ATP Doha: ritorno al futuro, Djokovic batte Murray

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ATP Doha: ritorno al futuro, Djokovic batte Murray

Lo scozzese salva 3 match point ma non basta. Nole mette fine alla striscia di 28 vittorie. Leadership in discussione, chi sarà il favorito in Australia?

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[2] N. Djokovic b. [1] A. Murray 6-3 5-7 6-4

Stat Djokovic Murray

 

Come lo scorso anno, a contendersi il titolo di campione dell’ATP 250 di Doha sono le prime due teste di serie ma ci sono alcune differenze rispetto al 2016: la più vistosa è l’assenza di Nadal, l’altra invece è che Djokovic, a detta del computer, non è più numero uno e al suo posto troviamo Sir Andy Murray. Il torneo, stabilitosi in Qatar dal 1993 e sponsorizzato dalla compagnia petrolifera texana ExxonMobil, vanta un albo d’oro di tutto rispetto ed entrambi i contendenti odierni hanno già trionfato in passato. Questo è il secondo match tra i due dove lo scozzese ricopre una posizione più alta nel ranking rispetto al serbo, e non si può che considerarlo come l’inizio di una nuova fase della loro rivalità. Murray ha avuto un percorso senza intoppi per arrivare alla finale di sabato, mentre Novak ha dovuto faticare, e non poco, ieri contro Verdasco. Il tempo per recuperare però c’è stato e siamo ancora ad inizio stagione, quindi tutti e due si presentano in buone condizioni fisiche.

Dopo appena due game Novak, oltre a soffrire per una piccola ferita al pollice della mano destra forse rimediata nella battaglia di ieri, subisce anche le prepotenze di Murray che da fondo tiene spesso il controllo dello scambio e va subito a palla break. Scampato il pericolo iniziale Djokovic prende fiducia e gioca con maggior scioltezza. Con due lottatori del genere il match non ci mette molto a scaldarsi e il pubblico assiste a molti scambi spettacolari. Il rovescio del serbo, soprattutto in lungolinea, funziona alla grande e con il passare dei game la bilancia inizia a pendere dal suo lato. Sul 4-3, Murray commette un paio di errori di dritto che regalano il break a Djokovic, il quale comunque stava dimostrando una maggior superiorità tecnica. Servendo per il set, tutto va liscio e a 0 chiude 6-3. Lo scozzese non ha mai vinto contro il serbo dopo aver perso il primo parziale, e neanche oggi riuscirà a interrompere questa striscia negativa.

Una volta ripreso il gioco qualcosa inizia a cambiare: l’ex numero 1 si presenta a rete molto più spesso, invece Murray è quello che vince più scambi quando questi si fanno più lunghi. Il sesto game, uno dei più tirati, vede lo scozzese avere la sua seconda palla break del match ma non viene trasformata. Alla fine di un braccio di ferro intensissimo, Novak tiene la battuta con un dritto che cade proprio all’incrocio. Poco dopo Djokovic, mettendo male il piede durante uno spostamento laterale, scivola e sbatte la testa a terra; resta accasciato per qualche secondo e appare un po’ dolorante ma poi riprende a giocare. Proprio in quel game le sue risposte si fanno più efficaci e Andy, cercando maggior varietà alla battuta, commette due doppi falli che gli costano un break. Poco più tardi Djokovic va a servire per chiudere la partita, ma le cose non si ripetono come in precedenza. Un game da 12 minuti e 3 match point salvati da Murray rimettono il set in parità. Superate le due ore di tennis, la stanchezza inizia a farsi sentire e Novak, forse a corto di idee, si precipita a rete in maniera troppo sconclusionata: la rabbia lo porta a frantumare una racchetta e concedere un penalty point per il 6-5, poi per due volte consecutive viene infilato dai passanti di Murray, il quale riesce a chiudere 7-5 evitando persino il tie-break. 

Il parziale decisivo continua a essere caratterizzato da punti lunghi e spettacolari, tuttavia i ritmi calano vistosamente e il primo ad avere palle break è Murray, il quale però non è incisivo in risposta e non sfrutta l’occasione. In queste fasi del match, dove ogni game può essere fatale, quello che riesce a sfruttare al meglio le poche energie rimaste e limitare al minimo gli sbagli si aggiudica la vittoria. Tra i due Novak appare più concentrato e con un parziale di 10 punti a 2 strappa al suo avversario la battuta a 0. Andando a servire per il match dopo circa un’ora dalla prima volta, Djokovic si ritrova sotto 0-30 ma a differenza di quanto accaduto prima non si perde d’animo e si trasforma in una sorta di muro. Con 4 punti consecutivi di pura tenacia vince 6-4 in due ore e 55 minuti. 

Dunque si interrompe a 28 la striscia di vittorie consecutive del numero 1 del mondo Murray, iniziata a Glasgow in Coppa Davis contro Guido Pella. Quest’oggi gli errori gratuiti sono stati davvero tanti e a renderli ancora più gravi sono le situazioni delicate in cui sono stati commessi. Dal canto suo il serbo, vincendo il sessantasettesimo titolo in carriera e consolidando il vantaggio di 25-11 negli scontri diretti, dimostra ancora una volta la sua superiorità e la sua abilità nel portare a casa i match più lottati. La nuova annata ATP è partita col botto e il testa a testa al vertice del ranking si preannuncia serratissimo; l’abbraccio e i sorrisi che i due contendenti si sono scambiati nei pressi della rete a fine incontro non devono ingannare. Entrambi sono pronti a darsi battaglia.

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ATP Finals, il futuro è adesso: Maestro Zverev supera Djokovic

Nole battuto in due set. Sascha è il primo tedesco a vincere le Finals dai tempi di Becker (’95). Prestazione molto passiva per il serbo che manca l’aggancio al record di Federer

Luca Baldissera

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Dal nostro inviato a Londra

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 6-4 6-3

 

Nell’ordine, Isner, Zverev, Cilic, Anderson, stasera in finale ancora Alexander Zverev: l’altezza media degli avversari che il numero uno del mondo Novak Djokovic si è trovato di fronte in questa edizione 2018 delle ATP Finals supera comodamente i 2 metri. Non credo sia mai successo prima che un giocatore affrontasse esclusivamente lungagnoni simili per un intero torneo. Visti i risultati ottenuti finora, vittorie comode con tutti, condite da strisce statistiche impressionanti (in particolare, il rendimento al servizio, 36 turni di battuta tenuti lasciando a chi rispondeva solo 32 punti, meno di uno a game, incredibile), è evidente che i bombardieri dalle leve lunghe il buon vecchio Nole se li gestisce senza grossi problemi. Se ci mettiamo anche che negli ultimi due incontri Sascha ha racimolato la miseria di 8 giochi totali, compresi i 5 di mercoledì nel girone, la faccenda appare quasi insormontabile per il tedesco. Precedenti totali, 2-1 per il serbo. Nelle precedenti 18 occasioni in cui in finale si è avuta una rivincita del match giocato nel girone, 9 volte ha vinto chi aveva perso in precedenza.

La partita è buona fin dall’inizio, Zverev e Djokovic si attaccano a vicenda con bella grinta, servono bene, il pubblico della O2 Arena (tutto esaurito in ogni ordine di posti) si diverte parecchio. Contrariamente a quello che le caratteristiche dei giocatori potrebbero far pensare, spesso è Sascha a farsi valere in difesa e contrattacco, davanti alla pressione e agli anticipi del serbo. Fino al 4-4, nessun pericolo per chi è alla battuta, anche se – rispetto alla perfezione quasi assoluta dei giorni scorsi – qualche minima incertezza da parte di Nole al servizio si intravvede. I numeri dicono 62% di prime palle in campo Djokovic, 84% Zverev, la differenza è sostanziale. E i nodi vengono al pettine proprio nell’ottavo game, con un paio di errori del serbo, tra cui una brutta volée giocata da troppo lontano, e un dritto affondato malamente in rete: incredibile ma vero, ecco il primo break subìto da Nole nel torneo, 5-4 Sascha. Il giovane tedesco non trema, anzi, nel game decisivo: 3 ace di fila, che lo portano ad altrettanti set-point, il secondo, con l’errore il lunghezza di Djokovic, è quello buono, 6-4 e un set a zero per lui. Sorpresa notevole, la situazione si fa interessante nell’ottica dell’avere un match lottato, avesse perso il primo parziale, sarebbe stato difficile immaginare una rimonta di Zverev. Gli spettatori, che evidentemente dopo le inqualificabili scene alla fine dell’incontro con Federer si sentono un po’ in colpa con Sascha, lo incoraggiano con convinzione.

Il momento di crisi al servizio di Nole prosegue in avvio di secondo set, la prima palla lo tradisce, Zverev regge alla grande da fondocampo, arrivano altri errori gratuiti, e due palle break non consecutive. Nella prima occasione Djokovic si salva col servizio, nella seconda, propiziata da un rovescio in rete, dopo uno scambio tiratissimo, il drittone chiuso da Sascha fa venire giù lo stadio, e cosa per lui ancora più importante, lo manda avanti 1-0 e battuta. Due break di fila subiti dal giocatore che alla battuta aveva letteralmente nascosto la palla a tutti per l’intera settimana, che sport strano e imprevedibile a volte il tennis. Come se si fosse reso conto all’improvviso del consistente vantaggio conquistato, e gli fosse balenata in mente la consapevolezza di potercela fare, Zverev si contrae in modo inaspettato. Due doppi falli e la solita gran manovra da dietro del serbo portano al controbreak immediato, siamo 1-1. Il match è appassionante, la cosa interessante è che gli scambi lunghi, oltre i 7-8 palleggi, li vince spesso Sascha. Le percentuali al servizio di Nole non migliorano (sta galleggiando intorno al 50-55% di prime palle in campo, mentre Zverev è fisso sopra l’80%), si trova sotto 15-40 anche nel terzo game, continua a sbagliare parecchio (4 vincenti e 14 errori ora, 15-12 Sascha), e arriva ancora il break, sono 3 di fila, che roba. Bravo il tedesco con attacchi e passanti, tiene a 30, e sale 3-1. Finalmente un turno di servizio tenuto di autorità da Djokovic, che rimane in scia, dovrà scuotersi rapidamente se vuole rimettere in carreggiata la partita. Brutto inizio di sesto game per Sascha, con doppio fallo (il terzo del set) e rovescio largo, ma una bella discesa a rete, due bastonate al servizio e un errore di Nole gli danno il 4-2. Non ne immagino il motivo, ma l’impressione dalla tribuna è che Djokovic sia meno intenso e concentrato del solito, più che nel gioco lo si intuisce dal linguaggio del corpo, e dalle scarne reazioni emptive all’andamento del punteggio. Uno che di solito caccia i suoi proverbiali “urli di guerra” anche in momenti di assoluto controllo del match, oggi sta oggettivamente combinando diversi pasticci, e pare che la cosa non lo infastidisca nemmeno. Non che mi auguri lanci di racchetta o cose simili, ma un minimo di grinta esibita, anche per far sentire al giovane avversario che ci sei e che non gliela mollerai facilmente, ci vorrebbe.

La confusione anche tattica, strana e inaspettata, che attanaglia Nole stasera è ben evidenziata anche da un paio di discese a rete senza senso, su cui fa pure punto, ma che non ci stavano assolutamente. In un amen Sascha sale 5-3, e poi grazie agli errori incessanti del serbo, va 15-40 e due match point. Annullato col servizio il primo (anche qui, un serve&volley a dir poco azzaredato), e poi il passante lungolinea di Zverev lo decreta Maestro del 2018. Va a terra Sascha, per poi ricevere l’abbraccio dell’avversario. Titolo pesante, probabilmente il primo di tanti per lui. Strameritato, dopo aver sconfitto in fila due leggende come Federer e Djokovic. Potrebbe essere l’alba di una nuova e bella storia nel tennis, e con il massimo rispetto per il fuoriclasse sconfitto, non può che far bene al nostro sport.

DJOKOVIC – “Congratulazioni Sascha, hai giocato meglio che nel girone! (sorrisi). Spero di vedervi ancora tutti per molti anni qui, mettendo le cose in prospettiva è stata una bella stagione per me, devo ringraziare il mio team, e tutti i fan che rendono il tennis speciale. Grazie a tutti!”

ZVEREV “Ora come ora non posso descrivere le mie sensazioni. Congratulazioni Novak, hai giocato in modo incredibile tutta la settimana, per fortuna non contro di me oggi! Abbiamo parlato parecchio insieme in questi giorni, non solo di tennis, sei una gran persona. Complimenti al tuo team, aver avuto un intervento chirurgico e poi risalire al numero uno è un’impresa. Ringrazio il mio team, ovviamente, mio padre che è stato il mio primo coach, Ivan, grazie di esserti unito alla squadra, mi pare che abbiamo iniziato abbastanza bene no? (risate)”

RIVINCITE IN FINALE

Esiti opposti rispetto al girone

2018: Zverev b. Djokovic 6-4 6-3
2015: Djokovic b. Federer 6-3 6-4
2005: Nalbandian b. Federer: 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6
2000: Kuerten b. Agassi 6-4 6-4 6-4
1999: Sampras b. Agassi 6-1 7-5 6-4
1996: Sampras b. Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4
1994: Sampras b. Becker 4-6 6-3 7-5 6-4
1990: Agassi b. Edberg 5-7 7-6 7-5 6-2
1989: Edberg b. Becker 4-6 7-6 6-3 6-1
1976 Orantes b. Fibak: 5-7 6-2 0-6 7-6 6-1

Il tabellone completo

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ATP Finals: Djokovic implacabile, Anderson raccoglie le briciole

Devastante prova di forza del serbo, impotente il sudafricano. Per Djokovic si tratta della settima finale, andrà alla caccia del sesto titolo. A Zverev ha lasciato 8 game in tutto negli ultimi 2 precedenti

Luca Baldissera

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ATP Finals: Zverev mette KO Federer ma è subissato di fischi

[1] N. Djokovic b. [4] K. Anderson 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

 

La sfida tra Kevin Anderson e Novak Djokovic ha un paio di aspetti molto interessanti. Il primo, è che stiamo assistendo alla “rivincita” di una finale Slam, quella di Wimbledon (cosa già avvenuta due mesi fa nei quarti di finale a Shanghai, ma l’importanza del match è evidentemente diversa), il secondo è tecnico, e riguarda il rendimento al servizio. Anderson è uno dei migliori battitori del circuito, ricordiamo le sue eccezionali performance proprio ai Championships, contro Federer e Isner nei due terribili match andati a oltranza. Ma Djokovic, di cui tutti conoscono le straordinarie qualità nella tenuta e nel contrattacco da fondo, in questa edizione delle ATP Finals ha realizzato numeri fuori dal comune proprio con la battuta. Mai breakkato in 28 turni di servizio, ha affrontato e annullato solo due palle break finora. Quando uno che è un muro di gomma inattaccabile sullo scambio (e se i suoi tifosi si insolentiscono per questa che è una semplice metafora, assolutamente non denigratoria, pazienza), e risponde come un diavolo, diventa pure ingiocabile quando batte, il problema per gli avversari rischia di diventare impossibile da risolvere. I precedenti sono 7-1 per il serbo. Rispetto alla partita tra Federer e Zverev, che attende il vincitore di stasera in finale, c’è qualche vuoto sugli spalti.

Tutta la consistenza di Djokovic si palesa fin dall’avvio, Kevin spinge ma gli ritorna qualsiasi cosa, e appena accorcia si trova lui a subire. Break Nole nel primo game, rischio di doppio break nel terzo, bravo il sudafricano ad annullare due opportunità che avrebbero potuto “ammazzare” il set già dopo meno di un quarto d’ora, e a rimanere almeno in scia, 2-1. Senza problemi per chi serve si arriva al 3-2, e qui il serbo va sotto 15-30, ma recupera e sale 4-2. Anderson tira senza paura, ed è ammirevole per questo, ma in realtà piuttosto che fare a pallate da fondo dovrebbe prendersi più spesso il rischio dell’anticipo e della eventuale discesa a rete, a botte da dietro Djokovic non lo sfondi mai. E nel settimo game, proprio gli errori in pressione da fondo di Kevin gli costano il secondo break, 5-2, il primo parziale è già in cassaforte per Nole, sono passati 35 minuti. Allo scoccare del quarantesimo minuto, 6-2 Djokovic, partita robusta da parte sua, in generale certamente né spettacolare né palpitante, considerando anche che Anderson, con tutte le sue belle qualità, non è che sia proprio un fantasioso in campo. 4 vincenti, 8 errori Nole, 10-17 Kevin, poco materiale da highlights onestamente. 5 soli punti persi alla battuta dal serbo, a conferma della straordinaria solidità della sua settimana londinese finora. Qualche fischio dalle tribune, più di preoccupazione per il rischio della stesa veloce che per altro.

Il secondo set si apre in modo orribile per Anderson, con due errori e un doppio fallo, ed è subito 0-40, tre palle per il terzo break in favore di Nole. L‘errore che manda il serbo in vantaggio 1-0 è tanto frustrante da costare al di solito correttissimo Kevin un code violation per una probabile parolaccia. Dall’altra parte, in controllo totale della situazione, Djokovic viaggia a braccio sciolto, e come si suol dire, piove sul bagnato. 6-2 3-1 per il serbo, 58 minuti, ora le grida di incitamento dagli spalti iniziano a diventare un brusìo di insoddisfazione. Che si tramuta subito in un mormorio ammirato, quando Nole piazza una sequenza di risposta in allungo di dritto a mille all’ora, più rovescio lungolinea chiuso sulla riga, che lascia basito Kevin. Altra palla break, annullata dal servizio di Anderson, ma veramente non c’è partita. Quasi a farsi perdonare per la rapidità e l’essenzialità con cui sta sbrigando la pratica, Nole tira a tutto braccio anche uno spettacolare dritto all’incrocio, seguito da un cross vincente, che lo manda 4-1 e servizio, il match è finito. Che fenomeno. Francamente esagerato, però, e sopra le righe (dato l’andamento del punteggio), l’urlaccio del serbo verso il suo angolo, il pubblico infatti non apprezza, e fischia apertamente. Djokovic non si scompone, un minuto dopo è 5-1, non si capisce il motivo di tanto nervosismo in effetti. Kevin, frastornato, tiene il servizio del 2-5, ma è ovvio che con la testa è già a fare la doccia. La volée aggiustata dal nastro che decreta il 6-2 e la settima finale al Masters di fine anno per Nole arriva dopo un’ora e un quarto giusta, contro Alexander Zverev è in vantaggio 2-1. I precedenti non sono incoraggianti però, considerato che nelle ultime due partite Sascha ha fatto 8 game.

Gran numeri anche stasera al servizio per Nole, 7 punti ceduti in tutto. In questa settimana, in 36 turni di battuta, Nole ha concesso 32 punti, 19 con la prima, 13 con la seconda, compresi 5 doppi falli. Roba da matti.

“Penso sia stata la miglior partita della settimana per me, è stato importante breakkarlo subito, poi ho cercato di pressare sulla sua seconda palla. Sì, probabilmente sto servendo meglio che mai, difficile fare meglio cone ace e statistiche rispetto a Kevin. Nel girone ho giocato bene contro Sascha, ma penso che domani sarà diverso, lui è cresciuto, ha battuto Roger. Sarà l’ultima partita dell’anno per tutti e due, daremo tutto entrambi”, conclude tranquillo e soddisfatto Djokovic.

Risultati:

[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5)
[1] N. Djokovic b. [4] K. Anderson 6-2 6-2

La classifica finale dei gironi e il tabellone

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ATP Finals: Zverev mette KO Federer ma è subissato di fischi

Sascha cinico e superiore al servizio. L’episodio del raccattapalle che perde la palla, con il tedesco che interrompe una situazione favorevole a Roger e poi fa ace scatena il pubblico quasi tutto pro Federer

Luca Baldissera

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[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

 

Siamo arrivati alle semifinali, si ritorna alla tradizione tennistica del “dentro o fuori”, dopo due gironi all’italiana francamente deludenti per pathos agonistico e contenuti tecnici. Roger Federer (15esima semifinale al Master su 16 partecipazioni, record assurdo) affronta il suo pupillo Alexander Zverev, 21 anni, che è il più giovane in semifinale in questo torneo dai tempi di Juan Martin del Potro, che alla stessa età, nel 2009, si spinse fino alla finale, poi persa da Davydenko. Il pubblico del sabato pomeriggio alla O2 Arena è quello delle grandi occasioni, tutto esaurito in ogni prdine di posti, l’atmosfera è elettrizzante. Precedenti, 3-2 per Federer.
Nei giorni scorsi Sascha ha fatto vedere, in particolare, un servizio davvero “caldo”, sempre sopra le 130 miglia (210 kmh) con la prima palla, spesso oltre le 140 (225 kmh). E da subito il tedesco si mette di buzzo buono a martellare, con precisione ed efficacia. Roger replica a sua volta tenendo bene nei suoi turni di battuta, ovviamente lo svizzero è meno esplosivo, ma gli angoli e le rotazioni dei suoi servizi sono altrettanto ficcanti. Un paio di volte Zverev viene portato avanti dalle palle tagliate e basse di Federer, per poi venire messo in difficoltà dai passanti bassi e intelligenti della leggenda di Basilea. Ricordo l’improvvisato e divertente coaching di Roger a Sascha alla Laver Cup, con l’invito a stare il più possibile in avanti verso il campo, per togliere tempo all’avversario. La tattica potrebbe rivelarsi molto buona proprio contro Federer stesso, chissà se Zverev se ne ricorderà. Nel sesto game, con lo svizzero al servizio, due punti molto divertenti, in cui Roger scherza Sascha con i suoi tocchi al volo e le smorzate. In realtà gli scambi spettacolari nascono fondamentalmente da errori in chiusura e scelte di lato sbagliate in chiusura, ma gli spettatori apprezzano eccome. Si arriva al 5-5 senza che nessuno dei giocatori in risposta abbia superato il 30, Zverev continua a bastonare come un cecchino (bello come sempre il rovescio), Federer manovra con attenzione, e piazza ottimi tocchi al volo, è una buona partita finora. Sul 6-5 per Sascha, è Roger a combinare la frittata: due errori, un bel passante del tedesco, ed è 0-40, le prime palle break del match, che sono anche set-point. Il cross di dritto largo di Federer consegna il primo set a Zverev, un passaggio a vuoto grave nel momento più importante. Bravo Sascha a cogliere con cinismo l’occasione, 7-5 e un set a zero per lui. Meritato, visto anche il dato dei vincenti e degli errori, 7 -6 Federer, 11-10 Zverev, il tedesco ha spinto un po’ di più e ha giustamente incassato il premio per i maggiori rischi corsi.

Nel secondo parziale, la prevedibile reazione dello svizzero si concretizza sull’1-1. Un paio di bordate, prima rovescio, poi dritto, gli danno lo 0-40 e le prime palle break del suo match, ben tre consecutive. Quando alla terza occasione Federer sfonda con un regale rovescio lungolinea, esplode lo stadio, 2-1 e servizio per lui. Ci stiamo divertendo tutti, finalmente lo spettacolo vale il prezzo del biglietto, bravi Roger e Sascha. Purtroppo per Federer, però, accade la stessa cosa vista contro Anderson nel primo set: dopo essere passato in vantaggio, non continua a pressare con sufficiente cattiveria, e concede l’immediato controbreak, a 15. In questo set, per ora il 33% di prime in campo messe dallo svizzero, non ci siamo. Zverev, ottimo finora, ringrazia e passa a condurre 3-2. Ci crede e fa bene Sascha, inizia a entrare con le risposte a ogni occasione, e spinge in anticipo con i piedi dentro il campo appena può. Grazie, coach Roger, lezione imparata e applicata. O Federer sale di intensità, e in fretta, o rischia di brutto. Sotto 4-3 e 0-30, con l’acqua alla gola, Roger mette due vincenti da campione, e pareggia, ora la palla pesa come una pietra, la gente grida a ogni punto. Zverev non fa una piega, e sale 5-4 in un attimo, nessun margine rimasto per lo svizzero. Gran scambio vinto da Zverev nel decimo game, ma Federer tiene duro e si prende il 5-5. Cominque vada a finire, belle emozioni in questo pomeriggio di tennis, era ora. Ammirevole la solidità di Sascha, che non toglie il piedone dall’acceleratore, 6-5 per lui. “Highway To Hell” degli AC DC, sparata da DJ al cambio campo, suona quasi come un presagio dal punto di vista di Roger, che comunque rimane concentrato, tiene a zero, e siamo al tie-break.

Le urla e i cori “Let’s go Roger, let’s go!” sono assordanti. Sascha continua a lascare poco e nulla quando è alla battuta, anche Roger adesso sembra più incisivo con la prima palla. Sul 4-3 Zverev ferma il gioco a causa di una palla sfuggita a un “ball boy”, che poveretto si vede vorrebbe sprofondare, poi fa ace e siamo 4-4. Oggettivamente danneggiato qui lo svizzero, che stava comandando lo scambio in risposta, ma è solo sfortuna. Due punti dopo, una brutta volée in rete di Roger dà il 6-4 e due match-point a Zverev: il primo cancellato in attacco con coraggio, il secondo è quello che manda in finale Sascha, con lo schoaffo al volo vincente di rovescio. L’ultimo tedesco in finale al Masters è stato Boris Becker nel 1996 ad Hannover, poi sconfitto da Sampras. Federer fuori in semifinale per la terza volta, Sascha alla partita decisiva alla seconda partecipazione.
Sgradevoli i fischi del pubblico, che forse non ha in parte capito la situazione precedente. “Prima di tutto voglio scusarmi per l’episodio nel tie-break, c’era una palla in campo sfuggita al raccattapalle, non potevamo continuare lo scambio. Mi scuso anche con Roger e con i suoi fan, ma il regolamento è quello, che potevo fare, ancora mi dispiace, mi dispiace tanto. Lavorare tanto per questi traguardi, e raggiungerli, è bellissimo, ringrazio il mio team e Lendl. Chi preferisco in finale tra Anderson e Djokovic? Beh, forse una preferenza ce l’ho, ma non posso dirla!”, conclude in modo dolceamaro Zverev.

(in aggiornamento)

Risultati:

[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5)
[1] N. Djokovic vs [4] K. Anderson ore 21

La classifica finale dei gironi e il tabellone

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