il futuro non è cambiata la posizione: “Non so se giocherò ancora o no, ma non ho ancora deciso di abbandonare e passare oltre, verso qualcosa di diverso”.

È assolutamente legittimo che una giocatrice voglia tutelare la propria privacy, non entrando nel dettaglio delle vicissitudini mediche. Se racconto tutto questo è perché credo di non essere stato il solo interessato alle traversie di Jamie Hampton. Molti appassionanti hanno sperato che potesse tornare a giocare: malgrado il periodo vissuto ad alti livelli in WTA fosse stato molto breve, Hampton aveva suscitato una profonda impressione. È venuto il momento di provare a spiegare perché. Facendo un ulteriore passo indietro nel tempo.

a pagina 2: Gli inizi e l’affermazione

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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