ATP Madrid: Novak Djokovic raggiunge Andy Murray in finale. Kei Nishikori superato in due set

Novak Djokovic è il secondo finalista del Mutua Madrid Open. Kei Nishikori, dopo un buon avvio e un'insperata rimonta nel secondo set, deve piegarsi alla legge del serbo che dopo cinque anni torna in finale nella capitale spagnola

Di Remo Borgatti
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[1] N. Djokovic b. [6] K. Nishikori 6-3 7-6(4)Image 14

Per un motivo o per l’altro, Novak Djokovic stenta a trovare il giusto feeling con il torneo madrileno. Nella bacheca capiente e sempre in rapido ampliamento del fuoriclasse serbo uno solo degli attuali 63 trofei arriva dalla Caja Magica; lo vinse nel 2011, il primo dei suoi anni da dominatore, quando sconfisse per la prima volta Nadal sulla terra in una splendida finale e forse si convinse proprio lì, quel giorno, che lo spagnolo non era imbattibile.

Adesso che Nadal è uscito di scena, il pubblico può schierarsi dalla parte del serbo che, da nemico pubblico numero uno, diventa il beniamino della Caja. Non mancano però i simpatizzanti per il suo avversario di oggi, quel Kei Nishikori che è stato a due punti dall’eliminazione contro Fognini e di nuovo ad un tie-break dalla sconfitta contro Kyrgios ma è sopravvissuto e oggi potrebbe anche credere di ripetere il risultato del 2014, quando centrò la finale.

Anche se il cielo resta plumbeo, il tetto viene aperto dopo la finale femminile e quindi Djokovic e Nishikori giocano, almeno inizialmente, nelle stesse condizioni di Murray e Nadal. Ci fu un momento, dopo la semifinale degli US Open 2014, in cui Kei si trovò in vantaggio 2-1 negli head-to-head con l’attuale numero uno del mondo ma da Bercy di quello stesso anno in poi si è dovuto accontentare di due set in sei confronti, l’ultimo dei quali è stato la finale di Miami poco più di un mese fa.

I primi due turni di battuta di Djokovic sono piuttosto complicati: Nishikori, particolarmente aggressivo, si procura tre palle break in apertura e anche nel terzo gioco risale da 40-15 a 40-40 ma alla fine Nole aumenta il numero di prime e tiene entrambi i turni. Anche se non si è ancora pubblicamente lamentato, la sensazione è che tra il serbo e la terra del centrale non sia proprio amore a prima vista. Djokovic fatica a trovare i giusti appoggi nei recuperi affannosi a cui il giapponese lo costringe ma ancora una volta rimedia con il servizio (due ace) e sale 3-2.

Pur in assenza di punti diretti, i turni di servizio di Nishikori filano via più tranquilli per il giapponese che cede quattro punti su sedici fino al 3-3. Nel settimo gioco il Djoker strappa applausi convinti al pubblico che mostra di apprezzare la sua millimetrica palla corta di rovescio e subito dopo chiude finalmente a zero sulla sua battuta (4-3). Nel secondo punto dell’ottavo gioco la chiamata sbagliata di un giudice di linea scontenta entrambi: Djokovic perché aveva preso la linea e Nishikori perché, pur in precario equilibrio, aveva piazzato un vincente di rovescio. Il giudice di sedia fa ripetere il punto e a guadagnarci è Kei, che va 15-15 ma il n°6 del mondo è costretto a inseguire e alla seconda palla-break capitola mettendo fuori un dritto dopo il servizio dopo che in precedenza Nole aveva messo a segno due vincenti spettacolari (un rovescio sulla riga e un dritto incrociato stretto).

Siamo alle solite. Sembra che Djokovic non faccia mai nulla di eclatante ma è proprio osservandolo da vicino che è possibile apprezzarne in pieno la consistenza e l’elasticità. Sul 30-30, Nishikori impatta la prima del serbo con la parte alta del telaio e per un attimo sembra di essere allo Yankee Stadium; la palla viene presa al volo da uno spettatore dei palchetti laterali ma la sua gioia è di breve durata perché l’uomo della Prosegur (la società che cura la vigilanza all’interno della struttura) gli fa cenno di restituirla. Dieci secondi dopo Djokovic fa suo il primo set 6-3 e Tiriac lascia il Santana.

Il primo gioco della seconda frazione è, finora, il più lungo: dodici punti con due palle break salvate da Nishikori che chiede aiuto alle righe e alla scarsa precisione di Djokovic nella palla corta. Nole ha progressivamente aumentato il ritmo e l’intensità ma mostra di saperci fare anche con il fioretto quando risponde a una smorzata dell’avversario con un contro drop angolato che va a morire ai piedi del cameramen.

Kei gioca sulle righe e il punto del game è una palla corta che sembra destinata a uscire in corridoio e viene chiamata fuori dal giudice di linea; Djokovic si avvicina e ferma Dumusois che stava già scendendo dal seggiolone, cancella il segno e si va a sedere: 2-1 Nishikori. Dopo altre due righe vincenti (una per parte), sul 30-30 del quarto gioco il serbo si aggiudica lo scambio più bello visto fin qui: palla corta di rovescio e passante di dritto di solo polso che lascia di stucco Nishikori. La risposta lunga del nipponico porta Nole in parità (2-2).

La cosa curiosa, dalla prospettiva da cui vi scrivo, è che spesso i colpi di Djokovic prendono una traiettoria che sembra abbondantemente lunga e invece restano il più delle volte in campo. Nel quinto game il nastro è nemico del Sol Levante; prima allunga un dritto di Kei oltre la linea di fondo campo e poi ne ferma un altro. Sono altrettante palle-break che Nishikori annulla con due buone prime ma ce n’è una terza e stavolta Kei la deve affrontare con la seconda. Djokovic entra nello scambio, sbatte Nishikori con il dritto e quando piazza il rovescio in diagonale dall’altra parte non c’è più nessuno: 3-2 e servizio Serbia.

Djokovic è così: se glielo permetti, ti demolisce un pezzo alla volta e alla fine non ti resta altro che frustrazione e scoramento. Nole spolpa la partita e la riduce all’osso, sale 4-2 con un gioco a zero e prova a stringere i tempi con un altro break ma Nishikori si danna l’anima, corre anche su un nastro nemico e resta in vita (3-4). Il serbo aveva perso tre punti in altrettanti turni di battuta in questo set e si ritrova a lasciarne altrettanti nell’ottavo gioco, di cui l’ultimo è anche palla-break. Servizio e un dritto incrociato devastante annullano il pericolo e Nole sfoga tutta la sua grinta con il pugnetto verso la tribuna; altre due prodezze ed è 5-3. Il nono gioco potrebbe essere l’ultimo ma, sul 40-40, c’è tempo per lo scambio del match in cui i due alternano sciabola e fioretto tra traccianti e contro traccianti, smorzate e contro smorzate; lo vince Nishikori con la volèe finale e allora c’è ancora un barlume di speranza per l’orientale (4-5).

Nel decimo gioco succede un po’ di tutto: Djokovic sale a tre palle-match poi si distrae, commette tre errori, prende un warning per time-violation, si guadagna un altro match-point, Nishikori lo annulla con un bel rovescio lungo linea, va a palla-break con un altro doppio fallo e la Caja, che non lo ama poi così tanto, accompagna con il fiato sospeso il lob che consente a Nishikori di strappare per la prima volta il servizio al n°1: 5-5 e tutto da rifare.

All’improvviso si tornano a vedere sugli spalti le bandiere del Giappone e Nishikori, che ha sette vite come un samurai, raschia nel fondo del suo barile alla ricerca delle energie residue. Le trova, torna a crederci e chiude ai vantaggi l’undicesimo gioco garantendosi almeno il tie-break (6-5). Adesso Nole è in difficoltà, ha sentito il colpo e perso tranquillità; il servizio va e viene ma sul 30-30, anche per scacciare la tensione, si proietta a rete e va a prendersi il punto con la volee. Nishikori non arretra, si merita gli applausi dello stesso Djokovic su un lungo linea di rara bellezza ma alla fine di un gioco tribolato è tie-break.

Il tredicesimo gioco è quasi tutto sostanza e procede a strappi. Djokovic tenta l’allungo (2-0) ma viene ripreso e superato (2-3) prima di ritrovare confidenza con il servizio (4-3). Il mini-break decisivo arriva all’ottavo punto quando Nishikori, stremato, mette in corridoio un dritto incrociato: è il 5-3 che permette a Djokovic di amministrare gli ultimi due servizi e garantirsi (7-4) la seconda finale a Madrid dopo quella del 2011. Domani, contro Murray, ne vedremo delle belle.

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