ATP Montecarlo: Nadal suona la nona nel Principato, piegato Monfils al terzo set

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ATP Montecarlo: Nadal suona la nona nel Principato, piegato Monfils al terzo set

A Montecarlo Rafael Nadal conquista il nono titolo superando alla distanza Gael Monfils dopo una serie infinita di break e controbreak nei primi 2 set. Per lo spagnolo è il primo titolo Masters 1000 da quasi 2 anni, il 28° della carriera

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[5] R. Nadal b. [13] G. Monfils 7-5 5-7 6-0 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Stat Nadal-Monfils

 

In ginocchio, con i pugni stretti dopo un pauroso vincente di dritto in corsa lungolinea, uno dei suoi. Con il completo arancione ad amalgamarsi con il terreno del Centrale Ranieri III, come a sottolineare l’appartenenza del torneo di Montecarlo al cuore di Rafael Nadal, e viceversa. È questa la fotografia conclusiva del Montecarlo Rolex Masters 2016, la numero 110.

Era una mattinata buia e tempestosa, poi lo squarcio di sole nel cielo della Costa Azzurra: Rafael Nadal rivendica il trono di Principe a Montecarlo, sollevando il trofeo per la nona volta in dieci finali. È il Masters 1000 numero 28 per lo spagnolo, che artiglia Novak Djokovic in cima alla lista dei più vincenti della categoria: pareggiato anche il conto dei trionfi al Roland Garros, con Parigi a poche settimane di distanza e quindi una enorme iniezione di fiducia per tentare l’assalto alla “decima”. Si tratta inoltre del 48esimo titolo sulla terra rossa, a fronte di sole 8 finali perse (l’ultima a Madrid contro Murray, lo scorso anno), superficie sulla quale ha vinto, con questo, almeno un torneo negli ultimi tredici anni (l’ultimo successo ad Amburgo 2015, nella finale in cui Fabio Fognini accusò lo zio dello spagnolo di disturbarlo dalla tribuna).

Tribune gremite ma non esaurite, pochi posti vuoti probabilmente dovuti al pesante scroscio d’acqua delle ore precedenti, che ha ritardato l’inizio delle attività al Country Club (la finale del doppio è stata vinta dai francese Herbert/Mahut, contro Jamie Murray e Bruno Soares); Nadal combatte con la pressione e le aspettative di un paese intero, che sospinge Monfils con boati forse più consoni allo stadio Louis II, distante pochi chilometri. Il guadalupense arringa più volte la folla con ampi gesti, voltandosi, dopo i punti più importanti, con sguardo determinato verso il proprio box (dove siede anche Caroline Wozniacki, con il tutore alla gamba, qui presente per un evento Rolex a cui ha partecipato ieri, oltre che residente a Montecarlo). L’ultimo francese a vincere questo torneo resta però Cedric Pioline, che ci riuscì nel 2000 sconfiggendo nell’atto conclusivo Dominic Hrbaty in tre set (si giocava ancora tre su cinque in finale).

Monfils soffre il palleggio paziente dell’avversario, dovuto anche all’estrema lentezza del terreno impregnato, e cerca soluzioni vincenti appena possibile: il gioco tutt’altro che percentuale rende l’intero match un viaggio sulle montagne russe, con bolidi di dritto sulle righe che si alternano a pallate sui teloni di fondo campo. Il servizio di entrambi si rivela fattore ininfluente per i primi due set, la metà dei turni di battuta è a favore di chi risponde e nel complesso il terzo set è la soluzione più giusta, con un 7-5 per ciascuno dopo due ore e un quarto: Nadal conduce gli scambi, ma soffre in uscita dal servizio, Monfils indovina clamorose accelerazioni e subito dopo commette doppio fallo. Nel primo set lo spagnolo non sfrutta per due volte un vantaggio di un break, fino a quello decisivo del dodicesimo gioco, che si chiude su un doppio fallo del francese. Il dritto è il colpo chiave per entrambi, con Monfils lo cerca anche quando costretto a girare attorno alla palla, per non rimanere imbrigliato nella diagonale sulla propria sinistra. Nadal si vede infliggere anche un warning per time violation, da quel Carlos Bernardes cui aveva destinato le sue polemiche lo scorso anno, e al quale invece sorride cordialmente sia prima che dopo il match, stringendogli la mano. Il richiamo di Bernardes non è però passato inosservato a James Blake, ex numero 4 del mondo (che durante gli ultimi US Open fu arrestato per errore dalla polizia di New York), che su Twitter ha lanciato una velenosa frecciatina al giudice brasiliano. Monfils ricuce lo strappo con un secondo set meno impulsivo e di grande tenacia, bravo a non sciogliersi quando a sua volta non riesce a confermare il break in due occasioni: il ruggito del Centrale sulla volèe che Nadal sbaglia per portare Monfils a palla break, poi convertita e finalmente seguita dalla chiusura del set, sottolinea la passione con cui il popolo monegasco cerca di sostenere il coloured parigino.

Il primo successo di Nadal a Montecarlo risale al 2005, quando al primo turno sconfisse proprio Gael Monfils nel loro primo confronto in assoluto (bilancio aggiornato a 12-2, 5-0 sul rosso): fu la prima di 46 vittorie e otto titoli consecutivi dello spagnolo nel Principato, striscia interrotta da Novak Djokovic nella finale del 2013. Djokovic era stato anche l’ultimo avversario battuto da Nadal in finale a Montecarlo, quando il tennista di Manacor trionfò nel 2012 (in quell’occasione il serbo dedicò il trofeo del finalista al nonno, defunto qualche giorno prima). Curiosamente, entrambi i finalisti di oggi hanno vinto il loro primo torneo a Sopot, in Polonia (Nadal 2004, Monfils 2005). Nadal migliora il bilancio contro i francesi su terra rossa a 29-1, con l’unica sconfitta che risale addirittura al 2004, a Palermo, contro Olivier Mutis. Il maiorchino torna quindi a stringere lo scettro monegasco, e lo fa alla sua maniera, lottando e soffrendo al massimo prima di affondare il morso decisivo (come quello che imprimerà sulla coppa) quando l’avversario è allo stremo: Monfils infatti va in caduta libera dopo aver impattato il conteggio dei set, perdendo il terzo parziale a zero, ormai svuotato di qualsiasi energia. Gael, che se avesse vinto il torneo sarebbe rientrato in top 10, perde così la sua terza finale a livello Masters 1000, dopo quelle consecutive raggiunte a Parigi-Bercy nel 2009 e 2010: resta invece il primo giocatore classificato in doppia cifra a raggiungere la finale qui a Montecarlo, proprio dai tempi di Nadal, nel 2005, ma si dimostra una volta di più privo di killer instinct, appena 5-19 nelle finali giocate.

In conferenza stampa, il parigino è contento di come ha giocato la finale: “I primi 2 set sono stati durissimi, di un’intensità incredibile, che purtroppo ho pagato nel terzo set. Ma sono soddisfatto della mia finale e del torneo che ho fatto. Proseguo la preparazione per il Roland Garros con grande fiducia in gran forma. Se mi chiedete se Rafa Nadal sia ora definitivamente tornato, vi rispondo che è un grande campione ed è di nuovo ai livelli di competitività che gli permettono di lottare ancora per i più grandi traguardi”. Rafa Nadal è felice di essere tornato al successo e lucido nell’analizzare il match: “All’inizio del terzo set, il match era in bilico: per spostarlo dalla mia parte ho dovuto portare Gael a farmi giocare il più possibile il mio dritto. Questa è stata la chiave della vittoria. In ogni caso i complimenti fatti a Monfils nel dopo partita davanti al pubblico non erano di rito: Gael è stato grandioso, del resto è 5° nella Race e, pur avendo avuto alti e bassi in carriera, quando è in forma è capace di qualsiasi colpo. Io preferisco giocare quando c’è il sole, questo tempo nuvoloso ha ridotto il rimbalzo dei miei colpi in top, ma ora che me lo fate notare (riferito ai giornalisti presenti, ndr), devo dire che anche Gael ha avuto problemi al servizio per lo stesso motivo: con le palle più pesanti la battuta non può essere velocissima”.
Lo spagnolo viene accolto da un tripudio amorevole al momento della premiazione, e mostra un sorriso quanto mai genuino quando alza il trofeo, simile ad un tulipano, rimanendo in un fiero silenzio al suonare dell’inno spagnolo (era invece letteralmente impaziente durante quello monegasco, pochi minuti prima del match). Dopo il successo in semifinale, Nadal aveva detto di sapere che “non tornerò mai quello del 2008 o del 2013. Adesso il mio obiettivo è migliorare giorno dopo giorno”. Di certo, le emozioni sono le stesse che regalava ai tempi d’oro, quando le rincorse su ogni palla lasciavano intravedere la fame di un atleta mai domo, e la voglia di vincere di un campione senza eguali. Tornato o meno, Nadal sarà protagonista senz’altro nella stagione sul rosso e al Roland Garros. Ancora una volta.

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Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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