Katowice 2016, Camila Giorgi un anno dopo

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Katowice 2016, Camila Giorgi un anno dopo

Terza finale consecutiva (persa) al torneo di Katowice da parte di Camila Giorgi. Anno dopo anno prosegue l’evoluzione del suo gioco

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Dal 2014 in poi, questo è il quarto articolo che dedico a Camila Giorgi. Se si esclude il più recente, che risale all’ultimo Wimbledon e si occupava di una sua conferenza stampa (avevo provato a descrivere quello che era accaduto con i giornalisti italiani e danesi), gli altri due erano stati scritti dopo le finali perse di Katowice.
Qui l’articolo dell’aprile 2014
Qui l’articolo dell’aprile 2015

In entrambi cercavo di analizzare il tennis di Giorgi, e di raccontare le trasformazioni in corso, stagione dopo stagione. Dato che non mi piace ripetere le stesse cose, se oggi ho deciso di tornare sul tema è per due motivi: il primo è perché mi pare che ci siano aspetti nuovi e differenti da considerare riguardo al suo modo di giocare; il secondo è perché, malgrado i cambiamenti, sembra che l’opinione sul suo tennis in molti casi sia rimasta immutata. Comincio da questo secondo tema.

A giudicare dai post di commento alle sue partite, la posizione più comune di chi critica Camila è che sia sempre uguale, la solita “sparapalle”, che “tira tutto al massimo”, che “non sappia variare il gioco”. Non so se questa sia l’opinione della maggioranza oppure no. Di una cosa però sono sicuro: mi trovo in totale disaccordo con questa interpretazione.

 

Forse si poteva rintracciare qualcosa di simile all’atteggiamento alla “o la va o la spacca” nella giocatrice precedente al 2013. Per intenderci: la Giorgi che per ragioni di ranking alternava i tornei ITF a quelli del circuito maggiore, e che cercava il vincente prendendo rischi molto superiori, basandosi quasi costantemente sull’uno/due da fondo campo.
Ma poi, per come la vedo io, negli anni successivi è cominciata la sua evoluzione; e da allora ha progressivamente modificato il gioco. Quando oggi vedo Camila scambiare capita molto raramente che effettui ogni colpo sempre con lo stesso livello di aggressività; ed è anche diventato molto più raro il tentativo di chiudere gli scambi con l’uno/due, a meno che la situazione tattica non lo renda quasi obbligatorio.

Eppure la critica permane. Perché? Lasciando da parte i pregiudizi, così come i giudizi che potrebbero derivare da una limitata conoscenza del tennis femminile (che pure, in qualche caso, mi pare si possa intuire) direi che forse questa idea potrebbe essere frutto del modo particolare che ha Camila di stare in campo. Mi spiego: nel circuito WTA ci sono giocatrici più sistematicamente offensive di lei, eppure non vengono altrettanto criticate. Se questo invece accade con Giorgi forse deriva dalla sensazione che si ricava dalle sue specificità; Camila infatti ha probabilmente il primato della reattività: è rapidissima di piedi, molto veloce di braccio. Caratteristiche quasi uniche, che potrebbero trasmettere una impressione di aggressività differente rispetto al solito: una aggressività quasi ansiosa; del resto perfino quando è seduta durante le pause rimane in tensione, agitando nervosamente la gamba. Questo modo quasi frenetico di tenere il campo forse finisce per ingannare sulla realtà del suo gioco, che è invece molto più articolato e ragionato di quanto alcuni percepiscono.

C’è poi il tema dei doppi falli, che però è diventato un argomento popolare più di recente, quando cioè la nomea di “scriteriata” era ormai diffusa. Devo confessare che il dato dei doppi falli non mi è mai sembrato di per sè così importante; se devo valutare l’atteggiamento tattico con un solo numero, allora trovo più significativa la percentuale di punti vinti sulla seconda palla. Quella sì, restituisce sinteticamente l’efficacia e la sensatezza o meno di alcune strategie. Perché se per non commettere doppio fallo si serve una seconda “mozzarella” si eviterà l’errore, ma in compenso si verrà sistematicamente attaccate in risposta; risultato: percentuale di punti vinti inferiore a chi prende maggiori rischi ma riesce poi a tenere il controllo dello scambio. E anche nei momenti peggiori, nella classifica relativa ai punti vinti sulla seconda Giorgi non è mai uscita dalle 60 migliori del mondo (in questo momento è 34ma). In ogni caso nel 2016 sembra aver ridotto il numero di doppi falli (nell’ultimo rilevamento disponibile di aprile è al quinto posto).

Con questo tema si entra nella questioni più legate agli aspetti tecnici: i cambiamenti di Camila nell’ultimo anno. Dicevo prima che il suo tennis si è fatto sempre più ragionato e controllato. Sottolineo a questo proposito quattro aspetti:

1) Purtroppo non dispongo di numeri e quindi posso solo esprimere un’opinione, su cui però mi sento abbastanza sicuro: se andassimo a misurare nel corso delle stagioni quello che in inglese viene chiamato “net clearance” troveremmo che il dato di Giorgi è regolarmente cresciuto. E probabilmente non è mai cresciuto tanto come negli ultimi dodici mesi.

https://youtu.be/5G1zixFAsag

Come si vede dal filmato qui sopra, con net clearance si intende il margine che ha la traiettoria di una palla rispetto alla rete. Si può dire che (a parità di punto di impatto e di rimbalzo) maggiore è il topspin, maggiormente è arcuata (e sicura) la parabola della palla, e quindi la distanza in altezza sulla rete al momento di scavalcarla.
E negli ultimi dodici mesi Giorgi ha aumentato il margine sulla rete, grazie al maggiore topspin non solo nel dritto ma anche nel rovescio. Camila ultimamente ne fa un uso frequente in chiave difensiva: si affida cioè alle parabole arcuate quando ha bisogno di più tempo per recuperare la posizione; è una scelta che molto spesso le consente di “tenere” in fase di contenimento senza dover arretrare troppo.
E credo che tutti possano concordare almeno su un aspetto: per quanto negli anni abbia modificato il proprio gioco, ha sempre mantenuto la caratteristica (estremamente positiva) di saper stare a ridosso della linea di fondo.

2) L’altra questione su cui mi sento abbastanza sicuro, anche se purtroppo non posso confermarlo con dei numeri, è l’aumento della percentuale totale di colpi incrociati rispetto al passato. Dunque un’altra scelta prudenziale, visto che preferire il cross rispetto al lungolinea significa giocare più in sicurezza: il cambio di direzione lungolinea è infatti una opzione non solo più difficile tecnicamente, ma anche geometricamente (la rete è più alta ai lati e quindi è più difficile da scavalcare).

3) La terza scelta “di sicurezza” della Giorgi degli ultimi tempi è la maggior frequenza del servizio in kick. Su questo credo che alla base ci sia un progresso fisico-tecnico, visto che l’esecuzione della battuta con il kick è comunque un’arma in più da utilizzare, e se prima Camila la usava poco era probabilmente per limiti tecnici; o forse per problemi fisici. E con un kick più efficace i doppi falli sono calati.

4) Quarto punto: la posizione in risposta. Dopo la stagione iper aggressiva del 2014 e il passo indietro nella posizione di attesa compiuto nel 2015, Giorgi è ulteriormente arretrata nel 2016, limitando di conseguenza gli errori in questo fondamentale. Sembra anche avere iniziato a modulare la posizione in funzione delle qualità al servizio delle avversarie.
Malgrado questo, rimango dell’idea che la risposta sia il maggior punto debole del suo gioco; ma se non altro con le ultime scelte ha ridotto i gratuiti che compiva anche contro avversarie dal servizio non trascendentale.

A questi quattro aspetti evolutivi ne aggiungerei un quinto, che non ha però a che fare con la prudenza: Camila sembra avere completato l’attitudine alla verticalizzazione, un’evoluzione che era in atto da diverse stagioni. Se infatti da teenager quasi mai si spostava dalla linea di fondo, negli anni ha progressivamente iniziato a muoversi verso la rete, attaccando sulle traiettorie più corte, ma anche sulle parabole alte difensive delle avversarie. Ormai questo atteggiamento è diventato sistematico e se a volte sbaglia i colpi di volo (schiaffi o volèe classiche) accade per errori puramente esecutivi, ma non più per errori sui tempi di gioco, che sembrano completamente introiettati.

Tutto bene quindi? Non direi, almeno per come la vedo io. Del resto i risultati e la classifica WTA non confermano il quadro positivo che si potrebbe dedurre da quanto ho scritto sin qui. Prima di Katowice Giorgi era oltre il centesimo posto nella Race (anche a causa del sorteggio sfortunato nello Slam australiano: primo turno contro Serena Williams), e ha interrotto il trend positivo nel ranking che durava da alcuni anni, visto che è scesa dalla posizione a ridosso del trentesimo posto sino a poco meno del cinquantesimo.
Ci sono due questioni su cui ho delle perplessità legate ai primi due temi sopra descritti.

Comincio dal punto 1: aumento del topspin. Come ho già detto, nel caso di Camila la scelta del colpo liftato è quasi sempre una opzione prudenziale. Ma sono frequenti le volte in cui la traiettoria risulta corta, e questo spesso significa consegnarsi al contrattacco avversario. Soprattutto quando il punto è importante, a me sembra soffra di timori nel trasferire il peso del corpo sulla palla. Credo accada perché è consapevole che quanto più colpisce “attraverso“, tanto più occorre poi avere decisione e tempismo nella chiusura dello swing (altrimenti la palla finirebbe fuori di metri). Allora per non correre rischi si rifugia in un movimento incompleto che però rende attaccabile la palla, che sale e ricade troppo tenera, facilmente gestibile dalle avversarie. In sostanza: una Giorgi troppo prudente; o meglio: titubante.

E un eccesso di prudenza lo riscontro anche facendo riferimento al punto 2, vale a dire l’aumento del ricorso al gioco incrociato. Un aumento che forse si sta facendo eccessivo. Non pretendo che torni la Giorgi coraggiosissima di qualche stagione fa, ma ultimamente mi sembra che troppo spesso abbia il timore di utilizzare il lungolinea. Eppure era una delle sue migliori doti, una delle caratteristiche che le aveva consentito di mettere in difficoltà anche le più forti.

In sostanza si tratta di due questioni che da una parte danno l’idea di una tennista più matura e consapevole (al contrario di quanto sostengono i suoi detrattori), ma che dall’altra sono anche il segno che la Giorgi dell’ultimo periodo è una tennista che fatica a esprimersi con la decisione e la sfrontatezza che le aveva consentito in passato di rendersi protagonista di vittorie sorprendenti. La giocatrice che da giovanissima sembrava non avere paura di nulla e che amava la grande sfida si è fatta più incerta, sino a farsi prendere, a volte,  da crisi di braccino. La statistica contro le top ten lo conferma: fino al 2014 aveva un record addirittura positivo, di 5 vinte e 3 perse. Dal 2015 negli ultimi sei incontri il bilancio è di 1 vinta e 5 perse.

Se dovessi scegliere la partita simbolo di questa involuzione citerei la sconfitta contro Venus Williams agli Australian Open 2015 (4-6, 7-6, 6-1); un incontro in cui aveva prevalso su un’ottima Venus, sino a sfiorare il doppio break di vantaggio nel secondo set, e arrivando comunque a servire per il match; ma al dunque il suo rendimento era sceso, e dopo aver mancato l’occasione era crollata nel terzo set.
Faccio riferimento a quel match per l’importanza dell’avversaria e dell’evento, ma in realtà è difficile identificare un preciso prima e dopo. Direi che, come accade a quasi tutte le giovani, agli esordi si sente molto meno lo stress ed è più semplice, sulla spinta dell’entusiasmo, dare il meglio di sé. Ma poi la pressione sale, la consapevolezza dell’importanza dei risultati aumenta, e diventa difficile giocare a mente libera.

È quello che ho chiamato “sindrome del sophomore”, una fase molto impegnativa da superare, che per alcune diventa una specie di complesso che imprigiona mentalmente, impedendo di rendere al massimo delle proprie possibilità. E non tutte riescono a superare questa fase, tornando a esprimersi con la freschezza degli esordi.
La Giorgi dei primi tempi era discontinua, ma lo era in assoluto: poteva vincere contro una top ten e poi perdere dalla numero 120 del ranking. Oggi i risultati sono più razionali: batte le giocatrici di ranking inferiore con maggiore regolarità, ma è da un po’ di tempo che non riesce più a mettere davvero paura alle più forti.

Scrivevo nel 2014: “Normalizzando il suo tennis, “mettendo la testa a posto”, quasi certamente Camila taglierebbe i picchi più bassi ma anche quelli più alti di rendimento; questo potrebbe ridurre le giornate-no e quindi alcune sconfitte con giocatrici di bassa classifica; ma poi temo si perderebbe anche la possibilità di puntare davvero in alto. Non per niente Giorgi ha un ottimo record con le giocatrici di alta classifica. Ne varrebbe la pena? E’ una scelta che probabilmente dipende dalla grandezza delle sue ambizioni”.

Alcuni cambiamenti sono stati sicuramente degli arricchimenti (il servizio in kick, la capacità di verticalizzare); invece altri (il maggiore top spin, il minore uso del lungolinea) potrebbero rivelarsi un’arma a doppio taglio. Non vorrei che con queste scelte di gioco più conservative Giorgi finisse per limitare le proprie potenzialità trovando una dimensione nel circuito più stabile, ma anche meno importante.
C’è chi dice che a quasi venticinque anni ormai non ci si possa più aspettare grandi progressi da Camila. Personalmente non ne faccio una questione di età (perché penso che ogni giocatrice abbia differenti tempi di crescita e di maturazione) quanto piuttosto di capacità di valorizzare al meglio le proprie doti, trovando il proprio specifico equilibrio: non solo tecnico-tattico, ma anche psicologico.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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