Francia e Spagna, guerra dei sospetti su Nadal (Piccioni). Cecchinato dalla Davis ai guai, deferito per un match truccato (Catapano). Cecchinato, dalla Coppa Davis al deferimento (Viggiani)

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Francia e Spagna, guerra dei sospetti su Nadal (Piccioni). Cecchinato dalla Davis ai guai, deferito per un match truccato (Catapano). Cecchinato, dalla Coppa Davis al deferimento (Viggiani)

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Francia e Spagna, guerra dei sospetti su Nadal (Valerio Piccioni, La Gazzetta dello Sport)

Ci risiamo. Il meldonium di Maria Sharapova rilancia la pluriennale guerra dei sospetti doping fra Francia e Spagna. «Si sa che il famoso infortunio di Nadal che lo tenne fuori dai campi per sette mesi è certamente dovuto a un controllo positivo». La frase viene pronunciata durante la trasmissione «Grand 8» dall’ex ministro della sanità e dello sport francese (era Sarkozy, gollista, prima della vittoria di Hollande), oggi animatrice televisiva, Roselyne Bachelot. Parole che fanno insorgere gli spagnoli. «Questa persona è un imbecille», dice Toni Nadal, lo zio factotum di Rafa. Il comitato olimpico spagnolo cita «gli innumerevoli controlli sempre superati nella sua lunga carriera». Mentre dallo staff del giocatore arriva la decisione di portare in tribunale internazionale l’ex Ministro: «Non so che motivo abbia questa signora per dire tutto questo, ma è evidente che non conosce lo sport e il tennis», insiste ancora Toni Nadal. DA OBELIX A FUENTES Non è che l’ultima puntata di una lunghissima telenovela. Prima c’era stato Yannik Noah con le sue pesanti allusioni sullo sport spagnolo a base di Asterix e Obelix. «Questa volta hanno esagerato, sono caduti nella pozione». Poi la satira di Canal Plus con Rafa Nadal che fa la pipì nel serbatoio della sua macchina che prende di botto velocità. Accuse che rimbalzano ogni volta che il tennis affronta la grana doping. E che hanno la loro genesi soprattutto negli anni dell’Operacion Puerto, nata dal sistema Fuentes, il medico che peraltro non figura – per mancata segnalazione degli spagnoli – nella lista Wada dei medici e dei preparatori da cui stare alla larga. Più volte si è parlato di «nomi grossi», non solo ciclisti, fra i clienti di Fuentes, ma le affermazioni si sono perse della nebbia. SONO PULITO D’altronde da Indian Wells, lo stesso Rafa, dopo aver censurato il comportamento della Sharapova, «è stato un errore, ma deve pagare», aveva affrontato la miscela di allusioni e accuse che lo insegue ormai da tempo: «Non ho mai avuto la tentazione di prendere qualcosa di proibito e non assumerei mai un prodotto vietato per recuperare più in fretta. Non ho mai cercato di nascondere nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un trattamento al plasma e uno con le cellule staminali. La prima volta con il plasma ha funzionato bene, la seconda no e ho dovuto smettere di giocare per sette mesi. Ho usato le cellule staminali per due volte in ginocchio. Sono un giocatore pulito. E queste voci stanno cominciando a stancarmi». LUSINGATA… La signora Bachelot, nel suo curriculum c’è anche una laurea in farmacia, non s’è scusata nella sua replica. Anzi. «Sono lusingata dall’interesse del signor Nadal», ha detto ironica. Cavalcando poi tutti «rumori» degli anni scorsi, dai dubbi di «Le Monde» e dell’«Equipe» all’offensiva di Noah, senza dimenticare pure gli attacchi di Daniel Kollerer, l’austriaco radiato per le partite combinate, che aveva detto: «Dopo 7 mesi fuori, Nadal vince 10 tornei su 12…Impossibile!». CIRCUITO SPACCATO La sensazione è che la vicenda Sharapova abbia fatto fare ai soliti sospetti un salto in avanti. Il circuito è spaccato. E se c’è Djokovic che difende Maria, «non le volterò le spalle». Andy Murray, è decisamente meno conciliante: «Se prendi delle sostanze dopanti e risulti positiva ai controlli devi essere punita». E almeno su questo non ci sono dubbi

 

 

Cecchinato dalla Davis ai guai, deferito per un match truccato (Alessandro Catapano, La Gazzetta dello Sport)

L’ incubo delle partite truccate torna a «giocare» su un campo da tennis. Un nuovo deferimento, un altro azzurro coinvolto: stavolta, a cadere nella rete di controllo sulle scommesse dei Monopoli di Stato è Marco Cecchinato, 23 anni, numero 89 del mondo. La notizia fa scalpore anche perché il ragazzo ha appena esordito, con una vittoria, in Coppa Davis. Ieri è stato deferito dalla Procura federale della Fit insieme al collega e amico Riccardo Accardi con l’accusa di «aver violato gli articoli 1 e 10 del regolamento di giustizia», recita la nota della Fit. Gli investigatori federali contestano ai due tennisti di «aver compiuto atti diretti ad alterare lo svolgimento dell’incontro tra lo stesso Cecchinato e Kamil Majchrzak, vinto da quest’ultimo, durante il Challenger di Mohammedia, in Marocco, dell’ottobre 2015». Un incontro sospetto già dal suo esito: Cecchinato, testa di serie numero 4 del torneo (42.500 euro di montepremi, 6.150 al vincitore), perse 6-1 6-4 da un qualificato, il giovane polacco Majchrzak, allora 19enne, oggi 300 del mondo. ALLARME Ma ci ha pensato la task force sul match-fixing in servizio ai Monopoli, che incappa più frequentemente in partite di calcio truccate, a trasformare quel sospetto in un allarme. II database ha rilevato un flusso di scommesse anomalo, così l’incontro è stato segnalato all’Uiss, l’Unità Informativa Scommesse Sportive del Viminale, e da lì alla Procura della Fit e a quella generale del Coni. E così, l’istruttoria sportiva ha preceduto quella penale, che scatterà inevitabilmente nei prossimi giorni. Al caso hanno lavorato i procuratori federali Filippo Bonomonte e Guido Cipriani, con la regia decisiva del generale Cataldi. Mercoledì i tennisti sono stati interrogati, ieri è scattato il deferimento al Tribunale federale. Cecchinato aveva già rinunciato a Indian Wells, dove era riuscito per la prima volta a entrare in tabellone. Ora rischia una squalifica pesantissima. Lui e tutti gli altri «segnalati». Perché la sensazione è che l’elenco nelle mani dei Monopoli sia lungo

 

Cecchinato, dalla Coppa Davis al deferimento (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport)

Tempo fa, più o meno a metà ottobre, un sito italiano specializzato di tennis, il più popolare, gli aveva dedicato un articolo dopo la conquista di un posto nei Top 100: “Le due facce di Marco Cecchinato’: Titolo e testo facevano riferimento agli aspetti fondamentali del carattere di questo siciliano emergente, nel quale, citiamo ancora l’articolo, convivono “l’ambizioso combattente” e “il modesto, ma forse irrealizzato, giocatore di challenger’: A distanza di quasi cinque mesi, sempre in attesa della “prova provata’, viene da dire che invece c’è il rischio di dover cambiare i termini del discorso, o almeno delle riflessioni sulle due facce di Cecchinato, dopo quanto accaduto ieri in sede di Procura Federale della Fit. Lui e Riccardo Accardi, altro tesserato, sono stati infatti deferiti, con richiesta al Tribunale Federale di fissare l’udienza per dibattere il procedimento disciplinare a loro carico, in quanto a entrambi «viene contestata la violazione degli articoli 1 e 10 del regolamento di giustizia relativi ai doveri di lealtà, probità e correttezza compiendo atti diretti ad alterare lo svolgimento dell’incontro tra lo stesso Cecchinato e Kamil Majchrzak, vinto da quest’ultimo, durante il challenger di Mohammedia, in Marocco, dell’ottobre 2015». Il deferimento pare scattato per una segnalazione arrivata alla Procura Federale, che avrebbe acquisito elementi che hanno appunto portato a questa decisione. Non è ovviamente dato sapere il ruolo avuto da Accardi in quanto oggetto di indagine. IL TORNEO. Cecchinato, arrivato in Marocco da numero 82 del mondo, era testa di serie numero 4 del torneo, che aveva un montepremi di 42.500 euro. Al primo turno superò l’altro italiano Matteo Viola (6-2 6-4) e negli ottavi Io spagnolo Oriol Roca Batalla (6-3 6-2), poi l’inatteso stop nei quarti (6-1 6-4) contro il qualificato polacco Kamil Majchrzak, allora 19enne e numero 338 del mondo (adesso è 300), in un match che presso i bookmaker lo vedeva favoritissimo a una quota che oscillava tra 1,16 e 1,23, contro il 3,60-4,30 dell’avversario. L’avventura del polacco nel torneo marocchino arrivò fino in finale, dove però fu sconfitto dallo spagnolo Roberto Carballes Baena (7-6 6-2). CECCHINATO. ll deferimento per il 23enne palermitano arriva nel miglior periodo di una carriera che a questo punto, in caso di colpevolezza accertata, rischia di prendere una piega complicata. Cecchinato è approdato nei Top 100 il 14 settembre scorso, all’indomani del primo Slam (US Open 2015) disputato in carriera Il suo best ranking è stato l’82 raggiunto il S ottobre e attualmente è numero 89. Marco è poi reduce dalla prima convocazione in Coppa Davis: a Pesaro, contro la Svizzera, ha anche disputato e vinto la prima partita in azzurro, battendo Adrien Bossel. ACCARDI. Molti (tutti?) si chiederanno piuttosto chi sia Accardi. Anche lui palermitano, 22 anni, amico di Cecchinato, trasferitosi a Milano per motivi di studio, è un giocatore di ambito regionale (è tesserato per il TC Pioltello) che da poco ha raggiunto la sua migliore classifica nazionale, che è di 3.4. Fino allo scorso anno era 4.1, ma proprio all’inizio di ottobre, nell’imminenza del challenger incriminato, si era aggiudicato il Master della Brianza

 

 

 

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La finale è Russia-Croazia (Palliggiano). La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Crivelli). Davis, è caccia all’orso (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 5 dicembre 2021

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La finale è Russia-Croazia (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

È durata pochissimo la resistenza della Germania. La Russia vola in finale di Davis e oggi, dalle 16, inseguirà la sua terza Coppa nella finale contro la sorprendente Croazia. Alla Madrid Arena i russi hanno risolto la pratica nei due singolari. Rublev s’è sbarazzato di Koepfer in 49 minuti (6-4 6-0). Leggermente più impegnativa la vittoria di Medvedev su Struff, ma sempre in due set (6-4 6-4). Il numero 2 del mondo s’è dovuto fermare per qualche minuto dopo il 5° game del secondo set, causa fuoriuscita di sangue dal naso. Ha ripreso senza fare una piega e chiuso l’incontro in un’ora e 6 minuti di gioco. E non contento s’è anche divertito a provocare la Madrid Arena con i suoi soliti modi da spaccone: «Il momento più bello è stato aver eliminato la Spagna a casa sua: negli spogliatoi eravamo particolarmente contenti» ha detto subito dopo il match ricevendo i fischi del pubblico spagnolo che oggi, presumibilmente, farà il tifo per la Croazia. Oggi, prima della finale, MT e la Kosmos (senza il suo presidente Gerard Piqué) presenteranno l’ennesimo cambio di formula della Coppa Davis. Avevano organizzato per questa mattina un evento nel lussuoso Hotel Riu di Plaza de España salvo poi annullarlo senza dare alcuna spiegazione. Circolava già Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come sede della prossima Davis: una scelta che non sarebbe piaciuta a molti giocatori, tanto da far desistere la Kosmos a organizzare l’evento.

La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Strade diverse, identico approdo. La finale 2021 della Coppa Davis, oggi alle quattro del pomeriggio metterà di fronte la Russia, favorita della vigilia con i suoi due top 5, un top 20 e un top 30, e la Croazia, che invece ha sfruttato alla perfezione la nuova formula, così sbilanciata verso il doppio, e la magia, che in fondo resta, della manifestazione, con il giocatore sconosciuto capace di esaltarsi con la maglia della nazionale. Per raggiungere gli avversari già qualificati dopo aver dato un grande dispiacere a Djokovic, i russi dovevano battere la Germania e soprattutto evitare di portare la sfida al terzo match, perché anche i tedeschi sono forniti di un doppio di livello (Krawietz e Puetz, che chiudono comunque imbattuti). Missione compiuta, in prima battuta grazie a Rublev, mai troppo convincente in questi dieci giorni ma finalmente concentrato: contro Koepfer finisce 6-4 6-0 in appena 50 minuti. Sull’abbrivio. Medvedev chiude chirurgicamente la pratica. Il numero due del mondo, in coda a una stagione scintillante ma lunghissima, sta viaggiando a marce basse, ma tanto gli è bastato per vincere quattro match senza perdere neppure un set, compreso il doppio 6-4 a Struff. Chi vince conquista l’insalatiera per la terza volta: la Russia si impose nel 2002 e nel 2006, la Croazia nel 2005 e nel 2019, l’ultima prima della rivoluzione. I precedenti dicono 1-1, ma contano solo per le statistiche: «Sono la squadra più forte e completa – ammette Marin Cilic — ma noi abbiamo le qualità per metterli in difficoltà». Soprattutto hanno Borna Gojo, la grande rivelazione delle Finals, numero 279 del mondo che ha battuto In serie il numero 61 (Popyrin), il 27 (Sonego) e il 33 (Lajovic). Ecco perché Rublev, numero 5, non si fida: «A tennis a questi livelli giocano tutti bene, ma è la Davis che modifica molto le cose dal punto di vista mentale. Si gioca di squadra, se anche si perde un match si può comunque vincere l’incontro».

Davis, è caccia all’orso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non si riesce a capire a quale gara sia in animo di concorrere, Daniil Medvedev. Con quale Oscar voglia rinfrescare la sua popolarità Quello per il miglior tennista antipatico? Per il protagonista più bisbetico? O semplicemente per il più sciocco? Da bravo Orso (medved questo significa in russo) ha i suoi momenti di letargia, durante i quali è evidente come i sensi si ottundano e i neuroni rallentino. l dati sono ancora allo studio, ma è li, in quello stato di ipersonnìa, che sembrano prendere il sopravvento gli atteggiamenti più strambi del russo. Che cosa lo abbia spinto, ieri, ad attraversare il campo da gioco dopo aver vinto il match con Struff, e a battere i piedi sul cemento indoor della Madrid Arena, in un gesto dichiaratamente polemico sebbene difficile da interpretare, è cosa che appartiene ai suoi arcani rovelli. Ce l’aveva con il pubblico, che da quelle parti non lo ama moltissimo, lo si è capito meglio quando ha potuto esprimersi davanti a un microfono. «Siamo tutti molto felici di questa finale. Ma il punto più alto di questa gioia l’abbiamo toccato l’altra sera, quando abbiamo eliminato la Spagna. Una sensazione travolgente». Ricoperto da solerti pernacchie, ha proseguito: «Lo dico da anni. Volete farmi perdere? Applauditemi. Altrimenti, io continuerò a vincere». Non è la prima volta. E tutto ci dice che non sarà l’ultima. Già a Torino l’Orso si era distinto per aver sbadigliato sul muso di Sinner, durante un match in avvio dominato e poi complicatosi per il ritorno veemente dell’italiano. La storia si allunga con il secondo turno del 2017 a Wimbledon, quando Medvedev – sconfitto al quinto da Bebelmans – al termine del match aprì il portafoglio e tirò alcune monete verso il giudice di sedia. Nel 2016 la squalifica nel challenger di Savannah, per frasi razziste al giudice arbitro (nera) e all’avversario Young (nero anche lui). Nel 2019 la battaglia contro il pubblico degli Us Open, dopo aver strappato di mano un asciugamano a un ballboy ed essersi portato il dito alla tempia a indicare quanto – a suo giudizio – fosse stupido l’atteggiamento degli spettatori (gesto replicato a Torino). Tutto con Daniil sembra avvenire a caso. Ma il caso, sappiate, non è affatto idiota. […]

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Mastroluca). Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai” (Rossi). Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 3 dicembre 2021

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se la situazione di Peng Shuai non sarà completamente chiarita, la WTA è disposta a cancellare i tornei in Cina anche dopo il 2022. «Vorremmo parlare direttamente con lei, assicurarci che sia libera e non sottoposta a coercizioni – ha detto il Ceo Steve Simon all’Associated Press -, e che sia avviata un’indagine completa e imparziale sulle sue accuse». Altrimenti la sospensione dei tornei in Cina per il 2022 potrebbe diventare una cancellazione più lunga. La più forte contrapposizione fra il governo di Xi Jimping e un’organizzazione sportiva è la coda lunga delle accuse che l’ex campionessa Slam e numero 1 del mondo in doppio aveva rivolto all’ex vicepremier cinese, Zhang Gaoli. In un messaggio sul social network Weibo rivelava lo scorso 2 novembre che Gaoli l’aveva costretta a un rapporto sessuale. Di Peng Shuai si erano perse le tracce per due settimane. L’opinione pubblica e i grandi campioni si erano mobilitati, poi il presidente del Cio Thomas Bach aveva annunciato di averle parlato, in video-chiamata, per mezz’ora. Ieri il Comitato olimpico ha parlato di una seconda conversazione. «Le abbiamo offerto un ampio supporto, resteremo in contatto con lei e abbiamo già concordato un incontro di persona a gennaio – si legge in una nota del Comitato -. Stiamo affrontando la questione direttamente con le organizzazioni sportive cinesi. Utilizziamo la diplomazia silenziosa». Ma alla WTA evidentemente non basta, se Simon è disposto a perdere milioni di euro. I nove tornei in calendario nel 2019 in Cina, infatti, offrivano un montepremi complessivo di 30,4 milioni di dollari. Simon, appoggiato anche da Amnesty International, non molla. «Se lo facessimo, diremmo al mondo che va bene non prendere le accuse di molestie sessuali seriamente perché sono vicende troppo complesse – ha detto all’Associated Press – e non possiamo permettere che succeda»

Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai, in gioco di diritti di tutti” (Paolo Rossi, La Repubblica)

 

Flavia Pennetta se la ricorda benissimo Peng Shuai, la tennista cinese scomparsa dopo aver denunciato le molestie subite da parte dell’ex vicepremier Zhang Gaoli e poi riapparsa in pubblico nel mistero. «Caspita, certo. Abbiamo giocato più volte contro, belle battaglie. Una ragazza solare, sorridente. Anche grazie all’aiuto di esperienze di vita all’estero, come negli Stati Uniti».

La Wta ha sospeso i tornei in Cina.

Sì, ed è una decisione enorme. Un gesto importante, perché di solito il sindacato femminile è molto prudente e ci pensa tre volte. Mi sa che hanno informazioni che noi ancora non conosciamo, e che apprenderemo solo in futuro. Io ero rimasta al suo incontro con Bach, e poi ho visto che ha partecipato a un’esibizione con i bambini…

È sembrato solo un contentino per far contento il mondo, visto che di lei non si hanno di nuovo più notizie.

Incredibile. Eppure io ho guardato bene il video, anche se l’immagine non era proprio nitidissima, devo dirlo. Lo ammetta: onestamente anch’io ho pensato a un sosia. Viene naturale pensarlo. Ma mi sembrava proprio lei.

Di sicuro la vicenda non migliora l’immagine della Cina.

Sappiamo che il loro è un mondo chiuso, e lasciamo stare le questioni politiche, il loro regime. Ma non va bene, ovviamente. Va malissimo. Non è accettabile. Mi dispiace veramente tanto per Shuai. Spero che anche gli altri, e anche l’Atp, continuino a tenere i riflettori accesi sul caso Peng. Anzi, spero che anche gli altri sportivi, altri campioni, entrino in scena mostrando solidarietà. In modo che i politici cinesi capiscano che un comportamento del genere non è ammissibile a nessun livello.

Sarebbe bello se si ripetesse il sostegno avuto dal movimento Black Lives Matter.

Certo. Ricordate Naomi Osaka che scendeva in campo con le mascherine delle vittime della polizia? Sarebbe bello che calcio, basket, F1, golf e tanti altri sport importanti facessero anche loro un gesto. L’opinione pubblica verrebbe mobilitata. E credetemi, ripeto: il fatto che la Wta abbia sospeso i tornei in Cina pesa tanto, sia dal punto di vista sportivo, ma anche economico e politico. Ma chi ci rimette, alla fine, sono le giocatrici.

A febbraio Pechino ospiterà anche le Olimpiadi invernali.

Appunto. Ecco perché è il momento che il mondo si stringa ora intorno a Shuai: e poi oltre alla persona qui sono in gioco dei principi, i diritti civili di tutti. Non si può e non si deve transigere: le istituzioni, dallo sport alla politica, dovrebbero far sentire forte la propria voce.

Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Tutto come previsto. La Russia, favorita della vigilia, con due giocatori in top 5 (Medvedev e Rublev), un altro in top 20 (Karatsev) e il quarto in top 30 (Khachanov), è l’ultima semifinalista delle Finals della Coppa Davis 2021, unica squadra ad aver raggiunto l’obiettivo senza dover ricorrere al doppio decisivo. Ma il successo sulla sorprendente Svezia dei fratelli Ymer, figli di un mezzofondista etiope profugo nella città di Skovde, non è stato semplice, soprattutto per la solita prestazione altalenante di Rublev, che ha servito per il match sul 5-4 del secondo set contro Elias Ymer (171 del mondo) dopo meno di un’ora di gioco ma II si è incartato con due erroracci di dritto che hanno radicalmente cambiato il match. Tra gratuiti marchiani, palle tirate contro il tabellone luminoso (rompendolo) e qualche prodezza isolata, il moscovita ha dovuto ricorrere a un delicato tiebreak per sbrogliare la matassa nel terzo set, ritrovando almeno qualità e tranquillità, imponendosi alla fine con il punteggio di 6-2 5-7 7-6. Con il primo punto in cassaforte, non poteva essere Medvedev a tradire la Grande Madre Russa e infatti con un doppio 6-4 in 73 minuti ha sbrigato la pratica Mikael Ymer senza peraltro brillare particolarmente. Tanto è bastato, però, per consolidarne il percorso immacolato in queste Finals, con tre vittorie nei tre singolari e senza aver ceduto neppure un set. Per agguantare la terza insalatiera russa, la strada passa ora per una semifinale contro la Germania, domani alle 13, mentre oggi Serbia e Croazia, alle 16, giocano la prima. […]

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Berrettini con Sinner? È ora di vederci doppio (Mastroluca). Italia, due certezze (Guerrini). Principe azzurro (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 1 dicembre 2021

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Berrettini con Sinner? E’ ora di vederci doppio (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Nel nuovo formato della Coppa Davis, schierare una coppia di doppisti affidabile vale molto più di prima. In ogni sfida fra nazioni, infatti, non si giocano più cinque incontri ma tre, due singolari e un doppio, e tutti al meglio dei tre set. L’Italia, nel percorso a Torino chiuso con l’eliminazione nei quarti di finale dopo aver ottenuto il primo posto del girone, ha perso tutti e tre gli incontri di doppio. Fognini e Musetti hanno ceduto contro gli statunitensi Sock e Ram. Il ligure e Jannik Sinner hanno ceduto contro due delle coppie migliori del mondo. Si sono arresi prima ai colombiani Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah (con il primo posto già sicuro, in un match finito a notte fonda), poi contro i campioni di Wimbledon e numeri 1 del 2021, i croati Mektic e Pavic. Gli azzurri hanno giocato con la spada di Damocle di dover vincere sempre i due singolari. «Sicuramente è un motivo di riflessione, al di là del fatto che nessuna nazionale ha costruito un doppio per la Davis. Non ci sono nazioni che hanno studiato la crescita di un doppio nel proprio Paese». Sulle scelte del capitano a Torino hanno pesato anche gli infortuni dei numeri 1 di singolare e di doppio, Matteo Berrettini e Simone Bolelli. Il bolognese, numero 25 del mondo nel ranking di specialità, è stato colpito da una pallata al costato nei primi giorni di allenamento alla vigilia dell’esordio. «I cinque erano questi, oltre una certa data si potevano sostituire solo per Covid e per fortuna casi di positività non ci sono stati» spiega ancora Volandri. Persa la possibilità di schierare Fognini-Bolelli, prosegue Volandri, «abbiamo fatto delle prove, in allenamento e in partita. La migliore era la coppia Sinner-Fognini». Costruire delle coppie che possano giocare stabilmente anche nel circuito non è facile. L’opzione che stuzzica di più è mettere insieme i primi due singolaristi, Berrettini e Sinner, ma non è detto che sia garanzia di qualità. «Dovevano provare a Indian Wells, ma Matteo si è fatto male al collo prima del torneo — spiega Volandri —. Quando hai giocatori così, in Top 10 e concentrati più sul singolare, è difficile costruire la coppia di doppio». Una prova, però, ci sarà, salvo ulteriori imprevisti. A gennaio è in calendario l’ATP Cup, competizione a squadre in programma in Australia a cui le nazioni si qualificano in base al ranking in singolare dei loro migliori giocatori. «La teoria dice che Berrettini e Sinner giocheranno — promette il capitano azzurro di Coppa Davis -. Nel caso, insieme a Vincenzo Santopadre proveremo se sarà possibile questa volta». […]

Italia, due certezze (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

L’amarezza per un’eliminazione, il cuore colmo di tristezza a per la perdita del Dottor Laser, il professor Pierfrancesco Parra ricordato da tutti. E l’orgoglio e la certezza di essere sulla buona strada. L’Italia ha salutato Torino guardando al futuro. Nella sicurezza di avere una squadra molto competitiva, Volandri non nasconde un problema. Del resto la Coppa del format “mordi e fuggi° che si trasferirirà in sede unica per 5 anni ad Abu Dhabi senza che le partecipanti siano state interpellate, ha evidenziato il ruolo centrale del doppio. Il paradosso è che ormai il gioco di coppia è declassato da tempo nei tornei. Bisognerebbe costruirne uno, mettere assieme due ragazzi non di punta ma di qualità perché giochino l’intera stagione nel circuito. Ma chi tra i giovani è disponibile? Di sicuro non quelli che già vedono un grande avvenire in singolare, come Musetti. Non crediamo coloro che stanno cominciando la carriera come Cobolli, Zeppieri, Nardi, Arnaldi e altri che vogliono giocarsi le chance a livello individuale. Potrebbe avere un senso la coppia dei torinesi Sonego-Vavassori, ma i loro calendari non combaciano. Volandri ha scoperto che Jannik Sinner può reggere il doppio impegno, in doppio si diverte e lo considera uno strumento di crescita individuale, per ora. Ma si può chiedere un sacrificio simile anche a Matteo Berrettini? Volandri s’è mostrato orgoglioso dei ragazzi: «Sì, perché hanno dato tutto. Abbiamo provato a vincerla, al termine di una settimana difficile. Abbiamo perso anche il nostro dottor Parra, e questo colpo durissimo non è stato facile da assorbire. Tutte le squadre che abbiamo trovato a Torino hanno un doppio eccezionale. Per cercare di essere tranquilli dovevamo portare a casa entrambi i singolari, ci mancava Berrettini, questo aspetto inevitabilmente creava tensione. Sonego l’ha avvertita. Nel terzo set ha sentito il dovere di vincere la partita, affrettato, s’è irrigidito nella tensione e ha pagato anche la fatica. Pensavamo che contro Gojo fosse più sereno, ha avuto una grande reazione, nel secondo set. Purtroppo non è bastato. Ma non ho mai avuto nessun dubbio su Lorenzo, quando viene chiamato in causa dà sempre il massimo. Abbiamo messo un primo mattoncino di qualcosa di importante che costruiremo nel tempo». […]

Principe azzurro (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Si era presentato a Torino timido e con lo sguardo basso, ha lasciato il Pala Alpitour da gladiatore. Se c’è un lato bello dopo la sconfitta dell’Italia contro la Croazia, quello ha la faccia di Jannik Sinner. Altro che freddo, altro che distaccato e calcolatore: in questi giorni di Coppa Davis gli azzurri hanno trovato un vero e proprio leader. Che, a soli 20 anni, e al debutto nella competizione, ha aizzato il pubblico, ha cercato di trascinare la folla torinese, riuscendoci del tutto. Come sono lontani i tempi in cul fece discutere la sua decisione di non disputare le Olimpiadi.. In realtà quella scelta la fece per resettare il motore e migliorare il servizio e i risultati gli hanno dato ragione, come si è visto anche in questi giorni. Già nelle Finals giocate al posto di Berrettini, Jannik aveva dimostrato di aver trovato il giusto feeling con la folla torinese. Ma nella gara a squadre più antica del mondo si è spinto ancora più in là, come ha spiegato lui stesso dopo l’amara sconfitta in doppio contro i croati. «La Davis per me è diversa – ha detto l’altoatesino -, questa è stata una notte più importante rispetto a un torneo individuale, anche se abbiamo perso. Alle Finals ho imparato molto, non ci sono dubbi, ma nella Davis si vivono sensazioni particolari, perché giochi per tutti, provi emozioni diverse. Hai più responsabilità e questo ti fa crescere. Mi ha fatto piacere stare in questi giorni con i miei compagni, con il capitano: qui si vince come squadra e si perde come squadra». Lui ha tirato fuori tutto se stesso anche in una situazione disperata come quella contro Marin Cilic, in cui è stato per due volte sotto di un break nel secondo set dopo aver perso il primo. Li sono uscite le qualità e l’orgoglio del campione: alla fine Sinner ha vinto tutti e tre i singolari a cui ha preso parte in Davis e ha fatto gli straordinari scendendo in campo anche nel doppio con Fabio Fognini. L’Italia ha dunque trovato il perno su cui costruire il futuro. […]

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