ATP Acapulco: Thiem batte Tomic, primo ATP 500 in carriera

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ATP Acapulco: Thiem batte Tomic, primo ATP 500 in carriera

Dominic Thiem sconfigge Bernard Tomic in un incontro che entrambi i protagonisti giocano al loro meglio deliziando la platea con vincenti continui e soluzioni spettacolari. Match sempre sul filo dell’equilibrio, con Tomic che si avvantaggia per primo in ognuno dei tre parziali ma non riesce a contenere il ritorno dell’austriaco, micidiale come non mai al servizio e autore di ben 21 aces, compreso quello che pone fine alla contesa.

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[4] D. Thiem b. [5] B. Tomic 7-6(6) 4-6 6-3

Dopo aver incassato l’investitura di Rafa Nadal, in questo folgorante avvio di 2016 Dominic Thiem cerca ad Acapulco la prima affermazione in carriera in un ATP 500. Oltre il net trova Bernard Tomic, giovane come lui, talentuoso come lui e con lo stesso identico obiettivo.
La finale dell’Abierto Mexicano Telcel offre una conclusione da fuochi d’artificio, fra due tennisti che occupano rispettivamente le posizioni n° 15 e 21 della classifica mondiale, sono sopravvissuti alla strage di teste di serie nel torneo e sono al primo incrocio della carriera.

I protagonisti entrano in campo al termine della combattuta finale femminile vinta da Stephens su Cibulkova e l’australiano apre le ostilità servendo per primo e mostrandosi subito decisamente in palla. I suoi colpi dalle aperture corte e con poca rotazione fanno viaggiare veloce la palla sul cemento e lui approfitta del momento per scappare nel punteggio, favorito da un lento ingresso nel match del suo avversario. Un parziale di 10 punti a 2 ad inizio set lo porta avanti fino al 5-2, con l’austriaco molto falloso soprattutto col suo rovescio solitamente mortifero. Quando però Dominic si decide ad entrare nel match lo fa in modo fragoroso. Dodici punti a zero lo riportano in sella sul 5 pari e poco dopo i due giungono all’extra set. Apre Tomic con un ace ed è sempre lui ad avvantaggiarsi per primo sul 4-2 grazie ad un dritto largo di Thiem che però è un animale da tie break (9 su 12 vinti in stagione) e non si scoraggia pareggiando a cinque dopo un orrendo dritto a mezza rete dell’australiano. Dominic ferma lo scambio seguente chiamando un falco che gli dà ragione e va a set point ma gioca con poco coraggio e Tomic pareggia. Per l’ultima volta però perché un secondo falco avverso porta Thiem ancora sopra 7-6. Nel duello che segue Dominic difende il vantaggio come neanche Gentile a Spagna ’82, copre il campo e rimanda tutto costringendo l’avversario all’errore di frustrazione che gli consegna il primo set.

 

Il livello di gioco è altissimo, Tomic spinge a tutta e mostra forse maggiore sensibilità di mano ma Thiem non gli è da meno e ottiene moltissimo dal servizio con ben 10 aces messi giù nel primo set.
L’austriaco avrebbe l’occasione di uccidere il match quando va a doppio break point nel quarto gioco del secondo parziale su uno smash out del rivale, che però annulla e pareggia a due. Nel calcio si dice “gol sbagliato, gol subìto” e così nel gioco seguente è l’austriaco ad essere sbattuto sotto 15-40 da un passante lungolinea e a cedere il servizio. Si combatte a furia di vincenti e anche gli errori sono spettacolari, sempre alla ricerca del punto. Bernard sta spingendo a tutta, libera il braccio in alcuni dritti in corsa da urlo e tiene anche di testa quando nell’ottavo game annulla una palla break con l’ace numero 7 e sale 5-3 con altri due servizi vincenti. Contro quel cagnaccio di Thiem però non è mai finita e Bernard se la vede brutta anche nel decimo gioco, splendido per emozioni e soluzioni tecniche. Dominic si conquista una prima opportunità recuperando con un delicato rovescio una smorzata mortale e una seconda con un vincente di dritto a sventaglio ma Tomic annulla sempre con prime palle intorno ai 200 kmh. Poi è lui ad andare a set point con un irreale dritto in corsa giocato dalla prima fila delle tribune laterali e a chiudere in pressione un parziale meraviglioso.

In avvio di terzo set Tomic cavalca il momento e toglie subito la battuta a Thiem che cede con due errori consecutivi di dritto ma, qualora ce ne fosse bisogno, mostra le sue gran doti di combattente e recupera subito lo svantaggio. Si porta a 15-40 con una scintillante risposta di rovescio anticipata e pareggia i conti alla prima opportunità su un raro colpo in rete dell’avversario. Questo è probabilmente il momento chiave perché Bernard accusa il primo calo mentale dell’intero match, forse causato da qualche problemino al polso destro, e cede ancora il servizio commettendo qualche errore di troppo in un incontro che ne ha visti pochissimi. Thiem coglie l’attimo e tiene l’avversario con la testa sotto nei propri turni di battuta, aiutandosi con un numero inusuale di aces per lui che di solito preferisce traiettorie in kick per poi avvantaggiarsi nello scambio. A fine match gli “assi” calati dall’austriaco saranno ben 21 e questa efficacia spegne le residue speranze dell’australiano. Negli ultimi due turni di battuta Dominic non concede neanche un punto ad un rivale ormai scorato ed è proprio un ace a consegnargli il suo primo ATP 500 in carriera, festeggiato con un sombrero in testa e il trofeo raffigurante una pera in mano.
È stata una gran finale, di levatura tecnica altissima e se questi sono i giovani leoni c’è ancora speranza per il tennis post-Fedal. Bravi davvero.

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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