ATP Finals: Murray in finale per la prima volta, un grande Raonic cede nel finale thriller

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ATP Finals: Murray in finale per la prima volta, un grande Raonic cede nel finale thriller

LONDRA – Il canadese manca match point nel match due su tre più lungo della storia delle Finals. Ora Andy spera in Nishikori per chiudere l’anno in testa. Altrimenti deciderà la finale

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Presentate le NextGen ATP Finals: i migliori giovani a Milano fino al 2021 [AUDIO]

dal nostro inviato a Londra

[1] A. Murray b. [4] M. Raonic 5-7 7-6(5) 7-6(9)

 

Che la partita odierna sia importante lo si capisce dalla distribuzione dei posti vuoti sulle tribune della O2 Arena: ultimo anello gremito, corporate suite piene, primo anello con chiazze di scranni liberi in prossimità delle posizioni migliori. Perché quelli sono i posti che vengono assicurati agli sponsor (quelli senza suite, si intende) per i loro ospiti, i quali tendono ad essere più interessati al servizio dei camerieri nel ristorante VIP piuttosto che a quello di Raonic. Ah, se solo si potessero raccogliere tutti nelle suite, dove cibo ed alcool sono a portata di mano!
Il Raonic miracolato che è guarito da uno strappo al quadricipite in poco più di una settimana deve cercare di mettere fine alla serie di sette sconfitte consecutive negli scontri diretti contro Murray, in serie positiva da 22 partite ed impegnato nella difesa del suo neo-ruolo di n.1 mondiale.

Lo scozzese parte in maniera molto efficace con la battuta, scegliendo quasi sempre la prima ad uscire sul diritto di Raonic, che si trova così spesso e volentieri a giocare la palla in posizione di equilibrio precario. Nel palleggio poi cerca di spostarlo costantemente per non consentirgli di aggirare il rovescio e martellare con il diritto anomalo. Il canadese, dal canto suo, evita quando può di scambiare da fondo e si fionda a rete, sovente però senza essersi costruito aperture adeguate, rimanendo così esposto ai passanti di Murray o venendo costretto a volée complicate.
Sono i turni di battuta del britannico a complicarsi per primi: sul 2-2 Raonic rimonta un game da 30-0, schiocca due diritti vincenti da fondo e con un rovescio anomalo fulminante in risposta si procura la prima palla break, che però spreca con un diritto scheggiato su una seconda non proprio irresistibile. Raonic aggiusta la posizione in risposta e comincia a rimandare palle profonde sui servizi di Murray, che inizia a sbagliare qualche diritto di troppo. Dopo un paio di game di transizione, i guai tornano a bussare alla porta dello scozzese, che d’un tratto si ritrova meno sicuro dei suoi colpi da fondo, soprattutto dalla parte destra: sul 4-4 ci sono altre tre opportunità break per Raonic, in un game che dura 16 punti e che vede Murray giocare con coraggio e tenendo ben saldo in mano il pallino del gioco nei punti importanti. Sulla sua battuta il canadese, dopo un paio di game di rodaggio, è diventato il solito schiacciasassi: parziale di 16-2, con gli unici due “quindici” concessi con un doppio fallo ed una volée di rovescio a campo aperto messa in corridoio. Il break arriva immediatamente dopo, per gentile concessione di Murray, che sul 5-5 sparisce dal campo, commettendo un doppio fallo e tre gratuiti di diritto che danno il via libera al 7-5 Raonic in 58 minuti.

Dalla mia parte ho la grande pressione che Andy sentirà addosso”, aveva detto Raonic due giorni fa, e sembra proprio che la tensione abbia giocato un brutto scherzo a Murray, con tutta la folla in suo favore ed il n.1 in classifica da difendere. Raonic invece ha solo pochi famigliari al seguito, nessun giornalista della carta stampata (e solo uno della televisione TSN) e nessun esponente della Federazione Canadese che è venuto ad assistere alla partita. Nel secondo parziale Murray esce da un primo turno di battuta complicato, nel quale è stato anche 15-30, poi sembra riuscire a scalfire l’armatura del servizio di Raonic arrivando a due palle break nel game seguente, ma sono ancora troppi i suoi errori gratuiti (fuori di quattro metri un suo diritto interlocutorio sulla prima delle due occasione) e la chance sfuma. Il break è nell’aria ed arriva puntuale il game successivo, concluso, ancora una volta, da un errore di diritto di Murray. Ciò che non era nell’aria era la successiva serie di otto punti consecutivi del n.1 del mondo, propiziata da tre errori consecutivi di diritto di Raonic, che proprio quando ha l’occasione di piazzare l’allungo decisivo nel match decide di rimettere in corsa l’avversario. La partita sembra girare quando Murray ha la chance di andare avanti di un break, ma sulle due occasioni del 4-2 Raonic attacca con coraggio e costringe l’avversario a sbagliare due difficili passanti di rovescio. Il britannico è decisamente più aggressivo e comanda gli scambi, ma anche il canadese è bravo ad alleggerire con il rovescio slice quando necessario per cambiare le carte in tavola. Murray arriva a due punti dal set sul 5-4 0-30 servizio Raonic, ma tra le battute del cannoniere di Toronto e qualche errore di Murray si arriva 5-5. Sono – passate ormai le due ore di gioco – la stanchezza si fa sentire: Raonic ricomincia a faticare sugli slice esterni da destra e Murray, dal canto suo, riprende a sbagliare copiosamente diritti. Si arriva al tie-break, nel quale i servizi la fanno da padrone: è Raonic a concedere il primo minibreak sul secondo punto, affossando un rovescio anomalo in rete, poi lo recupera sul 3-5 con un bellissimo diritto incrociato vincente dopo uno scambio da fondocampo. Sul 5-4 Murray uno scambio ravvicinato a rete vede Raonic vincitore, ma nel punto successivo il n.1 del mondo si ricorda di essere tale, carica con il diritto anomalo sul rovescio di Raonic e poi chiude con una volée incrociata il minibreak che fa la differenza: con un servizio vincente è 7-5 Murray il tie-break del secondo set, dopo 1 ora e 21 minuti di gioco per questo infinito parziale.

All’inizio del set decisivo il più tranquillo dei due sembra Raonic, ma le gambe cominciano a non spingere più a dovere dopo quasi 2 ore e mezzo di gioco: il canadese arriva ad avere due palle break nel secondo game, ma commette due errori di diritto. Murray lavora l’avversario ai fianchi costringendolo a spostamenti laterali ed in avanti, ma quando non è lui a servire è molto meno semplice poter impostare questo tipo di gioco. Si va avanti senza scossoni ma ogni punto pesa come un macigno. Murray si trova 0-30 sul 3-4, il servizio ed il diritto di Raonic ribaltano il punteggio (40-30), ma poi il canadese vince il punto migliore del match, partendo dalla difesa e poi chiudendo con un tracciante di rovescio lungolinea che strappa una standing ovation anche al pubblico più “pro-Murray” che ci sia. Tuttavia quel punto gli costa caro, perché da quel momento cede sei punti consecutivi che gli costano il break a zero, mandando Andy a servire per il match sul 5-4. Le tre ore di gioco sono ormai abbondantemente passate, ma Milos vuole provarci ancora: con due traccianti di diritto si porta 0-30, seguendo una risposta un po’ fortunosa sulla riga va 15-40, ed approfittando di un avventato drop shot di Murray chiude lo smash che dà a lui il 5-5 ed un warning allo scozzese per parole oscene. Neanche il tempo per gioire del controbreak che Raonic si trova subito sotto 0-30, tre punti consecutivi gli danno la palla del 6-5, ma un doppio fallo sul 40-40 ed un diritto crollato in rete siglano il terzo break consecutivo. Finita? Ma nemmeno per idea! Arriva il quarto break consecutivo (dopo 16 games a favore del battitore) a regalare il tie-break decisivo, dopo che i due giocatori hanno vinto 127 punti a testa ed il record di lunghezza stabilito da Murray e Nishikori in settimana (3 ore e 20) è stato superato da qualche minuto.

Due minibreak consecutivi all’inizio, su un gratuito ed un doppio fallo, poi si seguono i servizi fino a che Murray non indovina uno dei pochi diritti della serata e si porta 5-3. Sul 5-4 Raonic si butta a rete ed il passante di Andy si ferma in rete. Nel rush finale i primi tre match point sono di Murray, uno dei quali sul suo servizio, ma non c’è niente da fare, la partita ritorna in parità. Raonic conquista il suo match point sul 9-8, ma Murray lo cancella con una volée di rovescio. L’ennesimo slice esterno consegna al giocatore di casa il quarto match point, che questa volta è quello buono, perché dopo 3 ore e 38 minuti il diritto in rete di Raonic manda Andy Murray a giocarsi la difesa del primo posto in finale di queste ATP Finals 2016.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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