Madison Keys e le difficoltà particolari delle super-attaccanti

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Madison Keys e le difficoltà particolari delle super-attaccanti

Giocatrici come Madison Keys, Camila Giorgi, Sabine Lisicki hanno in comune alcune difficoltà, collegate al tennis di attacco estremo. Ecco perché è così impegnativo da attuare

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Gli ultimi mesi di Madison Keys sono stati complessivamente positivi: non ha fatto sfracelli negli Slam (Roland Garros e Wimbledon), ma ha raggiunto almeno la finale negli altri tre tornei disputati (Roma, Birmingham, Montreal). Poi però, arrivata in finale, ha perso due volte su tre; media non particolarmente incoraggiante, anche se tra le avversarie affrontate c’erano due top 5 (Serena Williams e Simona Halep).
Lo dico perché di solito quando si arriva in finale significa che si sta attraversando un momento di notevole condizione, e quando Keys è in forma diventa davvero difficile da fermare. A meno che non ci metta anche del suo, in parte incartandosi da sola.
A mio avviso nelle ultime tre finali disputate c’è stato un denominatore comune: la grande tensione. Contro Strycova (6-3, 6-4 a Birmingham) la differenza di valori assoluti era tale da non compromettere il risultato; ma con avversarie come Halep e Serena il calo a cui è andata incontro è stato fatale.

Contro Serena (6-7, 3-6 a Roma) Keys aveva servito la percentuale di prime più bassa di tutto il suo torneo; contro Halep a Montreal (identico punteggio: 6-7, 3-6) lei stessa ha dichiarato di aver servito meno bene degli altri giorni, ed è stato l’unico match tra quelli canadesi in cui non ha chiuso con un saldo positivo tra ace e doppi falli (zero: 3 ace e 3 doppi falli).
Sottolineo i numeri della battuta perché sono quelli meno influenzati dall’avversaria (soprattutto per chi di solito serve la prima cercando l’ace, e quindi si preoccupa meno delle caratteristiche di chi ha di fronte). Questi dati ci dicono che il rendimento di Keys è sceso proprio nelle occasioni più importanti; e comunque, al di là delle statistiche, ci sono le prestazioni nel loro complesso che testimoniano di una giocatrice che ha parzialmente frenato rispetto ai precedenti match del torneo.

Mi si dirà che nel tennis la tensione da finale, e in generale quella legata ai punti decisivi, la sentono tutte. Senza dubbio, però secondo me le cose sono più complicate per chi interpreta il gioco in modo particolarmente offensivo.
Per sintetizzare, ho deciso di chiamare questo tipo di giocatrici super-attaccanti: vale a dire chi cerca il vincente sistematico, accorciando il più possibile lo scambio, prendendo sempre grandi rischi. Non significa che debbano per forza utilizzare poche soluzioni o essere più ripetitive delle altre; significa soprattutto che concepiscono il tennis cercando di tenere sempre e comunque il controllo del gioco.

 

Pensiamo al contrario, a chi pratica un tennis conservativo: meno vincenti ma ancor meno errori. A chi si affida cioè a una tattica più prudente, mantenendo più margine; per questo tipo di tennista è più semplice riuscire ad assorbire i piccoli deficit che la tensione determina nei confronti del gesto tecnico. Ma per chi è abituata a spingere e a colpire con grande coraggio, basta poco per rovesciare il proprio rendimento: il timore che induce a irrigidire il braccio nel momento di spingere la palla, un minimo di titubanza nel concludere lo swing, e quello che prima era un vincente diventa un errore gratuito.
La stretta correlazione tra condizione mentale e gesto tecnico nel caso di chi pratica un tennis super offensivo è dunque ancora più sostanziale, perché se viene a mancare la giusta serenità finiscono per sgretolarsi i fondamenti stessi del suo gioco.

In eventi particolarmente importanti può capitare che questa tensione sia sentita fin dall’inizio del match: come in parte è successo a Keys domenica scorsa a Montreal; oppure, per citare un’occasione famosa, come era accaduto a Sabine Lisicki nella finale di Wimbledon 2013: allora Lisicki era scesa in campo sovrastata dalla pressione, incapace di esibirsi all’altezza delle partite precedenti di quello stesso torneo. E così la giocatrice in grado di sconfiggere qualche giorno prima Serena Williams, era stata dominata da Marion Bartoli: si era trovata sotto 1-6, 1-5 prima di imbastire una parziale rimonta, servita solo a rendere meno duro il punteggio (1-6, 4-6).

Altre volte una tennista riesce a esprimersi bene per quasi tutto il match, ma lo stress emerge nei momenti decisivi, al momento di chiudere il confronto a proprio favore. È quello che viene definito il “braccino”; più o meno tutte ne soffrono, ma, sempre per le ragioni esposte prima, diventa particolarmente deleterio per chi pratica un tennis spiccatamente offensivo.
Una situazione del genere, sempre a Montreal, è accaduta a Madison Keys al terzo turno contro Venus Williams: Venus era in cattiva giornata e Madison si era portata avanti 6-1, 3-1, 15-40 servizio Williams. Con il doppio break di vantaggio probabilmente avrebbe chiuso subito il match; invece è stata incapace di sfruttare più occasioni, in alcuni casi sbagliando facili vincenti direttamente su seconde molto deboli di Venus. Che alla fine ha tenuto il servizio e, aiutata anche dagli errori a ripetizione di Madison, si è aggiudicata il secondo set al tie break. È stato necessario il terzo set per vincere 6-1, 6-7, 6-3.

Un’altra super-attaccante che è andata incontro a grandi delusioni nelle finali è Camila Giorgi. Non solo ne ha perse tre su quattro disputate, ma in due occasioni dopo essere perfino arrivata al match point. Al dunque le è mancato qualcosa.
Giorgi ha anche perso una partita contro Venus Williams agli Australian Open 2015 (6-4, 6-7, 1-6,) che nell’andamento dei primi due set ha ricordato quella dell’altro giorno di Madison Keys: prevalenza per un set e mezzo, mancata occasione del doppio break nel secondo, e perdita del set al tiebreak.

Un altro aspetto tipico delle giocatrici di attacco estremo è questo: a volte, quando cominciano a sbagliare, innescano dei circoli viziosi, estremamente negativi. Il loop assume connotati quasi autodistruttivi: e allora i gratuiti si moltiplicano, spesso su palle che sembrerebbero facilissime, con errori sconcertanti.
Di nuovo: personalmente sono convinto che tutto parta dalla testa. Ma non nel senso di incapacità di lettura tattica dei match e di inadeguatezza nella scelta delle soluzioni giuste da adottare; no, dalla testa nel senso di peso psicologico, che impedisce di eseguire il colpo con la necessaria tranquillità.
È una spiegazione sostanzialmente diversa rispetto a chi, ad esempio, ritiene che i limiti di Camila Giorgi siano soprattutto tattici e tecnici. Non voglio entrare nella questione nel dettaglio, anche perché ne ho già parlato altre volte; quello che qui mi interessa sottolineare è che la maggior parte degli errori secondo me derivano dalla incapacità di dominare lo stress.

E non è detto che questa sia una interpretazione più ottimistica della questione: al contrario, temo sia molto complicato riuscire a superare le proprie debolezze psicologiche. Per questo non credo che il problema si possa sistemare invocando cambi di tattica; anche perché nella storia di queste giocatrici ci sono partite raddrizzate semplicemente innescando circoli virtuosi, con il ritorno dei vincenti a ripetizione.
Ecco perché diventa ancora più difficile chiedere, ad esempio, a un talento come Madison Keys di mettersi ad allungare prudentemente il palleggio da fondo solo perché ha dato il via a una sequenza di errori gratuiti. Anche perché, per questo tipo di giocatrici, un cambio di tattica non significa una semplice e banale variazione di schemi: per chi è abituata a scendere in campo con l’idea che le sorti di un match dipenderanno soprattutto dal proprio modo di giocare, decidere di rinunciarci assume un valore ben più radicale.

In sostanza: la questione psicologica per le super-attaccanti è particolarmente difficile da gestire. Anche se tra quelle in attività ci sono casi di giocatrici che, se non altro, dimostrano di patire meno il problema del braccino. Per esempio Petra Kvitova, che, pur essendo estremamente discontinua (e pur soffrendo anche lei di loop negativi durante i match), quando è stata in grado di raggiungere le finali ne ha più vinte che perse (17-6); risultati ottenuti mettendo in campo spesso ottime prestazioni, senza penare particolarmente al momento di chiudere.

Ma per chi, come Madison Keys, sembra soffrire di timore di vincere, è possibile superare queste difficoltà? Secondo me sì. Non è facile, come dicevo sopra, ma possibile. Ci sono giocatrici che hanno dimostrato di saper maturare nel tempo. Keys ha solo 21 anni, ed è una tennista ancora in evoluzione, quanto meno tecnica.
Francesca Schiavone ha perso otto finali prima di riuscire a vincere un torneo; poi però è arrivata ad aggiudicarsi addirittura il Roland Garros. Lucie Safarova ha attraversato una fase di carriera in cui ha perso tanti match importanti sul filo di lana, prima di riuscire a togliersi grosse soddisfazioni (vittoria in tornei Premier, finali e semifinali Slam, ingresso in top ten). Sono quindi state in grado di imparare a tenere sotto controllo (o se non altro a limitare) i momenti di stress, che penalizzavano le loro doti. Mi rendo conto che per una super-attaccante il percorso può risultare particolarmente difficile, ma non penso sia impossibile.

Per quanto riguarda Keys vorrei aggiungere un ultimo aspetto, del tutto specifico: a mio avviso dispone di colpi così superiori da potersi permettere di vincere match importanti anche senza dare il meglio di sé. Certo, sotto un certo livello di rendimento nemmeno a lei è consentito scendere, ma non credo che per raggiungere grandi risultati sia obbligata a giocare la partita “perfetta”.
A Montreal alcuni suoi colpi viaggiavano così velocemente che le avversarie non erano nemmeno abituate a valutarli nel modo corretto; non ho mai visto così tante volte le giocatrici provare a inseguire la palla, salvo poi rendersi conto che sarebbe stata al di fuori dalla loro portata. Questo significa che normalmente quella traiettoria per loro risultava raggiungibile: ma non con la velocità impressa da Keys.
Nell’ultima stagione Madison ha evidenziato progressi nel footwork e anche nel rovescio: un colpo che, se non è certo diventato immune da errori, viaggia oggi a una velocità vicina a quella del dritto. Si tratta realmente di doti fuori dal comune: ecco perché, pur con tutte le difficoltà raccontate, continuo a pensare che nessun traguardo possa esserle precluso.

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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International Hall of Fame: Cara Black la più votata dai tifosi di tennis

Cara Black, dieci volte campionessa di Slam in doppio e misto, ha superato Ana Ivanovic e Carlos Moya nel voto popolare

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International Hall of Fame - Newport (foto Ubitennis)

Gli appassionati di tennis hanno espresso il loro giudizio: Cara Black, la dieci volte campionessa di Slam in doppio e doppio misto, merita di essere inserita nell’International Tennis Hall of Fame. La campionessa zimbabwese ha preceduto Ana Ivanovic e Carlos Moya.

Votazione di grande successo, con decine di migliaia di tifosi ad aver votato, provenienti da 150 paesi.

Il giudizio degli appassionati di tennis  è solo una componente del multiforme processo elettorale della Hall of Fame. Oltre al voto dei tifosi, ci sarà la votazione dei giornalisti di tennis, degli storici e degli Hall of Famers.

 

Ciascun candidato riceverà punti percentuali in base al gruppo di provenienza dell’elezione. Black riceverà tre punti percentuali in più, Ivanovic due punti percentuali in più, Moya guadagnerà un punto percentuale in più. “La votazione dei tifosi è giunta al suo quinto anno e rappresenta un tassello importante nel motore di questo sport. Il numero elevato dei votanti e la loro provenienza da tutto il mondo testimonia quanto affetto c’è per questa disciplina”, afferma Todd Martin, CEO, International Tennis Hall of Fame

Durante i suoi 17 anni di carriera, Black ha vinto 60 titoli WTA di doppio, di cui tre a Wimbledon e uno agli Australian Open e agli US Open. Con 163 settimane in testa alla classifica di doppio della WTA, Black è dietro solo a Martina Navratilova e Leizel Huber di tutti i tempi. Nel doppio misto, è tra le giocatrici più affermate della storia, conquistando cinque titoli importanti con due partner. Black è una delle sole tre donne nell’era Open ad aver ottenuto un Career Grand Slam nel doppio misto.

Sono orata del giudizio dei tifosi e del loro voto. Essere inseriti nella International Tennis Hall of Fame è  un traguardo che tutti i tennisti vorrebbero tagliare”, afferma Cara Black.

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