Quarti di finale Slam senza essere testa di serie: (quasi sempre) indice di qualità

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Quarti di finale Slam senza essere testa di serie: (quasi sempre) indice di qualità

Kiki Bertens, Yulia Putintseva e Shelby Rogers sono state le ultime tre giocatrici in grado di arrivare fra le migliori otto di uno Slam senza essere teste di serie. Chi è riuscito nel recente passato in questa impresa, e cosa ha significato per la sua carriera?

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Nell’ultimo Roland Garros si è verificato un piccolo record. Quattro giocatrici non comprese fra le teste di serie sono arrivate come minimo ai quarti di finale: vale a dire il 50% del totale delle tenniste rimaste in corsa per la vittoria (quattro su otto). Si tratta di Kiki Bertens, Yulia Putintseva, Shelby Rogers e Tsvetana Pironkova.
Se non ho controllato male, da quando negli Slam è stato istituito il criterio delle 32 teste di serie, cioè da Wimbledon 2001 in poi, non era mai accaduto un evento del genere. O meglio, una volta era già successo, ma grazie anche a una situazione anomala: agli US Open 2009, con Wickmayer, K. Bondarenko, Oudin e Clijsters. Situazione anomala perché Clijsters risultava iscritta come wild card, visto che era al rientro nel circuito dopo gli anni in cui si era fermata per maternità e quindi non disponeva ancora di un ranking, dato l’esiguo numero di tornei disputati.
Nell’ultimo Roland Garros invece non c’è stato alcun caso particolare: le quattro sorprese sono arrivate da tenniste in regolare attività, semplicemente tutte classificate oltre il numero 32 del mondo. Anzi, addirittura due di loro avevano un ranking oltre il centesimo posto, e anche questo risulta un piccolo record.

La prima informazione che si ricava da tutto ciò è quella di carattere generale, e che già si ritrova analizzando altri indicatori: stiamo vivendo un periodo in cui le gerarchie nella WTA sono meno stabili del solito, e quindi è più facile che si verifichino dei rovesciamenti rispetto a quanto suggerirebbero i tabelloni.

Ma ho deciso di approfondire la questione anche sul piano individuale; per questo ho recuperato tutte le giocatrici non teste di serie che sono riuscite ad arrivare come minimo ai quarti di finale di un Major dal 2010 in poi. I nomi li trovate nella tabella che segue, dove sono indicate anche l’età e la classifica della giocatrice al momento del torneo, la testa di serie più alta battuta in quello specifico Slam, e l’avversaria che l’ha estromessa:

 

Giocatrici non teste di serie dai quarti in poi

Controllando nel dettaglio i percorsi di ciascuna, si deduce che è rarissimo il raggiungimento di un traguardo del genere soprattutto per ragioni di fortuna. Direi che si è verificato solo per Daniela Hantuchova agli US Open 2013, quando grazie ad una serie di concomitanze quasi irripetibili si era ritrovata con un corridoio libero sino ai quarti, dovendo affrontare inizialmente tre giocatrici classificate oltre il 100mo posto (Sanchez 111, Duval 296, Glushko 128) e poi la numero 81 Alison Riske. Ma il suo cammino si era interrotto al primo ostacolo davvero impegnativo (Azarenka).
Altri casi di percorsi così agevoli non se ne trovano; e a parte Van Uytvanck a Parigi 2015 ed Errani agli Australian Open 2012 (approdate ai quarti sconfiggendo le teste di serie 32 e 29), tutte le altre per farsi strada hanno dovuto superare avversarie di importante levatura. Dunque normalmente se si riesce ad arrivare tra le otto significa che ci sono notevoli meriti propri.

Sgombrato il campo dalla questione “fortuna”, mi sembra interessante provare a capire se ci sono tratti comuni nelle giocatrici in grado di sovvertire le indicazioni del tabellone.
Escluderei i casi particolari (come Clijsters nel 2009, ma anche Henin nel 2010 o Kuznetsova e Pennetta nel 2013), cioè quelli di tenniste al rientro da stop per ragioni diverse (ritiri o infortuni) che si trovano momentaneamente senza il loro usuale status, ma che di fatto valgono una classifica superiore. Rimangono sostanzialmente tre tipi di tenniste:
1. le “mine vaganti”
2. le giocatrici con classifica a ridosso delle prime 32, ma di accertato valore
3. le tenniste in ascesa

1. Alla prima categoria secondo me appartengono Shvedova, Kanepi, Pironkova: per loro sembra ormai definito un destino che ha determinato una carriera in cui a picchi di gioco molto alti si alternano lunghi periodi di difficoltà e di eliminazioni premature.

2. Tra le giocatrici appena al di fuori delle teste di serie, ma con un curriculum di spessore alle spalle, inserirei Zheng, Kirilenko, Hantuchova, Strycova, Peng e Vinci. Considerata la carriera avuta in passato, nel loro caso sarebbe stato improprio parlare di grande sorpresa per essere arrivate tra le ultime otto in quel particolare Slam. Forse solo Strycova prima di Wimbledon 2014 sembrava non avere alla portata quel traguardo.

3. Infine le tenniste in ascesa. Ancora giovani, o relativamente giovani (23-24 anni), con una classifica in evoluzione: Kvitova, Cibulkova, Lisicki, Paszek, Kerber, Makarova, Errani, Muguruza, Bencic, Keys, Mladenovic. Alcune di loro proprio grazie allo Slam in cui sono citate compiono il salto di qualità definitivo, mostrando un superiore potenziale.
Mi rendo conto che la presenza in questo gruppo di Tamira Paszek possa suscitare perplessità, e che forse sarebbe più corretto inserirla tra le mine vaganti. Ma Tamira è ancora giovane (25 anni) e ha avuto una carriera gravemente penalizzata dagli infortuni. Visto che quando ha potuto giocare sana è regolarmente salita di livello, rimango dell’idea che senza problemi fisici abbia la possibilità di tornare in alto con una certa continuità.

Cosa ci dice d’altro questa tabella? Che tutto sommato sono poche le giovani che dopo l’exploit non sono cresciute in modo significativo; quindi comparire nella tabella significa rispondere a un criterio abbastanza affidabile per individuare una tennista di qualità.

Resta da affrontare l’ultimo ragionamento, che è poi il motivo principale che mi ha spinto a trattare il tema: come valutare gli ultimi nomi, quelli dal 2015 in poi. Pironkova, Vinci, Keys e Mladenovic mi sono già permesso di classificarle; ma sulle altre esprimere un giudizio diventa molto più arduo: ho la sensazione dell’errore dietro l’angolo.

Personalmente considero Shuai Zhang una giocatrice che agli Australian Open ha compiuto l’impresa della vita, in parte agevolata da una serie di circostanze favorevoli (con avversarie non al meglio sul piano fisico), ma soprattutto da una spinta di entusiasmo difficilmente ripetibile. Anche Alison Van Uytvanck, almeno per il momento, mi sembra che sia approdata tra le migliori otto (in quell’unica volta in carriera) senza avere ancora mostrato la solidità di insieme necessaria per confermarsi a quei livelli. Ma è giovane, e se riuscisse a colmare alcune lacune (specie dalla parte del rovescio) potrebbe progredire ulteriormente.

Rimangono Vandeweghe, Konta, Bertens, Rogers e Putintseva.
La più anziana è Johanna Konta. Venticinque anni appena compiuti, vanta una serie di ottimi risultati dall’estate del 2015 in poi, ma non è riuscita ad essere all’altezza nella recente stagione su terra. La semifinale degli Australian Open ha rappresentato un momento irripetibile, oppure il segno di una stabile crescita di valori? Propendo per la seconda ipotesi, ma ho ancora qualche piccola incertezza. Konta dalla sua ha però la solidità tecnica dei colpi base mostrata negli ultimi mesi.

Coco Vandeweghe sembra risvegliarsi ogni volta che arriva la stagione su erba. Per le sue caratteristiche fisico-tecniche la cosa non sorprende, ma rimane da capire se riuscirà ad essere altrettanto competitiva anche su altre superfici. Sotto questo aspetto non sono molto ottimista.

Anche Kiki Bertens, pur se in misura minore, ha legato i migliori risultati a una superficie di elezione, la terra battuta: non ho le idee molto chiare su quanto potrà fare su altri terreni. Sicuramente alcuni colpi del suo repertorio rendono di più sul rosso, ma chissà che i progressi recenti non le consentano di affrontare con convinzione anche superfici per lei meno favorevoli.

Meno tecnicamente orientata, ma ugualmente con i migliori risultati raccolti sulla terra è Yulia Putintseva. Per lei sono soprattutto le doti fisiche e caratteriali a farla emergere su una superficie da battaglia come la terra. Confesso che fino ad oggi non avevo mai considerato Putintseva una giocatrice in grado di toccare i livelli mostrati a Parigi, e ad appena 21 anni ha un’intera carriera davanti per smentire ulteriormente il mio scetticismo.

Fatico a valutare Shelby Rogers in prospettiva. Non ha ancora compiuto 24 anni, e ha giocato alcuni match davvero notevoli: però, ragionando sull’arco di più stagioni, si nota che complessivamente sono stati concentrati in pochissimi tornei. O riesce a esprimersi bene più spesso, o mi pare che per lei possa prospettarsi un futuro da mina vagante.

In conclusione: se anche per gli ultimi Major dovessero valere le tendenze emerse negli anni precedenti, per più di una delle ultime tenniste citate è da attendersi una stabile crescita, e un ranking sufficiente a diventare quantomeno una futura testa di serie. Ma il tennis non è una scienza esatta, per cui solo le prossime stagioni potranno effettivamente sciogliere i dubbi.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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