Il caso Cecchinato: scommesse e prize money, quanto “vale” la tentazione?

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Il caso Cecchinato: scommesse e prize money, quanto “vale” la tentazione?

La squalifica di Marco Cecchinato ha riacceso i riflettori puntandoli sul grave problema del tennis scommesse. Analizziamo quale scenario potrebbe aver portato l’azzurro a cedere alla tentazione di un guadagno facile

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Il caso Cecchinato, purtroppo, non è che l’ultimo caso di scommesse che vede coinvolti tennisti italiani negli ultimi anni. Secondo le motivazioni della sentenza di squalifica per 18 mesi, Cecchinato avrebbe “venduto” il match di quarti di finale del Challenger di Mohammedia ed avrebbe suggerito ad un amico di scommettere contro Seppi grazie ad informazioni sul suo stato di forma. Senza voler entrare nel merito dell’etica sportiva, né volendo schierarci pro o contro Cecchinato, abbiamo provato a rispondere ad una domanda: quanto conviene vendere una partita? Nessuna cifra è sufficientemente alta quando entrano in gioco la dignità e la lealtà sportiva, tuttavia i numeri circolati ieri sera in serata ci suggeriscono di analizzare più in profondità questa brutta storia.

Un amico di Cecchinato avrebbe scommesso 800€ sulla sua sconfitta per 2 set a 0 nel match di quarti di finale di Mohamedia contro il polacco Kamil Majchrzak, all’epoca numero 338 al mondo, mentre Cecchinato era numero 82, suo best ranking. Se volessimo scagliare una pietra nello stagno, potremmo anche far notare che il polacco, effettivamente vittorioso 6-1 6-4 contro Cecchinato, poi sconfisse anche Carreno Busta (quel giorno numero 62) in semifinale con un punteggio ancor più netto, ovvero 6-1 6-1. In carriera il ventenne Kamil Majchrzak non ha mai vinto un singolo match nei tabelloni principali del circuito ATP ed oggi si trova alla posizione 264, suo miglior ranking.

La vittoria di Majchrzak in due set contro Cecchinato era quotata a 7, dunque questa scommessa consentì un incasso netto di 5,600€. Sembrerebbero pochi, ma se allarghiamo la prospettiva, scopriamo che si tratta di una cifra consistente per un giocatore come Cecchinato.

 

Al netto delle spese che un giocatore che naviga attorno al 100 nel ranking deve sostenere (viaggi, staff tecnico, staff medico, ecc.), abbiamo preso in esame il 2015 di Cecchinato: sotto riportiamo il torneo disputato, la categoria del torneo, il risultato finale ed i soldi incassati. Con il cambio attuale, 5,600€ corrispondono circa a 6,200$.

Doha (ATP250) Q-2R 900$
AUS Open (GS) Q-2R 6,000$
Sao Paulo (ATP250) Q-2R 360$
Rio de Janeiro (ATP500) Q + R32 9,910$
Buenos Aires (ATP250) Q + R32 5,160$
Indian Wells (ATP1,000) Q-1R 1,600$
Irving (Challenger) Q + R32 1,300$
Miami (ATP1,000) Q-1R 1,600$
Napoli (Challenger) SF 5,940$
Vercelli (Challenger) SF 2,350$
Torino (Challenger) W 6,900$
Roma (Challenger) SF 2,560$
Roma (ATP1,000) Q-1R 1,520$
Roland Garros (GS) Q-3R 13,270$
Prostejov (Challenger) R16 2,020$
Caltanissetta (Challenger) SF 5,940$
Perugia (Challenger) SF 2,350$
Milano (Challenger) SF 2,350$
Padova (Challenger) QF 1,370$
Todi (Challenger) SF 2,350$
San Benedetto (Challenger) SF 3,540$
Hamburg (ATP500) Q-1R 620$
Cincinnati (ATP1,000) Q-1R 1,590$
Winston-Salem (ATP250) Q + R64 3,640$
US Open (GS) R128 39,500$
Genova (Challenger) F 9,950$
Szczecin (Challenger) SF 5,940$
Roma2 (Challenger) SF 2,350$
*Mohammedia (Challenger) QF 1,370$*
Challenger Finals RR 12,600$

Nel 2015 Cecchinato ha iniziato la stagione scegliendo di giocare tornei del circuito ATP fino ai “mille” americani primaverili. Una classifica insoddisfacente (attorno al 150) gli ha poi forse suggerito di giocare molti challenger, ottenendo ottimi risultati e risalendo la classifica al punto da garantirsi l’accesso diretto al ricchissimo tabellone degli US Open. I risultati nei challenger sono stati così buoni da consentirgli di giocare le finali, dove è stato eliminato nel round robin. Complessivamente, tra tornei ATP del World Tour e tornei ATP challenger, Cecchinato nel 2015 ha disputato 30 tornei, ma soltanto in 6 di questi (in grassetto) ha ottenuto un prize money superiore a quanto abbia garantito la scommessa incriminata. Singolare il fatto che la partita in questione, quella contro il polacco Majchrzak, sia arrivata proprio dopo tre dei tornei con migliori premi ottenuti.

Il prize money di Cecchinato nel 2015 ammonta a circa 157,700$, dunque la scommessa incriminata vale, da sola, il 4% del prize money di un anno intero e addirittura vale più di quanto ottenuto sommando Sao Paulo, Indian Wells, Miami, Roma e Amburgo. Senza dimenticare che vale circa quattro volte il prize money ottenuto disputando i quarti di finale di quel challenger e soltanto vincendo il torneo Cecchinato avrebbe incassato di più (soltanto 560€ in più). Da questo punto di vista, dunque, si nota come i premi dei tornei piccoli non forniscano uno scudo sufficiente alla tentazione di voler arrotondare vendendo un match. O magari vendendo soltanto un set, se consideriamo che ormai è possibile scommettere su moltissimi parametri, tra cui il singolo set, il numero di game, e così via. Per capire quanto la scommessa possa aver rappresentato una tentazione, analizziamo i prize money di alcuni tornei “campione”. K sta per migliaia e M per milioni.

ATP 250 low – Brisbane, 2016, Total prize money: 0.40M$, Last direct acceptance: 75
1R (4.1K$) / 2R (6.9K$) / QF (11.7K$) / SF (20.5K$) / F (37.9K$) / W (72K$)

ATP 250 high – Doha 2016, Total prize money: 1.19M$, Last direct acceptance: 94
1R (11.4K$) / 2R (19.2K$) / QF (32.7K$) / SF (57.4K$) / F (105.9K$) / W (201.2K$)

ATP 500 low – Rotterdam 2016, Total prize money: 1.77M$, Last direct acceptance: 61
1R (11.3K$) / 2R (21.4K$) / QF (42.4K$) / SF (84.8K$) / F (170.7K$) / W (363.4K$)

ATP 500 high – Dubai 2016, Total prize money: 2.25M$, Last direct acceptance: 63
1R (15.9K$) / 2R (30.2K$) / QF (59.7K$) / SF (119.3K$) / F (240.3K$) / W (511.7K$)

ATP 1,000 low – Monte Carlo 2016, Total prize money: 4.18M$, Last direct acceptance: 61
1R (13.3K$) / 2R (24.6K$) / 3R (48.7K$) / QF (90K$) / SF (177K$) / F (381.7K$) / W (717.3K$)

ATP 1,000 high – Miami 2016, Total prize money: 6.13M$, Last direct acceptance: 89
1R (11.9K$) / 2R (19.5K$) / 3R (36.1K$) / 4R (67.6K$) / QF (128.2K$) / SF (251.5K$) / F (501.8K$) / W (1.03M$)

Grand Slam – Roland Garros 2016, Total prize money: 17.7M$, Last direct acceptance: ≈100
1R (33.2K$) / 2R (66.4K$) / 3R (112.9K$) / 4R (191.5K$) / QF (325.5K$) / SF (554K$) / F (1.11M$) / W (2.21M$)

In grassetto il turno che, una volta raggiunto, consente di incassare più della scommessa incriminata. Ad esclusione dei tornei 250 con basso montepremi, è sufficiente raggiungere il primo turno di un torneo ATP (World Tour) per incassare più di 5,600€. Tuttavia, per accedere al tabellone senza dover disputare le qualificazioni, è necessaria una buona classifica, generalmente entro i primi 60 oppure qualche posizione più giù per tornei periferici o con tabellone allargato a 96 o 128, come rispettivamente i mille primaverili americani e gli Slam. Un giocatore come Cecchinato, che ha a lungo navigato attorno alla posizione 150, deve quasi sempre disputare le qualificazioni per accedere ai tabelloni principali ed ottenere una cifra superiore ai 5,600€ relativi alla scommessa incriminata.
Nel 2015 Cecchinato ha avuto accesso soltanto ad un tabellone principale ATP, il ricco tabellone degli US, grazie ad una classifica costruita disputando tornei ATP challenger. Sempre nel 2015, è riuscito ad accedere tre volte ai tabelloni principali attraverso le qualificazioni (Rio de Janeiro, Buenos Aires e Winston-Salem), senza però vincere una singola partita ATP, terminando l’anno attorno alla posizione 90.

Dicevamo che Cecchinato ha costruito il suo best ranking grazie ai challenger, avendone disputati 16, più le finali, di cui ben 12 in Italia, quindi con costi logistici minori. Analizziamo i prize money di tre Challenger “campione”.

ATP Challenger low – Recanati, 2016, Total prize money: 47-50K$, Last direct acceptance: ≈320
1R (490$) / 2R (810$) / QF (1,380$) / SF (2,360K$) / F (3,980$) / W (6,800$)

ATP Challenger mid – Winnipeg, 2016, Total prize money: 75K$, Last direct acceptance: ≈360
1R (800$) / 2R (1,300$) / QF (2,200$) / SF (3,800K$) / F (6,400$) / W (10,800$)

ATP Challenger high – Kaoshung, 2016, Total prize money: 125K$, Last direct acceptance: ≈320
1R (1,300$) / 2R (2,150$) / QF (3,650$) / SF (6,800K$) / F (10,600$) / W (18,000$)

Per vincere almeno 5,600€, ovvero circa 6,200$, è necessario vincere un Challenger a basso montepremi (come quello di Mohammedia, dove è accaduto il misfatto), oppure raggiungere la finale in un Challenger medio o le semifinali in un Challenger ricco. Risultati non facilmente ottenibili, come dimostra il fatto che dei 16 Challenger disputati nel 2015, Cecchinato abbia incassato più di 6,200$ soltanto vincendo Torino e disputando la finale a Genova, dunque in soli 2 casi su 16.

Proviamo a tirare le somme di quanto abbiamo analizzato. La somma incassata dalla scommessa (al lordo di eventuali commesse trattenute dall’amico scommettitore) rappresenta il 4% del montepremi totale ottenuto da Cecchinato nel 2015. Su 30 tornei disputati, solo in 6 occasioni Cecchinato ha vinto premi superiori all’importo della scommessa incriminata. I bassi montepremi dei Challenger forniscono il terreno ideale per cedere alle tentazioni offerte da un mercato delle scommesse sempre più articolato, Cecchinato ha disputato 16 Challenger nel 2015 e solo in 2 occasioni ha incassato più di 5,600€ grazie ai risultati ottenuti sul campo.

Infine, val la pena sottolineare come nel 2016 Cecchinato abbia disputato 17 tornei, con ben 13 match disputati in tabelloni principali ATP e 3 vinti, includendo anche l’ininfluente vittoria in Coppa Davis contro Bossel e gli altri due match vinti a Bucarest contro Baghdatis e Dzumhur. Tuttavia, su 17 tornei, soltanto in 8 occasioni ha ottenuto premi superiori a 5,600€, questo dimostra come – anche quando la classifica migliora e si ha più facile accesso al main draw – vincendo pochi match in tabelloni principali possa sembrare “conveniente” vendere dei match. Ricomprare la dignità e la fiducia, per fortuna, è ancor più difficile.

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WTA Cincinnati: Venus dura un set contro Pliskova, Bencic sorpresa da Cirstea. Da urlo Rogers e Mertens, fuori Osaka

L’americana e la belga lasciano le briciole, la romena ha la meglio su Bencic in una maratona. Solo un set di fatica per la ceca. Male Osaka

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Sorana Cirstea - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Il centro del mondo del tennis femminile odierno, al Western & Southern Open di Cincinnati, si divideva tra due partite: la sconfitta di Naomi Osaka contro Shuai Zhang, e quella subito a seguire tra la leggenda che ancora vuole provarci, Venus Williams, in tabellone tramite wildcard, e la bombardatrice Karolina Pliskova, n.14 del seeding. Una partita che per un set c’è anche stata, ma la forma attuale (semifinale a Toronto la scorsa settimana) e la propensione ai campi in cemento della ceca hanno avuto la meglio alla lunga, con la partita vinta per 7-5 6-1. Sicuramente pesa anche la condizione di Venus Williams, che fisicamente non avrebbe alla lunga potuto reggere i ritmi di questo livello, per quanto nel primo parziale sia anche stata in vantaggio e abbia avuto più occasioni di break, prima di capitolare su un buon ritmo anche in risposta di Pliskova. La ceca, da parte sua, chiude come sempre con numeri di qualità al servizio, il fondamentale che tanto le ha dato e continua a darle: 71% con la prima e 8 ace messi in campo per battere l’americana. Al prossimo turno troverà un’altra delle protagoniste di giornata, e cioè Elise Mertens.

Vittoria decisamente più comoda per la belga, che lascia solo due game ad Anhelina Kalinina in una devastante vittoria per 6-1 6-1, dove perde solo tre punti quando mette in campo la prima di servizio, dominando dall’inizio alla fine. Dunque pronta a ripartire, dopo la sconfitta al secondo turno di Toronto contro Giorgi, la n.33 al mondo, ben determinata e capace di avere un altro ritmo rispetto all’ucraina, che non riesce mai a mettersi in partita, pagando anche l’attitudine che ha sempre mostrato su questi campi Mertens, già due volte ai quarti di finale qui, nel 2018 e nel 2020 (quando si arrese poi in semifinale ad Osaka). Altra protagonista del giorno, da un punto di vista di risultati schiaccianti, è Shelby Rogers. La n.30 al mondo (best ranking) e di recente finalista a San José nel miglior risultato della carriera sul cemento, ha sconfitto nettamente 6-2 6-1 quello che ormai è il fantasma della giocatrice che fu Sofia Kenin, che si aggira sui campi della WTA. L’ex campionessa Slam non ha saputo onorare neanche al minimo la sua wild card, vincendo solo 31 punti su 88, subendo l’impeto dell’avversaria in risposta, ma soprattutto al servizio (dove Shelby ha perso solo 2 punti). Al prossimo turno Rogers avrà Amanda Anisimova, che ha battuto Dasha Kasatkina all’esordio.

 

La partita di giornata è però anche quella che serve la più grande sorpresa, l’unica in cui una testa di serie viene mandata a casa, tra Belinda Bencic e Sorana Cirstea. 6-2 6(3)-7 6-4 il finale in favore della rumena in 2h e 40 di tennis spettacolare e ben giocato tatticamente, tra due giocatrici che spiccano appunto nell’organizzazione e nel saper accelerare o cambiare ritmo a piacimento. E proprio questa è stata la chiave in favore di Cirstea, sempre bravissima a tagliare e variare sui propri colpi, mettendo in difficoltà specie avversarie che amano stare nello scambio come la svizzera, n.12 del seeding. Entrambe chiudono con buoni numeri al servizio, 66% per Bencic contro il 71 della romena, che delle due è quella che più ha saputo sfruttare i game di risposta e il suo bel rovescio per portare a casa un interessante secondo turno contro Petra Kvitova, un’altra che come lei ama cambiare spesso e non tenere mai lo stesso tipo di gioco, cercando costantemente l’imprevedibilità, però con maggiori numeri al servizio.

Tornando a Naomi Osaka, diversi problemi fisici quest’anno per Naomi lei – l’ultimo a Toronto, dove si è ritirata nel corso del match di esordio – e non era quindi da aspettarsi un suo ritorno in grande stile già a Cincinnati. Certo, quella battuta da una solida Shuai Zhang, n. 44 del ranking di singolare (e numero 2 in doppio), era una versione turista per caso della quattro volte campionessa Slam che solo a un passo dalla sconfitta ha mostrato segnali di reazione, peraltro svaniti nell’arco di pochissimi minuti. Tanti errori, poca reattività e la sconfitta per 6-5 7-5 è arrivata in un’ora e un quarto.

La trentatreenne cinese va subito avanti approfittando anche di un doppio fallo di Naomi sul vantaggio esterno del game di apertura. Confermato il break, arriva una fase in cui entrambe sbagliano tutto e presto. Aggiustata un po’ la mira, Zhang fa vedere ottime cose soprattutto con il rovescio, per quanto il dritto non sfiguri affatto di fronte a quello giapponese – alla sua versione odierna, chiaramente, con un paio di tentativi degli “stretti” letali di cui ci ricordiamo che finiscono a metà rete. Il servizio e qualche errore anche dell’altra tengono a galla Osaka che tuttavia non va neanche vicina a rientrare e il primo set è archiviato.

Non cambia molto nel secondo parziale, tra il break subito al terzo gioco dall’ex numero 1 del mondo, spesso anche pigra in uscita dal servizio e l’altra che fa il suo, tiene il palleggio e ogni tanto trova spazi che Osaka non prova neanche ad andare a chiudere. Il “come on” urlato da Naomi quando tiene la battuta per il 4-5 è una dichiarazione: l’altra dovrà guadagnarsi il match. Così è, perché nel game migliore della sfida, Osaka si prende aggressiva il 15-40, pareggiato con due vincenti dopo il servizio, ma la terza palla break, guadagnata grazie a un nastro, è quella buona. Tanto rumore per nulla, però, perché il doppio fallo e l’errore dopo la battuta mandano nuovamente avanti Zhang che questa volta ottimamente supportata dal servizio chiude senza problemi. Prossimo turno contro Ekaterina Alexandrova.

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WTA Cincinnati, Giorgi subito fuori con Kostyuk in un match oltre la follia

Match di sofferenza per l’ucraina Kostyuk che vince dando l’opportunità di perdere a Camila Giorgi, avanti 3-0 nel terzo

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Camila Giorgi – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @NBOtoronto)

M. Kostyuk b. C. Giorgi 6-4 5-7 6-4

Scesa questa settimana al n. 65 WTA dopo aver perso al terzo turno a Toronto, il torneo di cui era campionessa in carica, Camila Giorgi annulla due match point nel secondo parziale, ha tre palle per il 4-0 nel terzo e dopo due ore e mezza si arrende a una Marta Kostyuk che non ha mai smesso di crederci. E ne avrebbe avuto il motivo, Marta, con le due chance per finirla ragionevolmente in fretta mancate, lo svantaggio nella partita finale e i chilometri corsi nel tentativo – alla fine fruttuoso – di dare a Camila quel che è di Camila, vale a dire un’altra opportunità di rischiare. Tra doppi falli sulle palle break, incapacità di chiudere in battuta e strisce di game vincenti (cinque-otto-cinque), un incontro che ha riscritto il significato di dissennato al Western & Southern Open di Cincinnati.

IL MATCH – Si parte in modo non proprio incoraggiante con uno scambio di break suggellati dal doppio fallo a chiudere. Camila sbaglia ancora tanto al terzo game e cede di nuovo il servizio fallendo una comoda volée. Interessante – se così vogliamo dire – è che Kostyk non abbia cercato di tirare a mille un passante impossibile che sarebbe finito oltre gli alberi, ma scodellato la palla in qualche modo – perché, sì, c’è chi preferisce far giocare un colpo in più all’avversario piuttosto che sbagliare apposta. Questo volta Marta conferma e, tra un unforced azzurro e una buona risposta ucraina, un altro errore e un puntazzo in cui recupera tutto ed è lei a chiudere con il vincente a campo sguarnito, vola 5-2. Giorgi trova un po’ di continuità e tanto basta a rifarsi sotto, ma la seconda volta che serve per chiudere è quella buona per Kostyuk.

 

Non disdegnando il dritto slice difensivo, la ventenne ucraina continua a correre e a recuperare come se non ci fosse un domani (o come se stesse giocando a tennis), ma quando alla nostra sta tutto dentro non c’è storia e Giorgi parte 2-0. Inutile dire – ma lo diciamo comunque – che basta davvero poco perché il bilancio vada in rosso; così, la n. 74 WTA piazza la cinquina e, come nel primo parziale, sale 5-2 e servizio. Di nuovo, non riesce a chiudere al primo tentativo, ma si procura un match point in risposta nel game successivo, ma la tennista di macerata lo oblitera con il bimane lungolinea. Un’altra palla match è salvata dalla battuta e allora la cinquina tocca a Camila che va a prendersi il parziale per 7-5.

L’occasione mancata non può non lasciare effetti e diventano otto i giochi consecutivi di Giorgi che sembra ormai procedere indisturbata, tanto più che, rispondendo da sinistra, ha tre opportunità per il 4-0. Un errore, un ace, una prima identica a quella del match point con Pegula (ufficialmente un errore forzato, tuttavia, vista la situazione, la devi buttare di là anche con il manico) e si rompe l’incantesimo. E allora Marta torna a mettere cinque gane in fila prima che Camila accorci 4-5.

Kostyuk non ha mai chiuso al primo tentativo, mica lo farà adesso? Lo fa, Marta e soprattutto lo fa a zero: un buon servizio, uno scambio in cui l’azzurra spinge su ogni palla e lei solo su quelle da spingere (frase infelice perché riassume tutto rendendo inutile quanto scritto finora), errore in ribattuta sulla seconda ed ennesimo gratuito nello scambio neutro. Al prossimo turno, Jessica Pegula.

Il tabellone del WTA 1000 di Cincinnati

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WTA Cincinnati: Kalinskaya emerge su un’opaca Trevisan fra tanta discontinuità

In un match non indimenticabile, Martina Trevisan si arrende alla russa in due set tirati

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Mettete Martina Trevisan sulla terra, e avrete una giocatrice frizzante, propositiva, mai banale e pronta a giocare lo scherzo a tutti (come al Roland Garros). Ma questa formula ancora non è riuscita a trasferirla sulle altre superfici la n.26 del mondo, come dimostra la partita persa oggi contro Anna Kalinskaya, venendo eliminata per la seconda settimana di fila al primo turno di un 1000 sul cemento. 7-6(2) 7-5 il punteggio a favore della russa, dopo due ore e mezza di intensa e serrata battaglia, non spettacolare né sempre godibile, condizionata più dagli errori che dai meriti. Ma, alla fine, la pesantezza da fondo è trovata più spesso dalla n.69 del ranking rispetto a quanto Trevisan riesca a trovare buoni angoli con il suo dritto e le giuste curve con il servizio, che avrebbero potuto fare la differenza. E dunque Kalinskaya non può che ringraziare e approfittarne, trovando un altro bel risultato in terra americana, per lei che viene dalle qualificazioni, che fa eco al quarto di finale raggiunto a Washington.

Il match – inizio incoraggiante per Martina, che trova buone variazioni e cambi di ritmo per portarsi subito in vantaggio di un break, impedendo alla russa di trovare i giusti appoggi. Ma un passaggio a vuoto nel game successivo subito rimette in equilibrio la partita senza che Kalinskaya debba impegnarsi più di tanto. Si conferma però la poca efficacia dei servizi in questo inizio, con il terzo break consecutivo, che rimette avanti Trevisan, brava a spingere con il dritto (la chiave del match) e ad approfittare dei tanti errori di Kalinskaya, che appare poco decisa e molto insicura, fuori ritmo. Queste parole vengono drasticamente smentite però dal settimo game di Trevisan, che sciupa cinque chance di 5-2, permettendo a Kalinskaya di recuperare di nuovo lo svantaggio, sfruttando un atteggiamento passivo di Martina.

Il primo set si sviluppa su tanti errori, ma quelli di Trevisan sono di più, e ancora diventano fatali: nel nono game una palla a suo favore per tenerlo, di nuovo sprecata permettendo il break a Kalinskaya che si limita a sbagliare di meno, senza un tennis indimenticabile. Parole sacrosante, considerando che al momento di servire per il set prosegue la follia dei servizi, anche per l’incapacità di chiudere della russa, fallosa, che favorisce così il contro-break di una Trevisan più centrata nel game. Il tie-break, conclusione più giusta di un primo set equilibrato ma mai spettacolare, fa assistere a un crollo radicale di Martina, che commette vari errori e, unendoli a un livello più alto dell’avversaria, le costano il parziale in maniera molto meno nobile del previsto, senza giocarlo in pratica.

 

Trevisan trova bene l’angolo con il dritto, importante per rimanere nella partita, e si procura due palle break allo scoccare del secondo set, annullate però da una Kalinskaya che trova più fiducia da fondo. Livello decisamente migliore all’inizio di parziale, con la russa più incisiva e pesante da fondo, e una Martina capace di dare più continuità alle proprie variazioni, troppo rare nel primo per affondare la zampata. Nel settimo game per la prima volta si rompe l’equilibrio, a favore di Trevisan, concentrata e attenta nel muovere l’avversaria, così da trovare vincenti ed errori da una Kalinskaya a cui toglie ritmo. La partita continua a mostrarsi ciclica, con game che sembrano riproporsi, in questo caso nell’ottavo Trevisan ha tre palle per chiudere, sprecate, e così la russa, anche con merito trovando di nuovo iniziativa da fondo, mette a segno il contro-break.

L’undicesimo gioco, game fiume da 20 punti, può essere un importante crocevia: due palle break per Martina vengono annullate dalla russa che sta giocando molto meglio ora, ben quadrata e con errori che se arrivano vengono da rischi per trovare un colpo decisivo, e non grossolani non forzati. Alla fine, chiude nel peggiore dei modi questa lotta intensa, raramente spettacolare, Martina Trevisan: con un doppio fallo, l’ottavo di una partita in cui il servizio troppo spesso le è mancato. Vince con merito Kalinskaya, più convinta sui punti decisivi, e stacca il pass per un interessante secondo turno contro l’amazzone in crisi Aryna Sabalenka.

Il tabellone completo del WTA 1000 Cincinnati

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