AO: Roger a un passo dalla storia, Wawrinka s'inchina

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AO: Roger a un passo dalla storia, Wawrinka s’inchina

MELBOURNE – Stan rimonta due set ma al quinto riemerge il campione di Basilea. Sesta finale a Melbourne. Nadal è avvisato

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dal nostro inviato a Melbourne

[17] R. Federer b. [4] S. Wawrinka 7-5 6-3 1-6 4-6 6-3

stats federer

 

Sono le 19.30 di Melbourne, è una splendida serata, il campo centrale è gremito in ogni ordine di posti: un palcoscenico ideale per l’attesissimo “show svizzero”, il derby tra Roger Federer (35 anni, numero 17 ATP) e Stanislas Wawrinka (31 anni, numero 4 ATP). È la ventunesima sfida tra i due, in vantaggio nei confronti diretti Federer per 18 -3. Le tre vittorie di Stan sono arrivate tutte sulla terra battuta, l’ultimo confronto in ordine di tempo lo ha vinto Federer alle ATP finals del 2015.

Al servizio Roger, un paio di risposte incerte di Stan, un grande slice di Federer, che tiene a 15, 1-0. Dritto lungo Wawrinka, rovescio in rete Roger, buon servizio Stan, ace a 207 kmh, siamo 1-1, il gioco va via veloce in questo inizio di partita. Sembrano entrambi solidi e concentrati, si concedono un paio di errori a testa, ma servono con precisione e velocità. Una disattenzione di Federer a rete gli costa la parità, ma la successiva gran volée bassa incrociata di rovescio è da applausi, il successivo attacco è vincente, 2-1 per lui. Nel quarto game Roger avanti tutta, splendido l’attacco in controtempo seguito dalla volée esterna, poi controbalzo di rovescio, 0-40 e tre palle break, errore in risposta sulla prima, gran servizio di Stan sulla seconda e sulla terza, poi ace e vantaggio suo, poi scambi pesanti conquistati uno a testa, seconda parità, e con le ultime due bastonate di servizio Wawrinka si prende il 2-2. Livello altissimo, grande equilibrio, ma nel game successivo due errori di Federer danno il 15-40 e due palle break a Stan, ben cancellate con il servizio e con il dritto in avanzamento da Roger. Gran dritti, oltre che i soliti pesantissimi rovesci, per Wawrinka, Roger replica con la battuta in slice e la pressione di dritto, 3-2 per lui. Sono passati cinque game, 22 minuti, ma l’atmosfera nello stadio è elettrica, c’è aria di avvenimento memorabile. In nessuna delle palle break viste finora, tre per Federer e due per Wawrinka, il ribattitore ha avuto reali possibilità. Servizio e dritto Stan, poi drop shot incredibile Federer, e un bell’attacco sulla seconda di Wawrinka, che non si scompone e con un ace centrale tiene a 30, siamo 3 pari. Un’altra distrazione a rete per Roger nel settimo game, poi un bello smash, ancora errore Roger distratto da un urlo di uno spettatore, pericoloso 15-30, ma poi una gran difesa sulle botte di Stan, un serve&volley vincente, e uno dei suoi controbalzi in cross sistemano con classe la vicenda, 4-3 per lui. Passantone di rovescio Federer nel game successivo, poi scambio spettacolare vinto alla grande da Wawrinka, servizio esterno a 199 kmh, 4-4. Bel game di servizio tenuto con autorità da Federer, nell’ultimo punto una volée bassa di rovescio pazzesca, 5-4 per lui. Che bella partita. Federer prova ad aggredire la battuta di Stan nel decimo game ma viene respinto al mittente dai gran passanti di Wawrinka, 5-5. Nel game successivo scappano un paio di rovesci a Federer, arriva il 30-40 e la terza palla break per Stan, ma l’attacco in cross di dritto di Roger è inesorabile e la cancella, 40 pari, due scambi dopo è 6-5 in suo favore. Nell’ultimo punto Hawk-Eye decreta fuori un rovescio lungolinea di Stan, quando l’animazione compare sui megaschermi viene giù la Rod Laver Arena, che serata. Passantino lungolinea Roger, passantone diagonale Stan nei primi due punti del dodicesimo game, applausi a scena aperta, un errore di Stan e si va 30-30, un lungolinea di rovescio gli esce largo di un millimetro, è la quarta palla break per Federer, che coincide con il primo set point: ancora errore con il dritto, ed è 7-5 Roger, un set a zero per lui. Molto bene tutti e due, il mini passaggio a vuoto di Wawrinka dell’ultimo game (3 gratuiti) gli è costato carissimo, ma a questi livelli e con questi avversari è normale che succeda.

Apre al servizio Federer il secondo parziale, tenendo bene a 15, solido alla battuta anche Stan, 1-1. Spinge Wawrinka alla grande nel terzo game, ma Roger replica attaccando molto bene, tiene a 30, 2-1 per lui. La stessa cosa fa Stan nel quarto game, 2-2, poi tiene Federer a 15, a parte una divertente schermaglia a rete meno “numeri” adesso, ma tanto tennis solido e potente. Nel game successivo, gran risposta Roger, poi dritto dei suoi in diagonale, 0-30, Wawrinka picchia col servizio, ma poi bruttissimo errore su palla facile per Stan, 15-40 e due palle break Federer (la quinta e la sesta del match), la seconda è quella buona a causa del secondo gratuito nel game di Wawrinka, che si arrabbia parecchio e prende un warning, 4-2 e servizio Roger, che adesso viaggia in scioltezza, serve vincenti, chiude volée, e vola 5-2. Linguaggio del corpo ed espressione del viso non positivi per Stan ora, a momenti anche un’intensità di gioco non al massimo gli sta facendo sfuggire il match di mano, Wawrinka lo sa benissimo, ma rimane in palese difficoltà, perde un punto a rete quasi gofamente, e solo il gran servizio lo salva permettendogli di accorciare sul 5-3. Alla battuta per chiudere il secondo set, Federer piazza serve&volley, servizio vincente e drittone lungolinea, e tiene a zero: 6-3 e due set a zero per lui. Wawrinka lascia il campo per un trattamento con il trainer, può essere che abbia qualche fastidio fisico, il che spiegherebbe l’evidente calo dopo il primo set.

Rientra dopo pochi minuti Stan con una fasciatura sotto il ginocchio destro, siamo a un’ora e mezza di partita, il cielo è buio e si sono accesi i riflettori, il colpo d’occhio è bellissimo quando Wawrinka apre il terzo set alla battuta e la tiene a 30 servendo buone prime palle, ma onestamente è difficile immaginare ora una sua rimonta da due set a zero sotto. In un attimo pareggia Federer, 1-1, Stan adesso lancia occhiate al suo angolo con espressione quasi desolata, ma lo tiene a galla ancora il servizio, 2-1 per lui. Nuovo breve conciliabolo con il fisioterapista al cambio di campo per Wawrinka, ma non ci sono ulteriori trattamenti. Si fa distrarre dalla situazione evidentemente favorevole Roger, affonda in rete due palle facili, e decisamente a sorpresa si trova sotto 0-40, tre palle break, la seconda premia il bel passante di Stan, che si trova 3-1 e servizio praticamente dal nulla. Bravissimo con il servizio Wawrinka, sembra muoversi senza problemi e spinge da fondo, 4-1 per lui. Come sorpreso dal cambio di marcia di Stan, Federer continua a sbagliare, va sotto 30-40 e palla break, gli vola via il dritto, ed è secondo break per Wawrinka, 5-1, e poco dopo un altro rovescio in rete di Roger consegna il terzo set a Stan, 6-1 in 20 minuti. A tutti gli effetti, è il primo grave passaggio a vuoto di Federer nell’intero torneo, per un giocatore fermo da sei mesi ci può stare, ma ora dovrà ripartire in fretta se vuole evitare complicazioni peggiori.

Wawrinka giustamente incassa gli errori, continua a spingere, trova nel primo game del quarto set il 30-40 e la palla break, la trasforma e sale 1-0, il parziale in suo favore è un 6-0 terribile per Federer, veramente difficile capirne i motivi visto l’andamento del match fino a quel momento. Con un paio di gran cose (un passante incrociato di rovescio splendido in particolare) Roger si prende a sua volta il 30-40 e la palla del contro break, ma Stan attacca bene e la annulla, poi però commette un grave doppio fallo, seconda opportunità per Roger, scappa il lungolinea di rovescio a Stan, e siamo 1-1. Tiene a 15 il servizio Federer, 2-1 per lui, sembra un minimo irrigidito, i servizi sono scesi di velocità, potrebbe essere che anche Roger non si senta al massimo. Siamo a due ore e 2 minuti di un match che pareva chiuso, e ora è tornato in discussione. Tiene Wawrinka per il 2-2, bel gesto di Stan in risposta nel game successivo, quando dice lui stesso a Roger di chiedere il challenge su un ace chiamato fuori, avendo visto buona la palla, Federer tiene a 15, 3-2 per lui. Serve bene Wawrinka, 3-3, lo stesso fa Roger salendo 4-3, con l’esperto Hall-Of Famer Steve Flink seduto accanto a me riflettiamo su quanto sia comunque diverso l’atteggiamento di Federer stasera rispetto al match con Zverev, sembra come spento. Le sue belle cose le piazza comunque Roger, bei rovesci, smash, ma si autoincita poco anche dopo gran vincenti, per esempio. In ogni caso Federer arriva ai vantaggi nel game successivo con Wawrinka al servizio, ma Stan non si distrae e lo raggiunge sul 4-4. Nel game successivo gran Stan in risposta, 0-40, e tre palle break pesantissime, che potrebbero decidere anche più del quarto set, sulla terza non chiude a rete Roger e Wawrinka piazza uno splendido passantino di precisione con il dritto in chop, 5-4 per lui e la possibilità di servire per portare il match al quinto. Tre botte con la battuta, 40-0, tre set point, la brutta risposta di Federer sul primo chiude il parziale, 6-4 Stan e due set pari. Chiede il fisioterapista Roger, e tocca a lui uscire dal campo per farsi trattare. Il quinto set che ci apprestiamo a vedere è il primo giocato tra i due nelle 21 partite precedenti.

Al via dopo la pausa Roger al servizio, subito ace (ma a 192 kmh, non certo esplosivo), poi nastro favorevole, bel vincente anche di Stan, ma tiene Federer, 1-0, saltella Roger come per sciogliersi, la speranza è che non si tratti di un riacutizzarsi del problema alla schiena. Senza problemi Wawrinka va 1-1, nel game successivo arriva il 30-40 sul servizio di Roger, palla break importantissima, Federer annulla spingendo bene e andando a rete, poi tiene e sale 2-1, ogni punto adesso è un’ovazione per entrambi, bella serata e gran lotta, a occhio però i più contenti saranno Dimitrov e Nadal, se la stanno guardando. Risale da 0-30 Stan, e con un drittone dei suoi pareggia, 2-2, per poi arrivare al 40-40 sulla battuta di Roger nel game successivo, giocarsi due parità, e trovare la palla break dopo un errore di rovescio di Federer. Il momento è decisivo, ma Wawrinka sciupa l’occasione con un rovescio in rete, Roger si salva e sale 3-2. L’equilibrio adesso è sottilissimo, potrebbe girare tutto in qualsiasi momento. Spinge con coraggio tre risposte Roger, e arriva il 15-40 con due palle break, è tremendo il doppio fallo di Stan sulla prima, così come impietosa è l’ovazione dello stadio che accompagna Federer sul 4-2. Galvanizzato dal tifo, Roger piazza un gran game in attacco dietro alla battuta, il 5-2 per lui provoca una standing ovation assordante. Il game in cui Federer va al servizio per chiudere la partita si gioca in una bolgia, arriva il 40-0 e tre match point, sul primo sfugge il rovescio a Stan. Roger è in finale, dopo una partita durissima, ad attendere il vincitore tra Nadal e Dimitrov. Nell’intervista a bordo campo, Federer spiega di aver avuto un irrigidimento a una gamba, probabilmente all’inguine, ma sembra rilassato parlando con Jim Courier che lo intervista. Sesta finale a Melbourne per lui. 28esima in totale. Che altro dire.

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Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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