Belinda Bencic e le altre: luci e ombre in questo inizio 2016 per le teen-ager della WTA

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Belinda Bencic e le altre: luci e ombre in questo inizio 2016 per le teen-ager della WTA

Belinda Bencic è la prima teen-ager ad entrare tra le prime 10 in classifica dal 2009. Ma in questo inizio d’anno altre giovani giocatrici si stanno mettendo in mostra e potrebbero a breve insidiare le posizioni che contano della classifica WTA. Andiamo a scoprirle

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Sono state due settimane straordinarie per il tennis femminile italiano. Quattro tornei WTA giocati, tre vinti: Roberta Vinci ha fatto suo il torneo di San Pietroburgo, Sara Errani quello di Dubai e Francesca Schiavone è tornata alla vittoria dopo quasi 3 anni a Rio de Janeiro. Grazie a questi risultati, Vinci entra per la prima volta tra le Top 10 a 33 anni, Errani rientra tra le prime 20 e Schiavone, a quasi 36 anni, tra le prime 100. Ma, se volessimo vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo vuoto, non potremmo non rimarcare come la più giovane di queste giocatrici abbia quasi 29 anni e la meno giovane quasi 36. Se il tennis del presente parla (anche) italiano, quello del futuro difficilmente lo farà. Tra le Under 21, la prima italiana è Alice Matteucci, n° 319 WTA. E tra le teen-ager (Under 20) la prima è Bianca Turati, n° 466 WTA. Ma se le giovani italiane sono in ritardo, non altrettanto si può dire per le loro coetanee straniere. Questo inizio di 2016, ha sì visto la vittoria in quasi tutti i tornei di tenniste mature o addirittura sportivamente anziane, ma ha anche messo in mostra diverse giovani e ha riproposto, per la prima volta dal 2009, una teen-ager tra le prime 10 della classifica WTA. È stata la svizzera Belinda Bencic a centrare questo obiettivo che mancava dal 18 maggio 2009, quando a riuscirci fu Caroline Wozniacki. E sono numerose le giovani giocatrici che hanno raggiunto il loro best ranking in questa prima parte di stagione.

Questi buoni risultati delle teen-ager o di altre tenniste solo poco meno giovani, sono stati favoriti dal fatto che il circuito WTA sembra non avere più una gerarchia ben definita, Serena Williams a parte. L’impressione è che in ogni torneo chiunque possa battere chiunque. Due esempi su tutti: agli Australian Open la futura vincitrice Kerber è andata ad un passo dal perdere al primo turno contro un’onesta giocatrice e nulla più; al recente torneo di Dubai tutte le teste di serie sono state sconfitte al loro primo incontro. E in questa confusione gerarchica ecco che potrebbero aprirsi spazi interessanti per le nuove leve, e in parte, come vedremo, si sono già aperti. Vediamo allora come è composta la Top 10 di queste ragazzine terribili che potrebbero diventare le campionesse di un futuro piuttosto prossimo.

Belinda Bencic è la capofila di questa nuova generazione. Pur giovanissima, compirà 19 anni il 10 marzo prossimo, nel 2015 è stata già grande protagonista del circuito vincendo due tornei e battendo diverse Top 10 tra cui Serena Williams. Quest’anno non ha ancora vinto tornei ma grazie alla semifinale di Sydney, al 4° turno agli Australian Open e alla finale di San Pietroburgo, si è issata tra le prime 10 raggiungendo la 7° posizione nella classifica del 22 febbraio. Più che una speranza è una certezza. Potrebbe già essere pronta per grandissimi traguardi.

 

Daria Kasatkina, russa, è l’altra teen-ager ad essersi messa in grande evidenza. Ancora 18enne, compirà 19 anni a maggio, è arrivata fino alla 45° posizione della classifica WTA (questa settimana si trova alla 47°). A Auckland ha sconfitto Venus Williams, prima di perdere contro un’altra giovane interessante, la giapponese Hibino. Agli Australian Open ha battuto Anna Karolina Schmiedlova e la coetanea Ana Konjuh, prima di essere travolta da Serena Williams. A San Pietroburgo ha raggiunto la semifinale, sconfitta da Belinda Bencic in una partita che con un po’ più di esperienza avrebbe anche potuto vincere (o almeno avrebbe potuto vincere il primo set). Potrebbe essere stato il primo match (a livello WTA perché si sono già incontrate a livello giovanile) di una rivalità che potrebbe caratterizzare il tennis femminile del prossimo futuro. Ha già giocato il primo turno a Doha sconfiggendo la cinese Qiang Wang.

Ana Konjuh, croata, è la terza diciottenne tra le prime 100 in classifica e compirà 19 anni in dicembre. Dopo aver vinto il torneo di Nottingham nel 2015 ad appena 17 anni e mezzo ed essere arrivata alla posizione 55 del ranking, di lei si erano un po’ perse le tracce. In questo inizio 2016 ha raggiunto il secondo turno agli Australian Open (sconfitta da Kasatkina) e ha appena centrato la qualificazione al Premier 5 di Doha. Attualmente è numero 81 WTA.

Elizaveta Kulichkova, russa, 20 anni ad aprile, n° 87 del mondo (suo best ranking), sta progredendo lentamente ma in maniera costante. Il suo miglior risultato dell’anno l’ha ottenuto agli Australian Open, dove è arrivata al terzo turno sconfiggendo ottime giocatrici come Andrea Petkovic e Monica Niculescu, prima di essere costretta al ritiro contro Carla Suarez Navarro ma dopo aver giocato un buon primo set. È una ragazzona di 1 metro e 80 con un’impostazione del gioco moderna, senza grande fantasia e varietà di colpi ma di grande spinta da fondo. Ha meno talento della sua connazionale Kasatkina.

Jelena Ostapenko, lettone, è la quarta e ultima diciottenne tra le prime 100 (e la quinta tra le teen-ager), compirà 19 anni a giugno e si trova al n° 88 WTA, 11 in meno del suo best ranking. Non ha avuto un inizio 2016 molto brillante. Dopo la lite con Naomi Broady a Auckland, nei tornei successivi è sempre stata sconfitta al primo turno o non è riuscita a qualificarsi per il tabellone principale. Finalmente è riuscita a superare il primo turno a Doha, sconfiggendo nettamente la kazaka Zarina Diyas, altra giocatrice in difficoltà in questo inizio di anno. Come Daria Kasatkina, sembra non aver del tutto completato lo sviluppo fisico, potrebbe quindi avere ancora ampi margini di miglioramento non solo dal punto di vista tecnico.

Le altre cinque giocatrici che mancano per completare la Top 10 delle Under 20 si trovano tutte tra la 100° e la 150° posizione della classifica WTA e nell’ordine sono: Donna Vekic, Katerina Siniakova, Naomi Osaka, Louisa Chirico e Jana Fett.

Donna Vekic, croata, compirà 20 anni a giugno e nel 2015 invece che progredire è regredita. Non è un nuovo fenomeno Bouchard solo perché non ha raggiunto nemmeno in passato livelli di eccellenza (ha un best ranking al n° 62), ma già nel 2013, ad appena 17 anni, era entrata in Top 100 e nel 2014 si era aggiudicata il torneo di Kuala Lumpur. Nel 2015 si è parlato di lei più per motivi di gossip che di risultati sportivi. Il 2016 non è iniziato meglio, ma a Doha ha superato il torneo di qualificazione, e grazie a un sorteggio molto favorevole, anche il primo turno del tabellone principale. Attualmente è numero 104 WTA. Anche Katerina Siniakova, ceca, 20 anni a maggio, sta facendo fatica a confermare i risultati ottenuti nel 2014, quando entrò tra le prime 100 giocatrici al mondo (best ranking n° 65). In questo inizio 2016 ha collezionato solo due vittorie nei tabelloni principali dei tornei, entrambe a Shenzhen. Ha fallito la qualificazione sia a Dubai che a Doha. In classifica si trova al 110° posto.

È invece in grande ascesa la giapponese, mezza haitiana, Naomi Osaka. 18 anni compiuti a ottobre, si è messa in grande evidenza agli Australian Open, dove, dopo aver superato le qualificazioni, ha sconfitto al secondo turno la testa di serie n° 18 Elina Svitolina, prima di perdere nettamente da Victoria Azarenka. Buonissimo anche il risultato ottenuto a Hobart, dove ha superato le qualificazioni ed è stata sconfitta al secondo turno da Mona Barthel. A fine 2015 era numero 203 del mondo, quest’anno è già arrivata al 108 e si trova questa settimana al 114. Quasi 100 posizioni guadagnate in un mese testimoniano dei grandi passi avanti fatti da questa giovane giapponese. Su Louisa Chirico, 19 enne statunitense (compirà 20 anni in maggio) sospendiamo il giudizio, perché è rientrata da poco alle gare. Questa settimana la vedremo impegnata nel torneo di Acapulco in quanto è riuscita a superare lo scoglio delle qualificazioni. Si trova attualmente al n° 123 del mondo ed ha un best ranking al n° 109. L’ultima delle Top10 tra le teen-ager è la diciannovenne croata Jana Fett. Questa settimana ha raggiunto il suo best ranking al n° 145 WTA, pur non giocando da oltre un mese a causa di un infortunio. Ha ottenuto molti punti a fine 2015 in tornei ITF. Nel 2016 nei tornei australiani a cui ha partecipato (Brisbane, Hobart e Melbourne) non è riuscita a superare le qualificazioni. Solo negli ultimi mesi sta tentando il salto dai tornei ITF a quelli WTA e per il momento non ha ancora vinto un match nel tabellone principale di un torneo WTA.

In questo inizio 2016 si sono messe in mostra però altre tenniste, non più teen-ager ma ancora molto giovani, soprattutto considerando l’innalzamento di età media che costraddistingue quest’epoca del tennis. Tra le Under 21 sono da notare i progressi della greca Maria Sakkari, 21 anni a luglio, che ha raggiunto il secondo turno agli Australian Open e che vedremo questa settimana impegnata ad Acapulco dopo aver superato il torneo di qualificazione. Ha raggiunto questa settimana la posizione 132 nella classifica WTA, suo best ranking. L’ascesa di Samantha Crawford, statunitense che ha compiuto pochi giorni fa 21 anni, è rallentata dopo il grande risultato ottenuto a Brisbane, quando si issò fino alla semifinale per cedere soltanto a Victoria Azarenka. Ma è riuscita anche lei a qualificarsi per il main draw di Acapulco. Altre 21 enni stanno raggiungendo il loro best ranking in carriera. La russa Margarita Gasparyan, una delle ultime esponenti del rovescio a una mano, è salita fino alla 41° posizione in classifica e l’abbiamo vista giocare un ottimo Australian Open, dove ha sconfitto al primo turno Sara Errani, ha superato altri due turni, prima di terminare la corsa contro il ciclone Serena Williams. A Doha ha già passato il primo turno, sconfiggendo nettamente una sempre più in crisi Karolina Pliskova. La montenegrina Danka Kovinic ha raggiunto questa settimana il suo best ranking al numero 46 WTA, pur con un parziale non certo eccezionale quest’anno di 3 vittorie e 4 sconfitte. Questa settimana sarà impegnata ad Acapulco. La kazaka (russa di nascita) Yulia Putinsteva ha raggiunto questa settimana la 56° posizione in classifica. Agli Australian Open ha sconfitto Caroline Wozniacki, a Taiwan ha raggiunto la semifinale (sconfitta da V. Williams) ed ha un parziale quest’anno di 6 vittorie e 4 sconfitte. Le tedesche Annika Beck e Anna Lena Friedsam hanno compiuto proprio questo mese 22 anni. Entrambe si sono messe in mostra agli Australian Open dove sono state sconfitte agli ottavi rispettivamente da Kerber e A. Radwanska, raggiungendo il proprio best ranking a inizio febbraio al n° 39 e al n° 52 WTA. E poi c’è la giapponese Nao Hibino, n° 60 in classifica (best ranking il 56° posto a gennaio), che dopo un buon inizio di stagione (quarti a Auckland) si è un po’ persa per strada. Come la estone Anett Kontaveit, che nonostante un inizio di stagione tutt’altro che esaltante, ha raggiunto il suo best ranking (n° 85) a gennaio. Il miglior risultato dell’anno sono i quarti di Shenzhen.

Non tutte le giovani giocatrici di cui vi abbiamo parlato sembrano avere le stimmate delle campionesse. Non è da escludere che tra qualche anno di alcune di esse rimarranno poche tracce. Ma val la pena seguirle perché nei piani alti della classifica, vuoi per il raggiungimento del limite di età di alcune (tra le prime 30 vi sono 7 giocatrici con 30 o più anni), vuoi per la scarsa consistenza di altre (disastroso l’inizio di stagione di Halep, Muguruza, Kvitova, Ka. Pliskova, Wozniacki, Bacsinszky, A. K. Schmiedlova) sembrano potersi aprire le giuste opportunità per imporsi a chi dimostrerà di meritarselo.

Massimo Aceti

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Australian Open donne: Serena Williams la più quotata

A 38 anni compiuti, per i bookmaker è ancora la 23 volte campionessa Slam la giocatrice di riferimento nel primo Major degli anni ’20

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Naomi Osaka e Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ogni inizio d’anno ho sempre la stessa sensazione: il primo Slam arriva davvero molto presto, quando tutte le protagoniste hanno giocato pochissimo, e il quadro delle loro condizioni di forma è ancora indefinibile. Ma il calendario è questo, e non ci rimane che accettarlo. Per l’imminente Australia Open 2020 direi che al momento i temi principali sono tre.

Il primo non è sportivo ma ambientale: non dipende dal tennis, ma dalla situazione complessiva dell’Australia, alle prese con incendi di una portata senza precedenti. Rimando in proposito all’articolo di questo lunedì su Ubitennis e anche a un articolo uscito l’8 gennaio sul sito del Post e scritto da Giorgio Vacchiano, ricercatore in “Selvicoltura e Pianificazione forestale” dell’Università degli Studi di Milano. Nella mia incompetenza mi è sembrato il pezzo meglio argomentato sulla questione.

Il secondo tema è tennistico, ma è ugualmente una notizia non positiva: il forfait di Bianca Andreescu. L’ultima vincitrice Slam (US Open 2019), campionessa a New York da esordiente ad appena 19 anni, purtroppo non ha recuperato dall’incidente al ginocchio patito durante le WTA Finals. Inevitabile il rinvio a data da destinarsi per il ritorno alla attività agonistica. Ancora una volta Andreescu ha evidenziato la sua fragilità fisica, già emersa nelle passate stagioni. Tanto che viene da domandarsi se sia maggiore il talento tennistico o la delicatezza del suo primo “strumento di lavoro”, vale a dire il suo corpo.

 

Il terzo tema è relativo alla distribuzione delle grandi vittorie fra le diverse generazioni. Sarà interessante scoprire se anche questa stagione si seguirà la tendenza emersa lo scorso anno, con la maggior parte dei grandi titoli vinti da tenniste giovani, al massimo di 23 anni. Se consideriamo i quattro Slam, i nove Premier di riferimento e le Finals, nel 2019 sono sfuggiti alle giovani solo Madrid e Wimbledon (rispettivamente a Bertens e Halep).

Per cominciare vediamo come si presentano al via dello Slam le prime 16 teste di serie (che corrispondono alle prime 17 del ranking, a causa della rinuncia della numero 6 Andreescu).

16. Elise Mertens
Australian Open 2019: 3T, sconfitta da Keys
Miglior risultato in carriera: SF (2018)
Mertens ha scelto di cominciare dalla Cina, giocando a Shenzhen, dove però pur essendo testa di serie numero 3 si è fermata al terzo turno, sconfitta da Rybakina. È impegnata questa settimana a Hobart. Difficile valutare la sua condizione.

Di Elise ricordo il precedente di Melbourne 2018, quando era stata capace di arrivare sino alla semifinale; in parte grazie a un tabellone non impossibile, ma molto per meriti propri. Con il risultato di due anni fa ha dimostrato di non soffrire le alte temperature che spesso caratterizzano l’Australian Open; potrebbe rivelarsi una qualità importante se nelle due settimane del torneo si confermassero le condizioni sperimentate in questi giorni in Australia.

15. Marketa Vondrousova
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Martic
Miglior risultato: 2T (2018, 2019)
Vondrousova non gioca da Wimbledon 2019 per problemi al polso sinistro (ricordo che Marketa è mancina); dopo il tentativo di seguire una terapia riabilitativa, è stata costretta alla operazione nel settembre dello scorso anno. È iscritta al torneo di Adelaide, dove tornerà a competere per la prima volta dopo l’intervento.

Pochissimo da dire su di lei: è evidente che non si può chiederle alcun risultato in uno Slam che a tutti gli effetti rientra nel periodo di “convalescenza agonistica”. Rimane solo da augurarsi che i problemi fisici siano superati.

14. Sofia Kenin
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Halep
Miglior risultato: 2T (2019)
Kenin ha iniziato l’anno nel Premier di Brisbane, dove è stata sconfitta al secondo turno in tre set da Naomi Osaka, lasciando però una ottima impressione. Ha deciso di giocare anche ad Adelaide, e quindi ci sarà modo di verificarla ancora.

Lo scorso anno a Melbourne era uscita al secondo turno, dopo aver seriamente impegnato Simona Halep (6-3, 7-6, 6-4); questa volta rispetto al 2019 si presenta da testa di serie e penso abbia i numeri per fare strada. A meno di incroci sfortunati (con qualche mina vagante fuori dalle teste di serie), credo possa raggiungere la seconda settimana dello Slam.

13. Petra Martic
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Stephens
Miglior risultato: 4T (2018)
Martic ha esordito ad Auckland dove è stata eliminata al secondo turno da Alizè Cornet. L’ho seguita nel match di primo turno (vinto in tre set contro la lucky loser Arconada) e ho avuto la sensazione che fosse molto indietro di condizione: conduceva lo scambio troppo lontana dalla linea di fondo, con difficoltà nel timing sulla palla.

Nello Slam, essendo testa di serie, dovrebbe evitare incroci troppo difficili all’avvio, ma per poter fare strada occorre un deciso miglioramento rispetto alla prestazione in Nuova Zelanda, perché a mio avviso quel livello di tennis non potrebbe garantirle nemmeno di superare i primi ostacoli.

12. Johanna Konta
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Muguruza
Miglior risultato: SF (2016)
Konta ha aperto la sua stagione a Brisbane, dove ha perso all’esordio contro Strycova in tre set (6-2, 3-6, 6-3). Non è iscritta ad alcun torneo in questa settimana per cui si presenta al via dello Slam con una sola partita ufficiale nelle gambe. Purtroppo non ho seguito il suo unico match, per cui non posso esprimermi sulla sua attuale condizione.

Si può fare una considerazione generale sulle precedenti partecipazioni a Melbourne: è uno Slam nel quale ha dimostrato di trovarsi bene, ed è quasi una giocatrice di casa, visto che Johanna è nata in Australia e ci ha vissuto sino a quando, adolescente, si è trasferita in Inghilterra. Lo scorso anno era uscita al secondo turno, ma al termine di un ottimo match contro Muguruza (6-4, 6-7, 7-5).

11. Aryna Sabalenka
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Anisimova
Miglior risultato: 3T (2019)
Il primo impegno di Sabalenka è stato in Cina, a Shenzhen, dove difendeva il titolo conquistato nel 2019. Ha però perso al secondo turno, sconfitta a sorpresa da Kristyna Pliskova, la gemella mancina di Karolina. Ora è impegnata ad Adelaide dove troverà un ostacolo non semplice all’esordio (Hsieh Su-Wei).

In vista dell’Australian Open 2020 sulla situazione di Aryna pesano due incognite. La prima è di carattere personale: un mese e mezzo fa ha perso il padre, che aveva appena 44 anni; sarebbe del tutto comprensibile se un lutto del genere avesse inciso sulla preparazione nella off season.. L’altra incognita è legata al curriculum negli Slam: a parte un ottavo di finale a Flushing Meadows nel 2018, non è mai riuscita ad andare oltre il terzo turno in un Major. Dalla numero 11 del mondo ci si aspetta di più.

a pagina 2: Le prime dieci teste di serie

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WTA, chi migliorerà nel 2020?

Anno nuovo in WTA: da Jasmine Paolini ad Amanda Anisimova, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica rispetto al 2019. E un augurio per la stagione appena cominciata

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Coco Gauff - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ormai è quasi una tradizione: per la terza volta ho deciso di aprire il nuovo anno con una serie di previsioni. Previsioni che non sono legate al destino di un singolo match o torneo, ma all’intero rendimento stagionale: si tratta di provare a individuare chi migliorerà in classifica rispetto al 2019.

Ho deciso di farlo anche se lo scorso anno ho potuto seguire meno tennis rispetto al solito, e questo ha comportato sacrificare le partite apparentemente secondarie. E sono proprio questo genere di partite a permettere quella specie di scouting che serve per identificare le giocatrici con possibilità di crescita.

Le potenzialità ancora inespresse si intuiscono per esempio grazie a porzioni di match disputate a un livello sorprendentemente alto, anche se si concludono con una sconfitta. Oppure si intravedono particolari qualità fisico-tecniche, che non sono del tutto sfruttate per immaturità tattica o insicurezza mentale. O semplicemente si assiste a partite perse per incapacità nella chiusura, come spesso avviene quando una giocatrice non è ancora del tutto pronta a certi livelli.

 

Ecco: capita di assistere a situazioni simili una volta; poi magari una seconda volta, e allora si cominciano ad alzare le antenne nei confronti di quella tennista. Ma se durante l’anno si vedono pochi match apparentemente secondari, tutto diventa molto più difficile e aleatorio. Per esempio nel 2019 non sono riuscito a seguire quanto avrei voluto alcune nuove leve russe (o kazake ex russe): Kudermetova, Blinkova, Rybakina. E così ora non ho le idee chiare. Ho apprezzato Kudermetova, ma non so se sarà in grado di spingersi oltre a quanto ha già raggiunto (numero 41 del ranking).

Confessate le mie mancanze, riassumo le regole dell’articolo. Punto primo: il confronto si fa sulla classifica WTA. Punto secondo: i nomi fra cui scegliere sono 100, cioè le prime cento del ranking. Punto terzo: per capire se la previsione è giusta si tratterà di aspettare la fine della stagione 2020 e poi confrontare le posizioni.

Ricordo che la classifica adottata come punto di partenza è quella del 23 dicembre 2019 e non quella che WTA chiama “year end”, che è stata fissata il 4 novembre. La ragione è semplice: visto che da novembre si sono giocati diversi tornei ITF, sarebbe scorretto non tenerne conto. Il ranking del 23 dicembre è l’ultimo utile prima che comincino a essere scalati i punti dei primi tornei WTA di dodici mesi fa (Brisbane, Auckland e Shenzhen).

Ho scelto la soglia delle prime 100, perché andare a pescare senza limiti nelle profondità della classifica renderebbe un po’ troppo facili le scelte. Ricordo per esempio che Sharapova è numero 133 in classifica: le basterà affrontare qualche settimana di tornei da sana per crescere nel ranking. Ed evidentemente non è il senso dell’articolo di oggi.

Chiarito questo, desidero lo stesso esprimere un paio di considerazioni su alcune tenniste oltre la posizione cento e quindi non ”eleggibili”. La prima considerazione è legata alla nuova generazione cinese, che si potrebbe sintetizzare in “Wang & Wang”. Vale a dire Xiyu e Xinyu Wang, le due giocatrici nate nel 2001 che lo scorso anno sono salite attorno alla posizione 150 e che potrebbero essere pronte per affacciarsi in Top 100 (ne ho parlato QUI).

La seconda considerazione è per due giocatrici nate nel 1994 e troppo spesso infortunate. Mi riferisco a Margarita Gasparyan e Anna-Lena Friedsam (numero 103 e 141). Per loro mi auguro soltanto che possano giocare una stagione senza essere martoriate dai guai fisici. Basterebbe questo per tornare a essere protagoniste, visto che possiedono un repertorio tecnico superiore. Entrambe vanno verso i 26 anni e potrebbero essere nel pieno della carriera, se solo la salute le assistesse.

Prima di elencare le scelte del 2020 un’ultima nota. Se per caso qualcuno ha letto l’articolo di inizio 2019 e poi ha perso la verifica di fine stagione, la trova QUI. E adesso cominciamo con i nomi per la prossima stagione. Sono 14.

Camila Giorgi
classifica 23 dicembre: n°100
Il discorso su Camila Giorgi è molto semplice, ed è la replica di quanto fatto due anni fa. Credo che anche per i suoi più feroci detrattori (che non mancano mai di appalesarsi, specie quando le cose non vanno bene) una Giorgi sana non può stazionare attorno al numero 100 del mondo. Per Camila, in sostanza, sarò fondamentale recuperare la salute fisica. Se il polso, che le ha compromesso tanti mesi del 2019, la lascerà in pace e potrà recuperare un minimo di continuità, per me è destinata a risalire in classifica.

Jasmine Paolini
classifica 23 dicembre: n°96
È un anno decisivo per Jasmine Paolini. Nella parte di stagione successiva alla chiusura del ranking ufficiale è entrata fra le prime 100 del mondo (il 4 novembre era ancora numero 117) e ha perfino superato Camila Giorgi, terminando l’anno solare da numero 1 di Italia. Per il 2020 penso ci siano pro e contro. Cominciamo dai contro. Paolini non possiede un fisico e un arsenale di colpi straripanti: significa che ogni quindici se lo deve sudare; affrontare una stagione a livello WTA senza poter contare sui cosiddetti cheap points a lungo andare può essere logorante per fisico e mente. Dovrà dimostrare grande forza di carattere e tenuta atletica.

Ma ci sono anche i pro, che mi spingono a puntare su di lei. Innanzitutto mi convince il suo atteggiamento durante i match, pugnace e deciso. E poi potrebbe cavalcare l’onda dell‘entusiasmo dei traguardi conseguiti, rafforzando la fiducia e scendendo in campo con quel surplus di convinzione che a volte può fare la differenza tra vincere o perdere.

Anastasia Potapova
classifica 23 dicembre: n°92
Scelgo Potapova per la seconda stagione consecutiva. Lo scorso anno si era rivelata una scommessa sbagliata (non era migliorata, dato che era rimasta esattamente alla stessa posizione di inizio stagione). Rimane il fatto che per una giocatrice nata nel marzo 2001 i margini di miglioramento sono potenzialmente notevoli.

Certo per lei il 2020 comincia a essere un passaggio di carriera importante, visto che si presentava come una enfant prodige del tennis junior (numero 1 del mondo a 15 anni appena compiuti), ma dopo essersi spinta rapidamente fra le prime 100 WTA sembra aver trovato difficoltà inattese ad andare oltre. Nel 2019 mi è capitato di seguirla in alcuni match nei quali ha mostrato le prevedibili incertezze mentali che si attribuiscono alle più giovani, con cali di concentrazione improvvisi e occasioni perse in modo sconcertante. Per fare meglio dovrà sicuramente crescere in questi ambiti.

a pagina 2: Le posizioni dalla 90 alla 50

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WTA, diario di un decennio: ultimo capitolo

Undicesimo articolo che conclude la serie dedicata agli anni ’10 in WTA: le vicende di Fed Cup, la geografia degli Slam, le giocatrici del decennio, le partite indimenticabili. E il meglio da Wimbledon

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Bianca Andreescu e Serena Williams - US Open 2019 (via Twitter, @WTA)

Dieci anni di Fed Cup
In questa serie di articoli dedicata agli anni ’10 non mi sono occupato di doppio, perché non avrei avuto il tempo, lo spazio e la competenza per farlo in modo accettabile. Nei pezzi precedenti ho anche trascurato la Fed Cup, soprattutto per un motivo: era complicata da raccontare con il criterio (cronologico) che avevo adottato, visto che si svolge nell’arco di una stagione con lunghi tempi vuoti fra una data e l’altra. Provo a parlarne qui, in estrema sintesi.

Innanzitutto direi che vanno sottolineati due aspetti. Il primo è che con il 2019 è terminata la manifestazione come l’abbiamo conosciuta negli anni recenti. Nel 2020 la formula sarà cambiata, in modo simile alla Coppa Davis maschile. La fase finale si svolgerà in sede unica a Budapest, fra il 14 e il 19 aprile 2020.

Il secondo aspetto è che gli anni ’10 sono stati caratterizzati dal predominio della Repubblica Ceca. Prima con Kvitova e Safarova (più ottime doppiste come Peschke, Hradecka, Hlavackova), poi con il fondamentale inserimento di Karolina Pliskova. Grazie a loro la Repubblica Ceca ha vinto sei edizioni di Fed Cup. E quando le titolari hanno cominciato a disertare alcuni incontri, il team ha trovato forze alternative dotate di esperienza (Strycova) o di gioventù (Siniakova e Vondrousova). E così sono arrivati i successi nel 2011, 2012, 2014, 2015, 2016 e 2018. Qui il match vinto da Pliskova nella finale di Strasburgo del 2016 contro Mladenovic per 6-3, 4-6, 16-14 (no, non è un errore: 16-14):

 

Dietro i sei titoli cechi, i due dell’Italia. La squadra basata su Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci ha vinto nel 2010 e 2013, raggiungendo così il quarto successo nell’arco di otto anni, visto che due vittorie appartengono al decennio precedente (2006 e 2009).

Un titolo degli anni ’10 è uscito dall’Europa: gli USA hanno vinto nel 2017, con una formazione che ha schierato Riske, Rogers, Stephens (e Mattek-Sands in doppio) ma soprattutto CoCo Vandeweghe, vero architrave di quel team: imbattuta in stagione e decisiva nella finale contro la Bielorussia.

L’ultima coppa con la vecchia formula si è conclusa qualche settimana fa: finale disputata a Perth tra Australia e Francia. Dopo diversi tentativi mancati negli anni scorsi, ha vinto la Francia di Mladenovic, Garcia, Cornet e Parmentier, sconfiggendo a sorpresa le padrone di casa (Barty, Stosur e Tomljanovic).

Anche se non hanno vinto titoli, credo vadano ricordate almeno altre due squadre. La prima è la Russia, spesso penalizzata dai forfait delle giocatrici di punta. Va ricordato che la federazione ha sofferto di problemi economici tali da non offrire il gettone di presenza a chi rispondeva alle convocazioni, prassi comune in tutte le nazionali più forti. In teoria la Russia avrebbe potuto schierare Sharapova e Kuznetsova, e poi Zvonareva, Pavlyuchenkova, Kirilenko oltre a due singolariste che formavano anche un grande doppio: Makarova e Vesnina. Tre volte finalista nel decennio, soprattutto nel 2011 e 2015 è andata molto vicina al titolo, perso solo nel doppio conclusivo.

La seconda squadra è la Germania, che aveva in Andrea Petkovic l’anima del team, affiancata da compagne di alto livello come Kerber, Lisicki, Goerges (e Groenefeld in doppio). In diverse edizioni le titolari hanno davvero provato ad affermarsi, anche compiendo trasferte disagevoli, ma al dunque è sempre mancato qualcosa. Qui il combattutissimo match fra Kerber e Kvitova (vinto da Kvitova per 7-6, 4-6, 6-4) giocato in occasione della finale del 2014:

Ultima nota, in relazione agli impegni WTA. A volte la Fed Cup ha funzionato per alcune giocatrici da trampolino di lancio per aumentare la fiducia necessaria ad affermarsi anche nei tornei individuali. Penso per esempio a Mladenovic e Garcia nel 2016-7, al salto di qualità di Kiki Bertens dopo la trasferta vittoriosa in Russia nel 2016, o a Sabalenka e Sasnovich dopo aver portato la Bielorussia sino alla finale nel 2017.

a pagina 2: La geografia degli anni ’10

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