Mizuno Wave Exceed Tour 2 AC: nuovo modello, stessa qualità

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Mizuno Wave Exceed Tour 2 AC: nuovo modello, stessa qualità

Recensione e test sul campo della nuova versione della Mizuno Wave Exceed Tour versione All Court, una scarpa che esalta comfort e leggerezza

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Avevamo recensito giusto qualche mese fa la Mizuno Exceed Tour, il modello usato da Karlovic e Bolelli che ha segnato il ritorno del colosso giapponese nel mondo del tennis, ed eccoci qui a celebrarne la nuova versione, una scarpa di ottimo livello che non potrete non considerare per l’acquisto in caso desideriate una soluzione al top. Infatti, la casa giapponese ha migliorato un modello che già era buono, aumentando la resa in termini di comfort e cushioning, ovvero la fase di ammortizzazione degli urti. Inoltre, Mizuno con questo modello osa molto di più dal punto di vista estetico: se la prima versione veniva presentata con un sobrio blu chiaro, ecco che questa Wave Exceed Tour 2 si mostra con inserti verdi e arancioni su base nera e blu, per una colorazione finale molto aggressiva. La scarpa è disponibile anche una versione total-orange, con il solo logo nero a spiccare sull’arancione e che potrebbe mimetizzarsi perfettamente sui fondi in terra battuta cari all’Italia. A livello di novità tecniche si segnalano i rinforzi laterali e soprattutto il sistema di cushioning nella zona tallonare. Anche la durata promette di essere ottima, grazie alla tecnologia 3D-SOLID. Il battistrada è disponibile nella versione all court (AC) o specifico per terra battuta.

Test in campo
La prima cosa che notiamo è che la Wave Exceed Tour 2 si adatta meglio al nostro piede, un discreto 44 a pianta larga. Rispetto alla versione precedente, che per la scarpa della stessa misura lasciava qualche millimetro di vuoto in punta, con questa ci troviamo molto meglio a livello di comfort. Bastano pochi minuti di gioco per trovarci perfettamente a nostro agio. Sia dopo averla usata per un’ora, sia dopo averla “conosciuta” per bene, la sensazione di estremo comfort e comodità è la stessa, vale a dire che questa scarpa non necessità di un periodo di adattamento.  Altra cosa che si nota subito è il peso contenuto: 330 grammi. Siamo nel top di gamma per quanto riguarda le scarpe da tennis che sono chiamate a bilanciare leggerezza da un lato e resistenza dall’altro, senza perdere nulla in termini di flessibilità. L’esperienza di Mizuno maturata nel settore running gioca, evidentemente, un ruolo fondamentale proprio nel garantire a questa scarpa una flessibilità eccezionale. Nei cambi di direzione la presa sul terreno è semplicemente perfetta, si scatta immediatamente dall’altra parte senza che il piede scivoli e con una sensazione di protezione che quasi cozzerebbe con il peso ridotto della scarpa. Rischiamo di cadere nel già detto, nel banale, se scriviamo che “quasi ci si scorda di averle ai piedi” queste Mizuno, senza che enfatizzare la leggerezza come principale caratteristica di questa scarpa rischi di sminuire sia la robustezza che la flessibilità della stessa.

 

Conclusioni
Insomma, Mizuno è riuscita a trovare un bilanciamento eccellente nelle qualità che rendono una scarpa da tennis eccezionale: peso contenuto, ottima ammortizzazione senza però perdere il contatto con il terreno, e comfort di livello. La Wave Exceed Tour 2 è la miglior scelta possibile fra le scarpe da tennis assieme alla Babolat Get e alla classica Gel Resolution.

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Il test della scarpa Aero Knit, la rivoluzione in casa K-Swiss

Recensione e test della K-Swiss Aero Knit, una scarpa rivoluzionaria che impressiona a partire dall’estetica

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K-Swiss è un brand che oramai non abbisogna di presentazioni, considerato che produce scarpe da tennis da 53 anni. In questo periodo il marchio americano ha sempre cercato di innovare i suoi prodotti all’insegna della tecnologia, dovremmo quindi sorprenderci oggi nell’ammirare il modello Aero Knit?

La scarpa introdotta nel 2019 si smarca completamente dalle produzioni già famose in casa K-Swiss, che pure sono riproposte in maniera aggiornata e migliorata nel catalogo attuale. Fedele alla sua vocazione innovativa, il brand americano ha concepito e realizzato una scarpa totalmente nuova a cominciare dall’estetica. “Non sembra neanche una scarpa da tennis” ha detto qualcuno al circolo tennis dove l’abbiamo provata nell’ammirarla, perché anche la colorazione proposta è di quelle che non passano inosservate.

 

La Aero Knit è una scarpa aerodinamica, leggera, e che promette un ottimo ritorno di energia dopo gli urti con il terreno. Si tratta del modello più leggero prodotto da K-Swiss, con i suoi 356 grammi per la taglia 10.5 US, corrispondente a un piede lungo 28.5 centimetri. Aero Knit include molte tecnologie proprietarie, come Infi-Knit che protegge o supporta il piede, o la Surge technology che si occupa dell’ammortizzazione e del conseguente ritorno di energia. Non si tratta di una scarpa shoeless, senza lacci, come si potrebbe pensare ad un primo sguardo. Colorata con un blu brillante con inserti arancio e neri, specie nella parte alta, quella che copre per l’appunto il laccio che consente di stringere ancora di più al piede la scarpa.

Test in campo
Prima ancora di provarla sulla terra battuta, di questa Aero Knit impressiona la sensazione subito dopo la calzata. È avvolgente, la tomaia ospita il nostro piede prendendo rapidamente la sua forma, senza esercitare troppa pressione, ma facendo sentire il piede protetto. Come immaginerete infatti, il dubbio più grande verso una scarpa del genere è proprio nel capire come si comporterà, considerato che si tratta appunto di una scarpa praticamente senza lacci, dal punto di vista della scivolata interna del piede verso l’esterno, quando “punteremo” a terra il piede per una improvvisa frenata o un cambio di direzione. La testiamo sulla terra battuta e bastano pochi minuti per “conoscerla” a dovere. Infatti, la sensazione che proviamo è quella di avere il piede protetto a dovere senza dover rinunciare a un peso estremamente ridotto, con i vantaggi che ne conseguono in termini di leggerezza in campo e propensione allo sprint. Quando corriamo e blocchiamo improvvisamente il piede caricandogli sopra tutto il peso del corpo, la scarpa risponde egregiamente. Lo scivolamento interno del piede verso l’esterno è praticamente nullo, e francamente non ci aspettavamo una risposta del genere. Il laccio coperto si limita a due asole, quindi consente una stretta ulteriore di questa sorta di calzino aggiuntivo sulla nostra caviglia. Più ci giochiamo e più proviamo sensazioni positive. La scarpa risponde benissimo anche agli urti grazie al sistema di ammortizzazione Surge Technology, il battistrada infine è duro il giusto, un ibrido che va bene sia per la terra battuta che per le superfici veloci. Fantastico, infine, l’effetto che si ottiene usando un calzino nero: sembrerà di avere un corpo unico fra scarpa e calzino. Un’altra soluzione raffinata in casa K-Swiss per un modello che è vincente anche in campo per le prestazioni.

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K-Swiss pronta per il 2019 con l’aiuto di Dunlop

Dunlop distribuirà in Italia i prodotti del brand americano K-Swiss, che ha presentato la sua linea tennis 2019

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Dunlop è un marchio con oltre 130 anni di storia nello sport. Oggi è di proprietà di Sumitomo Rubber Industries, già leader mondiali nella produzioni di pneumatici, così come anche il marchio Srixon, una firma molto famosa nel golf e che nel tennis aveva in Kevin Anderson il suo testimonial. Dopo questa acquisizione è nata la linea di racchette Dunlop Srixon, il cui modello CX 200 è proprio quella usata dal tennista sudafricano. Dunlop ha aggiunto una nuova giocatrice nel suo Tour Team: Qiang Wang, tennista numero uno in Cina e attuale numero 18 del ranking WTA.

Dunlop ha raggiunto anche un accordo con il marchio americano K-Swiss per la distribuzione italiana. Il marchio americano contraddistinto dalle cinque band che tagliano lo stemma è stato fondato nel 1966 a Los Angeles dai fratelli svizzeri Art ed Ernie Brunner, con l’obiettivo di creare la prima scarpa da tennis in pelle. K-SWISS, le cui scarpe sono vendute oggi in 80 paesi, ha presentato di recente la sua nuova linea tennis 2019.

 

Le linee di abbigliamento sono denominate Hypercourt e Heritage, rispettivamente per gli amanti della modernità e dell’elengaza sul campo da tennis. A queste si aggiunge una vasta gamma di calzature, il prodotto per il quale K-Swiss è più famoso nel tennis. Oltre alla riproposizione migliorata della scarpa Hypercourt, cui si affiancano le linee Ultrashot 2, Bigshot e Aero Court, si segnala la novità Aero Knit, una scarpa tanto leggera quanto innovativa e moderna per gli innesti tecnologici.

Il brand statunitense, sin dalle origini, ha puntato sulla qualità di ogni singolo prodotto. La mission dell’alta qualità non è mai stata tradita e oggi, dopo ben cinquantadue anni dalla creazione, lo studio e la ricerca dietro ogni calzatura rivestono ancora un ruolo primario per l’intero processo di produzione. 


Aero Knit è la rivoluzionaria scarpa di K-Swiss, anche la più leggera del catalogo, combina design e performance nella forma migliore

Questa la nuova linea tennis 2019 di K-Swiss:

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Il test della Vitas 100, la più versatile delle Snauwaert

Recensione e test in campo della Snauwaert Vitas 100, dedicata a Vitas Gerulaitis

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Snauwaert Vitas 100

Abbiamo scritto del ritorno in campo di Snauwaert, il brand che fu di Vitas Gerulaitis, Mikael Pernfors, Brian Gottfried e Miloslav Mecir. Il rientro si è concretizzato con l’introduzione di due le linee di prodotto, Grinta e Vitas. Di queste, la Vitas 100 è il telaio che potrebbe incontrare maggiormente il favore del pubblico, sia per l’ampio piatto corde che ne favorisce la giocabilità, sia per via del risultato estetico proposto, un telaio con una forma particolare, che inevitabilmente si segnalerà come elemento di distinzione nell’affollatissimo mercato delle racchette di oggi.

Caratteristiche:
Piatto corde: 100 pollici (645 centimetri quadrati)
Peso: 300 grammi
Bilanciamento: 31,5 cm dal manico
Swingweight: 314 kgcmq
Schema d’incordatura: 16×19
Rigidità: 69RA (rilevata)
Profilo M-C-T: 24-26-25 mm
Lunghezza: 27 pollici (Standard)

 

Guardiamo anzitutto all’estetica del telaio. La forma pentagonale colpisce subito favorevolmente. Infatti, caratteristica di queste Snauwaert, è l’ampia apertura del telaio nella zona centrale del piatto corde, a ore 3 e a ore 9 di un immaginario orologio sovrapposto al piatto. Proprio in questa zona è presente la tecnologia BIONIC X-section, che riprende la sezione variabile delle ossa umane per fronteggiare i diversi tipi di flessione richiesti al telaio a seconda degli impatti. Se guardiamo la racchetta di profilo vediamo che questo è variabile ma in una forma contenuta fra i 24 e i 26 millimetri. Il risultato è un telaio dalla forma affusolata che promette buona aerodinamicità. Il grip proposto da Snauwaert si chiama Air Bubble, è spesso circa 2mm, è traforato e ha una buona presa. Il colore di questa linea è un nero in versione opaco con inserti verdi, presente sugli steli, sul manico e nella parte alta del telaio. Il modello Vitas è disponibile anche con dimensioni piatto corde ampio 105 e 110 pollici con diversi pesi. Veramente bello il risultato finale di questa Vitas 100.

Test in campo
La prima qualità che apprezziamo nel test in campo della Vitas 100 è la facile manovrabilità in aria. Rispetto alla Grinta 98 Tour, un modello più esigente, riscontriamo una maggior facilità nel generare velocità di palla. I colpi escono in maniera molto decisa. Molto buoni anche gli impatti, secchi e decisi, sembrano quelli di una racchetta non profilata, che di solito sono la scelta migliore per avere sensazioni di stabilità e precisione subito dopo l’impatto. Man mano che colpiamo con questa Vitas, apprezziamo anche il risultato nello spin generato. Il 16×19 scelto come schema d’incordatura esalta le rotazioni; un colpo ben eseguito in top spin con una sbracciata fluida risulterà in un rimbalzo molto alto nella metà campo dell’avversario. In questa zona di campo la Snauwaert fa vedere il meglio del repertorio.

Abbiamo in mano un attrezzo abbastanza classico, che non è avaro di potenza ma che neanche è un telaio in grado di favorire la spinta senza metterci del proprio in fase di esecuzione. Questo depone a vantaggio di quei giocatori dalla sbracciata decisa, che non hanno bisogno di particolare spinta da parte della racchetta e che potranno tenere maggiormente in campo la pallina dopo aver colpito. Il colpo eseguito di piatto non sembra essere la soluzione preferita con la Vitas. Il telaio è progettato per esaltare lo spin, anche minimo, ed è quando chiudiamo con il polso il movimento che abbiamo le sensazioni di impatto migliori. Anche il taglio in backspin avviene in maniera molto naturale, la racchetta restituisce una buona e lunga sensazione di dwell-time, ovvero il tempo nel quale la palla rimane a contatto con le corde, e cioè quell’attimo in più che è decisivo per tenere o meno in campo la palla.

Se abbiamo detto che in fase di spinta la Vitas 100 si lascia amare per le soluzioni in topspin, possiamo dire che in fase difensiva si beneficia dell’ampio sweet-pot del telaio. Specie nella parte centrale del piatto corde, si hanno buone sensazioni di impatto anche in caso di colpi non centrati. Per quanto riguarda il gioco di volo ritorniamo a citare la sensazione iniziale, quella di una facile maneggevolezza dell’attrezzo. A rete beneficiamo dell’impatto stabile e deciso, la torsione del telaio assicura un’ottima resa quando l’assetto braccio racchetta è corretto. Si lascia preferire una soluzione con leggero taglio sotto la palla rispetto al colpo piatto. E lo stesso al servizio o nello smash, dove i risultati migliori si hanno quando decidiamo di usare l’effetto, sia usando la soluzione slice che la soluzione in kick, specie in caso di seconda palla liftata, rispetto alla classica botta piatta.

Giudizio
In definitiva la Vitas 100 è una racchetta molto versatile e che ha le caratteristiche giuste per diventare un best seller: facilità di rotazioni, maneggevolezza e ampio piatto corde a favorire la buona resa dei colpi anche in situazioni non ottimali d’impatto. La concorrenza nel settore, quello delle racchette pesanti 300 grammi, è molto ampia, ma il nome scelto per questa linea è di quelli che non temono paragoni.

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