AO: chapeau Paire, rivincita su Fognini. Lacrime Errani [AUDIO]

Australian Open

AO: chapeau Paire, rivincita su Fognini. Lacrime Errani [AUDIO]

MELBOURNE – Fognini lotta cinque set contro Paire, poi cede. Un movimento falso a metà del secondo set costringe l’azzurra ad abbandonare. Terzo ritiro italiano dopo Knapp e Vanni

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B. Paire b. F. Fognini 7-6(3) 4-6 6-3 3-6 6-3 (da Melbourne, Ubaldo Scanagatta)

Paire-Fognini

Nel giorno in cui Novak Djokovic, cinque volte vincitore all’Australian Open nelle ultime sei edizioni, perde al secondo turno da un tennista uzbeko che al massimo è stato n.33 come best ranking nel 2012 e che oggi è n.117, beh la sconfitta – anch’essa in 5 set e quasi in 3 ore e mezzo – di Fabio Fognini (n.48) contro Benoit Paire (n.47) non può essere certo considerata una vera sorpresa. Anche se Fabio aveva vinto, alle Olimpiadi di Rio, l’ultimo match per 7-6 al terzo. Si sono affrontati senza esclusione di colpi di talento, di scambi spettacolari, di azioni fantastiche ma anche di errori clamorosi, cavolate sesquipedali, due dei giocatori più pazzi dell’intero circuito. Sul campo tre c’era un pubblico non meno vivace dei due giocatori, ma soprattutto la claque francese ha fatto un tifo e un frastuono da partita di calcio… in Sud America. Alla fine soltanto hanno intonato la Marsigliese, ma era un gruppo di una quarantina di francesi che hanno girato tutti i campi dove si esibivano i francesi, da Gasquet a Monfils a Simon tutti vittoriosi in una giornata per loro fantastica. Ma francesi o no, non credo che qualcuno tra gli spettatori abbia rimpianto di non trovarsi sul centrale dove Djokovic lottava come un disperato per 4 ore e 48 minuti prima di soccombere con Istomin, sebbene è chiaro che quella sia la notizia del giorno. In termini di qualità di gioco e spettacolo, magari a sprazzi, il match di Fognini e Paire è stato molto più vario, direi più divertente, non meno appassionante. Con continui colpi di scena, fra due giocatori che sanno fare tutto, salvo essere continui. Una volta detto che dopo il ritiro di Sara Errani e la sconfitta di Fabio Fognini a differenza del tennis francese il nostro è rimasto con un solo superstite, Andreas Seppi, ci si deve addentrare in una partita che per come si è svolta e finita non può non lasciare che diversi rimpianti. Anche per il tabellone che laggiù in basso – dopo il k.o. di Djokovic – si è aperto a giocatori tutto sommato battibili dal miglior Fognini delle grandi giornate: Carreno Busta, Gasquet, Dimitrov, Goffin, Karlovic, Thiem.

 

Ripercorrere tutta la cronaca è dura. Ma vi basti intanto sapere che già nel primo game, come ben sa chi ha seguito i nostri incessanti tweets . è il modo più immediato per darvi conto di quel che succede stando in un campo o anche in sala conferenze stampa, basta diventare follower di Ubitennis per seguirci – Fognini ne ha combinate diverse delle sue. Ha litigato con l’arbitro (Jake Garner, statunitense), che in effetti non era un fulmine di guerra, si è fatto subito ammonire, nel primissimo game, “non per quel che hai detto ma per quel che hai fatto!” – così gli ha detto – si è portato l’indice alle tempie per dire “questo è uno scemo”…insomma ha trovato subito il modo per conquistarsi le sue simpatie. Non contento al cambio campo lo ha avvertito: “Chiamami il supervisor a fine set che ci voglio parlare, sei stato pessimo per tutto il game” (questa è una traduzione edulcorata…). Il supervisor, lo svizzero Andreas Egli, poi è arrivato. E’ lo stesso che venne anche a Wimbledon quando Fognini e Lopez fecero scintille, e Lopez se la prese pure con Perlas dicendogliene un po’ di tutte. Poiché nella conferenza stampa nella quale Fognini si è distinto per evitare platealmente di rispondere a una domanda di Vanni Gibertini (che è colpevole soltanto di collaborare a Ubitennis.com e quindi con me…) Fognini riferendosi all’episodio del primo game ha sibilato: “È uno stupido!”. Beh, lo aveva fatto capire fin dall’inizio che lui la pensava così. Naturalmente lì per lì non è più successo nulla. Se non che Mr. Garner in cuor suo non poteva che sperare in una bella vittoria del barbuto Paire. Che è arrivata alla fine: “Al quinto è andata bene a Seppi e male a me. Ho dato il 110 per cento, non ho rimpianti. Purtroppo alcuni errori arbitrali piuttosto gravi non sono andati a mio favore. Ho giocato una bella partita, ho avuto le mie chances, purtroppo lui non me l’ha regalata”.

Forse Franco Davin, fra i tanti suoi compiti, dovrà riuscire nell’improbo compito di farlo ragionare su questi aspetti che sono – volere o volare – fondamentali ai fini di un risultato. Sapersi ingraziare gli arbitri, o almeno non irritarli, può valere come un break. E questo lo dico anche se non penso che l’arbitro si fosse improvvisamente schierato in malafede contro Fognini. Poi si sa che Fognini spesso se le canta e se le suona. Paire si è espresso così: “Voglio molto bene a Fabio tutti si aspettavano che spaccassimo le racchette e invece siamo stati bravi. Faremo un grande anno sia io sia Fabio”. Sul campo in effetti fra i due c’è stata anche ormai, simpatia. Ovviamente il più estroverso è stato Fognini che ad un certo punto si è esibito in un commento molto particolare e di gusto fogniniano, dopo un vincente imprendibile scagliato da Paire: “Questo tira su più sulle righe di Lapo Elkann!“. Per quanto mi riguarda…no comment. In ogni caso, sarebbe potuto bastare l’andamento del primo set per immaginare un match folle come i due protagonisti. Dopo l’episodio del primo game infatti Fognini va via di testa per 4 games e finisce sotto 4-0. Poi si distrae Paire, 5-3, 5-5. Fognini tiene il servizio e nel game successivo Paire si ritrova sotto 0-40 al servizio con tre setpoint da annullare. Li annulla e chiude il game con due aces. Tiebreak dunque. Paire sale sul 4-1, 4-2, 6-2, 6-3, 7-3. Nel secondo set Fognini rischia il tracollo quando salva il break al secondo gioco, ma è Paire che sul 4 pari ha un passaggio a vuoto pazzesco e di fatto consegna il set a Fabio. Confesso che poi riesco a seguire il match solo a sprazzi: c’è Djokovic che sta perdendo, non lo si può abbandonare stando qui, ci sono anche le interviste da seguire. Faccio a tempo a vedere che Fognini non sfrutta 3 pallebreak per il 3-1 e come spesso succede in questi casi nel game successivo è lui a perdere la battuta. Ha buone opportunità per recuperare il break, ma alla fine perde anche il terzo set per 6-3.

Quarto e quinto set, 42 minuti più 46 minuti, sono una sarabanda di emozioni, di capovolgimenti. Mi ci vorrebbe un libro per raccontarli tutti. Tuffi ora dell’uno ora dell’altro, palle corte su palle corte giocate da Paire, non si sa quando per liberarsi dello scambio e  quando per chiamare in avanti Fognini, smash non chiusi e scambi che riprendono. Divertente, molto divertente, ma match costellato di errori. Provocati anche dalla rapidità di certe esecuzioni. Paire ha il vantaggio dell’altezza, e alla fine 21 aces contro due fanno una bella differenza. I punti Fabio se li deve sudare tutti, Paire no. Vero che fa anche 6 doppi falli, ed alcuni in fasi decisive, come quello che gli costa in pratica il quarto set sulla pallabreak. Ma non chiedetemi di ripercorrere tutte le palle break: sono state 30! E i break 12, sei ciascuno. Che siano stati troppi gli errori lo dice anche il tabellino finale: addirittura 80 quelli di Paire, 53 quelli di Fabio che non se li può permettere visto che dal servizio non ottiene punti facili e gratuiti. Un match con 133 errori, ma che alla fine segnala solo due punti in più fatti da Paire, 169 contro 167, testimonia l’equilibrio da una parte… e la mancanza dell’equilibrio dall’altra. Ma sto scrivendo di due diversi tipi di equilibrio. Nel punteggio e nella testa. Chiaro che poteva vincere Fabio come Paire. Ma ha vinto Paire. E alla fine chi vince ha sempre ragione. È la legge dello sport. Seppi è rimasto solo. Speriamo non si faccia sfuggire l’occasione: molto meglio di Darcis al terzo turno di uno Slam, non poteva capitargli. Sempre che la tensione dei cinque set con il matchpoint annullato e l’ultimo long-set chiuso sul 10-8 con Kyrgios non abbiano lasciato tracce sul corpo del nostro marathon-man altoatesino che il 28 febbraio compierà però 33 anni.

[30] E. Makarova b. S. Errani 6-2 3-2 rit. (da Melbourne, Luca Baldissera)

Stats Errani-Makarova

Inaugura il day 4 sulla Hisense Arena, alle 11 locali, la nostra Sara Errani (29 anni, 53 WTA) opposta alla russa Ekaterina Makarova (28 anni, 34 WTA), per il secondo turno del tabellone di singolare femminile, parte bassa. I precedenti tra le due sono sette, 4 a 3 per Makarova, che ha vinto l’ultimo confronto, sul cemento all’aperto (New Haven 2016, primo turno, 7-5 6-2). Ma la “Saretta nazionale” che si è presentata qui agli Australian Open 2017 appare una giocatrice rigenerata, con la rinnovata collaborazione di coach Michele Montalbini, e una evidente voglia di giocare e divertirsi in campo che non le vedevamo da tempo. Le premesse per un match equilibrato ci sono tutte, è una splendida giornata di sole caratterizzata dalla tipica escursione termica australiana (il sole brucia, all’ombra senza felpa rischi di raffreddarti). L’ultima nata in ordine di costruzione tra le arene di Melbourne Park è un gioiello tecnologico e di design, assistere ai match qui è un vero piacere. Pubblico piuttosto numeroso per essere il primo match, gli spalti vanno riempiendosi di minuto in minuto.

Parte Makarova al servizio, subito game lottato ai vantaggi, e break Errani, 1-0 per l’azzurra. Immediata la reazione di Ekaterina, che controbrekka a zero aggredendo con efficacia la risposta, e poi tiene la battuta, 2-1 per lei. Nel quarto game, Sara va 30-0, ma nuovamente permette all’avversaria di salirle sopra con le ficcanti risposte da mancina, arriva il 30-40, altra palla break e di nuovo pressata dalla russa Errani cede il secondo servizio consecutivo, 3-1. Non ci sta la Errani, che lotta da fondocampo e trascina l’avversaria ai vantaggi nel game successivo, ma Ekaterina spinge e fa male con il dritto lungolinea, 4-1, brutto avvio per Sara. Cerca di scuotersi l’italiana, piazza un bel dritto inside-in, ma anche un doppio fallo a metà rete, e un gratuito da fondo, 30-40, e con la pressione da fondo Makarova brekka per la terza volta, 5-1 e servizio per lei, primo parziale quasi in tasca. A rete Errani trova la volée vincente, poi incassa l’errore di dritto della russa, 0-30, ma ancora brava Ekaterina con le accelerazioni da dietro e il servizio, 40-30 e set point, che Errani annulla brillantemente con un vincente lungolinea di rovescio, autoincitandosi. Fa bene a caricarsi e a entrare aggressiva con i colpi Sara, anche in vista del prosieguo del match, arriva il vantaggio e la palla break per lei, trasformata grazie all’errore di Makarova su un gran slice dell’azzurra, 2-5, seconda battuta strappata alla russa, il problema è cominciare a portare a casa i game di servizio. Manco a dirlo, altro game in affanno per Errani, 15-40, e Makarova chiude al primo set point.

Su 21 punti giocati al servizio, Sara ne ha conquistati 5: è una statistica terribile, al netto dell’ottima partita giocata finora da Ekaterina (18 vincenti e 17 errori, numeri buoni considerando che tira a tutta ogni palla). Speriamo cambi il vento. In avvio di secondo set, Makarova al servizio va sotto 30-40, palla break Errani, che però fallisce un rovescio, la russa va in vantaggio e tiene, 1-0. Oltre alle difficoltà quando è alla battuta, purtroppo Sara sta sprecando molto anche quando ha occasioni sul servizio di Ekaterina, e la ha comunque brekkata due volte: deve crederci e rimanere in partita, poi può succedere di tutto. Secondo game, batte Errani, immancabile la palla break sul 30-40, ma stavolta l’azzurra annulla, va in vantaggio due volte (prime palle-game per tenere il servizio del match finora), e finalmente porta a casa un turno di servizio, 1-1. La russa spinge tanto, ma sta cominciando a sbagliare qualcosa, le scappano alcuni rovesci esterni, e combina un’autentica sciocchezza a rete, non è certo la mano sensibile il suo punto di forza. Sara incassa, si prende il 30-40 e la palla break, tiene un bello scambio di ritmo e l’errore in lunghezza di Makarova la manda avanti 2-1.

Quarto game, Sara al servizio, c’è un inedito 40-0, Ekaterina sbaglia parecchi rovesci, ma poi entra cattiva su tre risposte, pareggia, va in vantaggio (non si contano le palle break che affronta Sara ormai) e chiude pareggiando 2-2, poi al servizio continua ad aggredire, tiene a 30 e sale 3-2. Soffre e lotta Errani, a volte il radar non rileva nemmeno la velocità delle sue seconde palle (quindi sono sotto i 100 kmh), però da fondo non ne molla una, si va ai vantaggi, e quando arriva il vantaggio esterno è per Makarova, arriva purtroppo anche l’infortunio muscolare per l’azzurra, che si blocca all’improvviso toccandosi il polpaccio, va a sedersi in panchina in attesa del medico, ma pochi secondi dopo scuotendo la testa è costretta al forfait. Che peccato, pur difficile era un match ancora recuperabile, a questo punto la speranza è che il guaio non sia troppo serio, proprio a inizio stagione. Tutti i nostri in bocca al lupo a Sara. Per Makarova al prossimo turno un probabile scontro con Dominika Cibulkova, favoritissima contro la Hsieh.

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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ATP

Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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