A Milano per 5 anni i migliori under 21 del mondo [AUDIO UBALDO]

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A Milano per 5 anni i migliori under 21 del mondo [AUDIO UBALDO]

LONDRA – Nel 2017 si giocherà alla Fiera di Milano. Chris Kermode: “Un progetto entusiasmante”. Sergio Palmieri: “Ci ho creduto da subito”. 1.250.000 dollari di montepremi. Niente punti ATP. I probabili protagonisti

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da Londra, il nostro inviato

I sette migliori Under 21 del mondo, più una wildcard che verrà assegnata forse ad un giovane italiano, si sfideranno per il titolo delle Next Gen ATP Finals, il nuovo torneo annunciato dalla ATP a Londra con sede a Milano. Una sorta di Masters dei più giovani per proclamare la star del futuro. Il format sarà lo stesso delle finali ATP in corso a Londra. Come conferma Diego Nepi Molineris, responsabile di CONI Servizi, l’impianto designato per ospitare l’evento sarà il Fiera Milano, con una capienza di circa 5.000 persone: accantonata l’ipotesi Forum di Assago, che avrebbe comportato un alto rischio di spalti vuoti con i suoi 12.000 posti e più. L’alternativa era il PalaLido, che però per motivi di restauro sarà indisponibile almeno all’inizio della partnership fra ATP e FIT: non si esclude però la possibilità di trasferirvisi una volta completati i lavori. L’edizione inaugurale si terrà dal 7 all’11 novembre 2017, cioè dal martedì al sabato compresi. L’accordo è stato firmato fino al 2021. Ma il SEO dell’ATP Chris Kermode ha anche detto trattarsi di “un Test”.

 

La qualificazione all’evento sarà possibile tramite un meccanismo analogo a quelle delle ATP World Tour Finals: un sistema di punteggio denominato Race to Milan, che terrà conto dei punti ottenuti nella singola stagione e sancirà quindi l’entry list del torneo. Uguale anche il format della competizione: due gironi da quattro, round robin che definiranno i semifinalisti. Non ci sarà il torneo di doppio. Martedì, mercoledì e giovedì si giocheranno quattro incontri al giorno. Venerdì le semifinali, sabato la finale. I match verranno teletrasmessi da Supertennis. La conferenza di presentazione si è tenuta subito dopo la semifinale thriller vinta da Murray su Raonic. Chris Kermode, presidente ATP, ha dichiarato: “E’ uno degli annunci più emozionanti che abbia mai fatto: abbiamo lavorato a questo evento per vari anni e l’enfasi è dovuta a più di un motivo. C’è grande crisi adesso che i top 4 stanno calando, e noi abbiamo al responsabilità di sponsorizzare molti più giocatori. L’incredibile “era” vissuta con queste superstar ha modificato radicalmente il tennis, che è diventato globale da ogni punto di vista, ma il cambio della guardia è dietro l’angolo e noi dobbiamo sostenerlo nel gioco e nelle personalità dei giocatori. Questi giovani sono il futuro e ce ne sono molti. Dobbiamo raccontare le loro storie a molte più persone, così che quando finiranno sul palcoscenico il grande pubblico già forse  li conoscerà”.

Un milione e duecentocinquantamila dollari il montepremi (con la possibilità di investire ulteriore denaro in attività di sponsorizzazione) e, soprattutto, un’occasione per sperimentare novità che potrebbero essere introdotte nel circuito maggiore in futuro, motivo per cui non ci saranno in palio punti ATP. Kermode, a questo proposito, ha aggiunto: “C’era da scegliere tra il denaro e i punti: la prima soluzione ci è sembrata quella più utile per aiutare i giovani. Chiunque guardi lo sport ha un punto di vista proprio. Tutti propongono idee, io credo che un evento del genere possa servire a testare nuove concezioni e nuove prospettive. Abbiamo il dovere di guardare al futuro, anche per l’interazione con i fan della nuova generazione. Nuovi formati, nuovi stili, novità nel prodotto. Dobbiamo mantenere l’ATP al massimo livello, come lo è da anni. Questo sport produce nuove star e nuovi protagonisti in ogni epoca: questo è il gruppo di giovani più interessante che abbia mai visto. E una delle chiavi per lo sport globale è una distribuzione geografica omogenea di chi lo pratica: quello di ora è un momento perfetto per promuovere il tennis. Lo spot in calendario è ideale, tra il Masters 1000 di Parigi e le Finals di Londra: sarà vendibile in tutto il mondo”.

Sarà inoltre un evento obbligatorio per chi si qualifica: se un giovane dovesse farcela a salire tra i primi otto del mondo, parteciperà alle Finals di Londra. Se fosse n.9 o n.10 non potrà invece accettare il ruolo di “alternate” a Londra.,Dovrà giocare a Milano le NextGen Finals.

Le Challenger Finals, mini Masters per i migliori giocatori di categoria cadetta, non hanno effettivamente avuto successo, e questa idea correrebbe lo stesso rischio, ma Kermode non ha dubbi: “Sarà un evento di grande portata, sono sicuro che non avrà problemi a rimanere nel cuore degli appassionati”. C’era anche Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali d’Italia: “Quando Chris ed io abbiamo parlato lo scorso anno di questa idea, per la prima volta, ho creduto subito nel progetto. Anche stavolta, come in passato, ci sarà un ricambio generazionale che non ci farà rimpiangere i vecchi giocatori. Ci saranno innovazioni e siamo certi che il tennis potrà recepire questa occasione al meglio. Siamo sicuri che sarà un evento di successo”. Francis Tiafoe, uno dei migliori sette under 21 della attuale classifica: “Sono entusiasta, ringrazio l’ATP per aver realizzato il progetto. Sarà bello vedere i più giovani confrontarsi tra loro”. Stefan Edberg, vincitore a 18 anni del torneo di Milano nel 1984 battendo in finale Mats Wilander – e fu il suo primo torneo, così come è stato anche il primo torneo “pro” vinto da Roger Federer nel 2001 – ha aggiunto: “Credo sia una grande idea, per il tennis, per i giovani che probabilmente avranno bisogno di più tempo e occasioni per arrivare al tempo. Ottimo il formato, sono convinto che si daranno battaglia durante tutto l’anno per qualificarsi. Il montepremi è invitante, insomma è una situazione dove tutti ci guadagnano. Se fossi uno dei giovani sarei contentissimo”.

I probabili protagonisti, stando al ranking ATP attuale: Alexander Zverev, Borna Coric, Karen Khachanov, Taylor Fritz, Danil Medvedev, Kyeong Chung, Francs Tiafoe, Jared Donaldson. A oggi i migliori italiani della classe ’96 sono Quinzi n.296, Pellegrino 413, Stefanini 451.

 

Dal sito della FIT riprendiamo le dichiarazioni del Presidente FIT Angelo Binaghi:

Siamo orgogliosi della scelta compiuta dall’ATP di assegnare all’Italia e a Milano una manifestazione così importante e soprattutto nuova”.

Ospitare il torneo di fine anno che raggrupperà i migliori giocatori di età inferiore di 21 anni è un riconoscimento delle nostre capacità organizzative – aggiunge Binaghi – capacità che hanno portato gli Internazionali d’Italia a diventare un evento di enorme successo, oltre che amatissimo dai top player di tutto il mondo. Per il tennis italiano un altro motivo di grande gioia che corona un decennio in cui tenniste e tennisti azzurri hanno colto successi di straordinaria importanza.
Ospitare le stelle che già oggi vivono di luce propria, ma che domani saranno i leader del circuito risponde poi perfettamente alla filosofia della nostra Federazione: rivolgersi in primo luogo ai giovani e ai giovanissimi, a coloro che già oggi si appassionano per i campioni che in un futuro ormai prossimo diventeranno i primi protagonisti del circus. Una scelta di campo con la quale l’ATP ha dimostrato la sua lungimiranza: l’idea di puntare fortemente sulla Next Generation è garanzia di proseguimento del grande spettacolo tennistico nei prossimi anni. Con l’Expo Milano è stata città leader nel presentare le risorse su cui la terra di domani potrà contare: ora è pronta a essere vetrina delle risorse su cui potrà contare il tennis del futuro”
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Il profile di Donnay si chiama Formula 100 Unibody e vi aiuterà molto

Il test in campo del nuovo profile di Donnay, la Formula 100 Unibody, potenza e comfort al servizio di tutti.

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Classico non vuol dire certo non assecondare le richieste del mercato. Ecco perché nella gamma delle racchette Donnay è presente anche la Formula 100, un telaio profile. Ovviamente, Donnay ha cercato anche in una racchetta del genere ci conservare le caratteristiche chiave dei suoi modelli, e cioè un “contatto” con la palla molto piacevole e confortevole ma capace, allo stesso tempo, di offrire potenza e rotazione. Formula 100 adotta la tecnologia Unibody, la novità Donnay del 2020, e cioè una costruzione del telaio interamente in grafite in tutti e quasi i 70 cm del telaio, questo significa che il manico, un punto troppo spesso ritenuto meno importante del resto, è costruito senza ricorrere a pallets o schiuma poliuretanica. Con questa tecnologia Donnay lo costruisce interamente in grafite, come il resto della racchetta, che diventa così ancora di più un corpo unico, consentendo di avere una resa migliore in termini di feeling con la palla, la priorità quando su un telaio c’è la serigrafia Donnay. Esteticamente, nei lati del piatto corde troviamo in bianco sul nero opaco le scritte Donnay e Formula. Il fusto cambia spessore dai 21 millimetri degli steli ai 26 del cuore, in testa la racchetta è larga 24 millimetri.

Qui la recensione del modello Allwood 102 di Donnay

Caratteristiche

Piatto corde 100 inch2
Peso 300g
Schema corde 16×19
Bilanciamento 320 mm
Rigidità 57 RA
Profilo 21-26-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

 
Il manico interamente in grafite: è la tecnologia Unibody

Test in campo

I vantaggi del sistema Unibody si fanno sentire, con un valore di rigidità al di sotto dei 60 punti, Formula Unibody restituisce i vantaggi di un telaio con rigidità maggiore. Specie i colpi piatti escono dalle corde in maniera energica, con il plus però di avere controllo e stabilità frutto grazie all’innovazione delal nuova tecnologia. Che risulta migliore, in termini di feeling e di maggior potenza a disposizione, rispetto a Hexa.  Rispetto alla Allwood o anche alla Pro One stessa, il top di gamma per gli agonisti in casa Donnay, Formula risulta un telaio meno sensibile ma perché è più adatto a cercare la potenza. Si ci gioca bene da fondo campo, chi non ha ancora sbracciate poderose può trovare in questo telaio un compagno ideale per far uscire la pallina con velocità nonostante il poco sforzo avendo in cambio una sensazione di comfort praticamente impareggiabile. Non ci sono vibrazioni, questo anche perché il telaio è molto stabile. Non abbiamo in mano un telaio progettato per generare spin, e di fatto le soluzioni ottimali si ottengono quando imprimiamo giusto un po’ di copertura alla palla, senza esasperare. Questo perché Formula si rivolge a un pubblico magari ancora non di livello agonistico. Il vantaggio nelle esecuzioni dei colpi piatti si percepisce soprattutto al servizio, ma anche a rete dove risulta molto sensibile. Da fondo la palla esce con facilità e velocemente, le caratteristiche che un amatore cerca in un telaio del genere, solo che Donnay aggiunge più feeling e delicatezza di impatto rispetto alla concorrenza.

Conclusione

Formula Unibody è unna racchetta profilata ideata per giocare in maniera classica, cercando precisione e con una buona spinta a disposizione grazie alla massa del telaio, molto reattivo. State riprendendo a giocare da poco o dopo un infortunio? Questa è una delle scelte possibili.

Testata con corde String Project Magic(1,25 tensione 23/24Kg), String Project Hexa Pro (1,25 tensione 23/24 Kg e 1,20 tensione 23/24 Kg)

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Area test

Donnay Allwood 102 Unibody, il classico moderno di Donnay

Il test della Allwood 102 di Donnay: i vantaggi dell’old school con le necessità delle racchette moderne. La nostra recensione dal campo.

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Avevamo già parlato delle intenzioni di Donnay di riportare le racchette moderne a quel feeling old school tutto comfort, sensibilità e flessibilità agli impatti, quelle sensazioni che chi ha giocato con una racchetta di legno conosce bene. Ma questo non significa affatto che i nuovi telai Donnay non siano adatti al gioco moderno.

L’azienda ha presentato la gamma delle racchette 2020 rinnovando i tre modelli Pro One 97 Unibody, Formula 100 Unibody e Allwood 102 Unibody, la racchetta oggetto di questo test. Anzitutto le principali novità che caratterizzano tutta la gamma. È presente l’oramai classico sistema Xenecore aggiornato alla versione Hexa che rende “piena” la racchetta senza aggiungere significativamente peso rendendo il telaio stabile anche su colpi non perfettamente centrati. La grande novità prendo il nome di Unibody, e cioè una tecnologia che consente la costruzione delle racchette utilizzando unicamente la grafite per tutte le parti della stessa, ci riferiamo al manico, che di solito è costruito con materiali come pallets o poliuretano e che invece, con Unibody, diventa ancora di più parte integrante del telaio.

Detto ciò, veniamo alle caratteristiche in campo della Allwood 102, un piatto corde molto generoso pesante 300 grammi e con il classico schema 16×19, tutte le caratteristiche che cerca il giocatore di club in una racchetta moderno. Il telaio, dichiara Donnay, “è capace di fondere il feeling assoluto di una racchetta classica e le rotazioni di una racchetta moderna”. Il piatto corde molto ampio consente impatti molto facili, questo fattore è compensato dal profilo stretto e costante del telaio, solo 22 millimetri, che rende la racchetta adatta ad avere controllo di palla e penetrazione nell’aria per swing decisi, specie per chi è in cerca di spin.

 

Esteticamente, il telaio si presenta molto bene. Donnay ha abbandonato la colorazione nera glossy, e cioè lucente, per scegliere un nero opaco più discreto con i tocchi di colore sul core che richiamano i vecchi modelli di legno. Anche qui: un’ottima trovata che combina classico e moderno, il trademark Donnay. La scritta Allwood di fronte a quella Donnay a ore 3 e a ore 9 del piatto corde sono bianche e grandi, riconoscerle non sarà un problema. Una scala di colori dal giallo all’arancio abbellisce il cuore guardando la racchetta frontalmente. Veramente molto bella ed elegante.

Caratteristiche

Piatto corde 102 pollici
Peso 300g
Schema corde 16×19
Bilanciamento 320 mm
Rigidità 50 RA
Profilo 22 mm
Lunghezza 68.6 cm

Test in campo

La resa in campo conferma ampiamente le premesse in fase di presentazione: impatti morbidi e confortevoli, palla che fila via velocemente, che prende rotazione con facilità e una flessibilità del telaio che il braccio può solo ringraziare: la Allwood è da amore a primo impatto, diremmo. Abbiamo in mano una racchetta che ha circa un RA, un valore di rigidità, di circa 50 punti, un dato molto al di sotto della media degli altri telai. Questo significa che il dwell time, il tempo in cui la pallina rimane sulle corde durante l’impatto, è prolungato, ne consegue che l’impatto è morbido, quasi delicato diremmo. La racchetta spinge, e spinge bene, più della versione precedente della Allwood, quella 2018, che non poteva contare sulla tecnologia Unibody. Infatti se il modello attuale conserva le altissime sensazioni di sensibilità e comfort proprie della Allwood 2018 (ma di tutti i telai Donnay), il fattore Unibody rende la racchetta più dinamica dal punto di vista della rigidità.

Giocando dal fondo si percepiscono tutte le qualità migliori del telaio, e cioè un’uscita di palla molto facile e un controllo dei colpi che richiede un po’ di spin, senza considerare la Allwood come una racchetta indicata a chi fa un uso estremo delle rotazioni. In questo caso il topspin serve per chiudere swing facili e veloci, per imprimere una sicurezza ulteriore al controllo di palla. Ecco, lo spin funziona bene anche in versione back, tagliando la palla. In generale, da dietro, la sensazione è che un braccio dotato di swing ampi e solidi possa generare uscite di palla molto decise e veloci tenendole in campo con un tocco di top spin. La racchetta scorre con buona facilità in aria, risulta molto maneggevole e questo si traduce in una facilità di impatti anche nei pressi della rete; al servizio è da preferire la soluzione con effetto che il colpo piatto.

Conclusione

Allwood 2020 è quindi un telaio stabile, dall’ottimo feeling, ha uno spin marcato e si propone come una soluzione più semplice e piacevole rispetto a telai di pesi maggiori conservando le stesse caratteristiche di questi.

Testata con corde String Project Magic (1,25 tensione 23/24Kg), String Project Hexa Pro (1,25 tensione 23/24 Kg e 1,20 tensione 23/24 Kg)

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Focus

Matteo Berrettini in esclusiva su Ubitennis: “Non vado a cuor leggero a New York”

Il vantaggio di allenarsi con Tsitsipas. Il ricordo di WImbledon, prima e dopo Federer. Matteo Berrettini parla anche del nuovo format di Mouratoglou

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Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Tra la sconfitta di ieri contro Tsitsipas nella settima giornata dello Ultimate Tennis Showdown, il nuovo circuito messo in piedi da Patrick Mouratoglou, e la sfida di oggi (ore 18:30) contro Popyrin in un match decisivo per la qualificazione, Matteo Berrettini si è ritagliato un po’ di tempo per farsi intervistare in diretta su Facebook.

C’è stato qualche piccolo problema tecnico ieri sera, quando vi avevamo promesso di andare in diretta alle 19:30, e quindi siamo andati LIVE questa mattina. Mi avete visto un po’… emozionato? Beh, in fondo è normale: ero pur sempre con il numero uno d’Italia!

Trovate qui il video della nostra intervista:

 

In partenza abbiamo commentato la sua esperienza nel nuovo circuito di Mouratoglou. “Si usano più facilmente la carta del vincente che vale triplo e quella per rubare il servizio all’avversario. Mi sento bene fisicamente; è un tennis diverso, le partite sembrano andare in una direzione e poi può succedere di tutto. Nonostante il lungo stop, però, mi sento pronto per ricominciare. Questo evento è molto divertente ed è utile per avvicinarsi agli eventi ufficiali“. Berrettini però ci rassicura: ha giocato per troppo tempo con le regole classiche e ad agosto non avrà certo dimenticato come si fa.

Sulla partita con Tsitsipas, finita al ‘Sudden Death‘ (il quarto decisivo), Matteo commenta così “Un pochino troppo estremo!“, mi dice. “Però sto giocando partite di livello con avversari di livello – Goffin, Feliciano Lopez – e anche questo ha contribuito a farmi raggiungere la condizione che ho adesso“. A Montecarlo si è allenato anche con Sinner: “Gioca bene, devo stare attento quando giochiamo… mi devo impegnare: è giovane ma picchia duro“.

CAPITOLO US OPEN – “In questo momento veniamo testati due volte a settimana, e qui in Francia la situazione non è grave come a New York” esordisce Matteo. “Adesso la situazione negli Stati Uniti è nettamente peggiore; hanno trovato casi positivi sia in NBA che nel tennis stesso (si riferisce alla positività di Tiafoe, ndr). L’idea è quella di andare, ma bisogna vedere l’evolversi delle cose. Per tutti è importante capire cosa succederà nei vari tornei se un tennista verrà trovato positivo. Per queste cose ci vuole un parere scientifico“.

Matteo sta pensando di soggiornare in hotel, dovesse effettivamente partecipare allo US Open. “Dobbiamo cercare di adattarci, senza rischiare di fare casino” dice senza mezzi termini – e con un pizzico di apprezzata saggezza. “A cuor leggero credo che in questo momento non si faccia nulla, e se dovessi decidere di andare lo farei seguendo con tutte le precauzioni del caso. Cercherei di avere contatti solo con il mio team e rispettare i protocolli“. In ogni caso, per Berrettini sarà difficile avere tutte quelle persone a New York senza avere neanche un positivo.

Matteo fa poi una giusta puntualizzazione: “Senza nulla togliere alle persone ‘normali’, noi sportivi abbiamo una situazione particolare: se dobbiamo fare quarantena senza sintomi, a quel punto i successivi tornei diventano un po’ un casino perché non puoi allenarti. Essere positivi non è brutto solo per il rischio della malattia, ma perché andrebbe a influenzare tutta la programmazione“.

WIMBLEDON, VECCHIE RACCHETTE… E PROGRAMMI PER IL FUTURO – “La partita con Roger mi rimarrà dentro… sia per il punteggio, che per aver giocato contro di lui sul centrale. Un’emozione forte” (e qui gli ricordo, mio malgrado, del mio pronostico azzeccato… al contrario!). “Colpa mia, mica tua…” scherza Matteo. “Non ho servito bene, ed è successo. Ma a parte quello, è stata incredibile anche la partita precedente con Schwartzman, o quella con Baghdatis perché era la sua ultima partita. Sicuramente Wimbledon mi manca, mi mancano i tornei ‘normali’ e viaggiare”.

Lunedì mattina sarò a Kitzbuhel e giocherò martedì“, dice Matteo del suo prossimo impegno, l’esibizione ‘Thiem’s 7’. L’impegno si sovrappone in parte con le eventuali fasi finali dell’Ultimate Tennis Showdown, in programma domenica prossima: “Anche se dovessi fare il meglio possibile a Kitzbuhel, riuscirei a tornare qui in tempo per le semifinali. Probabilmente domenica mattina: nel caso, qualcosa mi inventerò!“.

In chiusura, gli chiedo se ha mai impugnato una racchetta di legno: “L’ultima volta ci ho giocato quattro o cinque anni fa con Vincenzo Santopadre. Lui giocava benissimo, era fastidiosissimo! Io per le mie impugnature facevo un po’ fatica, quindi alla fine ho impugnato continental e giocavamo solo slice… ma mi sono reso conto che, probabilmente, il mio gioco avrebbe pagato molto meno con quelle racchette“.

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