WTA Miami: Serena out, non è più irraggiungibile! Fuori Radwanska, vincono Azarenka e Kerber

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WTA Miami: Serena out, non è più irraggiungibile! Fuori Radwanska, vincono Azarenka e Kerber

Grandi sorprese nel day 7 di Miami: Svetlana Kuznetsova batte Serena Williams, che dopo aver vinto il primo set al tie-break raccoglie appena tre giochi. Timea Bacsinszky vince in rimonta su Agnieszka Radwasnka che cede la seconda posizione mondiale ad Angelique Kerber vittoriosa in tre set contro Timea Babos. Simona Halep liquida la wild-card britannica Watson. Victoria Azarenka gioca due tie-break perfetti, annullando due set point consecutivi nel primo, e batte per la prima volta in carriera Garbine Muguruza; affronterà Johanna Konta. Ekaterina Makarova domina l’ucraina Svitolina, e permette a Roberta Vinci di issarsi al numero 8 WTA per la prima volta

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[15] S. Kuznetsova b. [1] S. Williams 6-7(3) 6-1 6-2 (Emmanuel Marian)

Stats Williams-Kuznetsova

Clamoroso a Crandon Park: Serena Williams è fuori dal torneo. La numero uno del mondo perde una partita a Miami dopo venti vittorie consecutive, fornendo una prestazione sconcertante e finendo per essere travolta alla distanza da Svetlana Kuznetsova, che aveva battuto otto volte nei dieci precedenti disputatisi.

 

Serena non ha nessuna intenzione di scambiare e lo si nota con una certa qual immediatezza: i primi game filano via velocemente e la numero uno del mondo, pur accettando l’ovvio rischio di stonare qualche volta di troppo, mette all’angolo Svetlana, costretta da un magico lob dell’avversaria a fronteggiare un’immediata palla break già nel secondo gioco dell’incontro e a cedere subito dopo la battuta con un brutto non forzato di dritto. La Williams vola sul 3-0 e le premesse per una giornata tranquilla sembrerebbero esserci, ma l’allieva di Carlos Martinez prende presto le misure all’avversaria e comincia ad allungare gli scambi, recuperando morale e break con un fantastico passante di rovescio. Sulla diagonale sinistra la otto volte campionessa di Miami soffre le pene dell’inferno e nell’ottavo game, con tre errori consecutivi, regala alla russa tre occasioni per il sorpasso. Il servizio soccorre Serena nelle prime due circostanze, mentre Kuznetsova si divora la terza spedendo in rete un comodo dritto a campo aperto. La Williams ha due palle per far breccia nella battuta dell’avversaria anche nel nono gioco, ma per quanto visto nel primo parziale il tiebreak sembra una conclusione accettabile. In una contesa diventata via via molto equilibrata il minimo errore può fare la differenza: lo commette Kuznetsova nel secondo punto, non forzato e sul proprio servizio. Serena, che in queste situazioni sente l’odore del sangue, governa senza problemi i propri turni in battuta e chiude sul sette a tre dopo aver conquistato un secondo minibreak con una devastante risposta di dritto.

A questo punto Murray e Dimitrov, pronti a scendere in campo per il successivo match sul centrale, avranno con ogni probabilità iniziato a intensificare il riscaldamento, impreparati come tutti alla piega che il match in corso stava per prendere. Le scure nubi sul cielo della campionessa in carica iniziano a farsi minacciose al secondo game del parziale quando si salva dopo aver annullato tre palle break, ma la partita è già misteriosamente girata. Kuznetsova governa in panciolle il proprio servizio e vince ogni scambio che conti davvero sopra i cinque colpi mentre Williams, mano a mano più silente e smarrita, cede al quarto e al sesto game una battuta fattasi molto incerta. Il parziale decisivo per Serena è un pianto ancor prima che venga giocato il primo quindici: a volte gli sguardi dicono più di mille rovesci e il rovescio di Serena, quest’oggi, vive la giornata peggiore degli ultimi cinque anni. La Kuznetsova ci crede e non trema, come troppe volte le è capitato in passato; procede sicura e tranquilla cambiando lungolinea appena possibile per muovere un’avversaria in grave difficoltà negli spostamenti e difendendosi con un chop di dritto che manda la numero uno del seeding al manicomio. La tennista nativa di San Pietroburgo vola sul tre a zero piazzando un terrificante parziale di dodici punti a due, prima di accusare un piccolo passaggio a vuoto che le costa un break e una palla per il tre a due da difendere che avrebbe forse potuto riaprire le ostilità. Ma questo lunedì non è un lunedì per Serena Williams: confusa, sempre più frettolosa e schiacciata dal peso di cinquanta errori non forzati deve guardare intristita l’ultimo vincente di Svetlana, che chiude al secondo match point mandando in archivio una delle più grandi sorprese dell’anno e ponendo fine a un regno che durava da un pieno triennio. Ai quarti di finale troverà Ekaterina Makarova.

[2] A. Kerber b. T. Babos 6-2 3-6 6-4 (Diego Serra)

Angelique Kerber vince in tre set il suo turno di ottavi di finale contro Timea Babos, numero 43 della WTA. Le due tenniste s’erano incontrate tre volte prima di oggi e aveva sempre vinto Kerber, sul cemento come sulla terra rossa di Parigi. Per sovvertire il pronostico non è bastata una Timea Babos in forma e una Kerber invece ancora lontana dalla condizione migliore. Il primo set inizia subito con un break a favore della Kerber, nel primo game, che sfrutta subito la prima alla break. Le due tenniste si scambiano poi la battuta nel quinto e sesto game, ma nel settimo game è di nuovo Angelique a giocare in modo molto aggressivo e a strappare il servizio alla rivale. Si chiude con la battuta di Angelique Kerber per 6 a 2. Crollo verticale della tedesca nel secondo set, con un break nel secondo game e Timea che sale facilmente sul 3 a 0. Break della Kerber nel settimo game, ma è brava Babos a rispondere immediatamente nel game successivo e a portarsi a casa un altro break. Babos chiude nel nono game al terzo set point col servizio. Si va al terzo set, che sarà quello dei rimpianti per la tennista ungherese. Perché le giocatrici si scambiano i servizi nei primi due game, poi è Babos, che gioca meglio, a brekkare di nuovo la più quotata rivale nel terzo game. Ed è nel quarto game e servizio Kerber che Timea ha la grande occasione, due palle break per portarsi sul 4 a 1 e servizio. Palle break fallite. Anzi nel game seguente Kerber porta a casa il break, riportando la partita in parità e chiude poi nel decimo game con un ultimo break, sfruttando il primo match point.

[13] V. Azarenka b. [4] G. Muguruza 7-6(6) 7-6(4) (Giovanni Vianello)

La sfida di primissimo livello tra Garbine Muguruza, ventiduenne finalista a Wimbledon e semifinalista alle WTA Tour Finals l’anno scorso, e Vika Azarenka, recente trionfatrice ad Indian Wells in finale addirittura su Serena Williams, ha visto la bielorussa prevalere in due set. La partita è stata splendida nel primo set, più scarna di emozioni e di spettacolo nella prima parte del secondo, ma anche quest’ultimo parziale ha saputo regalare emozioni nella sua fase conclusiva . La prima frazione è stata una battaglia punto a punto tra le due giocatrici, che hanno tirato dall’inizio alla fine alla ricerca del vincente da fondo, venendo occasionalmente a chiudere a rete il punto. La più aggressiva delle due è stata la spagnola, che ha ottenuto più vincenti ma ha anche commesso più errori gratuiti. La bielorussa tuttavia non si può dire sia stata passiva, ha giocato una partita da contrattaccante da fondo. Il primo parziale, dopo che la Azarenka aveva operato il break sul punteggio di un gioco pari ed aveva subito il contro-break nel game successivo, è stato lottato, ma ha visto solo i due già citati break e si è concluso al tie-break. Anche il tredicesimo gioco è stato particolarmente entusiasmante, ed ha visto i primi quattro punti andare alla giocatrice al servizio, poi quattro mini-break ed infine un vantaggio di 6-4 per Muguruza, ma qui la spagnola si è un po’ sciolta emotivamente ed ha ceduto quattro punti consecutivi, finendo per perdere 8-6.

Nel secondo set Azarenka sfrutta un passaggio a vuoto della spagnola, portandosi avanti 3-0 con un break di vantaggio. La spagnola sembra accusare l’aver fallito due set-point nel tie-break, ma poi ricomincia a tenere con facilità i propri turni di servizio e sul 4-2 per Azarenka si porta 0-30 sul servizio della bielorussa, non sfruttando tuttavia l’occasione, buttando via in particolare una risposta sul 15-30 su una seconda di Vika. La partita arriva al 5-3 per la bielorussa con la stessa bielorussa al servizio; a questo punto, Muguruza si porta 15-40, viene raggiunta sul deuce, salva due match-point ed infine strappa il servizio a Vika. Anche il secondo set si conclude al tie-break, meno spettacolare del primo, che vede la Azarenka vincere per 7-4. Al prossimo turno per la Azarenka ci sarà  Johanna Konta.

[19] T. Bacsinszky b. [3] A. Radwanska 2-6 6-4 6-2  (Raffaello Esposito)

L’ottavo di finale femminile allo Stadium appariva squilibrato sulla carta. Troppo in forma la maga di Cracovia, salita al n° 2 WTA, in questo scorcio di 2016 nobilitato dalla vittoria di Shenzen e dalle semifinali di Melbourne e Indian Wells rispetto alla involuta Bacsinszky vista in Davis contro la Germania. Ma il tennis è il tennis e abbiamo avuto un match combattuto con sorpresa finale. È Aga a vincere il sorteggio e servire per prima tenendo a zero. Si tratta di uno scontro fra giocatrici che prediligono il piazzamento della palla alla potenza ma la polacca è di una categoria superiore e lo dimostra nel secondo game quando in risposta risale da 0-40 e con due smorzate da circoletto rosso e prende subito un vantaggio confermato da un servizio a zero. Bacsinszky non riesce a dare costanza al proprio gioco, abusa del back di dritto ed è una miniera di errori non forzati (8 dopo tre games, 14 dopo cinque) dalla quale Radwanska attinge a piene mani per salire 5-2 e chiudere il set con un secondo break propiziato da un delizioso vincente lungo linea in contropiede seguito da una risposta incrociata di dritto. Timea comprende che non può giocarsela di tocco e traiettorie e subito in avvio di secondo parziale comincia a spingere maggiormente la palla e così facendo ottiene il suo primo break del match nel terzo gioco, ma è in quello dopo che Aga entra in crisi. La polacca vola 0-40 ma manca prima un passante fattibile dopo un recupero in tweener e poi il falco le annulla la seconda occasione. La concentrazione se ne va, la svizzera recupera, conferma, strappa ancora il servizio ad una confusa avversaria per il 4-1 pesante e nonostante ceda uno dei due vantaggi lo riconquista subito dopo perché Agnieszka è ancora con la testa alle occasioni mancate in precedenza. Si arriva così al 5-2 Svizzera ma ancora una volta Timea si mostra meno solida mentalmente di quanto il suo talento meriterebbe, perde a zero la battuta in quello che è il quarto break consecutivo del set e in un attimo l’altra le è addosso sul 4-5. Qui Bacsinszky è brava scrollarsi di dosso le paure portando a casa tranquillamente il 6-4 che pareggia le sorti. Entrambe le contendenti rientrano negli spogliatoi, forse per reidratarsi considerando che si gioca con 30° di temperatura e una certa qual umidità. Al rientro la svizzera prosegue nel suo buon momento, brekka subito e va 2-0 e 3-1 contro una Radwanska che appare stanca, gioca corto, non riesce a tessere le sue solite trame e soprattutto sbaglia moltissimo. Timea invece dopo il primo set non ha pause nella sua tattica di pressione e si prende ancora il servizio avversario portandosi sul 5-2 e servizio. Un game tenuto a 15 le dà la seconda affermazione in altrettanti incontri contro la più titolata avversaria. Possibile che Aga abbia patito un netto calo fisico ma Bacsinszky non ha concesso nulla e ha ben meritato la vittoria, che la porta ai quarti con Simona Halep, contro la quale ha perso fin’ora entrambi i precedenti.

[5] S. Halep b. [WC] H. Watson 6-3 6-4 (Simone Brugnoli)

Apre le danze sul Campo 1 la sfida di quarto turno tra Simona Halep e la wild card Heather Watson, con la prima che si è aggiudicata entrambi i precedenti risalenti al 2013 e al 2014. L’inizio non è dei migliori per la testa di serie numero 5, che cede i primi due turni di servizio e si ritrova sotto 3-1, complice anche una britannica particolarmente propositiva ed ispirata; la tennista rumena fatica molto, ma, facendo leva sulla sua maggior esperienza, riesce a recuperare lo svantaggio e a pareggiare i conti sul 3-3. La situazione si capovolge repentinamente, la numero 69 WTA diventa molto fallosa (ben 22 errori gratuiti nella prima frazione), e la Halep infila addirittura cinque game consecutivi che le consentono di portare a casa un primo set a due facce con il punteggio di 6-3, dopo 41 minuti di gioco. L’avvio della seconda partita è molto equilibrato con occasioni per entrambe e, senza che nessuna delle due riesca a prendere in mano le redini del parziale, si giunge sul 2-2; dopo uno scambio di break Simona accelera, porta via il servizio alla Watson, e spiana la strada verso la vittoria involandosi sul 5-3 in suo favore. Questo strappo si rivela alla fine quello decisivo con la rumena che, resistendo ai tentativi di ritorno della sua avversaria, mette finalmente in cascina il match per 6-3 6-4 in un’ora e mezza, al termine di un incontro nel quale la testa di serie numero 4 ha fatto quanto bastava, senza brillare molto, per superare la numero 69 del ranking.

[30] E. Makarova b. [12] E. Svitolina 6-1 6-4 (Federico Carducci)

Ekaterina Makarova raggiunge per la prima volta in carriera i quarti di finale del WTA Premiere di Miami superando Elina Svitolina con un netto 6-1 6-4. Bella performance della russa, che ha giocato un tennis propositivo, evidenziando un ottimo stato di forma fisico e mentale, al contrario della sua avversaria apparsa ancora provata dalla battaglia del turno precedente contro Caroline Wozniacki. Eppure è proprio l’ucraina a partire meglio strappando, nel primo gioco della partita, il servizio alla Makarova. Questo break si rivela, in realtà, un fuoco di paglia: la numero 31 del mondo, infatti, reagisce immediatamente e strappa a sua volta il servizio, impattando sull’1-1. Da qui in poi la Makarova inizia a fare il bello (sopratutto) ed il cattivo tempo: turno di battuta tenuto a zero nel terzo game e secondo break nel gioco successivo, che le permette di portarsi 3-1 in un attimo. La Svitolina ha una piccola occasione di riaprire il set nel quinto game, quando si procura una palla break, ma anche la fortuna le volta le spalle visto che il nastro aiuta la russa a ribaltare in suo favore uno scambio che l’aveva vista in difficoltà. Portatasi sul 4-1 la russa trova addirittura il terzo break in altrettanti turni di risposta e, nel gioco successivo, sfrutta il proprio servizio per chiudere il primo set, nonostante il tentativo di rientro della giocatrice di Odessa che annulla, con due splendide soluzioni di dritto, le prime due palle set.

Il secondo set si apre con la Svitolina che riesce, finalmente, a difendere il proprio turno di battuta, portandosi a condurre per 1-0. La risposta della Makarova non si fa attendere, e anche lei mantiene la battuta, nonostante commetta il primo doppio fallo assoluto del match. Si procede in equilibrio anche nei due game successivi, con la speranza sempre più viva di vedere una seconda frazione più combattuta. I 3 giochi successivi, tuttavia, cancellano rapidamente questa aspettativa: la Makarova alza decisamente il livello del suo gioco, diventando in alcuni frangenti quasi ingiocabile, e piazza un parziale di 3 giochi a zero che la proiettano sul 5-2 e servizio, con un doppio break di vantaggio. Vistasi ormai con le spalle al muro, e quasi consapevole dell’imminente sconfitta, la Svitolina si libera della tensione e piazza un contro-parziale di 2 giochi a zero, risalendo fino al 5-4 e costringendo la Makarova a chiedere il coaching per non vanificare quanto di buono fatto fino a quel momento. Obiettivo raggiunto, poichè al riento in campo la Makarova torna a proporre il suo tennis aggressivo e, sfruttando la seconda opportunità di servire per il match, chiude sul 6-4. Con questo successo la russa si porta 4-0 nei testa a testa con la giovane avversaria (di cui uno giocato proprio a Miami lo scorso anno) e adesso attende, in un quarto di finale tutto russo, Svetlana Kuznetsova: questo risultato inoltre sancisce il definitivo approdo di Roberta Vinci al numero 8 WTA.

Risultati:

[19] T. Bacsinszky b. [3] A. Radwanska 2-6 6-4 6-2
[15] S. Kuznetsova b. [1] S. Williams 6-7(3) 6-1 6-2
[2] A. Kerber b. T. Babos 6-2 3-6 6-4
[13] V. Azarenka b. [4] G. Muguruza 7-6(6) 7-6(4)
[5] S. Halep b. [WC] H. Watson 6-3 6-4
[24] J. Konta b. [32] M. Niculescu 6-2 6-2
[30] E. Makarova b. [12] E. Svitolina 6-1 6-4
[22] M. Keys b. I.C. Begu 6-3 6-1

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WTA Toronto: Gauff vince lo scontro tra neo finaliste Slam con Rybakina, Pliskova domina Anisimova

Karolina si prende la rivincita dopo la sconfitta subita a San José pochi giorni fa. Le difese di Cori prevalgono sulle staffilate di Elena

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Cori Gauff - Berlino 2022 (Twitter - @wtatour)
Cori Gauff - Berlino 2022 (Twitter - @wtatour)

Il National Bank Open di Toronto entra nel vivo con la quinta giornata di gare, oggi mercoledì 10 agosto era la volta dei match di secondo turno valevoli per un posto negli ottavi di finale del “1000” canadese.

Gli organizzatori del torneo hanno deciso di non mutare l’ora d’inizio del programma, inizialmente prevista per le 12:00 – ora locale – ma poi modificata dopo la giornata di lunedì funestata dalla pioggia con la decisione di anticipare di un’ora l’avvio della sessione diurna. Dunque il menù tennistico odierno, del Canadian Open al femminile, ha visto aprire i battenti alle 17:00 italiane considerando le sei ore di fuso orario che ci sono rispetto al Bel Paese.

Sul Court 1, terzo campo per importanza, hanno dato il via alla mattinata nordamericana la tds n. 14 Karolina Pliskova e la statunitense Amanda Anisimova. La 20enne del New Jersey dista in classifica dall’esperta ceca ben 8 posizioni, essendo attualmente situata al n. 22 del ranking. Lo scontro sembra che stia diventando una “classica” del tennis femminile contemporaneo, dato che quello in terra candese è stato il sesto confronto diretto tra le due giocatrici nonché il quinto nelle ultime due stagioni. Il ricordo dell’ultima vota che si sono date battaglia sul campo è freschissimo, è accaduto esattamente una settimana fa: agli ottavi del cinquecento californiano di San José, la giocatrice di origini russe si è imposta in rimonta per 6-1 al terzo.

 

UNA PLISKOVA INCONTENIBILE – Anche oggi il medesimo punteggio del set conclusivo, nel loro più recente duello, si è manifestato a più riprese ma con al differenza che in questo caso a goderne è stata Karolina. La due volte finalista Slam ha infatti fatto sua la partita con un netto doppio 6-1 in neanche un’ora di gioco, accedendo così al round successivo e vendicandosi della sconfitta subita pochi giorni fa. Un successo che rimarca la distanza nel computo totale degli H2H, ora la finalista uscente del torneo guida 5-1. A rompere l’equilibrio del match, segnandolo in modo irreversibile è stato il parziale della ceca di 8 game consecutivi, che dal 1-1 del set inaugurale hanno condotto la 30enne di Louny sino al 4-0 “pesante” del secondo. Pur non potendo usufruire di una percentuale di rilievo con la prima palla di servizio, Plsikova si è mostrata molto abile nel saperla rendere efficacie con 7 ace e il 71% di punti vinti. Anche la seconda non è stata da meno: un ottimo 65% di realizzazione, che è stato di grande aiuto nel far sì che la n. 14 WTA superasse indenne le uniche due palle break concesse nell’incontro.

La National Bank Granstand è stata invece inaugurata dall’interessante incrocio tra due delle maggiori novità presentate dai primi sei mesi di stagione. Due nuove stelle, che hanno dimostrato di essere competitive per i massimi livelli raggiungendo la loro prima finale Slam della carriera. La prima, n. 11 del ranking, ha solamente diciotto anni ma è oramai sulla bocca di tutti da diverse stagioni con l’appellativo di predestinata; dall’altro canto se batti una certa Venus Williams sui prati londinesi di uno “sconosciuto” Centre Court quando le tue coetanee sono unicamente assillate dal complesso passaggio dall’infanzia all’età adolescenziale, è fisiologico che si scateni a più non posso l’attenzione dei media.

DUE ASTRI NASCENTI PRONTI A DARE INIZIO AD UNA SAGA – L’altra, in questo momento posizionata alla 27esima piazza della classifica – ma avrebbe dovuto essere molto più su – è una 23enne kazaka scartata dalla madre patria Russia e quindi costretta a cercare fortuna e sostegno dalle parti di Nur Sultan. Un ripiego non così disdicevole, tenendo presente l’enorme possibilità economica della federazione kazaka, ma certamente molto più all’oscuro dal grande tennis. Si pensava di lei, che fosse sicuramente una giocatrice di buon livello: moderna, grandi servizi, staffilate piatte da fondo che fanno male. Però obbiettivamente quasi nessuno avrebbe scommesso, neppure un penny, che la bella Elena si sarebbe addirittura spinta fino al trionfo nell’evento di tennis più importante da quando l’uomo ha memoria. Una cavalcata così sorprendente, che persino la protagonista dell’impresa è stata sopraffatta dalla comprensibile emozione di chi è totalmente spaesato – e nel momento non a proprio agio in quel tipo di situazione – nell’ambiente in cui si trova. Stiamo ovviamente parlando della finalista del Roland Garros Cori Gauff e della campionessa in carica di Wimbledon Elena Rybakina.

L’incontro andato in scena è stato al cardiopalma, quasi tre ore di struggente contesa la kazaka è abituata alle lotte prolungate. Le due protagoniste era come se volessero dimostrare, che il loro approdo all’ultimo atto di un Major non sia stato un acuto senza possibilità di essere ripetuto, inoltre avevano la necessità di far vedere di possedere qualcosa in più rispetto all’avversaria, autrice dello stesso percorso. E’ probabilmente quel lumicino in più a favore di Coco, che non ha ancora raggiunto il grande traguardo, può aver delineato la minima differenza che ha deciso la sfida. Dal canto suo Rybakina ha lottato fino alla fine, ma si è dovuta arrendere per 6-4 (8)6-7 7-6(3).

Dopo aver perso il primo set, nonostante avesse avuto lei a disposizione le prime palle break della partita nel quarto game, in cui ha pagato lo strappo dell’americana sul 3-3; la nativa di Mosca si è trovata ad un passo dalla resa definitiva nel tie-break del secondo. La n. 27 WTA, ha visto infatti la tds n. 10 involarsi sul 6-3 nel gioco decisivo, ma è stata freddissima Elena ha scovare dentro di sé la forza necessaria per cancellare i tre match point consecutivi – i primi due in risposta – più un quarto ancora in ribattuta nel quindicesimo punto del deciding game; per poi sfruttare il secondo set point e rimandare il verdetto al terzo. La frazione finale è stata condizionata pesantemente dall’instabilità dei servizi: girandola di strappi e cuciture, dal terzo gioco ce ne sono stati ben 6 nei successivi 7 turni di battuta. Inevitabile perciò che l’esito venisse redatto nuovamente al jeu décisif, se il set regolare era stato teatro di break a ripetizione, il game finale ha fatto anche peggio: 3 mini-break a testa, più un settimo in favore di Gauff che ha chiuso il match. Cori è riuscita ad avere la meglio nonostante 13 doppi falli commessi e un in insufficiente 46% di trasformazione con la seconda. Sul piano la strabiliante abilità difensiva della classe 2004 di Atlanta, si è dimostrata alla lunga superiore sulle bordate offensive della kazaka da fondocampo.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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WTA Toronto: Giorgi alza il livello, niente da fare per Mertens

Prestazione ancora convincente di Camila, senza perdere set, e tenendo sempre in pugno la belga

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10 agosto 2021, Camila Giorgi batte a Montreal Elise Mertens, nona testa di serie del 1000 del Canada, e dà inizio alla settimana migliore della sua carriera. Esattamente un anno dopo, in seguito alla vittoria sulla n.9 del seeding Raducanu all’esordio, l’azzurra batte Mertens nuovamente, stavolta a Toronto, con il punteggio di 6-3 7-5, centrando il terzo turno nel torneo in cui ha una bella cambiale da 1000 punti in scadenza. Dall’inizio la n.29 del mondo è apparsa in controllo, più vogliosa di spingere e di attaccare, soprattutto solida al servizio, non lasciando scampo alla belga, che ha giocato un buon secondo set, al suo livello quasi, ma sempre con una marcia in meno rispetto a Camila. Di cui va evidenziato l’ottimo 61% con di conversione con la seconda (più della prima, 58%), dato che per una come lei che serve sempre con percentuali di prime non altissime può, come è stato oggi, fare la differenza, essendo un servizio ben lavorato. Inoltre, tra Toronto e Montreal per la n.2 d’Italia si tratta dell’ottava vittoria di fila, evidente che farebbe bene una bella casetta piccolina in Canada.

Il match – inizio promettente di Giorgi, decisamente migliore anche al servizio rispetto a ieri, più prime e più regolarità, mentre mantiene il livello alto in risposta, con il rovescio che fa scintille. Non carbura invece Mertens, che nel secondo game regala il break con un doppio fallo. Prosegue a giocare su una nuvoletta l’azzurra, vincendo il quarto game di fila e operando il doppio break, con un ritmo insostenibile per la belga, che alla lunga non può tenere troppo la difesa. C’è un piccolo calo nel game successivo però di Camila, che restituisce un break di deconcentrazione. I due game che seguono sono sulla falsariga dei precedenti, con break e contro-break l’uno di fila all’altro, ancora dipendenti dalle lune di Giorgi sicuramente, che rischia un po’ troppo, ma dovuti anche a un certo miglioramento da parte di Mertens, più precisa al servizio e decisa da fondo, rispondendo addirittura meglio alla prima che alla seconda. Non basta però questo a recuperare anche l’altro break, e così Camila chiude al nono parziale il primo set, senza neanche strafare ma sfruttando uno dei peggiori game del set dell’avversaria, con soli errori.

Continua benissimo la partita Camila, con il break che arriva all’inizio del secondo set, ancora sfruttando il lato del rovescio, pur attaccando non tanto la rete, ma forzando bene da fondo, rischiando non eccessivamente. Peccato che compia un brutto passaggio a vuoto nel game successivo, sbagliando e perdendo il sostegno della prima, permettendo un immediato contro-break a Mertens, cinica e in ritmo in questo parziale. Dopo un set equilibrato, in cui nessuna delle due brilla particolarmente più dell’altra, nell’undicesimo game è Giorgi a mettere la freccia conquistando un importante break, figlio di un ennesimo scoppiettante game in risposta, la vera chiave del suo match. Alla fine non trema, e chiude 7-5 un set duro, in cui ha dovuto più faticare, ma tra le due è sempre apparsa la più in palla, la più convinta e determinata ad andare avanti in questa difesa del titolo. Attende al terzo turno (salvo clamorose sorprese) Jessica Pegula, n.7 del seeding e anche lei battuta nella strada verso il titolo lo scorso anno, ma in semifinale. Se Camila gioca così in risposta, e riesce ad alzare un po’ la percentuale di prime, unendo il tutto alla sua capacità di attaccare la rete ed essere propositiva, una replica non è impossibile.

 

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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Serena Williams, la fine di un’era e il desiderio della famiglia. Da quella sconfitta con Vinci la lenta discesa

Il recente annuncio su Vogue della campionessa Serena Williams ha scosso il mondo del tennis, e tutto iniziò in quello US Open 2015

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Serena Williams - Wimbledon 2022, Credit AELTC Jon Super

Un’icona, una leggenda, un nome che basta a scatenare caterve di ricordi e record, di braccia al cielo e sorrisi. Un volto, un cognome che sanno di rivalsa e di rivincita, di chi nella vita dal punto più basso è arrivato a danzare con le stelle. In poche parole, Serena Williams, LA tennista del terzo millennio finora, perché la WTA si è sempre identificata in lei, finché il fisico lo ha permesso. Elencare tutti i titoli è un lavoro d’archivio che non potrebbe bastare a ritrarre la grandezza di una donna, prima che una sportiva, che ha sfruttato il suo talento e la sua notorietà per sensibilizzare anche sui problemi razziali, di genere. Eppure, arriva un momento in cui semplicemente non si può più tenere il livello sempre mostrato, in cui ci si guarda indietro e pensando al futuro si capisce che è forse arrivata l’ora di calare il sipario. E così, l’altro giorno, dopo la vittoria contro Parrizas-Dias al primo turno del WTA 1000 di Toronto, su Vogue (magazine di moda dove anche Sharapova, l’unica che può dirsi rivale di Serena, annunciò il suo ritiro) Serena Williams ha detto stop.

Più di 1000 vittorie, 23 Slam, record di settimane consecutive al n.1 (e tanto altro ancora): l’americana ha deciso di lasciarsi alle spalle il tennis dopo il “suo” US Open, per dedicarsi a “quell’altra vita”, che gli sportivi spesso sognano, quella di una famiglia, da vivere a tempo pieno. Su Vogue (come riportato da Gianluca Sartori qualche giorno fa), in conclusione del lungo servizio, Serena lancia due messaggi importanti, sia sull’importanza di suo marito e sua figlia, sia sulla problematica femminista ancora una volta, anche in questo momento di addio (la parola “ritiro” è troppo dura, Serena non la usa mai). Perché abbandonare il campo, l’adrenalina è una cosa, ma pensare che una Donna del genere potrà mai smettere di impegnarsi per i più deboli come fa da una vita intera… è pura follia.

Ma, per quanto la notizia possa scuotere e agitare, sarebbe fuori luogo stupirsene come se fosse inaspettata. Sono anni che Serena non gioca con costanza, in cui non è più quella di una volta, addirittura non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017. Eppure, il reale giorno in cui il suo strapotere finì, in cui anche lei tornò a riscoprirsi umana, è ancora più lontano nel tempo: 11 settembre 2015, New York, Flushing Meadows, Arhtur Ashe Stadium, semifinale dello US Open, una delle ore più fulgide del tennis italiano. Serena Williams, a due partite dal Grande Slam, affronta Roberta Vinci, in una partita dall’esito scontato… ma il vento del destino quel giorno spirò diversamente, regalò la vittoria della vita all’azzurra, e fu il primo segnale che le fondamenta di un impero stavano iniziando a cedere, che quelle stelle pian piano si facevano sempre più tenui. Da allora, infatti, Serena ha vinto solo altri due Slam, ha perso il primato, e ha iniziato pian piano il suo declino.

 

Tutto per mano di una pugliese, una ragazza che voleva solo vivere un sogno, e oggi, quasi 7 anni dopo, ricorda quei momenti sulla Gazzetta dello Sport, nel servizio di Paolo Bartezzaghi. “Ero pronta a tornare“, dice Vinci, “il giorno prima della semifinale avevo già chiamato l’agenzia di viaggio per il volo. Serena era numero 1 e giocava a casa sua; è stato un ribaltone incredibile, dopo aver perso il primo set. Non ho mai mollato. Mi ero detta che non avrei dovuto accontentarmi e che mi sarei dovuta godere la prima semifinale in uno Slam, vivendola in modo positivo“. Ai tempi non sembrava così, ma oggi è chiaro che Roberta inflisse un colpo duro da digerire a una delle carriere più ricche della storia dello sport, dando l’inizio ad una lenta fine: “Non ne abbiamo mai parlato, non c’è stata occasione, ma quella sconfitta l’ha segnata tanto. Per un periodo non giocò più, non se l’aspettava. Per una come lei, un conto è perdere con Sharapova o Azarenka, un conto con la Vinci“.

E da quella sconfitta, che la riportò tra i comuni mortali proprio per aver perso contro una giocatrice di un livello decisamente più basso, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Serena ha 40 anni, è una madre, l’attuale n.1 al mondo sarebbe nata dopo due anni quando lei vinse il suo primo Slam, tante delle giocatrici che l’hanno accompagnata ai suoi successi (venendo spesso sconfitte) si sono ritirate, e probabilmente sua sorella Venus sarà la prossima. Ma una cosa non è cambiata, e mai cambierà: l’amore, il rispetto, l’ammirazione che tutto il mondo, tennistico e non, ha e porterà con sé verso una giocatrice unica, una lottatrice che ha reso il fango diamanti, consapevoli della fortuna di aver potuto assistere direttamente alle imprese di Serena Williams da Saginaw, Michigan.

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