Quarti di finale Slam senza essere testa di serie: (quasi sempre) indice di qualità

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Quarti di finale Slam senza essere testa di serie: (quasi sempre) indice di qualità

Kiki Bertens, Yulia Putintseva e Shelby Rogers sono state le ultime tre giocatrici in grado di arrivare fra le migliori otto di uno Slam senza essere teste di serie. Chi è riuscito nel recente passato in questa impresa, e cosa ha significato per la sua carriera?

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Nell’ultimo Roland Garros si è verificato un piccolo record. Quattro giocatrici non comprese fra le teste di serie sono arrivate come minimo ai quarti di finale: vale a dire il 50% del totale delle tenniste rimaste in corsa per la vittoria (quattro su otto). Si tratta di Kiki Bertens, Yulia Putintseva, Shelby Rogers e Tsvetana Pironkova.
Se non ho controllato male, da quando negli Slam è stato istituito il criterio delle 32 teste di serie, cioè da Wimbledon 2001 in poi, non era mai accaduto un evento del genere. O meglio, una volta era già successo, ma grazie anche a una situazione anomala: agli US Open 2009, con Wickmayer, K. Bondarenko, Oudin e Clijsters. Situazione anomala perché Clijsters risultava iscritta come wild card, visto che era al rientro nel circuito dopo gli anni in cui si era fermata per maternità e quindi non disponeva ancora di un ranking, dato l’esiguo numero di tornei disputati.
Nell’ultimo Roland Garros invece non c’è stato alcun caso particolare: le quattro sorprese sono arrivate da tenniste in regolare attività, semplicemente tutte classificate oltre il numero 32 del mondo. Anzi, addirittura due di loro avevano un ranking oltre il centesimo posto, e anche questo risulta un piccolo record.

La prima informazione che si ricava da tutto ciò è quella di carattere generale, e che già si ritrova analizzando altri indicatori: stiamo vivendo un periodo in cui le gerarchie nella WTA sono meno stabili del solito, e quindi è più facile che si verifichino dei rovesciamenti rispetto a quanto suggerirebbero i tabelloni.

Ma ho deciso di approfondire la questione anche sul piano individuale; per questo ho recuperato tutte le giocatrici non teste di serie che sono riuscite ad arrivare come minimo ai quarti di finale di un Major dal 2010 in poi. I nomi li trovate nella tabella che segue, dove sono indicate anche l’età e la classifica della giocatrice al momento del torneo, la testa di serie più alta battuta in quello specifico Slam, e l’avversaria che l’ha estromessa:

 

Giocatrici non teste di serie dai quarti in poi

Controllando nel dettaglio i percorsi di ciascuna, si deduce che è rarissimo il raggiungimento di un traguardo del genere soprattutto per ragioni di fortuna. Direi che si è verificato solo per Daniela Hantuchova agli US Open 2013, quando grazie ad una serie di concomitanze quasi irripetibili si era ritrovata con un corridoio libero sino ai quarti, dovendo affrontare inizialmente tre giocatrici classificate oltre il 100mo posto (Sanchez 111, Duval 296, Glushko 128) e poi la numero 81 Alison Riske. Ma il suo cammino si era interrotto al primo ostacolo davvero impegnativo (Azarenka).
Altri casi di percorsi così agevoli non se ne trovano; e a parte Van Uytvanck a Parigi 2015 ed Errani agli Australian Open 2012 (approdate ai quarti sconfiggendo le teste di serie 32 e 29), tutte le altre per farsi strada hanno dovuto superare avversarie di importante levatura. Dunque normalmente se si riesce ad arrivare tra le otto significa che ci sono notevoli meriti propri.

Sgombrato il campo dalla questione “fortuna”, mi sembra interessante provare a capire se ci sono tratti comuni nelle giocatrici in grado di sovvertire le indicazioni del tabellone.
Escluderei i casi particolari (come Clijsters nel 2009, ma anche Henin nel 2010 o Kuznetsova e Pennetta nel 2013), cioè quelli di tenniste al rientro da stop per ragioni diverse (ritiri o infortuni) che si trovano momentaneamente senza il loro usuale status, ma che di fatto valgono una classifica superiore. Rimangono sostanzialmente tre tipi di tenniste:
1. le “mine vaganti”
2. le giocatrici con classifica a ridosso delle prime 32, ma di accertato valore
3. le tenniste in ascesa

1. Alla prima categoria secondo me appartengono Shvedova, Kanepi, Pironkova: per loro sembra ormai definito un destino che ha determinato una carriera in cui a picchi di gioco molto alti si alternano lunghi periodi di difficoltà e di eliminazioni premature.

2. Tra le giocatrici appena al di fuori delle teste di serie, ma con un curriculum di spessore alle spalle, inserirei Zheng, Kirilenko, Hantuchova, Strycova, Peng e Vinci. Considerata la carriera avuta in passato, nel loro caso sarebbe stato improprio parlare di grande sorpresa per essere arrivate tra le ultime otto in quel particolare Slam. Forse solo Strycova prima di Wimbledon 2014 sembrava non avere alla portata quel traguardo.

3. Infine le tenniste in ascesa. Ancora giovani, o relativamente giovani (23-24 anni), con una classifica in evoluzione: Kvitova, Cibulkova, Lisicki, Paszek, Kerber, Makarova, Errani, Muguruza, Bencic, Keys, Mladenovic. Alcune di loro proprio grazie allo Slam in cui sono citate compiono il salto di qualità definitivo, mostrando un superiore potenziale.
Mi rendo conto che la presenza in questo gruppo di Tamira Paszek possa suscitare perplessità, e che forse sarebbe più corretto inserirla tra le mine vaganti. Ma Tamira è ancora giovane (25 anni) e ha avuto una carriera gravemente penalizzata dagli infortuni. Visto che quando ha potuto giocare sana è regolarmente salita di livello, rimango dell’idea che senza problemi fisici abbia la possibilità di tornare in alto con una certa continuità.

Cosa ci dice d’altro questa tabella? Che tutto sommato sono poche le giovani che dopo l’exploit non sono cresciute in modo significativo; quindi comparire nella tabella significa rispondere a un criterio abbastanza affidabile per individuare una tennista di qualità.

Resta da affrontare l’ultimo ragionamento, che è poi il motivo principale che mi ha spinto a trattare il tema: come valutare gli ultimi nomi, quelli dal 2015 in poi. Pironkova, Vinci, Keys e Mladenovic mi sono già permesso di classificarle; ma sulle altre esprimere un giudizio diventa molto più arduo: ho la sensazione dell’errore dietro l’angolo.

Personalmente considero Shuai Zhang una giocatrice che agli Australian Open ha compiuto l’impresa della vita, in parte agevolata da una serie di circostanze favorevoli (con avversarie non al meglio sul piano fisico), ma soprattutto da una spinta di entusiasmo difficilmente ripetibile. Anche Alison Van Uytvanck, almeno per il momento, mi sembra che sia approdata tra le migliori otto (in quell’unica volta in carriera) senza avere ancora mostrato la solidità di insieme necessaria per confermarsi a quei livelli. Ma è giovane, e se riuscisse a colmare alcune lacune (specie dalla parte del rovescio) potrebbe progredire ulteriormente.

Rimangono Vandeweghe, Konta, Bertens, Rogers e Putintseva.
La più anziana è Johanna Konta. Venticinque anni appena compiuti, vanta una serie di ottimi risultati dall’estate del 2015 in poi, ma non è riuscita ad essere all’altezza nella recente stagione su terra. La semifinale degli Australian Open ha rappresentato un momento irripetibile, oppure il segno di una stabile crescita di valori? Propendo per la seconda ipotesi, ma ho ancora qualche piccola incertezza. Konta dalla sua ha però la solidità tecnica dei colpi base mostrata negli ultimi mesi.

Coco Vandeweghe sembra risvegliarsi ogni volta che arriva la stagione su erba. Per le sue caratteristiche fisico-tecniche la cosa non sorprende, ma rimane da capire se riuscirà ad essere altrettanto competitiva anche su altre superfici. Sotto questo aspetto non sono molto ottimista.

Anche Kiki Bertens, pur se in misura minore, ha legato i migliori risultati a una superficie di elezione, la terra battuta: non ho le idee molto chiare su quanto potrà fare su altri terreni. Sicuramente alcuni colpi del suo repertorio rendono di più sul rosso, ma chissà che i progressi recenti non le consentano di affrontare con convinzione anche superfici per lei meno favorevoli.

Meno tecnicamente orientata, ma ugualmente con i migliori risultati raccolti sulla terra è Yulia Putintseva. Per lei sono soprattutto le doti fisiche e caratteriali a farla emergere su una superficie da battaglia come la terra. Confesso che fino ad oggi non avevo mai considerato Putintseva una giocatrice in grado di toccare i livelli mostrati a Parigi, e ad appena 21 anni ha un’intera carriera davanti per smentire ulteriormente il mio scetticismo.

Fatico a valutare Shelby Rogers in prospettiva. Non ha ancora compiuto 24 anni, e ha giocato alcuni match davvero notevoli: però, ragionando sull’arco di più stagioni, si nota che complessivamente sono stati concentrati in pochissimi tornei. O riesce a esprimersi bene più spesso, o mi pare che per lei possa prospettarsi un futuro da mina vagante.

In conclusione: se anche per gli ultimi Major dovessero valere le tendenze emerse negli anni precedenti, per più di una delle ultime tenniste citate è da attendersi una stabile crescita, e un ranking sufficiente a diventare quantomeno una futura testa di serie. Ma il tennis non è una scienza esatta, per cui solo le prossime stagioni potranno effettivamente sciogliere i dubbi.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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