(S)punti tecnici della settimana: Alexander Zverev, i colpi del futuro campione del mondo

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(S)punti tecnici della settimana: Alexander Zverev, i colpi del futuro campione del mondo

Poche volte capita di vedere qualità simili, insieme a tanta solidità, in un giocatore giovane come il tedesco Alexander Zverev. E i margini di miglioramento sono impressionanti

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Da tecnico, non amo sbilanciarmi in previsioni e azzardi sul futuro, considerata anche l’enorme complessità e varietà (almeno potenziale) del tennis in generale, e i mille aspetti che possono influire sui risultati e la carriera di un giocatore, dalle esecuzioni dei colpi, alla tenuta e allo sviluppo fisico e atletico, fino a tutto ciò che concerne l’attitudine mentale. Le sorprese, e dal punto di vista giornalistico le brutte figure, sono sempre dietro l’angolo, ma stavolta mi sento di sottoscrivere il giudizio di Rafael Nadal, che affronterà in ottavi di finale il talento emergente (insomma, già bello che emerso direi) Alexander Zverev, nativo di Amburgo, che compirà 19 anni il prossimo 20 aprile.

“He’s a clear possible future No. 1. He’s an amazing player. He has all the shots”, ha affermato Rafa, e sinceramente sono d’accordo con lui. Durante gli ultimi Australian Open ero andato a vedere l’allenamento di Alexander con Nick Kyrgios, e mi aveva decisamente impressionato. Ancor più significativo è stato, qualche giorno dopo, stare nella “media pass zone” a bordocampo, per evitare la ressa di tifosi che circondava gli altri tre lati del “court 18” di Melbourne Park, in compagnia della simpaticissima collega di Supertennis Francesca Paoletti, a osservare il training di Zverev con Roger Federer, e non era la prima volta che la leggenda svizzera aveva voluto Alexander in campo con lui. Come è noto, Federer sceglie di allenarsi solo con quelli che reputa superiori agli altri, un “endorsement” non da poco insomma, e la sessione a cui ho avuto la fortuna di assistere da tre metri è stata una goduria per gli occhi. Tennis pulitissimo e fluido da parte di entrambi, e pur tenendo conto dell’impegno magari relativo di Roger in quel tipo di allenamenti (ci mette l’anima Federer, figurarsi, è uno dei lavoratori più intensi e disciplinati di tutti, ma evita di andare a fare le scivolate in spaccata sul cemento, per intenderci), l’effetto visivo era che quello più esplosivo e soprattutto potente fosse il teen-ager tedesco. In ogni caso, quando 31 Slam in totale fanno capire, o dicono direttamente, che un ragazzo è predestinato a diventare un campione ai massimi livelli, ritengo che siano valutazioni di un certo peso specifico, e mi sento quindi autorizzato ad aggiungere anche il mio marginalissimo parere tecnico: Alexander Zverev, a meno di tracolli psicologici o problemi fisici non preventivabili ora, diventerà numero uno del mondo, ma senza dubbio. Fra due, tre anni, non lo so, ma ci arriverà.

Banalmente, un po’ come l’altro splendido giovane rampante Dominic Thiem (che belle sfide che ci aspettano in futuro), il tedesco è tecnicamente senza difetti. Il colpo naturale è il rovescio, esecuzione bimane impeccabile a cui Alexander ha ormai stabilmente aggiunto un dritto di uguale fluidità ed efficacia, il primo servizio è una botta abbondantemente oltre i 200 kmh, la seconda palla è un liftone clamoroso e precisissimo, il fisico – unico minuscolo punto di domanda, soprattutto riguardo alla gestione negli anni e al caricamento muscolare – è incredibilmente coordinato e flessibile data l’altezza di 1.98, il gioco di gambe è pazzesco per uno con le leve tanto lunghe. Guardandolo distruggere Gilles Simon ieri sera, e va bene che il francese non appariva al massimo della forma, però buona parte delle difficoltà tecniche e tattiche che “Gillou” ha dovuto affrontare derivavano dalla qualità e dall’intensità dell’avversario, ho pensato a chi mi ricordava Zverev. Quella facilità di accelerazione, quell’istinto infallibile nel cogliere le aperture di campo sia lungolinea che diagonali, quel modo tanto sciolto e rilassato di tirare vincenti a uscire dal centro, anticipando al limite, quella profondità di palla ottenuta di “mano” e braccio anche in allungo e in recupero, si erano già viste nel circuito una decina e più di anni fa: e appartenevano al signor Marat Safin.

 

Ci siamo chiesti in tanti dove avrebbe potuto arrivare il mitico Marat, che risultati avrebbe raggiunto, se al talento fuori dal mondo di cui era dotato avesse aggiunto la voglia di lavorare, di migliorare, di prepararsi atleticamente, di interpretare il tennis con dedizione e rimanendo focalizzato sugli obiettivi: ho la netta impressione che nel giro di pochi anni avremo una risposta, e ce la darà Alexander Zverev. Ci sono cose pressochè impossibili da allenare e migliorare più di tanto, o le hai o non le hai. Tra queste, l’istinto per la verticalizzazione e le diagonali in avanzamento, l’atteggiamento aggressivo nell’andare sulla palla, la tranquillità mentale nei momenti che contano, e “Sasha” le ha tutte. Rispetto agli altri ragazzi in grande crescita, appare già un gradino (anzi, una rampa di scale) sopra, particolarmente riguardo alla solidità e alla continuità. Sono convinto, per esempio, che un tipo come Nick Kyrgios sia perfettamente in grado di vincere Slam prima o poi, ma ho difficoltà a immaginarlo costante nel rendimento e nell’impegno anche “di testa” per intere stagioni, mentre Zverev sembra avere già adesso le idee estremamente chiare, probabilmente molto agevolato dal fatto di avere un fratello (Misha) ex top-50, e ancora buon giocatore, che ha vissuto il circuito in lungo e in largo e sa benissimo cosa ci vuole per arrivare davvero in cima, e rimanerci.

zverev rovescio bimane

Diamo un’occhiata più particolareggiata a Zverev. Qui sopra, il rovescio bimane in spinta, un esempio da imitare: combinazione di impugnature continental-eastern, perfetta rotazione del piede sinistro, e successivo potente appoggio del destro, ottima ovalizzazione, peso che passa in orizzontale attraverso il piano delle ginocchia verso la palla, rotazione delle spalle di 90° precisi, accompagnamento finale in linea con il campo, chiusura con tacco della racchetta che guarda in direzione del colpo appena sferrato.

zverev slice

Qui sopra, lo slice, che Alexander padroneggia molto bene quando gli serve, e che ci permette di apprezzare quanto riesca ad andare basso, mantenendo centrale l’asse di equilibrio anche in recupero laterale. Discesa della testa della racchetta impeccabile, finale in orizzontale-avanti, azione del braccio sinistro simmetrica al destro, bell’affondo con le ginocchia. La palla qui sarà a 30 centimetri da terra, se guardiamo il frame dell’impatto gli arriva a metà polpaccio: e lui, che è quasi due metri, la affetta da sotto in scioltezza.

zverev dritto semiopen

Qui sopra, il dritto in spinta verticale, con stance semiopen, impugnatura western, e appoggio su entrambi i piedi, con peso che passa dal destro al sinistro. Da notare l’aiuto della mano sinistra a sostenere e accompagnare la racchetta, tenuta verticale per scatenare l’ovale, fino all’inizio del backswing. Nel frame centrale in alto, l’attimo in cui la racchetta viene lasciata andare verso dietro, l’appoggio è sul piede destro, con il sinistro sollevato sulla punta, nel frame centrale in basso, quello dell’impatto, lo scaricamento è tutto sul piede sinistro, ed è il destro a sollevarsi in proiezione verso avanti seguendo l’ingresso dell’anca e delle ginocchia.

zverev dritto open

Qui sopra, il dritto in open stance, in manovra da fondo, nel frame in alto a sinistra sempre l’attimo in cui la mano sinistra lascia la racchetta dando il via al backswing, qui l’appoggio deve ancora essere messo giù, entrambi i piedi sono ancora in ricaduta dallo step di posizionamento. Successivamente, con la conclusione della preparazione, il peso va giù di potenza sul piede destro, il sinistro viene dapprima trascinato lateralmente, e dall’impatto in poi (i tre frame in basso) va a sollevarsi compensando l’azione di anca e ginocchio destri, andrà di nuovo giù solo alla conclusione del finale a “tergicristallo” (windshield wiper), che qui è decisamente più pronunciato rispetto al colpo visto prima. Insomma, Alexander tira poco liftato in posizione semi-affiancata, quindi con grande facilità nel trovare il lungolinea, oppure molla il toppone classico in open stance piena, con la stessa disinvoltura. Notevole a dire poco.

zverev servizio 1

Qui sopra, un dettaglio poco evidente ma interessante nel movimento di caricamento del servizio: prestiamo attenzione al piede destro. La tecnica è foot-up, cioè con il passetto in avanti del piede posteriore. Nel frame centrale, al rilascio del lancio di palla, l’appoggio è sul piede sinistro (avanzato), e il destro inizia a essere portato avanti, con lieve rotazione esterna sulla punta, fino ad andare a toccare il piede avanzato con il tallone (frame di destra).

zverev servizio 2

Vediamo qui sopra (frame a sinistra) che subito dopo aver toccato il piede avanzato con il tallone, il destro “rimbalza indietro”, ruotando di nuovo stavolta verso l’interno, e va ad appoggiarsi di fianco e parallelamente al sinistro. Dopodichè (frame centrale) Zverev porta il ginocchio destro in avanti e verso il sinistro insieme all’uscita dell’anca, con anticipo rispetto alla rotazione delle spalle che rimangono ancora aperte verso dietro-laterale, il tutto mentre completa l’affondo del caricamento e arriva alla “trophy position”. In pratica, Alexander qui si “annoda” in senso verticale un po’ come un elastico, lasciando poi andare solo all’ultimo istante (frame di destra) l’azione verso l’alto delle gambe e della spalla destra, con grandissima violenza, richiamando tutta in una volta l’energia data dalla rotazione del busto-spalle. Vagamente, ricorda quello che fa Karlovic, ovvero tanto lavoro di spalle e meno inarcamento di schiena, se lo possono permettere data l’altezza.

zverev servizio 3

Qui sopra, la bella conclusione del movimento, con decisa e veloce pronazione del polso sull’avambraccio, e perfetto allineamento tra braccio-racchetta, anca e piede sinistro nell’istante dell’impatto (frame centrale). Grande, grandissimo servizio, una vera fucilata.

In conclusione, è interessante osservare questo video, ripreso durante gli ultimi US Open. Per una volta, lasciamo perdere quello che avviene dalla vita in su di Alexander, e proviamo a focalizzarci esclusivamente sulle gambe e i piedi: in pochi secondi, e pochi colpi, vediamo Alexander esibirsi nel campionario pressochè completo del footwork, a partire dall’approccio alla risposta. Step di posizionamento e in dinamica perfetti, cross-step laterali rapidissimi, affondi potenti in recupero, rientri fulminei verso il centro del campo, spinta da sotto incredibile sulle palle basse (il rovescio che colpisce intorno ai 30 secondi del filmato è letteralmente rasoterra, ma “Sasha” lo tira su come nulla). Senza offesa, e ci mancherebbe visto che ho adorato il Marat giocatore, ma Safin non si è mai nemmeno sognato di muoversi così bene. Noi qui invece abbiamo, riassumendo, un ragazzo di 19 anni che colpisce e spinge (come faceva il russo) in modo pazzesco e facilissimo, ma è calmo e concentrato in campo, sul quale vola grazie a un gran lavoro sul gioco di gambe, si allena come un diavolo, e le fucilate che spara sono sempre tirate a ragion veduta, con perfetta visione geometrica. Ci vorrà ancora un po’ di costruzione della struttura muscolare, insieme a un ultimo tassello tecnico-tattico (l’abitudine ad andarsi a prendere i punti a rete quando è il caso), e per come la vedo io, ecco servito un campione autentico, da Slam in serie per intenderci. Al quale già da stasera anche Rafa Nadal dovrà stare veramente attento.

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Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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