ATP Challenger Brescia: impresa Berrettini, Vanni e Robredo ancora in pista. Fantastico Caruso

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ATP Challenger Brescia: impresa Berrettini, Vanni e Robredo ancora in pista. Fantastico Caruso

BRESCIA – Primi e secondi turni si accavallano nel mercoledì degli Internazionali Città di Brescia. Luca Vanni e Tommy Robredo hanno la meglio su Kavcic e Kudryavtsev e si affronteranno nei quarti di finale, mentre Sonego perde a sorpresa il derby con Berrettini. Fuori anche Chiudinelli

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dai nostri inviati a Brescia

La cronaca (a cura di Alessandro Zijno)

Nel primo incontro sul campo 1 il qualificato bielorusso Egor Gerasimov, che in tabellone ha preso il posto della testa di serie numero 2 Rosol non presentatosi a Brescia, ha eliminato in due set il giapponese Akira Santillan, il quale alla fine del match era infuriato con se stesso e col proprio coach, con cui se l’è presa direttamente uscendo dal campo. In realtà Gerasimov ha dominato il match, anche se nel tie-break del secondo ha avuto qualche momento di difficoltà (soprattutto psicologica) e ha rischiato di rovinare tutto. Per fortuna del bielorusso anche Santillan ha sofferto molto la pressione insita nel tie-break e ha regalato quanto bastava affinché Gerasimov si portasse a casa il set. Ora per il bielorusso numero 334 del mondo ci sarà il qualificato ceco Jaloviec, che purtroppo ha superato il nostro Gianluca Mager entrato in tabellone come lucky loser grazie alla rinuncia di Napolitano, affetto da una faringite. “Gianlu” è partito bene breakkando subito l’avversario nel primo set ma ha subìto il contro-break immediato e da lì in poi ha dovuto sempre rincorrere fino al tie-break perso 7-2. Nel secondo set senza break Mager ha messo in mostra i suoi lati positivi ma anche quelli meno buoni anche se oggi in risposta molto meglio il ligure. Purtroppo il tie-break decisivo anche nel secondo set a favore del ceco Jaloviec, numero 340 ATP al suo best ranking che andrà a ritoccare ancora dopo questa settimana.

 

Sorpresa nel derby azzurro tra Lorenzo Sonego, avanti come classifica essendo numero 286 del mondo, e Matteo Berrettini, 723 ATP ma che vale molto di più della sua classifica soprattutto su questa superficie. Sonego parte meglio, più determinato, forse avvantaggiato da una maggiore esperienza a questi livelli, e spreca subito due palle break. A metà del primo set però la fiammata di Berrettini, che al sesto gioco, nell’unica palla break, diventa più determinato e compie la prima impresa. Chiude 6-4 il primo set e all’inizio del secondo è bravissimo ad annullare un’occasione di break del suo avversario, ma anche amico, con un servizio vincente. Da lì in poi è una battaglia di servizi e nervi fino al tie-break finale dove Berrettini gioca da gran combattente regalando nulla. C’è da fargli davvero i complimenti a questo 20enne romano, perché Sonego non si batte mai da solo e anche questa volta, apparso meno spumeggiante del solito, ha però dato battaglia. Qualche problemino fisico, in particolare al ginocchio, hanno frenato l’ascesa dell’allievo di Santopadre, ma ora che appare in ottima condizione atletica nessun traguardo è precluso per Matteo Berrettini. Domani incontro durissimo con la testa di serie numero 1 del torneo, lo slovacco Lacko.

Fuori Andrea Arnaboldi in quello che è stato finora il match of the tournament all’ATP Challenger International Città di Brescia 2016: primo set per l’azzurro, poi ritorno del lituano che si allena alla corte di Fabio Gorietti a Foligno con coach Torresi, e terzo set in cui l’unica occasione di breakkare l’ha avuta Arnaboldi ma è stata annullata da Grigelis con una gran prima di servizio. Tie-break senza storia, oggi sinceramente Grigelis l’abbiam finalmente visto giocare bene come mai ci era capitato in passato: poco falloso e molto determinato. Fantastico Salvo Caruso, davvero convinto e sicuro di sé, nella vittoria in 2 set con l’indiano Ramanathan, giocatore che sa difendere bene, serve forte e preciso con discrete percentuali e va tenuto in campo per batterlo. Salvo oggi ha sbagliato pochissimo (16 unforced contro 30 vincenti) ed ha avuto la giusta miscela tra aggressività e gioco in sicurezza. Grazie anche ai continui incoraggiamenti di coach Paolo Cannova. In semi se la vedrà col ceco Kolar che a sorpresa ha eliminato Chiudinelli.

Il racconto (a cura di Luca Goffi)

Aretino come Boncompagni, Vanni emula la struttura del programma “Alto Gradimento” (infatti la trama non c’è) dunque si assiste ad un incontro indecifrabile terminato 6-3 4-6 7-6 . Più che sull’equilibrio si gioca sullo squilibrio mentale dei due tennisti incapaci di “matare” l’avversario nel momento propizio. In apertura di parziale, è Vanni a dover arginare tre palle break, una volta uscitone vincitore, di riflesso spicca il volo piazzando il break. Il beniamino di casa successivamente inizia a prendere confidenza e a ricercare virtuosismi stilnovisti degni del suo concittadino Guittone d’Arezzo: la demi volée smorzata del sesto gioco, rimarrà il punto più poetico della partita: nonostante nel nono gioco l’azzurro sia costretto ad annullare una palla del controbreak, si impone senza affanni per 6-3. La seconda frazione rispecchia quei tratti di follia sopracitati: nel quinto gioco, Vanni al termine di una disputa all’ultimo vincente schiaccia Kavcic sulle barriere di protezione e chiude con un violento dritto in cross sopravanzandolo di un break. Proprio quando l’italiano sembra lanciato alla vittoria, ecco la risposta dello sloveno autore di sei giochi consecutivi.

Kavcic dunque oltre a recuperare, ed imporsi 6-4, demolisce le speranze di Vanni, allungando 2-0. Tuttavia l’azzurro gioca il tutto per tutto nel terzo gioco, dando vita al game più spettacolare della partita in cui scolpisce, vincenti su vincenti il proprio controbreak, assestato da una risposta vintage scattata con polaroid. Poi l’equilibrio ristagna sino al tiebreak quando Vanni emulando un altro onorevole aretino, Michelangelo Buonarroti, scolpisce la Pietà sul volto dello sloveno che compassionevole la dà vinta 7-4. Ed ora riprendiamoci anche Nova Gorica. Andiamo!

Nel match seguente, l’esperienza di Robredo imbriglia il selvatico Kudryavtsev che, nonostante fosse avanti 5-2 nel secondo set, ha perso nettamente con un doppio 7-5. L’iberico entra in campo con la voglia di dettare legge e, come un Dracone qualsiasi, relega per larghi tratti del set il malcapitato avversario nel ruolo di comparsa. Il russo, dopo il break subito a freddo nel secondo gioco, ha il merito di imporsi sulle avversità, rischiando palesemente al di sopra dei propri limiti, però l’azzardo paga. Nel nono gioco complice un Robredo tenero al servizio, la settima testa di serie, spinge nella tundra siberiana il proprio avversario e rischiando, senza voler cedere campo all’avversario, incappa alla seconda occasione nel controbreak. Lo spagnolo si rinvigorisce incamerando l’undicesimo gioco, ma in quello seguente, avanti 30-15, il russo si perde nel labirinto delle proprie velleità e “fucilato” 7-5 subisce la stessa sorte dello zar Nicola II nel luglio del 1918. L’impressione è che la conquista del set per Robredo valga quanto la vittoria ad Eraclea per Pirro (cioè nulla) poiché l’iberico dopo aver salvato due palle break e conservato il primo gioco, sente l’incombere del terzo parziale, viene infatti brekkato nel quarto game. Poi, il russo sembra essere certo di allungare la sfida quando alla quinta palla break del settimo gioco, si allontana 5-2. Lo spagnolo non si dà per vinto, risale la corrente, rispondendo con un controbreak immediato, conserva gelosamente la battuta ed infine con una serie di risposte avidamente celate per il finale di set, sorprende ancora la settima testa di serie che si inchina all’onta. Le insidie non sono finite qui perché la Wild card deve annullare un palla break ma incamera 6-5 che pone il match sui binari a lui più congeniali. Kudryavtsev si piega al suo triste destino e come Anna Karenina finisce ghigliottinato dal velocissimo treno di Robredo che alla prima palla del match realizza il definitivo 7-5.

Chiudinelli, numero tre del seeding, abbandona il torneo, spazzato via dal tifone ceco chiamato Kolar con un doppio 6-4 che non ammette repliche. Nel primo set il ceco strappa subito il servizio di un elvetico eccessivamente nervoso. L’esperienza della terza testa di serie si fa sentire infatti, seppur alterato, non si perde d’animo e nonostante i turni di Kolar siano ingiocabili, lo svizzero rimane in partita. Caratterialmente il ceco è glaciale, chic con l’ace che vale il 6-4. Nell’incipit del secondo parziale lo svizzero prova a scuotersi ma il suo gioco è arido quanto il deserto del Sahara e, passato incolume il primo turno alla battuta, l’elvetico si smonta nel terzo gioco. Il ventenne ceco riprende a martellare come in un cantiere edile, ma soffre terribilmente nel sesto passaggio quando è costretto ad annullare quattro palle break. Tuttavia Chiudinelli non vuole abbandonare anzitempo il torneo, così nell’ottavo turno riequilibra il parziale, arpionando disperatamente la parità. L’illusione si sgretola nel giro di un paio di minuti quando un doppio fallo consegna nuovamente il break nelle mani di Kolar. Il ventenne non concede altri favori alla neutrale Svizzera e con superba autorità si impone 6-4.

Risultati:

Primo turno:

[Q] E. Gerasimov b. A. Santillan 6-3 7-6(4)
[WC] M. Berrettini b. L. Sonego 6-4 7-6(5)
[Q] M. Jaloviec b. [LL] G. Mager 7-6(2) 7-6(3)
[LL] L. Grigelis b. A. Arnaboldi 3-6 6-3 7-6(2)

Secondo turno:

S. Caruso b. R. Ramanathan 6-4 7-5
L. Vanni b. [PR] B. Kavcic 6-3 4-6 7-6(4)
[WC] T. Robredo b. [7] A. Kudryavtsev 7-5 7-5
Z. Kolar b. [3] M. Chiudinelli 6-4 6-4

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ATP Challenger: Manerbio passa e dà appuntamento al 2021

L’attuale emergenza sanitaria ed economica impone la cancellazione del Trofeo Dimmidisì per il 2020. Rimane l’entusiasmo e il desiderio di tornare già l’anno prossimo: l’ATP manterrà la data in calendario

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019

Fino all’estate 2021, il bel sorriso di Federico Gaio resterà l’ultima immagine dell’ATP Challenger di Manerbio – Trofeo Dimmidisì. La situazione di incertezza dovuta alla pandemia da COVID-19 ha messo in difficoltà l’intero Sistema Italia, colpendo soprattutto la Regione Lombardia. Trovandosi a circa 70 km da due delle zone più colpite (Bergamo e la Val Seriana a nord ovest, Codogno a sud ovest), anche Manerbio ha avuto un numero di decessi molto superiore rispetto all’abituale. Le difficoltà di natura logistica ed economica hanno convinto gli organizzatori a cancellare l’edizione 2020, con l’auspicio e il desiderio di tornare con ancora più entusiasmo l’anno prossimo.

Le comunicazioni definitive con l’ATP si sono svolte nel pomeriggio di lunedì 27 aprile. “Fiduciosi nel riavvio del circuito e delle attività economiche, abbiamo atteso fino all’ultimo per prendere la nostra decisione – racconta il direttivo composto dal direttore Gianni Saldini, la presidentessa Cosetta Viti e il consigliere Alberto Forcella – sfortunatamente, la situazione sanitaria ed economica non ci offre alternative e siamo costretti a cancellare il torneo per il 2020. Le aziende che ci hanno sempre sostenuto hanno altre priorità, che rispettiamo e condividiamo sul piano emotivo, quindi per quest’anno siamo costretti a rinunciare a un evento sempre atteso e cruciale per la nostra piccola città”. Con i suoi 12.000 abitanti, Manerbio è una delle più piccole sedi italiane di un ATP Challenger, teatro di un vero e proprio miracolo che si perpetua sin dalla prima edizione del 1974.

Erano state molto significative le parole di Gaio, che lo scorso agosto si è aggiudicato il titolo battendo Paolo Lorenzi in una finale tutta azzurra: “Le piccole città attendono tutto l’anno la fiera di paese, la sagra, l’evento che riunisce un po’ tutti. Ecco, a Manerbio questa funzione viene svolta dal torneo di tennis. E poi hanno organizzato 42 edizioni… c’è davvero da togliersi il cappello”. Il faentino aveva compreso appieno lo spirito di un torneo che ha saputo rinascere dopo la dolorosa rinuncia del 2018, e che ogni anno ricorda con commozione i due grandi piloti manerbiesi Antonio Savoldi e Marco Federico Co’, scomparsi tragicamente al servizio della patria. La cancellazione di due anni fa fu particolarmente dolorosa per Gianni Saldini, classe 1941, vero e proprio “decano” degli organizzatori dei Challenger italiani.

Stavolta la decisione è più serena, perché maturata per cause di forza maggiore. “È un dispiacere non poter svolgere un evento che ormai fa parte del nostro paese – racconta Saldini – ma vista la situazione sanitaria e la contemporanea cancellazione di eventi di altissimo livello, era impossibile riuscire a organizzare il torneo nell’attuale contesto. L’entusiasmo rimane: nella speranza che nel 2021 il virus sia completamente debellato, gli organizzatori hanno già assicurato che faranno di tutto per riportare il grande tennis a Manerbio. Tra l’altro, nel 2021 Saldini compierà 80 anni e la prosecuzione del torneo sarebbe uno dei migliori regali per la ricorrenza. “Ricordo ancora ai tempi della 25esima edizione, quando davanti a una platea di 300 persone dissi che avrei invitato tutti per l’edizione numero 50 – ride Saldini, al timone del torneo sin dal 1974poi ci pensai e mi resi conto che non sarà così semplice, perché al traguardo del cinquantesimo torneo io avrò quasi 90 anni…”. Con la sua energia, il traguardo è più che possibile.

Un obiettivo tanto bello e suggestivo è lo stimolo giusto per provare a ripartire già dal 2021, anche in virtù degli ottimi riscontri ricevuti dall’ATP. Tramite la responsabile del circuito Challenger Joanna Langhorne, il sindacato ha fatto sapere di aver compreso le ragioni dello stop. Manterremo la vostra settimana nel calendario 2021 e non vediamo l’ora di proseguire nella nostra eccellente relazione ha fatto sapere Langhorne. Insomma, è solo un arrivederci, un ostacolo verso un traguardo che sarà ancora più bello festeggiare. Quando il virus sarà soltanto un brutto ricordo.

ALBO D’ORO – Nato nel 1974 come torneo nazionale, il Trofeo Dimmidisì ha poi effettuato la scalata a evento internazionale, fino a diventare un ATP Challenger nel 1999.

1999 – Attila Savolt (Ungheria)
2000 – Stefano Tarallo (Italia)
2001 – Attila Savolt (Ungheria)
2002 – David Ferrer (Spagna)
2003 – Olivier Patience (Francia)
2004 – Nicolas Almagro (Spagna)
2005 – Oliver Marach (Austria)
2006 – Andreas Vinciguerra (Svezia)
2007 – Jiri Vanek (Repubblica Ceca)
2008 – Victor Crivoi (Romania)
2009 – Federico Delbonis (Argentina)
2010 – Robin Haase (Olanda)
2011 – Adrian Ungur (Romania)
2012/2014 – non disputato
2015 – Andrey Kuznetsov (Russia)
2016 – Leonardo Mayer (Argentina)
2017 – Roberto Carballes Baena (Spagna)
2018 – non disputato
2019 – Federico Gaio (Italia)

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì – Manerbio

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A Pau, Gulbis vince la finale amarcord con Janowicz. Buoni segnali per il futuro?

Il lettone è perfetto al servizio e chirurgico in risposta. Buona prestazione e buon torneo comunque per il polacco che guadagna quasi 600 posizioni in classifica

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Gulbis e Janowicz - Pau 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

E. Gulbis b. [WC] J. Janowicz 6-3 6-4

Un appassionato che scorresse distratto il programma di gioco dei tornei Challenger di questa settimana si sarebbe forse stupito e rallegrato della presenza di Ernests Gulbis e Jerzy Janowicz nella finale di Pau. Entrambi ex semifinalisti Slam (Roland Garros 2014 per Gulbis, Wimbledon 2013 per Janowicz), entrambi con best ranking di tutto rispetto (numero 10 per il lettone, 14 per il polacco) ed entrambi purtroppo spariti un po’ dai radar negli ultimi anni. Gulbis in verità qualche spunto positivo lo ha avuto, raggiungendo la finale a Stoccolma contro Stefanos Tsitsipas nel 2018 (la prima persa in carriera dopo otto successi su otto, sei in singolare e due in doppio), ma niente di clamoroso. Il ranking non lo vede tra i primi cinquanta del mondo ormai da maggio 2015 e più in generale anche la top 100 è stata spesso priva del suo nome. Janowicz invece è stato quasi sempre fermo dal 2017 ad oggi, uscendo addirittura dalle classifiche ATP nel novembre 2018 per rientrarvi quest’anno alla posizione numero 1039.

Tutti dati che non fanno che incrementare la gioia di rivederli uno contro l’altro a buoni livelli, in un match che mette in palio un trofeo anche se del circuito minore. Alla fine a vincere è stato Gulbis, il giocatore più in forma dei due, quello con più incontri sulle spalle, quello che il circuito non l’ha mai abbandonato. Lo ha fatto in due set, prendendosi un break nella pancia di ciascun parziale, sfruttando al meglio ogni calo al servizio dell’avversario. Janowicz da parte sua ha comunque lasciato intravedere un buon livello: il dritto è pesante come un tempo, il servizio gira a meraviglia e il rovescio fa il suo dovere. Il problema per il polacco è stato quello di non essere praticamente mai riuscito a prendere le misure in risposta, complice anche la prestazione stellare di Gulbis alla battuta. Il lettone ha chiuso con il 58% di prime, ma con soli tre punti persi sul primo servizio (90%), di cui nessuno nel primo set.

 

Una chance di riaprire la partita in verità Janowicz l’ha avuta, proprio quando i giochi sembravano chiusi. Sul 5-4 del secondo set, il polacco è riuscito a far partire lo scambio più spesso e, vincendo un punto molto divertente sul 30-30 (vedi video), si è guadagnato una palla break. Gulbis però si è sottratto al pericolo con il solito fidato colpo di inizio gioco e ha chiuso il match. Il lettone conquista dunque la quindicesima vittoria stagionale tra qualificazioni, Challenger e tour maggiore per il lettone (a fronte di quattro sconfitte). Per lui si tratta del quinto successo a livello Challenger (l’ultimo risale addirittura al 2007 a Mons, mentre l’ultima finale al 2012), ma soprattutto fa un salto di 60 posizioni in classifica, dal numero 220 al 160. Ne guadagna invece 578 di posizioni Janowicz, che grazie ai 60 punti della finale arriva al numero 461. La speranza è che entrambi proseguano su questa strada, perché il tennis non può che trarne beneficio.

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Challenger di Bergamo, cancellata la finale a causa del Coronavirus. Il torneo non avrà un vincitore

L’emergenza coronavirus ha portato all’annullamento di tutti gli eventi sportivi della giornata in Lombardia e Veneto, su indicazione del governo

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Pala Agnelli - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

La finale del Challenger di Bergamo non si giocherà oggi, né nei prossimi giorni. La partita, che vedeva coinvolti il francese Enzo Couacaud (tds N.7) e l’ucraino Illya Marchenko, sarebbe dovuta iniziare alle 17:00 (peraltro con diretta YouTube annessa), ma non avrà luogo a causa dell’ondata di casi di Coronavirus che ha colpito in particolare la Lombardia e il Veneto negli ultimi giorni – i soli casi lombardi ammontano a 89, dato destinato a crescere.

Era dunque naturale che arrivasse un’ordinanza relativa agli eventi pubblici (e quindi anche quelli sportivi) da parte del Governo, come confermato dalla lettera del Ministro Vincenzo Spadafora (Ministro per le politiche giovanili e lo sport) al CONI: “Il Governo si appresta ad emanare misure urgenti per fronteggiare e contenere in modo particolarmente incisivo i casi di contagio da Coronavirus. Tali misure comprendono anche il mondo sportivo per l’esigenza di prevenire rischi e tutelare al meglio la salute di tutti coloro che, a vario titolo, partecipano alle manifestazioni e alle competizioni. In attesa del perfezionamento dei provvedimenti e della piena ed efficace attuazione degli stessi, su conforme avviso del Consiglio dei Ministri, per ragioni di cautela e massima precauzione, Le chiedo di farsi interprete presso tutti i competenti organismi sportivi dell’invito del Governo di sospendere tutte le manifestazioni sportive di ogni grado e disciplina previste nelle Regioni Lombardia e Veneto per la giornata di domenica 23 febbraio 2020“.

Non resta che affidarsi alle indicazioni delle autorità di competenza e assumere tutti i comportamenti del caso, viste le proporzioni dell’emergenza. Il breve comunicato rilasciato dall’ufficio stampa del torneo specifica che il torneo rimarrà senza un vincitore. Punti e soldi destinati al finalista andranno sia a Marchenko che a Couacaud.

 

La finale del Trofeo Perrel-Faip di Bergamo (46.600€, Greenset) non si giocherà. La decisione di cancellare tutti gli eventi sportivi nelle Regioni di Lombardia e Veneto ha coinvolto anche l’evento bergamasco. Gli organizzatori le hanno provate tutte, ventilando anche la possibilità di giocare la finale a porte chiuse, ma la richiesta di deroga prefettizia non è stata accolta. A quel punto, i due finalisti Illya Marchenko ed Enzo Couacaud si sono dovuti rassegnare. Ad entrambi saranno assegnati i punti ATP (48) e il prize money (3.650€) destinato ai finalisti.  

Riportiamo anche un altro passaggio del comunicato rilasciato dall’ufficio stampa del torneo, nel quale vengono citati diversi altri esempi di tornei non conclusi.

QUEI TORNEI MAI TERMINATI – A modo suo, questa edizione rimarrà nella storia. Non era mai successo che un torneo non si concludesse per un’emergenza sanitaria, mentre esistono diversi casi di eventi non conclusi per ragioni di forza maggiore, in particolare relative al maltempo. Il più famoso riguarda, probabilmente, il torneo ATP di Rotterdam. Nel 1984, la finale tra Ivan Lendl e Jimmy Connors fu interrotta sul punteggio di 6-0 1-0 per il cecoslovacco. Con una telefonata anonima, il rappresentante di un presunto movimento “anti-capitalista” disse che era stato piazzato un ordigno nei pressi del campo centrale. Le ricerche non ebbero effetto, ma Lendl rifiutò di tornare in campo e il torneo rimase senza vincitore.

Più frequenti i casi di mancate conclusioni per pioggia: il più importante rimane Monte Carlo 1981: anche in quel caso, era in campo Jimmy Connors. Sul punteggio di 5-5 nel primo set, la finale contro Guillermo Vilas fu sospesa e mai più ripresa. Agli albori dell’Era Open, la pioggia impedì la disputa della finale al torneo del Queen’s 1968 tra Clark Graebner e Tom Okker, ma si ricordano anche tornei nemmeno andati vicino alla conclusione. L’ATP di Rancho Mirage del 1980 fu bloccato prima dello svolgimento delle semifinali, mentre il torneo femminile di Lugano, nel 1983, si interruppe addirittura prima dei quarti. Per quanto riguarda i Challenger, stessa categoria del Trofeo Perrel-Faip, si ricorda un caso del 2011 alle Reunion Islands, quando la pioggia costrinse a interrompere l’evento ancora prima dei quarti di finale.

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