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US Open 2016, ancora in alto mare la sperimentazione del “serve clock”

Il cronometro in campo per misurare i 20 secondi tra un punto e l'altro, provato qui a Flushing Meadows nel torneo junior, era una novità attesa con interesse da molti. Ma siamo ancora lontani dal poterne valutare l'efficacia, o l'applicabilità nei circuiti maggiori

Ultimo aggiornamento: 07/09/2016 18:48
Di Luca Baldissera Pubblicato il 07/09/2016
3 min di lettura 💬 Vai ai commenti

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Come vediamo nell’immagine qui sopra, per Stefanos Tsitsipas stavolta c’è mancato un pelo.

Parliamo naturalmente della novità in fase di sperimentazione quest’anno nei tornei junior, il cronometro in campo, posizionato da entrambi i lati dietro i giocatori. In questo modo, i famosi 20 secondi tra un punto e l’altro dovrebbero poter essere misurati con esattezza e in modo esplicito, ma soprattutto in modo ben visibile per i tennisti stessi. La prova, per ora, non sta dando indicazioni granchè precise, considerando che gli junior di norma vanno già di loro molto rapidi a servire il punto successivo.

Alla ITF non hanno saputo darci nemmeno la minima informazione sulle regole esatte di implementazione di questo sistema, dicendoci che è praticamente tutto lasciato alla discrezionalità degli “umpire”. L’unica certezza è che il cronometro (come i tabelloni segnapunti stessi) è collegato direttamente al tablet dell’arbitro di sedia, e scatta quando viene inserito il punteggio nel dispositivo. Personalmente, seguendo qualche match, ho visto che la tendenza generale è quella di attendere, a seconda di come è andato lo scambio, che il pubblico smetta di applaudire (o che si risolvano altre eventuali situazioni di disturbo per la ripresa del gioco). Poi viene chiamato il “30 pari” (per esempio), e in quell’istante parte il conto alla rovescia. Dopodichè, ho visto in qualche caso fermare il cronometro all’inizio del movimento del servizio, in altri nell’istante in cui la palla lascia la mano del giocatore quando viene lanciata, in altri ancora quando viene effettivamente colpita. In un paio di circostanze ho visto il countdown arrivare a zero, ma non è stato preso alcun provvedimento, forse anche perchè i ragazzi “pizzicati” a sforare lo avevano fatto proprio di un nulla, tipo un  secondo o due.

Sempre al banco informazioni ITF mi hanno spiegato che l’idea è di lasciare mano libera agli arbitri, e poi a fine torneo sentirli e valutare le modalità di utilizzo del cronometro con cui la maggioranza si è trovata meglio, anche ovviamente in termini di gestione del gioco e di rapporto con i giocatori.

A livello di top-player le dichiarazioni al riguardo sono state piuttosto improntate allo scetticismo. Siamo comunque appena in fase di beta-testing, però, e per parecchio tempo ancora i “ritardatari cronici” del circuito ATP (non serve fare nomi, vero?) potranno dormire sonni tranquilli (pure tra un punto e l’altro).


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TAGGED:Us Open 2016
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