ATP Finals: scenari di qualificazione e lotta al numero 1. Uno sguardo al 2017

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ATP Finals: scenari di qualificazione e lotta al numero 1. Uno sguardo al 2017

Djokovic già qualificato come primo, situazione più intricata per Murray. Analizziamo le possibili semifinali e aggiorniamo la corsa al numero 1 di fine anno. Possibile terzo turno agli Australian Open tra Federer e Nadal

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Dopo due giornate, ecco le classifiche dei Round Robin delle ATP finals 2016.

John McEnroe Group

Murray 4 (Set: 4-1; Game: 30-20)
Nishikori 2 (Set: 3-2; Game: 27-23)
Wawrinka 2 (Set: 2-2; Game: 19-24)
Cilic 0 (Set: 0-4; Game: 17-26)

 

Cilic è già eliminato. La corsa al primo e secondo posto è tra Murray, Nishikori e Wawrinka. Per il regolamento relativo a tutte le combinazioni possibili in caso di arrivo a pari punti rimandiamo a un articolo di Ubitennis di fine 2010.

Murray e Wawrinka si sfideranno PRIMA di Nishikori e Cilic (ammesso che Cilic decida di giocare). Ecco le combinazioni del primo match:

Murray-Wawrinka 2-0
– Murray è primo (6 punti). Wawrinka è sicuramente eliminato (2 punti, 2-4 set). Nishikori è sicuramente secondo (anche perdendo 2-0 avrebbe 3-4 set e Cilic 2-4).

Murray-Wawrinka 2-1
– Murray è primo (6 punti). Wawrinka è sicuramente eliminato (2 punti, 3-4 set). Nishikori è sicuramente secondo (anche perdendo 2-0 con Cilic, 3-4 set e vantaggio nello scontro diretto con Wawrinka).

Murray-Wawrinka 1-2
– Murray è qualificato (4 punti, 5-3 set);
– se Nishikori batte Cilic 2-0, Nishikori è primo (5-2) e Murray secondo (5-3). Wawrinka eliminato (3-4);
– se Nishikori batte Cilic 2-1, Murray è primo (5-3 e scontro diretto con Nishikori), Nishikori è secondo (5-3). Wawrinka è eliminato (3-4);
– se Cilic batte Nishikori, Wawrinka è primo (scontro diretto con Murray), Murray è secondo.

Murray-Wawrinka 0-2
– Wawrinka è qualificato;
– se Nishikori batte 2-0 Cilic, Nishikori è primo (5-2), Wawrinka secondo (4-2). Murray è eliminato (4-3);
– se Nishikori batte 2-1 Cilic, Wawrinka è primo nonostante lo scontro diretto (4-2 set, 66.7%), Nishikori è secondo anche se ha vinto lo scontro diretto (5-3 set, 62.5% set). Murray è eliminato (4-3 set);
– se Cilic batte Nishikori, Wawrinka è primo per lo scontro diretto con Murray, secondo. Nishikori è eliminato.

Dunque se Murray vince un set, è qualificato. Se vince il match è primo. Wawrinka per qualificarsi deve vincere, se vince 2-0 è sicuramente qualificato, se vince 2-1, deve sperare che Nishikori perda.

Ivan Lendl Group

Djokovic 4 (Set: 4-1; Game: 32-21)
Raonic 2 (Set: 2-2; Game: 24-21)
Thiem 2 (Set: 3-3; Game: 22-31)
Monfils 0 (Set: 1-4; Game: 20-25)
Goffin 0 (Set: 0-0; Game: 0-0)

Qui la situazione è molto più semplice. Djokovic è già qualificato come primo. Il secondo posto si gioca tra Raonic e Thiem, chi vince va in semifinale. Monfils si è ritirato, subentra Goffin, che non può in ogni caso qualificarsi (ma 200 punti ed un cospicuo premio in denaro in caso di partecipazione/vittoria non si buttano via).

La corsa al numero 1

Murray continua a condurre con 405 punti nel ranking post-Finals, con 130 nel ranking che stabilirà il numero 1 a fine anno (il 28 novembre gli scade l’ultima parte dei punti Davis 2015). Ecco le combinazioni per esser numero 1 lunedì e a fine anno. Vediamo il tutto dal punto di vista di Djokovic.

– Djokovic non vince più (+0):
+ Murray è numero 1 lunedì ed a fine anno.

– Djokovic vince oggi, ma perde in SF (+200 punti):
+ Murray è numero 1 lunedì in tutti i casi, ma per essere 1 a fine anno deve vincere un incontro tra quello di domani e la semifinale.

– Djokovic perde oggi, ma vince in SF e perde la F (+400 punti):
+ Murray è sicuramente numero 1 lunedì, per essere 1 a fine anno deve arrivare in F.

– Djokovic vince oggi, vince in SF, perde in F (+600 punti):
+ Murray deve vincere domani per esser 1 lunedì, per esser 1 a fine anno deve arrivare in finale vincendo domani o vincere il torneo perdendo domani

– Djokovic perde oggi, ma vince il torneo (+900 punti):
+ Murray deve arrivare in finale vincendo domani per essere 1 lunedì, non può essere 1 a fine anno;

– Djokovic vince oggi e vince il torneo (+1100 punti):
+ Murray non può essere 1 nè lunedì, nè a fine anno.

Dunque Djokovic per essere numero 1 lunedì deve arrivare come minimo in finale, per essere numero 1 a fine anno potrebbe bastargli anche vincere oggi contro Goffin. Se vince il torneo, è sicuramente numero 1 a fine anno, ma potrebbe non bastare per essere numero 1 lunedì.

Federer e Nadal agli Australian Open

I due potrebbero incontrarsi al 3T. Infatti Nadal è attualmente numero 9 e non ha alcuna possibilità di scavalcare Thiem, in quanto ha 105 punti di ritardo e difende la finale a Doha, quindi vincendo Brisbane può al più recuperare 100 punti. Le teste di serie 9-16 incrociano le teste di serie 17-24 al 3T. E Federer, attualmetne 16, scenderà sicuramente di almeno una posizione prima degli Australian Open, dato che parteciperà alla Hopman Cup ed a nessun torneo in grado di dare punti prima dell’assegnazione delle tds. Perde dunque i 150 punti di Brisbane e se anche giocasse Sydney, i punti non servirebbero per il draw delle tds. I calcoli sono abbastanza complicati, ma nessuno di quelli che gli sono davanti può finire dietro a Roger prima degli AO, mentre almeno Dimitrov lo supererà certamente.

A meno che, naturalmente, una sola testa di serie prima di Nadal si ritiri o una tra Nadal e Federer si ritiri. L’anno scorso toccò a Gasquet, ma nel 2015, agli US Open, nessuna delle prime 16 teste di serie si ritirò, quindi è possibile i due siano effettivamente numero 9 e 17. A questo punto però le probabilità che i due finiscano nello stesso spicchio di tabellone sono comunque molto basse.

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Numeri: le tre ‘doppiette’ di Zverev, la risalita di Vika, la crescita costante di Humbert

Da quando si è ripreso a giocare, Zverev è il terzo giocatore del mondo per punti aggiunti in classifica. Ugo cresce sempre di più: sul veloce vale anche qualcosa in più della posizione 32

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3 – le “doppiette” di tornei vinti giocati in settimane consecutive da Alexander Zverev. Il 23enne tedesco di origine russa aveva già conquistato in due occasioni tornei disputati nel corso di due settimane di fila. La prima volta era accaduto nell’estate 2017 sul cemento all’aperto di Washington e di Montreal, quando Sascha si impose nelle due finali su Anderson e Federer. La seconda si era invece verificata nella primavera del 2018, quando il tennista nato ad Amburgo si era imposto sulla terra battuta di Monaco di Baviera e di Madrid. Nelle ultime due settimane, infine, Sasha ha corroborato il suo piazzamento di settimo giocatore al mondo vincendo i due tornei ATP 250 giocatisi a Colonia, inseriti con una licenza annuale nel calendario provvisorio post pandemia dell’ATP.

Per vincere quelli che sono stati rispettivamente il dodicesimo e tredicesimo torneo – cinque dei quali si sono giocati in condizioni indoor e tra questi figurano il primo, vinto a San Pietroburgo nell’ottobre 2016, e il più importante sinora portato a casa da Sasha, le ATP Finals 2018 – il tedesco ha dovuto vincere in totale otto partite. Tre di queste otto sono state contro top 50 (tra cui quella contro Jannik Sinner, che lo ha impegnato seriamente per un set), una contro un top 30 (Auger-Aliassime, in finale a Colonia 1) e appena una contro un top 10 (la seconda finale vinta 6-2 6-1 su Schwartzmann). Tuttavia nel corso delle due settimane alla Lanxess Arena – impianto polivalente inaugurato nel 1998 con 19.500 posti a sedere, chiuso però ai tifosi per i due tornei – Sascha ha lasciato per strada tre set (quelli persi contro Harris, Millman e Mannarino, con il mancino francese unico tennista in grado di trattenerlo in campo per più di due ore).

I numeri, però, confermano che da quando a fine agosto si è ripreso a giocare il tedesco è stato tra quelli che in assoluto ha fatto meglio, grazie al suo bilancio di 17 partite vinte e 3 sole perse, uno score che gli ha consentito di guadagnare 1385 punti con il nuovo regolamento del ranking, adattato all’emergenza sanitaria internazionale (i tennisti possono mantenere in classifica il miglior risultato di ogni torneo tra il 2019 e il 2020). Solo Thiem con 2080 e Djokovic con 1540 hanno fatto meglio di Zverev, che sarebbe primo se solo avesse sfruttato le varie occasioni nel corso della finale dello US Open, ma in ogni caso Sascha precede Rublev (1195), Tsitsipas (1180), Schwartzmann (1020), Raonic (915) e Carreno (900).

 
Dominic Thiem e Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @atptour)

A tal proposito, una curiosità: della top ten dell’ultima classifica pre-sospensione di metà marzo ben cinque giocatori non hanno guadagnato nemmeno un punto. Se era impossibile aspettarselo da Federer ai box sino al prossimo gennaio o da Nadal che ha sin qui partecipato a un solo torneo, sorprende molto di più che Medevedev (cinque tornei giocati), Monfils (tre) e Goffin (cinque) non abbiano aggiunto alcun punto a quelli che già avevano; lo stesso Berrettini. con 215 punti guadagnat, non ha fatto abbastanza (salvo miracoli) per confermare la sua presenza alle ATP Finals. Il torneo di fine anno è il grande obiettivo di Zverev nella fase finale del 2020. Il tedesco è consapevole che nella O2 Arena di Londra, teatro per l’ultima volta della competizione, è in grado di dare il suo meglio: considerato il suo stato di forma e le condizioni di gioco a lui favorevoli, è uno dei grandi favoriti di quello che un tempo era chiamato Masters.

5- i tornei che sono stati necessari a Viktoria Azarenka per guadagnare 45 posizioni e tornare alla classifica (non terminava una stagione così in alto dal 2012) e ai livelli di gioco che non aveva dalla primavera del 2016. Quattro anni e mezzo fa l’ex numero 1 WTA e bi-campionessa dell’Australian Open vinse Indian Wells e Miami rientrando dopo circa due anni nella top 10, ma si fermò dopo la partita persa al Roland Garros contro Karin Knapp. Inizialmente per la convalescenza dall’infortunio al ginocchio sofferto contro l’italiana, poi per la gravidanza e la nascita del primogenito Leo. Dopo questo lieto evento iniziò per la bielorussa il calvario legale col padre del bimbo per il suo affidamento, una lotta che tenne Vika agonisticamente lontana dal circuito in maniera quasi continuativa sino al marzo di due anni fa, un periodo in cui la bielorussa riuscì ad avere una parte importante nel modificare le regole a salvaguardia delle mamme-tenniste intenzionate a tornare in campo.

Sino all’estate appena trascorsa, Vika non aveva trovato più la continuità che aveva contraddistinto il suo tennis prima del 2017 (era risalita al massimo sino al 40 WTA), trovando solo degli acuti che le avevano consentito di centrare la finale a Monterrey nel marzo 2019 e di avere, dal rientro in campo, un bilancio di 6 vittorie e 12 sconfitte con le top 10 e di 8-7 contro le colleghe tra l’undicesima e la ventesima posizione. Quando ad agosto si è tornati a giocare, Vika è stata brava a farsi trovare pronta psico-fisicamente: innanzitutto ha vinto il Premier 5 di Cincinnati/New York (21° titolo nel circuito maggiore, a più di quattro anni di distanza dall’ultimo), poi allo US Open è giunta in finale (persa solo al terzo set contro Osaka) e ai quarti a Roma, dove è stata sconfitta al foto-fininish da Muguruza.

Victoria Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Una serie complessiva di 15 vittorie, comprendenti quelle su tre top 20, ma anche vittime ancora più illustri come Serena Williams e Sofia Kenin. Al Roland Garros è incappata al secondo turno in una giornata nera contro Schmiedlova, ma la scorsa settimana a Ostrava – con le vittorie su Krejicikova, Mertens e Sakkari – ha mostrato come quello parigino sia stato solo un incidente di percorso: in Repubblica Ceca è arrivata in finale, dove è stata fermata dalla connazionale Sabalenka. A 31 anni e mezzo e nel pieno della maturità, nel 2021 c’è da attendersi da Azarenka quantomeno il rientro in top ten che dista tre posizioni e poco più di 600 punti. A 31 anni e mezzo e nel pieno della maturità, nel 2021 c’è da attendersi da Azarenka quantomeno il rientro in top ten che dista tre posizioni e poco più di 600 punti.

8 – le vittorie di Ugo Humbert nelle undici volte che ha affrontato tennisti tra la undicesima e la ventesima posizione ATP. Un bilancio che conferma come il ventiduenne mancino – tra i mancini, in classifica lo precedono solo Nadal e Shapovalov – in costante ascesa di classifica da oltre due anni, meriti anche qualcosa in più del 32 ATP al quale questa settimana è salito. Un piazzamento conquistato grazie a un 2020 che gli ha regalato 21 vittorie a livello ATP, tre in più delle 18 che in totale aveva raccolto nei primi anni di carriera professionistica, iniziata circa tre anni fa.

Dopo un percorso da junior senza particolari lampi (in quella categoria era stato al massimo numero 18), nell’ottobre 2017 Humbert sconfigge il primo top 100 della sua carriera, Thomas Fabbiano, al primo turno delle qualificazioni di Parigi-Bercy. Il 2018 è per il giovane francese l’anno dell’ingresso in top 100, un piazzamento possibile grazie alla prima qualificazione e alla successiva vittoria di una partita del tabellone principale di uno Slam (lo US Open) e a 68 partite vinte – compresi Futures e Challenger (tre titoli di categoria). Nel 2019 si concretizza per il tennista nato a Metz l’ulteriore maturazione, vidimata dalle prime semifinali nel circuito maggiore raggiunte a Marsiglia, Newport e Anversa, a testimonianza di una maggiore predisposizione del francese per le superfici veloci. Ugo mostra la sua adattabilità sull’erba a Wimbledon, dove arriva agli ottavi battendo Monfils e Auger Auliassime, per poi chiudere la stagione alle Next Gen Finals – dove si rivela l’unico in grado di battere Sinner, nel Round Robin.

Ugo Humbert – Anversa 2020 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

La stagione in corso è quella in cui compie uno step ulteriore: partito bene con il primo titolo della carriera, vinto a Auckland (in finale su Paire) e con la semifinale raggiunta a Delray Beach, in queste ultime settimane ha mostrato di essere migliorato anche sul rosso, dove sino al 2019 nel circuito maggiore aveva vinto solo una partita: a Roma ha sconfitto Fognini e ad Amburgo ha raggiunto i quarti superando per la prima volta un top 5, Medvedev. Due settimane fa, tornato a giocare nelle condizioni che predilige (duro indoor) Ugo si è arreso a San Pietroburgo solo 7-5 al terzo a Rublev, mentre ad Anversa ha vinto il secondo titolo della carriera, un successo raggiunto non senza difficoltà e per questo forse ancora più bello. Humbert ha sofferto soprattutto con Carreno Busta (battuto dopo oltre due ore e mezza, durante le quali ha rimontato un set di svantaggio) e con Evans, al quale ha annullato quattro match point. La crescita è lenta ma costante, e ora solo cinque giocatori più giovani gli stanno davanti in classifica – Tsitsipas, Shapovalov, Auger- Aliassime, Ruud e De Minaur: l’impressione è che sentiremo ancora parlare di Ugo Humbert.

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Con occhio statistico: il servizio di Zverev ha fatto la differenza. Sinner, poco dritto

Grazie al nostro esperto di numeri, testiamo un nuovo sistema per analizzare le partite. I dati confermano che Zverev si è preso la rivincita con Sinner soprattutto grazie al servizio

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Jannik Sinner – ATP Colonia 2 (foto via Twitter @atptour)

C’era attesa (forse anche troppa, considerando la caratura del torneo) per questa rivincita fra Sinner e Zverev, soprattutto alla luce del fresco precedente giocato fra i due al Roland Garros, a seguito del quale con ogni probabilità si è sedimentata un po’ di ruggine, come si è poi visto in alcuni episodi di leggero nervosismo di Zverev.

Rimandiamo all’ottima cronaca della partita per rivedere il film del match, che ha visto il tedesco prendersi effettivamente la rivincita, mentre in queste sede ci concentriamo su alcune pillole statistiche che abbiamo cercato di evidenziare nel corso della partita, al fine di fornirvi alcune chiavi di lettura ulteriori.

Prima di proseguire, una piccola premessa metodologica: i dati non sono frutto di elaborazioni ufficiali ATP ma derivano dal charting (una sorta di ‘mappatura’ dei dati) del match dei nostri collaboratori; tuttavia, confrontando i dati comuni a quelli rilevati da ATP per questa categoria di tornei, la robustezza dell’analisi è risultata sufficiente.

 

IN BATTUTA – Cominciamo allora dal servizio. Se la differenza in termini di punti diretti si è vista eccome (con Sinner che ha potuto trarre vantaggio solo da una piccola frazione dei punti di Zverev), tale differenza assume ancora maggiore peso se confrontata con i punti generati indirettamente dal servizio, intendendo in questo caso quei punti il cui colpo decisivo per l’assegnazione è stato proprio il servizio; l’idea è quella di valorizzare il contributo del colpo d’avvio di gioco al di là del contributo dei punti diretti (ace e doppi falli), ma in funzione della capacità di spostare l’inerzia del gioco in maniera sostanziale dalla propria parte.

Di seguito, una rappresentazione grafica di queste due categorie di punti.

Un’analisi più approfondita del piazzamento del colpo durante la partita ci fornisce una visione più dettagliata della prima di servizio di Zverev, che come abbiamo visto è stato il colpo più importante del match.

Nei servizi dal lato della parità (il deuce court, ovvero da destra) la distribuzione è stata sbilanciata verso il servizio a uscire tagliato. Tale colpo ha dato parecchi frutti in considerazione della posizione molto arretrata di Sinner in risposta, che specie sulla prima si è trovato nella maggior parte dei casi vicino ai cosiddetti “teloni di fondocampo”. Da destra, quando ha potuto giocare la prima, le performance di Zverev sono state praticamente impeccabili.

Nei servizi tirati da sinistra (advantage court) invece la distribuzione è stata più bilanciata, con Zverev che a costo di lasciare qualche punto in più per strada ha preferito non abusare del servizio ad uscire, forse anche conscio di non voler sollecitare eccessivamente la risposta di rovescio di Sinner. In ogni caso anche nei servizi tirati da sinistra, si nota come Zverev abbia avuto grande successo con i servizi ad uscire, in quanto la possibilità di aprirsi agevolmente il campo era favorita dalla posizione sempre molto arretrata di Sinner, il quale tuttavia è riuscito sui servizi centrali a trovare qualche risposta in più.

I COLPI CHE FANNO LA DIFFERENZA: SINNER – Andando oltre, posto che il singolo colpo che in campo ha determinato la partita è stato senza dubbio il servizio di Zverev, e volendo allora inquadrare in maniera più generale lo stile di gioco dei due contendenti, abbiamo cercato di rilevare durante ogni singolo scambio – laddove ci fossero – i colpi che hanno spostato l’inerzia in modo da poter poi disegnare un quadro di come si è sviluppata la partita.

Per Sinner ciò che emerge è un profilo tutto sommato equilibrato con un uso abbastanza distribuito dei vari fondamentali con una lieve preponderanza del rovescio, a dimostrazione di un profilo tutto sommato completo – ad eccezione del gioco a rete, dove il giovane italiano non brilla di certo e non ha brillato neanche contro Zverev.

I COLPI CHE FANNO LA DIFFERENZA: ZVEREV – Nel caso invece di Zverev il profilo invece è più marcato, ed emerge un quadro in cui il tedesco è più sbilanciato sul lato del rovescio, con particolare rilievo per la variazione lungolinea: nei casi in cui il tedesco è riuscito a mettere in campo questo colpo Sinner si è costantemente visto in difficoltà, costretto a recuperi incrociati con il dritto che si sono rivelati spesso corti e facilmente aggredibili da Zverev.

In generale il quadro che emerge è quello di due giocatori per certi versi simili, con Zverev caratterizzato da un atteggiamento più attendista, in tutti quei casi in cui il servizio non riesce a dare la frustata decisiva. Entrambi hanno nel rovescio il colpo con cui cercano maggiormente di incidere e indirizzare lo scambio. Forse il rammarico per Sinner è proprio quello di non essere riuscito da un lato a dare continuità al proprio gioco e dall’altro a tirare fuori il meglio dal proprio diritto, un colpo che, comparativamente, sarebbe potuto risultare superiore a quello di Zverev. Per dare un’idea, oggi il tedesco ha giocato pochissimi diritti inside out incisivi, un colpo che costituisce una quota importante del bagaglio di quasi tutti i migliori giocatori del circuito. A riprova di questo insicurezza relativa di Zverev sul lato del dritto c’è anche il fatto che l’unica variante da lui accettata e utilizzata a viso aperto durante gli scambi sia quella incrociata, grazie alla quale sia con soluzioni profonde, che con soluzioni strette riesce a mettere in difficoltà i proprio avversari.

Problemi che non diventano problemi finché servi come ha servito ieri Zverev – specie se l’avversario serve sensibilmente peggio. La litania sui colpi di inizio gioco, in grado di indirizzare l’esito delle partite molto più di quanto accade negli scambi prolungati, sarà anche noiosa ma non smette di rivelarsi vera. Numeri alla mano.

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Focus

Scegliere di rispondere: azzardo o mossa vincente?

Servire o ricevere? Durante il Roland Garros il 62% dei giocatori che ha vinto il sorteggio ha scelto la seconda opzione. Il break è spesso arrivato ma il gioco non sempre vale la candela

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Diego Schwartzman - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. Nel gioco del tennis, la dea bendata, nella forma di un lancio della monetina, assegna ad uno dei due giocatori (o delle coppie nel doppio) in campo il prezioso vantaggio di decidere da dove cominciare: se dal turno di battuta o da quello di risposta. Considerando l’enorme vantaggio dato dal servizio in campo maschile, la scelta parrebbe scontata. Inoltre, vincendo il primo turno di battuta, ci si mette in una posizione di testa all’interno del set, aumentando la pressione sull’avversario. Tuttavia, tanti tennisti scelgono di rispondere nel sorteggio. La logica è quella di fare il break in apertura, sfruttando il fatto che chi serve non è ancora entrato del tutto nel match. Ma quindi qual è la strategia giusta per cominciare bene? Se lo è chiesto Craig O’Shannessy, l’uomo dei numeri nel mondo del tennis professionistico, che vanta collaborazioni con giocatori di primissimo piano come Novak Djokovic e il nostro Matteo Berrettini. 

Analizzando i dati relativi a tutti i 127 match di singolare maschile dell’edizione appena conclusa del Roland Garros, O’Shannessy ha constatato che nella grande maggioranza dei casi (62% ovvero 79 volte) il giocatore che ha vinto il sorteggio ha scelto di rispondere. A fare eccezione rispetto a questa statistica ci sono però i migliori della classe. Nadal e Djokovic hanno scelto di servire tutte e tre le volte in cui hanno vinto il sorteggio. Il serbo ha optato per il servizio anche in occasione della finale. Da notare che nonostante non scaglino ace a 230 chilometri orari, i due primi giocatori nel ranking ATP sono quinto (Nadal) e ottavo (Djokovic) per percentuale di giochi vinti al servizio nelle statistiche annuali. Dunque se sai che molto probabilmente vincerai il primo game di servizio, perché rinunciare al vantaggio? 

Diego Schwartzman, semifinalista a Parigi nonché secondo nella classifica assoluta di game vinti in risposta (dietro a Nadal), è invece dell’altro partito ed in entrambe le occasioni in cui ha potuto decidere ha cominciato dalla risposta. L’idea, evidentemente diffusa sul circuito, che il break sia più probabile quando il giocatore al servizio è ancora freddo è abbastanza supportata dalle statistiche. Durante l’ultimo Roland Garros ci sono stati infatti più break quando il giocatore che ha vinto il sorteggio ha deciso di rispondere (30%) che in qualunque altra situazione (27% circa). Non una differenza enorme ma comunque una riduzione del vantaggio per chi sta al servizio. Ma essere premiato dal lancio della monetina aiuta in ogni caso, a prescindere dalla decisione che poi si prenda riguardo alla situazione in cui cominciare l’incontro. Infatti, chi ha scelto di servire ha vinto il 77% dei giochi contro il 69% di chi non lo ha scelto. Questo può dipendere dal fatto che come Schwartzman è consapevole delle sue doti in ribattuta, chi può contare su un gran servizio tende a sfruttarlo fin da subito e mettere il naso avanti. 

 

O’Shannessy ha inoltre esteso la sua analisi ai primi quattro giochi del match, distinguendo chi, dopo aver vinto il sorteggio, decide di servire da chi decide di rispondere. Chi decide di rispondere ha avuto più probabilità di trovarsi in vantaggio (3-1 o 4-0). Ma la differenza è sottilissima: 32 per cento contro 31 per cento. D’altra parte, però chi ha deciso di partire dalla ribattuta si è trovato molto più spesso in svantaggio (1-3 o 0-4) rispetto a chi ha deciso di iniziare dal servizio: 30% contro 25%. Ne consegue che il giocatore che ha deciso di servire si è anche più spesso trovato in situazioni di parità. Insomma, iniziare dalla risposta è una strategia più aggressiva, mentre iniziare dalla battuta è più conservativa. Ma il gioco parrebbe non valere la candela.

I limiti di questa analisi stanno soprattutto nell’utilizzo di un campione molto limitato e poco rappresentativo, quello dei soli match durante l’ultimo Roland Garros. Se la limitatezza del campione dipende dal mero numero delle osservazioni, in questo caso la scarsa rappresentatività si può attribuire a due fattori. In primis, il fatto che sia per l’appunto un Grande Slam dove si gioca al meglio dei tre su cinque e che quindi il vantaggio di cominciare meglio si attenua. In match più brevi, al meglio dei tre set, i giocatori potrebbero essere più incoraggiati a rischiare e cominciare in risposta. Ma l’effetto potrebbe essere anche inverso. In secondo luogo, il Roland Garros è l’unico Slam che si disputa sulla terra battuta: una superficie che, nonostante tutto, rimane nettamente più lenta delle altre, e che dunque aumenta la percentuale di turni vinti in risposta. Questo potrebbe influire sulla scelta dei giocatori al momento del sorteggio, incentivando ulteriormente la strategia di iniziare in risposta. Peraltro, quest’anno, causa lo spostamento in autunno, le condizioni erano ancora più lente. Una situazione in cui si presume che il vantaggio dato dal servizio si assottigli ancora di più.

D’altra parte, i tennisti sono animali strani, un po’ abitudinari e un po’ lunatici. È possibile che tendano a fare sempre la stessa scelta, anche giusto per scaramanzia. Il fatto che Nadal, Djokovic, Schwartzman e presumiamo molti altri abbiano fatto le stesse scelte per tutto il torneo, a prescindere dall’avversario e quindi dalle chance di fare break, ce lo fa intuire. È anche possibile che altri cambino idea a seconda delle sensazioni, di come si sveglino la mattina. Nonostante ciò, sarebbe comunque interessante ampliare quest’analisi a tutti i tornei del circuito ATP per poterne trarre delle conclusioni più solide. 

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