ATP Sydney: provaci ancora Muller, sesta finale in carriera [AUDIO]

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ATP Sydney: provaci ancora Muller, sesta finale in carriera [AUDIO]

SYDNEY – Il lussemburghese si libera del campione uscente Troicki e vola in finale. Contro Evans tenterà di spezzare la maledizione del primo titolo in carriera, ancora mai raggiunto

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dal nostro inviato a Sydney

Nella prima semifinale della giornata all’Olympic Park di Sydney scendono in campo alle 16 locali il numero 3 del seeding e due volte campione uscente Viktor Troicki, contro il lussemburghese Gilles Muller, alla ricerca del suo primo titolo in carriera a 33 anni. Con la prematura sortita di Thiem, i due contendenti odierni si sfregano le mani mentre in sala stampa serpeggiano commenti come “finale anticipata”, “scontro fra titani”, “la volete chiudere ‘sta porta!”. Il clima nell’area media è ormai da ultimo giorno di scuola; ogni tanto il capo ufficio stampa Craig Daniel si affaccia e blatera se qualcuno vuole in sala conferenza Timea Babos, ma ai doppisti non vuole parlare nessuno, sono un po’ come i conducenti di bus. Anzi c’è proprio un cartello all’ingresso con su scritto “Si prega di non parlare ai doppisti”.

 

I due si riscaldano sotto la calura e gli sguardi di qualche sparuto spettatore, poche persone oggi hanno comprato il biglietto per la “day session”, vuoi per il programma scarno vuoi per la temperatura. Il Celentano del tennis dopo un paio di turni di rodaggio ieri ha schiantato Cuevas, ma di fronte a lui c’è un Viktor Troicki determinato a fare tripletta a Sydney come nessun altro finora nella storia. Le parole “Finale” e “Australia” si sono già incrociate nella storia del Lussemburghese, ma era sotto il regno di Tutmose IV, quando si fece polleggiare da Lleyton Hewitt a Washington. Da lì una lunga attesa cui Gilles cerca di porre fine oggi. Al Duca del serve and volley nel primo game è sufficiente il serve and basta, Troicki non oppone grande resistenza in risposta. Il serbo invece esordisce contratto, commette un primo doppio fallo, e al secondo riceve una pirofila omaggio ma al contempo manda Muller a palla break. Il maestro del Luxembourg coltiva un Jardin pieno di fiori del male per il campione uscente e con poetici ricami a rete si porta sul 2-0.

Anche Gilles vuole il set di tazzine e nel terzo game trova un doppio fallo, ma ciò non lo distrae dalla sua ricerca della felicità e con un ace centrale conferma il break; poi con intelligenza samprasiana si disinteressa dei turni in risposta concentrandosi sul proprio servizio. Quando Troicki riesce a entrare nello scambio prolungato, come prevedibile, lo porta a casa, ma purtroppo per lui accade di rado. Quando nel settimo gioco si erge fino ai vantaggi i soliti due aces infrangono ogni sua speme, si gira sul 5-2 dopo appena 21 minuti. Muller non pare far fatica ma Troicki ha qualcosa in serbo oltre al passaporto. Prima pennella un lob all’incrocio delle righe, poi difende strenuamente costringendo Gilles all’errore e trova una palla break. Da lì in avanti però Muller ritrova la prima e allo scoccare della mezz’ora mette il primo set in cassaforte con il punteggio di 6-3. Troicki si mette di impegno e con un prolungato braccio di ferro a inizio secondo set fa capire chi è il più forte: Muller, che lo passa col dritto lungolinea. Il belgradese tiene comunque il servizio e si continua senza scossoni, con il pubblico deliziato da uno scambio nel quinto game dove Troicki prima gioca un tweener e poi schermaglia a rete sciogliendo misura e infilzando il suo rivale. Muller da par suo ha una mano che po’ esse piuma e po’ esse fero; prima usa il maglio al servizio e poi l’uncinetto nei pressi del net. Sul 30-0 però ha uno sbandamento, concede una prima palla break, poi ace, poi doppio fallo, poi riace, Troicki ci resta di bronzo ed il game più combattuto dell’incontro è chiuso dal solito slice esterno del mancino del Gran Ducato.

A metà del secondo set l’associazione australiana per i diritti degli animali sanziona Muller per il mondo in cui maltratta i falchi, chiamandone tre tutti errati nel giro di un paio di game, che lo lasciano senza Challenge per il resto del parziale. Per uno che serve a 215 orari nei pressi delle righe è un discreto problema, ma il numero 34 del mondo non si scompone, stampa un altro paio di ace e chiude l’ottavo game con uno smash incrociato. Nel decimo game Muller va sotto 15-30, ma prima piazza il solito servizione e poi nel punto successivo rivela tutta la sua gnosi nei pressi della rete facendo tergicristallare il serbo. Dagli spalti si sente qualche “Idemo” a sostegno del campione (sempre più) uscente. Troicki non suda neanche una camicia sui suoi turni di servizio ma non riesce a brekkare l’avversario e si fa così trascinare in un pericoloso tie-break. Si inizia con un gentile scambio di minibreak, ma Troicki commette un doppio fallo greve nel quarto punto dando a Muller un importante vantaggio che il 33enne capitalizza andando a girare sul 4-2. Entrambi tengono i propri servizi fino al decimo punto quando Troicki azzecca il passante di rovescio incrociato della disperazione. Muller si guadagna il primo match point, ma spreca spedendo in rete di rovescio la risposta sulla seconda un po’ intimorita di Troicki. Nel punto successivo però si verifica uno di quei Muller Moments che tutti abbiamo imparato ad amare, con il lussemburghese che difende un paio di smash, costringe Troicki a una difficile demi-volée e poi lo passa lungolinea per andare ad un secondo match point, stavolta sul proprio servizio. E’ dodecafonia. Stavolta Muller va per la traiettoria centrale ed è tanto per cambiare ace.

Il Mullergiato cerca l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua, quel primo torneo così ricercato e che è a una sola partita dall’essere agguantato. Partita in cui sarà in ogni caso favorito. Troicki invece sente fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va e lo porta a Melbourne. La M di Muller si erge come la sagoma di Batman sui cieli di Sydney, sull’Opera House, sull’Harbour Bridge per dire a tutti i cittadini che possono dormire sonni tranquilli, il Serve and Volley è ancora vivo e lotta insieme a noi.

Nel secondo match si trovano di fronte il 25enne Andrey Kuznetsov e la sorpresa Britannica Daniel Evans. Il russo ha ottenuto con la vittoria di ieri l’accesso alla sua prima semifinale ATP, e se vincesse oggi guadagnerebbe la prima finale, come ci fa notare Michael Chang. E se vincesse domani… Ma no domani non vince. Di fronte a lui Daniel Evans, che una semi in carriera l’ha già giocata a Zagabria, sconfitto da quel sempreverde di Tommy Haas. Anche Evans è sempre verde, ma di rabbia per come approccia la partita con il suo stile thuggish, da duro, da vero Birminghamese qual è. Come di nuovo Chang sottolinea, chiunque vinca giocherà domani la sua prima finale. E la perderà perché quelli della parte bassa son più forti. La qualità del tennis di Kuz e Evans non è adatta a fornire una semifinale all’altezza, ma loro non lo sanno e allora espertoni scansatevi che vi tiriamo fuori una partitona coi fiocchi.

Il 25enne di Tula scende in campo abbattuto dalle notizie che giungono da Melbourne (ha Nishikori al primo turno) e sembra un altro Kuznetsov: Alex, quello americano precipitato fuori dalla top300. Andrey Alexandrovich è nativo della Madre Russia, dove fanno i Kuznetsòvi originali e senza canditi, ma oggi la differenza non si nota.  Evans invece parte a razzo e dopo due minuti è già break. Qui in Australia l’unico Evans che conoscono andava fino all’anno scorso in mountain bike e bici da corsa, ma anche Daniel è un pedalatore non male e si porta a casa i primi dieci punti della partita. Kuznetsov evita il golden set ma non il secondo break che giunge puntuale. Neanche una breve interruzione per pioggia riporta il russo sui binari del match. Per ringalluzzire un po’ il clima uno spettatore prova a fregarsi una pallina, ma ciò non distrae il fighter Evans che si propone a set point e chiude il primo parziale in 30 minuti esatti.

Le palle affettate di Evans roteano che è un piacere e come per entanglement quantico fan girare anche quelle del russo, che pur con qualche bella accelerazione non riesce a scrollarsi dai polpacci il mastino di Birmingham. Kuznetsov palesa anche qualche sofferenza fisica, è bianco e vuoto in forma e sostanza come un quadro di Malevic, ma lo era anche ieri: è la tintarella di Tula. Nel quarto game però accade l’imponderabile. Un Evans fin lì in totale controllo si fa trascinare sul 30 pari e si esibisce in uno slice che incoccia nel telaio e gli cade un metro davanti. Kuznetsov fiuta il momento propizio e gioca un gran punto prendendo il break del 3-1. Un sopraffino rovescio lungolinea dà all’inglese una palla del controbreak, ma il russo sale ancora e il match diventa affascinante. Un dritto in pieno sette di Kuznetsov sigilla il 4-1, ma Evans è laureato con bacio accademico in Teorie e Tecniche della Grinta e non molla un quindici; infila 8 punti di seguito e in un amen il break è recuperato. Il match però è pazzo, Kuznetsov spara un rovescio sulla riga e sul 30-40 l’inglese si costruisce alla grande il punto per poi scodellare uno smash fuori di un metro. Evans è allibito (c’è da dire che allibisce molto bene, ha fatto l’allibitore per un po’ da adolescente prima di darsi al tennis professionistico), Kutzi ringrazia e va a servire per il set. Un altro paio di righe spolverate e 6-3 sancito. Si va al terzo in poco più di un’ora di gioco.

Nella pausetta che precede il set decisivo i due litigano perché hanno la stessa maglietta e Evans passa dall’arancio fluo al giallo ancor più fluo. Nulla di che accade per un po’ ma al quarto game nel primo punto Evans corre ovunque per difendere e passare di rovescio lungolinea l’avversario. E’ un turning point perché Kuznetsov si disunisce ed arriva puntuale il break. Evans trema ancora un minimo nel game successivo quando due doppi falli lo costringono ai vantaggi, ma si dirige a larghi passi verso il traguardo, e dopo un’ora e cinquanta minuti si ritrova con tre match point. Che la partita è chiusa lo sa anche La Palice, Evans è un assolo jazz di tromba a coulisse, Andrey pare un pezzo triste dei Jalisse, a domani caro Daniel per il bisse.

Risultati:

[6] G. Muller b. V. Troicki 6-3 7-6(6)
D. Evans b. A. Kuznetsov 6-2 3-6 6-3

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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