Bilancio degli US Open femminili 2016

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Bilancio degli US Open femminili 2016

Gli ultimi US Open non sono stati solo il torneo del passaggio di consegne da Serena Williams ad Angelique Kerber e della novità in chiave Slam di Karolina Pliskova

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E così gli US Open hanno sancito il cambio al vertice WTA, da Serena Williams ad Angelique Kerber. Con un po’ di enfasi si potrebbe parlare di fine di un’era, considerando il fatto che Kerber non solo ha vinto il torneo, ma si è presa anche il primato del ranking, interrompendo il dominio di Serena che durava da tre anni e mezzo consecutivi (febbraio 2013). Quello che non era accaduto a Cincinnati, quando Angelique aveva sfiorato il primo posto in classifica, mancandolo per un solo match, si è compiuto tre settimane dopo. E oggi i punti di vantaggio sono oltre 1500 (8730 a 7050).
Non credo si possa spiegare il nuovo quadro WTA, con una sola motivazione. A me pare che il cambio della guardia e la vittoria di Kerber siano il risultato di più cause, che hanno inciso contemporaneamente. Per questo preferisco procedere per temi e soggetti separati.

– Angelique Kerber
Sul modo di giocare di Angelique Kerber e su come ha condotto gli ultimi US Open vorrei tornare martedì prossimo con un articolo specifico, esclusivamente dedicato a lei. Per questa volta mi limito a sottolineare alcuni temi, che la riguardano in riferimento al movimento femminile nel suo complesso.

Il primo aspetto, quello che secondo me ha un carattere davvero epocale (più ancora del cambio di leadership nella classifica) è che anche nella WTA sta avendo successo a livello Slam un tennis in cui prevale l’aspetto difensivo rispetto a quello offensivo. Mai negli ultimi dieci anni era accaduto: per verificarlo basta rileggere l’albo d’oro dei Major, e scorrere i nomi che compaiono dal 2006 in poi. Con un gioco prevalentemente di contenimento era già stato possibile raggiungere i vertici del ranking (Wozniacki, Jankovic), e anche arrivare in finale negli Slam: mai però vincerli. Il doppio successo di Kerber a Melbourne e New York è dunque realmente una novità estremamente significativa. Solo il tempo ci dirà se le vittorie di Angelique risulteranno un caso isolato o invece l’inizio di una nuova tendenza.

 

Per il momento si può sottolineare un secondo aspetto, un dato banale ma incontrovertibile: in questa stagione Kerber è stata molto costante ad altissimi livelli. Ha incominciato a vincere in Australia, e ha continuato a farlo sino a oggi. Due vittorie Slam sul cemento (Australian Open e US Open), una finale a Wimbledon, più tutta una serie di altri ottimi risultati (vittoria a Stoccarda; finale alle Olimpiadi, Cincinnati e Brisbane; semifinale a Miami, Charleston e Montreal). Del resto non si arriva a quasi novemila punti per caso.
E’ stata eccezionale sia sul piano fisico che su quello mentale, mantenendo una continuità di rendimento notevolissima. In questa stagione ha mancato solo il Roland Garros, mentre è stata l’unica che è riuscita ad arrivare in fondo sia alle Olimpiadi che a Flushing Meadows.

– Serena Williams
Nello sport anche i domíni più solidi prima o poi devono finire. Quello di Serena ai vertici della classifica WTA è durato 186 settimane consecutive, ma si è interrotto alla soglia dei 35 anni (che compirà il 26 settembre prossimo). L’anno scorso di questi tempi aveva forse subito la sconfitta più cocente della carriera, contro Roberta Vinci in semifinale, a un passo dal Grande Slam. Quest’anno nuovamente le è stata fatale la semifinale, contro Karolina Pliskova.
Ma se nel 2015 erano stati soprattutto gli aspetti psicologici e tattici ad averla messa in crisi, nell’ultima edizione degli US Open sono emersi i problemi fisici. Reduce da guai alla spalla alle Olimpiadi, ha dato forfait a tutti i tornei delle US Open Series; eppure il riposo non è stato sufficiente per ritrovare la giusta condizione a Flushing Meadows.
Contro Simona Halep nel secondo set Serena è apparsa in grande difficoltà negli spostamenti, e nel terzo set a mio avviso se l’è cavata grazie alla enorme classe, e anche perché Halep ha compiuto scelte tattiche non impeccabili. Poi però il giorno successivo non è riuscita a recuperare la migliore efficienza contro Pliskova (che le ha saputo tenere testa nel bilancio dei colpi di inizio gioco e ha complessivamente avuto la meglio negli scambi prolungati) forse anche per un problema al ginocchio sinistro. Un malanno che è (ri)emerso durante il torneo.

A questo punto penso che forse nemmeno lei stessa abbia del tutto chiaro come impostare il finale di stagione, e più in generale il calendario 2017. E’ evidente che alla sua età dovrà risparmiarsi, centellinando gli impegni secondari. Ma anche la scelta di giocare molto poco, 8-10 settimane all’anno, rinunciando alla routine dei tornei WTA, secondo me non manca di controindicazioni: pause molto prolungate potrebbero portarla ad “arrugginirsi” (correndo il rischio di sconfitte sin dai primi turni al rientro), ma anche ad aumentare la probabilità di infortuni per mancanza di abitudine a certe sollecitazioni che solo una vero match sviluppa. D’altra parte il suo corpo reclama periodi di sosta più lunghi per recuperare gli sforzi e i piccoli traumi che la partita procura.
Per un’atleta con un fisico particolare come il suo non sarà facile trovare il giusto equilibrio tra attività agonistica, allenamento e riposo.

– Karolina Pliskova
Finalmente! E’ la prima cosa che mi viene da dire pensando agli US Open di Pliskova. Era ora che Karolina disputasse un Major da protagonista. Anche se era reduce dalla vittoria di Cincinnati, temevo sarebbe nuovamente caduta al primo ostacolo serio; invece al terzo turno ha trovato come avversaria Anastasia Pavlyuchenkova, contro cui si era incrociata tre volte nell’ultimo anno e mezzo, sempre vincendo nettamente. Un parziale di sei set a zero che potrebbe averla aiutata a giocare con meno ansia, e a liberarsi dal complesso dello Slam.
Superata Pavlyuchenkova (6-2, 6-4), ha sconfitto Venus Williams nella partita forse più appassionante del torneo, con match point da una parte e dall’altra e decisione solo al tiebreak del terzo set (4-6, 6-4, 7-6). Un confronto in cui, logicamente, gli spettatori appoggiavano la beniamina di casa; ma avere il pubblico contro non ha fermato Karolina: dopo un inizio titubante è progressivamente salita di livello, finendo per esibire il tennis dei giorni migliori.
Poi ha mantenuto quella qualità di gioco nella seconda settimana, sino a superare Serena Williams addirittura due set a zero (6-2, 7-6). E Serena, anche quando non è al massimo della forma, non è mai facile da battere negli Slam. In questo modo Pliskova è diventata l’ottava giocatrice in grado di sconfiggere Venus e Serena nello stesso torneo. Questi i precedenti:

Arantxa Sanchez-Vicario 1998 Sydney: Serena in SF+ Venus in F
Steffi Graf 1999 Sydney: Serena in 2R+ Venus in QF
Martina Hingis 2001 Australian Open: Serena in QF+ Venus in SF
Kim Clijsters 2002 WTA Finals: Venus in SF+ Serena in F
Lindsay Davenport 2004 Los Angeles: Venus in SF+ Serena in F
Justine Henin 2007 US Open: Serena in QF+ Venus in SF
Kim Clijsters 2009 US Open: Venus in 4R+ Serena in SF
Jelena Jankovic 2010 Roma: Venus in QF+ Serena in SF
Karolina Pliskova 2016 US Open: Venus in 4R+ Serena in SF

In finale contro Kerber ha iniziato un po’ incerta, meno fluida nell’esecuzione dei colpi e negli spostamenti rispetto al solito; ma poi a metà secondo set si è data una scossa: dopo il cambio di campo del 2-3 ha deciso di spingere di più, di assumere un comportamento più intraprendente, verticalizzando maggiormente il gioco. E l’atteggiamento ha funzionato. Avanti 3-1 nel set finale, forse ha cominciato a rendersi conto di essere a un passo dal successo, o forse ha pagato lo sforzo che il cambio di ritmo aveva richiesto, finendo per appannarsi e aumentare gli errori gratuiti, sino al parziale di zero punti a otto nei due game conclusivi (6-3, 4-6, 6-4). Ha mancato il successo pieno, ma questi US Open ci hanno regalato una giocatrice in più in grado di essere protagonista negli eventi importanti.

– Caroline Wozniacki
Gli US Open sono lo Slam di elezione di Wozniacki, che quando gioca sul cemento nella costa est degli Stati Uniti dà il meglio di sé: quattro volte vincitrice a New Haven, ma soprattutto già due volte finalista e due volte semifinalista in passato a New York.
In questa occasione ha sconfitto giocatrici insidiose e molto differenti tra loro come Schiavone Townsend, Kuznetsova, Niculescu, Keys. Poi di fronte a un’avversaria con qualche problema fisico come Sevastova, è rimasta lucida e concentrata, di fatto impedendo che entrasse in partita (6-0, 6-2).
Si è fermata solo contro la futura vincitrice Kerber (6-4, 6-3), ma grazie a questo torneo è tornata nella top 30 lasciandosi alle spalle una stagione tribolata e penalizzata dagli infortuni. Chissà se basterà per farla desistere dai propositi di ritiro.

– Simona Halep
Halep è arrivata sino ai quarti di finale, giocando molto bene di fronte a due avversarie impegnative. Contro Carla Suarez Navarro ha vinto un match di alta qualità (6-2, 7-5); una qualità mantenuta anche in occasione della sconfitta contro Serena Williams (6-2, 4-6, 6-3). Dopo aver sofferto all’inizio lo strapotere al servizio di Serena, ha ribaltato la situazione nel secondo set: ha saputo rendere i punti più lottati e faticosi, battagliando con palleggi ad alta velocità, condotti in modo straordinario.
Sembrava avere messo alle corde Williams sul piano fisico, ma poi nel terzo set ha forse peccato in alcune decisioni tattiche: secondo me ha cercato un po’ troppo il contropiede, quando invece Serena, ormai stanca, spesso prendeva il rischio di non rientrare velocemente verso il centro del campo. In più Simona ha rinunciato varie volte al proprio cross di dritto dal centro, privilegiando l’inside out; una impostazione che ha virtualmente ridotto la larghezza del campo che Serena doveva coprire, visto che già il palleggio tendeva a stazionare sulla diagonale dei rovesci. Un scelta che secondo me non ha pagato, e ha consentito a Williams di recuperare energie e lucidità per chiudere a suo favore il match.
Al di là della sconfitta, resta il fatto che se saprà mantenere il livello di gioco newyorkese potrebbe fare molta strada nei prossimi tornei.

– Anastasija Sevastova
Sevastova è uscita vincitrice dalla porzione di tabellone sulla carta più difficile. Muguruza, Konta, Bencic, Puig, Petkovic, Crawford, Schmiedlova, Pironkova, Zheng, Bondarenko. Tutte racchiuse in uno spicchio di 16 giocatrici. Alla fine è emersa Anastasija, superando in prima persona Muguruza (7-5, 6-4) e Konta (6-4, 7-5). Superando anche il braccino che l’ha colpita nei finali di partita, che l’ha rallentata ma non bloccata.
È stata sfortunata nei quarti di finale contro Wozniacki, quando una distorsione alla caviglia, accusata proprio all’inizio del match (nel secondo game) l’ha limitata negli spostamenti.
Pensavo che il suo tennis piuttosto completo ma un po’ leggero non sarebbe stato sufficiente a portarla così avanti in uno Slam, né sarebbe bastato a sconfiggere giocatrici toste e potenti fisicamente come Muguruza e Konta. Invece Sevastova ha supplito ai limiti di forza muscolare con la varietà tattica e con la grande profondità di palla: una profondità che le ha consentito di tenere spesso l’iniziativa e che ha imbrigliato la potenza delle avversarie.

– Roberta Vinci
A New York Vinci aveva da difendere la finale del 2015, ma si è presentata con un problema al tendine di Achille. Il tabellone le ha riservato avversarie non impossibili ma nemmeno banali (Friedsam, McHale, Witthoeft, Tsurenko), e Roberta ha saputo batterle grazie a un mix di tecnica e di esperienza. Si è fermata contro Kerber (7-5, 6-0): per giocarsela con più chance avrebbe dovuto avere un condizione fisica perfetta, che le permettesse di continuare a tenere in scacco l’avversaria grazie a palleggi articolati, ricchi di palle senza peso. Una volta perso in volata il primo set, la Vinci attuale non aveva la condizione per pensare di riuscire ad aggiudicarsi il match in rimonta.

– Le difficoltà delle attaccanti
Ne ho già parlato prima: a New York ha vinto una giocatrice prevalentemente di difesa come Kerber, e quasi tutte le tenniste più offensive, per una ragione o per l’altra, hanno fallito. Per i bookmaker queste erano le giocatrici di attacco da tenere in considerazione: Serena, Muguruza, Keys, Kvitova, Konta, Puig, Pliskova.
Per eliminare due delle favorite come Muguruza e Konta è bastata Sevastova, mentre Keys è stata eliminata da Wozniacki in un incontro affrontato con poca pazienza, e con un rovescio deficitario (6-3, 6-4). Kvitova contro Kerber ha disputato per un set e mezzo un match piuttosto abulico, senza carica agonistica; ha incominciato a crederci quando ormai la situazione di punteggio era quasi compromessa e anche il minimo passaggio a vuoto sarebbe stato fatale: evento che si è puntualmente verificato (6-3, 7-5).

La mia sensazione è che molte di queste giocatrici non abbiano del tutto recuperato le fatiche, fisiche e mentali, delle Olimpiadi. E’ probabilmente accaduto a Kvitova, è sicuramente accaduto a Puig, e credo anche a Keys; mentre Serena è uscita da Rio 2016 con un infortunio che ha compromesso la preparazione allo Slam.
E forse non è un caso che la migliore di tutte le attaccanti sia stata l’unica che alle Olimpiadi aveva deciso di rinunciare, cioè Pliskova. Invece che andare a Rio, Karolina ha programmato (e vinto) Cincinnati, ed è arrivata con la giusta riserva di energie psicofisiche agli US Open.
Aggiungerei anche che il caldo umido delle due settimane newyorkesi non ha aiutato a rimanere lucide nell’arco dell’intero match le tenniste che praticano un gioco ad alto rischio, alla costante ricerca del vincente.

– Le assenti
Agli ultimi US Open sono mancate per ragioni diverse tre giocatrici importanti: Pennetta, Sharapova, Azarenka. Flavia Pennetta a New York non era solo la campionessa uscente, dato che nelle edizioni precedenti aveva raggiunto anche una semifinale e tre quarti di finale. Del valore sul cemento e del palmarès di Maria Sharapova e Victoria Azarenka è superfluo parlare.
Personalmente l’assenza di due ex numeri uno del tennis femminile come Sharapova e Azarenka l’ho sentita. Consoliamoci con la speranza legata al fatto che solo Pennetta ha detto la parola fine alla propria carriera, mentre Sharapova e Azarenka potrebbero tornare a giocare. Anche se non si sa quando, e a quale livello.

– Ana Konjuh e le giovani
Proprio tenendo presenti le defezioni appena citate, aumenta l’attenzione verso le nuove leve, e la speranza che da loro emergano ricambi all’altezza. La diciassettenne CiCi Bellis dopo l’exploit del 2014 (quando, sempre a New York, da wild card aveva sconfitto Cibulkova), ha saputo prima superare le qualificazioni e poi approdare al terzo turno nel tabellone principale superando Golubic e Rogers.

Mentre dopo Bencic, Kasatkina e Ostapenko (capaci di diventare protagoniste in alcuni tornei del 2015-6) a New York si sono fatte notare altre due giocatrici nate nel 1997: Naomi Osaka e Ana Konjuh.
Osaka ha sconfitto la testa di serie numero 28 Vandeweghe, e poi è arrivata ad un passo dall’eliminare Madison Keys (era avanti 5-1 nel terzo set), finendo per perdere in modo bruciante (7-5, 4-6, 7-6).
Konjuh si è spinta addirittura sino ai quarti di finale, sconfiggendo all’esordio Kiki Bertens (testa di serie numero 20), poi Kurumi Nara, Varvara Lepchemko e Agnieszka Radwanska.
Contro Radwanska ha dimostrato che il grande match di Wimbledon (perso 9-7 al terzo dopo una distorsione alla caviglia) non era stato un caso. Visto l’orario in cui si è giocato New York non so in quanti abbiano seguito la partita (vinta 6-4 6-4). Per quanto mi riguarda l’ho trovata una prestazione stupefacente, ben al di là di quanto lascerebbe intendere il risultato: con una prova al servizio degna delle migliori battitrici del circuito, e una gestione dello scambio estremamente matura. Ma su Ana Konjuh conto di tornare con un prossimo articolo, e rimando a quella occasione per ulteriori approfondimenti.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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